
L'ex senatore: «L'ambasciatore e la moglie fuggiti con la cassa, forse sono in Francia. La ragazza ha voluto tornare a Pyongyang. A me il Nobel? Se l'hanno dato a Obama...».Siamo al telefono con Antonio Razzi, grande amico del popolo nordcoreano e ammiratore del dittatore Kim Jong Un. «Non lo chiami più dittatore o le metto subito giù il telefono. Kim è una persona eccezionale e per bene, come me e spero anche come lei».Come vuole che lo chiami?«Guardi ho qui l'elenco delle cariche di Kim, scelga lei: guida suprema della Repubblica popolare democratica di Corea, presidente del Partito del lavoro e presidente della Commissione per gli affari di Stato, presidente della Commissione militare centrale e comandante supremo dell'Armata del popolo coreano».Ricominciamo da capo: come sta senatore?«Ex senatore perché non mi hanno voluto ricandidare, non Silvio Berlusconi che mi vuole bene ma gli altri, anche se io ho fatto tanto per lo Stato italiano. Comunque sono a Pescara e non sto tanto bene».Mi spiace, un problema di salute?«Ma no, sono in forma anche se gli anni si fanno sentire. Guardi, sono incazzato per la partita della Juventus con l'Atletico Madrid, ci è anche andata bene perché potevamo perdere 5 a 0 e ci stava. Sono andato a Madrid a vederla e ancora non mi è passata la rabbia».Ma la rabbia con chi? Con Massimiliano Allegri?«Ha sbagliato a schierare la squadra, il centrocampo non funzionava. Doveva fare entrare Joao Cancelo, me lo dice cosa lo tiene a fare lì parcheggiato in panchina? E poi anche Federico Bernardeschi. Ma è lui che fa l'allenatore, devo essere io a spiegarglielo?».Io l'ho chiamata per parlare del giallo della figlia dell'ambasciatore nordcoreano.«Ora ne parliamo, però io non so se andrò a Torino a vedere la partita di ritorno. Ho paura, perché Diego Simeone è un furbacchione e dirà a tutti i giocatori di buttarsi in terra per perdere tempo. Lei è juventino?»No, sono sampdoriano, ma possiamo parlare della figlia di Jo Song Gil?«Mi vuole chiedere se la figlia dell'ambasciatore nordcoreano a Roma è stata portata via con la forza? Sono tutte cazzate».E lei come fa a saperlo?«Proprio ieri (venerdì, ndr) mi è venuto a trovare qui a Pescara per il mio compleanno Kim Chon, il successore di Jo all'ambasciata. Mi ha regalato un grande mazzo di fiori per farmi gli auguri e dimostrarmi l'affetto delle autorità di Pyongyang. L'ho anche portato a fare un giro per i pastifici e le aziende vinicole dell'Abruzzo. Lei lo sa che potremmo fare affari d'oro con quel Paese?».D'accordo, ma cosa c'entra con la sparizione della ragazza?«Ma non è sparita, ascolti me. Abbiamo pranzato assieme io e Kim, mi ha spiegato come sono andate le cose. La ragazza sta benissimo ed è felicissima con i suoi nonni a Pyongyang, è lei che è voluta tornare in patria, sennò Kim l'avrebbe anche tenuta a vivere in ambasciata. Adesso è in cura, è un po' disabile, sa, non ci sta con la testa al cento per cento. Comunque sta bene. Colpa di quei due sciagurati che hanno lasciato da sola una figlia minorenne e anche disabile».Ma chi, i suoi genitori?«Certo, Jo e sua moglie sono spariti a novembre, hanno disertato e per loro la figlia era solo un impiccio. Dovevo vedere Jo il 22 novembre al ristorante Laganà, in via dell'Orso a Roma, ma non si è presentato perché era già scappato via».E lei?