«La notizia la confermo ora: vedrò i genitori degli sfortunati bambini della vicenda del bosco mercoledì prossimo, con buona pace delle polemiche inutili». Lo ha detto Ignazio La Russa, presidente del Senato, in un video diffuso dopo le polemiche sull’incontro con la famiglia.
Ha poi aggiunto: «Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia. Diversi esponenti della sinistra hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano Il Centro che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la data».
La Russa ha quindi chiarito: «È esattamente vero che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà ed è vero che su questo tema sono stato sempre molto moderato. È esattamente vero che li vedrò, ma non questo mercoledì, perché non c’è aula e non sarò a Roma. L’incontro è previsto per il 25 marzo, cioè dopo il referendum».
2026-03-17
Tivù Verità | Giustizia, Valditara: «Basta indottrinamento nelle scuole e strapotere delle correnti»
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara interviene sul referendum sulla giustizia, denunciando un clima di totalitarismo strisciante e attacchi personali rivolti a chi sostiene le ragioni del Sì.
Nel riquadro, Mirco Simionato e Michela Maschietto (IStock)
L’ex presidente del Tribunale dei minori di Venezia, Maria Teresa Rossi, aveva riferito di un procedimento per maltrattamenti (inesistente) verso i genitori, che l’avevano denunciata. Caso archiviato, Csm immobile.
Nemmeno una multa, come prevede il Codice penale, è stata inflitta all’ex presidente del Tribunale dei minori di Venezia per aver offeso «l’altrui reputazione» dichiarando il falso. La denuncia nei confronti del giudice Maria Teresa Rossi è stata archiviata dalla Procura di Roma e ritenuta non oggetto di provvedimenti dal Csm, il Consiglio superiore della magistratura.
Eppure la dottoressa Rossi aveva diffamato pubblicamente una coppia di Mogliano Veneto (Treviso), Mirco Simionato e Michela Maschietto, dichiarando che nei loro confronti era stato aperto un procedimento penale per maltrattamenti, poi archiviato. Non era vero. Dei Simionato e del piccolo Paolo, nome di fantasia, che fu loro tolto nel giugno del 2021, La Verità aveva raccontato l’assurda vicenda giudiziaria.
La Corte d’Appello di Venezia finalmente ha riconosciuto nel 2025 che erano «bravi genitori», ma dopo quattro anni era troppo tardi per restituire loro il bimbo, affidato ad altri. Un’ingiustizia enorme, che ha calpestato prima di tutto i diritti di una creatura fragile, affetta da un lieve ritardo intellettivo e da un disordine dello sviluppo neuro psichico caratterizzato da iperattività. Un bimbo rimasto quattro anni con la sua mamma, quattro anni con la coppia di Mogliano Veneto, due in comunità e quasi due con la nuova famiglia, tanto per dimostrare come ci si muove nel «migliore interesse del minore».
Sulla vicenda, il 18 gennaio 2022 gli allora senatori della Lega, Sonia Fregolent e Simone Pillon, presentavano un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, che era Marta Cartabia, ottenendo come risposta che, in base alla relazione ricevuta dal Tribunale di Venezia, il giudice minorile aveva ben operato nel primario interesse del bambino e non vi erano pertanto i presupposti per l’invio di ispettori. Ciononostante, l’avvocato della coppia di Mogliano Veneto, Giovanni Bonotto, venne sentito a giugno di quell’anno dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori. L'audizione riguardava la vicenda Simionato come esempio di criticità nel sistema degli affidi. Due settimane dopo, il 12 luglio 2022 Maria Teresa Rossi venne invitata a parlare della situazione del Tribunale da lei diretto e del Veneto, quale ambito territoriale in cui operava.
Le fu chiesto di dare delle spiegazioni circa quel caso. «Visto che mi è stata fatta presente un’interrogazione parlamentare - sia in Senato sia alla Camera - a proposito di un minore, posso agganciarmi parlando anche di queste scelte tra famiglie e comunità […] Il tribunale ha ritenuto di allontanare il bambino da questa coppia, la quale mi pare che circa un anno prima era stata oggetto di un procedimento penale per maltrattamenti nei confronti dello stesso bambino, concluso con una archiviazione. Il tribunale ha allontanato il bambino da questa coppia, perché la coppia nel tempo si è rivelata non più adeguata, anzi con un sospetto di maltrattamenti nei confronti di questo bambino, che ha delle difficoltà nei suoi ritardi».
Insiste la presidente Rossi, parla del «neo di una denuncia penale per maltrattamenti chiusa con l’archiviazione», come si ascolta nell’audio della seduta e si legge nel resoconto stenografico del suo intervento. Dopo simili affermazioni rilasciate in Commissione parlamentare, i coniugi stralunati verificano presso la Procura di Treviso e dal certificato ex art. 335 cpp ottengono conferma: in nessun momento era stato aperto un procedimento penale nei loro confronti. Sia Mirco, sia Michela risultano assolutamente sconosciuti come indagati.
Il 29 agosto 2022 decidono allora di presentare denuncia contro il giudice, alla Procura di Roma e al Csm. «Il presidente di un tribunale non può confondere ed equivocare con i termini legati alle fasi di un processo. Non c’è spazio per l’errore o la buona fede», era stata la loro conclusione, già provatissimi dalle accuse dei servizi sociali e dall’atteggiamento del Tribunale di minori di Venezia. Tribunale che, un mese prima dell’audizione del presidente Rossi, aveva chiesto alla coppia di sottoporsi a indagini e valutazione dei Servizi sociali dell’Ulss 6 Euganea. Accettava l’iter per la richiesta di adozione dopo aver rifiutato quella per l’affido e malgrado i supposti maltrattamenti? La coppia viene giudicata idonea, ma la valutazione rimane ferma a Venezia fino a fine 2023 quando verrà emesso un decreto di inidoneità all’adozione. Un accanimento.
