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2019-01-25
La Sea Watch punta dritta alla Sicilia. Di Maio la rimbalza verso la Francia
Ansa
Un ricatto. Politico, ma pur sempre un ricatto. La nave olandese Sea Watch 3, della omonima ong tedesca, si trova da ieri pomeriggio a 12 miglia marine dalla costa siciliana, per la precisione di fonte a Siracusa, e chiede di attraccare in Italia. «Sul nostro mare», scrive la ong su Twitter, «si sta abbattendo un ciclone mediterraneo, fenomeno meteo piuttosto raro con onde di 7 metri, pioggia e vento gelido. Sea Watch sta navigando in questa tempesta cercando un riparo con a bordo 47 naufraghi soccorsi sabato scorso». Già, sabato scorso. Sono passati ben sei giorni da quando la nave ha recuperato 47 naufraghi, che si trovavano a bordo di un gommone in avaria, partito dalla Libia e diretto verso l'Italia. Da quel giorno, come si può facilmente verificare analizzando la sua rotta, Sea Watch 3 non ha fatto altro che dirigersi verso la nostra costa. Il motivo è molto semplice: le ong, con la complicità della sinistra (o viceversa) perseguono un obiettivo politico: destabilizzare il governo italiano, incrinare la solidità della maggioranza, far litigare Lega e M5s facendo leva sulla pelle della povera gente, come è accaduto esattamente due settimane fa.
Ricordate? Sui migranti a bordo della Sea Watch e della Sea Eye, il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio, diedero il via libera all'accoglienza in Italia di donne e bambini, facendo imbestialire il vicepremier Matteo Salvini, che non era stato informato della decisione del governo. Fu necessario un vertice notturno a Palazzo Chigi per trovare la quadra grazie all'aiuto della Chiesa Valdese, che accettò di accogliere una quindicina di migranti. «La prossima volta, meglio incontrarsi prima», commentò Salvini.
La prossima volta è arrivata, e il governo non ricadrà nella stessa trappola, tanto è vero che ieri Di Maio ha commentato la situazione con parole chiarissime: «La nave Ong Sea Watch», ha scritto Di Maio su Facebook, «che sta navigando verso la Sicilia, avrà da parte del governo italiano, qualora ne avesse bisogno, supporto medico e sanitario. Dopo di che, invito a puntare la prua verso Marsiglia e far sbarcare le persone sul suolo francese, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane per giorni. Come stabilito a giugno 2018 nel Consiglio europeo», ha aggiunto Di Maio, «le responsabilità dell'Europa sull'immigrazione sono condivise. Sul Mediterraneo non si affacciano solo l'Italia, la Grecia o la Spagna. Ma anche la Francia. E deve fare la sua parte».
Dare la sensazione di essere divisi incoraggia le Ong a insistere nella sfida all'Italia: a corroborare le parole di Di Maio è arrivata così una nota ufficiale sottoscritta dai membri della commissione Affari esteri del M5s: «Quello che ha ribadito Luigi Di Maio», recita il documento, «è ciò che sosteniamo da sempre. Se è vero che l'Europa è unita deve dimostrare di condividere non solo i benefici, ma anche le responsabilità. Sappiamo che la Ong Sea Watch sta navigando verso la Sicilia e come sempre ricordiamo che noi siamo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo a cuore la vita delle persone in mare perciò siamo pronti, se ce ne fosse bisogno, a dare supporto medico e sanitario, ma tutti devono prendersi una fetta del problema. La Francia, che nei Paesi africani ha grosse colpe, accolga i migranti della Sea Watch, anche perché», prosegue la nota, «come giustamente sottolineato dal nostro capo politico Di Maio, sul Mediterraneo non si affacciano solo Italia, Grecia e Spagna. Diciamo basta all'Europa dei figli della gallina bianca, adesso è il tempo dell'Europa del cambiamento».
