True
2018-07-17
Macché Francia «aperta»: la festa multiculturale finisce con spari e feriti
Ansa
Le jour de gloire est arrivé, quanto agli enfants de la patrie, i figli della patria, c'è molto da discutere. Perché la nazionale francese che ieri ha sfilato in una Parigi blindata di ritorno dal trionfo di Mosca, è di fatto una legione straniera costruita con il reclutamento forzato dei giovani delle banlieue, ai quali l'integrazione francese offre una sola prospettiva: o sei bravo a giocare a calcio o t'arrangi. Così, se i borghesi bianchi gonfiano il petto per le gesta di questi figli delle colonie, i giovani immigrati si gonfiano di rabbia. E domenica sera, nel giorno della gloria, mentre risuonavano le note della Marsigliese, a fare da contrappunto ci sono state le sirene della police, gli idranti, i lacrimogeni.
Les Champs-Élysées sono diventati non la strada che porta all'Arco di trionfo, ma un campo di battaglia e sono stati sgombrati dopo che centinaia di vandali arrivati dalle famose banlieue hanno devastato negozi, saccheggiato, ferito, picchiato. Hanno fatto incetta di vini e champagne, hanno sfondato vetrine, rapinato, razziato, picchiato poliziotti e sparato. Hanno sfogato la loro rabbia scandendo: «io sono algerino», «io sono tunisino», «io sono congolese». Tutto tranne che francese. Sono i casseur, ma sono del tutto simili a tre quarti dei bleus che hanno vinto il campionato del Mondo. Sono gli immigrati di seconda e terza generazione che de la patrie se ne fregano e lo fanno rivendicando e praticando la rabbia anticolonialista.
La Francia multietnica è una polveriera e l'immagine di Emmanuele Macron che si sbraccia allo stadio di Mosca è la plastica rappresentazione di un Paese costretto a essere euforico per nascondere i propri fallimenti, le proprie doppiezze e rozzezze. Che si sono manifestate perfino al Louvre, dove hanno vestito la Gioconda con il tricolore blu, bianco e rosso, che sono diventate gli atti vandalici che i francesi hanno compiuto a Roma devastando una fontana del Bernini in Campo de' fiori. E del resto come si fa a mettere insieme un radicato sciovinismo nazionalista, quella grandeur che la vittoria al campionato del mondo ha immediatamente resuscitato, con la presunta integrazione e la società multietnica? È un cortocircuito esplosivo che domenica sera ha messo a ferro e fuoco tutta la Francia e che un esercito di 110.000 agenti schierati in fretta e furia non è riuscito a controllare. Dopo Parigi sono state devastate Lione, Marsiglia, Ajaccio, Mentone, Rouen; ad Annecy c'è scappato il morto (un uomo si è tuffato in una fontana e ha battuto il capo) a Saint Felix pure (incidente stradale, pare che un uomo sia stato assediato mentre era alla guida di un'auto e sia finito contro un albero), i feriti in tutta la Francia sono centinaia, dei giornalisti a Nimes sono stati aggrediti perché filmavano le devastazioni.
Particolarmente critica la situazione a Nizza - come riferisce Nice Matin - dove sono state incendiate decine di auto, sono stati saccheggiati due centri commerciali, dove ci sono almeno 10 feriti di cui 4 gravissimi e tre bambini colpiti da coltellate e spari. Nizza è un luogo simbolo e la notte di festa per la vittoria francese si è trasformata nel ricordo vivo di un incubo. Non è un caso però che i maggiori disordini siano scoppiati oltreché a Parigi in Provenza e nel Nord, sono le roccaforti del Front National di Marine LePen dove la vittoria dei bleus è stata l'occasione per un regolamento di conti da parte degli immigrati.
