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2020-05-28
L'Ue ci presta i nostri fondi e noi esultiamo
Emmanuel Macron e Angela Merkel (Kay Nietfeld:picture alliance via Getty Images)
Dopo un'attesa durata mesi e un rimbalzo del tema tra Eurogruppo, Consiglio europeo e Commissione, quest'ultima ha finalmente svelato la proposta che sarà rimessa alla valutazione e alla decisione del Consiglio europeo del 19 giugno prossimo.
Per comprendere meglio la vicenda, si immagini un condominio che solo a febbraio scorso aveva litigato furiosamente per pochi miliardi del bilancio pluriennale Ue (Mff), cioè uno scostamento di 20-30 miliardi su un bilancio di 1.100. Ora immaginate che l'amministratore di condominio proponga di aumentare quel bilancio da 1.100 a 1.850 miliardi e, poiché i condomini non hanno momentaneamente risorse proprie da mettere a disposizione, decida di indebitare il condominio emettendo obbligazioni, ed eroghi poi quelle somme ai singoli condomini. Cosa potrebbe mai andare storto? Tutto.
1 Innanzitutto, il semplice conto della serva tra dare e avere. Lasciando da parte i 250 miliardi di prestiti, concentriamoci sui 500 miliardi di contributi, di cui 82 per l'Italia (e non i 100 propagandati ultimamente). Tale somma arriverà in 3 o 4 anni, e non prima del 1° gennaio 2021, sempre che le trattative in sede di Consiglio europeo si concludano in tempo. Si tratta di circa 27 miliardi all'anno, l'1,5% del Pil 2019. Ma se osservassimo il beneficio netto, cioè dopo aver sottratto i rimborsi che necessariamente saranno dovuti a partire dal 2028, il saldo potrebbe essere intorno a 20 miliardi. Che sia qualcosa di irrilevante dal punto di vista macroeconomico non lo affermiamo noi, ma lo lasciamo dire al professor Friedrich Heinemann del Centro di ricerca economica tedesco Zew. Il quale, proprio il 25 maggio, ha pubblicato una simulazione che è risultata poi molto vicina ai dati ufficiali pubblicati ieri dalla Commissione, e ha concluso che «l'importanza macroeconomica per tutti i principali Paesi beneficiari netti (tra cui l'Italia) è modesta». Inoltre, «tale modesto contributo netto non fa alcuna significativa differenza per la sostenibilità del debito di un Paese avviato verso un debito/Pil verso del 160%».
2 Tale contributo netto deve essere inoltre confrontato con quanto accadrà alla parte più importante del budget, cioè i 1.100 miliardi del bilancio ordinario 2021-2027. Infatti la destinazione di tali somme, interamente finanziate con i contributi degli Stati membri, è stata anch'essa modificata, penalizzando alcuni capitoli sensibili per l'Italia quali l'agricoltura e la pesca. Ci potremmo così ritrovare di fronte alla sorpresa di dover versare ancor più dei 37 miliardi dell'ultimo settennio, anche perché nel frattempo è uscita la Gran Bretagna, a sua volta contributore netto.
3 Il tema del vincolo di destinazione dei contributi Ue è potenzialmente deflagrante. Infatti, la parte più rilevante dei fondi è sottoposta alla specifica condizione di assoggettamento al quadro normativo del Semestre europeo e, ancor più rilevante, deve essere di sostegno alle riforme e agli investimenti pubblici. La politica economica del nostro Paese non si potrà permettere la benché minima deviazione rispetto al ciclo di coordinamento imposto dalla Ue. E quando da Bruxelles si usa la parola riforme il significato è uno solo: flessibilità dei mercati e del lavoro, competitività e deflazione. In particolare, il pilastro più rilevante (Rrf) distribuirà sia sussidi (310 miliardi) che prestiti (250) che verosimilmente dovranno essere utilizzati congiuntamente. Inoltre il ventaglio di settori coinvolti è molto ampio: dal turismo alle costruzioni, dalla sanità al digitale, ai trasporti, alla svolta ecologica, non c'è settore in cui la Ue non metterà il suo zampino. E molti di questi settori sono cari alla Germania. L'accesso a tali fondi non è poi automatico: bisognerà convincere la Commissione della bontà della destinazione delle somme e della coerenza con gli obiettivi fissati dal piano, pomposamente definito Next Generation Eu. Per stare alla similitudine del condominio, occorrerà persuadere l'amministratore che il colore delle piastrelle sia coerente con le sue linee guida e, forse, rinunciare a qualche opera ritenuta più utile per l'abitazione perché non rientra tra le priorità fissate nel regolamento.
4 Come saranno rimborsati questi 750 miliardi? Tra il 2027 ed il 2058, con maggiori entrate proprie della Ue (la scelta preferita dalla Von der Leyen), maggiori contributi nazionali o riduzione nella spesa programmata. Non ci sono pasti gratis alla mensa di Bruxelles. Siamo pronti a nuove tasse dopo il 2027?
