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2022-09-27
La maledizione di Silvio colpisce ancora chi lo lascia. Lui cerca una poltrona vip
Renato Brunetta, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini (Ansa)
Per la settecentesima volta dalla sua discesa in campo è stato dato politicamente per morto, e per la settecentesima volta invece è vivo e lotta insieme a noi: Silvio Berlusconi torna in Senato, nove anni dopo la decadenza votata dalla sinistra per la legge Severino, e può, anzi deve essere inserito tra i vincitori delle elezioni politiche 2022. Quell’8% conquistato dopo la scissione della pattuglia ministeriale guidata da Mara Carfagna e Mariastella Gelmini ha il sapore dolce della ennesima rivincita di un uomo che, come accaduto molto, troppo spesso, gli osservatori politici prendono in giro, mentre è lui che prende in giro tutti.
È sbarcato su Tiktok e ha subito sbancato il social dei giovani tra barzellette e mosche schiacciate in diretta, ha dichiarato di voler sorpassare la Lega e per poco non ci è riuscito, sarà determinante per la tenuta della maggioranza, è riuscito a far rieleggere alla Camera la (quasi) moglie, Marta Fascina, nel collegio uninominale di Marsala, in Sicilia, ma soprattutto ha dimostrato che la maledizione di Gianfranco Fini, ovvero di chi lascia Silvio, è una scienza esatta: il sedicente terzo polo è dietro Forza Italia, contro tutti i pronostici della vigilia, e c’è da giurare che il suo ritorno a Palazzo Madama sarà l’evento più fotografato e commentato del giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento.
«Forza Italia», scrive Silvione su Instagram, «si conferma decisiva per il successo del centrodestra e determinante per la formazione del prossimo governo. Ancora una volta, ho messo il mio impegno al servizio dell’Italia, del Paese che amo. Vi ringrazio per la fiducia». «L’Italia, il Paese che amo», ed è subito 1994, discesa in campo, primo trionfo. «Il risultato della nostra coalizione», aggiunge Berlusconi, «premia la coerenza e la credibilità di un’alleanza vera, che sono orgoglioso di avere fondato 28 anni fa e alla quale gli italiani hanno di nuovo affidato la responsabilità di governo del Paese. Faccio i miei complimenti a Giorgia Meloni per l’eccellente risultato», sottolinea il Cav, «e ringrazio Matteo Salvini per il suo impegno come sempre generoso e leale in campagna elettorale. Un buon rapporto con i nostri storici alleati degli Stati Uniti e dei maggiori paesi dell’Unione Europea», argomenta il Cav, «è essenziale. Allo stesso modo, ci consideriamo impegnati dagli elettori a far valere nel centrodestra di governo i principi liberali, cristiani, garantisti che sono alla base del nostro impegno politico».
Sprizza soddisfazione da tutti i pori la senatrice Licia Ronzulli, che insieme ad Antonio Tajani ha guidato il partito in campagna elettorale, ovviamente sempre un passo indietro rispetto al Cav: «Il leone ha ruggito ancora!!», scrive Licia sui social, postando una foto che la ritrae insieme alla Fascina, ad altri parlamentari azzurri, e naturalmente a Berlusconi, raggiante con il pollice all’insù.
Il centro del centrodestra è in piena salute, e arrivano i complimenti dal Partito popolare europeo: «Siamo fiduciosi», twitta il Ppe, «che Forza Italia guiderà il prossimo governo in un percorso al servizio dei migliori interessi del popolo italiano come parte di un’Europa forte e stabile. L’Italia è un’ancora per l’Europa e il nostro partito una bussola per i valori europeisti». Leggi Ppe e pensi a Tajani, ex presidente del Parlamento europeo, eletto alla Camera, il cui curriculum somiglia molto a quello di un prossimo ministro degli Esteri: «Per la prima volta», scrive Tajani sui social, «sarà un privilegio servire l’Italia qui da Montecitorio. Ringrazio Silvio Berlusconi, tutti i militanti di Forza Italia che non si sono mai risparmiati in questa campagna elettorale».