Il 3 marzo 2023, il pm di Roma Eleonora Fini chiede l’archiviazione del procedimento penale contro la Rossi «perché il fatto non sussiste […] si tratterebbe di censurare il merito di decisioni assunte dal Collegio nell’ambito dell’attività giurisdizionale cui è istituzionalmente preposto». Ma la presidente aveva fatto le gravi dichiarazioni in sede di audizione, non in attività giurisdizionale.
Il 13 luglio, il Csm risponde sulla falsariga: «Non ci sono provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare poiché si tratta di censure ad attività giurisdizionale».
Ci auguriamo che dopo il referendum anche i giudici debbano rendere conto del loro comportamento e paghino per gli errori, al pari di tutti gli altri cittadini.
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Il vicepresidente della Federazione delle industrie del settore Ettore Fortuna: «Entro un mese sbalzi di 4 centesimi a bottiglia. I fornitori dicono: “Così o non consegniamo”».

«Tra circa un mese, nella migliore delle ipotesi, i consumatori potrebbero trovare sugli scaffali dei supermercati le bottiglie di acqua minerale a un prezzo superiore del 18-20%. Ciò significa che un brand di fascia di prezzo medio basso, passerebbe dagli attuali 20 centesimi al litro a circa 24, mentre per un livello superiore da 35 centesimi si passerebbe a 42. Colpa della guerra che ha bloccato il passaggio nello Stretto di Hormuz, costringendo le navi cargo a fare il giro più largo, dicono i distributori di plastica per bottiglie e tappi che hanno comunicato alle imprese clienti di voler aggiornare i contratti di fornitura applicando al prodotto un aumento del 18-20%. Ma è possibile un rincaro così importante dopo solo una settimana di guerra?», si chiede il vicepresidente di Mineracqua, la federazione delle industrie dellle acque minerali naturali e delle acque di sorgente, Ettore Fortuna.
Facciamo qualche conto. Considerando un consumo annuo pro capite di 257 litri, la spesa salirebbe da 46 euro (con il prezzo a 0,18 euro) a 64 euro (a 0,25 euro). Per una famiglia media, l’aumento di 4 centesimi a bottiglia porterebbe a un esborso da 102 a 141 euro annui.
«I nostri fornitori di plastica per la bottiglia, i tappi e per il termo-retraibile, ci hanno inviato una lettera in cui comunicano che applicheranno aumenti da 200 a 250 dollari a tonnellata, a causa dell’eccezionalità della situazione dovuta al conflitto. Parliamo di contratti stipulati, con prezzi concordati. Questi 250 dollari corrispondono a circa il 30% in più a tonnellata su quanto già pattuito, che tradotto per una singola bottiglia significa, come anticipato, un 18-20% di aumento dei nostri costi».
Ricadrà sul consumatore?
«Ogni azienda valuterà come comportarsi. Certo è che 4 centesimi a bottiglia rappresentano un maggior costo difficile da internalizzare, pena un deterioramento dei conti economici. Ci preoccupa che questo rappresenti una spirale inflattiva proprio dopo che abbiamo lavorato come sistema Paese per riportare l’inflazione al livello virtuoso a livello europeo di 1,6-1,7%».
Non potete opporvi a queste pretese?
«Sembra difficile perché se non riconosciamo questo extra costo, il surcharge, i fornitori potrebbero non consegnarci la materia prima, con il rischio che l’acqua minerale nelle prossime settimane scarseggi negli scaffali».
Ma allora potreste rifornirvi da altri produttori non coinvolti dalla situazione.
«I fornitori di plastica sono sempre gli stessi. Mentre c’è il rischio che per altre materie prime possano essere avanzate richieste di extra prezzo, come per lo zucchero, utilizzato dalle nostre aziende che producono bibite».
Qual è la filiera?
«Alcune imprese partono dal granulo e realizzano la bottiglia, altre dalla pre-forma che fanno trasformare in capsule poi trasformate in bottiglie. Le imprese di maggiori dimensioni sono più integrate e realizzano anche i tappi. Anche la plastica per i tappi è aumentata di 200-250 dollari a tonnellata».
I fornitori come giustificano i rincari?
«Ci hanno detto che per evitare lo Stretto devono fare una deviazione che li costringe a una navigazione anche di 40 giorni in più».
Quando potrebbero scattare i rincari?
«Nel momento in cui ci arrivano i nuovi ordini della plastica maggiorati di 200-250 dollari a tonnellata. Nel frattempo stiamo valutando l’eventuale profilo speculativo da parte dei fornitori. Per il momento si naviga a vista. Le ripercussioni sul mercato si potranno vedere entro 3-4 settimane».
Qualè il giro d’affari del settore?
«Il comparto è importante sia per l’economia nazionale che per l’export, in quanto l’acqua italiana è diventata un simbolo del made in Italy. Il giro d’affari al consumo è pari a 3,3 miliardi e vengono venduti oltre 15 miliardi di litri l’anno e 1,6 miliardi esportati in tutto il mondo. Il settore occupa 50.000 addetti tra diretti e indiretti».
I dazi vi hanno colpito?
«Le nostre esportazioni non hanno risentito dei dazi al 15% per la forza dei nostri brand, ai quali il consumatore americano non vuole rinunciare. Nel 2024 le vendite all’estero sono cresciute a doppia cifra e questo dà la misura della qualità delle nostre acque».
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