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2022-12-05
Natale all'insegna dei mercatini: guida ai più caratteristici
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Manca un mese a Natale e gran parte di borghi e città – nonostante le restrizioni energetiche – è già vestita a festa. Poco importa se alcuni comuni opteranno per l’accensione delle luci all’interno di strette fasce orarie; se ci pensiamo bene, gli addobbi tipici del Natale italiano fanno incetta da sempre di frutta ed elementi della natura, come i rami, le pigne o la paglia per il presepe. Le luci danno il tocco di magia finale, ma non rappresentano in toto la tradizione.
Per non parlare dei mercatini, che da anni, ormai, accompagnano tutto il periodo delle Feste già da novembre, e non solo nelle regioni più a Nord.
Insomma, se è vero che il Natale è dentro di noi, non scoraggiamoci di fronte a una possibile austerity dicembrina, ma andiamo in cerca dei mercatini e di tutto ciò che rappresenta questo periodo magico.
Levico Terme (TN)
Levico val bene una visita a prescindere. Uno dei suoi simboli è il parco delle terme (chiamato Parco Asburgico) nelle cui acque minerali arsenico-ferruginose è possibile sollazzarsi dopo una giornata all’aperto.
È proprio nel parco secolare degli Asburgo che si tengono i suggestivi mercatini di Natale, solitamente ammantati dalla neve e resi ancor più interessanti dalle rievocazioni storiche che riportano in vita i personaggi dell’antica famiglia reale, anche attraverso il Gran Ballo in Piazza della Chiesa, che riporta i visitatori ai tempi dell’imperatrice Sissi.
I mercatini sono già partiti e chiuderanno solo il 6 gennaio. I giorni di apertura di novembre sono il 25, 26 e 27. A dicembre è possibile visitarli dal 2 all’11, ma anche il 16, il 17, il 18 e il 24. Dal 26 al 6 gennaio, invece, sono aperti tutti i giorni.
L’orario è sempre quello che va dalle 10.00 alle 19.00.
Dormire
- Hotel Due Spade, Via Nazionale 41, Folgaria: tipico albergo di montagna, caratterizzato da atmosfera e attenzione al cliente;
- Hotel Scoiattolo, Via del Bedolè 12, Baselga di Piné: location e cucina ottime.
Mangiare
- Passaparola, Via Garibaldi 99, Levico Terme: ambiente caloroso e piatti tipici dalle porzioni abbondanti;
- Ristorante Pizzeria El Filò, Viale Stazione 64, Levico Terme: terrazza con vista sulle montagne circostanti e pizza dall’ottimo impasto (da provare quello ai semi misti).
Arezzo
Arezzo è una città ancora poco conosciuta, oscurata com’è da Firenze e Siena, a lei relativamente vicine. Peccato, perché trasuda arte e storia da tutti i pori e da qualche anno è anche sede di un mercatino davvero suggestivo.
È come trovarsi in Toscana e, contemporaneamente, in Tirolo. Sì, perché a gestire le oltre 30 bancarelle sono sia tirolesi che nordeuropei. Non sembrerà quindi troppo strano acquistare nella città del Vasari prodotti come stelle alpine, studel e pantofole tipiche dei mercatini del nord.
Il Villaggio Tirolese si trova in Piazza Grande, illuminata da luci e colori della manifestazione Big Lights. Ma il Natale aretino prevede anche il Babbo Natale più illuminato del mondo (all’interno del Palazzo di Fraternita) e il Villaggio Lego in tema.
I mercatini di Arezzo saranno aperti il 25-26 e 27 novembre, il 2-3-4-8-9-10-11-16-17-18-23 e 26 dicembre dalle 10.00 alle 21.00. Sarà invece possibile visitarli dalle 15.00 alle 21.00 nei giorni 1-15 e 25 dicembre dalle 15.00 alle 21.00.
Dormire
- Tinaia, Località Palaia, Anghiari (AR): se non amate la città, allora questa casa vacanze immersa nel verde è l’ideale. E poi Anghiari è un borgo stupendo;
- iConic Resort & Grand Spa, Via Andrea della Robbia, Arezzo: struttura moderna, romantica e a due passi dalla città.
Mangiare
- Teorema del Gusto, Via Dè Cenci 17, Arezzo: ottimi i pici al ragù di cinghiale;
- Brasserie Del Vicolo, Via della Madonna del Prato 36: qui va provata la fiorentina.
Pacentro (AQ)
Siamo in uno dei borghi più belli d’Italia, in pieno parco nazionale della Majella; un luogo che non può non essere natalizio.
Qui i mercatini si tengono solo nel weekend del 10-11 dicembre e le bancarelle scendono a 50, ma non significa che l’evento non sia magico. Artisti e artigiani espongono le loro opere anche all’interno dei portoni delle case, rendendo il borgo una sorta di presepe vivente.
Non mancheranno stand enogastronomici, cioccolata calda e vin brulè, ma nemmeno la classica Casa di Babbo Natale.
I mercatini saranno aperti dalle 10.00 alle 22.00.
Dormire
- Bed and Breakfast San Marco Pacentro, Via San Marco 8, Pacentro: appartamento molto semplice, ma dotato di tutto;
- Medieval Village of Pacentro, Via Franco Lattanzio Vico II, Pacentro: per assaporare l’atmosfera di casa.
Mangiare
- Fonte Romana Bar Ristorante, Via Caramanico, Pacentro: immerso in una faggeta, propone – tra le altre cose – arrosti buonissimi;
- Posta Pacentrana, Via Vetoli 1, Pacentro: vista bellissima e ottime tagliatelle al ragù d’agnello.
Matera
Non è possibile concludere senza menzionare Matera, una città che è già di per sé un presepe vivente, tanto è suggestiva.
Alla sua bellezza mistica e arcana vanno aggiunti i mercatini di Natale, che avranno luogo dal 3 dicembre al 6 gennaio. Il Matera Christmas Village verrà allestito in Piazza Vittorio Veneto: in questa cornice sarà possibile ammirare (o acquistare) prodotti tipici come i fischietti in terracotta, assistere a spettacoli musicali e ascoltare poetici canti natalizi.
Dormire
- Enotrio, Via San Vito 5, Matera: è un Sasso ristrutturato, centrale e dotato di camere accessoriate;
- Casenelcuore – Holiday Rooms, Via Santo Stefano 64, Matera: originalissime, dotate di tutto e curate nei minimi dettagli.
Mangiare
- Trattoria del Caveoso, Via Bruno Buozzi 21, Matera: prodotti a km 0 in un luogo inserito meravigliosamente tra i Sassi di Matera;
- Osteria Al Casale, Via Madonna delle Virtù 29, Matera: panoramico e con piatti ottimi, come il cosciotto di maiale con mandorle e prugne.
Londra: il Winter Wonderland

Winter Wonderland Press Office
Il Grinch avrebbe un bel da fare a rubare tutto il Natale dall'enorme tributo di Hyde Park al divertimento natalizio. L'evento annuale preferito dagli amanti del Natale, tornerà per la sua quindicesima edizione nel 2022. L'ingresso al Winter Wonderland è gratuito nelle ore non di punta, mentre nelle ore di punta e di sera è di 5 o 7,50 sterline. All'interno di questo immenso parco di divertimenti si può andare alla scoperta di giostre illuminate, di una Santa Land a misura di bambino (compresa la grotta di Babbo Natale) e di pittoreschi mercatini di Natale. È una vera delizia per chiunque voglia entrare nello spirito festivo, a patto che siate pronti a sentire senza un minuto di sosta tutte le più celebri canzoni natalizie mentre gironzolate tra gli stand della fiera.