Matteo Salvini, quindi, questa volta ha tutto il governo dalla sua parte. «Ennesima provocazione: dopo aver sostato per giorni», ha commentato il ministro dell'Interno su Twitter, «in acque maltesi, Sea Watch 3 con 47 persone a bordo si sta dirigendo verso le nostre coste. Nessuno sbarcherà in Italia. Siamo pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire, ma i porti italiani sono e resteranno chiusi». «Un'imbarcazione olandese, con equipaggio straniero», ha poi aggiunto Salvini a Stasera Italia, su Rete4, «che sta per giorni nelle acque maltesi, senza che nessuno dica nulla e poi si dirige verso l'Italia. Siamo un Paese con delle leggi, con delle regole e con dei confini, che dà rispetto ma che lo pretende. Non è questa o quella associazione privata che decide le norme sull'immigrazione. Siamo disponibili come sempre ad aiutare, a mandare dottori, cibo e medicinali, però in Italia si arriva con il permesso. Se questi signori», ha aggiunto Salvini, «pensano di continuare ad aiutare gli scafisti con il loro traffico di esseri umani, con l'Italia hanno sbagliato a capire. L'unico modo per salvare vite è far salire queste donne e questi bambini sugli aerei se scappano davvero dalle guerre. Metterli in mare e fargli attraversare deserti e il Mediterraneo in balia di delinquenti, non è la soluzione. Mi risulta di essere ancora indagato e di rischiare ancora 15 anni di carcere per aver difeso i confini italiani. Continuerò a farlo. Se vorranno indagarmi un'altra volta, lo facciano. Gli italiani mi pagano lo stipendio per difendere i confini di questo paese», ha concluso Salvini, «e io continuerò a farlo».
Risuona la grancassa dell’accoglienza
Lo stanco rituale delle dichiarazioni contro la politica sull'immigrazione di Matteo Salvini si perpetua sempre uguale a se stesso, e vede protagonisti anche in questo caso i sindaci di Palermo e Napoli, Leoluca Orlando e Luigi De Magistris. I due cercano di lucrare un po' di visibilità strumentalizzando la questione. Leoluca Orlando ha inviato una lettera al comandante della nave Sea Watch 3. «Di fronte», ha dichiarato Orlando, «alle ennesime tragedie del mare causate da politiche criminali e criminogene dell'Europa e dell'Italia e di fronte all'impegno umano e civile di chi salva vite umane, chiediamo con urgenza che nel rispetto della Costituzione italiana e del diritto internazionale, sia garantito al più presto un approdo sicuro. Come sempre», ha aggiunto Orlando, «Palermo, con il suo collaudato sistema di accoglienza che coinvolge tanti soggetti pubblici e privati e una vasta rete sociale di solidarietà è pronta ad accogliere questi naufraghi e gli uomini e le donne che li hanno salvati da morte certa».
All'insegna del copia e incolla le dichiarazioni di De Magistris: «Il porto di Napoli», ha detto il sindaco partenopeo, «è aperto ad ospitare donne e uomini che rischiano di morire in mare. Ci sono interlocuzioni a vari livelli, siamo pronti ad accogliere. Lo diremo sempre finchè ci saranno governi disumani che agiscono in maniera antigiuridica. Lasciare persone a rischio di morte in mezzo al mare», ha aggiunto De Magistris, «è un atto disumano e che va in violazione alle regole generali del diritto internazionale e della navigazione».
A sparare a zero contro Salvini, stavolta in merito allo smantellamento del Cara di Castelnuovo di Porto, è arrivato anche Fabio Fazio: «Lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto», ha twittato il conduttore della Rai, «è un'ulteriore prova di disumanità e incoerenza. Cancellare ogni tentativo di integrazione aumenta l'insicurezza. E soprattutto aumenta disperazione e ingiustizia». «Il milionario», ha ribattuto Salvini, «(a carico degli italiani) dice che sono disumano. Più si arricchiscono, più perdono il contatto con la realtà. Incassa che ti passa, io vado avanti nel nome del buon senso e del rispetto delle regole. Bacioni».
L'Arci si è rivolta alle alte cariche istituzionali: «Chiediamo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella», ha scritto l'associazione, «alla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e al presidente della Camera Roberto Fico di farsi promotori verso il governo del rispetto dei principi della nostra Costituzione e del diritto internazionale e quindi di permettere alla nave della Sea Watch, attualmente in prossimità delle acque territoriali italiane, di entrare in un porto e procedere alle operazioni di sbarco e primo soccorso dei 47 migranti salvati in mare ora a bordo». Un identico appello è stato sottoscritto da 20 organizzazioni: la stessa Arci, A Buon Diritto, Actionaid, Amnesty International Italia, Asgi, Associazione Papa Giovanni XXIII, Cir, Cnca, Emergency, Focus Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Medecins Du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Mediterranean Hope Programma Rifugiati e Migranti, Oxfam, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, Terre Des Hommes.
