Questa è una storia che vale per mille altre. I numeri ci dicono che l'usura ormai la fa da padrona in Italia. Non che prima non fosse una piaga diffusa, ma sostegni col contagocce, rigidità e ottusità delle banche, lockdown insensati per tempistiche e per scelta delle categorie coinvolte hanno fatto precipitare imprenditori, commercianti, artigiani, famiglie intere nel ricatto degli strozzini.
Il titolo di giornale - quando sui giornali ci si arriva, ossia quando qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare gli estorsori - è sempre simile a questo: «Imprenditore vittima di usura, debiti fino a un milione di euro. Due arresti a Bergamo». Nel nostro caso l'imprenditore si chiama Francesco e [...] è bene non diffonderne il cognome, anche per ragioni di sicurezza. [...] Francesco è un piccolo imprenditore bergamasco, proprietario di un bar e consigliere provinciale dell'associazione della sua categoria. Per cercare di risolvere le sue difficoltà economiche, naturalmente, ha fatto il giro delle banche, ma non c'è stato niente da fare, perché alcuni problemi del passato, poi felicemente risolti, gli hanno sporcato in maniera permanente la fedina bancaria. Non sapendo come fare o a chi ricorrere per avere un po' di liquidità, si è rivolto a diversi usurai di professione della zona che si presentavano per offrire i loro servigi come amici e persone di buona volontà.
All'inizio Francesco ha preferito chiedere aiuto a un vecchio conoscente che credeva facesse il prestatore di soldi in modo più dilettantesco. Un signore di settant'anni, ufficialmente nullatenente, titolare di reddito di cittadinanza, al quale poi i carabinieri sequestreranno 194.000 euro, e per il quale verrà decisa una misura cautelare in carcere.
Il prestito è di 20.000 euro, ma poi lievita fino a 100.000. Nel giro di poco tempo, il reddito dell'imprenditore non solo non aumenta ma si blocca completamente per un lockdown prolungato. Già prima del virus la situazione era problematica, perché una strisciante crisi economica aveva eroso i guadagni di tutti i commercianti e imprenditori italiani, ma ora il quadro si aggrava in modo disperante: Francesco, per pagare le rate del primo prestito e per evitare che le minacce del non più tanto amico diventino violenza seria, si rivolge ad altri usurai.
Comincia da un trentaquattrenne che gli presta mille euro da restituire in una settimana al tasso del 100%. Anche questo tizio vive in sussistenza dallo Stato, con un reddito di cittadinanza.
Prosegue con un altro di questi gentiluomini, che lo mette in contatto con un ulteriore finanziatore, il quale dietro garanzia di un assegno di 7.500 euro, presta all'imprenditore 5.000 euro da restituire a un tasso d'interesse del 50% mensile. Sempre con l'intermediazione, l'imprenditore ottiene un altro prestito usurario da uno che, dopo aver ricevuto in garanzia l'attività commerciale dell'imprenditore, gli consegna dapprima 20.000 euro e poi altri prestiti, fino ad arrivare a una quota di 85.000 euro, che l'imprenditore avrebbe dovuto restituire in rate con un tasso mensile del 12%.
È una spirale perversa, e Francesco lo sa bene, ma è talmente disperato e talmente sotto ricatto che continua a chiedere altri soldi ad altri usurai, perché deve in qualche modo pagare le varie rate, che in realtà sono solo interessi. E intanto la cifra cresce.
Trova un altro usuraio, e si dice disposto a qualunque cosa per avere rapidamente una cifra, e allora quello gli presta 5.800 euro, con l'accordo che glieli restituirà in dieci giorni e ci metterà sopra mille euro di interesse.
La situazione economica dell'imprenditore diventa così insostenibile: ha accumulato debiti per circa un milione di euro. Da qui la necessità di cedere l'automobile al settantenne, a cui aveva chiesto aiuto per primo, e che l'ha minacciato molte volte anche con una pistola. Ha dovuto svendere i suoi gioielli personali, e poi consegnare una scrittura privata con la quale si impegna a cedere la propria attività commerciale e persino i gioielli della sua famiglia.
