
Tra i banchi si interiorizzano concetti destinati a durare nel tempo: i vaccini sono sempre efficaci e sicuri, il pianeta è condannato ma mangiare insetti lo salverà... I genitori devono offrire anticorpi contro questa propaganda. Altrimenti meglio restare ignoranti.Chi riassume la bellezza del sapere, la potenza dell’aver studiato, è Niccolò Machiavelli in una lettera a Francesco Vettori, dove scrive: «Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini…» («Quando viene sera mi spoglio dei miei abiti sudici e mi rivesto di abiti degni di un re o un vescovo, perché mi siedo allo scrittoio e mi immergo nei libri degli antichi grandi uomini...»). La cultura era bellezza, era amore per l’uomo. Tutto si è infranto con l’illuminismo, il movimento ideologico da cui è nato quello spaventoso bagno di sangue innocente che è stata la Rivoluzione francese. «Beata ignoranza» in teoria è un modo ironico per indicare la serenità di coloro che non sono abbastanza acculturati da comprendere i problemi a lunga distanza, per esempio la tragedia del cambiamento climatico che ci ucciderà. Da quando sono in grado di intendere e di volere qualcuno preannuncia la fine precoce del pianeta per motivi climatici: nello spazio di 15-20 anni al massimo saremo tutti morti. Poi la data fatidica arriva, il mondo resta vivo, e la data dell’apocalisse si sposta di nuovo di altri 15-20 anni e così via. Il motto quindi va inteso alla lettera: beati coloro che hanno evitato l’indottrinamento scolastico e possono seguire l’ovvio. Illuminismo è stato «cultura del disprezzo»: ha disprezzato la religione, la storia, il popolo. La mitica Enciclopedia è un meraviglioso condensato di cultura anti cristiana, superficialità e nozionismo, che limita per ogni argomento un solo punto di vista, spacciandolo come oggettivo. Illuminismo è stato l’inizio della cultura woke, cioè dell’antiumano, vale a dire dell’antifisiologia. Odia il cristianesimo, in particolare il cattolicesimo, quindi odia la storia del suo popolo, e dà tutto il potere allo Stato. La scuola pubblica è teoricamente una lodevole istituzione, perché saper leggere e scrivere ci permette di accedere al sapere, aumenta le sinapsi nel nostro cervello e diminuisce o ritarda il rischio di una demenza. Occorrono però insegnanti che abbiano il coraggio di essere neutrali, perché altrimenti la scuola diventa il formidabile mezzo di indottrinamento da parte dello Stato. La persona colta, la persona che ha studiato, ha interiorizzato molti concetti a scuola: la Rivoluzione francese è stata una bella festa; il plebiscito con cui Roma ha chiesto di far parte dell’Italia, con poche decine di voti contrari, è stato sicuramente autentico perché i romani ci tenevano a non essere più il cuore ricchissimo del cattolicesimo ma a diventare la capitale di un qualsiasi staterello, così che anche i cittadini potessero provare l’ebbrezza del servizio militare; i vaccini sono tutti efficaci e sicuri; il pianeta è condannato ma mangiare insetti lo salverà. Una volta acquisiti i dogmi prima dei 12 anni, restano stampati dentro di noi. Quando qualcuno osa mettere in dubbio queste certezze lo tratteremo da folle. Il secondo caposaldo è il marxismo, che aggiunge all’odio per la religione l’odio per la famiglia. Il marxismo ha due figli, uno legittimo e uno bastardo, che sono rispettivamente il socialismo internazionale e il socialismo nazionale, comunismo sovietico e nazismo tedesco. Il marxismo crea l’intellettuale che afferma concetti illogici e prova disprezzo per l’incolto che resta attaccato al concetto che due più due faccia quattro. È fondamentale, perché le dittature funzionino, che l’indottrinamento sia fatto a scuola. È grazie all’indottrinamento scolastico che viene annientata l’etica, la legge, i dieci comandamenti: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora il padre la madre... Per il figlio delle dittature è lodevole denunciare i genitori come traditori del popolo. In Urss c’era il mito della spia: il quattordicenne compagno Morozov denunciò il proprio padre che si era tenuto in casa un po’ di grano. Aveva imparato a scuola che l’amore per Stalin deve essere superiore a quello per il proprio padre Pourquoi les intellectuels se trompent (Perché gli intellettuali si sbagliano), il bel saggio di Samuel Fitoussi, spiega per quale motivo nelle grandi diversità statunitensi o europee, nei grandi circoli della cultura, sempre ci sia stato questo amore per la ferocia più bieca e totale, per l’annientamento dell’uomo: Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, quel gran pezzo di gentiluomo di Che Guevara, Arafat e Hamas sono gli eroi di quelli che hanno studiato più di tutti. Già il filosofo Ellul nel suo libro Propaganda, pubblicato nel 1962 e ora tradotto anche in Italia, insiste che la scuola è il più formidabile mezzo di indottrinamento: in primo luogo arriva su persone molto giovani, in secondo luogo usa il sistema migliore per vendere le menzogne: mischiarle con la verità. Noi troviamo scritte sugli stessi libri, con gli stessi caratteri, notizie vere e notizie false. Nella scuola inoltre un ragazzo si trova a confrontarsi con un adulto. L’adulto ha anche una laurea e ha superato un concorso e quindi ha una capacità dialettica micidiale. A meno che non abbia alle spalle una famiglia estremamente potente da un punto di vista culturale, che lo abbia addestrato alla dialettica, difficilmente il ragazzino potrà tener testa a chi cerca di inculcargli la verità del momento. La propaganda deve sempre attecchire su un sentimento esistente. Questo sentimento è esistente perché creato a scuola. Chi ha studiato sui libri scolastici è convinto che esista un