I francesi che gioiscono per la vittoria del Mondiale non sono parenti di quelli che sono andati in campo, dove ha giocato una legione straniera. Del resto i buoni borghesi parigini hanno sempre affidato agli ex schiavi delle colonie la fatica e il lavoro sporco, salvo poi intestarsene i meriti e intascarne le ricchezze. Sono i francesi che hanno votato Emmanuel Macron, quelli che respingono i migranti alla frontiera di Ventimiglia, quelli che – per dirla con un libro di una delle massime autorità scientifiche, Michèle Tribalat, direttrice dell'Istituto di studi demografici francesi – hanno determinato con la presunta assimilazione, «la fine del modello francese». Non c'è nessuna integrazione. Nonostante l'Ansa - che ha taciuto i disordini di Parigi come gran parte della stampa orientata a sostegno della Francia buona, mondialista e modellata sul profilo del tecnocrate Macron - faccia dire ad Antoine Griezmann - uno dei pochi francesi da generazioni che militano nella Nazionale - «questa è la Francia che amiamo, abbiamo origini diverse ma siamo tutti uniti, condividiamo la stessa mentalità, giochiamo per la stessa maglia e diamo tutto per lei. Le differenze ci uniscono, com'è scritto anche sulle nostre maglie e io trovo tutto questo bellissim», la realtà è un'altra: nessuno dei ragazzi delle banlieue si riconosce nei valori francesi.
Anzi vedono i calciatori come dei «liberti di lusso». Se i francesi si beano dei bleus, i giovani immigrati sanno che Paul Pogba (origine guineana) Kylian Mbappé (algerino-camerunense) Dimitri Payet (isola della Réunion), Blaise Matuidi (Angola) Samuel Umtiti (Camerun) per dirne alcuni sono dei privilegiati che sono riusciti a uscire dalle banlieue dove la Francia offre ai giovani di giocare a calcio come unica forma di attenzione sociale. Chi ce l'ha fatta è campione del mondo, chi è rimasto indietro ora infiamma gli Champs-Élysées. Ma questo Macron lo ha abilmente taciuto; lui che esalta la multietnicità della squadra campione del mondo è colui il quale ha approvato la legge più restrittiva sull'immigrazione di tutta Europa e per giustificarla ha dichiarato: «La Francia non può accogliere la miseria del mondo». Appunto: la Francia multietnica sfrutta i figli delle ex colonie per costruire la sua grandeur. È una grandeur ipocrita. Infatti è la prima volta che una squadra campione del mondo viene accolta in una città blindata. A Parigi ieri sono stati mobilitati oltre 60.000 tra agenti e militari, gli Champs sono blindati, l'Eliseo è una fortezza e il centro di Parigi è sotto strettissima sorveglianza. Certo i bleus sono campioni del mondo, certo i ragazzi del Congo, della Guinea, del Camerun, dell'Algeria che indossano il tricolore oggi sono francesi, ma se non avessero consumato il loro riscatto dando calci a un pallone sarebbero forse i casseur entrati in scena l'altra sera. A sancire un'altra drammatica contraddizione francese; mentre i parigini con la festa cercavano di riappropriarsi del Bataclan, di place de La Bastille, di rue Nicolas-Appert, ovvero i luoghi che furono teatro delle terribili stragi perpetrate in nome dell'Isis da altri nuovi francesi non integrati, quelli delle periferie ghetto stavano sfasciando gli Champs-Élysées, sfogando lì la loro rabbia di non sentirsi figli della patria nel jour de glorie.
Carlo Cambi
A Mosca i tifosi africani non se ne vogliono andare
Li hanno chiamati i migranti della Coppa del mondo. Hanno ottenuto il permesso per assistere alle partite in Russia e ora non se ne vogliono più andare.
Arrivati nell'ex Unione Sovietica a partire dal 4 giugno senza bisogno di visto grazie al Fan Id, il passaporto del tifoso valido per tutta la durata dei giochi, migliaia di nigeriani, marocchini, tunisini, iraniani stanno cercando espedienti per non fare ritorno nei loro Paesi. Il 25 luglio scade la validità del permesso e già le autorità russe cominciano ad avere i primi problemi legati a quel lasciapassare, orgoglio di efficienza nazionale e adesso diventato un grimaldello.
«Un passaporto di sicurezza che impedirà ai teppisti di entrare nello stadio», era stato pubblicizzato ma per molti ha rappresentato la formula magica per emigrare illegalmente. Le Figaro ha documentato la presenza di decine e decine di migranti che bivaccano nell'aeroporto di Mosca-Vnukovo, rifiutando di prendere il volo di ritorno. «In Nigeria, non c'è lavoro e se mi viene offerta un'opportunità in Russia, sono pronto a restare», racconta uno dei tifosi accampati.