Nel frattempo, quello che aveva ricevuto in garanzia anche l'attività commerciale dell'imprenditore, per riottenere i suoi soldi ha ingaggiato un delinquente bergamasco di origine siciliana, impiegato quasi esclusivamente nell'attività di «recupero crediti» su commissione di vari mandanti.
Nel corso dell'indagine verranno individuati molti altri imprenditori del Bergamasco, vittime di analoghi reati commessi dagli stessi usurai. Tra questi un episodio che fa davvero paura. Uno degli usurai poi arrestati ha obbligato una vittima a salire in auto con lui. Aveva intenzione di portarlo in un garage e picchiarlo per non aver rispettato un pagamento, ma l'altro ha capito tutto, si è lanciato dalla macchina in corsa sull'autostrada, è riuscito a sopravvivere e a fuggire. [...]
A questo punto mettiamo a confronto i dati sull'usura negli ultimi 15 mesi, ovvero dall'inizio della pandemia. Biagio Riccio, avvocato e presidente dell'associazione Favor debitoris, afferma: «La crisi economica innescata dalla pandemia sta travolgendo milioni di famiglie e imprese che saranno escluse per debiti, spesso anche minimi, dal circuito finanziario, diventando facile preda del credito gestito dalla malavita, che non ha certamente problemi di liquidità, e degli usurai che di quel credito gestito dalla malavita costituiscono la punta estrema e gli “sportelli clandestini"». [...]
«La vera novità, introdotta dal Covid, è il ritorno a un'usura di vicinato», sottolinea Luigi Ciatti, presidente dell'Ambulatorio antiusura di Roma. «Con la pandemia abbiamo avuto fin da subito un aumento del 30% delle richieste di aiuto che con l'arrivo dell'estate e la fine del lockdown sono cresciute fino al 50%».
Sono peggiorate drasticamente anche le richieste delle vittime e il tipo di debito per il quale domandano un aiuto. La pandemia ha involgarito, appiattito, incancrenito le condizioni di vita. «Prima del Covid, generalmente, le persone che si presentavano erano commercianti che avevano bisogno di una mano nel consolidamento del debito. L'esigenza era quella di riuscire ad abbassare le rate con cui ripagavano i debiti contratti. Oggi invece abbiamo a che fare con persone che hanno bisogno dei soldi per pagare l'affitto, il gas, la luce e la spesa».
Pubblicato per Piemme
da Mondadori Libri S.p.A.
© 2021 Mondadori Libri S.p.A.,
Milano
«È un assassino». «Gli auguro di stare in salute». Di solito a dichiarazioni di questo tipo segue, almeno al cinema, una sventagliata di mitra, magari dal barbiere. Invece così parlò sul serio il 46° presidente degli Stati Uniti d'America, in mancanza di prove contrarie, ovvero Joe Biden, e così gli rispose il presidente russo, Zar Vladimir Putin. Sono tornati in superficie elementi di una rivalità antica che sembrava entrata in dormiveglia con la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Ma che, attenzione, già erano tornati a emergere durante l'era Obama, la cui debole, a tratti sciagurata, politica estera, proprio da Biden è stata in gran parte ispirata: dall'avventura tutta sbagliata in Siria alla guerra sui gasdotti con l'annullamento del South stream, all'idea che la Pax americana possa poggiare su organizzazioni internazionali pletoriche e sinistrorse, a partire dalle Nazioni Unite.
Mentre l'ambasciatore russo a Washington torna almeno per il momento in patria per consultazioni, partono gli scambi di dichiarazioni pesanti e si svegliano persino gli addormentati giornalisti americani, sazi della loro vittoria democratica. Legittima la domanda su dove possa portare il prossimo inevitabile deterioramento dei rapporti, sulle ragioni vere, alcune delle quali infami, che hanno condotto all'incidente, sulle conseguenze per l'Europa, e infine, ma certo non ultimi per importanza, sugli effetti negativi che la stessa dichiarazione avrà nel clima politico interno russo e l'ulteriore prevedibile irrigidimento nei confronti degli oppositori. Un disastro, insomma.