5 La proposta della Commissione è solo una base di partenza per la trattativa, e il primo commento proveniente da fonti diplomatiche olandesi - «è solo l'inizio dei negoziati, non certamente la fine. Ci vorrà tempo, perché le posizioni sono distanti e l'unanimità è necessaria» - la dice lunga sul rischio che il Consiglio si trasformi in un Vietnam per la stessa presidente. Alla fine, considerando anche il saldo del bilancio Mff ordinario, il beneficio netto per l'Italia potrebbe essere ancora più modesto.
6 Reggerà questa costruzione alla verifica di divieto di aiuti finanziari tra Stati membri previsto dall'articolo 125 del Tfue? La pressione sulla Bce, che nella settimana scorsa, ha comprato altri 41 miliardi di titoli (di cui probabilmente 9 italiani) stava diventando insostenibile, soprattutto dopo la sentenza di Karlsruhe, e Angela Merkel aveva bisogno di qualcosa da dare in pasto all'Italia. In fondo pare aver fatto un buon affare: con una modesta spesa aggiuntiva, ci mette sotto tutela e incentiva settori decisivi per la sua economia. Cosa pretendere di più?
Ultima balla: così taglieremo le tasse. E invece ne pagheremo ancora di più
Primo step del Recovery Fund, la mega emissione di obbligazioni destinata ai Paesi membri dell'Unione europea. Al momento è solo una proposta. Ha già incontrato il no dell'Olanda. Per cui lo schema potrà soltanto diventare peggiorativo. Ma ciò che conta, per una buona fetta del governo italiano, è che basta l'annuncio della Commissione Ue per sbandierare un imminente taglio delle tasse. Il vice ministro dell'Economia, Laura Castelli, lancia «il piano choc del governo per la riduzione delle tasse, intervento che deve essere fatto ora, perché non è più possibile aspettare, e che sarà finanziato anche con il Recovery fund della Commissione europea». Rullo di tamburi e si aggiunge anche Luigi Di Maio. «Stima per i leader stranieri con cui ha avuto a che fare, orgoglio per aver portato sulla poltrona di Palazzo Chigi il premier Conte e l'impegno per far ripartire l'Italia abbassando le tasse con i fondi del Recovery Fund per uscire dalla più grande crisi economica mai vissuta», spiega il ministro degli Esteri a Maurizio Costanzo in occasione de L'Intervista. Tralasciamo tutte le altre dichiarazioni provenienti dagli esponenti del Pd. Il partito di Nicola Zingaretti era già a priori a favore del fondo partito, per una scelta politica e non di merito. A questo punto tocca far presente ai rappresentanti dei 5 stelle come si finanzia il Recovery Fund: con nuove tasse o con i tagli alle spese o al welfare.
Il mega piano da 750 miliardi destina al nostro Paese circa 90 miliardi di prestiti e altri 82 di stanziamenti definiti a «fondo perduto». I prestiti si ripagano per definizione a rate in base al capitale e a un minimo tasso. Le sovvenzioni si finanziano con le tasse più o meno come è sempre avvenuto con i fondi europei. D'altronde gli 82 miliardi sono lordi, perché l'Italia è contributore netto. Nel senso che un minimo di 55 miliardi sono nostri soldi che manderemo a Bruxelles per contribuire al piano. E la cifra è destinata a salire se la Brexit impatterà sulle percentuali di contribuzione. In sostanza se ci va bene avremo un saldo netto di 26 miliardi. Se ci va male di poco sopra i 20 miliardi.