Sul telefono cellulare, mostrano foto di fosse comuni come ne circolano su Internet. Immagini di uomini e donne in una pozza di sangue, dicono che si tratta dei loro genitori. È impossibile verificare l'autenticità di simili testimonianze. Sfruttano la generosità di una Ong, che fornisce loro i pasti e attendono. Che cosa, non si sa bene. Dieci giorni dopo l'ultima partita della Coppa del Mondo, cioè il 25 luglio, il Fan Id cessa di essere valido e diventerà carta straccia. Il quotidiano francese scrive che quasi 7.000 «passaporti del tifoso» erano stati assegnati a nigeriani, 9.000 a senegalesi e 9.500 a iraniani (tre volte più che agli spagnoli, 3.600).
Non solo, 7.500 marocchini e 8.000 tunisini sono arrivati per godersi i mondiali, provvisti del documento che si poteva scaricare gratuitamente da Internet con una procedura molto facile, dopo aver acquistato anche un solo biglietto per la partita desiderata e che dava la possibilità di muoversi sui mezzi pubblici russi senza nulla spendere. Ti arrivava per posta o attraverso uffici di rappresentanza all'estero di Vfs Global, l'azienda specializzata in servizi tecnologici per i governi e le missioni diplomatiche di tutto il mondo. Già a metà giugno, il ministero degli Interni tedesco aveva lanciato l'allarme scoprendo che «attraverso i social network diffusi nei paesi del Nord Africa e di lingua araba, si incoraggiava a usare il passaporto del tifoso per emigrare illegalmente in Russia e Europa».
Il ministero degli Esteri aveva aggiunto: «È falso quello che circola su Internet, il Fan Id non permette di viaggiare fuori dalla Russia». Eppure, nigeriani hanno raccontato di aver acquistato il volo per assistere ai mondiali, «perché rassicurati da agenzie e da intermediari che con il passaporto dei mondiali avrebbero trovato facilmente lavoro in Russia», ha raccontato a Le Figaro Ioulia Silouyanova, coordinatrice della Ong Alternative. «Ma non lo troveranno», ha aggiunto, «tutto quello che possono fare qui è vendere droga. Li hanno solo truffati. Spetta a questi trafficanti pagare il loro rimpatrio, non allo Stato russo».
Secondo l'Ong Citizens' Initiative, finalizzata ad aiutare i migranti, due curdi iraniani avevano pianificato di trasferirsi in Finlandia attraverso la Russia. Sono stati arrestati a Vyborg, non lontano dal confine, da poliziotti in borghese russi che li hanno costretti a comprare un biglietto del treno per San Pietroburgo. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato con fermezza: «Non c'è alcun dubbio che dopo i mondiali tutti i tifosi dovranno lasciare il territorio russo, e gli organismi competenti garantiranno rigorosamente che la legge venga rispettata.
Certo, alcune di queste persone sono senza mezzi o non hanno un biglietto di ritorno: è ovviamente un problema, ma i tifosi devono risolverli anzitutto in seno alle loro rappresentazioni diplomatiche», ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. E ha aggiunto: «Se queste persone pensano di passare illegalmente nell'Unione europea, Mosca prenderà le misure necessarie, come accade in qualsiasi Paese civile». Per Varvara Tretiak, coordinatrice di Citizens' Initiative, finiranno a pulire le strade. «Di sicuro, dopo il 25 luglio, ai tribunali sovietici toccherà stabilire se a pagare il biglietto di ritorno sarà la Russia o le ambasciate dei migranti», commenta Le Figaro. Riuscite a immaginare sedi diplomatiche di Iran o Nigeria che si accollano simili spese?