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Dopo sei giorni in mare con 47 persone a bordo, la nave dell'Ong tedesca è al largo di Siracusa: «È in arrivo una tempesta». Stavolta, però, il M5s sembra unito sulla linea dura: «Inviamo aiuti ma ora tocca a Macron».Gli ultrà dei porti aperti se li contendono. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: «Venite qui». Luigi De Magistris fa eco: «Napoli è aperta». E Fabio Fazio su Twitter infilza Matteo Salvini: «Disumano».Lo speciale contiene due articoli.Un ricatto. Politico, ma pur sempre un ricatto. La nave olandese Sea Watch 3, della omonima ong tedesca, si trova da ieri pomeriggio a 12 miglia marine dalla costa siciliana, per la precisione di fonte a Siracusa, e chiede di attraccare in Italia. «Sul nostro mare», scrive la ong su Twitter, «si sta abbattendo un ciclone mediterraneo, fenomeno meteo piuttosto raro con onde di 7 metri, pioggia e vento gelido. Sea Watch sta navigando in questa tempesta cercando un riparo con a bordo 47 naufraghi soccorsi sabato scorso». Già, sabato scorso. Sono passati ben sei giorni da quando la nave ha recuperato 47 naufraghi, che si trovavano a bordo di un gommone in avaria, partito dalla Libia e diretto verso l'Italia. Da quel giorno, come si può facilmente verificare analizzando la sua rotta, Sea Watch 3 non ha fatto altro che dirigersi verso la nostra costa. Il motivo è molto semplice: le ong, con la complicità della sinistra (o viceversa) perseguono un obiettivo politico: destabilizzare il governo italiano, incrinare la solidità della maggioranza, far litigare Lega e M5s facendo leva sulla pelle della povera gente, come è accaduto esattamente due settimane fa.Ricordate? Sui migranti a bordo della Sea Watch e della Sea Eye, il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio, diedero il via libera all'accoglienza in Italia di donne e bambini, facendo imbestialire il vicepremier Matteo Salvini, che non era stato informato della decisione del governo. Fu necessario un vertice notturno a Palazzo Chigi per trovare la quadra grazie all'aiuto della Chiesa Valdese, che accettò di accogliere una quindicina di migranti. «La prossima volta, meglio incontrarsi prima», commentò Salvini. La prossima volta è arrivata, e il governo non ricadrà nella stessa trappola, tanto è vero che ieri Di Maio ha commentato la situazione con parole chiarissime: «La nave Ong Sea Watch», ha scritto Di Maio su Facebook, «che sta navigando verso la Sicilia, avrà da parte del governo italiano, qualora ne avesse bisogno, supporto medico e sanitario. Dopo di che, invito a puntare la prua verso Marsiglia e far sbarcare le persone sul suolo francese, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane per giorni. Come stabilito a giugno 2018 nel Consiglio europeo», ha aggiunto Di Maio, «le responsabilità dell'Europa sull'immigrazione sono condivise. Sul Mediterraneo non si affacciano solo l'Italia, la Grecia o la Spagna. Ma anche la Francia. E deve fare la sua parte».Dare la sensazione di essere divisi incoraggia le Ong a insistere nella sfida all'Italia: a corroborare le parole di Di Maio è arrivata così una nota ufficiale sottoscritta dai membri della commissione Affari esteri del M5s: «Quello che ha ribadito Luigi Di Maio», recita il documento, «è ciò che sosteniamo da sempre. Se è vero che l'Europa è unita deve dimostrare di condividere non solo i benefici, ma anche le responsabilità. Sappiamo che la Ong Sea Watch sta navigando verso la Sicilia e come sempre ricordiamo che noi siamo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo a cuore la vita delle persone in mare perciò siamo pronti, se ce ne fosse bisogno, a dare supporto medico e sanitario, ma tutti devono prendersi una fetta del problema. La Francia, che nei Paesi africani ha grosse colpe, accolga i migranti della Sea Watch, anche perché», prosegue la nota, «come giustamente sottolineato dal nostro capo politico Di Maio, sul Mediterraneo non si affacciano solo Italia, Grecia e Spagna. Diciamo basta all'Europa dei figli della gallina bianca, adesso è il tempo dell'Europa del cambiamento».Matteo Salvini, quindi, questa volta ha tutto il governo dalla sua parte. «Ennesima provocazione: dopo aver sostato per giorni», ha commentato il ministro dell'Interno su Twitter, «in acque maltesi, Sea Watch 3 con 47 persone a bordo si sta dirigendo verso le nostre coste. Nessuno sbarcherà in Italia. Siamo pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire, ma i porti italiani sono e resteranno chiusi». «Un'imbarcazione olandese, con equipaggio straniero», ha poi aggiunto Salvini a Stasera Italia, su Rete4, «che sta per giorni nelle acque maltesi, senza che nessuno