Con l'aggravante che stavolta rispetto ai consueti piani di bilancio Ue siamo di fronte a una grande novità. Il maxi piano con cui l'Ue vuole rilanciare il Continente prevederà tasse aggiuntive a quelle che già finanziano i fondi Ue. Per capirsi, la Commissione riesce a portare a termine un obiettivo che aleggia da almeno 5 anni. Cioè, la creazione del primo nocciolo della fiscalità paneuropea. Lo schema del Recovery Fund prevede nero su bianco che vengano istituite le imposte uniche sugli Ets, emissions trading system. Chi più inquina, più versa. E l'Ue prevede di incassare circa 10 miliardi all'anno. Allo stesso tempo sarà lanciata la carbon tax per penalizzare le emissioni transfrontaliere. Anche da qui fino a un massimo di 14 miliardi. Inoltre saranno create nuove imposte per le big company per un gettito totale (inclusa la web tax) di circa 12 miliardi. Il totale stimato all'anno è di 35 miliardi. A spanne 5 miliardi provenienti dalle tasche dei contribuenti italiani. Di conseguenza se incassiamo netti 26 miliardi in 3 o 4 anni (il periodo non è ancora chiaro) il saldo è positivo, ma di poco. Senza contare che i capitoli di spesa sarebbero tracciati con solchi così rigidi che i governi a Roma non avrebbero voce in capitolo. È vero che i miliardi extra per le tasse comuni vedrebbero diminuire il capitolo annuale dei versamenti, ma agli italiani resterebbero in capo tutte le altre tasse nazionali. E se il governo le vuole tagliare dovrà abbattere la spesa o i servizi. Ci auguriamo la prima, ma visto l'andazzo il rischio concreto è che si limeranno i secondi. Basta vedere ciò che stato fatto in occasione del recente decreto Rilancio. Il testo in via di discussione alla Camera prevede una piccola sforbiciata all'Irap. Per l'esattezza 3,9 miliardi. «Data l'emergenza ci sono interventi in numerosi settori e detassazioni di breve periodo. Ma tra qualche mese andranno riconsiderati facendo scelte strategiche», ha spiegato ieri l'Ufficio parlamentare di bilancio in audizione sul decreto Rilancio. «In particolare» gli interventi «frammentati sul fronte fiscale andranno collocati negli anni a venire in un quadro organico di riordino complessivo. Ciò si rende in particolare necessario anche in considerazione delle specificità di alcune imposte, come ad esempio nel caso dell'Irap, fortemente ridotta per l'anno in corso, il cui gettito contribuisce in maniera rilevante al finanziamento della sanità». Tradotto, o si troveranno altri 3,9 miliardi di coperture o Giuseppe Conte dovrà penalizzare il servizio sanitario nazionale. E così per molte altre voci tenendo presente che le future tasse uniche europee andranno pure in conflitto con imposte nazionali già esistenti.
La Web tax già esiste in Italia. Siamo stati i primi a introdurla e cuba più o meno 600 milioni all'anno. Quella sovranazionale porterà il gettito a Bruxelles e creerà pure un buco nel nostro bilancio. Anche se di soli 600 milioni, il conto va spalmato nell'arco degli anni di vita del Recovery fund. Insomma, è vero che potremo usare liquidità per investire nel green e magari rilanciare la siderurgia, ma niente è gratis. I contribuenti saranno il motore del rilancio, augurandosi che esso almeno ci sia. Dovremo pagare l'Ue e pure Roma. Il vantaggio è solo immediato. I soldi dovrebbero arrivare prima delle gabelle. Ma si sa, un contribuente morto non paga le tasse.
Conte e Berlusconi fanno festa. Salvini: «Nessuna buona notizia»
Come se fossero già arrivati i soldi, che invece, molto probabilmente, non vedremo mai, considerato che siamo solo al momento degli annunci propagandistici, i principali esponenti della maggioranza e del governo, esultano per la proposta di Ursula von der Leyen, mentre Giorgia Meloni e Matteo Salvini mostrano scetticismo e preoccupazione. Più moderata la posizione di Silvio Berlusconi.
«Ottimo segnale da Bruxelles», esulta il premier, Giuseppe Conte», «va esattamente nella direzione indicata dall'Italia. Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto dall'inizio. 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo sul negoziato per liberare le risorse presto. Che le capitali europee lo assecondino».
«Una svolta da parte della Commissione a una crisi senza precedenti», festeggia il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, «si tratta di un fatto storico per l'avvenire dell'Unione. Finora la politica economica europea è stata prevalentemente in termini di sorveglianza, adesso c'è una svolta senza precedenti, la Ue disporrà di un volume di fuoco proprio per finanziare investimenti, riforme, spesa indirizzati calla transizione ecologica e digitale. Siamo di fronte a una svolta di grande portata. La discussione non sarà semplice», ammette Gentiloni, «ma sono ottimista».
«La proposta della Commissione europea», scrive su Twitter il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, «è all'altezza della sfida e delle necessità di sostenere il rilancio dell'Economia con strumenti e risorse comuni. È un passo avanti storico. Ora lavoriamo per adottarla rapidamente. Well done». «Il Recovery fund», brinda il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, «delineato oggi dalla commissione Ue lascia ben sparare sul cambio di passo che ci aspettavamo dall'Europa». «Bene la proposta della Commissione Europea», commenta il leader del M5s, Vito Crimi, «di un Recovery Fund da 750 miliardi».
«Molto bene la proposta della Commissione Europea sul Recovery Fund. Unione europea batte populisti 750 (miliardi) a zero», afferma sui social Matteo Renzi.
Un po' più cauto il deputato di Leu Stefano Fassina: «La proposta della Commissione europea», argomenta Fassina, «è un passo avanti sul piano politico e un utile contributo all'economia. Ma, in primo luogo è una proposta che deve andare all'approvazione del Consiglio europeo. Inoltre, i numeri non sono quello che sembrano: si riferiscono a un orizzonte pluriennale», precisa Fassina, «riguardano i 27 Stati membri e i prestiti, senza golden rule, allargano deficit e debito».
