Revoca della cittadinanza: qui è tabù. Nel resto del mondo è una priorità
Codici alla mano, Salim El Koudri, l’italo-marocchino che sabato ha tentato una strage a Modena, non potrà perdere la cittadinanza italiana, anche se dovessero cambiare i capi di imputazione sul suo conto. Lo ha spiegato ieri sulla Verità Giacomo Amadori: avendo acquisito la cittadinanza nel 2009 in contemporanea con il padre Mohammed, l’aspirante killer resterà italiano, così come stabilisce la legge. Le cose sarebbero andate diversamente se fosse stato uno straniero naturalizzato.
Non praticabili in punta di diritto, le richieste di revoca della cittadinanza, giunte in particolar modo dalla Lega, aprono tuttavia una questione politica che si inserisce in un dibattito internazionale decennale. E che spesso trova spazio anche a sinistra, con buona pace di chi ha accolto le richieste leghiste come se fossero state l’invocazione di nuove leggi razziali.
L’ultima a porsi il problema è stata la Svezia, l’ex paradiso scandinavo che da qualche anno vede un’impennata di praticamente ogni fattispecie criminale a causa delle guerre fra gang etniche. Proprio due giorni fa, è stata votata in Parlamento una legge per far sì che le persone con doppia cittadinanza possano essere private del passaporto svedese se condannate per reati che danneggiano gravemente gli interessi vitali della Svezia. Trattandosi di una modifica costituzionale, sarà però necessario un secondo voto dopo le elezioni. La determinazione del concetto di «danno grave agli interessi vitali della Svezia» è stata rimandata a una legge ordinaria. L’obbiettivo, comunque, sono proprio i capi delle gang. La votazione si inserisce in un più ampio dibattito sulla cittadinanza che, ai primi di giugno, dovrebbe cambiare le norme per la concessione del passaporto svedese e che andranno a colpire anche le pratiche in corso di approvazione, stimate in circa 100.000.
Ma, come detto, Stoccolma è solo l’ultima a porsi il problema di aver accettato come cittadini degli stranieri che non sembrano desiderosi di sottostare anche al più elementare patto sociale. Secondo l’analisi del Global citizenship observatory risalente al 2022 e basata sulle leggi di 190 Paesi, il 70% degli Stati prevede nella propria legislazione la possibilità di privare i cittadini della cittadinanza per slealtà, tradimento, minaccia alla sicurezza nazionale o coinvolgimento in attività terroristiche. Due terzi di questi Paesi applicano esplicitamente i poteri di revoca della cittadinanza ai cittadini naturalizzati. A frenare leggi troppo disinvolte sul tema c’è la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia, siglata anche dal governo italiano, che impegna gli Stati a diminuire il numero di cittadini apolidi, motivo per cui la revoca della cittadinanza si applica soprattutto a chi è in possesso di doppio passaporto.
Uno dei Paesi che con più urgenza si è dovuto porre il problema è sicuramente la Francia. Tre giorni dopo gli attentati del 13 novembre 2015, l’allora presidente della Repubblica francese, il socialista François Hollande, annunciò al Parlamento transalpino la sua volontà di modificare la legge, in modo da estendere la possibilità di revoca della cittadinanza anche ai binazionali nati cittadini e non solo, come previsto sino ad allora, a quelli naturalizzati. L’iter del progetto di riforma costituzionale per la «protection de la Nation» (se una riforma della Meloni si chiamasse in questo modo Tomaso Montanari prenderebbe la via della macchia con la doppietta del nonno in spalla) si è infine arenato per l’assenza di numeri in Parlamento. Il tema è stato recentemente rilanciato dai Républicains, senza però ottenere risultati concreti. È comunque degno di nota che non esistano stime precise sul numero dei francesi con doppio passaporto: esistono dati sulle persone che ottengono la cittadinanza francese per matrimonio e naturalizzazione, ma questi non riguardano le persone nate in Francia che possiedono già una doppia nazionalità. I binazionali rappresenterebbero il 5% della popolazione della intera Francia metropolitana nella fascia d’età 18-50 anni. Ovvero circa 3,4 milioni di persone. Il motivo della vaghezza sui numeri è il fatto che, secondo molti analisti, una quantificazione esatta del numero dei binazionali rientrerebbe nel concetto di statistica etnica, esplicitamente vietata dalle leggi dell’Esagono.
In Gran Bretagna ha fatto molto rumore la decisione del governo di privare della cittadinanza Shamima Begum, una giovane di origine bengalese che nel 2015 si recò in Siria per unirsi allo Stato islamico. La ragazza, a cui fu impedito di tornare nel Regno Unito, avviò un procedimento legale contestando la legittimità di tale decisione. I tribunali britannici stabilirono che la decisione governativa era legittima poiché, essendo lei «cittadina del Bangladesh per discendenza», la revoca della sua cittadinanza britannica non l’avrebbe resa apolide.
Nei Paesi Bassi, la revoca della cittadinanza per terrorismo avviene su due basi: una condanna penale in territorio olandese per reati terroristici (37 casi fino a giugno 2025) oppure l’adesione a un’organizzazione terroristica all’estero (25 casi). Tutti questi casi hanno riguardato soggetti con doppia cittadinanza coinvolti in reati legati allo jihadismo.
La Germania va un po’ in controtendenza, dato che la possibilità della doppia nazionalità è stata introdotta solo nel 2024. Esiste la possibilità di revocarla in caso di adesione a gruppi terroristici all’estero. Ma anche lì è in corso un acceso dibattito. Durante i negoziati del 2025 tra Cdu e Spd è emersa una proposta, rimasta tale, per valutare la revoca della cittadinanza tedesca a sostenitori del terrorismo, antisemiti ed estremisti contrari all’ordine democratico.
Negli Usa, Donald Trump ha sostenuto con forza una proposta per abolire di fatto lo ius soli, ma i tribunali federali hanno bloccato l’iniziativa definendola incostituzionale. Esiste anche una specifica proposta del senatore repubblicano Bernie Moreno dell’Ohio per impedire ai cittadini americani di avere contemporaneamente la cittadinanza di un altro Paese, ma per ora non ha fatto molta strada.




