«Nordio in Uruguay da Cipriani». Il Guardasigilli fa causa a Ranucci

Mentre continuano a volare gli stracci in casa Rai tra la direzione approfondimenti e il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, il Foglio fa sapere che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, starebbe preparando un’«azione risarcitoria in sede civile» nei confronti del conduttore di Rai 3. La causa scatta a causa delle gravi dichiarazioni rilasciate su Rete 4 nella trasmissione È sempre Cartabianca.
Al centro la storia della grazia concessa a Nicole Minetti sulla quale è intervenuto il Fatto Quotidiano con un articolo che insinuava ci fossero dubbi circa la veridicità della documentazione presentata dall’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Una grazia concessa da Sergio Mattarella per ragioni umanitarie per via della necessità che ha la donna di assistere il figlio adottivo gravemente malato. Le notizie riportate dal quotidiano di Marco Travaglio hanno sollevato dei dubbi al Colle che ha chiesto al ministero della Giustizia di tornare a verificare il caso. La palla a questo punto passa, o meglio ritorna, alla Procura di Milano che aveva lavorato al caso. È così che si innesca un dibattito politico acceso per definire di chi sia la responsabilità di quello che molti giornali definiscono un pasticcio. Ci pensa il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a mettere ordine ricordando ai cronisti, in più riprese, che oltre a rinnovare la piena fiducia nei confronti del ministro Nordio, «non spetta al ministero indagare, bensì alla Procura».
Un nuovo attacco al Guardasigilli arriva poi martedì sera su Rete 4 quando il conduttore di Report, Ranucci, dice in diretta: «Una fonte ci ha detto di aver visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay». Ranucci si riferisce a una delle proprietà in Sudamerica di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Una notizia grave ma non verificata come ammette lo stesso conduttore: «Se fosse vero, sarebbe una notizia. Stiamo verificando». La reazione sconcertata di Nordio arriva presto. Il ministro al telefono definisce la ricostruzione del tutto infondata considerandola il punto più basso di una polemica ormai degenerata sul piano mediatico e politico.
Il giorno seguente la Rai, con una lettera firmata dal direttore Approfondimento, Paolo Corsini, richiama Ranucci contestandogli di non aver rispettato «i principi di correttezza dell’informazione, verifica delle fonti e tutela della reputazione dei soggetti coinvolti, a maggior ragione quando si tratta di esponenti istituzionali». Regole che valgono anche quando un dipendente è ospite di altre emittenti. Ranucci avrebbe violato anche la liberatoria della Rai che gli concedeva di parlare esclusivamente del suo libro.
«Noi difendiamo il giornalismo d’inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate», ha spiegato l’ad della Rai, Giampaolo Rossi, in un’intervista al Sole 24 Ore. «La Rai ha a cuore il giornalismo d’inchiesta che fa parte della sua storia. Ma il servizio pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk». Nell’istanza di risarcimento che presenterebbe Nordio, si farebbe riferimento al danno alla reputazione e all’immagine del Guardasigilli prodotto dalla diffusione di notizie non ancora verificate. Le somme eventualmente ottenute al termine della causa saranno devolute in beneficenza.
Ma per quanto riguarda la tutela legale del conduttore, nonostante quello che si legge, va chiarito che la Rai non copre legalmente le azioni e le parole dei propri dipendenti al di fuori del contesto dell’azienda. Ranucci per quello che fa o dice al di fuori della Rai, come tutti, risponde personalmente in sede civile e penale. Ranucci oltretutto parla a Mediaset partecipando a un talk politico senza che ne avesse facoltà dal momento che la liberatoria firmata gli consentiva di parlare solo del libro.
Il Movimento 5 stelle interviene così sul tema per soccorrere l’amico Ranucci: «Nel giorno in cui si celebra la libertà di stampa, puntualmente il ministro Nordio fa sapere al Foglio che farà causa a Sigfrido Ranucci» accusano le capogruppo M5s in commissione Giustizia alla Camera e al Senato, Valentina D’Orso e Ada Lopreiato. «Nordio fa partire l’azione vendicativa nonostante Ranucci non abbia mosso alcuna accusa nei suoi confronti durante la trasmissione di Bianca Berlinguer, il conduttore di Report si era limitato a riportare una possibile notizia, precisando che per quanto attendibile fosse la fonte, era ancora da verificare. Il ministro ha avuto la possibilità di replicare e smentire, la sua azione giudiziaria, dunque, si inserisce in una lunga serie di attacchi verso un giornalista scomodo per il potere, che ha svelato tante sue magagne e che, come tale, è visto come un nemico». E a proposito di notizie non verificate proseguono le indagini su Minetti e le presunte carte false presentate per richiedere la grazia.
Il presidente dell’Instituto Nacional del Niño el Adolescente Uruguayo, Pablo Abdala, intervistato dal Corriere della Sera, ha assicurato che l’adozione del bambino è stata «condotta con successo e nel rispetto della legge». Questa mattina i magistrati titolari del fascicolo si riuniranno per fare il punto sui primi esiti, parziali, degli accertamenti esteri, in Spagna e in Uruguay, chiesti dalla Procura generale di Milano.