Tra i punti di forza dell'annuale festa natalizia di Hyde Park ci sono i circhi e la più grande pista di pattinaggio all'aperto del Regno Unito, che circonda la tribuna vittoriana ed è illuminata da oltre 100.000 luci. C'è anche il Real Ice Slide, laboratori di scultura del ghiaccio e un villaggio bavarese in stile tedesco, pieno di bistecche e musica dal vivo. Le consuete montagne russe e le giostre da luna park faranno la felicità degli amanti del brivido. Una buona alternativa per chi preferisce rimanere su un terreno solido è la selezione di bar a tema con fuochi veri, ad eccezione del Bar Ice (per ovvie ragioni strutturali) dove anche i bicchieri da cui si beve sono fatti di ghiaccio.
Se volete pattinare, sappiate che non c'è un'età minima per i pattinatori, ma i minori di 12 anni devono essere accompagnati da qualcuno che abbia almeno 16 anni e i pattini più piccoli che si possono noleggiare sono della misura 9 per bambini (quelli per adulti arrivano fino alla misura 13). È possibile utilizzare i propri pattini, purché non siano pattini da velocità. Le persone in sedia a rotelle sono benvenute sul ghiaccio. Ci sono anche guide sul ghiaccio che possono occuparsi di gruppi fino a 15 pattinatori alla volta (a pagamento).
Vienna: il Christmas market

Vienna Tourism Board
Da metà novembre a Natale, le piazze più belle di Vienna si trasformano nuovamente in magici mercatini. L'aroma dei dolci natalizi, del punch caldo e delle mandorle tostate aleggia nell'aria. La Città Vecchia e le vie dello shopping sono decorate con luci festose che diffondono l'allegria del Natale a Vienna. Un'alta porta ad arco con candele accoglie i visitatori all'ingresso del Mercatino di Natale viennese nella Piazza del Municipio. Il tradizionale Mercatino di Natale offre regali di Natale, decorazioni per l'albero di Natale, artigianato, specialità culinarie, dolciumi e bevande riscaldanti. Al Vienna Ice World del Mercatino di Natale, i pattinatori di ghiaccio possono indossare i loro pattini e fare il giro del parco del Municipio romanticamente illuminato. Un'attrazione speciale per le coppie di innamorati è l'albero dei cuori. Per i bambini, c'è una giostra a più livelli alta 12 metri e nel parco un mondo natalizio con treno delle renne, percorso dei presepi, chalet per bambini e un'apposita pista di pattinaggio.
Non lontano da qui si trova il Villaggio di Natale in Maria-Theresien-Platz, tra il Kunsthistorisches Museum Vienna e il Naturhistorisches Museum Vienna. Qui, durante l'Avvento, vengono allestite oltre 70 bancarelle che offrono prodotti artigianali tradizionali e idee regalo originali. Anche il romantico Villaggio di Natale nel Campus universitario è un punto d'incontro molto popolare durante il periodo che precede il Natale, soprattutto per gli studenti. Con una ferrovia per bambini e una giostra d'altri tempi, il mercatino di Natale del Campus è un grande successo per le famiglie. Sono disponibili anche due piste da curling.
L'Antico Mercatino di Natale Viennese sulla Freyung, nel centro della città, è all'insegna della tradizione. Già nel 1772 qui si teneva un mercatino di Natale; oggi è un luogo dove acquistare oggetti di artigianato, decorazioni in vetro, presepi tradizionali e ceramiche. Dalle 16.00 la piazza è animata da una festosa musica d'Avvento. I prodotti artigianali di alta qualità possono essere acquistati anche un paio di passi più avanti, al mercatino di Natale Am Hof. La musica natalizia e i canti corali creano l'atmosfera perfetta.
Innsbruck e il Tirolo

Immaginate le luci dell'albero di Natale che rivaleggiano con le tegole scintillanti del Tettuccio d'Oro, il profumo dei "Kiachln" (ciambelle calde con crauti) appena fatti e il suono dei tradizionali canti natalizi. Questo è il Natale a Innsbruck.
Ogni Avvento nella parte storica di Innsbruck, di fronte al famoso Tettuccio d'Oro e circondati da facciate medievali splendidamente conservate, vi imbatterete nel Mercatino di Natale della Città Vecchia (dal 15 novembre al 23 dicembre). Passeggiando per il mercatino, troverete ornamenti natalizi, oggetti di artigianato e altre prelibatezze invernali. Piatti tradizionali come il Kiachln e un boccale di Glühwein (vin brulé) vi riscalderanno mentre vi mescolate alla gente del posto e fate nuove amicizie. La principale via dello shopping di Innsbruck torna a stupire i visitatori con il mercatino di Natale di Maria Theresien Straße. Il moderno design natalizio e un'eccitante gamma di souvenir completano la tradizionale offerta del mercatino di Natale (dal 25 novembre al 6 gennaio). Il Mercatino di Natale nella Marktplatz (Piazza del Mercato) farà la gioia di tutta la famiglia. La giostra, lo zoo e molte altre attrazioni fanno brillare gli occhi dei bambini, mentre i genitori possono curiosare tra i bellissimi regali e assaggiare le gustose specialità regionali (dal 15 novembre al 23 dicembre). La linea della funicolare promette di rendere il vostro viaggio verso il Mercatino di Natale di Hungerburg un'avventura panoramica. Una volta in cima, non solo vi garantirà una vista mozzafiato di Innsbruck e dei suoi dintorni, ma anche tante prelibatezze culinarie e una vasta gamma di souvenir natalizi (dal 25 novembre al 6 gennaio).
Dresda: la città del Natale

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Lo Striezelmarkt non è assolutamente l'unica cosa che la città di Dresda ha da offrire. Un gran numero di mercati piccoli e grandi sono distribuiti in tutta la città. Ognuno di essi ha sviluppato il proprio fascino e il proprio carattere individuale nel corso degli anni. Un intero "miglio natalizio" si estende lungo Prager Straße fino all'altra sponda del fiume Elba. Gli abitanti di Dresda amano il loro Striezelmarkt. Dal 1434, il mercato ha conservato il suo carattere distintivo nonostante alcuni cambiamenti. La piramide a gradoni dell'Erzgebirge più grande del mondo, entrata nel Guinness dei primati nel 1999, è alta 14,62 metri ed è visibile in lungo e in largo. Più di 2,5 milioni di persone visitano ogni anno la romantica piazza Altmarkt. Il mercatino di Natale sulla Prager Straße rappresenta l'ingresso meridionale alla città natalizia di Dresda e invita a passeggiare sul più noto viale dello shopping della città. Il mercatino, che dal 2012 si chiama "Luci d'inverno di Dresda", pone al primo posto le luminarie accanto a numerosi stand di vendita con specialità regionali di Dresda e dintorni. L'albero di Natale, alto 15 metri, è illuminato in modo fantastico e l'intero spettacolo ha una cornice musicale ogni sera. Un "mondo di luci invernali" incanta i bambini e gli adulti. La casa di Babbo Natale si trova sotto le scale trasversali. Due giostre per bambini rustiche per i piccoli visitatori sono costruite nella parte centrale del mercato, accanto all'Hotel Pullman. Una gita per lo shopping natalizio passa anche per il tradizionale mercatino di Natale presso la Frauenkirche. Nella Münzgasse si vendono prodotti tradizionali come ceramiche, oggetti in vetro e pizzi della regione del Vogtland. La piramide scalabile alta otto metri, ricoperta di statuine di legno fatte a mano, è l'attrazione principale di questo piccolo mercato. Per colmare l'attesa del Natale dei più piccoli, Babbo Natale arriva ogni giorno dalle 16 e ha una sorpresa per ogni bambino. Un vero e proprio spettacolo si presenta ai visitatori tra le mura del Palazzo Reale di Dresda durante il Festival dell'Avvento di Stallhof. Gli artigiani delle corporazioni presentano i loro prodotti in un'atmosfera storica e molto tradizionale. Giocolieri e suonatori offrono intrattenimento. Oltre alle insolite prelibatezze culinarie offerte ogni anno, anche il bagno pubblico è molto popolare. Dispone di due gigantesche vasche di legno in cui fino a otto persone possono rispettivamente fare un bagno caldo.
