True
2026-02-21
Omicidi misteriosi intorno a Epstein. Riaperte le indagini sullo Zorro ranch
Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell (Ansa)
- La Procura del New Mexico esplorerà la pista dei cadaveri sepolti. Nel 2011 una morte inspiegabile nelle proprietà reali.
- Nei messaggi dell’imprenditore, riferimenti alle trombe degli angeli, pianta da lui coltivata che, se ingerita, ha potenti effetti sul sistema nervoso centrale, tanto da «eliminare il libero arbitrio». La notizia, accostata agli abusi sulle ragazzine, è inquietante.
- L’inchiesta non è più circoscritta all’abuso di ufficio. Mandelson va in bancarotta.
Lo speciale contiene tre articoli
C’è una parola che ricorre insistentemente e rende il caso Epstein, se possibile, ancora più scabroso: morte. È stato lo stesso Dipartimento della Giustizia statunitense a dichiarare che le scene di «morte e abusi fisici» sono state censurate nella pubblicazione dei file. Il ministero, per la verità, ha soltanto seguito il dettato dell’Epstein files transparency act, che oltre a ordinare la desecretazione dei documenti ha fissato anche i criteri in base a cui farlo. Se si è giunti a specificarne uno simile, ci deve essere stato un motivo. Tanto più che le foto del corpo di Jeffrey Epstein apparentemente senza vita, la mattina del 10 agosto 2019, sono state diffuse. Di morte si parla in un’altra email desecretata, in cui un ex dipendente dello Zorro Ranch, la tenuta di Epstein nel New Mexico, riferiva di due ragazze uccise dopo violenti abusi sessuali e seppellite fuori dalla proprietà. E la morte è stata protagonista, purtroppo, anche di un terribile episodio avvenuto nella proprietà della famiglia reale dove ieri è stato arrestato l’ex principe Andrea Windsor. Lì, nella tenuta di Sandringham, il giorno di capodanno del 2012 è stato ritrovato il cadavere di una ragazzina lettone di 17 anni.
Dell’inquietante racconto relativo allo Zorro Ranch si è già dato conto su queste pagine lo scorso 6 febbraio, quando quasi tutti i quotidiani ignoravano lo scandalo o cercavano di minimizzarlo riducendolo a poche notizie riguardanti soggetti il cui legame con Epstein era già arcinoto. Ora, però, nessuno può ignorarlo: non solo l’arresto di un reale britannico ha acceso ancora più i riflettori sul caso, ma perfino il procuratore generale del New Mexico «ha ordinato la riapertura dell’indagine penale sulle accuse di attività illegali presso lo Zorro Ranch di Jeffrey Epstein». «Sebbene l’indagine precedente dello Stato del New Mexico», si legge nel comunicato, «fosse stata chiusa nel 2019 su richiesta dell’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York, le rivelazioni contenute nei file Fbi precedentemente sigillati giustificano un ulteriore esame». Qualche giorno prima, il Parlamento del New Mexico aveva istituito all’unanimità una commissione d’inchiesta sulla stessa questione.
La storia è terribile e, se si rivelasse vera, renderebbe questo scandalo qualcosa di vicino a un inferno sulla terra. Un mittente anonimo il 21 novembre 2019 inviò a Eddy Aragon, noto conduttore radiofonico conservatore nel New Mexico, un’email presentandosi come ex dipendente dello Zorro. «Il materiale qui sotto è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di future cause legali contro di lui», si legge nel messaggio, che in basso elenca sette link a sette diversi video (tre «video di sesso con ragazza minorenne», due «threesome», una «confessione a Magam G», verosimilmente Ghislaine Maxwell, e «Ragazze della Bay Area tentativo di suicidio»). Poi, però, l’anonimo racconta la «cosa più sconvolgente»: due ragazze straniere morte per strangolamento durante sedute di sesso estremo e sepolte fuori dal ranch su ordine di «Jeffrey e di Madam G». Aragon non pagò, ma inoltrò l’email alle autorità: ora il Dipartimento di Giustizia del New Mexico ne ha chiesto la versione originale, cioè senza nomi oscurati.
Ma c’è un’altra storia terribile di morte, rimasta irrisolta, che se questa fosse vera potrebbe destare ulteriori inquietudini. Tanto più che, come racconta l’articolo della pagina a fianco, pare che Epstein coltivasse un particolare tipo di pianta, le trombe degli angeli, la cui ingestione porta alla perdita della capacità di intendere e di volere (e potenzialmente alla morte). Come accennato sopra, il 1° gennaio 2012, all’interno della stessa tenuta di Sandringham di proprietà della famiglia reale dove ieri è stato prelevato l’ex principe Andrea, un uomo a spasso con il suo cane trovò il cadavere di una ragazzina. Era una zona boscosa, non lontana dalla residenza reale (circa tre miglia) ma accessibile a tutti. L’autopsia rivelò che la morte non fosse dovuta a cause naturali o a incidenti, e la polizia britannica aprì subito un’indagine per omicidio. Pochi giorni dopo identificarono la vittima: si trattava di Alisa Dmitrijeva, una ragazza lettone di 17 anni scomparsa da agosto del 2011. Sulla giovane mancavano evidenti segni di violenza, forse a causa della decomposizione avanzata (si ritiene fosse stata uccisa nel periodo della scomparsa). Il caso è rimasto irrisolto: due uomini lituani, Robertas Lukosius e Lauras Boiko, visti con lei l’ultima notte, furono arrestati e poi rilasciati per mancanza di prove.