dica nulla e poi si dirige verso l'Italia. Siamo un Paese con delle leggi, con delle regole e con dei confini, che dà rispetto ma che lo pretende. Non è questa o quella associazione privata che decide le norme sull'immigrazione. Siamo disponibili come sempre ad aiutare, a mandare dottori, cibo e medicinali, però in Italia si arriva con il permesso. Se questi signori», ha aggiunto Salvini, «pensano di continuare ad aiutare gli scafisti con il loro traffico di esseri umani, con l'Italia hanno sbagliato a capire. L'unico modo per salvare vite è far salire queste donne e questi bambini sugli aerei se scappano davvero dalle guerre. Metterli in mare e fargli attraversare deserti e il Mediterraneo in balia di delinquenti, non è la soluzione. Mi risulta di essere ancora indagato e di rischiare ancora 15 anni di carcere per aver difeso i confini italiani. Continuerò a farlo. Se vorranno indagarmi un'altra volta, lo facciano. Gli italiani mi pagano lo stipendio per difendere i confini di questo paese», ha concluso Salvini, «e io continuerò a farlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sea-watch-punta-dritta-alla-sicilia-di-maio-la-rimbalza-verso-la-francia-2626995182.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="risuona-la-grancassa-dellaccoglienza" data-post-id="2626995182" data-published-at="1781252620" data-use-pagination="False"> Risuona la grancassa dell’accoglienza Lo stanco rituale delle dichiarazioni contro la politica sull'immigrazione di Matteo Salvini si perpetua sempre uguale a se stesso, e vede protagonisti anche in questo caso i sindaci di Palermo e Napoli, Leoluca Orlando e Luigi De Magistris. I due cercano di lucrare un po' di visibilità strumentalizzando la questione. Leoluca Orlando ha inviato una lettera al comandante della nave Sea Watch 3. «Di fronte», ha dichiarato Orlando, «alle ennesime tragedie del mare causate da politiche criminali e criminogene dell'Europa e dell'Italia e di fronte all'impegno umano e civile di chi salva vite umane, chiediamo con urgenza che nel rispetto della Costituzione italiana e del diritto internazionale, sia garantito al più presto un approdo sicuro. Come sempre», ha aggiunto Orlando, «Palermo, con il suo collaudato sistema di accoglienza che coinvolge tanti soggetti pubblici e privati e una vasta rete sociale di solidarietà è pronta ad accogliere questi naufraghi e gli uomini e le donne che li hanno salvati da morte certa». All'insegna del copia e incolla le dichiarazioni di De Magistris: «Il porto di Napoli», ha detto il sindaco partenopeo, «è aperto ad ospitare donne e uomini che rischiano di morire in mare. Ci sono interlocuzioni a vari livelli, siamo pronti ad accogliere. Lo diremo sempre finchè ci saranno governi disumani che agiscono in maniera antigiuridica. Lasciare persone a rischio di morte in mezzo al mare», ha aggiunto De Magistris, «è un atto disumano e che va in violazione alle regole generali del diritto internazionale e della navigazione». A sparare a zero contro Salvini, stavolta in merito allo smantellamento del Cara di Castelnuovo di Porto, è arrivato anche Fabio Fazio: «Lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto», ha twittato il conduttore della Rai, «è un'ulteriore prova di disumanità e incoerenza. Cancellare ogni tentativo di integrazione aumenta l'insicurezza. E soprattutto aumenta disperazione e ingiustizia». «Il milionario», ha ribattuto Salvini, «(a carico degli italiani) dice che sono disumano. Più si arricchiscono, più perdono il contatto con la realtà. Incassa che ti passa, io vado avanti nel nome del buon senso e del rispetto delle regole. Bacioni». L'Arci si è rivolta alle alte cariche istituzionali: «Chiediamo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella», ha scritto l'associazione, «alla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e al presidente della Camera Roberto Fico di farsi promotori verso il governo del rispetto dei principi della nostra Costituzione e del diritto internazionale e quindi di permettere alla nave della Sea Watch, attualmente in prossimità delle acque territoriali italiane, di entrare in un porto e procedere alle operazioni di sbarco e primo soccorso dei 47 migranti salvati in mare ora a bordo». Un identico appello è stato sottoscritto da 20 organizzazioni: la stessa Arci, A Buon Diritto, Actionaid, Amnesty International Italia, Asgi, Associazione Papa Giovanni XXIII, Cir, Cnca, Emergency, Focus Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Medecins Du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Mediterranean Hope Programma Rifugiati e Migranti, Oxfam, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, Terre Des Hommes.
Donald Trump (Ansa)
Nelle prime ore di giovedì, le forze armate americane hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi militari iraniani, la seconda nel giro di 48 ore, alimentando il timore che la guerra a bassa intensità che da mesi coinvolge Washington, Teheran e Israele possa trasformarsi in un conflitto regionale aperto. Secondo il Comando centrale statunitense (Centcom), l’operazione è iniziata poco dopo la mezzanotte, ora di Teheran, e si è conclusa circa quattro ore più tardi. Nel mirino sono finiti sistemi radar, reti di comunicazione militare e batterie di difesa aerea distribuite in diverse aree del Paese. Washington ha definito l’azione una misura di autodifesa e una risposta diretta alle attività ostili attribuite alla Repubblica islamica.
Le esplosioni sono state segnalate soprattutto nelle province meridionali iraniane, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Trump ha successivamente rivelato che gli Stati Uniti hanno impiegato 49 missili Tomahawk contro infrastrutture militari iraniane, alcune situate a circa 65 chilometri da Teheran. Per il Wall Street Journal, Washington avrebbe comunicato a Teheran, attraverso la mediazione del Qatar, che l’operazione rappresenta una risposta limitata e non l’inizio di una guerra su vasta scala. Trump, tuttavia, ha ulteriormente alzato il livello dello scontro. In un’intervista a Fox News ha sostenuto che l’Iran sarebbe ormai privo di reali capacità difensive e che gli Usa potrebbero, se lo volessero, «conquistare l’intero Paese». Ancora più pesante il messaggio pubblicato su Truth. «Stanotte gli Stati Uniti colpiranno l’Iran con la massima durezza», ha scritto Trump, minacciando anche di assumere il controllo di infrastrutture energetiche strategiche. Nel messaggio ha indicato esplicitamente l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero dell’Iran e snodo essenziale per le esportazioni di greggio. «Questa notte prenderemo l’isola», ha affermato.
Teheran ha reagito respingendo le dichiarazioni americane e negando l’esistenza di nuovi negoziati con Washington. Un duro avvertimento è arrivato da Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, che ha affermato che «eventuali decisioni impulsive» da parte degli Stati Uniti rischierebbero di destabilizzare ulteriormente la regione, colpire i mercati energetici globali e trascinare Washington in una crisi prolungata. «Vedrete un Iran diverso», ha dichiarato. Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, mentre l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha confermato il blocco «fino a nuovo avviso», invitando tutte le navi autorizzate al transito ad attendere nuove istruzioni. Il Centcom ha invece ribadito che l’Iran non controlla il passaggio marittimo strategico e che le rotte restano accessibili alle imbarcazioni che rispettano le sanzioni statunitensi contro Teheran. Il comandante delle forze aerospaziali dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Mousavi, ha minacciato direttamente Washington. «Faremo di questa regione un inferno per voi», ha dichiarato, mentre la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha avvertito che qualsiasi imbarcazione si avvicinerà allo Stretto potrà «essere sottoposta a misure decisive». Le autorità iraniane hanno inoltre ampliato la lista dei bersagli in caso di nuove escalation, includendo interessi economici riconducibili a Elon Musk in Medio Oriente.
Poi in serata è arrivata l’ennesima svolta inattesa. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver sospeso gli attacchi contro l’Iran e che il regime di Teheran avrebbe accettato un accordo per porre fine alla guerra. «Considerato che le discussioni con la Repubblica islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti programmati contro l’Iran per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale rimarrà in vigore fino al completamento di questa transazione: data e luogo della firma saranno annunciati a breve», ha scritto Trump su Truth. Non solo, secondo Axios, Qatar e Teheran avrebbero già un testo comune. Si attenderebbe l’ok di Khamenei (e degli Usa).
Sul fronte israeliano, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria con i principali ministri e i responsabili della sicurezza. Il leader israeliano ha dichiarato che le forze armate stanno «colpendo duramente Hezbollah» e che «centinaia di terroristi vengono eliminati ogni settimana». Nel frattempo, l’Idf ha annunciato di aver assunto il controllo operativo dell’area a Nord del fiume Saluki, nel Libano meridionale. Secondo l’esercito israeliano, nel corso dell’operazione sono stati eliminati miliziani di Hezbollah e smantellate infrastrutture utilizzate dal movimento sciita filo-iraniano. L’operazione conferma l’intensificazione delle attività militari israeliane lungo il fronte settentrionale e il tentativo di creare una fascia di sicurezza contro le minacce provenienti dal Libano.