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Da Levico Terme ad Arezzo, da Pacentro a Matera, ecco dove andare ad ammirare alcuni dei più caratteristici mercatini natalizi in Italia.Il clima di festa si respira anche in Europa. A Londra torna il Winter Wonderland, Dresda si riempie di luci e profumi di vini speziati e dolci.Lo speciale contiene due articoli.Manca un mese a Natale e gran parte di borghi e città – nonostante le restrizioni energetiche – è già vestita a festa. Poco importa se alcuni comuni opteranno per l’accensione delle luci all’interno di strette fasce orarie; se ci pensiamo bene, gli addobbi tipici del Natale italiano fanno incetta da sempre di frutta ed elementi della natura, come i rami, le pigne o la paglia per il presepe. Le luci danno il tocco di magia finale, ma non rappresentano in toto la tradizione.Per non parlare dei mercatini, che da anni, ormai, accompagnano tutto il periodo delle Feste già da novembre, e non solo nelle regioni più a Nord.Insomma, se è vero che il Natale è dentro di noi, non scoraggiamoci di fronte a una possibile austerity dicembrina, ma andiamo in cerca dei mercatini e di tutto ciò che rappresenta questo periodo magico.Levico Terme (TN)Levico val bene una visita a prescindere. Uno dei suoi simboli è il parco delle terme (chiamato Parco Asburgico) nelle cui acque minerali arsenico-ferruginose è possibile sollazzarsi dopo una giornata all’aperto.È proprio nel parco secolare degli Asburgo che si tengono i suggestivi mercatini di Natale, solitamente ammantati dalla neve e resi ancor più interessanti dalle rievocazioni storiche che riportano in vita i personaggi dell’antica famiglia reale, anche attraverso il Gran Ballo in Piazza della Chiesa, che riporta i visitatori ai tempi dell’imperatrice Sissi.I mercatini sono già partiti e chiuderanno solo il 6 gennaio. I giorni di apertura di novembre sono il 25, 26 e 27. A dicembre è possibile visitarli dal 2 all’11, ma anche il 16, il 17, il 18 e il 24. Dal 26 al 6 gennaio, invece, sono aperti tutti i giorni.L’orario è sempre quello che va dalle 10.00 alle 19.00.DormireHotel Due Spade, Via Nazionale 41, Folgaria: tipico albergo di montagna, caratterizzato da atmosfera e attenzione al cliente;Hotel Scoiattolo, Via del Bedolè 12, Baselga di Piné: location e cucina ottime.MangiarePassaparola, Via Garibaldi 99, Levico Terme: ambiente caloroso e piatti tipici dalle porzioni abbondanti;Ristorante Pizzeria El Filò, Viale Stazione 64, Levico Terme: terrazza con vista sulle montagne circostanti e pizza dall’ottimo impasto (da provare quello ai semi misti).ArezzoArezzo è una città ancora poco conosciuta, oscurata com’è da Firenze e Siena, a lei relativamente vicine. Peccato, perché trasuda arte e storia da tutti i pori e da qualche anno è anche sede di un mercatino davvero suggestivo.È come trovarsi in Toscana e, contemporaneamente, in Tirolo. Sì, perché a gestire le oltre 30 bancarelle sono sia tirolesi che nordeuropei. Non sembrerà quindi troppo strano acquistare nella città del Vasari prodotti come stelle alpine, studel e pantofole tipiche dei mercatini del nord.Il Villaggio Tirolese si trova in Piazza Grande, illuminata da luci e colori della manifestazione Big Lights. Ma il Natale aretino prevede anche il Babbo Natale più illuminato del mondo (all’interno del Palazzo di Fraternita) e il Villaggio Lego in tema.I mercatini di Arezzo saranno aperti il 25-26 e 27 novembre, il 2-3-4-8-9-10-11-16-17-18-23 e 26 dicembre dalle 10.00 alle 21.00. Sarà invece possibile visitarli dalle 15.00 alle 21.00 nei giorni 1-15 e 25 dicembre dalle 15.00 alle 21.00.DormireTinaia, Località Palaia, Anghiari (AR): se non amate la città, allora questa casa vacanze immersa nel verde è l’ideale. E poi Anghiari è un borgo stupendo;iConic Resort & Grand Spa, Via Andrea della Robbia, Arezzo: struttura moderna, romantica e a due passi dalla città.MangiareTeorema del Gusto, Via Dè Cenci 17, Arezzo: ottimi i pici al ragù di cinghiale;Brasserie Del Vicolo, Via della Madonna del Prato 36: qui va provata la fiorentina.Pacentro (AQ)Siamo in uno dei borghi più belli d’Italia, in pieno parco nazionale della Majella; un luogo che non può non essere natalizio.Qui i mercatini si tengono solo nel weekend del 10-11 dicembre e le bancarelle scendono a 50, ma non significa che l’evento non sia magico. Artisti e artigiani espongono le loro opere anche all’interno dei portoni delle case, rendendo il borgo una sorta di presepe vivente.Non mancheranno stand enogastronomici, cioccolata calda e vin brulè, ma nemmeno la classica Casa di Babbo Natale.I mercatini saranno aperti dalle 10.00 alle 22.00.DormireBed and Breakfast San Marco Pacentro, Via San Marco 8, Pacentro: appartamento molto semplice, ma dotato di tutto;Medieval Village of Pacentro, Via Franco Lattanzio Vico II, Pacentro: per assaporare l’atmosfera di casa.MangiareFonte Romana Bar Ristorante, Via Caramanico, Pacentro: immerso in una faggeta, propone – tra le altre cose – arrosti buonissimi;Posta Pacentrana, Via Vetoli 1, Pacentro: vista bellissima e ottime tagliatelle al ragù d’agnello.MateraNon è possibile concludere senza menzionare Matera, una città che è già di per sé un presepe vivente, tanto è suggestiva.Alla sua bellezza mistica e arcana vanno aggiunti i mercatini di Natale, che avranno luogo dal 3 dicembre al 6 gennaio. Il Matera Christmas Village verrà allestito in Piazza Vittorio Veneto: in questa cornice sarà possibile ammirare (o acquistare) prodotti tipici come i fischietti in terracotta, assistere a spettacoli musicali e ascoltare poetici canti natalizi.DormireEnotrio, Via San Vito 5, Matera: è un Sasso ristrutturato, centrale e dotato di camere accessoriate;Casenelcuore – Holiday Rooms, Via Santo Stefano 64, Matera: originalissime, dotate di tutto e curate nei minimi dettagli.MangiareTrattoria del Caveoso, Via Bruno Buozzi 21, Matera: prodotti a km 0 in un luogo inserito meravigliosamente tra i Sassi di Matera;Osteria Al Casale, Via Madonna delle Virtù 29, Matera: panoramico e con piatti ottimi, come il cosciotto di maiale con mandorle e prugne.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/natale-all-insegna-dei-mercatini-guida-ai-piu-caratteristici-2658829074.