Vagamente minatoria la presa di posizione di Giuliano Pisapia, secondo cui stiamo assistendo a «una nuova “primavera"» dell'Europa, grazie alla proposta della Commissione che «deve condurre al silenzio i sovranisti che continuano a dire “l'Europa non c'è"».
Passiamo al centrodestra. «L'Europa ha seguito la strada che noi avevamo indicato», sottolinea il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, «e per la quale ci siamo molto spesi all'interno del Ppe: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa, che si avvicina alle nostre richieste. La cosa più importante, però, è che di essi ben 500 sono sovvenzioni a fondo perduto. Naturalmente», avverte il Cav, lanciando una frecciata al veleno al premier Conte, «è essenziale che il Consiglio Europeo, a cui spetta il via libera definitivo, non scenda sotto queste cifre. In quella sede l'Italia dovrà farsi valere, ricercando le necessarie alleanze e convergenze».
Duro il commento di Matteo Salvini: «Nessuna buona notizia concreta per l'Italia», argomenta il leader della Lega, «per ora solo altre parole. La Commissione propone di aggiungere al bilancio europeo 750 miliardi, raccolti collocando titoli e distribuiti come prestiti o sussidi. Come già annunciato, queste somme dovranno essere rimborsate con nuove tasse europee su consumi e produzione. Inoltre, essendo legate al meccanismo del semestre europeo, difficilmente saranno utilizzabili prima del 2021 e la loro disponibilità sarà subordinata a riforme strutturali. Appena passata l'emergenza», evidenzia Salvini, «sulle macerie del Paese, ci aspettano nuovi attacchi alle pensioni e al welfare, oltre ad una tassa patrimoniale sui risparmi».
«Siamo stati i primi», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «ad auspicare un Recovery Fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente. Peraltro, siamo all'inizio di un lungo negoziato e il rischio concreto è che la proposta sia rivista al ribasso in seno al Consiglio Ue», afferma la Meloni, «che dovrà necessariamente tenere conto delle posizioni dei rigoristi Olanda, Danimarca, Austria e Svezia. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l'Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese».
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Eurolirici in estasi per il Recovery fund che ci porta 82 miliardi. Netti, però, sono solo 20. Da spendere come vogliono loro. Luigi Di Maio e Laura Castelli esultano: «Grazie a Bruxelles abbasseremo la pressione fiscale». Ma la proposta prevede nuove gabelle europee, oltre a quelle nazionali. Con il rischio che a rimetterci sia lo stato sociale. Le compagini di governo e Forza Italia celebrano la proposta di Bruxelles. Giuliano Pisapia minaccia: «Ora riduciamo al silenzio i sovranisti». Giorgia Meloni: «Progetto non soddisfacente». Lo speciale contiene tre articoli. Dopo un'attesa durata mesi e un rimbalzo del tema tra Eurogruppo, Consiglio europeo e Commissione, quest'ultima ha finalmente svelato la proposta che sarà rimessa alla valutazione e alla decisione del Consiglio europeo del 19 giugno prossimo. Per comprendere meglio la vicenda, si immagini un condominio che solo a febbraio scorso aveva litigato furiosamente per pochi miliardi del bilancio pluriennale Ue (Mff), cioè uno scostamento di 20-30 miliardi su un bilancio di 1.100. Ora immaginate che l'amministratore di condominio proponga di aumentare quel bilancio da 1.100 a 1.850 miliardi e, poiché i condomini non hanno momentaneamente risorse proprie da mettere a disposizione, decida di indebitare il condominio emettendo obbligazioni, ed eroghi poi quelle somme ai singoli condomini. Cosa potrebbe mai andare storto? Tutto. 1 Innanzitutto, il semplice conto della serva tra dare e avere. Lasciando da parte i 250 miliardi di prestiti, concentriamoci sui 500 miliardi di contributi, di cui 82 per l'Italia (e non i 100 propagandati ultimamente). Tale somma arriverà in 3 o 4 anni, e non prima del 1° gennaio 2021, sempre che le trattative in sede di Consiglio europeo si concludano in tempo. Si tratta di circa 27 miliardi all'anno, l'1,5% del Pil 2019. Ma se osservassimo il beneficio netto, cioè dopo aver sottratto i rimborsi che necessariamente saranno dovuti a partire dal 2028, il saldo potrebbe essere intorno a 20 miliardi. Che sia qualcosa di irrilevante dal punto di vista macroeconomico non lo affermiamo noi, ma lo lasciamo dire al professor Friedrich Heinemann del Centro di ricerca economica tedesco Zew. Il quale, proprio il 25 maggio, ha pubblicato una simulazione che è risultata poi molto vicina ai dati ufficiali pubblicati ieri dalla Commissione, e ha concluso che «l'importanza macroeconomica per tutti i principali Paesi beneficiari netti (tra cui l'Italia) è modesta». Inoltre, «tale modesto contributo netto non fa alcuna significativa differenza per la sostenibilità del debito di un Paese avviato verso un debito/Pil verso del 160%». 