pericolo di morte del pianeta legato a comportamenti assolutamente normali se non fisiologici, come respirare, usare una Panda e non mangiare insetti. Solo persone che sono state preparate dalla scuola possono pensare che usare le bottiglie con attaccato il tappo possa salvare un’umanità in bilico sul disastro. Non è un caso che siano spesso gli stessi che hanno creduto che un’epidemia si fermi con i banchi a rotelle. I banchi a rotelle erano innocui, non così per i terrificanti vaccini, che hanno avuto la strada spianata dal fatto che tutti hanno studiato sui libri di scuola, e, se medici, anche su quelli universitari, che i vaccini sono sicuri ed efficaci. Che un vaccino possa essere inefficace e pericoloso per loro è una contraddizione in termini, come affermare che il buio può essere luminoso. Con il Sessantotto i concetti di antifisiologia che si imparano a scuola aggrediscono anche l’essere maschio o femmina, il diritto di essere bianco e vivere senza vergogna. Aggrediscono anche il diritto elementare di vivere all’interno dei propri confini e girare nelle strade con sicurezza, senza essere aggrediti, derisi o assassinati dai maranza o altri immigrati. E qui arriviamo al cervello rettiliano. Il bizzarro quotidiano Il Fatto ha scritto un articolo dove dichiara che coloro che votano per la destra, cioè per la possibilità di camminare senza essere aggrediti e per la possibilità di mandare i bambini a scuola senza che nessuno insegni loro che il sesso è un’opinione, votano con il «cervello rettiliano», per usare la dizione del neurofisiologo Mc Lean, cioè la parte più arcaica, quella su cui ci sono sovrapposti il cervello limbico e quello corticale, sede del pensiero, e quindi anche sede anche delle menzogne: il sesso è un’opinione, i maranza ci arricchiscono, mangiare vermi salverà il pianeta. L’affermazione vuole certamente essere ingiuriosa, ma in realtà non lo è. Il «cervello rettiliano» è quello che sorveglia la nostra sopravvivenza e la nostra volontà di riprodurci, e che non mente. Il cervello limbico e quello corticale non devono mai contraddirlo. Chi vuole sopravvivere, chi vuole poter camminare nelle strade, non vedere la Sardegna sconciata da fotovoltaico e pale eoliche, mettere al mondo dei figli che non saranno assassinati dal maranza di turno, chi ha l’istinto ancora sano, non obnubilato dalle menzogne create nelle scuole e negli atenei, fa le scelte per restare vivo.
Diego Fusaro (Imagoeconomica)
Il filosofo Diego Fusaro: «Il cibo nutre la pancia ma anche la testa. È in atto una vera e propria guerra contro la nostra identità culinaria».
La filosofia si nutre di pasta e fagioli, meglio se con le cotiche. La filosofia apprezza molto l’ossobuco alla milanese con il ris giald, il riso allo zafferano giallo come l’oro. E i bucatini all’amatriciana? I saltinbocca alla romana? La finocchiona toscana? La filosofia è ghiotta di questa e di quelli. È ghiotta di ogni piatto che ha un passato, una tradizione, un’identità territoriale, una cultura. Lo spiega bene Diego Fusaro, filosofo, docente di storia della filosofia all’Istituto alti studi strategici e politici di Milano, autore del libro La dittatura del sapore: «La filosofia va a nozze con i piatti che si nutrono di cultura e ci aiutano a combattere il dilagante globalismo guidato dalle multinazionali che ci vorrebbero tutti omologati nei gusti, con le stesse abitudini alimentari, con uno stesso piatto unico. Sedersi a tavola in buona compagnia e mangiare i piatti tradizionali del proprio territorio è un atto filosofico, culturale. La filosofia è pensiero e i migliori pensieri nascono a tavola dove si difende ciò che siamo, la nostra identità dalla dittatura del sapore che dopo averci imposto il politicamente corretto vorrebbe imporci il gastronomicamente corretto: larve, insetti, grilli».
Leonardo
Il fondo è pronto a entrare nella divisione aerostrutture della società della difesa. Possibile accordo già dopo l’incontro di settimana prossima tra Meloni e Bin Salman.
La data da segnare con il circoletto rosso nell’agenda finanziaria è quella del 3 dicembre. Quando il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà al quarantaseiesimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), su espressa richiesta del re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Una presenza assolutamente non scontata, perché nella Penisola araba sono solitamente parchi con gli inviti. Negli anni hanno fatto qualche eccezione per l’ex premier britannica Theresa May, l’ex presidente francese François Hollande e l’attuale leader cinese Xi Jinping e poco altro.
Emmanuel Macron (Ansa)
Bruxelles apre una procedura sull’Italia per le banche e tace sull’acciaio transalpino.
L’Europa continua a strizzare l’occhio alla Francia, o meglio, a chiuderlo. Questa volta si tratta della nazionalizzazione di ArcelorMittal France, la controllata transalpina del colosso dell’acciaio indiano. La Camera dei deputati francese ha votato la proposta del partito di estrema sinistra La France Insoumise guidato da Jean-Luc Mélenchon. Il provvedimento è stato approvato con il supporto degli altri partiti di sinistra, mentre Rassemblement National ha ritenuto di astenersi. Manca il voto in Senato dove l’approvazione si preannuncia più difficile, visto che destra e centro sono contrari alla nazionalizzazione e possono contare su un numero maggiore di senatori. All’Assemblée Nationale hanno votato a favore 127 deputati contro 41. Il governo è contrario alla proposta di legge, mentre il leader di La France Insoumise, Mélenchon, su X ha commentato: «Una pagina di storia all’Assemblea nazionale».
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.






