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La stampa rettifica: in America c’è ancora la democrazia
Ansa
Dopo gli allarmi sulla tirannia di Trump, si torna alla realtà col verdetto sui dazi. Emesso da una Corte plasmata dal tycoon.

Dio benedica la Corte Suprema e la sua sentenza sui dazi: ha costretto noialtri, prima che Donald Trump, a tornare alla realtà. Così, in un battibaleno, siamo passati da «l’America non è più una democrazia liberale» (Mario Monti, aprile 2025), a «C’è un giudice anche a Washington» (Massimo Giannini, ieri); da Repubblica che, a novembre, ci elencava «i 12 passi di Donald Trump verso l’autocrazia», allo scoop di Federico Fubini sul Corriere della Sera: «Il potere di Trump non è incondizionato».

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Ferguson: «Rischi democratici con Kamala»
Niall Ferguson (Getty Images)
Mentre la candidata progressista gioca la carta del fascismo contro il suo avversario, il celebre storico avverte sul «Daily Mail»: «Mossa disperata e inutile, il vero pericolo è lei». Poi boccia la politica estera di Joe Biden. Da noi però il coro dei media dice il contrario.
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Pure negli Usa la democrazia è salva solo se vince chi piace ai nostri «liberal»
Donald Trump (Ansa)
  • «Rep» e «Stampa» lanciano all’unisono l’allarme autoritarismo in caso di successo di Donald Trump. Come in Italia, il voto è legittimo purché soddisfi i media progressisti.
  • I giudici federali esamineranno il ricorso del tycoon per annullare la sua esclusione dalle primarie in Colorado. A febbraio la decisione, ma in alcuni Stati il caucus si terrà prima.

Lo speciale contiene due articoli.

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Si è aperta una crepa nella facciata degli Usa paladini della democrazia
(Spencer Platt/Getty Images)
Non si torna indietro: la Casa Bianca faticherà a porsi potenza pacificatrice globale.
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