
Storia vecchia e ripetitiva. Si tratta di un immobile di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma che fu occupato dai movimenti per la casa nel 2013, 13 anni fa. È un immobile che ha fatto molto discutere perché, oltre a essere occupato abusivamente, si svolgevano dentro quelle mura attività, anche commerciali, totalmente illecite. Lo ricorderete in particolare per un fatto.
Quando quel locale rimase senza luce, perché non pagando le bollette il gestore staccò la corrente elettrica, si mosse addirittura l’elemosiniere del Papa, il cardinale placco Krajewski, per riattaccare la luce e far tornare illuminato quell’edificio. Si disse allora, in buona sostanza, che si trattava di un atto di carità (caritas) e che, in quanto tale, superava la legge (lex). La caritas va oltre la lex. Per la verità, questo che avvenne nel maggio del 2019 fu detto che rappresentava la «Chiesa in uscita», tanto cara a papa Francesco.
La Chiesa in uscita, in questo caso, andò contro l’azienda elettrica alla quale invece che le uscite mancano le entrate. Come noto, nei Vangeli sinottici (Matteo 22,21; Marco 12,17 e Luca 20,25) c’è un detto molto celebre: ai Farisei e agli Erodiani che gli chiedevano se fosse lecito pagare i tributi a Roma, cioè le tasse, Gesù rispose: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Lo fecero per cogliere, come ci dice Marco, Gesù in fallo nel suo discorso. Ma Gesù non esitò un attimo nella risposta e disse la frase sopra riportata. In questo caso del centro protetto dal cardinale e direttamente da papa Francesco, Cesare era in primo luogo l’azienda elettrica che doveva riscuotere le bollette, ma Cesare era anche lo Stato che, impedendo le occupazioni abusive per il rispetto della proprietà privata, avrebbe dovuto sgomberare quel palazzo.
Ma sono passati anni, oltre dieci anni, e quel palazzo è ancora occupato abusivamente e ieri, in questo centro che si chiama Spin time, si è svolto un convegno dal titolo «La nostra parte» nel quale si è celebrata l’assemblea nazionale dell’associazione «Compagno è il mondo».
Personalmente ho visitato quel centro due volte, per questioni di servizi televisivi, quindi parlo con cognizione di causa. Ho trovato solo brutte cose in quel centro? No, assolutamente, ho trovato madri e minori che venivano accuditi e che lì si erano rifugiati. Di fronte a questa situazione ho provato umanamente compassione per quelle donne con dei bambini in un luogo non esattamente adatto a loro. Quando visitai il centro mi fu posta una domanda: «Secondo lei avremmo dovuto lasciare queste mamme e questi bambini all’addiaccio come i pastori lasciano i greggi in un prato recintato? O in un bivacco o in un accampamento?». La mia risposta fu la seguente: «Io credo che di queste cose dovrebbe occuparsi il Comune di Roma predisponendo luoghi adatti alla loro accoglienza. Tra l’altro, molte di queste madri e di questi bambini non sono immigrati irregolari ma italiani. A maggior ragione voi commettete un reato a occupare abusivamente questo locale e nello stesso tempo il Comune non adempie al suo dovere sociale in relazione all’art. 3 della Costituzione che obbliga lo Stato e le sue diramazioni territoriali a rimuovere gli ostacoli che non consentono alle persone di vivere disponendo del minimo essenziale».
Per me la situazione era molto chiara. Del resto, quel Cardinale elemosiniere invece di fare l’elemosina all’Enel avrebbe potuto cercare, negli innumerevoli edifici di proprietà della Chiesa presenti a Roma, luoghi adatti all’accoglienza di quei bambini con le loro mamme. Ma torniamo all’attualità e cioè al convegno tenutosi ieri in questo immobile abusivamente occupato e al quale hanno partecipato diversi rappresentanti del Pd, da Roberto Speranza a Massimo D’Alema fino a Pier Luigi Bersani. Proprio quest’ultimo ha rilasciato delle dichiarazioni a riguardo, e quella che mi ha colpito di più è la seguente: «Finché non sgomberate Casapound, non permettetevi di venirmi a disturbare dove vado io. È veramente incredibile, paragonare situazioni che non c’entrano nulla». Ora, Bersani è troppo intelligente per non sapere che un’occupazione abusiva di qualsiasi edificio, anche per scopi umanitari, è equivalente, da un punto di vista giuridico, all’occupazione di un altro edificio sempre abusivo con scopi anche diametralmente opposti da un punto di vista ideologico. Nel piano di sgomberi predisposto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è compresa anche l’occupazione abusiva di Casapound, ma a oggi non è ancora stato fatto e questo è grave tanto quanto il mancato sgombero dell’edificio nel quale si è svolto il convengo cui ha partecipato lo stesso Bersani.
Dirò di più. Da anni si discute sulla legittimità di Casapound - che, tra l’altro, è stata autorizzata a presentarsi alle elezioni politiche qualche anno fa - ebbene, si discute sulla legittimità di questa associazione in quanto sarebbe rea di un reato grave che è quello, contemplato nelle nostre leggi, di «apologia di fascismo». Sono passati vari governi di tutti i colori, ma nessuno di essi ha fatto in modo che qualcuno ponesse la questione a una Procura della Repubblica per capire, in modo definitivo, se quella associazione andasse sciolta o no. Secondo me questa è stata una grave mancanza della politica, che ha continuato a giocherellare sul fascismo di Casapound senza essere poi conseguente nelle azioni da svolgere attraverso un approfondimento da parte della magistratura e anche del Parlamento.
Detto questo, l’occupazione di Casapound equivale all’occupazione di Spin time, quindi andrebbero sgomberati i due edifici quanto prima e senza differenza alcuna, ambedue rei di occupazione abusiva e di violazione del principio costituzionale della proprietà privata, un diritto fondamentale.
Facciamo una metafora, una di quelle tanto care a Bersani: non è che se uno va contro mano in autostrada può ritenere la sua azione legittima perché nello stesso tempo, su un’altra autostrada, un’altra autovettura va contromano. Non potrà dire il conducente della prima autovettura: «Prima fermate quello e poi mi fermo anch’io». Non funziona così perché il diritto vale per tutti, si dice che è equipollente, universale, non è un fatto particolare da applicare alcune volte e altre no.
Tra l’altro, per il mancato sgombero dello Spin time il ministero dell’Interno è stato condannato, è notizia di ieri, a risarcire oltre 21 milioni di euro, proprio per il mancato sgombero di questo immobile di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma. A stabilire il risarcimento è stata la seconda sezione civile del Tribunale di Roma, causa intentata da Investire Sgr nella sua qualità di gestore del Fip-Fondo Immobili Pubblici. È una sentenza del 18 dicembre 2025 che è stata appena notificata al ministero dell’Interno e la giudice ha specificato che benché «l’occupazione illecita e quindi il reato è stato posto in essere da soggetti terzi, il danno conseguente a tale occupazione deve essere imputato al ministero dell’Interno che aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell’illecito». Quei soldi verranno pagati da tutti i contribuenti italiani.
A volte le coincidenze sembra che non vengano a caso e, nel giorno in cui si celebra un convegno dagli alti contenuti geopolitici, si viene a sapere che la magistratura ha condannato un ministero al risarcimento del danno. L’occupazione di Casapound va risolta in fretta così come l’occupazione di Spin time. I parlamentari presenti hanno partecipato a un convegno che si è svolto in un luogo che è oggetto di un provvedimento della magistratura. Contenti loro, scontenti tutti.