Ad oggi, non sono mai state mosse accuse di omicidio contro Jeffrey Epstein, tanto meno contro Andrea Windsor. La suggestione tuttavia non può non venire: molte delle ragazze di cui si parla nei file provengono dall’Est Europa, Lettonia inclusa, considerato terreno di caccia per il reclutamento. Lo stesso ex primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che i file mostrano come Epstein utilizzasse l’aeroporto di Stansted per trasportare ragazze provenienti da Lettonia, Lituania e Russia. Considerato il valore che può dare alla vita umana un uomo come Jeffrey Epstein, condannato per la prima volta nel 2008 e poi arrestato nuovamente nel 2019 per traffico e abusi sessuali su minori, usati per altro per ricattare i potenti, c’è molto materiale su cui interrogarsi. D’altronde, egli stesso in una email del 2013 a Boris Nikolic (all’epoca direttore scientifico di Bill Gates alla Gates Foundation), sosteneva che l’affermazione secondo cui «ogni vita è uguale alle altre» fosse «ridicola» e «il peggio del cattolicesimo».
Su Andrea Windsor attendiamo le indagini, che per ora però non contemplano i reati sessuali, ma su quello di cui fosse capace Epstein, suo amico e assiduo frequentatore, è probabile si debba spostare la finestra delle possibilità.
Stordiva le vittime con il «soffio del diavolo»
Non solo ragazze. Non solo jet privati. Non solo ville ai Caraibi. Nei nuovi fascicoli sul caso Epstein compaiono anche delle piante. In una mail del 3 marzo 2014, Jeffrey Epstein scrive a una sua collaboratrice di chiedere informazioni sulle «mie piante a tromba nel vivaio». Un’espressione apparentemente innocua: forse il finanziere pedofilo aveva il pollice verde? Eppure quelle piante, note come «trombe degli angeli» per la loro caratteristica forma, hanno un soprannome assai meno poetico: soffio del diavolo.
Si tratta, infatti, di arbusti ornamentali appartenenti ai generi Brugmansia e Datura, caratterizzati da grandi fiori pendenti e da un profumo dolciastro. Dietro l’estetica esotica, però, si nasconde una chimica potente. Foglie e corolle contengono alcaloidi tropanici (tra cui scopolamina, atropina e iosciamina), cioè sostanze capaci di interferire con il sistema nervoso centrale. La scopolamina, in particolare, agisce bloccando specifici recettori cerebrali: in ambito medico, è utilizzata in dosi controllate contro la nausea o il mal d’auto. Ma, in quantità elevate, può provocare amnesia, disorientamento, perdita di controllo e stati di forte suggestionabilità. In diversi reportage internazionali, del resto, la scopolamina è stata più volte descritta come una sostanza in grado di rendere chi la assume estremamente vulnerabile, incapace di reagire alle minacce o addirittura di ricordare con precisione quanto accaduto (può anche provocare la morte). E c’è un altro elemento che alimenta i sospetti: risulta difficile da individuare attraverso i normali esami tossicologici, soprattutto a distanza di tempo.
Nei documenti di Epstein recentemente desecretati, compare anche un’altra email, datata gennaio 2015, inoltrata alla casella del finanziere pedofilo, che rimanda a un articolo dedicato proprio alla scopolamina, definita come «una droga capace di eliminare il libero arbitrio». Formula un po’ sensazionalistica, certo. Ma che oggi, riletta alla luce del curriculum criminale di Epstein, condannato per reati sessuali e accusato di aver orchestrato una rete di sfruttamento di minori, fa venire la pelle d’oca.
Allo stato attuale, non vi sono prove che Epstein abbia effettivamente utilizzato questa sostanza per stordire le sue vittime. Tuttavia, il fatto che nelle sue comunicazioni compaiano riferimenti diretti alle «trombe degli angeli» e agli effetti della scopolamina aggiunge un tassello agghiacciante a una storia già segnata da accuse di manipolazione, coercizione e ricatto. Nel contesto di una vicenda in cui giovani ragazze sono state adescate, isolate e rese vulnerabili, ogni riferimento a sostanze capaci di alterare memoria e volontà non può che sollevare parecchi interrogativi.
Ma non è tutto. I documenti desecretati rivelano anche altro: denaro, molto denaro. Pochi giorni prima dell’arresto del finanziere pedofilo del luglio 2019, come riportato da Reuters, furono trasferiti - su indicazione di Epstein - quasi 28 milioni di dollari per l’acquisto di un palazzo a Marrakesh, in Marocco. I bonifici passarono attraverso conti aperti presso il colosso finanziario Charles Schwab, che solo nell’aprile di quell’anno aveva attivato tre nuovi conti per società riconducibili al finanziere. Dopo l’arresto di Epstein, fu presentata alle autorità una segnalazione di operazione sospetta. L’acquisto del palazzo non andò poi in porto, ma la tempistica dei trasferimenti e la mole delle somme movimentate hanno riacceso i riflettori sul ruolo degli intermediari finanziari che continuarono a operare con Epstein fino agli ultimi giorni prima del carcere.
Ieri gli eredi di Epstein hanno raggiunto un accordo preliminare fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action intentata da alcuni sopravvissuti alla sua rete di sfruttamento. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una lunga battaglia legale: negli anni scorsi, il fondo di risarcimento istituito dagli eredi aveva già erogato circa 121 milioni di dollari alle vittime, ai quali si erano aggiunti ulteriori 49 milioni di dollari in altri accordi transattivi. Cifre che danno la misura di una struttura economica imponente, gestita attraverso trust e fiduciari, e di responsabilità che vanno oltre la sola figura del finanziere.
Nel frattempo, è tornato a far parlare di sé Les Wexner, l’ex ad di Victoria’s Secret che, per anni, affidò a Epstein la gestione del proprio patrimonio. Citato più volte nei file desecretati, l’Fbi lo ha indicato come possibile «co-cospiratore» di Epstein, senza che ciò si sia mai tradotto in un’incriminazione formale. Ebbene, il miliardario è stato ascoltato in Ohio in un’audizione che ha fatto molto scalpore. Durante la deposizione, il suo avvocato lo ha interrotto, tra le risate, per sussurrargli all’orecchio: «Ti ammazzo se rispondi a un’altra domanda con più di cinque parole». Peccato solo che il microfono fosse aperto: il video del siparietto è diventato subito virale.
