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2023-02-24
Parigi riporta a casa la polvere da sparo. E con Berlino aspetta che bussi Bruxelles
Emmanuel Macron (Ansa)
Il presidente francese Emmanuel Macron già durante Eurosartory 2022 - la più grande fiera internazionale della difesa e della sicurezza che si tiene ogni due anni a Parigi, in giugno - aveva detto di voler entrare in «economia di guerra» al fine di spingere i produttori nazionali di armi ad aumentare le loro capacità per poter fornire più rapidamente attrezzature militari. Subito dopo la Difesa francese ha varato il piano di rafforzamento 2024-2030, ovvero completando una «rivalutazione della legge di programmazione militare per adeguare i mezzi alle minacce e al contesto geopolitico». Si fa fatica ad ammetterlo, ma la guerra russo-ucraina è l’evento che dal 1945 a oggi sta causando la più imponente campagna mondiale di riarmo, complice anche la situazione in essere tra Cina e Taiwan e, in generale di quella dello scacchiere Pacifico. Mai come ora, da oltre mezzo secolo, avevamo assistito a una corsa all’approvvigionamento di munizioni e sistemi d’arma, quando non addirittura a una corsa per sostituire armamenti obsoleti sfruttando l’imperdibile occasione di fornire all’Ucraina i mezzi per combattere, al tempo stesso svuotando i magazzini di ciò che non è all’avanguardia. La guerra in Ucraina è anche un’imperdibile vetrina per pubblicizzare l’efficacia delle armi e la decisione di supportare Kiev fino alla fine di un conflitto che si annuncia molto lungo la terrà accesa per molti anni a venire. Ebbene: ieri il ministro delle Forze Armate francesi Sébastien Lecornu ha confermato che il gruppo francese Eurenco riporterà in patria la produzione di polvere pirica per proiettili. L’azienda, che produce esplosivi per munizioni d’artiglieria, trasferirà a Bergerac (Dordogna) la sua produzione con l’obiettivo di produrre in territorio francese almeno 1.200 tonnellate di polvere pirica all’anno. La decisione finale è stata motivata dalle conseguenze della guerra in Ucraina che vedono, in generale, lo svuotamento degli arsenali per tutte le nazioni che hanno fornito armi a Kiev, ma sarebbe stata ipotizzata già durante la prima ondata della pandemia quando è stato subito chiaro che il commercio di determinati materiali sarebbe cambiato per sempre. Per stessa ammissione di Thierry Francou, capo della Eurenco, il «fattore scatenante dell’investimento per ricreare fabbriche in Francia è stato il consumo di scorte, non solo in Francia ma ovunque in Europa». Molti Paesi stanno fornendo a Kiev proiettili da 155 millimetri riducendo a livelli pericolosi le già scarse scorte mantenute in oltre vent’anni di riduzioni delle spese militari. Francou ha anche dichiarato che «l’esportazione, che costituisce i due terzi del fatturato, sarà sostenuta per i prossimi dieci anni poiché l’azienda ha ordini fino al 2027». Così lo stabilimento che sarà realizzato a Bergerac entro giugno 2025 produrrà ogni 12 mesi fino a 500.000 cariche piriche o 95.000 munizioni. L’investimento ammonta a 60 milioni di euro, 50 dei quali saranno finanziati dalla società e i restanti dal governo. Possiamo chiamarla rilocalizzazione, ma in realtà quanto la Francia sta per fare con Eurenco è una nazionalizzazione a protezione della sua Difesa fatta in un momento storico che vede soltanto tendenze al rialzo. Altrove non è diverso: in Germania - 75 miliardi per nuove armi approvati a dicembre 2022 - Rheinmetall ne guadagnerà almeno dieci dalla rimessa in produzione dei carri Leopard 2.
E con Josep Borrell che intende utilizzare l’attuale Fondo europeo per la pace da 3,6 miliardi di euro per l’acquisto congiunto di munizioni, non è difficile immaginare a chi si rovolgerà l’Ue quando ci sarà bisogno di fare acquisti comuni: alle potenze che stanno facendo la corsa per incrementare la produzione nazionale di armamenti, ovviamente. Ovvero le solite Francia e Germania.