2 Tale contributo netto deve essere inoltre confrontato con quanto accadrà alla parte più importante del budget, cioè i 1.100 miliardi del bilancio ordinario 2021-2027. Infatti la destinazione di tali somme, interamente finanziate con i contributi degli Stati membri, è stata anch'essa modificata, penalizzando alcuni capitoli sensibili per l'Italia quali l'agricoltura e la pesca. Ci potremmo così ritrovare di fronte alla sorpresa di dover versare ancor più dei 37 miliardi dell'ultimo settennio, anche perché nel frattempo è uscita la Gran Bretagna, a sua volta contributore netto. 3 Il tema del vincolo di destinazione dei contributi Ue è potenzialmente deflagrante. Infatti, la parte più rilevante dei fondi è sottoposta alla specifica condizione di assoggettamento al quadro normativo del Semestre europeo e, ancor più rilevante, deve essere di sostegno alle riforme e agli investimenti pubblici. La politica economica del nostro Paese non si potrà permettere la benché minima deviazione rispetto al ciclo di coordinamento imposto dalla Ue. E quando da Bruxelles si usa la parola riforme il significato è uno solo: flessibilità dei mercati e del lavoro, competitività e deflazione. In particolare, il pilastro più rilevante (Rrf) distribuirà sia sussidi (310 miliardi) che prestiti (250) che verosimilmente dovranno essere utilizzati congiuntamente. Inoltre il ventaglio di settori coinvolti è molto ampio: dal turismo alle costruzioni, dalla sanità al digitale, ai trasporti, alla svolta ecologica, non c'è settore in cui la Ue non metterà il suo zampino. E molti di questi settori sono cari alla Germania. L'accesso a tali fondi non è poi automatico: bisognerà convincere la Commissione della bontà della destinazione delle somme e della coerenza con gli obiettivi fissati dal piano, pomposamente definito Next Generation Eu. Per stare alla similitudine del condominio, occorrerà persuadere l'amministratore che il colore delle piastrelle sia coerente con le sue linee guida e, forse, rinunciare a qualche opera ritenuta più utile per l'abitazione perché non rientra tra le priorità fissate nel regolamento. 4 Come saranno rimborsati questi 750 miliardi? Tra il 2027 ed il 2058, con maggiori entrate proprie della Ue (la scelta preferita dalla Von der Leyen), maggiori contributi nazionali o riduzione nella spesa programmata. Non ci sono pasti gratis alla mensa di Bruxelles. Siamo pronti a nuove tasse dopo il 2027? 5 La proposta della Commissione è solo una base di partenza per la trattativa, e il primo commento proveniente da fonti diplomatiche olandesi - «è solo l'inizio dei negoziati, non certamente la fine. Ci vorrà tempo, perché le posizioni sono distanti e l'unanimità è necessaria» - la dice lunga sul rischio che il Consiglio si trasformi in un Vietnam per la stessa presidente. Alla fine, considerando anche il saldo del bilancio Mff ordinario, il beneficio netto per l'Italia potrebbe essere ancora più modesto. 6 Reggerà questa costruzione alla verifica di divieto di aiuti finanziari tra Stati membri previsto dall'articolo 125 del Tfue? La pressione sulla Bce, che nella settimana scorsa, ha comprato altri 41 miliardi di titoli (di cui probabilmente 9 italiani) stava diventando insostenibile, soprattutto dopo la sentenza di Karlsruhe, e Angela Merkel aveva bisogno di qualcosa da dare in pasto all'Italia. In fondo pare aver fatto un buon affare: con una modesta spesa aggiuntiva, ci mette sotto tutela e incentiva settori decisivi per la sua economia. Cosa pretendere di più? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ma-come-e-buona-lue-ci-presta-i-nostri-soldi-e-ci-dice-come-usarli-2646109284.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ultima-balla-cosi-taglieremo-le-tasse-e-invece-ne-pagheremo-ancora-di-piu" data-post-id="2646109284" data-published-at="1590606737" data-use-pagination="False"> Ultima balla: così taglieremo le tasse. E invece ne pagheremo ancora di più Primo step del Recovery Fund, la mega emissione di obbligazioni destinata ai Paesi membri dell'Unione europea. Al momento è solo una proposta. Ha già incontrato il no dell'Olanda. Per cui lo schema potrà soltanto diventare peggiorativo. Ma ciò che conta, per una buona fetta del governo italiano, è che basta l'annuncio della Commissione Ue per sbandierare un imminente taglio delle tasse. Il vice ministro dell'Economia, Laura Castelli, lancia «il piano choc del governo per la riduzione delle tasse, intervento che deve essere fatto ora, perché non è più possibile aspettare, e che sarà finanziato anche con il Recovery fund della Commissione europea». Rullo di tamburi e si aggiunge anche Luigi Di Maio. «Stima per i leader stranieri con cui ha avuto a che fare, orgoglio per aver portato sulla poltrona di Palazzo Chigi il premier Conte e l'impegno per far ripartire l'Italia abbassando le tasse con i fondi del Recovery Fund per uscire dalla più grande