La polizia sente la scorta di Andrea. Al vaglio pure il traffico di minori
Le indagini Andrea Mountbatten-Windsor continuano, dopo che giovedì il fratello di re Carlo III è stato arrestato per 12 ore e poi rilasciato. A quanto pare, accanto alle accuse per abuso di ufficio, le autorità avrebbero iniziato a indagare l’ex principe anche per traffico di minori.
Nelle ultime ore la cornice non riguarda solo gli scandali sessuali ma anche bancarotte finanziarie e un’ondata di indignazione. In particolare, emerge un filo rosso che lega Jeffrey Epstein all’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor e all’ex vicepremier laburista Peter Mandelson. Dopo l’arresto di giovedì, ieri la Thames Valley Police ha continuato le perquisizioni nella residenza del reale; è emerso un sondaggio di YouGov secondo cui l’82% dei britannici chiede la sua esclusione dalla linea della successione al trono; la società di consulenza di Mandelson ha annunciato la bancarotta e licenziamenti di massa.
Peter Mandelson è stato un ex ministro laburista, vicepremier tra il 2009 e il 2010 e poi ambasciatore britannico negli Usa. Lo scorso anno, però, è stato rimosso dal suo incarico per i legami con Epstein: su di lui ora pende l’accusa di aver passato al finanziere statunitense informazioni di rilevanza istituzionale. Tradotto: indagini per abuso d’ufficio, dimissioni dal Partito laburista e rinuncia al suo seggio a vita alla Camera dei Lord. Ieri è emerso il colpo di coda dello scandalo con la dichiarazione di bancarotta della sua società di consulenza, Global Counsel. Molti clienti, tra cui Barclays, Tesco e Klarna, hanno annullato i loro contratti e la maggior parte degli 80 dipendenti è stata licenziata.
Lo scandalo lega Mandelson e Andrea in modo tutt’altro che casuale e non solo perché le accuse riguardano entrambe l’abuso d’ufficio. Secondo il Telegraph, infatti, l’ex vicepremier avrebbe aiutato la nomina dell’ex principe a Rappresentante speciale del Regno Unito per il Commercio contro la volontà dell’attuale Re. Era il 2001 e l’allora principe Carlo considerava suo fratello inadatto al ruolo dato che, secondo quanto riporta il tabloid britannico, «aveva la reputazione di sfruttare il suo status per viaggiare per il mondo, giocare a golf oltre ad essere considerato un playboy impenitente». La regina Elisabetta II, però, respinse l’obiezione e consentì al figlio prediletto di ricoprire l’incarico.
Non sorprende allora la posizione della famiglia reale, con re Carlo in testa, subito dopo l’arresto del fratello mercoledì scorso: «La questione deve essere indagata nel modo appropriato dalle autorità competente. In questo hanno il nostro pieno e sincero sostegno».
Le indagini della polizia, intanto, proseguono. Le perquisizioni della Royal Lodge (l’ex residenza di Andrea a Windsor, Berkshire) sono previste fino a lunedì (quelle nella residenza della tenuta di Sandringham, dove vive ora, sono state dichiarate concluse). L’ipotesi da cui sono partiti gli investigatori è che Andrea abbia condiviso materiale riservato con Epstein nel periodo in cui era inviato speciale per il commercio. In più, nelle ultime ore la polizia sta indagando anche su presunti abusi di minori sempre in relazione a Epstein. In questo senso, Scotland Yard ha interrogato anche agenti della scorta di sicurezza dell’ex principe per verificare se ci siano elementi rilevanti per le indagini. È in corso anche la collaborazione con le controparti negli Stati Uniti per stabilire se gli aeroporti di Londra siano stati utilizzati per «favorire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale».
Le ripercussioni cadono anche in ambito familiare. Secondo i tabloid, l’ex moglie, Sarah Ferguson, e le due figlie «sono sotto shock» e si prevede la chiusura di sei aziende nei prossimi dieci giorni. Secondo alcune indiscrezioni solo gli Emirati Arabi Uniti potrebbero evitare la bancarotta, soprattutto considerando le allusioni di una e-mail che vedeva l’ex moglie percepire un sostegno finanziario da parte di Epstein. Chiude il cerchio l’opinione pubblica. Secondo YouGov, l’82% dei britannici ritiene che l’ex principe debba essere rimosso dalla linea di successione. E per una volta la politica non si discosta: secondo la Bbc, il governo sta valutando una legge in tal senso.