E l’Italia? Alla fine dello scorso anno Francia e Italia hanno concordato di fabbricare 700 missili Aster supplementari per poter modernizzare e sostenere capacità di difesa antiaerea, sia terrestre, sia navale, comunicando la commessa alla multinazionale franco-anglo-italiana Mbda e a quella franco-italiana Thales. Questa volta non si tratta di rimpiazzare un singolo assetto della Difesa, magari per sfruttare l’effetto deterrenza, ma di rendere molto più efficace la capacità di difesa. Non c’è nazione a noi vicina che non lo stia facendo, dalla Svizzera alla Polonia, Belgio, Olanda, Paesi baltici o dell’Est europeo. Nella giornata di ieri il premier spagnolo Pedro Sánchez, in visita a Kiev, ha annunciato l’invio di altri carri armati Leopard, passando dai sei promessi qualche mese fa a dieci unità «già a fine marzo» come ha confermato il ministro della Difesa di Madrid Margarita Robles, tenendo a precisare che la consegna avverrà in accordo con gli alleati e terminata la «messa a punto» dei carri e la formazione degli ucraini. Durante il 2022 il fatturato dalle prime cento aziende mondiali di armamenti è stato pari a 500 miliardi di dollari, ma le forniture dei materiali soffrivano ancora degli strascichi della pandemia. Soltanto il prossimo anno potremo renderci conto dell’aumento.
Intesa green tra Ursula e Mattarella
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno partecipato ieri all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Palermo. Ad accogliere Mattarella sono stati il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Teresa Maria Cucinotta, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, il presidente dell’Assemblea siciliana Gaetano Galvagno e il rettore Massimo Midiri. In sala presenti diverse autorità istituzionali, civili, militari e religiose. Mattarella e la Von der Leyen hanno poi pranzato insieme, a Villa Pajno, a Palermo. Una colazione di lavoro che è servita fare il punto sulle questioni di attualità e politica internazionale, compresa quella transizione ecologica, ovvero le direttive dell’Europa sulle case e sulle auto green, che hanno scatenato le proteste di milioni di cittadini e su cui il Colle sta spingendo molto.
Curiosità: a quanto riferiscono alla Verità fonti bene informate, la von der Leyen ha detto a Mattarella che il capo dello Stato è stato sempre un punto di riferimento per l’Europa sotto diversi governi. Mattarella si è schernito, e ha risposto che la politica estera è competenza dell’esecutivo e non sua.
Oltre alla questione ambientale, i temi principali al centro del colloquio tra Mattarella e la von der Leyen sono stati la guerra in Ucraina, il fenomeno delle migrazioni, la questione relativa al gas e alle fonti di approvvigionamento energetico. Argomenti sui quali tra il capo dello Stato e la leader dell’Unione europea si è registrata una totale comunanza di visioni. Mattarella, in particolare, ha ringraziato la von der Leyen per aver detto che le migrazioni sono un tema che riguarda l’intera Unione europea. Soddisfazione è stata espressa da entrambi per la riduzione del prezzo del gas e per la spinta comune a sviluppare energie rinnovabili. Mattarella e la von der Leyen hanno espresso anche un giudizio positivo sulla compattezza dell’Unione su tutti questi argomenti. Attenzione, nel corso del colloquio, anche per l’ apertura dei flussi legali di migranti e contemporaneamente per la lotta ai trafficanti di esseri umani.
La von der Leyen ha visitato il monumento che ricorda la strage di Capaci: «Inizio la mia visita della Sicilia», ha scritto Ursula su Twitter, «a Capaci, per onorare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tutte le vittime di mafia. Falcone disse: gli uomini passano, le idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini. Oggi una nuova generazione porta avanti le sue idee».
«La Sicilia», ha detto la von der Leyen, «può diventare una potenza dell’energia pulita per l’Europa. La Sicilia è cruciale per la transizione energetica anche per un altro motivo, a poche miglia dalle vostre coste c’è quello che potrebbe diventare un altro gigante dell’energia pulita: l’Africa. È arrivato il momento di un nuovo pivot strategico dell’Europa verso il Mediterraneo».
In quest’ottica, Ursula ha annunciato che «anche l’Unione sta instaurando nuovi collegamenti con l’Africa attraverso il piano di investimenti della strategia Global Gateway, finanziando ad esempio un nuovo elettrodotto sottomarino fra Sicilia e Tunisia». E proprio a proposito del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed, l’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Fabrizio Saggio, ha detto che «è il progetto del secolo».
Dall’Africa al problema dell’immigrazione il passo è breve: «Dobbiamo combattere passatori e trafficanti», ha sottolineato a questo proposito la leader della Commissione europea, «dialogare con i Paesi partner, collaborare al rimpatrio di chi non ha diritto di restare. E dobbiamo cooperare a livello europeo. L’Europa deve estendere la propria solidarietà a tutti gli Stati membri e alle comunità locale», ha aggiunto ancora la von der Leyen.
