
Questo giornale è da sempre impegnato contro gli ipocriti. In redazione siamo infatti allergici a tutti quegli uomini politici, ma non solo, che sostengono alcuni principi, ma poi adottano misure che li contraddicono. A tal proposito abbiamo di recente denunciato il comportamento del nuovo campione della sinistra, quel Pedro Sánchez che Elly Schlein e compagni hanno eletto a nuovo punto di riferimento del progressismo mondiale.
Il premier spagnolo in pubblico si è fatto bello dicendo che non avrebbe aumentato la spesa militare, ma poi in silenzio ha fatto il contrario. Stesso atteggiamento messo in atto con la Russia di Putin, che a parole è stata condannata per l’invasione dell’Ucraina, ma nei fatti è finanziata con l’acquisto di gas russo. Madrid, infatti, è il primo acquirente di Gnl, mentre il secondo è Parigi, dove regna incurante dei sondaggi un altro campione della sinistra europea, ossia Emmanuel Macron.
Ai due leader che tanto piacciono alla sinistra però ora se ne aggiunge un terzo, anch’egli campione di ipocrisia. Parliamo di Keir Starmer da due anni primo ministro di Sua Maestà Carlo III. Nonostante sia sempre più in difficoltà, il leader laburista con un tartufesco giro di parole ieri ha allentato le rigide sanzioni a carico del petrolio russo. Lo ha svelato la Bbc, precisando che la decisione sarebbe dovuta alla crisi venutasi a creare in seguito al blocco dello stretto di Hormuz. Con lo stop al passaggio delle petroliere cariche di greggio proveniente dai Paesi del Golfo, la Gran Bretagna rischia di rimanere a secco di benzina e cherosene, con conseguente fermo dei trasporti aerei e su gomma. La deroga alle misure prese come ritorsione in seguito all’attacco contro Kiev entrerà in vigore già oggi e, secondo la Bbc, riguarderà anche il trasporto di gas naturale liquefatto, il famoso Gnl tanto caro a Pedro Sánchez e a Macron.
Perché riteniamo che la mossa sia altamente ipocrita? Perché da un lato si continua a dire che non si deve trattare con Putin e si rifiutano quelle che vengono definite concessioni all’invasore russo, ma dall’altro, riducendo le sanzioni, si finanzia la guerra dello zar del Cremlino.
Ovviamente ci è ben chiaro che a seguito dell’attacco americano e israeliano all’Iran la situazione geopolitica è radicalmente mutata. E abbiamo ben presenti quali siano le preoccupazioni relative all’approvvigionamento di alcuni carburanti. Tuttavia, la giravolta di Starmer e compagni è troppo evidente per essere taciuta. La Gran Bretagna è stata in questi anni una delle più fiere sostenitrici della resistenza ucraina. Ai tempi di Boris Johnson addirittura si disse che a far saltare la trattativa per giungere a una pace fra Kiev e Mosca sia stata proprio Londra, che si sarebbe opposta a qualsiasi concessione, convinta che armando l’esercito ucraino sarebbe stato possibile respingere gli invasori. All’epoca si disse anche che la Gran Bretagna, oltre a rifornire Zelensky di missili e sistema di difesa, volesse in cambio qualche concessione quando si sarebbe parlato di ricostruzione, ma sta di fatto che il premier Starmer, succeduto a Johnson dopo le brevi parentesi di Liz Truss e Rishi Sunak, in difesa dell’Ucraina si è molto speso, fino a farsi interprete di un gruppo di volenterosi (insieme a Macron) da opporre alla Russia. La proposta a dire il vero non è andata oltre le dichiarazioni di prammatica, ma adesso, per convenienza, il premier inglese si rimangia anche quelle.
Certo, la decisione lo espone a una figura non proprio encomiabile e perciò, appena uscita la notizia, Starmer si è affrettato a correggere la Bbc, dicendo che lo stop alle sanzioni sarebbe temporaneo, giusto il tempo di far fronte all’emergenza, per poi tornare fra qualche mese al rigore di sempre. Come si dice in Veneto, xe pèso il tacòn del buso, cioè peggio la toppa del buco, perché mostra che i principi si possono sospendere a seconda della convenienza. Siamo nemici di Putin e lo sanzioniamo, ma quando serve mettiamo da parte l’imbarazzo e in cambio del suo petrolio siamo pronti a finanziare anche la sua guerra. E tanti saluti agli ucraini. Insomma, è una coscienza a giorni alterni. Quando sono dispari si indigna e quando invece il calendario è pari l’indignazione la mette da parte e pensa agli affari. È la conseguenza del progresso. Anzi, del progressismo.