La Procura del New Mexico esplorerà la pista dei cadaveri sepolti. Nel 2011 una morte inspiegabile nelle proprietà reali.Nei messaggi dell’imprenditore, riferimenti alle trombe degli angeli, pianta da lui coltivata che, se ingerita, ha potenti effetti sul sistema nervoso centrale, tanto da «eliminare il libero arbitrio». La notizia, accostata agli abusi sulle ragazzine, è inquietante.L’inchiesta non è più circoscritta all’abuso di ufficio. Mandelson va in bancarotta.Lo speciale contiene tre articoliC’è una parola che ricorre insistentemente e rende il caso Epstein, se possibile, ancora più scabroso: morte. È stato lo stesso Dipartimento della Giustizia statunitense a dichiarare che le scene di «morte e abusi fisici» sono state censurate nella pubblicazione dei file. Il ministero, per la verità, ha soltanto seguito il dettato dell’Epstein files transparency act, che oltre a ordinare la desecretazione dei documenti ha fissato anche i criteri in base a cui farlo. Se si è giunti a specificarne uno simile, ci deve essere stato un motivo. Tanto più che le foto del corpo di Jeffrey Epstein apparentemente senza vita, la mattina del 10 agosto 2019, sono state diffuse. Di morte si parla in un’altra email desecretata, in cui un ex dipendente dello Zorro Ranch, la tenuta di Epstein nel New Mexico, riferiva di due ragazze uccise dopo violenti abusi sessuali e seppellite fuori dalla proprietà. E la morte è stata protagonista, purtroppo, anche di un terribile episodio avvenuto nella proprietà della famiglia reale dove ieri è stato arrestato l’ex principe Andrea Windsor. Lì, nella tenuta di Sandringham, il giorno di capodanno del 2012 è stato ritrovato il cadavere di una ragazzina lettone di 17 anni. Dell’inquietante racconto relativo allo Zorro Ranch si è già dato conto su queste pagine lo scorso 6 febbraio, quando quasi tutti i quotidiani ignoravano lo scandalo o cercavano di minimizzarlo riducendolo a poche notizie riguardanti soggetti il cui legame con Epstein era già arcinoto. Ora, però, nessuno può ignorarlo: non solo l’arresto di un reale britannico ha acceso ancora più i riflettori sul caso, ma perfino il procuratore generale del New Mexico «ha ordinato la riapertura dell’indagine penale sulle accuse di attività illegali presso lo Zorro Ranch di Jeffrey Epstein». «Sebbene l’indagine precedente dello Stato del New Mexico», si legge nel comunicato, «fosse stata chiusa nel 2019 su richiesta dell’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York, le rivelazioni contenute nei file Fbi precedentemente sigillati giustificano un ulteriore esame». Qualche giorno prima, il Parlamento del New Mexico aveva istituito all’unanimità una commissione d’inchiesta sulla stessa questione. La storia è terribile e, se si rivelasse vera, renderebbe questo scandalo qualcosa di vicino a un inferno sulla terra. Un mittente anonimo il 21 novembre 2019 inviò a Eddy Aragon, noto conduttore radiofonico conservatore nel New Mexico, un’email presentandosi come ex dipendente dello Zorro. «Il materiale qui sotto è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di future cause legali contro di lui», si legge nel messaggio, che in basso elenca sette link a sette diversi video (tre «video di sesso con ragazza minorenne», due «threesome», una «confessione a Magam G», verosimilmente Ghislaine Maxwell, e «Ragazze della Bay Area tentativo di suicidio»). Poi, però, l’anonimo racconta la «cosa più sconvolgente»: due ragazze straniere morte per strangolamento durante sedute di sesso estremo e sepolte fuori dal ranch su ordine di «Jeffrey e di Madam G». Aragon non pagò, ma inoltrò l’email alle autorità: ora il Dipartimento di Giustizia del New Mexico ne ha chiesto la versione originale, cioè senza nomi oscurati. Ma c’è un’altra storia terribile di morte, rimasta irrisolta, che se questa fosse vera potrebbe destare ulteriori inquietudini. Tanto più che, come racconta l’articolo della pagina a fianco, pare che Epstein coltivasse un particolare tipo di pianta, le trombe degli angeli, la cui ingestione porta alla perdita della capacità di intendere e di volere (e potenzialmente alla morte). Come accennato sopra, il 1° gennaio 2012, all’interno della stessa tenuta di Sandringham di proprietà della famiglia reale dove ieri è stato prelevato l’ex principe Andrea, un uomo a spasso con il suo cane trovò il cadavere di una ragazzina. Era una zona boscosa, non lontana dalla residenza reale (circa tre miglia) ma accessibile a tutti. L’autopsia rivelò che la morte non fosse dovuta a cause naturali o a incidenti, e la polizia britannica aprì subito un’indagine per omicidio. Pochi giorni dopo identificarono la vittima: si trattava di Alisa Dmitrijeva, una ragazza lettone di 17 anni scomparsa da agosto del 2011. Sulla giovane mancavano evidenti segni di violenza, forse a causa della decomposizione avanzata (si ritiene fosse stata uccisa nel periodo della scomparsa). Il caso è rimasto irrisolto: due uomini lituani, Robertas Lukosius e Lauras Boiko, visti con lei l’ultima notte, furono arrestati e poi rilasciati per mancanza di prove. Ad oggi, non sono mai state mosse accuse di omicidio contro Jeffrey Epstein, tanto meno contro Andrea Windsor. La suggestione tuttavia non può non venire: molte delle ragazze di cui si parla nei file provengono dall’Est Europa, Lettonia inclusa, considerato terreno di caccia per il reclutamento. Lo stesso ex primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che i file mostrano come Epstein utilizzasse l’aeroporto di Stansted per trasportare ragazze provenienti da Lettonia, Lituania e Russia. Considerato il valore che può dare alla vita umana un uomo come Jeffrey Epstein, condannato per la prima volta nel 2008 e poi arrestato nuovamente nel 2019 per traffico e abusi sessuali su minori, usati per altro per ricattare i potenti, c’è molto materiale su cui interrogarsi. D’altronde, egli stesso in una email del 2013 a Boris Nikolic (all’epoca direttore scientifico di Bill Gates alla Gates Foundation), sosteneva che l’affermazione secondo cui «ogni vita è uguale alle altre» fosse «ridicola» e «il peggio del cattolicesimo». Su Andrea Windsor attendiamo le indagini, che per ora però non contemplano i reati sessuali, ma su quello di cui fosse capace Epstein, suo amico e assiduo frequentatore, è probabile si debba spostare la finestra delle possibilità.