È riuscita a essere rieletta, vincendo l’uninominale in Basilicata, Maria Elisabetta Alberti Casellati, veneta doc, eppure spedita nelle terre lucane a conquistarsi il seggio a causa dell’ostracismo nei suoi confronti di Anna Maria Bernini, bolognese, che si è fatta paracadutare in Veneto per fare un dispetto alla presidente del Senato: «L’Italia», ha commentato la Casellati, «ha scelto il centrodestra. È una vittoria straordinaria, con cui Forza Italia si conferma ancora una volta determinante. Un grazie speciale ai lucani che hanno creduto in me. La Basilicata», ha aggiunto la Casellati, «mi ha accolto con affetto e io non lo dimenticherò».
Il Sud ha premiato ancora una volta Forza Italia, e non a caso: Berlusconi ha sempre avuto un feeling particolare con il meridione, e in particolare con Napoli (la Fascina, tra l’altro, ricordiamolo sempre, è di Portici). Proprio in Campania Forza Italia raggiunge la percentuale più alta d’Italia dopo la Calabria, sfiorando l’11% nonostante la diaspora di tanti esponenti locali di primo piano verso Azione e Italia viva. Merito della capacità organizzativa del commissario regionale, l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che esulta: «Un risultato straordinario, abbiamo ricostruito una comunità in poche settimane, abbiamo mobilitato militanti e dirigenti e siamo solo all’inizio».
Vince Schifani, boom di «Scateno»
Renato Schifani stravince in Sicilia confermando la tendenza positiva del centrodestra in tutto il Paese. Il vantaggio su Cateno De Luca è ampio, ma il fenomeno di «Scateno», come lo chiamano in Sicilia, è impressionante. Tanto che nella sua Messina ottiene sia il collegio della Camera sia quello del Senato. La sfida al terzo posto è un testa a testa fino alla fine con i candidati di Pd (Caterina Chinnici) e Movimento 5 stelle (Nuccio Di Paola) che si rincorrono a vicenda scartandosi di pochi voti.
I due partiti si erano presentati insieme con tanto di primarie per eleggere un candidato comune. Elezioni che avevano portato alla vittoria di Caterina Chinnici. Sembrava fosse andato tutto liscio, ma dopo la caduta del governo nazionale per mano dei grillini, i rapporti sono velocemente precipitati per portare a uno strappo finale voluto da Giuseppe Conte. Il Pd lo ha accusato di lasciare l’alleanza in Sicilia per un mero calcolo elettorale, ma il leader pentastellato si è difeso dicendo che le personalità proposte dai dem erano incandidabili. Il segretario regionale del Pd, Anthony Emanuele Barbagallo, in tutta risposta ha minacciato di arrivare alle carte bollate per il danno causato dallo strappo arrivato all’ultimo minuto.
Insomma, prima di questo voto in Sicilia si è consumato un vero e proprio psicodramma, una guerra dei Roses tra Pd e Movimento 5 stelle che ha portato a un suicidio di fatto. A favorirne il super candidato del centrodestra, Renato Schifani. Dopo lo scrutinio notturno per il Parlamento nazionale, le urne regionali siciliane sono state aperte ieri alle 14 e lo spoglio è andato avanti lentamente per tutto il pomeriggio, ma già dalle prime proiezioni il risultato del primo e del secondo posto, almeno, sono sembrati chiari, con Schifani che potrebbe superare il 40% dei voti.
Cateno De Luca è deluso per la sconfitta: «Io ho perso. Ma non credo che i siciliani abbiano vinto ...», ha scritto su Facebook annunciando una diretta Fb in serata da Piazza Matrice a Fiumedinisi. Il candidato alla presidenza di Sicilia Vera ha atteso i dati reali dello spoglio definendo «farlocchi» i dati degli exit poll.
Schifani invece celebra la vittoria: «Questo è un successo di tutto il centrodestra», commenta il neopresidente della Regione Sicilia in una conferenza stampa a Palermo. «Ci sarà una maggiorata abbastanza qualificata che rafforzerà l’azione di governo perché tutti i partiti avranno pari dignità», ha detto prima di «ringraziare Silvio Berlusconi» e aggiungere: «Amo la Sicilia, che non ho lasciato nemmeno quando ero presidente del Senato. Chiedo ai siciliani di avere un pizzico di pazienza, ma non accetterò mediazioni al ribasso. Abbraccio l’impegno senza se e senza ma».
Quanto ai singoli partiti, le proiezioni attribuiscono a Fratelli d’Italia il 15,8%, al Movimento 5 stelle il 15,4%, e a Sud chiama Nord il 15%. L’affluenza in Sicilia si conferma bassa come in tutto il Sud Italia: ha votato il 48,6% degli aventi diritto. Alle precedenti regionali nel 2017 aveva votato il 46,7%: in quell’occasione però le elezioni non erano appaiate alle politiche.
