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Dalla crisi nello Stretto di Hormuz alle tensioni su Trump, fino agli scandali e alla politica interna, l’America tra guerra, economia e instabilità.

Le quattro lezioni del pantano iraniano
Ansa

Più passano i giorni e più si capisce che la guerra in Iran rischia di essere un nuovo Vietnam o forse un nuovo Afghanistan. A differenza di ciò che ci si immaginava dopo l’uccisione di Ali Khamenei e di alcuni capi militari, la potenza di fuoco degli Stati Uniti e di Israele non è riuscita a piegare Teheran.

Il regime degli ayatollah ha avuto anni per prepararsi a uno scontro frontale e come abbiamo scoperto si è armato fino ai denti, molto di più di quanto immaginassimo. Non solo. La guerra in Ucraina ha aperto a nuovi scenari, cambiando completamente le strategie militari.

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Trump ha strutturato la sua strategia di guerra contro Teheran su tre livelli: calmare i mercati del petrolio, rassicurare l'elettorato interno in vista delle Midterms e gestire il dialogo geopolitico con Putin.

L’ayatollah iracheno arringa gli sciiti. «È obbligatorio difendere l’Iran»
L'ayatollah iracheno Ali al Sistani (Getty Images)
Al Sistani, ancorché distante dai Pasdaran (l’ultima fatwa fu contro l’Isis), invoca la resistenza a Washington e Gerusalemme. Il dilemma dei Paesi del Golfo: legati all’Occidente, temono la resa dei conti tra islamici.

From the mountain to the sea, per parafrasare i keffioti di complemento. Dalle nevi del Damavand al mare di petrolio, quello iraniano non è solo un affare degli Stati Uniti e di Israele ma sta diventando sempre più una guerra araba. Dopo i razzi su Dubai, i droni in Kuwait, le provocazioni in Arabia Saudita, ieri Teheran ha mirato di nuovo verso la Turchia lanciando un (secondo) missile balistico intercettato e abbattuto dalle difese della Nato. Con queste mosse disperate il regime degli ayatollah prova a destabilizzare l’intera area con tre scopi precisi: creare caos diplomatico, terrorizzare i vicini fino a ieri considerati neutrali e indurli a prendere le distanze da Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

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Trump «televota» la nuova Guida dell’Iran
Donald Trump (Ansa)
Il tycoon pretende di essere coinvolto, come in Venezuela, nella scelta del prossimo leader: «Il figlio di Khamenei? Inaccettabile». Poi torna a invocare la caduta di Cuba, legata alla Repubblica islamica. Licenziata (via Truth) la segretaria alla Sicurezza, Kristi Noem.

Donald Trump è stato chiaro. Ieri, parlando con Axios, ha detto di voler essere «coinvolto nella nomina» del successore di Ali Khamenei come guida suprema dell’Iran. Non solo. Il presidente americano ha anche definito «inaccettabile» l’eventualità che possa essere designato per il ruolo il figlio dello stesso Khamenei, Mojtaba.

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