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/omicidi-misteriosi-intorno-a-epstein-riaperte-le-indagini-sullo-zorro-ranch-2675289824.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stordiva-le-vittime-con-il-soffio-del-diavolo" data-post-id="2675289824" data-published-at="1771624742" data-use-pagination="False"> Stordiva le vittime con il «soffio del diavolo» Non solo ragazze. Non solo jet privati. Non solo ville ai Caraibi. Nei nuovi fascicoli sul caso Epstein compaiono anche delle piante. In una mail del 3 marzo 2014, Jeffrey Epstein scrive a una sua collaboratrice di chiedere informazioni sulle «mie piante a tromba nel vivaio». Un’espressione apparentemente innocua: forse il finanziere pedofilo aveva il pollice verde? Eppure quelle piante, note come «trombe degli angeli» per la loro caratteristica forma, hanno un soprannome assai meno poetico: soffio del diavolo.Si tratta, infatti, di arbusti ornamentali appartenenti ai generi Brugmansia e Datura, caratterizzati da grandi fiori pendenti e da un profumo dolciastro. Dietro l’estetica esotica, però, si nasconde una chimica potente. Foglie e corolle contengono alcaloidi tropanici (tra cui scopolamina, atropina e iosciamina), cioè sostanze capaci di interferire con il sistema nervoso centrale. La scopolamina, in particolare, agisce bloccando specifici recettori cerebrali: in ambito medico, è utilizzata in dosi controllate contro la nausea o il mal d’auto. Ma, in quantità elevate, può provocare amnesia, disorientamento, perdita di controllo e stati di forte suggestionabilità. In diversi reportage internazionali, del resto, la scopolamina è stata più volte descritta come una sostanza in grado di rendere chi la assume estremamente vulnerabile, incapace di reagire alle minacce o addirittura di ricordare con precisione quanto accaduto (può anche provocare la morte). E c’è un altro elemento che alimenta i sospetti: risulta difficile da individuare attraverso i normali esami tossicologici, soprattutto a distanza di tempo.Nei documenti di Epstein recentemente desecretati, compare anche un’altra email, datata gennaio 2015, inoltrata alla casella del finanziere pedofilo, che rimanda a un articolo dedicato proprio alla scopolamina, definita come «una droga capace di eliminare il libero arbitrio». Formula un po’ sensazionalistica, certo. Ma che oggi, riletta alla luce del curriculum criminale di Epstein, condannato per reati sessuali e accusato di aver orchestrato una rete di sfruttamento di minori, fa venire la pelle d’oca.Allo stato attuale, non vi sono prove che Epstein abbia effettivamente utilizzato questa sostanza per stordire le sue vittime. Tuttavia, il fatto che nelle sue comunicazioni compaiano riferimenti diretti alle «trombe degli angeli» e agli effetti della scopolamina aggiunge un tassello agghiacciante a una storia già segnata da accuse di manipolazione, coercizione e ricatto. Nel contesto di una vicenda in cui giovani ragazze sono state adescate, isolate e rese vulnerabili, ogni riferimento a sostanze capaci di alterare memoria e volontà non può che sollevare parecchi interrogativi.Ma non è tutto. I documenti desecretati rivelano anche altro: denaro, molto denaro. Pochi giorni prima dell’arresto del finanziere pedofilo del luglio 2019, come riportato da Reuters, furono trasferiti - su indicazione di Epstein - quasi 28 milioni di dollari per l’acquisto di un palazzo a Marrakesh, in Marocco. I bonifici passarono attraverso conti aperti presso il colosso finanziario Charles Schwab, che solo nell’aprile di quell’anno aveva attivato tre nuovi conti per società riconducibili al finanziere. Dopo l’arresto di Epstein, fu presentata alle autorità una segnalazione di operazione sospetta. L’acquisto del palazzo non andò poi in porto, ma la tempistica dei trasferimenti e la mole delle somme movimentate hanno riacceso i riflettori sul ruolo degli intermediari finanziari che continuarono a operare con Epstein fino agli ultimi giorni prima del carcere.Ieri gli eredi di Epstein hanno raggiunto un accordo preliminare fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action intentata da alcuni sopravvissuti alla sua rete di sfruttamento. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una lunga battaglia legale: negli anni scorsi, il fondo di risarcimento istituito dagli eredi aveva già erogato circa 121 milioni di dollari alle vittime, ai quali si erano aggiunti ulteriori 49 milioni di dollari in altri accordi transattivi. Cifre che danno la misura di una struttura economica imponente, gestita attraverso trust e fiduciari, e di responsabilità che vanno oltre la sola figura del finanziere.Nel frattempo, è tornato a far parlare di sé Les Wexner, l’ex ad di Victoria’s Secret che, per anni, affidò a Epstein la gestione del proprio patrimonio. Citato più volte nei file desecretati, l’Fbi lo ha indicato come possibile «co-cospiratore» di Epstein, senza che ciò si sia mai tradotto in un’incriminazione formale. Ebbene, il miliardario è stato ascoltato in Ohio in un’audizione che ha fatto molto scalpore. Durante la deposizione, il suo avvocato lo ha interrotto, tra le risate, per sussurrargli all’orecchio: «Ti ammazzo se rispondi a un’altra domanda con più di cinque parole». Peccato solo che il microfono fosse aperto: il video del siparietto è diventato subito virale. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/omicidi-misteriosi-intorno-a-epstein-riaperte-le-indagini-sullo-zorro-ranch-2675289824.