Con il presidente si rinnova l’intero Parlamento (così si chiama l’assemblea regionale siciliana): si tratta di 70 deputati, 62 eletti con metodo proporzionale con annessa soglia di sbarramento al 5%, sei assegnati al listino del candidato presidente vittorioso, uno al presidente stesso e uno al candidato governatore arrivato secondo nelle preferenze.
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Per Gelmini, Carfagna e Brunetta lo stesso destino toccato a Fini: cancellati. Invece il Cav torna a Palazzo Madama dopo l’estromissione del 2013. Conferme per tutti i big.Schifani conquista la Regione Sicilia, la Chinnici (Pd) solo terza. Cateno De Luca si consola con due seggi in Parlamento per il suo partito personale.Lo speciale contiene due articoli.Per la settecentesima volta dalla sua discesa in campo è stato dato politicamente per morto, e per la settecentesima volta invece è vivo e lotta insieme a noi: Silvio Berlusconi torna in Senato, nove anni dopo la decadenza votata dalla sinistra per la legge Severino, e può, anzi deve essere inserito tra i vincitori delle elezioni politiche 2022. Quell’8% conquistato dopo la scissione della pattuglia ministeriale guidata da Mara Carfagna e Mariastella Gelmini ha il sapore dolce della ennesima rivincita di un uomo che, come accaduto molto, troppo spesso, gli osservatori politici prendono in giro, mentre è lui che prende in giro tutti. È sbarcato su Tiktok e ha subito sbancato il social dei giovani tra barzellette e mosche schiacciate in diretta, ha dichiarato di voler sorpassare la Lega e per poco non ci è riuscito, sarà determinante per la tenuta della maggioranza, è riuscito a far rieleggere alla Camera la (quasi) moglie, Marta Fascina, nel collegio uninominale di Marsala, in Sicilia, ma soprattutto ha dimostrato che la maledizione di Gianfranco Fini, ovvero di chi lascia Silvio, è una scienza esatta: il sedicente terzo polo è dietro Forza Italia, contro tutti i pronostici della vigilia, e c’è da giurare che il suo ritorno a Palazzo Madama sarà l’evento più fotografato e commentato del giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento. «Forza Italia», scrive Silvione su Instagram, «si conferma decisiva per il successo del centrodestra e determinante per la formazione del prossimo governo. Ancora una volta, ho messo il mio impegno al servizio dell’Italia, del Paese che amo. Vi ringrazio per la fiducia». «L’Italia, il Paese che amo», ed è subito 1994, discesa in campo, primo trionfo. «Il risultato della nostra coalizione», aggiunge Berlusconi, «premia la coerenza e la credibilità di un’alleanza vera, che sono orgoglioso di avere fondato 28 anni fa e alla quale gli italiani hanno di nuovo affidato la responsabilità di governo del Paese. Faccio i miei complimenti a Giorgia Meloni per l’eccellente risultato», sottolinea il Cav, «e ringrazio Matteo Salvini per il suo impegno come sempre generoso e leale in campagna elettorale. Un buon rapporto con i nostri storici alleati degli Stati Uniti e dei maggiori paesi dell’Unione Europea», argomenta il Cav, «è essenziale. Allo stesso modo, ci consideriamo impegnati dagli elettori a far valere nel centrodestra di governo i principi liberali, cristiani, garantisti che sono alla base del nostro impegno politico». Sprizza soddisfazione da tutti i pori la senatrice Licia Ronzulli, che insieme ad Antonio Tajani ha guidato il partito in campagna elettorale, ovviamente sempre un passo indietro rispetto al Cav: «Il leone ha ruggito ancora!!», scrive Licia sui social, postando una foto che la ritrae insieme alla Fascina, ad altri parlamentari azzurri, e naturalmente a Berlusconi, raggiante con il pollice all’insù. Il centro del centrodestra è in piena salute, e arrivano i complimenti dal Partito popolare europeo: «Siamo fiduciosi», twitta il Ppe, «che Forza Italia guiderà il prossimo governo in un percorso al servizio dei migliori interessi del popolo italiano come parte di un’Europa forte e stabile. L’Italia è un’ancora per l’Europa e il nostro partito una bussola per i valori europeisti». Leggi Ppe e pensi a Tajani, ex presidente