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="londra-il-winter-wonderland" data-post-id="2658829074" data-published-at="1670251995" data-use-pagination="False"> Londra: il Winter Wonderland Winter Wonderland Press Office Il Grinch avrebbe un bel da fare a rubare tutto il Natale dall'enorme tributo di Hyde Park al divertimento natalizio. L'evento annuale preferito dagli amanti del Natale, tornerà per la sua quindicesima edizione nel 2022. L'ingresso al Winter Wonderland è gratuito nelle ore non di punta, mentre nelle ore di punta e di sera è di 5 o 7,50 sterline. All'interno di questo immenso parco di divertimenti si può andare alla scoperta di giostre illuminate, di una Santa Land a misura di bambino (compresa la grotta di Babbo Natale) e di pittoreschi mercatini di Natale. È una vera delizia per chiunque voglia entrare nello spirito festivo, a patto che siate pronti a sentire senza un minuto di sosta tutte le più celebri canzoni natalizie mentre gironzolate tra gli stand della fiera.Tra i punti di forza dell'annuale festa natalizia di Hyde Park ci sono i circhi e la più grande pista di pattinaggio all'aperto del Regno Unito, che circonda la tribuna vittoriana ed è illuminata da oltre 100.000 luci. C'è anche il Real Ice Slide, laboratori di scultura del ghiaccio e un villaggio bavarese in stile tedesco, pieno di bistecche e musica dal vivo. Le consuete montagne russe e le giostre da luna park faranno la felicità degli amanti del brivido. Una buona alternativa per chi preferisce rimanere su un terreno solido è la selezione di bar a tema con fuochi veri, ad eccezione del Bar Ice (per ovvie ragioni strutturali) dove anche i bicchieri da cui si beve sono fatti di ghiaccio.Se volete pattinare, sappiate che non c'è un'età minima per i pattinatori, ma i minori di 12 anni devono essere accompagnati da qualcuno che abbia almeno 16 anni e i pattini più piccoli che si possono noleggiare sono della misura 9 per bambini (quelli per adulti arrivano fino alla misura 13). È possibile utilizzare i propri pattini, purché non siano pattini da velocità. Le persone in sedia a rotelle sono benvenute sul ghiaccio. Ci sono anche guide sul ghiaccio che possono occuparsi di gruppi fino a 15 pattinatori alla volta (a pagamento). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/natale-all-insegna-dei-mercatini-guida-ai-piu-caratteristici-2658829074.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="vienna-il-christmas-market" data-post-id="2658829074" data-published-at="1670251995" data-use-pagination="False"> Vienna: il Christmas market Vienna Tourism Board Da metà novembre a Natale, le piazze più belle di Vienna si trasformano nuovamente in magici mercatini. L'aroma dei dolci natalizi, del punch caldo e delle mandorle tostate aleggia nell'aria. La Città Vecchia e le vie dello shopping sono decorate con luci festose che diffondono l'allegria del Natale a Vienna. Un'alta porta ad arco con candele accoglie i visitatori all'ingresso del Mercatino di Natale viennese nella Piazza del Municipio. Il tradizionale Mercatino di Natale offre regali di Natale, decorazioni per l'albero di Natale, artigianato, specialità culinarie, dolciumi e bevande riscaldanti. Al Vienna Ice World del Mercatino di Natale, i pattinatori di ghiaccio possono indossare i loro pattini e fare il giro del parco del Municipio romanticamente illuminato. Un'attrazione speciale per le coppie di innamorati è l'albero dei cuori. Per i bambini, c'è una giostra a più livelli alta 12 metri e nel parco un mondo natalizio con treno delle renne, percorso dei presepi, chalet per bambini e un'apposita pista di pattinaggio.Non lontano da qui si trova il Villaggio di Natale in Maria-Theresien-Platz, tra il Kunsthistorisches Museum Vienna e il Naturhistorisches Museum Vienna. Qui, durante l'Avvento, vengono allestite oltre 70 bancarelle che offrono prodotti artigianali tradizionali e idee regalo originali. Anche il romantico Villaggio di Natale nel Campus universitario è un punto d'incontro molto popolare durante il periodo che precede il Natale, soprattutto per gli studenti. Con una ferrovia per bambini e una giostra d'altri tempi, il mercatino di Natale del Campus è un grande successo per le famiglie. Sono disponibili anche due piste da curling.L'Antico Mercatino di Natale Viennese sulla Freyung, nel centro della città, è all'insegna della tradizione. Già nel 1772 qui si teneva un mercatino di Natale; oggi è un luogo dove acquistare oggetti di artigianato, decorazioni in vetro, presepi tradizionali e ceramiche. Dalle 16.00 la piazza è animata da una festosa musica d'Avvento. I prodotti artigianali di alta qualità possono essere acquistati anche un paio di passi più avanti, al mercatino di Natale Am Hof. La musica natalizia e i canti corali creano l'atmosfera perfetta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/natale-all-insegna-dei-mercatini-guida-ai-piu-caratteristici-2658829074.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="innsbruck-e-il-tirolo" data-post-id="2658829074" data-published-at="1670251995" data-use-pagination="False"> Innsbruck e il Tirolo Immaginate le luci dell'albero di Natale che rivaleggiano con le tegole scintillanti del Tettuccio d'Oro, il profumo dei "Kiachln" (ciambelle calde con crauti) appena fatti e il suono dei tradizionali canti natalizi. Questo è il Natale a Innsbruck. Ogni Avvento nella parte storica di Innsbruck, di fronte al famoso Tettuccio d'Oro e circondati da facciate medievali splendidamente conservate, vi imbatterete nel Mercatino di Natale della Città Vecchia (dal 15 novembre al 23 dicembre). Passeggiando per il mercatino, troverete ornamenti natalizi, oggetti di artigianato e altre prelibatezze invernali. Piatti tradizionali come il Kiachln e un boccale di Glühwein (vin brulé) vi riscalderanno mentre vi mescolate alla gente del posto e fate nuove amicizie. La principale via dello shopping di Innsbruck torna a stupire i visitatori con il mercatino di Natale di Maria Theresien Straße. Il moderno design natalizio e un'eccitante gamma di souvenir completano la tradizionale offerta del mercatino di Natale (dal 25 novembre al 6 gennaio). Il Mercatino di Natale nella Marktplatz (Piazza del Mercato) farà la gioia di tutta la famiglia. La giostra, lo zoo e molte altre attrazioni fanno brillare gli occhi dei bambini, mentre i genitori possono curiosare tra i bellissimi regali e assaggiare le gustose specialità regionali (dal 15 novembre al 23 dicembre). La linea della funicolare promette di rendere il vostro viaggio verso il Mercatino di Natale di Hungerburg un'avventura panoramica. Una volta in cima, non solo vi garantirà una vista mozzafiato di Innsbruck e dei suoi dintorni, ma anche tante prelibatezze culinarie e una vasta gamma di souvenir natalizi (dal 25 novembre al 6 gennaio). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/natale-all-insegna-dei-mercatini-guida-ai-piu-caratteristici-2658829074.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="dresda-la-citta-del-natale" data-post-id="2658829074" data-published-at="1670251995" data-use-pagination="False"> Dresda: la città del Natale Pixel Shaper Lo Striezelmarkt non è assolutamente l'unica cosa che la città di Dresda ha da offrire. Un gran numero di mercati piccoli e grandi sono distribuiti in tutta la città. Ognuno di essi ha sviluppato il proprio fascino e il proprio carattere individuale nel corso degli anni. Un intero "miglio natalizio" si estende lungo Prager Straße fino all'altra sponda del fiume Elba. Gli abitanti di Dresda amano il loro Striezelmarkt. Dal 1434, il mercato ha conservato il suo carattere distintivo nonostante alcuni cambiamenti. La piramide a gradoni dell'Erzgebirge più grande del mondo, entrata nel Guinness dei primati nel 1999, è alta 14,62 metri ed è visibile in lungo e in largo. Più di 2,5 milioni di persone visitano ogni anno la romantica piazza Altmarkt. Il mercatino di Natale sulla Prager Straße rappresenta l'ingresso meridionale alla città natalizia di Dresda e invita a passeggiare sul più noto viale dello shopping della città. Il mercatino, che dal 2012 si chiama "Luci d'inverno di Dresda", pone al primo posto le luminarie accanto a numerosi stand di vendita con specialità regionali di Dresda e dintorni. L'albero di Natale, alto 15 metri, è illuminato in modo fantastico e l'intero spettacolo ha una cornice musicale ogni sera. Un "mondo di luci invernali" incanta i bambini e gli adulti. La casa di Babbo Natale si trova sotto le scale trasversali. Due giostre per bambini rustiche per i piccoli visitatori sono costruite nella parte centrale del mercato, accanto all'Hotel Pullman. Una gita per lo shopping natalizio passa anche per il tradizionale mercatino di Natale presso la Frauenkirche. Nella Münzgasse si vendono prodotti tradizionali come ceramiche, oggetti in vetro e pizzi della regione del Vogtland. La piramide scalabile alta otto metri, ricoperta di statuine di legno fatte a mano, è l'attrazione principale di questo piccolo mercato. Per colmare l'attesa del Natale dei più piccoli, Babbo Natale arriva ogni giorno dalle 16 e ha una sorpresa per ogni bambino. Un vero e proprio spettacolo si presenta ai visitatori tra le mura del Palazzo Reale di Dresda durante il Festival dell'Avvento di Stallhof. Gli artigiani delle corporazioni presentano i loro prodotti in un'atmosfera storica e molto tradizionale. Giocolieri e suonatori offrono intrattenimento. Oltre alle insolite prelibatezze culinarie offerte ogni anno, anche il bagno pubblico è molto popolare. Dispone di due gigantesche vasche di legno in cui fino a otto persone possono rispettivamente fare un bagno caldo.
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È l’unica isola siciliana a non far parte di un arcipelago. Ottanta chilometri quadrati per 7.000 abitanti. È più vicina alla Tunisia, 70 chilometri, che alla Sicilia, centodieci.
Una posizione che, nel corso dei secoli, ha visto una ventina di popoli e civiltà diverse approdare alle sue coste, meno quelli addentratisi nell’interno, considerata la natura vulcanica del territorio. Per primi i misteriosi Sesioti, che con l’ossidania, vetro vulcanico naturale che si forma dal rapidissimo raffreddamento di lava ricca di silice, preparavano lame affilate di lance e coltelli. Sui fondali della baia di Scauri sono stati trovati importanti resti di ceramiche usate in cucina, vista la solida resistenza al calore dovuta al terreno lavico. Tracce importanti le hanno lasciate i Fenici, che hanno introdotto la coltivazione della vite ad alberello e, soprattutto, gli Arabi che, oltre a portare la coltivazione dell’ulivo, hanno perfezionato la lavorazione dell’uva, tanto che il termine zibibbo, che identifica il vino locale, deriva dall’arabo zaibib, uva passa. Di derivazione araba anche altri due simboli di Pantelleria giunti a noi, i dammusi, sorta di piccole case agricole, e i giardini panteschi, che andremo poi a scoprire.
Un altro paradosso dell’isola del vento deriva dal fatto che l’attività principale dei suoi abitanti, da sempre, è legata all’agricoltura e molto meno alla pesca. Per introdurre questo viaggio all’interno delle svariate bellezze di Pantelleria, meritano ampia citazione alcuni passaggi che gli ha dedicato Pier Luigi Petrillo, dal 2022 presidente dell’Organo degli esperti mondiali della convenzione Unesco per il Patrimonio culturale immateriale, primo italiano ad avere questo importante incarico. Segue Pantelleria da anni, tanto da aver curato, nel 2014, il riconoscimento Unesco alla coltivazione della vite ad alberello, la prima di tal genere riconosciuta ad una coltivazione agricola. In Racconti di vite, pubblicazione curata nel decennale di tale promozione, la testimonianza di Petrillo è ulteriore calamita per andare a scoprire questo piccolo grande gioiello consegnatoci dalla natura e dalla sua storia. «Pantelleria è più di una semplice isola. Le sue terre hanno respirato i venti di civiltà diverse che l’hanno trasformata in uno scrigno di magia e mistero. L’arte della viticoltura è un balletto ostinato tra la pianta e il terreno. Coltivare qui la terra è più di un mestiere, è una danza con le radici dell’anima. Qui i suoi abitanti coltivano la terra e i suoi prodotti con la consapevolezza di essere custodi di una eredità millenaria».
Sorge così una curiosità di andarla a scoprire in lievitazione continua, che trova degna sintesi nelle parole di Camilla Rocca: «Il mal di Pantelleria è un male sopito, sornione, che si può risvegliare in qualsiasi momento e si può curare in un unico modo: il ritorno». Iniziamo da una delle sue identità più conosciute, Isola del vento, un tributo donatole dagli Arabi posto che, a Pantelleria, la coltivazione non avviene per irrigazione, le piogge sono scarsissime (450 mm/anno contro i 2.000 delle pianure padane), ma si fa tesoro dell’umidità trasportata dal vento per averne nutrimento grazie ad architetture agricole come la vite ad alberello.