Patrizia Floder Reitter
Continua a leggereRiduci
Violenze e saccheggi in tutto il Paese per la vittoria dei «bleus» in Russia. E a Roma tuffi transalpini nelle fontane: sfregiata quella di Campo de' fiori.A Mosca i tifosi africani non se ne vogliono andare. In molti sono arrivati grazie al Fan Id, un permesso destinato ai soli supporter. Ma, una volta entrati, si rifiutano di lasciare il Paese e restano da clandestini.Lo speciale contiene due articoliLe jour de gloire est arrivé, quanto agli enfants de la patrie, i figli della patria, c'è molto da discutere. Perché la nazionale francese che ieri ha sfilato in una Parigi blindata di ritorno dal trionfo di Mosca, è di fatto una legione straniera costruita con il reclutamento forzato dei giovani delle banlieue, ai quali l'integrazione francese offre una sola prospettiva: o sei bravo a giocare a calcio o t'arrangi. Così, se i borghesi bianchi gonfiano il petto per le gesta di questi figli delle colonie, i giovani immigrati si gonfiano di rabbia. E domenica sera, nel giorno della gloria, mentre risuonavano le note della Marsigliese, a fare da contrappunto ci sono state le sirene della police, gli idranti, i lacrimogeni. Les Champs-Élysées sono diventati non la strada che porta all'Arco di trionfo, ma un campo di battaglia e sono stati sgombrati dopo che centinaia di vandali arrivati dalle famose banlieue hanno devastato negozi, saccheggiato, ferito, picchiato. Hanno fatto incetta di vini e champagne, hanno sfondato vetrine, rapinato, razziato, picchiato poliziotti e sparato. Hanno sfogato la loro rabbia scandendo: «io sono algerino», «io sono tunisino», «io sono congolese». Tutto tranne che francese. Sono i casseur, ma sono del tutto simili a tre quarti dei bleus che hanno vinto il campionato del Mondo. Sono gli immigrati di seconda e terza generazione che de la patrie se ne fregano e lo fanno rivendicando e praticando la rabbia anticolonialista.La Francia multietnica è una polveriera e l'immagine di Emmanuele Macron che si sbraccia allo stadio di Mosca è la plastica rappresentazione di un Paese costretto a essere euforico per nascondere i propri fallimenti, le proprie doppiezze e rozzezze. Che si sono manifestate perfino al Louvre, dove hanno vestito la Gioconda con il tricolore blu, bianco e rosso, che sono diventate gli atti vandalici che i francesi hanno compiuto a Roma devastando una fontana del Bernini in Campo de' fiori. E del resto come si fa a mettere insieme un radicato sciovinismo nazionalista, quella grandeur che la vittoria al campionato del mondo ha immediatamente resuscitato, con la presunta integrazione e la società multietnica? È un cortocircuito esplosivo che domenica sera ha messo a ferro e fuoco tutta la Francia e che un esercito di 110.000 agenti schierati in fretta e furia non è riuscito a controllare. Dopo Parigi sono state devastate Lione, Marsiglia, Ajaccio, Mentone, Rouen; ad Annecy c'è scappato il morto (un uomo si è tuffato in una fontana e ha battuto il capo) a Saint Felix pure (incidente stradale, pare che un uomo sia stato assediato mentre era alla guida di un'auto e sia finito contro un albero), i feriti in tutta la Francia sono centinaia, dei giornalisti a Nimes sono stati aggrediti perché filmavano le devastazioni. Particolarmente critica la situazione a Nizza - come riferisce Nice Matin - dove sono state incendiate decine di auto, sono stati saccheggiati due centri commerciali, dove ci sono almeno 10 feriti di cui 4 gravissimi e tre bambini colpiti da coltellate e spari. Nizza è un luogo simbolo e la notte di festa per la vittoria francese si è trasformata nel ricordo vivo di un incubo. Non è un caso però che i maggiori disordini siano scoppiati oltreché a Parigi in Provenza e nel Nord, sono le roccaforti del Front National di Marine LePen dove la vittoria dei bleus è stata l'occasione per un regolamento di conti da parte degli immigrati.I francesi che gioiscono per la vittoria del Mondiale non sono parenti di quelli che sono andati in campo, dove ha giocato una legione straniera. Del resto i buoni borghesi parigini hanno