crisi economica mai vissuta», spiega il ministro degli Esteri a Maurizio Costanzo in occasione de L'Intervista. Tralasciamo tutte le altre dichiarazioni provenienti dagli esponenti del Pd. Il partito di Nicola Zingaretti era già a priori a favore del fondo partito, per una scelta politica e non di merito. A questo punto tocca far presente ai rappresentanti dei 5 stelle come si finanzia il Recovery Fund: con nuove tasse o con i tagli alle spese o al welfare. Il mega piano da 750 miliardi destina al nostro Paese circa 90 miliardi di prestiti e altri 82 di stanziamenti definiti a «fondo perduto». I prestiti si ripagano per definizione a rate in base al capitale e a un minimo tasso. Le sovvenzioni si finanziano con le tasse più o meno come è sempre avvenuto con i fondi europei. D'altronde gli 82 miliardi sono lordi, perché l'Italia è contributore netto. Nel senso che un minimo di 55 miliardi sono nostri soldi che manderemo a Bruxelles per contribuire al piano. E la cifra è destinata a salire se la Brexit impatterà sulle percentuali di contribuzione. In sostanza se ci va bene avremo un saldo netto di 26 miliardi. Se ci va male di poco sopra i 20 miliardi. Con l'aggravante che stavolta rispetto ai consueti piani di bilancio Ue siamo di fronte a una grande novità. Il maxi piano con cui l'Ue vuole rilanciare il Continente prevederà tasse aggiuntive a quelle che già finanziano i fondi Ue. Per capirsi, la Commissione riesce a portare a termine un obiettivo che aleggia da almeno 5 anni. Cioè, la creazione del primo nocciolo della fiscalità paneuropea. Lo schema del Recovery Fund prevede nero su bianco che vengano istituite le imposte uniche sugli Ets, emissions trading system. Chi più inquina, più versa. E l'Ue prevede di incassare circa 10 miliardi all'anno. Allo stesso tempo sarà lanciata la carbon tax per penalizzare le emissioni transfrontaliere. Anche da qui fino a un massimo di 14 miliardi. Inoltre saranno create nuove imposte per le big company per un gettito totale (inclusa la web tax) di circa 12 miliardi. Il totale stimato all'anno è di 35 miliardi. A spanne 5 miliardi provenienti dalle tasche dei contribuenti italiani. Di conseguenza se incassiamo netti 26 miliardi in 3 o 4 anni (il periodo non è ancora chiaro) il saldo è positivo, ma di poco. Senza contare che i capitoli di spesa sarebbero tracciati con solchi così rigidi che i governi a Roma non avrebbero voce in capitolo. È vero che i miliardi extra per le tasse comuni vedrebbero diminuire il capitolo annuale dei versamenti, ma agli italiani resterebbero in capo tutte le altre tasse nazionali. E se il governo le vuole tagliare dovrà abbattere la spesa o i servizi. Ci auguriamo la prima, ma visto l'andazzo il rischio concreto è che si limeranno i secondi. Basta vedere ciò che stato fatto in occasione del recente decreto Rilancio. Il testo in via di discussione alla Camera prevede una piccola sforbiciata all'Irap. Per l'esattezza 3,9 miliardi. «Data l'emergenza ci sono interventi in numerosi settori e detassazioni di breve periodo. Ma tra qualche mese andranno riconsiderati facendo scelte strategiche», ha spiegato ieri l'Ufficio parlamentare di bilancio in audizione sul decreto Rilancio. «In particolare» gli interventi «frammentati sul fronte fiscale andranno collocati negli anni a venire in un quadro organico di riordino complessivo. Ciò si rende in particolare necessario anche in considerazione delle specificità di alcune imposte, come ad esempio nel caso dell'Irap, fortemente ridotta per l'anno in corso, il cui gettito contribuisce in maniera rilevante al finanziamento della sanità». Tradotto, o si troveranno altri 3,9 miliardi di coperture o Giuseppe Conte dovrà penalizzare il servizio sanitario nazionale. E così per molte altre voci tenendo presente che le future tasse uniche europee andranno pure in conflitto con imposte nazionali già esistenti. La Web tax già esiste in Italia. Siamo stati i primi a introdurla e cuba più o meno 600 milioni all'anno. Quella sovranazionale porterà il gettito a Bruxelles e creerà pure un buco nel nostro bilancio. Anche se di soli 600 milioni, il conto va spalmato nell'arco degli anni di vita del Recovery fund. Insomma, è vero che potremo usare liquidità per investire nel green e magari rilanciare la siderurgia, ma niente è gratis. I contribuenti saranno il motore del rilancio, augurandosi che esso almeno ci sia. Dovremo pagare l'Ue e pure Roma. Il vantaggio è solo immediato. I soldi dovrebbero arrivare prima delle gabelle. Ma si sa, un contribuente morto non paga le tasse. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ma-come-e-buona-lue-ci-presta-i-nostri-soldi-e-ci-dice-come-usarli-2646109284.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="conte-e-berlusconi-fanno-festa-salvini-nessuna-buona-notizia" data-post-id="2646109284" data-published-at="1590606737" data-use-pagination="False"> Conte e Berlusconi fanno festa. Salvini: «Nessuna buona notizia» Come se fossero già arrivati i soldi, che invece, molto probabilmente, non vedremo mai, considerato che siamo solo al momento degli annunci propagandistici, i principali esponenti della maggioranza e del governo, esultano per la proposta di Ursula von der Leyen, mentre Giorgia Meloni e Matteo Salvini mostrano scetticismo e preoccupazione. Più moderata la posizione di Silvio Berlusconi. «Ottimo segnale da Bruxelles», esulta il premier, Giuseppe Conte», «va esattamente nella direzione indicata dall'Italia. Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto dall'inizio. 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti sono una cifra adeguata. Ora acceleriamo sul negoziato per liberare le risorse presto. Che le capitali europee lo assecondino». «Una svolta da parte della Commissione a una crisi senza precedenti», festeggia il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, «si tratta di un fatto storico per l'avvenire dell'Unione. Finora la politica economica europea è stata prevalentemente in termini di sorveglianza, adesso c'è una svolta senza precedenti, la Ue disporrà di un volume di fuoco proprio per finanziare investimenti, riforme, spesa indirizzati calla transizione ecologica e digitale. Siamo di fronte a una svolta di grande portata. La discussione non sarà semplice», ammette Gentiloni, «ma sono ottimista». «La proposta della Commissione europea», scrive su Twitter il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, «è all'altezza della sfida e delle necessità di sostenere il rilancio dell'Economia con strumenti e risorse comuni. È un passo avanti storico. Ora lavoriamo per adottarla rapidamente. Well done». «Il Recovery fund», brinda il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, «delineato oggi dalla commissione Ue lascia ben sparare sul cambio di passo che ci aspettavamo dall'Europa». «Bene la proposta della Commissione Europea», commenta il leader del M5s, Vito Crimi, «di un Recovery Fund da 750 miliardi». «Molto bene la proposta della Commissione Europea sul Recovery Fund. Unione europea batte populisti 750 (miliardi) a zero», afferma sui social Matteo Renzi. Un po' più cauto il deputato di Leu Stefano Fassina: «La proposta della Commissione europea», argomenta Fassina, «è un passo avanti sul piano politico e un utile contributo all'economia. Ma, in primo luogo è una proposta che deve andare all'approvazione del Consiglio europeo. Inoltre, i numeri non sono quello che sembrano: si riferiscono a un orizzonte pluriennale», precisa Fassina, «riguardano i 27 Stati membri e i prestiti, senza golden rule, allargano deficit e debito». Vagamente minatoria la presa di posizione di Giuliano Pisapia, secondo cui stiamo assistendo a «una nuova “primavera"» dell'Europa, grazie alla proposta della Commissione che «deve condurre al silenzio i sovranisti che continuano a dire “l'Europa non c'è"». Passiamo al centrodestra. «L'Europa ha seguito la strada che noi avevamo indicato», sottolinea il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, «e per la quale ci siamo molto spesi all'interno del Ppe: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa, che si avvicina alle nostre richieste. La cosa più importante, però, è che di essi ben 500 sono sovvenzioni a fondo perduto. Naturalmente», avverte il Cav, lanciando una frecciata al veleno al premier Conte, «è essenziale che il Consiglio Europeo, a cui spetta il via libera definitivo, non scenda sotto queste cifre. In quella sede l'Italia dovrà farsi valere, ricercando le necessarie alleanze e convergenze». Duro il commento di Matteo Salvini: «Nessuna buona notizia concreta per l'Italia», argomenta il leader della Lega, «per ora solo altre parole. La Commissione propone di aggiungere al bilancio europeo 750 miliardi, raccolti collocando titoli e distribuiti come prestiti o sussidi. Come già annunciato, queste somme dovranno essere rimborsate con nuove tasse europee su consumi e produzione. Inoltre, essendo legate al meccanismo del semestre europeo, difficilmente saranno utilizzabili prima del 2021 e la loro disponibilità sarà subordinata a riforme strutturali. Appena passata l'emergenza», evidenzia Salvini, «sulle macerie del Paese, ci aspettano nuovi attacchi alle pensioni e al welfare, oltre ad una tassa patrimoniale sui risparmi». «Siamo stati i primi», sottolinea la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, «ad auspicare un Recovery Fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente. Peraltro, siamo all'inizio di un lungo negoziato e il rischio concreto è che la proposta sia rivista al ribasso in seno al Consiglio Ue», afferma la Meloni, «che dovrà necessariamente tenere conto delle posizioni dei rigoristi Olanda, Danimarca, Austria e Svezia. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l'Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese».