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Andrea Bocelli e EJAE si esibiscono alla cerimonia di apertura dei Mondiali 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Il Messico apre il Mondiale 2026 superando 2-0 il Sudafrica nello stadio che ha ospitato la «partita del secolo» e le magie di Maradona. Dalla cerimonia con Shakira e Bocelli alle proteste per i desaparecidos, fino al primo annuncio Var della storia del torneo e alle tre espulsioni. Nella notte la Corea del Sud rimonta e batte 2-1 la Repubblica Ceca. Stasera Canada-Bosnia e Usa-Paraguay.
Il Mondiale 2026 è ufficialmente cominciato e lo ha fatto nel segno del Messico. Davanti agli oltre 80.000 spettatori dello stadio Azteca El Tricolor ha battuto 2-0 nella gara d'esordio il Sudafrica e ha conquistato i primi tre punti del Gruppo A. Una partita inaugurale che è già passata alla storia per il primo annuncio Var della storia dei Mondiali, diventato virale per l'incertezza linguistica dell'arbitro brasiliano Wilton Sampaio, il record di tre espulsioni e per l'Azteca diventato il primo stadio ad aver ospitato tre gare d’apertura della Coppa del Mondo.
Per inaugurare il primo Mondiale a 48 squadre non poteva esserci, infatti, scenario più adatto dello stadio Azteca. Uno degli impianti più iconici del calcio mondiale dove la Coppa del Mondo è tornata quarant'anni dopo l'ultima volta. Era già accaduto nel 1970 e nel 1986; con questa edizione l'Azteca diventa il primo stadio della storia ad aver ospitato tre partite inaugurali del torneo. Un dettaglio statistico che racconta bene il valore simbolico di questo luogo per intere generazioni di appassionati.
L'Azteca, infatti, è molto più di un semplice stadio. Qui il 17 giugno 1970 andò in scena quella che è passata alla storia come la «partita del secolo», il 4-3 con cui l'Italia di Ferruccio Valcareggi eliminò la Germania Ovest conquistando la finale mondiale. Pochi giorni dopo, sempre su questo prato, Pelé segnò di testa nella finale contro gli azzurri, sovrastando un gigante come Tarcisio Burgnich nel gol che aprì il successo del Brasile. Ma è soprattutto il Mondiale del 1986 ad aver consegnato definitivamente l'Azteca alla leggenda. Nei quarti di finale tra Argentina e Inghilterra, Diego Armando Maradona realizzò nel giro di quattro minuti due reti destinate a entrare nella storia per motivi opposti: la prima, segnata con la mano e poi ribattezzata Mano de Dios; la seconda, frutto di una straordinaria azione personale iniziata nella propria metà campo e conclusa dopo aver superato mezza squadra inglese, passata agli annali come il «gol del secolo». In quello stesso Mondiale e sempre all'Azteca, nell'ottavo di finale tra Messico e Bulgaria, il gol dei padroni di casa segnato in sforbiciata da Manuel Negrete fece registrare il boato più potente del pubblico mai ascoltato in uno stadio. Insomma, a queste altitudini - all'Estadio Azteca si gioca a 2.240 metri sopra il livello del mare - si respira storia del calcio a pieni polmoni. Una storia che il popolo messicano custodisce orgogliosamente e che, prima ancora del fischio d'inizio, è stata celebrata attraverso una cerimonia inaugurale pensata per raccontare al mondo l'identità e la tradizione del Paese ospitante.
La cerimonia di apertura della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Un gigantesco pallone dorato, poi diventato una Coppa del Mondo al centro del campo, ha accompagnato uno spettacolo costruito attorno alla cultura messicana e alla celebrazione del torneo. Ad aprire la serata sono stati i Manà, seguiti da J Balvin e da altri artisti latinoamericani. Il boato più forte è stato però riservato a Shakira, tornata protagonista di un Mondiale sedici anni dopo il successo di Waka Waka, questa volta con Dai Dai, interpretata insieme a Burna Boy. A chiudere la cerimonia ci hanno pensato Andrea Bocelli ed EJAE con Dna (More Than A Game), mentre sul terreno di gioco sfilavano le bandiere delle 48 nazionali partecipanti. L'apertura ufficiale della competizione è stata affidata al presidente della Fifa, Gianni Infantino, accompagnato dall'attrice messicana Salma Hayek. Fuori dall'impianto, intanto, alcuni manifestanti hanno protestato per chiedere giustizia per i desaparecidos, dando vita a momenti di tensione con le forze dell'ordine nei pressi dello stadio.