sempre affidato agli ex schiavi delle colonie la fatica e il lavoro sporco, salvo poi intestarsene i meriti e intascarne le ricchezze. Sono i francesi che hanno votato Emmanuel Macron, quelli che respingono i migranti alla frontiera di Ventimiglia, quelli che – per dirla con un libro di una delle massime autorità scientifiche, Michèle Tribalat, direttrice dell'Istituto di studi demografici francesi – hanno determinato con la presunta assimilazione, «la fine del modello francese». Non c'è nessuna integrazione. Nonostante l'Ansa - che ha taciuto i disordini di Parigi come gran parte della stampa orientata a sostegno della Francia buona, mondialista e modellata sul profilo del tecnocrate Macron - faccia dire ad Antoine Griezmann - uno dei pochi francesi da generazioni che militano nella Nazionale - «questa è la Francia che amiamo, abbiamo origini diverse ma siamo tutti uniti, condividiamo la stessa mentalità, giochiamo per la stessa maglia e diamo tutto per lei. Le differenze ci uniscono, com'è scritto anche sulle nostre maglie e io trovo tutto questo bellissim», la realtà è un'altra: nessuno dei ragazzi delle banlieue si riconosce nei valori francesi.Anzi vedono i calciatori come dei «liberti di lusso». Se i francesi si beano dei bleus, i giovani immigrati sanno che Paul Pogba (origine guineana) Kylian Mbappé (algerino-camerunense) Dimitri Payet (isola della Réunion), Blaise Matuidi (Angola) Samuel Umtiti (Camerun) per dirne alcuni sono dei privilegiati che sono riusciti a uscire dalle banlieue dove la Francia offre ai giovani di giocare a calcio come unica forma di attenzione sociale. Chi ce l'ha fatta è campione del mondo, chi è rimasto indietro ora infiamma gli Champs-Élysées. Ma questo Macron lo ha abilmente taciuto; lui che esalta la multietnicità della squadra campione del mondo è colui il quale ha approvato la legge più restrittiva sull'immigrazione di tutta Europa e per giustificarla ha dichiarato: «La Francia non può accogliere la miseria del mondo». Appunto: la Francia multietnica sfrutta i figli delle ex colonie per costruire la sua grandeur. È una grandeur ipocrita. Infatti è la prima volta che una squadra campione del mondo viene accolta in una città blindata. A Parigi ieri sono stati mobilitati oltre 60.000 tra agenti e militari, gli Champs sono blindati, l'Eliseo è una fortezza e il centro di Parigi è sotto strettissima sorveglianza. Certo i bleus sono campioni del mondo, certo i ragazzi del Congo, della Guinea, del Camerun, dell'Algeria che indossano il tricolore oggi sono francesi, ma se non avessero consumato il loro riscatto dando calci a un pallone sarebbero forse i casseur entrati in scena l'altra sera. A sancire un'altra drammatica contraddizione francese; mentre i parigini con la festa cercavano di riappropriarsi del Bataclan, di place de La Bastille, di rue Nicolas-Appert, ovvero i luoghi che furono teatro delle terribili stragi perpetrate in nome dell'Isis da altri nuovi francesi non integrati, quelli delle periferie ghetto stavano sfasciando gli Champs-Élysées, sfogando lì la loro rabbia di non sentirsi figli della patria nel jour de glorie.Carlo Cambi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/macche-francia-aperta-la-festa-multiculturale-finisce-con-spari-e-feriti-2587324696.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="a-mosca-i-tifosi-africani-non-se-ne-vogliono-andare" data-post-id="2587324696" data-published-at="1778631059" data-use-pagination="False"> A Mosca i tifosi africani non se ne vogliono andare Li hanno chiamati i migranti della Coppa del mondo. Hanno ottenuto il permesso per assistere alle partite in Russia e ora non se ne vogliono più andare. Arrivati nell'ex Unione Sovietica a partire dal 4 giugno senza bisogno di visto grazie al Fan Id, il passaporto del tifoso valido per tutta la durata dei giochi, migliaia di nigeriani, marocchini, tunisini, iraniani stanno cercando espedienti per non fare ritorno nei loro Paesi. Il 25 luglio scade la validità del permesso e già le autorità russe cominciano ad avere i primi problemi legati a quel lasciapassare, orgoglio