A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, la decisione presa dalla consulta provinciale degli studenti di Roma dovrebbe essere vista come semplice buon senso. Da tempo, infatti, era presente una commissione denominata «antifascismo e memoria storica». Ovviamente è sempre stata presidiata dalla sinistra, spesso quella più dura, che ha fatto dell’antifascismo e di una certa retorica sulla Resistenza un vero e proprio credo da difendere a ogni costo.
Da un po’, però, le cose sono cambiate: alle ultime elezioni, infatti, la consulta è passata al centrodestra, guidato da Azione studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia. Forte del consenso degli studenti, Azione studentesca, insieme alla maggioranza di centrodestra, ha deciso di cambiare il nome della commissione. Basta antifascismo, meglio utilizzare la parola democrazia. Democrazia e memoria storica. Che non suona nemmeno male visto che la democrazia dovrebbe unire chiunque faccia politica.
Il motivo di questa scelta è presto detto. La guerra civile è passata da un pezzo. Certi valori, quelli democratici appunto, sono stati introiettati da tutti gli studenti. E poi nemmeno i padri costituenti vollero utilizzare la parola «antifascismo» nella nostra Costituzione. Continuare a usarla oggi è solo anacronistico. Oppure ideologico. Noi, gli antifascisti, quindi buoni, contro di voi, i fascisti (o presunti tali), cattivi.
Alla gran parte degli studenti, del nome della commissione importa poco o nulla. Nessuno (o quasi) si sente appartenere a una di queste due categorie. Fuori dall’ateneo, però, la polemica è montata. A scendere in campo tutta gente che la scuola ha smesso di frequentarla da parecchio tempo. Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura del Comune di Roma, è intervenuto dicendo che «l’Antifascismo non può essere oggetto di trattative, rimozioni, interpretazioni da parte di chiunque». E poi Claudio Marotta (Sinistra civica ecologista), consigliere in Regione Lazio che, su Fanpage (e dove se no?) commenta così il cambio di nome della commissione: «Saremo al fianco degli studenti che si mobiliteranno. L’antifascismo non è una parola da sostituire: è la radice dalla quale la nostra democrazia nasce e si legittima». Nando Bonessio, capogruppo in assemblea capitolina di Alleanza verdi sinistra, mette in dubbio la legittimità di questa decisione, «assunta in violazione delle regole democratiche della Consulta e senza il voto dell’assemblea degli studenti».
In realtà non c’è stata alcuna violazione delle regole. Semplicemente, convocare l’assemblea plenaria, composta da tutti i rappresentanti delle scuole di Roma, è praticamente impossibile. La vecchia consulta, per capirci, lo ha fatto solo una volta, all’insediamento. Solitamente, la plenaria nelle consulte grandi non viene quasi mai convocata: si preferisce, per rendere il lavoro più snello, votare un consiglio di presidenza che porta avanti le delibere. Tutto regolare, tutto democratico.
Spiega alla Verita Riccardo Ponzio, a capo di Azione studentesca: «I vecchi maestri della sinistra dovrebbero imparare dai giovani studenti che non pensano al passato ma hanno i piedi ben piantati nel 2026 e sono affamati di futuro. Le nuove generazioni vogliono una scuola che li prepari alle sfide della società, non un modello di istruzione fermo al 1968 e allo sventolio della bandiera rossa dell’antifascismo militante».
Colpisce comunque che, tra i più acerrimi nemici di questa delibera, ci siano coloro che non stanno più tra i banchi di scuola da un pezzo. Ma che forse sono un po’ nostalgici...







