2025-11-30
Allontanamenti, stretta del Piemonte: «Solo per abusi, violenze o incuria»
Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Caterine Louise Birmingham (Ansa)
I piccoli divisi da mamma e papà nella Regione sono 2.657: troppi. Perciò sono state emanate delle linee guida ai servizi sociali per limitare la pratica ai casi gravi. L’assessore Maurizio Marrone: «Basta demonizzare la famiglia».Riguardo alla vicenda della cosiddetta «famiglia nel bosco» sembra che la principale preoccupazione di molti rappresentanti delle istituzioni sia semplicemente quella di difendere la propria categoria, senza affrontare il punto nodale della questione, che sin dall’inizio rimane uno e uno soltanto: è stata una scelta corretta quella di allontanare i bambini dalla casa e dalla famiglia? Sul tema si è espresso ieri il presidente facente funzione della Corte di appello di Firenze, Isabella Mariani, partecipando a un convegno organizzato da Medel (Magistrats européens pour la démocratie et les libertés) e intitolato «I giudici nella crisi della democrazie». Secondo il giudice, «i bambini vengono tolti non solo alla famiglia del bosco, ma vengono tolti, se ci sono i presupposti, a famiglie di etnie diverse, a famiglie italiane, a famiglie in generale. Quindi questo attacco appare così strumentale e così violento da incutere veramente seria preoccupazione».L’attacco in questione sarebbe quello lanciato dal «ministro che ci rappresenta», ovvero Carlo Nordio. Il quale, «sulla base di zero dati, perché lui stesso confessa e dichiara di non avere letto gli atti, quindi non sa di che cosa si parla e qual è stato tutto il lavoro dietro questo provvedimento, minaccia ispezioni e procedimenti disciplinari».La Mariani si è, poi, espressa in favore della collega Cecilia Angrisano del tribunale dell’Aquila: «Il titolo “bambini nel bosco” è di effetto mediatico, si ricollega a una visione andersoniana della situazione che assolutamente non è quella che traspare dalle carte», ha detto, stigmatizzando «il violento attacco a cui è stata sottoposta una collega, una sola rispetto a un collegio di cinque, un attacco così violento, così disinformato, senza conoscere quali sono le vicende sottese».Già, sarebbe proprio il caso di soffermarsi sulle carte e su tutte le «vicende sottese», ma sembra che i portavoce dei magistrati non abbiano così tanta voglia di farlo. Eppure il problema, lo ripetiamo, sta tutto lì. Sull’allontanamento sono in molti ad avere dubbi. Persino Edmondo Bruti Liberati, ex presidente dell’Anm, entrando nel merito qualche giorno fa a Tagadà, ha ammesso di nutrire qualche perplessità sulle decisioni dei colleghi abruzzesi. E queste perplessità si possono estendere al sistema italiano di gestione dei minori. Nordio ha spiegato di non avere a riguardo dati sufficienti perché questi numeri mancano, segno di quanto poco sia accurato il controllo della situazione a livello nazionale. I pochi numeri a disposizione sono inquietanti: circa 30.000 allontanamenti in corso.Ma di queste cifre nessuno o quasi si sta occupando seriamente. Quel che conta è non alimentare conflitti con la magistratura, anche in vista del referendum, tanto che perfino la famiglia del bosco, scegliendo nuovi avvocati, ha cambiato strategia optando per il compromesso. E si può pure risolvere tutto così, facendo calmare gli animi e scegliendo il silenzio. Ma il dramma degli allontanamenti non verrà risolto, a meno che non si decida di prenderlo di petto.Come ha fortunatamente deciso di fare la Regione Piemonte, unica istituzione finora che abbia riflettuto accuratamente sul tema. Sul territorio piemontese gli allontanamenti sono attualmente 2.657, troppi. Se si analizzano le motivazioni dei provvedimenti si scopre che il 16,8% (446 casi) dipende da «sistemi educativi e comportamenti non rispondenti alle necessità del minore». Poi ci sono «trascuratezza/incuria e/o assenza rete familiare adeguata (19,9%, 531 casi); maltrattamento (9,7%, 258 casi); sospetto abuso (2,5%, 67 casi); problemi sanitari di uno o entrambi i genitori come disabilità finisca, psichica, problemi di salute, dipendenze (16,4%, 438 casi); problemi giudiziari di uno o entrambi i genitori (1,8%, 49 casi); gravi criticità intervenute nel percorso adottivo (0,4%, 13 casi)».Quel che si nota è che la maggioranza dei bambini non viene tolta alle famiglie per abusi o violenze. Ed è per questo che Maurizio Marrone, assessore alla Famiglia e alle politiche sociali della Regione, ha deciso di emanare nuove linee guida per gli assistenti sociali, così da evitare il più possibile che i piccoli siano tolti ai genitori. «Purtroppo ancora troppi bambini continuano a essere allontanati dalle loro famiglie per scelte del tutto discrezionali dei servizi sociali che, nelle loro relazioni, possono chiederne al Tribunale dei minori l’affido ad altre coppie o l’inserimento in comunità solo perché non condividono i sistemi educativi dei genitori o non giudicano adeguata la rete familiare», dice Marrone. «Noi intendiamo scrivere linee guida vincolanti per gli assistenti sociali dei servizi piemontesi affinché i minori non vengano tolti ai loro genitori se non quando corrono il rischio di un pregiudizio per maltrattamento o abuso, cause che attualmente motivano appena il 15% degli allontanamenti».Ciò non significa che si chiudono gli occhi sulle situazioni di disagio. «Comprenderemo nelle cause di allontanamento anche l’incuria e la trascuratezza, vigilando che tali disposizioni si applichino anche nei confronti dei nomadi, che vediamo troppo di frequente abbandonare i figli a loro stessi, nel freddo e nella sporcizia dei campi o peggio ancora impiegarli nell’accattonaggio», continua Marrone. «Ma le scelte educative delle famiglie oppure le loro fragilità sociali non potranno più essere motivo di segnalazione al tribunale contro le famiglie stesse, bensì motivare tuttalpiù dei progetti di sostegno sociale al minore nella sua famiglia e non tolto alla famiglia». Secondo l’assessore, «alla base degli allontanamenti selvaggi c’è spesso un pregiudizio ideologico che demonizza la famiglia come se fosse un ricettacolo naturale di presunti soprusi e violenze patriarcali, da smantellare anche a costo di destabilizzare i bambini e i genitori stessi, magari già in difficoltà».Questo è il vero nodo della faccenda. I bambini vanno allontanati se corrono gravi pericoli, se sono picchiati, maltrattati o molestati. Non se i genitori sono strambi o poveri. E quando le famiglie mostrano difficoltà, vanno aiutate economicamente e psicologicamente, non punite con provvedimenti traumatici. Linee guida come quelle annunciate dal Piemonte dovrebbero essere discusse e poi applicate a livello nazionale. Perché quello che conta, qui, non è la serenità dei politici e dei magistrati o l’applicazione di uno stile di vita gradito alle masse. Quello che conta è solo ed esclusivamente il bene dei figli, che passa necessariamente dalla vicinanza a genitori amorevoli.
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