di efficienza nazionale e adesso diventato un grimaldello. «Un passaporto di sicurezza che impedirà ai teppisti di entrare nello stadio», era stato pubblicizzato ma per molti ha rappresentato la formula magica per emigrare illegalmente. Le Figaro ha documentato la presenza di decine e decine di migranti che bivaccano nell'aeroporto di Mosca-Vnukovo, rifiutando di prendere il volo di ritorno. «In Nigeria, non c'è lavoro e se mi viene offerta un'opportunità in Russia, sono pronto a restare», racconta uno dei tifosi accampati. Sul telefono cellulare, mostrano foto di fosse comuni come ne circolano su Internet. Immagini di uomini e donne in una pozza di sangue, dicono che si tratta dei loro genitori. È impossibile verificare l'autenticità di simili testimonianze. Sfruttano la generosità di una Ong, che fornisce loro i pasti e attendono. Che cosa, non si sa bene. Dieci giorni dopo l'ultima partita della Coppa del Mondo, cioè il 25 luglio, il Fan Id cessa di essere valido e diventerà carta straccia. Il quotidiano francese scrive che quasi 7.000 «passaporti del tifoso» erano stati assegnati a nigeriani, 9.000 a senegalesi e 9.500 a iraniani (tre volte più che agli spagnoli, 3.600). Non solo, 7.500 marocchini e 8.000 tunisini sono arrivati per godersi i mondiali, provvisti del documento che si poteva scaricare gratuitamente da Internet con una procedura molto facile, dopo aver acquistato anche un solo biglietto per la partita desiderata e che dava la possibilità di muoversi sui mezzi pubblici russi senza nulla spendere. Ti arrivava per posta o attraverso uffici di rappresentanza all'estero di Vfs Global, l'azienda specializzata in servizi tecnologici per i governi e le missioni diplomatiche di tutto il mondo. Già a metà giugno, il ministero degli Interni tedesco aveva lanciato l'allarme scoprendo che «attraverso i social network diffusi nei paesi del Nord Africa e di lingua araba, si incoraggiava a usare il passaporto del tifoso per emigrare illegalmente in Russia e Europa». Il ministero degli Esteri aveva aggiunto: «È falso quello che circola su Internet, il Fan Id non permette di viaggiare fuori dalla Russia». Eppure, nigeriani hanno raccontato di aver acquistato il volo per assistere ai mondiali, «perché rassicurati da agenzie e da intermediari che con il passaporto dei mondiali avrebbero trovato facilmente lavoro in Russia», ha raccontato a Le Figaro Ioulia Silouyanova, coordinatrice della Ong Alternative. «Ma non lo troveranno», ha aggiunto, «tutto quello che possono fare qui è vendere droga. Li hanno solo truffati. Spetta a questi trafficanti pagare il loro rimpatrio, non allo Stato russo». Secondo l'Ong Citizens' Initiative, finalizzata ad aiutare i migranti, due curdi iraniani avevano pianificato di trasferirsi in Finlandia attraverso la Russia. Sono stati arrestati a Vyborg, non lontano dal confine, da poliziotti in borghese russi che li hanno costretti a comprare un biglietto del treno per San Pietroburgo. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato con fermezza: «Non c'è alcun dubbio che dopo i mondiali tutti i tifosi dovranno lasciare il territorio russo, e gli organismi competenti garantiranno rigorosamente che la legge venga rispettata. Certo, alcune di queste persone sono senza mezzi o non hanno un biglietto di ritorno: è ovviamente un problema, ma i tifosi devono risolverli anzitutto in seno alle loro rappresentazioni diplomatiche», ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. E ha aggiunto: «Se queste persone pensano di passare illegalmente nell'Unione europea, Mosca prenderà le misure necessarie, come accade in qualsiasi Paese civile». Per Varvara Tretiak, coordinatrice di Citizens' Initiative, finiranno a pulire le strade. «Di sicuro, dopo il 25 luglio, ai tribunali sovietici toccherà stabilire se a pagare il biglietto di ritorno sarà la Russia o le ambasciate dei migranti», commenta Le Figaro. Riuscite a immaginare sedi diplomatiche di Iran o Nigeria che si accollano simili spese? Patrizia Floder Reitter
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci