2025-11-30
I suoi amici assaltano un giornale? Per la sinistra sono «squadristi»
Solidarietà bipartisan alla «Stampa» per l’aggressione. Ma i progressisti glissano sugli antagonisti e usano il loro lessico. Francesca Albanese: «Sbagliato, ma sia un monito». Giorgia Meloni: «Parole gravi». La replica: «Vi faccio paura».Alla fine, meno male che ci sono i social, dove impazzano le foto delle scritte sui muri della redazione della Stampa. «Free Palestine», «Giornali complici di Israele», «Free Shamin» (l’imam di Torino espulso), «Stampa complice del genocidio». Si può vedere questo e altro anche sui canali web di Intifada Studentesca Torino. Vedere la saldatura tra alcuni ambienti antagonisti e la frangia violenta dei pro Pal è ormai alla portata di tutti. Ma anche ieri gran parte della sinistra che ha espresso solidarietà alla redazione del quotidiano degli Elkann ha faticato a fare il più classico dei 2+2. E lo stesso vale anche per i giornalisti di Stampa e Repubblica, che nei loro comunicati ufficiali hanno completamente sorvolato sulla matrice dell’irruzione di venerdì, per nascondersi dietro espressioni generiche come «squadrismo» e «manifestanti».Le bandiere della Palestina e le scritte contro Israele sono un fatto difficile da negare. A meno che le indagini della Procura di Torino scovino decine di infiltrati nel corteo di venerdì, la matrice della «bravata» sembra evidente. La Digos ha già identificato una trentina (su circa 50) delle persone che hanno forzato due porte della redazione e hanno buttato libri e carte per terra. E dalle prime indagini sarebbero tutti appartenenti all’area antagonista. Nei resoconti del foglio torinese appaiono invece delle allusioni alle negligenze da parte delle forze dell’ordine nell’evitare l’assalto. Ieri è stato ancora un giorno di ampia espressione di solidarietà istituzionale e politica alla redazione della Stampa. Il presidente Sergio Mattarella ha fatto arrivare al direttore Andrea Malaguti la sua solidarietà, unita alla «ferma condanna per l’accaduto». E il premier Giorgia Meloni ha telefonato a Malaguti per esprimere la vicinanza del governo, definendo l’irruzione «un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna». Sembrano parole ovvie, ma non per tutti. L’ex relatrice Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, a un convegno ha fatto una domanda polemica ai giornalisti: «Avete dato la notizia della Stampa nonostante lo sciopero, ma perché non avete coperto anche quello che è successo a Genova e in altre 50 città con migliaia di persone scese in piazza?». Dopo di che ha ricordato che i giornalisti, oltre a raccontare i fatti, dovrebbero fare anche un po’ di analisi e contestualizzazione». Dei distinguo che hanno costretto la Meloni a tornare sul tema attraverso X: «È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia - anche solo in parte - della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge». In serata la replica di Albanese ad Accordi e disaccordi, rispondendo ad una domanda sul tweet di Meloni: «Secondo me mi criticano perché faccio paura, rappresento il cambiamento e il risveglio delle coscienze». Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo (Pd), ha stigmatizzato l’episodio e ha tenuto a sottolineare che «quanto è accaduto non ha nulla a che vedere con il diritto di manifestare pacificamente ed è ancora più grave perché colpisce un simbolo della libera informazione, uno dei pilastri della nostra democrazia». Ha scelto i toni del predicozzo fine e non impegna anche Elly Schlein, per la quale il fattaccio di venerdì «è un atto grave e inaccettabile perché ogni sede di giornale è presidio di libertà e democrazia». Se dalla politica arrivassero anche meno querele temerarie sarebbe già un fatto concreto. Chi si è illustrato veramente è il senatore del Pd Walter Verdini, capace di scrivere su X: «Chi assale i giornali è sì antagonista, ma della democrazia e della libertà. Come i fascisti che assaltavano la libera informazione, bruciavano libri. Solidarietà a La Stampa, ai giornalisti. Isolare questi falsi pacifisti, delinquenti che fanno male anche alla causa della pace». A distanza di 82 anni dalla caduta del fascismo, nascondere così gli striscioni rossi e le bandiera della Palestina è veramente un’impresa epica. Ma se ai politici può essere perdonata, a volte, una certa vaghezza, non così per i giornalisti, ai quali è richiesto nel Dna il coraggio. Nella nota del comitato di redazione (il sindacato interno) della Stampa, si parla genericamente di «manifestanti» e si afferma che l’irruzione «è ancora più vile perché accade nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro e a difesa della qualità dell’informazione democratica, libera e plurale». Ma chi sarà stato e perché? Non si sa. I «cugini» di Repubblica però hanno indagato e nel loro comunicato sindacale parlano di «un gruppo composto da decine di manifestanti, staccatosi da un corteo in solidarietà con la Palestina». Ottimo indizio. Salvo cadere nello stesso «errore» di Verdini, quando descrivono il fatto di venerdì come una «pratica squadrista». Un altro bell’assist negazionista prontamente raccolto in serata da Nicola Zingaretti, che in una nota parla pure lui di «azioni squadristiche». Il tempo passa, ma c’è ancora una bella fetta di sinistra che quando vede la violenza di qualcuno che in qualche modo conosce prende il pennello e le cambia colore.
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