Il paesaggio dell’isola è caratterizzato da architetture rurali inconfondibili, i muretti di pietra, dove le singole parti sono tenute assieme con abile arte manuale, senza l’uso di malte o cementi. I muretti sono indispensabile cintura di sicurezza per la tenuta dei terrazzamenti, ovvero quelle piccole superfici piane realizzate in terreni a forte pendenza per poter realizzare l’indispensabile attività agricola. L’«Arte della costruzione in pietra a secco», Patrimonio Unesco dal 2018, è tradizione di otto Paesi dell’area prevalentemente mediterranea, ma di cui Pantelleria è indiscussa testimonianza più viva che mai, anche oggi, nella pratica quotidiana. In particolar modo nella coltivazione della vite ad alberello. La pianta vien posta all’interno di conche scavate nel terreno «come fossero delle culle». Dal ceppo di sviluppano, poi, delle branche, da sei a otto, dette «spalle» che vengono tenute all’interno della conca, con una doppia finalità. Da un lato proteggere la pianta dai forti venti che spirano dal mare e, con pari importanza, fare in modo che la pianta stessa tragga nutrimento dalla umidità che si concentra nella rugiada notturna che serve poi a resistere alla luce del sole per tutta la giornata. Anche perché, come ha ben sottolineato il biologo del Parco, Andrea Biddittu, «il vento fortissimo, a seconda della direzione, brucia, assieme al sole, ogni pianta che alzi troppo la testa».
In questo modo si sviluppa un frutto dall’elevata concentrazione zuccherina e dalla grande ricchezza aromatica. La produzione vinicola ha preso piede attorno alla metà dell’Ottocento, scoprendone via via le particolari caratteristiche, mentre prima la coltivazione era dedita prevalentemente alla vendita dell’uva. Una lavorazione complessa che vede gli acini messi prima ad essiccare negli stinnituri, delle piastre dedicate, ricoperti con un panno di notte per preservarli dall’umidità. Completata questa prima fase, gli acini venivano immersi nel mosto fresco cui cedevano tutti gli zuccheri conservati nell’appassimento e da lì, poi, l’affinamento.
Passito di Pantelleria che rientra nella categoria dei vini eroici, ovvero quelli prodotti in territori dove la sfida con la natura è costante e tenace. A Pantelleria quella dello zibibbo e dei suoi custodi è una sfida triplicamente eroica. Si combattono, in contemporanea, il vento impetuoso, l’assenza d’acqua, le pendenze, rese gestibili grazie alla presenza dei terrazzamenti e dei muretti a loro sostegno. La raccolta avviene rigorosamente a mano, grazie a personale specializzato e grazie anche a un sostegno dedicato ai piccoli produttori da parte del Consorzio, in modo da salvaguardarli da un mercato che, spesso, li rendeva passivi a regole stabilite altrove. E grazie anche all’interessamento che, via via, ha visto coinvolti produttori di lunga esperienza che hanno intuito in Pantelleria una intrigante sfida per valorizzare prodotto e territorio. Un esempio per tutti è Donnafugata, della famiglia Rallo. Le origini a Marsala, ma via via diffusa in altri luoghi della loro splendida Sicilia, dall’Etna a Pantelleria, appunto.
Nelle tenute dell’isola, i Rallo hanno sviluppato un interessantissimo «Cammino di Kamma» che conduce il visitatore curioso a scoprire le mille bellezze del luogo, dai terrazzamenti con i loro muretti a secco ad un’area panoramica in cui si possono vedere anche le piccole coltivazioni di erbe e aromi: menta e origano eccellenze assolute. Dal 2016 il Comune di Pantelleria si è attivato per incuriosire il turista a volgere lo sguardo dal pur affascinante blu del Mediterraneo, alle multiformi bellezze dell’isola, ad esempio con «L’itinerario della strada della vite ad alberello». Oltre una trentina di chilometri in cui si entra nell’anima più profonda dell’isola, senza distogliere lo sguardo dagli affascinanti panorami che i suoi declivi sanno offrire. Un impegno tale, quello dei coltivatori di zibibbo e del conseguente passito, che richiede un monte ore complessivo superiore di ben tre volte a quanto richiesto a pari colleghi nel continente.
Ma se vi soffermate al calice con l’occhio indagatore, l’olfatto sulle ventitrè e le papille ad applaudire il finale capirete come venire ad assaggiare questa creatura di Bacco nella sua culla nativa, valga il viaggio.
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Imprenditore visionario e osservatore attento dei cambiamenti nei consumi, Fusco racconta come un brand nato per un pubblico adulto sia riuscito a diventare un oggetto del desiderio per i giovanissimi. Tra l’evoluzione del piumino, il successo del total look, i mercati internazionali e il rapporto con la famiglia americana proprietaria del marchio, emerge il ritratto di un’azienda che continua a crescere senza perdere la propria identità.
Partiamo da un’immagine molto concreta: tantissimi ragazzi con una giacca Blauer. Ve lo aspettavate?
«Sinceramente no. Fino a qualche anno fa il nostro target era tra i 25 e i 50 anni. Oggi, oltre a quel pubblico, siamo riusciti a conquistare ragazzi di 12, 13, 14 e 15 anni. È una fortuna enorme, perché il nostro mercato si è allargato tantissimo. Sono quelle cose che a volte succedono e che nemmeno tu riesci a spiegarti completamente».
Secondo lei qual è stato l’elemento che ha fatto diventare Blauer un marchio così desiderato dai più giovani?
«Credo sia un insieme di fattori: qualità, prezzo e leggerezza del prodotto. Noi abbiamo realizzato capi molto leggeri ma estremamente caldi grazie alla piuma. Poi è chiaro che la moda oggi passa anche attraverso chi indossa certi prodotti. Personaggi dello spettacolo, influencer, persone che i ragazzi vedono e prendono come riferimento. Piaccia o no, oggi funziona così».
Il piumino è ancora il simbolo di Blauer. Eppure stiamo parlando di un capo che continua a evolversi.
«Assolutamente. Io paragono il piumino al denim. Il jeans ha avuto alti e bassi ma non è mai passato di moda. Il piumino è uguale. Qual è l’alternativa? Un cappotto, un parka, una pelliccia sintetica. Ma per praticità e comodità resta un capo insostituibile».
Oggi però il piumino non è più soltanto un prodotto invernale.
«Infatti. Da anni lavoriamo su pesi diversi. Ci sono piumini leggerissimi che possono sostituire un golfino nelle sere d’estate o essere utilissimi in barca, al mare o quando cambia improvvisamente il tempo. Sono capi che ti salvano la giornata. E quelli più leggeri diventano davvero quattro stagioni: in inverno li metti sotto un cappotto, in estate li porti con te in borsa».
La leggerezza e la praticità sembrano essere diventate caratteristiche fondamentali.
«Sì, e noi siamo stati tra i primi a crederci. Abbiamo introdotto anche i sacchettini per riporre e comprimere i piumini. Oggi è una pratica diffusa, ma allora era una novità. Alla fine il cliente apprezza soprattutto il servizio e la funzionalità che gli offri».
Negli anni Blauer è diventato molto più di un marchio di outerwear. Quanto conta oggi il total look?
«Conta tantissimo. In estate vendere solo giubbotti sarebbe molto complicato. Quando fa caldo le persone acquistano t-shirt, polo, pantaloni leggeri, bermuda. Il total look ci permette di avere una continuità di business durante tutto l’anno e di bilanciare la stagionalità del prodotto».
C’è anche un equilibrio sempre maggiore tra uomo e donna.
«Sì, oggi siamo praticamente arrivati a un 50% uomo e 50% donna. È un risultato molto importante e ci aiuta ad avere una clientela ancora più ampia».