Ma non era il tycoon Donald Trump quello non forgiato alla politica, l'improvvisatore individualista e folle, il presidente pericoloso per il mondo e per gli Stati Uniti, del quale ci si è riusciti a liberare? A voi l'ardua risposta, partendo dalla realtà di quattro anni in cui l'intera politica internazionale è stata gestita senza sparare un colpo e con lusinghieri risultati diplomatici, di quelli col bastone e la carota, La minaccia dei dazi e anche dei missili: ma poi l'accordo economico, commerciale, politico. A Trump quello che è di Trump e, ahi noi, per i prossimi tre anni e mezzo, a Biden quello che è di Biden.
Che cosa ha detto il presidente americano? Rispondendo a una domanda provocatoria di un giornalista, George Stephanopoulos, durante un'intervista per l'Abc, ha dichiarato di credere che il presidente russo sia un assassino, e ha promesso, anzi garantito, che gli farà pagare il prezzo che merita per aver tentato - secondo la National Intelligence - di condizionare il risultato delle ultime elezioni presidenziali favorendo Donald Trump (serafica comunque la replica di Putin: «Killer? Chi lo dice sa di esserlo. Lavoreremo con loro, ma alle condizioni che riteniamo vantaggiose. Che gli risponderei? Gli augurerei salute»). Ora, chiunque abbia seguito sia pur distrattamente l'andamento delle ultime elezioni presidenziali con una diatriba durata tre mesi, sa che Trump si è sentito tutt'altro che favorito, anzi bellamente imbrogliato. Chiunque conosca qualcosa di politica internazionale sa che i russi un po' di disinformazia la fanno sempre durante le campagne elettorali delle grandi potenze occidentali, ma senza voler favorire nessuno. È una vecchia abitudine. Ma è anche un fatto che un presidente debole convenga a Mosca più di un presidente forte e determinato.
Ed è un fatto che i russi sappiano bene che il livello di scontro con la presidenza Biden, un vecchio arnese della guerra fredda, è destinato a essere più o meno perpetuo. Infatti già come vice di Barack Obama aveva sostenuto il governo di Kiev contro la secessione del bacino del Don, e caldeggiato l'idea che gli Stati Uniti adottassero pesanti sanzioni contro la Russia per l'annessione della Crimea. In quella zona ci sono anche affari sospetti il suo figlio Hunter, un avventuriero sempre coperto dal padre, le cui malefatte, e la relativa complicità di Biden senior, Donald Trump aveva cercato di scoprire fino in fondo.
Il presidente americano considera inevitabile che la Russia di Putin si leghi sempre più alla Cina, ma proprio dichiarazioni come quella del 17 marzo non solo non frenano questa ipotesi, al contrario la rendono davvero inevitabile. Un abbraccio necessario che invece non andrebbe dato per scontato.
Biden giudica perciò con sospetto l'intenzione del presidente francese Macron di accordi tra l'Europa e la Russia, intenzione concepita per scongiurare la possibilità di una Nato eurasiatica. Secondo l'Amministrazione americana la Cina, che era divenuta di fatto dal 1972 alleata degli Usa contro l'Urss, ora invece con la Sco (Shanghai Cooperation Organization) e la Bri (Nuova Via della Seta), sta creando con Mosca un blocco continentale eurasiatico opposto agli Usa e ai loro alleati asiatici ed europei. Sui giornali italiani ed europei e circolata anche l'idea che tra le ragioni dell'uscita infelice di Biden ci sia pure la volontà di un segnale all'Europa perché la pianti di intensificare il commercio e la dipendenza energetica dalla Russia, pena la diminuzione dell'impegno americano per la sicurezza europea. A dimostrazione la recente riunione del Quad, composto da Uusa, India, Giappone e Australia, nato per contrastare la Cina nell'Indo-Pacifico, che ha anche deciso di produrre in India su brevetto Usa un miliardo di fiale di vaccino anti Covid-19, che verrà destinato ai paesi dell'Asia Sudorientale e anche all'Africa, ma non a nazioni della Ue.