«Quando l'ho saputo sono rimasto di stucco. Era uno rigidissimo, non si poteva fare una battuta sul suo Paese o su un colonello che subito si incazzava, mi diceva che non dovevo scherzarci sopra come faccio io. Era un comunista tutto di un pezzo. Invece prima lui e poi la moglie si sono allontanati furbamente a piedi dall'ambasciata, in due momenti diversi per non dare nell'occhio. Hanno lasciato tutto, i vestiti, gli effetti personali e anche la figlia. Ma la sa una cosa?».Quale?«Guardi che è segreta, me lo hanno confidato i diplomatici nordcoreani perché in me hanno una fiducia immensa e mi vogliono davvero bene, ho fatto 13 viaggi a Pyongyang…».Cosa?«Jo Song Gil è scappato con tutti i soldi, se li è portati via».Vuole dire che ha svuotato la cassa dell'ambasciata?«Esatto, si è fregato tutto. Non ci credevo, proprio lui che era il più comunista dei comunisti».Ma lei sa dove si sono nascosti lui e la moglie?«Guardi, in America direi di no perché Donald Trump deve vedere Kim Jong Un in questi giorni in Vietnam per parlare di pace e di certo non offre protezione a un disertore. Manderebbe tutto a puttane, le trattative salterebbero. Non credo sia in Svizzera, forse in Inghilterra può darsi. Ma secondo me è stato accolto in Francia, lì le porte sono sempre aperte per i delinquenti. Ne hanno anche tanti dei nostri che se li tengono cari. Badi che però è soltanto una mia opinione».Certo che abbandonare la figlia disabile…«Un gesto senza cuore, nessuno farebbe una cosa del genere. A quella ragazza non funziona bene la testa, si vede che gli dava fastidio, perché lei è disabile. L'hanno lasciata a Roma perché per loro era una palla al piede da trascinarsela dietro. Senza cuore, una vergogna».L'Italia non ha nessuna responsabilità in questa vicenda?«Le ripeto, quella ragazza ha voluto tornarsene a casa per sua volontà. Voleva stare con i nonni, non c'è altro da aggiungere. Non c'era motivo da parte delle autorità italiane di mettere sotto tutela la ragazza, dopo la fuga del padre. Che c'entriamo noi? Piuttosto rimprovero all'Italia ciò che fece Angelino Alfano da ministro degli Esteri».E cosa fece?«Rispedì in Corea del Nord il vero ambasciatore, quelli che sono seguiti sono solo funzionari dell'ambasciata che si sono trovati a sostituirlo. Mung Jong Nam era un amico, una bravissima persona. Anziché espellerlo poteva dirgli di smetterla di lanciare missili, di riferire al suo governo che la piantasse con gli esperimenti missilistici. Che se continuavano lo avrebbe rispedito in patria. Doveva prima dargli un avvertimento, e solo in un secondo tempo agire. Me lo lasci dire alla Razzi, Alfano non aveva le palle».Che dovrebbe fare il governo Conte?«L'ho detto a Enzo Moavero di ridare il permesso alla Corea del Nord di mandarci un vero ambasciatore. Quel popolo ci ama, vogliono i nostri prodotti. Sa cosa succederà adesso?».No.«Succederà che Trump e Kim faranno la pace definitivamente, che verrà tolto l'embargo e che l'Italia resterà con il cerino in mano perché non potrà esportare nulla verso quel Paese. Diciamo ai nordcoreani che li amiamo anche noi, stendiamo una mano al nuovo ambasciatore».Cosa pensa della politica estera italiana?«Un disastro. Questi fanno soltanto guai, guardi, con Le Iene ho riconsegnato un'ambulanza a Beppe Grillo, dopo che ha detto di rivolere indietro i soldi degli abruzzesi perché non hanno votato 5 stelle. Gliel'ho portata con le chiavi nel cruscotto al Teatro Brancaccio dove faceva lo spettacolo. Gli ho detto che ha sparato una grande cazzata».E lui?«Mi ha detto che lui scherzava, ma cazzate del genere non si dicono neppure per scherzo. Fosse un politico sarebbe stato indagato, non si possono dare soldi in cambio di voti. È vietato dalla legge…».E della Lega cosa mi dice?