Quali sono oggi i mercati più dinamici per Blauer?
«L’Italia continua a darci grandi soddisfazioni. Stanno andando molto bene anche Germania e Austria. Sono partite fortissimo Spagna e Portogallo e vediamo risultati interessanti anche in Polonia e Repubblica Ceca. Al contrario, Francia, Belgio e Olanda stanno vivendo una fase un po’ più complicata».
Il mercato però sta cambiando rapidamente.
«Sì, ed è inutile nasconderlo. La crisi si sente e i negozi lavorano meno rispetto al passato. Ma è cambiato anche il modo di spendere. I giovani acquistano molto online e spesso preferiscono investire il loro denaro in esperienze, viaggi, weekend o momenti di socialità piuttosto che in un capo d’abbigliamento».
Nonostante questo continuate a crescere.
«Fortunatamente sì. Chiuderemo l’anno con un incremento intorno al 12%. Restiamo ottimisti anche per il futuro. Certo, siamo consapevoli che il mercato sia più difficile rispetto a qualche anno fa, ma siamo un’azienda sana e questo ci permette di affrontare eventuali momenti complicati con serenità».
Blauer oggi è ancora condivisa con la proprietà americana. Qual è il vostro obiettivo?
«Oggi il marchio è al 50% nostro e al 50% della famiglia americana Blauer. L’obiettivo, naturalmente, sarebbe arrivare a possederlo completamente. Dopo venticinque anni di lavoro sarebbe una soddisfazione importante».
A che punto siete?
«Stiamo lavorando. Non è soltanto una questione economica. La famiglia Blauer esiste dal 1936 e tiene molto alla tutela del nome. Vogliono essere certi che il marchio rimanga nelle mani giuste. È una preoccupazione che capisco e rispetto».
E il rapporto personale com’è?
«Molto buono. Mi hanno sempre detto una cosa che considero un grande complimento: “Tu sei il Blauer italiano”. Dopo venticinque anni di lavoro insieme significa sentirsi parte della stessa famiglia. E forse è proprio questa la chiave del successo di Blauer: un marchio capace di rimanere fedele alle proprie radici, continuando però a parlare linguaggi nuovi. Tanto da conquistare chi ha 50 anni come chi ne ha appena 15».
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Allo stesso tempo, la statistica è una scienza e serve proprio a osservare fenomeni collettivi, individuare tendenze e comprendere problemi reali. Se alcuni dati mostrano che determinati fenomeni criminali, sociali o di radicalizzazione sono più frequenti in specifici gruppi religiosi rispetto ad altri, discuterne non significa essere razzisti o prevenuti: significa confrontarsi con la realtà.
Il punto cruciale è distinguere tra l’analisi di un fenomeno e il giudizio indiscriminato sulle persone che appartengono a una determinata comunità. Le regole ideologiche e spirituali di questa comunità devono essere conosciute ed esaminate, nell’ipotesi che siano la causa della maggiore problematicità. La problematicità, l’aggressività, l’odio non nascono dalla miseria e dall’emarginazione, queste semplificazioni sono insegnate come vere nelle facoltà di psicologia e sociologia e imposte come il verbo dalle élite politiche, culturali e purtroppo anche ecclesiastiche. Si tratta di un falso.
Le minoranze cristiane nei Paesi islamici non sono solo «discriminate ed emarginate», sono perseguitate col ferro e col fuoco, col ventre delle madri sventrati, le bambine stuprate a morte, i bambini uccisi o venduti. Queste minoranze hanno tassi di criminalità bassissimi. Poche minoranze sono state discriminate come gli armeni in Turchia durante la prima guerra mondiale e gli ebrei nel Terzo Reich, la discriminazione consisteva nell’ammazzarli in maniera atroce, eppure nessuno dei pochi sopravvissuti di queste comunità ha sviluppato comportamenti criminali, ma la sentenza del comportamento criminale come reazione a una qualche torto subito continua a tenere banco indisturbata. È un’assoluta bestialità: i veri perseguitati hanno un profilo basso. La protervia è propria dei padroni, e degli aspiranti tali. Dal punto di vista sociologico è evidente che l’assioma «i violenti sono violenti in quanto emarginati», è falso, mentre è vero il contrario. «I violenti sono emarginati in quanto violenti». E soprattutto, persone che rifiutano deridendo ogni ordine sociale, per quale incredibile magia dovrebbero non restare emarginati? È indispensabile che tutti conoscano le parti più violente del Corano, così da rendersi conto che la violenza islamica non è reattiva, ma costituzionale. Per quanto riguarda il terrorismo, sta aumentando: è emblematico il caso della Francia. Il 7 gennaio 2015, alle 11:30 del mattino, due uomini armati fanno irruzione nella redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. In pochi minuti aprono il fuoco contro giornalisti, vignettisti e agenti di polizia. Dodici persone vengono uccise. I responsabili, i fratelli Saïd e Chérif Kouachi, non erano sconosciuti alle autorità francesi: erano già stati arrestati, processati e condannati per attività legate all’estremismo islamista. Eppure erano tornati in libertà e avevano potuto preparare uno degli attentati più scioccanti della storia recente della Francia. Dieci mesi dopo, il 13 novembre 2015, il Paese viene nuovamente colpito. Tre gruppi di terroristi si dirigono verso il cuore della capitale e attaccano quasi simultaneamente sei obiettivi diversi. Le esplosioni e le sparatorie trasformano una normale serata parigina in un incubo. Il bilancio finale è devastante: 130 morti e centinaia di feriti. Gli attacchi colpiscono il teatro Bataclan, diversi café e ristoranti tra il decimo e l’undicesimo arrondissement e l’area esterna dello Stade de France, dove si stava disputando una partita internazionale. Ancora una volta emerge un elemento inquietante: molti degli attentatori erano già noti ai servizi di sicurezza e avevano alle spalle precedenti legati alla radicalizzazione.
Il 2015 rappresenta per la Francia un anno spartiacque. È il momento in cui il Paese prende definitivamente coscienza che la minaccia jihadista non arriva soltanto dall’esterno, ma può nascere e svilupparsi all’interno delle stesse società europee. I fratelli Kouachi erano francesi, cresciuti a Parigi. Abdelhamid Abaaoud, considerato il coordinatore operativo degli attentati del 13 novembre, era nato e cresciuto in Belgio. Samy Amimour, uno degli uomini che parteciparono alla strage del Bataclan, aveva lavorato per oltre un anno come conducente della metropolitana parigina. Bilal Hadfi, appena ventenne, conduceva apparentemente una vita simile a quella di tanti suoi coetanei europei e pubblicava fotografie in costume da bagno vicino a una piscina pochi mesi prima di farsi esplodere nei pressi dello Stade de France.
Questa è la storia dell’anno più sanguinoso vissuto dalla Francia dalla fine della Seconda guerra mondiale. Due attentati separati da dieci mesi, centinaia di vittime e una ferita che ancora oggi non si è completamente rimarginata. Ma è anche la storia di una domanda che continua a dividere il dibattito pubblico francese ed europeo: come è possibile che giovani cresciuti nelle nostre città, educati nelle nostre scuole e inseriti nelle nostre società abbiano deciso di rivolgere le armi contro i propri concittadini?
Se non si conosce il Corano, questa domanda resta senza risposta. Il problema è che non si tratta solo di terrorismo, il terrorismo è la punta di enorme iceberg, e l’iceberg è la violenza spicciola quotidiana. Si tratta della violenza esistenziale dello studente che accoltella il docente dopo aver posizionato il cellulare per riprenderlo e bearsene con i compagni, delle aggressioni continue, gli stupri, l’immenso piacere del vandalismo.
A questo quadro si aggiungono i recenti e violenti disordini che hanno interessato Parigi e altre città francesi, dove episodi di guerriglia urbana, incendi, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine hanno riportato al centro del dibattito il tema dell’integrazione, della sicurezza e delle tensioni sociali presenti in alcune aree urbane. Qualsiasi scusa, una partita, vinta, una partita persa, è una scusa sufficiente a scatenare un inferno di cui nessuno chiederà conto, se non con la solita lagna: occorre più integrazione, dobbiamo amarli di più, essere più servili. Gli eventi sportivi e calcistici, che dovrebbero rappresentare momenti di aggregazione e appartenenza comune, sono diventati puntualmente il pretesto per esplosioni di violenza collettiva. Fenomeni teoricamente diversi tra loro, in realtà sempre uguali, alimentano una riflessione più ampia sulla capacità delle società europee di affrontare un odio culturale e identitario di tipo religioso, che si cerca di negare camuffandolo da problema sociologico.
Qualcuno può pensare che i protagonisti appartengano a una minoranza discriminata? I protagonisti sono islamici e disprezzano profondamente i non islamici. Gli islamici, tutti, considerano gli infedeli, tutti, kafir, esseri inferiori, è una prescrizione coranica. Se sono molto educati e se sono in una condizione di non poterlo manifestare, lo nascondono, ma non esiste un islamico che non consideri i kafir esseri inferiori, e che non trovi ripugnante ogni ordinamento giuridico dove essi abbiano gli stessi diritti di un musulmano. I kafir hanno diritto ad esistere solo da sottomessi, cioè dhimmi. Un fenomeno paradigmatico sono le violenze sui treni, capotreni aggrediti perché, benché kafir, esseri inferiori, si sono permessi di chiedere il biglietto, bande di nordafricani che assaltano un viaggiatore, depredandolo, picchiandolo e soprattutto umiliandolo, come un kafir essere inferiore merita, e bande di nordafricani che tengono in pugno un intero vagone. Questi episodi non vengono sanzionati, come se nessun reato fosse stato commesso. L’analisi dei dati mostra che noi siamo una maggioranza discriminata. E una maggioranza può essere discriminata solo se, magari senza saperlo, è sotto occupazione militare. La disparità di trattamento riservata da magistrati e giornalisti ai reati compiuti dagli italiani rispetto a quelli compiuti dagli islamici è plateale. Per questo è così fondamentale svegliare l’Europa e l’Italia dall’anestesia, perché a ogni funzionario, ogni insegnante, ogni uomo politico siano note le parti del Corano che rendono gli islamici degni solo di essere i nostri padroni e noi degni solo di essere loro servi. Tra gli islamici ci sono innumerevoli persone che vorrebbero convertirsi, che vorrebbero essere liberi. Abbiamo già gli esempi straordinari di Hirsi Alì e Magdi Cristiano Allam. La nostra vigliaccheria li rende tragicamente soggetti alla violenza contro gli apostati anche qui.
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Trevaillon (Ansa)
Perché il mondo progressista e una parte del mondo cattolico non hanno colto la potente spinta innovativa e valoriale della sfida off grid di Nathan e Catherine, limitandosi a una generica solidarietà umana e sostenendo la deriva giudiziaria di una faccenda che, nel sentire degli italiani, appare come uno strappo troppo doloroso? Perché il mondo degli intellettuali ha sottovalutato la portata rivoluzionaria del laboratorio off grid della famiglia Trevallion-Birmimgham (già i cognomi sono due perché qui proprio il patriarcato non c’è)? Provo a riassumere la sfida off grid di Nathan e Catherine e ditemi se questo non è un programma politico progressista e francescano.
Nei tanti colloqui con Nathan e Catherine, ho ricostruito la loro straordinaria storia di viandanti inquieti del mondo. Non hanno nascosto le contraddizioni, le incompiutezze, le difficoltà e la consapevolezza che questo percorso non è affatto concluso. Ma la meta del percorso è ben definita: il pacifismo estremo e la rinuncia al conflitto come forma di autoaffermazione, l’ambientalismo radicale vissuto in prima persona e senza proclami, la ricerca dell’armonia e del rispetto totale della natura, la lotta allo spreco delle risorse e dell’acqua, la totale rinuncia allo sfruttamento della Terra, la scelta di costruire relazioni compassionevoli e non giudicanti, l’unità della famiglia, l’amore per i figli, il digital detox e la rinuncia a modelli educativi fondati sullo schema giudizio-punizione-ricompensa, la non sottomissione alla schiavitù del danaro, del profitto, dell’effimero e del successo, l’aiuto reciproco, la ricchezza dei legami e delle relazioni, la cooperazione, la consapevolezza informata, la libertà di scelta e l’assecondare le inclinazioni e i talenti dei figli, la totale uguaglianza nell’educazione di maschi e femmine senza distinzione del genere, la spiritualità e la scintilla del divino.
Ecco, questa è la sfida. Catherine e Nathan hanno scelto questa meta e la loro vita familiare era, prima dell’intervento clamoroso dei servizi sociali, un laboratorio, ancora imperfetto, ma un laboratorio coraggioso verso una nuova umanità, verso quella meta che abbiamo appena sintetizzato. Un laboratorio che andava rispettato, compreso, sostenuto, incoraggiato e accompagnato. Un laboratorio per nulla improvvisato. Se la loro straordinaria storia fosse stata ascoltata, avremmo difeso quel laboratorio. Non vi sembra che questo laboratorio abbia la potenzialità di sfidare la nostra società tecnocratica, ingiusta e diseguale, narcisistica e schiava dell’esteriorità, sottomessa al dio danaro e clamorosamente fondata sul censo, crudele e bullizzante e per niente compassionevole, incessante e veloce senza alcun rispetto dell’armonia della natura, surriscaldata, ignorante e in guerra permanente?
Perché il mondo progressista, cattolico e intellettuale ha fatto finta di non capire che per lo sviluppo di un bimbo sano, consapevole e dotato di pensiero critico il laboratorio di Nathan e Catherine sarebbe stato una sfida da accogliere? Perché abbiamo fatto finta di non capire che questa sfida avrebbe necessitato di altre risposte, non giudiziarie?
I bambini hanno diritto innanzitutto a essere amati. Sì, anche all’istruzione: ma questa sfida mette in discussione la nostra scuola, che è diventata un ambiente pericoloso e bullizzante. Siamo sicuri che la nostra scuola davvero garantisca istruzione e pensiero critico? Sì, hanno diritto anche alla socializzazione, ma questa sfida mette in discussione la crudeltà dei coltelli, delle bande dei minorenni, del bullismo e della dipendenza social. Al di là della vicenda giudiziaria e della rituale fiducia nelle istituzioni, non pensate che sia giusto rivalutare la portata della sfida off grid o va bene soffocarla nelle relazioni del servizio sociale o nelle ordinanze del Tribunale?
Psichiatra e consulente della famiglia del bosco
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