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Dopo l’attivismo tedesco, un altro passo verso il nazionalismo degli armamenti. Che frutterà miliardi quando l’Ue avrà bisogno.La presidente della Commissione in visita a Palermo. Sul tavolo, energia e migranti. Ursula von der Leyen: «Ue finanzierà nuovo elettrodotto sottomarino fra Sicilia e Tunisia».Lo speciale contiene due articoli.Il presidente francese Emmanuel Macron già durante Eurosartory 2022 - la più grande fiera internazionale della difesa e della sicurezza che si tiene ogni due anni a Parigi, in giugno - aveva detto di voler entrare in «economia di guerra» al fine di spingere i produttori nazionali di armi ad aumentare le loro capacità per poter fornire più rapidamente attrezzature militari. Subito dopo la Difesa francese ha varato il piano di rafforzamento 2024-2030, ovvero completando una «rivalutazione della legge di programmazione militare per adeguare i mezzi alle minacce e al contesto geopolitico». Si fa fatica ad ammetterlo, ma la guerra russo-ucraina è l’evento che dal 1945 a oggi sta causando la più imponente campagna mondiale di riarmo, complice anche la situazione in essere tra Cina e Taiwan e, in generale di quella dello scacchiere Pacifico. Mai come ora, da oltre mezzo secolo, avevamo assistito a una corsa all’approvvigionamento di munizioni e sistemi d’arma, quando non addirittura a una corsa per sostituire armamenti obsoleti sfruttando l’imperdibile occasione di fornire all’Ucraina i mezzi per combattere, al tempo stesso svuotando i magazzini di ciò che non è all’avanguardia. La guerra in Ucraina è anche un’imperdibile vetrina per pubblicizzare l’efficacia delle armi e la decisione di supportare Kiev fino alla fine di un conflitto che si annuncia molto lungo la terrà accesa per molti anni a venire. Ebbene: ieri il ministro delle Forze Armate francesi Sébastien Lecornu ha confermato che il gruppo francese Eurenco riporterà in patria la produzione di polvere pirica per proiettili. L’azienda, che produce esplosivi per munizioni d’artiglieria, trasferirà a Bergerac (Dordogna) la sua produzione con l’obiettivo di produrre in territorio francese almeno 1.200 tonnellate di polvere pirica all’anno. La decisione finale è stata motivata dalle conseguenze della guerra in Ucraina che vedono, in generale, lo svuotamento degli arsenali per tutte le nazioni che hanno fornito armi a Kiev, ma sarebbe stata ipotizzata già durante la prima ondata della pandemia quando è stato subito chiaro che il commercio di determinati materiali sarebbe cambiato per sempre. Per stessa ammissione di Thierry Francou, capo della Eurenco, il «fattore scatenante dell’investimento per ricreare fabbriche in Francia è stato il consumo di scorte, non solo in Francia ma ovunque in Europa». Molti Paesi stanno fornendo a Kiev proiettili da 155 millimetri riducendo a livelli pericolosi le già scarse scorte mantenute in oltre vent’anni di riduzioni delle spese militari. Francou ha anche dichiarato che «l’esportazione, che costituisce i due terzi del fatturato, sarà sostenuta per i prossimi dieci anni poiché l’azienda ha ordini fino al 2027». Così lo stabilimento che sarà realizzato a Bergerac entro giugno 2025 produrrà ogni 12 mesi fino a 500.000 cariche piriche o 95.000 munizioni. L’investimento ammonta a 60 milioni di euro, 50 dei quali saranno finanziati dalla società e i restanti dal governo. Possiamo chiamarla rilocalizzazione, ma in realtà quanto la Francia sta per fare con Eurenco è una nazionalizzazione a protezione della sua Difesa fatta in un momento storico che vede soltanto tendenze al rialzo. Altrove non è diverso: in Germania - 75 miliardi per nuove armi approvati a dicembre 2022 - Rheinmetall ne guadagnerà almeno dieci dalla rimessa in produzione dei carri Leopard 2.E con Josep Borrell che intende utilizzare l’attuale Fondo europeo per la pace da 3,6 miliardi di euro per l’acquisto congiunto di munizioni, non è difficile immaginare a chi si rovolgerà l’Ue quando ci sarà bisogno di fare acquisti comuni: alle potenze che stanno facendo la corsa per incrementare la produzione nazionale di armamenti, ovviamente. Ovvero le solite Francia e Germania. E l’Italia? Alla fine dello scorso anno Francia e Italia hanno concordato di fabbricare 700 missili Aster supplementari per poter modernizzare e sostenere capacità di difesa antiaerea, sia terrestre, sia navale, comunicando la commessa alla multinazionale franco-anglo-italiana Mbda e a quella franco-italiana Thales. Questa volta non si tratta di rimpiazzare un singolo assetto della Difesa, magari per sfruttare l’effetto deterrenza, ma di rendere molto più efficace la capacità di difesa. Non c’è nazione a noi vicina che non lo stia facendo, dalla Svizzera alla Polonia, Belgio, Olanda, Paesi baltici o dell’Est europeo. Nella giornata di ieri il premier spagnolo Pedro Sánchez, in visita a Kiev, ha annunciato l’invio di altri carri armati Leopard, passando dai sei promessi qualche mese fa a dieci unità «già a fine marzo» come ha confermato il ministro della Difesa di Madrid Margarita Robles, tenendo a precisare che la consegna avverrà in accordo con gli alleati e terminata la «messa a punto» dei carri e la formazione degli ucraini. Durante il 2022 il fatturato dalle prime cento aziende mondiali di armamenti è stato pari a 500 miliardi di dollari, ma le forniture dei materiali soffrivano ancora degli strascichi della pandemia. Soltanto il prossimo anno potremo renderci conto dell’aumento.