- Un incendio improvviso divora un locale esclusivo di Crans-Montana, tempio dello sci, durante la festa di Capodanno frequentata da under 17. Quasi 50 vittime, però riconoscere i corpi è complicato. Un centinaio i feriti con gravi ustioni, trasferiti pure a Milano.
- Farnesina al lavoro per gestire l’emergenza e dare tutte le informazioni possibili ai parenti. Bertolaso: «Stiamo facendo un censimento per capire quanti sono coinvolti». Meloni: «Sto seguendo la situazione».
- Le candeline avrebbero innescato il «flashover», la propagazione fulminea delle fiamme.
- Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia subito in campo per assistere la Confederazione. Primi trasferimenti a Milano. Musumeci: «Siamo pronti alla mobilitazione nazionale».
Lo speciale contiene quattro articoli.
È la notte di Capodanno, il locale è pieno di ragazzi, la musica, le voci, le risate. All’improvviso, le fiamme: lingue di fuoco che avvolgono il soffitto, prima dietro il bancone del bar e, in pochi secondi, su tutti gli arredi. I ragazzi non se ne accorgono subito, non capiscono cosa stia accadendo, qualcuno riprende i primi istanti con il cellulare e, in sottofondo, le voci sono ancora di festa.
Qualche attimo dopo il locale si trasforma in una trappola mortale: il fuoco si propaga velocemente, tutti lasciano i tavoli gridando di terrore e cercano le scale che portano all’esterno, avvolti dal fumo sempre più denso. Si calpestano, si ostacolano a vicenda, atterriti, si feriscono. Poi qualcosa nel locale esplode, un boato fortissimo forse due e la tragedia diventa una strage.
Sono 47 i morti e oltre 115 i feriti, molti dei quali gravi, nella tragedia di Crans-Montana località sciistica del Canton Gallese in Svizzera frequentatissima in questa stagione da turisti che arrivano da tanti Paesi diversi. Intorno all’1.30 della notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, forse a causa di alcune candeline accese e posizionate sui tappi delle bottiglie di spumante, il soffitto del bar discoteca Le Constellation, nel centro del paese, ha preso fuoco mentre era in corso una serata di Capodanno dedicata ai giovanissimi. Il longue bar è una struttura nota in paese, aperta da anni, molto frequentata dai ragazzi che arrivano anche dalle località vicine. È un locale a due piani: a quello terreno c’è una terrazza chiusa e coperta che affaccia direttamente sulla via. Da lì si accede al piano seminterrato, dove si stava svolgendo la festa. All’interno, secondo le testimonianze, c’erano circa 200 persone, quasi tutte sedute ai tavoli, e tanti ragazzi erano in fila, fuori al freddo, ancora in attesa di entrare.
Secondo uno dei primi racconti di ieri, quello di due giovani francesi che hanno parlato alla tv transalpina Bfm, le fiamme sarebbero partite da candeline accese su bottiglie di champagne che avrebbero appiccato il fuoco al soffitto in legno. «Una delle candeline è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco e nel giro di poche decine di secondi tutto era in fiamme», hanno spiegato le due giovani che sono riuscite a mettersi in salvo. «Abbiamo cominciato a vedere del fumo e delle fiamme molto alte, ho provato a fuggire ma non riuscivamo ad uscire dalla porta», ha raccontato un altro giovane testimone, «c’era il caos, ho messo un tavolo a terra per proteggermi e per evitare che le persone in fuga mi schiacciassero, ho pensato che sarei morto così. Poi ho capito che l’unico modo per uscire era rompere una finestra, l’ho fatto e mi sono ritrovato fuori senza scarpe e senza vestiti».
Fuori del locale, dopo lo scoppio, una scena surreale: decine di persone a terra, bruciate sul corpo e sul volto, alcune senza vita. «L’aria era irrespirabile, tanti ragazzi insanguinati senza vestiti, stavano riversi sul marciapiede con i volti nascosti», racconta chi si è trovato davanti alla tragedia.
L’allarme che ha avvisato le forze dell’ordine dell’incendio è stato lanciato da una persona che abita accanto al locale: «I soccorsi sono arrivati in pochi minuti e molto rapidamente è stato attivato il dispositivo di sicurezza per fare in modo che gli agenti potessero agire al meglio», ha spiegato il capo della polizia del Canton Gallese, Frederic Gisler, in conferenza stampa, «Per prima cosa abbiamo soccorso le vittime e le abbiamo smistate nei quattro ospedali della zona, poi i vigili del fuoco hanno circondato l’area e abbiamo attivato un numero verde per le famiglie dei dispersi e un servizio di supporto psicologico per i feriti e i loro familiari». La macchina dei soccorsi è stata efficiente: solo nelle prime ore dopo la tragedia erano già in attività dieci elicotteri, 40 ambulanze e oltre 150 sanitari. Ma lo strazio non è finito per le tante famiglie che restano in attesa di notizie dai loro cari. «Purtroppo il lavoro di identificazione delle vittime sarà lungo e richiederà molto tempo perché molti corpi sono carbonizzati o con ustioni gravissime», ha chiarito ancora il capo della polizia, mentre sulle cause che hanno scatenato l’incendio è stata aperta una inchiesta.
Quello che appare certo è che il fuoco si sia propagato velocemente perché l’incendio è scoppiato all’interno di un locale chiuso e ha provocato a sua volta l’esplosione, un fenomeno ad altissimo impatto definito con il termine tecnico «flashover», ossia il passaggio improvviso da un incendio localizzato in uno spazio chiuso a uno più ampio.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Corse Matin i proprietari e gestori de Le Constellation sarebbero una coppia di francesi originari della Corsica, Jessica e Jacques Moretti. A quanto risulta, la donna, proprietaria anche di un altro locale nella zona, era all’interno del bar quando è scoppiato l’incendio ed è rimasta ferita a un braccio. «Quello che è accaduto è tra le peggiori tragedie del nostro Paese e ci impegneremo al massimo per capire le cause e le responsabilità», ha dichiarato il presidente della Confederazione elvetica che ha invitato turisti e sciatori a prestare particolare attenzione nei prossimi giorni e ad adottare comportamenti prudenti al fine di non impegnare i soccorsi e le unità operative degli ospedali in nuove emergenze. Dichiarati cinque giorni di lutto «per rispetto alle vittime».
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