Poi finalmente palla al campo, dove il Messico ha confermato i favori del pronostico, sbloccando il risultato appena dopo 9' grazie a Julián Quiñones, capocannoniere dell'ultima Saudi Pro League con 33 gol. El Tricolor, sfruttando anche la superiorità numerica causata dall'espulsione di Sithole a inizio ripresa, ha continuato a spingere trovando il raddoppio con un colpo di testa di Raúl Jiménez, al 47° centro in nazionale, secondo miglior marcatore nella storia messicana alle spalle del solo Chicharito Hernández. Il finale è stato caratterizzato da altri due cartellini rossi: quello diretto a Zwane, dopo la revisione al Var, e quello mostrato nel recupero al messicano Montes. Un record per una partita inaugurale di un Mondiale. Proprio l'espulsione del sudafricano Zwane ha dato vita a uno degli episodi più curiosi della serata. Chiamato a comunicare la decisione al pubblico attraverso il nuovo sistema di annunci arbitrali introdotto dalla Fifa, il brasiliano Wilton Sampaio si è inceppato nell'inglese prima di riuscire a spiegare il provvedimento disciplinare. Le immagini dei giocatori sudafricani intenti a cercare di interpretare le sue parole hanno fatto rapidamente il giro del web, trasformando il primo annuncio Var della storia dei Mondiali in un inatteso momento virale.
Themba Zwane del Sudafrica viene espulso dall'arbitro Wilton Sampaio (Getty Images)
Nell'altra partita del Gruppo A, disputata nella notte italiana a Guadalajara, la Corea del Sud ha superato 2-1 in rimonta la Repubblica Ceca, agganciando così il Messico in testa alla classifica del girone. Dopo un primo tempo senza reti, sono stati i cechi a passare in vantaggio al 58' con Ladislav Krejci. La reazione asiatica, però, è stata immediata: In-Beom Hwang ha ristabilito la parità al 67'. Dieci minuti più tardi Tomas Soucek aveva riportato avanti la Repubblica Ceca, ma il Var ha annullato la rete per fuorigioco. A decidere l'incontro è stato quindi Hyeon-Gyu Oh, che all'81' ha firmato il definitivo 2-1.
Oggi si prosegue con l'esordio delle altre due nazioni ospitanti. Alle 21 italiane, a Toronto, il Canada affronterà la Bosnia-Erzegovina nella prima sfida del Gruppo B. Nella notte tra venerdì e sabato, alle 3 italiane, toccherà invece agli Stati Uniti, impegnati a Los Angeles contro il Paraguay nel match inaugurale del Gruppo D. Dopo la serata dell'Azteca, la Coppa del Mondo entrerà così definitivamente nel vivo, coinvolgendo tutti e tre i Paesi organizzatori della rassegna.
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Silvia Slis (Ansa)
Nel giorno del bilancio del suo primo anno da sindaco di Genova, Silvia Salis tenta l’approccio da leader nazionale più che da sindaco: sicurezza, immigrazione, rimpatri, campo largo. Tutto, rigorosamente, con il governo nel mirino.
Da giorni la strategia dell’ex campionessa di lancio del martello per mettere in difficoltà l’esecutivo è quella di insistere sulle presunte promesse disattese in materia di espulsioni. Ma dal Viminale hanno provato a rovinarle la passeggiata sul tappeto rosso steso per la liturgia della conferenza stampa organizzata nei minimi dettagli (dal Comune hanno persino provato a chiedere ai cronisti di conoscere le domande in anticipo).
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato la sua visita nel capoluogo ligure per affrontare alcune questioni spinose del dossier sicurezza: taser, videosorveglianza, organici e, soprattutto, rimpatri. Mercoledì, in aula, Piantedosi aveva snocciolato qualche dato, che si è rivelato diametralmente opposto alla lettura della Salis: dal 2023 al 2025 «il numero totale dei rimpatri è cresciuto di oltre il 40%» e nei primi mesi del 2026 il dato sarebbe «ancora in crescita, superando del 30% il dato dello stesso periodo dell’anno precedente».
