L’Italia al G20 va a caccia di alleati per salvare la sua agricoltura
Durante il vertice, iniziato ieri a Firenze, protesta di Coldiretti contro le multinazionali.

Dalla Carta di Milano (Expo 2015) a quella di Firenze che concluderà domani il G20 agricolo pare passato un secolo. Allora l’Italia giocava da leader, oggi deve cercare alleanze per difendersi. Il motivo? Un eccesso di successo: 50 miliardi di esportazioni danno fastidio ai padroni dell’economia mondiale. Lo sanno tutti, un po’ meno il ministro dell’Agricoltura, il pentastellato Stefano Patuanelli, che ieri nel suo discorso di apertura al teatro La Pergola di Firenze ha sciorinato sostenibilità e agricoltura che deve sfamare il pianeta. Si è comportato da bravo padrone di casa, ma tenere insieme gli interessi di Bill Gates con quelli dei contadini dell’Eritrea appare impresa ardua. Una sveglia al ministro, anzi ai ministri, l’hanno data i giovani della Coldiretti che in piazza della Signoria hanno inscenato una coloratissima protesta. Basta land grabbing, basta burocrazie, tasse, profitti enormi di multinazionali e distribuzione e zero reddito per i contadini, spazio all’agricoltura giovane che è innovazione nel rispetto della tradizione. Questo il progetto dei ragazzi di Coldiretti – c’è un G20 nel G20 organizzato dall’associazione agricola – rappresentati dalla loro delegata Francesca Lombardi e dal presidente Ettore Prandini.

Ciò che l’Italia deve fare lo ha spiegato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, il solo invitato a parlare all’Open forum con i Paesi africani. Scordamaglia lo ha detto senza affermarlo: l’Europa e l’Italia devono allearsi con l’Africa dove finora è solo la Cina a operare peraltro impoverendo quei Paesi. Ha fatto notare come si temesse che con la pandemia l’emergenza alimentare in Africa (importano circa il 90% del cibo) diventasse una tragedia e invece la produzione è aumentata di 20 punti. Vuol dire che l’agricoltura è sempre il primo motore di sviluppo: «Esistono due modelli possibili», ha aggiunto Scordamaglia, «uno improntato all’accaparramento, sfruttamento e impoverimento delle terre africane e uno che lavora in sinergia producendo qualità e quantità in maniera sostenibile». Peraltro Bonifiche Ferraresi – la maggiore azienda agricola italiana guidata da Federico Vecchioni – in joint venture con Eni, Coldiretti e Filiera Italia ha lanciato un progetto agricolo integrato che ha già interessato il Ghana, il Congo e il Kenia.

Costruire l’alleanza con l’Africa che ha il 24% della superficie coltivabile mondiale vuol dire offrire il modello Italia che «con una superficie agricola di soli 13 milioni di ettari ha il record assoluto del valore aggiunto agricolo con oltre 32 miliardi di euro che diventano 60 a valle». A questo modello si contrappone ammantandosi di ecologismo ed eticità quello fatto di alimenti artificiali, sintetici, chimici che assicurano alle multinazionali profitti enormi e riducono al silenzio gli agricoltori, e che cercherà di condizionare il prossimo vertice dell’Onu dedicato al cibo. L’Italia deve arrivarci con la sua proposta rafforzata da questo G20 e sancita dalla Carta di Firenze.

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