«Matteo Salvini fa il suo mestiere contro gli stranieri, un problema con gli immigrati c'è. Però la Tav si deve fare, non può andare dietro ai 5 stelle che sono una delusione totale. Ccà nisciuno è fesso, tutti aspettano le elezioni europee e tirano a campare sperando di vincere. Ma Salvini deve insistere sulla Tav, non può prendere tempo o finisce male anche lui».Tornando alla Corea del Nord, cosa si aspetta dal vertice in Vietnam?«Grandi cose. Ho scritto un libro che uscirà a maggio: Te lo dico da Nobel. Propongo che venga dato il Nobel per la pace a Trump, a Kim e al presidente sudcoreano Moon Jae in. La situazione di tranquillità tra le due Coree è un risultato straordinario che deve essere riconosciuto e premiato. E a Trump faccio le mie congratulazioni, è l'unico presidente americano della storia che non ha ancora fatto una guerra».Lei ha fatto tante missioni, andrà anche all'incontro di Hanoi?«Ci andrei, ma chi mi paga il viaggio? Alla mia età devo viaggiare in business class sennò mi si gonfiano le gambe. Sono 4.000 euro di biglietto. Quando ero senatore me lo pagavo da solo e Kim mi dava l'ospitalità, mia moglie si incazzava per questo e litigavamo. Lavoravo per lo Stato ma le spese le pagavo io. Ma lo facevo volentieri, lo facevo per una causa nobile: per la pace».Quindi la pace tra Usa e Corea del Nord è merito suo?«Tutto mio no, però certo che ho del merito. Sono andato 13 volte a trattare per la pace e alla fine qualcosa è successo».Meriterebbe anche lei il Nobel…«Se l'hanno dato a Barack Obama possono darlo anche a me, io per l'Asia unita ci ho messo anima e core. Se dovessero darmi il Nobel per la pace non farei come Bob Dylan, ci andrei a prenderlo. Ci vuole rispetto».Cosa le piacerebbe fare nella vita adesso?«L'ambasciatore di pace, però lo voglio fare con un incarico ufficiale e con i biglietti pagati. Devono darmelo o il governo italiano o quello americano».Andrà a Ballando con le stelle?«Non è sicuro, non c'è ancora un contratto».Ma le piacerebbe?«Be', come si dice: nella vita impara l'arte e mettila da parte. Non ho mai provato il balletto, vorrà dire che nella vecchiaia imparerò pure questo...».
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.
Nei riquadri, Letizia Martina prima e dopo il vaccino (IStock)
Letizia Martini, oggi ventiduenne, ha già sintomi in seguito alla prima dose, ma per fiducia nel sistema li sottovaluta. Con la seconda, la situazione precipita: a causa di una malattia neurologica certificata ora non cammina più.
«Io avevo 18 anni e stavo bene. Vivevo una vita normale. Mi allenavo. Ero in forma. Mi sono vaccinata ad agosto del 2021 e dieci giorni dopo la seconda dose ho iniziato a stare malissimo e da quel momento in poi sono peggiorata sempre di più. Adesso praticamente non riesco a fare più niente, riesco a stare in piedi a malapena qualche minuto e a fare qualche passo in casa, ma poi ho bisogno della sedia a rotelle, perché se mi sforzo mi vengono dolori lancinanti. Non riesco neppure ad asciugarmi i capelli perché le braccia non mi reggono…». Letizia Martini, di Rimini, oggi ha 22 anni e la vita rovinata a causa degli effetti collaterali neurologici del vaccino Pfizer. Già subito dopo la prima dose aveva avvertito i primi sintomi della malattia, che poi si è manifestata con violenza dopo la seconda puntura, tant’è che adesso Letizia è stata riconosciuta invalida all’80%.