del Parlamento europeo, eletto alla Camera, il cui curriculum somiglia molto a quello di un prossimo ministro degli Esteri: «Per la prima volta», scrive Tajani sui social, «sarà un privilegio servire l’Italia qui da Montecitorio. Ringrazio Silvio Berlusconi, tutti i militanti di Forza Italia che non si sono mai risparmiati in questa campagna elettorale». È riuscita a essere rieletta, vincendo l’uninominale in Basilicata, Maria Elisabetta Alberti Casellati, veneta doc, eppure spedita nelle terre lucane a conquistarsi il seggio a causa dell’ostracismo nei suoi confronti di Anna Maria Bernini, bolognese, che si è fatta paracadutare in Veneto per fare un dispetto alla presidente del Senato: «L’Italia», ha commentato la Casellati, «ha scelto il centrodestra. È una vittoria straordinaria, con cui Forza Italia si conferma ancora una volta determinante. Un grazie speciale ai lucani che hanno creduto in me. La Basilicata», ha aggiunto la Casellati, «mi ha accolto con affetto e io non lo dimenticherò». Il Sud ha premiato ancora una volta Forza Italia, e non a caso: Berlusconi ha sempre avuto un feeling particolare con il meridione, e in particolare con Napoli (la Fascina, tra l’altro, ricordiamolo sempre, è di Portici). Proprio in Campania Forza Italia raggiunge la percentuale più alta d’Italia dopo la Calabria, sfiorando l’11% nonostante la diaspora di tanti esponenti locali di primo piano verso Azione e Italia viva. Merito della capacità organizzativa del commissario regionale, l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che esulta: «Un risultato straordinario, abbiamo ricostruito una comunità in poche settimane, abbiamo mobilitato militanti e dirigenti e siamo solo all’inizio». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-maledizione-di-silvio-colpisce-ancora-chi-lo-lascia-lui-cerca-una-poltrona-vip-2658345024.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vince-schifani-boom-di-scateno" data-post-id="2658345024" data-published-at="1664273460" data-use-pagination="False"> Vince Schifani, boom di «Scateno» Renato Schifani stravince in Sicilia confermando la tendenza positiva del centrodestra in tutto il Paese. Il vantaggio su Cateno De Luca è ampio, ma il fenomeno di «Scateno», come lo chiamano in Sicilia, è impressionante. Tanto che nella sua Messina ottiene sia il collegio della Camera sia quello del Senato. La sfida al terzo posto è un testa a testa fino alla fine con i candidati di Pd (Caterina Chinnici) e Movimento 5 stelle (Nuccio Di Paola) che si rincorrono a vicenda scartandosi di pochi voti. I due partiti si erano presentati insieme con tanto di primarie per eleggere un candidato comune. Elezioni che avevano portato alla vittoria di Caterina Chinnici. Sembrava fosse andato tutto liscio, ma dopo la caduta del governo nazionale per mano dei grillini, i rapporti sono velocemente precipitati per portare a uno strappo finale voluto da Giuseppe Conte. Il Pd lo ha accusato di lasciare l’alleanza in Sicilia per un mero calcolo elettorale, ma il leader pentastellato si è difeso dicendo che le personalità proposte dai dem erano incandidabili. Il segretario regionale del Pd, Anthony Emanuele Barbagallo, in tutta risposta ha minacciato di arrivare alle carte bollate per il danno causato dallo strappo arrivato all’ultimo minuto. Insomma, prima di questo voto in Sicilia si è consumato un vero e proprio psicodramma, una guerra dei Roses tra Pd e Movimento 5 stelle che ha portato a un suicidio di fatto. A favorirne il super candidato del centrodestra, Renato Schifani. Dopo lo scrutinio notturno per il Parlamento nazionale, le urne regionali siciliane sono state aperte ieri alle 14 e lo spoglio è andato avanti lentamente per tutto il pomeriggio, ma già dalle prime proiezioni il risultato del primo e del secondo posto, almeno, sono sembrati chiari, con Schifani che potrebbe superare il 40% dei voti. Cateno De Luca è deluso per la sconfitta: «Io ho perso. Ma non credo che i siciliani abbiano vinto ...», ha scritto su Facebook annunciando una diretta Fb in serata da Piazza Matrice a Fiumedinisi. Il candidato