La Lega dilaniata esiste soltanto nei sogni di chi la vuole far sparire
Il confronto fra Matteo Salvini e il suo vice Giancarlo Giorgetti non intacca la linea del partito.

Com’è che io questa Lega divisa, anzi dilaniata addirittura, come titolava ieri Il Giornale, e non da solo, tra quelli che spingono verso il centro e gli altri che resistono eroicamente a un estremo che non si sa cosa sia ma di sicuro è disdicevole, a Catania non l’ho vista? Eppure ho l’abitudine di andare in giro con occhi e orecchie ben aperti, anche quando sono lì per una intervista a un leader come Matteo Salvini che stimo, anzi proprio perché lo stimo sarei sensibile al problema se lo vedessi debole e contestato. Ma a Catania ho visto parlamentari, amministratori, militanti ed elettori fieramente preoccupati, e indignati pure, per una gigantesca puttanata quale era il processo che si è aperto sabato mattina, e che era talmente strampalato che ci hanno pensato magistrato e giudice, oltre a una straordinaria Giulia Bongiorno, a rimetterlo sulla giusta carreggiata, Un boomerang per i mestatori. Ho visto gli altri leader del centrodestra presentarsi perché non ci fossero equivoci.

Ma tant’è, questa storia di Salvini indebolito, della Lega delusa e del centrodestra spaccato, oltre una naturale competizione, è il dibattito fasullo che dura da più di un anno a partire dalla sovrastruttura tutta italica per cui se uno lascia un governo nel quale non gli fanno fare quel che è necessario per la nazione, è un fesso; se un avvocato miracolato cambia governo e rinnega quel che aveva fatto pochi mesi prima, se manipola la paura degli italiani di un virus che avrebbe potuto fermare all’insorgere, se ne approfitta per governare a colpa di decretini, quello è un furbo. Peggio, oggi la nuova virtù civile è la mascherina su tutto il giorno, a danneggiare la testa, e l’ossequio all’Europa della Merkel a piegare la schiena.

Ha cominciato Paolo Mieli spiegando a Salvini che se vuole sopravvivere deve andare al centro, la Lega cambiare nome, iscriversi al Ppe, e il leader ritirarsi a fare il sindaco di Milano, e la Meloni quello di Roma. Ha proseguito Gianni Riotta, spiegando a Salvini in tv che sarà il caso che stia con la Merkel o è morto. Anche un tweet: «Occhio che l’aria cambia nella Lega». Casi interessanti di giornalisti di opinioni e simpatie opposte, che si intromettono nella vita di un partito indicandogli l’agenda politica. Ma se sono giornalisti di parte opposta, anzi se la Lega e Salvini stanno loro cordialmente sulle palle, che credibilità mai possono avere?

Certo, a Catania il responsabile Esteri della Lega, Giancarlo Giorgetti, ha detto più che legittimamente, visto che lo pensa e non da poco, che non si può andare avanti se non dialogando con Merkel e con il di lei partito, la Cdu. Ha risposto subito dopo il responsabile economico della Lega, Alberto Bagnai, spiegando che il problema non è dialogare, sono le risposte che ti danno. Per esempio, se vogliono abbassare le pensioni e alzare l’Imu, grazie no: non è questione di essere centristi e moderati o estremisti e di destra, è questione di non essere coglioni e anti italiani.

La sera, intervistando Salvini alla vigilia del processo, l’argomento Europa l’ho tirato fuori io, e la risposta di Salvini è stata due volte limpida: non parlo con chi vuole farmi fare politiche anti italiane, con chi vuole far pagare ancora di più la tassa sulla casa, vuole abbassare le pensioni, e vuole reintrodurre politiche passate sciagurate di austerità.

Silvio Berlusconi nel 2011 non credo abbia dimenticato di essere stato tolto di mezzo a colpi di spread, risatine della Merkel e di Sarkozy, un dossieraggio senza fine, alimentato anche dall’allora inquilino del Quirinale, e voluto certamente pure oltreoceano, dove c’era quell’angelo di Barack Obama e non quel puzzone di Donald Trump. Ma il complotto partì dal Ppe, al quale Berlusconi era e rimane iscritto.

Oggi la cedevolezza ubbidiente del governo attuale e del ministro Gualtieri a che cosa ha portato? Leggetevi una recente intervista del governatore della Banca centrale olandese che vi spiega come fin dall’inizio fosse chiaro che loro ci dovevano guadagnare e noi avremmo dovuto rimetterci. Ecco, oggi nell’emergenza del virus l’inadeguatezza dell’Ue è palese: una recessione doppia rispetto alla media del G20, noi in fondo. Gli altri Paesi sviluppati e senza euro stampano soldi e li fanno avere ai cittadini. Noi discutiamo del Recovery fund. E dilaniata sarebbe la Lega?

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