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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Un'articolata e complessa indagine ha permesso di assicurare alla giustizia i presunti responsabili della violenta rapina in abitazione consumata la notte tra l'11 e il 12 marzo 2025 ai danni di due coniugi a Malo (VI). Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, Matteo Mantovani, su richiesta del Sostituto Procuratore. Hans Roderich Blattner che ha coordinato le indagini, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro individui. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di concorso in rapina pluriaggravata e furto. L'operazione è scattata alle prime ore di oggi tra Torrebelvicino (VI), Pontedera (PI) e Pisa. Ha visto l'impiego di oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da due squadre delle Aliquote di Primo Intervento (Api), dalle Squadre Operative di Supporto (Sos) e da unità cinofile.
L'incubo per la coppia di coniugi ha avuto inizio intorno alle 23:40, quando un commando composto da quattro uomini, vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa, cogliendo di sorpresa il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Le vittime sono state brutalmente immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato inoltre torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la costante minaccia di un bisturi puntato al volto della donna, i rapinatori hanno costretto i coniugi a consegnare le chiavi delle casseforti, razziando un bottino stimato in non meno di 50.000 euro. Tra i beni sottratti figurano orologi di lusso ( Piaget, Baume & Mercier e Longines), gioielli e pietre preziose risalenti agli anni '60. Le indagini, condotte in perfetta sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato un piano criminale meticolosamente architettato. Il commando, partito dalla provincia di Pisa, si è mosso a bordo di un'autovettura DR5 noleggiata in aeroporto. Per il noleggio sono state utilizzate patenti e documenti serbi contraffatti, intestati all'identità fittizia di un inesistente Elia Simic, sui quali era stata applicata la foto di un soggetto all'epoca latitante. Per eludere i controlli, il gruppo ha comunicato esclusivamente tramite schede telefoniche "dedicate", intestate a prestanome stranieri. Una volta giunti nel Vicentino, i criminali hanno asportato le targhe da un'auto in sosta a Schio per applicarle tramite fascette da elettricista al veicolo a noleggio, muovendosi così verso l'obiettivo. L'incrocio tra i dati dei sistemi di videosorveglianza stradale, i tracciati Gps satellitari della vettura e l'analisi tempestiva delle celle telefoniche ha permesso agli inquirenti di ricostruire l'esatto percorso dei malviventi. La svolta scientifica è arrivata grazie al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma, che attraverso complessi riscontri tecnici è riuscito a esaltare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei trasfertisti toscani sulla scena del crimine. L’attività investigativa ha così svelato anche il ruolo chiave di un quarto complice, un uomo residente a Torrebelvicino (VI).
L'indagato ha funto da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e un rifugio sicuro alla banda prima e dopo il colpo, mettendosi anche alla guida dell'auto nell'area scledense. Considerata la scaltrezza, la gravità dei fatti, l'uso di armi e il concreto e attualissimo pericolo di reiterazione dei reati – essendo tutti gli indagati gravati da plurimi precedenti e privi di stabile attività lavorativa – il Gip ha ritenuto inidonea qualsiasi misura alternativa, ordinando la custodia in carcere. Nel corso delle indagini sulla rapina di Malo, i Carabinieri hanno scoperto un inquietante retroscena. Due degli indagati, insieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 si erano introdotti in una villa a Verona, violando i sigilli giudiziari. Si tratta dell'abitazione in cui, appena tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi, motivo per cui l’intera proprietà era sotto sequestro. Quella sera, l'allarme lanciato da alcuni cittadini aveva provocato il pronto intervento delle Forze dell'Ordine, costringendo i malfattori a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l'auto (di proprietà del padre di uno degli indagati, che per precostituirsi un alibi ne aveva denunciato il furto al 112 quella sera stessa). Anche in quell'occasione, dopo essersi nascosti in zona, i fuggitivi avevano contattato il basista di Torrebelvicino. Quest'ultimo era partito nella notte alla volta di Verona per recuperarli e ospitarli a casa sua, in attesa che un'auto «di staffetta» arrivasse dalla Toscana per riportarli a Pisa.
Sebbene nella villa di Verona siano stati trovati chiari segni di rovistamento rispetto al sopralluogo giudiziario di pochi giorni prima, ad oggi non è stato possibile stabilire se siano stati effettivamente rubati dei preziosi: i due coniugi deceduti vivevano infatti in estremo isolamento sociale e non avevano parenti prossimi in grado di fornire un inventario dei beni. «Si rappresenta che la misura è stata adottata di iniziativa da parte del Comando procedente e che per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe»
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