alla presidenza di Sicilia Vera ha atteso i dati reali dello spoglio definendo «farlocchi» i dati degli exit poll. Schifani invece celebra la vittoria: «Questo è un successo di tutto il centrodestra», commenta il neopresidente della Regione Sicilia in una conferenza stampa a Palermo. «Ci sarà una maggiorata abbastanza qualificata che rafforzerà l’azione di governo perché tutti i partiti avranno pari dignità», ha detto prima di «ringraziare Silvio Berlusconi» e aggiungere: «Amo la Sicilia, che non ho lasciato nemmeno quando ero presidente del Senato. Chiedo ai siciliani di avere un pizzico di pazienza, ma non accetterò mediazioni al ribasso. Abbraccio l’impegno senza se e senza ma». Quanto ai singoli partiti, le proiezioni attribuiscono a Fratelli d’Italia il 15,8%, al Movimento 5 stelle il 15,4%, e a Sud chiama Nord il 15%. L’affluenza in Sicilia si conferma bassa come in tutto il Sud Italia: ha votato il 48,6% degli aventi diritto. Alle precedenti regionali nel 2017 aveva votato il 46,7%: in quell’occasione però le elezioni non erano appaiate alle politiche. Con il presidente si rinnova l’intero Parlamento (così si chiama l’assemblea regionale siciliana): si tratta di 70 deputati, 62 eletti con metodo proporzionale con annessa soglia di sbarramento al 5%, sei assegnati al listino del candidato presidente vittorioso, uno al presidente stesso e uno al candidato governatore arrivato secondo nelle preferenze.
Viktor Orbán e sua moglie Aniko Levai votano alle elezioni generali a Budapest (Ansa)
Molte narrazioni rispecchiano le tesi dello stesso primo ministro, ovvero che l’Unione europea vuole minare la sovranità dell’Ungheria, che i leader filo-europei di Kiev stanno complottando contro Orbán, che si cerchi di trascinare l’Ungheria nella guerra tra Ucraina e Russia e che si tenterà di manipolare il risultato elettorale per negargli la vittoria. Obiettivo, dunque, diffondere timore su quello che accadrà se sarà eletto Péter Magyar di Tisza, il principale rivale del premier.
Il Financial Times e il Washington Post avevano già riportato che la Russia avrebbe aiutato il partito di Orbán a vincere le elezioni, promuovendone l’immagine sui social media come «leader forte con amici in tutto il mondo», e screditando il principale rivale, Magyar, fatto passare come un «pupazzo dell’Ue».
Secondo il sito investigativo indipendente russo Agentstvo, quasi la metà del personale dell’ambasciata russa in Ungheria potrebbe avere legami con i servizi segreti. Quindici dipendenti dell’ambasciata hanno confermato di avere contatti con i servizi segreti e altri sei sono sospettati di averne. Il governo di Orbán e Mosca hanno sempre smentito qualsiasi interferenza russa. E Bruxelles ha negato interferenze nella politica ungherese. Di certo, se vince Magyar sarà la dimostrazione che la pressione di Putin non è così influente.
Ieri a Budapest si è svolto l’ultimo comizio del premier uscente. «Stringiamo la mano a un milione di ungheresi e diciamo loro che domani (oggi per chi legge, ndr) ci sono le elezioni, che l’Ungheria ha bisogno di pace e sicurezza, che Fidesz è la scelta sicura», aveva invitato a fare dalle prime ore del mattino. «Se ti fai degli amici, avrai qualcuno su cui contare in caso di problemi. Buone notizie», scriveva sabato il primo ministro sulla sua pagina social, riferendosi al fatto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un post pubblicato sulla piattaforma Truth, aveva assicurato a Orbán e al popolo ungherese il suo sostegno.
Magyar ha girato tutto il Paese, senza concedersi una tregua, ma la capitale l’ha lasciata all’ex alleato, al leader che oggi cercherà di sconfiggere. Nei suoi ultimi video, il quarantacinquenne avvocato si è rivolto a coloro che potrebbero essere bersaglio di «ricatti e pressioni da parte di Fidesz», esortandoli a pensare al proprio futuro e a quello dei loro figli. «Anche voi siete cittadini ungheresi liberi, il vostro voto vale esattamente quanto il mio o quello di chiunque altro. Fidesz perderà le elezioni di domenica e non dovrete più temerli», è stato il suo messaggio conclusivo.