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-polizia-sente-la-scorta-di-andrea-al-vaglio-pure-il-traffico-di-minori" data-post-id="2675289824" data-published-at="1771624742" data-use-pagination="False"> La polizia sente la scorta di Andrea. Al vaglio pure il traffico di minori Le indagini Andrea Mountbatten-Windsor continuano, dopo che giovedì il fratello di re Carlo III è stato arrestato per 12 ore e poi rilasciato. A quanto pare, accanto alle accuse per abuso di ufficio, le autorità avrebbero iniziato a indagare l’ex principe anche per traffico di minori. Nelle ultime ore la cornice non riguarda solo gli scandali sessuali ma anche bancarotte finanziarie e un’ondata di indignazione. In particolare, emerge un filo rosso che lega Jeffrey Epstein all’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor e all’ex vicepremier laburista Peter Mandelson. Dopo l’arresto di giovedì, ieri la Thames Valley Police ha continuato le perquisizioni nella residenza del reale; è emerso un sondaggio di YouGov secondo cui l’82% dei britannici chiede la sua esclusione dalla linea della successione al trono; la società di consulenza di Mandelson ha annunciato la bancarotta e licenziamenti di massa.Peter Mandelson è stato un ex ministro laburista, vicepremier tra il 2009 e il 2010 e poi ambasciatore britannico negli Usa. Lo scorso anno, però, è stato rimosso dal suo incarico per i legami con Epstein: su di lui ora pende l’accusa di aver passato al finanziere statunitense informazioni di rilevanza istituzionale. Tradotto: indagini per abuso d’ufficio, dimissioni dal Partito laburista e rinuncia al suo seggio a vita alla Camera dei Lord. Ieri è emerso il colpo di coda dello scandalo con la dichiarazione di bancarotta della sua società di consulenza, Global Counsel. Molti clienti, tra cui Barclays, Tesco e Klarna, hanno annullato i loro contratti e la maggior parte degli 80 dipendenti è stata licenziata.Lo scandalo lega Mandelson e Andrea in modo tutt’altro che casuale e non solo perché le accuse riguardano entrambe l’abuso d’ufficio. Secondo il Telegraph, infatti, l’ex vicepremier avrebbe aiutato la nomina dell’ex principe a Rappresentante speciale del Regno Unito per il Commercio contro la volontà dell’attuale Re. Era il 2001 e l’allora principe Carlo considerava suo fratello inadatto al ruolo dato che, secondo quanto riporta il tabloid britannico, «aveva la reputazione di sfruttare il suo status per viaggiare per il mondo, giocare a golf oltre ad essere considerato un playboy impenitente». La regina Elisabetta II, però, respinse l’obiezione e consentì al figlio prediletto di ricoprire l’incarico.Non sorprende allora la posizione della famiglia reale, con re Carlo in testa, subito dopo l’arresto del fratello mercoledì scorso: «La questione deve essere indagata nel modo appropriato dalle autorità competente. In questo hanno il nostro pieno e sincero sostegno».Le indagini della polizia, intanto, proseguono. Le perquisizioni della Royal Lodge (l’ex residenza di Andrea a Windsor, Berkshire) sono previste fino a lunedì (quelle nella residenza della tenuta di Sandringham, dove vive ora, sono state dichiarate concluse). L’ipotesi da cui sono partiti gli investigatori è che Andrea abbia condiviso materiale riservato con Epstein nel periodo in cui era inviato speciale per il commercio. In più, nelle ultime ore la polizia sta indagando anche su presunti abusi di minori sempre in relazione a Epstein. In questo senso, Scotland Yard ha interrogato anche agenti della scorta di sicurezza dell’ex principe per verificare se ci siano elementi rilevanti per le indagini. È in corso anche la collaborazione con le controparti negli Stati Uniti per stabilire se gli aeroporti di Londra siano stati utilizzati per «favorire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale».Le ripercussioni cadono anche in ambito familiare. Secondo i tabloid, l’ex moglie, Sarah Ferguson, e le due figlie «sono sotto shock» e si prevede la chiusura di sei aziende nei prossimi dieci giorni. Secondo alcune indiscrezioni solo gli Emirati Arabi Uniti potrebbero evitare la bancarotta, soprattutto considerando le allusioni di una e-mail che vedeva l’ex moglie percepire un sostegno finanziario da parte di Epstein. Chiude il cerchio l’opinione pubblica. Secondo YouGov, l’82% dei britannici ritiene che l’ex principe debba essere rimosso dalla linea di successione. E per una volta la politica non si discosta: secondo la Bbc, il governo sta valutando una legge in tal senso.
Paolo Berizzi (Ansa)
A Eric Gobetti si possono muovere (e le muoveremo) parecchie critiche, ma non si può non riconoscergli il pregio della trasparenza. A differenza di tanti altri a sinistra, parla chiaro, non si nasconde dietro eufemismi, il che rende le sue tesi molto facili da inquadrare. Egli esplicita con chiarezza e in modo sicuro ciò che tanti altri magari pensano ma non dicono, o dicono con mezze parole. Ecco perché la lettura del suo libro Il nostro terrorismo (Utet) è utilissima ai fini di comprendere quale sia una impostazione molto diffusa - se non la più diffusa - fra i progressisti. Non solo riguardo all’oggetto del saggio, cioè appunto il terrorismo, ma più in generale verso la politica e le idee altrui.
Questo suo saggio, per farla breve, permette di comprendere per quale motivo sia così difficile per una larga fetta di commentatori, politici e analisti anche solo considerare la possibilità che Salim El Koudri sia un terrorista o comunque abbia compiuto un atto terroristico. Gobetti tenta una definizione di terrorismo che risulta a nostro avviso molto discutibile, cioè spiega giustamente che il terrorismo non è una sorta di connotato morale bensì un metodo di lotta (e fin qui ci siamo). Aggiunge che spesso il terrorismo è agito dagli Stati, e ha molta ragione. Poi aggiunge che il fine del terrorismo è sempre politico, e su questo si potrebbe discutere. Forse sarebbe più giusto dire che l’approdo dell’azione terroristica è comunque politico a prescindere dalla volontà e dalla consapevolezza dell’autore. Più difficile è affermare che vi sia sempre un disegno preciso ad animare certe manifestazioni di violenza illegittima. Qui però non ci interessa discutere di definizioni ma esaminare l’approccio. E a tale proposito l’affermazione più potente di Gobetti è senz’altro la seguente: «Il terrorismo è dunque un metodo di lotta non solo criminale, ma anche strutturalmente fascista, secondo l’accezione proposta da Umberto Eco di Ur-fascismo o “fascismo eterno”. Nasce da una logica razzista, bellicista, suprematista, che attribuisce valore assoluto alla violenza, riconosce la supremazia della forza sul dialogo, della guerra sulla pace. Inoltre viene concretamente operato da un piccolo gruppo di “forti”, di superuomini, contro masse di “deboli”, che appartengano alla propria comunità o a quella da colpire. Che essi periscano o vengano travolti da un’ondata di violenza è messo in conto, se non auspicato, da chi sceglie di combattere mediante lo strumento del terrorismo».
Sostenere che il terrorismo sia intrinsecamente fascista equivale a dire che «la violenza è soltanto nera», che è poi ciò che si diceva negli anni di piombo quando si metteva in dubbio l’identità rossa delle Brigate rosse. Tale convinzione porta Gobetti a compiere singolari distinzioni. Egli ammette che i partigiani rossi italiani (come tutti i partigiani del globo) possono fare ricorso al terrore come metodo. Ma parlando nello specifico degli attentati dei Gap, afferma: «Si tratta di singoli episodi, che vanno considerati come tali: il frutto di scelte estreme, connesse alle dinamiche locali, presto proibiti dai comandi superiori. Per i fascisti e i nazisti al contrario la violenza brutale e indiscriminata è sempre stata lo strumento privilegiato per esercitare il potere». Singoli episodi, magari errori. Se la violenza è solo fascista, quando la commettono i rossi deve per forza trattarsi di uno sbaglio, un fraintendimento o di una risposta alla provocazione.
Non è un caso che Gobetti sia anche uno dei più ostinati negazionisti delle foibe: colpa dei fascisti se i titini uccidevano gli italiani. Tale discorso ovviamente si può estendere all’infinito. E infatti Gobetti lo estende, arrivando persino a smussare la geometrica ferocia del terrorismo comunista degli anni di piombo. Per lui dominano le «stragi fasciste», i complotti neri e la strategia della tensione. Dall’altra parte ci sono soltanto «omicidi politici di stampo comunista» di cui alla fine dei conti ha fatto le spese «soprattutto il Pci di Berlinguer». Alla faccia degli opposti estremismi.
Intendiamoci. È vero che si sta parlando di concetti ambigui, scivolosi. È ovvio che talvolta si debba lottare armi in pugno per la libertà, o per quella che si pensa sia libertà: partigiani e terroristi talvolta sono difficilmente distinguibili, non siamo ipocriti. Ed è esattamente al netto dell’ipocrisia che Gobetti riesce ad affermare una grande verità: si tende a definire terrorista ciò che ci fa comodo definire tale. Lo fanno gli Stati, lo fanno i politici. E ovviamente lo fa lo stesso Gobetti con le sue capziose distinzioni tra rossi e neri. A questa tendenza di cui abbiamo avuto fin troppe prove nel corso della storia dobbiamo però aggiungere l’altro dato che emerge con prepotenza dal libro gobettiano (malgrado le intenzioni dell’autore). E cioè che il fronte progressista si considera sempre e comunque dalla parte del giusto. A questo punto basta unire le due evidenze: se terrorismo è la violenza che non fa comodo alla causa, e se la sola causa giusta è quella progressista, si spiega perché, anche di fronte a una strage, ci siano reticenze e negazioni. Ad esempio quelle fatte esplodere da Repubblica tramite un allarmato articolo di Paolo Berizzi, gran cacciatore di fascisti. Nel pezzo, il nostro spiega che «cresce il nichilismo estremista online» e racconta che una «ricerca della Fondazione Icsa approfondisce le tematiche del terrorismo e dell’eversione: “Sono quasi sempre minori, nativi digitali, con difficoltà relazionali, vulnerabilità psicologica e vita sociale marginalizzata”. Marginalizzazione, disagio psichico, vulnerabilità... Sembra il profilo di Salim El Koudry, che è solo un po’ più vecchio. Peccato che l’articolo non sia su di lui ma sui «giovani suprematisti», cioè la «nuova versione di destra» che si configura come «nazirazzista». Tutto chiaro: se un giovane mentalmente fragile si abbevera a qualche forum nazista allora diventa un terrorista. Se un altro giovane parla di bastardi cristiani e compie una strage in stile Isis è solo un pazzo. La violenza è sempre fascista, giusto così.
C’è una sola conclusione possibile: il terrorismo non è questione di dinamica, di terminologia o modalità di azione. È solo un problema di cattiva coscienza.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Non dimentichiamo che, l’altro ieri, era stato il ministro dell’Interno di Islamabad, Mohsin Naqvi, a visitare la capitale iraniana, per incontrare il comandante dei pasdaran, Ahmad Vahidi. Non solo. Domani, il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, si recherà in Cina dove vedrà Xi Jinping.
Dal canto suo, il ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che Teheran starebbe esaminando i «punti di vista» degli americani. Al contempo, sempre ieri, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha cautamente parlato di «segnali positivi» nel processo diplomatico, confermando il viaggio della delegazione pakistana verso la Repubblica islamica ed esprimendo delusione per il comportamento degli alleati della Nato. Tuttavia, segretario di Stato americano, probabilmente per mettere sotto pressione gli ayatollah, non ha escluso il ricorso all’opzione militare. «La preferenza del presidente è quella di concludere un buon accordo, questa è la sua preferenza», ha detto, per poi aggiungere: «Ma se non riusciamo a raggiungere un buon accordo, il presidente è stato chiaro: ha altre opzioni. Non entrerò nei dettagli, ma tutti le conoscono».
Non mancano ciononostante delle difficoltà. Fonti della Repubblica islamica hanno riferito che la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe vietato il trasferimento all’estero dell’uranio in procinto di essere utilizzabile per la realizzazione di armamenti. Un’indiscrezione, quest’ultima, che è stata smentita sia dalla Casa Bianca sia da un alto funzionario di Teheran. Del resto, se fosse confermata, la notizia rischierebbe di mettere seriamente in difficoltà il processo diplomatico: Donald Trump notoriamente auspica che il regime khomeinista ceda le proprie scorte di uranio altamente arricchito. Scorte che, durante il suo recente incontro con Xi a Pechino, Vladimir Putin, secondo Interfax, si sarebbe offerto di ospitare in territorio russo. Si tratta di una proposta, quella dello zar, rispetto a cui la Casa Bianca nutre tuttavia freddezza. Ieri, il presidente americano è infatti tornato a ribadire che l’Iran non può conservare il suo uranio altamente arricchito e che saranno gli Stati Uniti a prenderne possesso. «Una volta che lo avremo, lo distruggeremo. Non lo vogliamo», ha affermato Trump, che ha anche detto che il conflitto finirà «molto presto».