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/parigi-riporta-casa-polvere-sparo-2659460076.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="intesa-green-tra-ursula-e-mattarella" data-post-id="2659460076" data-published-at="1677178335" data-use-pagination="False"> Intesa green tra Ursula e Mattarella Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno partecipato ieri all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Palermo. Ad accogliere Mattarella sono stati il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Teresa Maria Cucinotta, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, il presidente dell’Assemblea siciliana Gaetano Galvagno e il rettore Massimo Midiri. In sala presenti diverse autorità istituzionali, civili, militari e religiose. Mattarella e la Von der Leyen hanno poi pranzato insieme, a Villa Pajno, a Palermo. Una colazione di lavoro che è servita fare il punto sulle questioni di attualità e politica internazionale, compresa quella transizione ecologica, ovvero le direttive dell’Europa sulle case e sulle auto green, che hanno scatenato le proteste di milioni di cittadini e su cui il Colle sta spingendo molto. Curiosità: a quanto riferiscono alla Verità fonti bene informate, la von der Leyen ha detto a Mattarella che il capo dello Stato è stato sempre un punto di riferimento per l’Europa sotto diversi governi. Mattarella si è schernito, e ha risposto che la politica estera è competenza dell’esecutivo e non sua. Oltre alla questione ambientale, i temi principali al centro del colloquio tra Mattarella e la von der Leyen sono stati la guerra in Ucraina, il fenomeno delle migrazioni, la questione relativa al gas e alle fonti di approvvigionamento energetico. Argomenti sui quali tra il capo dello Stato e la leader dell’Unione europea si è registrata una totale comunanza di visioni. Mattarella, in particolare, ha ringraziato la von der Leyen per aver detto che le migrazioni sono un tema che riguarda l’intera Unione europea. Soddisfazione è stata espressa da entrambi per la riduzione del prezzo del gas e per la spinta comune a sviluppare energie rinnovabili. Mattarella e la von der Leyen hanno espresso anche un giudizio positivo sulla compattezza dell’Unione su tutti questi argomenti. Attenzione, nel corso del colloquio, anche per l’ apertura dei flussi legali di migranti e contemporaneamente per la lotta ai trafficanti di esseri umani. La von der Leyen ha visitato il monumento che ricorda la strage di Capaci: «Inizio la mia visita della Sicilia», ha scritto Ursula su Twitter, «a Capaci, per onorare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tutte le vittime di mafia. Falcone disse: gli uomini passano, le idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini. Oggi una nuova generazione porta avanti le sue idee». «La Sicilia», ha detto la von der Leyen, «può diventare una potenza dell’energia pulita per l’Europa. La Sicilia è cruciale per la transizione energetica anche per un altro motivo, a poche miglia dalle vostre coste c’è quello che potrebbe diventare un altro gigante dell’energia pulita: l’Africa. È arrivato il momento di un nuovo pivot strategico dell’Europa verso il Mediterraneo». In quest’ottica, Ursula ha annunciato che «anche l’Unione sta instaurando nuovi collegamenti con l’Africa attraverso il piano di investimenti della strategia Global Gateway, finanziando ad esempio un nuovo elettrodotto sottomarino fra Sicilia e Tunisia». E proprio a proposito del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed, l’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Fabrizio Saggio, ha detto che «è il progetto del secolo». Dall’Africa al problema dell’immigrazione il passo è breve: «Dobbiamo combattere passatori e trafficanti», ha sottolineato a questo proposito la leader della Commissione europea, «dialogare con i Paesi partner, collaborare al rimpatrio di chi non ha diritto di restare. E dobbiamo cooperare a livello europeo. L’Europa deve estendere la propria solidarietà a tutti gli Stati membri e alle comunità locale», ha aggiunto ancora la von der Leyen.
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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