Ma soprattutto, secondo il ministro, sarebbe aumentato il rapporto tra immigrati irregolari sbarcati e immigrati rimpatriati: «Dal 3% del 2023 al 10% dell’anno scorso e addirittura al 31 dall’inizio dell’anno». Ma il dato politico di giornata è un altro. Il Viminale si è detto pronto ad accogliere quella che appare come un’implicita richiesta della nuova Salis ultrà dei rimpatri, con la realizzazione di un Cpr proprio a Genova. E, così, mentre il sindaco scarica sul governo il caos sicurezza, il governo trova la soluzione facendola passare proprio da Genova. Una mossa a sorpresa che ha subito ridotto l’impatto della conferenza autocelebrativa di Palazzo Tursi. Sulla sicurezza il sindaco ha insistito sul tema delle volanti insufficienti, che «se insistono in un quartiere ne lasciano scoperto un altro».
Salis ha rivendicato «294 delibere in un anno», ha parlato di «città che si prende cura» di grandi eventi, cultura, verde e riqualificazioni. Ma fuori dalla sala stampa il centrodestra organizzava una contro-conferenza accusando la giunta di governare una «città immobile e poco sicura». L’ex sindaco reggente Pietro Piciocchi ha parlato di «narrazione stucchevole». Secondo il capogruppo di Vince Genova, la giunta avrebbe ereditato «un Comune con un avanzo consistente e un debito ridotto», ritrovandosi, invece, oggi con «le tasse comunali più alte d’Italia e con l’aliquota massima applicata sull’Irpef». Ma la vera ferita politica si chiama Amt.
La municipalizzata dei trasporti è stata raccontata dalla stessa giunta come un malato in terapia intensiva. Il vicesindaco Alessandro Terrile ha ammesso «errori», ha parlato di un’azienda «inseguita dai creditori» e di un servizio che «non sarà all’altezza per diversi mesi». La Salis ha ringraziato sindacati, lavoratori e cittadini «pazienti». Tutti, tranne la Regione del governatore Marco Bucci. Nessun grazie per gli anticipi milionari e, soprattutto, per i 40 milioni di euro a fondo perduto che hanno consentito alla municipalizzata di continuare a pagare stipendi e servizi e la sua ricapitalizzazione. Nessun riconoscimento politico a chi, secondo l’opposizione, avrebbe materialmente evitato il collasso immediato dell’azienda.
Ma ha continuato a ripetere che farà «la sindaca per cinque anni» e che non cambierà idea. Nonostante la postura da leader nazionale che cerca di darsi. Lo dimostra anche il passaggio sul campo largo: «È imprescindibile». Anche se un giornalista l’ha ricondotta alla realtà ricordandole che a Venezia non è andata così bene. Ma c’è stato anche il momento in cui ha rivendicato di essere stata «scandagliata» più di ogni altro sindaco perché Genova starebbe facendo «qualcosa di importante anche in opposizione al governo». Un attivismo che il centrodestra liquida, invece, come propaganda permanente.
La leghista Paola Bordilli ha ricordato la concretezza dei risultati delle giunte di centrodestra, confrontandola con l’attuale stato di abbandono del centro storico. Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia, ha parlato di una «proliferazione preoccupante» di studi e consulenze su verde, rifiuti e cabinovia, accusando la giunta di non avere «il coraggio di affrontare i temi da un punto di vista politico». Un argomento sul quale durante la conferenza stampa si è innestata la domanda di Giulia Mietta, giornalista di Genova24 e Ansa, moglie del portavoce del sindaco, Simone D’Ambrosio.
La risposta è stata prontissima: con Salis le consulenze costano meno rispetto all’era Bucci. Il sindaco non è quasi mai stata sorpresa dalle domande che, anzi, le hanno dato la possibilità di decantare l’operato della sua giunta. Uno dei pochi momenti fuori copione è arrivato quando un cronista del Fatto quotidiano le ha chiesto conto dei servizi comunicativi dell’agenzia Jump di Matteo Agnoletti, ex spin-doctor di Matteo Renzi (ricordiamo che proprio il fu Rottamatore è stato l’ideatore della discesa in campo della Salis) e oggi regista dell’immagine pubblica e mediatica della Salis.
Una domanda su costi e finanziatori alla quale la prima cittadina ha provato a sottrarsi così: «È una cosa personale, questa è una domanda che riguarda solo me. E avevamo chiesto di restringere le domande all’amministrazione della città». Una risposta che ha finito inevitabilmente per alimentare altri quesiti, soprattutto dopo una conferenza stampa costruita sul controllo preventivo dei temi da affrontare. Resta da capire se l’arrivo di Piantedosi metterà in discussione una narrazione che in pochi in città provano a smontare.
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