Tutto questo, senza dimenticare il nodo di Hormuz. Ieri, la Repubblica islamica ha fatto sapere che Teheran sta discutendo con l’Oman l’introduzione di un pedaggio permanente per chi voglia usufruire dello Stretto: un’idea che è stata duramente bocciata dal presidente americano e dallo stesso Rubio, secondo cui l’introduzione di gabelle renderebbe impossibile ogni accordo tra Washington e Teheran. Dall’altra parte, Centcom ha reso noto di aver «reindirizzato» 94 navi da quando Washington ha imposto il blocco ai porti della Repubblica islamica. Inoltre, secondo la Cnn, l’intelligence statunitense riterrebbe che Teheran starebbe ricostituendo più rapidamente del previsto le proprie capacità militari e che, a seguito del cessate il fuoco con Washington, avrebbe riavviato la produzione di droni. Insomma, la diplomazia è ripartita. Ma la strada non è ancora in discesa.
Continua a leggereRiduci
Il bombardamento ucraino al quartier generale dell’Fsb russo, nell’oblast di Kherson, ha provocato un centinaio fra vittime e feriti (Ansa)
La base dell’Fsb si trova a Genicheska Hirka, nell’oblast di Kherson. Allegando il video del raid, ha aggiunto che «le perdite russe sono circa un centinaio tra morti e feriti». Anche in questo caso si tratta di un messaggio per «i russi» visto che «devono capire che devono porre fine a questa loro guerra».
Ma non è stato l’unico attacco: il presidente ucraino ha infatti rivendicato un raid contro «la raffineria russa di Sizran, a oltre 800 chilometri dal confine». Inoltre, nella regione russa di Bryansk, un drone ucraino ha colpito una locomotiva, uccidendo tre persone. E anche nella parte della regione di Zaporizhzhia controllata dai russi si contano due vittime dopo che un velivolo senza pilota gialloblù ha attaccato un veicolo.
Che sia poi aumentata la capacità di difesa di Kiev ne è convinto il ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov: ha dichiarato che «la percentuale di abbattimenti dei droni Shahed è raddoppiata negli ultimi quattro mesi, nonostante il numero di Shahed lanciati mensilmente dalla Russia sia in aumento del 35%». Gli attacchi di Mosca sull’Ucraina continuano però a mietere vittime: si contano almeno sette morti a seguito dei raid nel Donetsk, a Kharkiv e nella regione di Cherniv.
Zelensky ha intanto incassato ulteriore sostegno da parte degli alleati. Dopo lo spauracchio suscitato da una licenza commerciale britannica che avrebbe permesso l’importazione del petrolio russo da Paesi terzi, il premier laburista Keir Starmer ha fatto rientrare l’allarme. Stando a una nota diffusa da Downing street, i due leader hanno avuto una conversazione telefonica in cui Starmer «ha ribadito il costante sostegno del Regno Unito all’Ucraina e l’impegno per smantellare la macchina da guerra di Putin».
Un ulteriore appoggio a Kiev è arrivato dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in tema di integrazione europea. Ha infatti proposto a Bruxelles che l’Ucraina diventi «membro associato» prima della sua completa adesione. Questo tipo di membership includerebbe già la clausola di mutua difesa con l’estensione all’Ucraina dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Ue. A commentare l’iniziativa è stato anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Pur riconoscendo che «l’Ucraina è un Paese candidato a far parte dell’Ue», ha precisato: «Però non dobbiamo dimenticare i Balcani che sono candidati da prima». Intanto pare che la presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue abbia fissato entro giugno l’avvio del primo pacchetto di negoziati per l’adesione. E non è escluso che sul tavolo ci sia anche la proposta di Merz. Un aiuto indirizzato al settore energetico ucraino arriva invece dall’Italia: il ministro dell’Energia Denys Shmyhal ha reso noto che il nostro Paese «fornirà ulteriori 10 milioni di euro per sostenere i lavori di ripristino e riparazione nel settore energetico».
E mentre il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha rimproverato «molti» alleati di «non spendere abbastanza per il sostegno all’Ucraina», c’è invece chi ha redarguito Kiev. La Lituania ha confermato che il drone precipitato sul suo territorio lo scorso 17 maggio è ucraino. Tra l’altro sia mercoledì sia ieri sono stati individuati velivoli senza pilota nei cieli lituani, ma non è stato comunicato l’autore. È in questo contesto che la Polonia ha chiesto a Kiev di usare i droni «con più precisione». La più critica è stata la Grecia: dopo il ritrovamento nelle acque greche di un drone marino ucraino, il ministro ellenico della Difesa, Nikos Dendias, ha affermato: «Ci devono delle scuse e la garanzia assoluta che una cosa del genere non si ripeterà più». Dall’altra parte, la Svezia ha preso le difese di Kiev.
A Mosca, intanto, si traccia l’identikit dei negoziatori europei. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che «dovrebbero essere persone che godono della fiducia dei loro cittadini, che non abbiano optato per un nazionalismo esplicito, in particolare per la russofobia». Ma Zakharova si è anche esposta sui cittadini della Transnistria, dopo che Mosca ha assicurato agli abitanti una procedura semplificata per ottenere la cittadinanza russa: «La Russia è pronta a ricorrere a tutti i mezzi necessari per garantire la loro sicurezza».
Per Zelensky è senz’altro un grattacapo che si aggiunge alla questione della Bielorussia. Mentre il presidente russo Vladimir Putin, insieme all’omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, ha assistito ieri in videoconferenza alle esercitazioni nucleari congiunte dei due Paesi, Kiev teme un attacco da Minsk. Così il Servizio di sicurezza ucraino ha annunciato di stare «attuando una serie di misure di sicurezza rafforzate nelle regioni settentrionali» dell’Ucraina. Lukashenko ha cercato di allentare le tensioni con Kiev, sostenendo che Minsk non si farà «trascinare» nella guerra. E si è detto «pronto a incontrare» Zelensky. Ma il presidente ucraino ha già lanciato il suo avvertimento: Lukashenko «deve capire che ci saranno conseguenze se ci sarà l’aggressione contro l’Ucraina».
Continua a leggereRiduci