
La partita Real Madrid-Juventus dell'11 aprile scorso, decisa da un rigore al 93' contro i bianconeri, ha rappresentato una forma di rivalsa per tutti gli italiani che non amano la Vecchia Signora. Fra i tifosi domina la «zloradstvovat'», la gioia per i guai degli altri.Una delle partite di calcio più strane degli ultimi anni è stata una partita che si è giocata a Madrid l'11 aprile del 2018, poco più di sei mesi fa; era il ritorno dei quarti di finale di Champions league e giocavano il Real Madrid, padrone di casa, e la Juventus. All'andata, a Torino, otto giorni prima, la Juventus aveva perso 3 a 0. Una sconfitta umiliante, che aveva, in un certo senso, replicato l'umiliante sconfitta del giugno precedente, a Cardiff, in Galles, nella finale della Champions league del 2016/2017, quando la Juventus, che in Italia molti davano per favorita, aveva perso 4 a 1. Quella sera dell'11 aprile del 2018, invece, la Juventus era tutt'altro che favorita, anche perché il giorno prima, il 10 aprile del 2018, a Roma, si era giocata Roma-Barcellona, altro quarto di finale di Champions league, e la Roma, che all'andata aveva perso 4 a 1, aveva vinto, in casa, 3 a 0 e aveva passato il turno grazie alla regola dei gol in trasferta che valgono doppio. Chi avrebbe scommesso su due vittorie così clamorose nel giro di due giorni? Nessuno. La Juventus, che, per passare il turno, avrebbe dovuto vincere 4 a 1, oppure 3 a 0 e sperare poi nei calci di rigore, aveva contro non solo il Real Madrid, anche la legge dei grandi numeri. Sembrava un'impresa impossibile; invece, dopo due minuti, la Juventus era già in vantaggio 1 a 0, gol di testa di Mario Mandzukic; dopo 37 minuti era già in vantaggio 2 a 0, gol di testa sempre di Mandzukic; dopo 60 minuti era in vantaggio 3 a 0, gol di Blaise Matuidi grazie una ridicola mancata presa del portiere del Real Madrid Keylor Navas. Il Real Madrid, c'è da dire, era stato abbastanza sfortunato, aveva preso una traversa e aveva avuto diverse occasioni per fare il gol che gli serviva per passare il turno, ma quel gol non l'aveva fatto e la Juventus, se fosse arrivata alla fine dei tempi regolamentari sul 3 a 0, avrebbe cominciato i supplementari con l'entusiasmo di una squadra che è a un passo da un'impresa memorabile. Solo che lì, a un passo da un'impresa memorabile, a dieci secondi dalla fine del recupero, era successa una cosa stranissima: c'era stato un cross nell'area della Juventus, Cristiano Ronaldo, di testa, aveva passato la palla al suo compagno Lucas Vázquez che era davanti al portiere da solo e stava per tirare quando era stato tamponato dal difensore marocchino della Juventus Medhi Benatia, e il giovane, promettente arbitro inglese Michael Oliver aveva concesso il calcio di rigore. C'era stata qualche protesta, soprattutto del capitano della Juventus, il portiere, che si chiamava Gianluigi Buffon, ed erano state delle proteste tali che avevano costretto il giovane, promettente arbitro inglese Michael Oliver a espellere l'anziano portiere italiano. Portiere che, dopo la partita, aveva detto: «Non sto a sindacare ciò che ha visto l'arbitro. Era sicuramente un'azione dubbia. E un'azione dubbia al 93°, dopo che all'andata non ci è stato dato un rigore sacrosanto al 95°, non puoi avere il cinismo per distruggere una squadra che ha messo tutto in campo. Ti ergi a protagonista per un tuo vezzo o perché non hai la personalità adatta. Un essere umano non può fischiare un'uscita di scena di una squadra dopo un episodio stradubbio: al posto del cuore hai un bidone della spazzatura. Se non hai la personalità per stare da protagonista in campo stai in tribuna con tua moglie e i tuoi figli e ti godi lo spettacolo, bevi la Sprite e mangi le patatine». Parole che erano poi costate, all'anziano portiere italiano, tre giornate di squalifica. Per la cronaca, e per quei pochissimi lettori che non lo dovessero sapere, Ronaldo aveva poi tirato il rigore e aveva fatto gol. Il Real Madrid in semifinale (avrebbe poi vinto anche quella Champions league) e Juventus ancora a casa. Proprio una sfortuna. Ma la cosa che fa di quella partita una partita memorabile, al di là delle circostanze, dell'essere quasi arrivati a fare un'impresa, del giovane arbitro che non era stato in tribuna ma era sceso in campo e aveva dato il rigore, dell'uscita di scena ingloriosa dell'anziano portiere, al di là di tutto questo, quella partita è memorabile anche per il piacere con cui i non juventini se la ricordano. È un piacere che ha a che fare, come abbiamo detto la settimana scorsa, con la parola russa zloradstvovat', che significa «godere delle disgrazie altrui», un po' come la parola tedesca Schadenfreude che, secondo una psicologa citata da Wikipedia, che si chiama Grazia Aloi, è un sentimento che dipende dalla «considerazione di scarsissimo valore di sé che si riflette nella consolazione (molto spesso errata) che anche il sé degli altri sia scarso e non degno». Ecco, si vede che io penso di valere molto poco, perché questa Schadenfreude non la provo solo nel calcio, ma anche in altri ambiti. Qualche anno fa, per esempio, ho saputo che un celebre storico della Russia, Orlando Figes, che ha pubblicato dei libri molto noti, come La danza di Natasha, tradotto in molte lingue, era stato accusato di mettere delle recensioni positive, su Amazon, ai propri libri, e delle recensioni negative ai libri dei propri colleghi, usando uno pseudonimo molto simile al suo nome. Aveva risposto, offeso, dicendo tra l'altro che se avesse fatto una cosa del genere non sarebbe stato così stupido da scegliere uno pseudonimo così riconducibile a lui. Poi uno di quei commenti che comparivano sotto i libri delle colleghe di Figes era stato un po' offensivo e quella collega aveva sporto denuncia contro ignoti, e c'era stata un'indagine della polizia postale che aveva scoperto che il computer da cui erano partiti quei commenti malevoli era il computer di Figes. Al che Figes aveva detto che si scusava tanto e che aveva scoperto che era stata sua moglie. E il mattino dopo aveva cambiato versione aveva detto «No, scusatemi, sono stato io». Ecco io, forse sono cattivo, e ho una pessima considerazione di me, ma questa storia di Orlando Figes io la trovo meravigliosa: mi ricordo come mi ha messo di buon umore, la prima volta che l'ho sentita, e raccontarla, non so perché, mi piace molto. Ci provo proprio gusto. Un po' come a raccontare certe sconfitte della Juventus, per esempio. Perché quel che ha detto il tennista Andre Agassi dopo che aveva vinto il primo Wimbledon della sua vita («Adesso che ho vinto uno slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quant'è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente»; la traduzione è di Giuliana Lupi), questa cosa che dice Agassi, che una sconfitta lascia un segno che dura molto più a lungo del segno lasciato dalla vittoria, io credo non valga solo per le proprie sconfitte, ma anche per quelle degli altri.
Ursula von der Leyen (Ansa)
La società belga che li detiene avvisa dei rischi sul debito. Mosca minaccia ritorsioni.
Ieri è suonato l’ennesimo campanello d’allarme per Ursula von der Leyen a proposito del suo piano per prestare 140 miliardi all’Ucraina, facendo leva sulle attività finanziarie russe tuttora sequestrate. Visto che finora Ursula è rimasta sorda agli inviti alla prudenza - anche a quello di Christine Lagarde - ieri il Financial Times ha reso noti i dettagli di una preoccupatissima lettera che Valérie Urbain - amministratore delegato di Euroclear, l’istituzione finanziaria belga che è depositaria di ben 185 miliardi tra riserve di banca centrale e asset di entità private riconducibili a Mosca - ha inviato alla Von der Leyen e ad António Costa, presidente del Consiglio europeo.
Vladimir Putin (Ansa)
Lo zar: «Ucraini via dal Donbass, ma niente accordo finché c’è Volodymyr Zelensky». Dagli Usa garanzie a Kiev solo a trattato siglato.
Non che ci sia molto da fidarsi. Fatto sta che ieri, mentre monta la psicosi bellica del Vecchio continente, Vladimir Putin ha lanciato un segnale agli europei: «Se hanno spaventato i loro cittadini», ha detto, «e vogliono sentire che non abbiamo alcuna intenzione e nessun piano aggressivo contro l’Europa, va bene, siamo pronti a stabilirlo in ogni modo». L’impegno firmato di Mosca a non attaccare l’Occidente, in effetti, era uno dei 28 punti del primo piano di Donald Trump, ricusato con sdegno sia dagli europei stessi, sia da Kiev. Ma è ancora la versione americana che lo zar confida di discutere, dal momento che i russi specificano di non vedere alcun ruolo dell’Ue nei negoziati.
(Esercito Italiano)
Oltre 1.800 uomini degli eserciti di 7 Paesi hanno partecipato, assieme ai paracadutisti italiani, ad una attività addestrativa di aviolancio e simulazione di combattimento a terra in ambiente ostile. Il video delle fasi dell'operazione.
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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Soldati Francesi (Ansa)
Dopo la Germania, Emmanuel Macron lancia un piano per 50.000 arruolamenti l’anno. E Guido Crosetto prepara la norma. Vladimir Putin assicura: «Non ci sarà un attacco all’Europa. Pronto a firmare la pace se Kiev si ritira dal Donbass».
I tre grandi Paesi fondatori dell’Europa unita mettono l’elmetto. Dopo la Germania, che in agosto aveva iniziato l’iter per una legge sulla reintroduzione del servizio di leva, puntando a costituire un esercito da mezzo milione di persone, tra soldati e riservisti, ieri anche Francia e Italia hanno avviato o ipotizzato progetti analoghi.