Una sua affermazione alle urne sarebbe uno smacco per Trump ma non è affatto certo che rappresenti una vittoria dell’Unione europea. Magyar è stato il leader dell’opposizione a Orbán però rimane sempre uomo di destra. Si descrive come un liberale e un europeista, eppure è ben determinato a non cedere su sovranità nazionale e controllo dei confini, quindi non sarà molto compiacente verso Bruxelles. In campagna elettorale ha preferito concentrarsi su temi dell’economia e della corruzione nel suo Paese. Quanto al conflitto russo-ucraino, Magyar ha più volte espresso posizioni non dissimili dal premier uscente, schierandosi contro all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue e a nuovi miliardi a Kiev.
Ha fatto della lotta alla corruzione, del ripristino dello Stato di diritto gli argomenti principali del programma Tisza. Di frodi, provocazioni o eventi che potrebbero influenzare il voto, di video che riprendono presunti pagamenti e distribuzioni di pacchi di viveri se ne è continuato a parlare fino alle ultime battute di questa campagna elettorale.
Tra i veleni dell’ultima ora, sparsi sui social, non è passato certo inosservato il post dell'ex moglie di Péter Magyar e già ministro della Giustizia, Judit Varga. Non ha dichiarato che voterà per Fidesz, ma l’ha fatto capire chiaramente: «Io voto per la pace, non per la guerra. Per la pace, non per il caos. Per il vero amore, non per la manipolazione. A coloro che costruiscono la nazione, non ai distruttori e a coloro che incitano gli ungheresi contro gli ungheresi. Alla resistenza silenziosa, non al tradimento sfacciato. Forza Ungheria!», ha scritto pubblicando una sua foto sorridente al bar.
Oggi l’Ungheria vota ma le polemiche non finiranno presto. Il portavoce del governo, Zoltán Kovács, ha condannato la scelta di Magyar di riunirsi la notte elettorale a piazza Batthyany, di fronte al Parlamento e a pochi minuti dalla residenza del premier. «Bastano pochi minuti a piedi per passare dall’osservare i risultati all’agire», ha avvertito, alludendo al rischio che, nel caso di esito sfavorevole per Tisza, «in un momento di tensione la reazione si trasformi in escalation».
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C’è il sole, c’è profumo di prati, c’è voglia di immergersi passeggiando nella natura. E allor,a per questa domenica pienamente primaverile, abbiamo pensato a una ricetta che prende a piene mani dall’orto e dai sapori della “rinascita”, ma non c’impegna troppo in cucina. La base è una ricetta vegetariana a cui noi abbiano aggiunto il fascino morbidissimo e succulento della burrata.
Ingredienti – 360 gr di pasta corta di semola di grano italiano, due carote di media grandezza, un mazzetto di asparagi, 80 ml di olio extravergine di oliva di prima qualità, due o tre cipollotti freschi, 4 burratine (totale 200 gr), facoltativi 50 gr di Grana Padano o Parmigiano Reggiano grattugiato, sale e pepe qb.
Procedimento – Mondate le carote e fatele a tocchetti, togliete agli asparagi la parte più dura facendoli poi a rondelle e tenendo da parte le punte, fate a fettine i cipollotti. Nel frattempo mettete a bollire abbondante acqua leggermente salata per cuocere la pasta. A seconda dei formati ci vorranno dai 9 ai 14 minuti, il tempo necessario a completare la ricetta. In una padella ampia (ci dovete saltare la pasta) scaldate circa tre quarti dell’olio extravergine di oliva e fate stufare i cipollotti, aggiungete le carote fatte a cubetti e fate cuocere per circa 6 minuti. Se vi serve allungate con un po’ di acqua di cottura della pasta. A questo punto aggiungete gli asparagi, ma non le punte e fate andare per circa 3 minuti. Ora aggiungete le punte che devono restare croccanti. Aggiustate di sale e pepe, scolate la pasta bene al dente e finite la cottura in padella saltando nel condimento primaverile. Al momento di servire sistemate un po’ di pasta su ogni piatto e ponete al centro una burratina che ogni commensale provvederà poi ad aprire amalgamandola alla pasta, passate un filo d’olio a crudo e se viva un po’ di formaggio grattugiato e servite.
Come far divertire i bambini – Fate guarnire a loro i piatti con le burratine e il giro d’olio extravergine.
Abbinamento – Noi proponiamo un bianco frizzante: Pignoletto dei Colli Bolognesi. Ci sta bene qualsiasi spumante e vanno d’accordo col piatto anche i bianchi aromatici a esempio un Sauvignon del Collio.
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