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La «vittoria» italiana sul tetto al gas è retorica per nascondere la crisi

  • Il prezzo è alto perché la domanda supera l’offerta, dinamica iniziata prima dello scoppio della guerra. Visto che l’export nel breve termine non crescerà, dovremo ridurre i consumi: pagheranno le aziende.
  • Grano per l’Africa: sfida Mosca-Ue. Vladimir Putin incontra il presidente del Senegal e dell’Ua, che chiede la revoca delle sanzioni. Intanto Banca mondiale e Bruxelles danno all’Egitto un finanziamento da 600 milioni.

Lo speciale comprende due articoli.

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Liberato imputato di omicidio: in carcere potrebbe star male
Getty images
I giudici della Corte d’appello di Firenze hanno negato l’estradizione di un uomo che ad Atene è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione: «Rischia un trattamento incompatibile con i diritti Cedu»

Può un pakistano presunto omicida non essere estradato in Grecia e restare in Italia, a piede libero?

Sì, almeno secondo i giudici della Corte d’appello di Firenze, che hanno disposto la scarcerazione di K.Y., nato nel 1999, domiciliato a Siena, ma che utilizza anche un alias che lo «invecchia» di tre anni e che gli attribuisce un domicilio diverso, in un paesino sul versante senese del Monte Amiata.

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Le ideologie devono rimanere fuori dalle corsie
Ansa

Dopo i magistrati, i giuristi, gli insegnanti e i persino i giornalisti democratici, ci toccano pure i medici democratici. Che senso abbia definirsi democratici, che cosa voglia dire in pratica e in che cosa questi professionisti si differenzino da chi fa onestamente il proprio lavoro, rispettando la legge, non si sa. O meglio: si intuisce che dietro il paravento dell’aggettivo democratico si nasconde una visione politica di parte, che ovviamente fa apparire l’appropriazione indebita del termine un po’ meno democratica. Ne è prova la vicenda dei cosiddetti medici democratici di Ravenna, posti sotto inchiesta dalla locale Procura.

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I medici pro clandestini inchiodati dalle chat
Ansa
A «Farwest» le conversazioni dei dottori indagati a Ravenna: spunta un vero sistema per fregare lo Stato, fra la «non idoneità» ai Cpr come atto di «dissenso» e i certificati fotocopia scambiati nei messaggi. Poi l’esultanza: «Lo mettiamo in c... agli sbirri».

«Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Una delle tante frasi choc che si sarebbero scambiati gli otto medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per i quali la procura ha chiesto un anno di interdizione dalla professione. L’accusa? Falso ideologico. Avrebbero compilato certificati in cui si attestavano malattie inesistenti con l’obiettivo, secondo l’accusa, di evitare la detenzione e il rimpatrio nel Paese d’origine di almeno 34 migranti.

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Ramy, nelle chat nessun depistaggio
Ansa
La perizia sui telefoni degli agenti coinvolti conferma che non ci fu speronamento né tentativo di insabbiare la verità. E i carabinieri erano sinceramente provati.

A un anno e mezzo dalla notte milanese del 24 novembre 2024, quella dell’inseguimento dello scooter Tmax guidato da Fares Bouzidi terminato con lo schianto in via Ripamonti all’angolo con via Quaranta e con la morte di Ramy Elgaml, l’inchiesta giudiziaria è ancora aperta e continua a esaminare uno dei punti più discussi: cosa accadde davvero negli ultimi istanti dell’inseguimento.

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