Stiamo parlando di un'America che torna a commettere ingerenze nella politica europea, e di conseguenza in quella italiana. Stiamo parlando anche di un presidente democratico dato troppo facilmente per grande amico dell'Europa, che rischia invece di metterne le iniziative e gli equilibri seriamente nei guai.
«Noi abbiamo fatto ciò per cui eravamo venuti, e cioè ristabilire che il potere in America appartiene al popolo». Dovrebbe essere una frase importante, il legato del presidente Donald Trump, ma figuratevi se qualcuno l'ha presa in considerazione. Peggio, figuratevi se qualcuno l'ha compresa.Com'è il presidente che ieri ha lasciato la Casa Bianca prima dell'insediamento, perché questa è stata fin dall'inizio la sua scelta di contestazione del risultato del voto del 3 novembre? Abbandonato da tutti, anche dal senatore repubblicano McConnell, e capirai che notizia. Che gli succede ora? Che rischia come minimo l'impeachment a babbo morto, come massimo fallimento e galera. E perché gli vogliono fare comunque impeachment, se non perché temono che tra quattro anni si ripresenti candidato, e perché se la fanno sotto per le elezioni di midterm fra meno di due anni? Ma no, il suo gradimento è a livelli minimi, mai nessun presidente è stato così reietto dal popolo, anche il suo, E pensare che a me pareva di aver letto lo stesso giudizio sprezzante quando andò via Bush nel 2008 e arrivò il Nobel per la Pace a prescindere.
Ecco, si capisce che gli inviati dei giornaloni ieri avevano una sorta di orgasmo dopo quattro anni di sofferenze. Non venite a raccontarmi che Trump ha fatto qualcosa di buono, tuonava Il Foglio qualche giorno fa. Per carità, sarebbe veramente fatica ed energia sprecata.
Hanno scritto per giorni e giorni che stava per dare la grazia a tutti i suoi amici e conoscenti fino al settimo grado, non ha fatto niente di tutto ciò.
Il suo segretario di Stato, Mike Pompeo, ha accusato la Cina di genocidio contro gli Uiguri, ma anche questa dichiarazione non va bene perché i giornaloni di cui sopra, copiando al solito la Cnn o il Washington Post, hanno decretato che lo ha fatto per «ragioni di politica interna e per le ambizioni di Mike di puntare alla Casa Bianca nel 2024».
I social lo hanno bandito, decretando così un'odiosa censura mondiale che dovrebbe far gridare chiunque allo scandalo, ma nel suo caso si ritiene che sia giusto così.
La moglie Melania sono tre mesi che viene data per divorzianda e in fuga, e questo appariva buono e giusto, ora che invece è chiaro che lo accompagna fino all'uscita, i due sono bollati come una coppia infame,sempre inadeguati, Sapete qual è il peccato mortale di Melania alla fine di questi quattro anni? Non aver accompagnato nel giro di cortesia la nuova first lady, Jill, che, vedrete,sarà beatificata, e nessuno racconterà che lei e il marito Jo vivevano da decenni separati e che ci toccherà vederli tenersi per mano a favore di camera.
Non soffrendo di ansia di consenso, vorrei cominciare a ricordare quali straordinari risultati l'amministrazione Trump abbia conseguito per gli Stati Uniti e per il mondo.
Trump lascia l'America nel miracolo economico che nemmeno il virus cinese è riuscito a intaccare. Taglio drastico delle tasse a famiglie e imprese, agevolazioni per le aziende che sono tornate in patria,dazi per quelle che hanno scelto di continuare a delocalizzare. La deregulation ha stroncato la burocrazia con un risparmio di 250 miliardi di spesa pubblica; il Pil è cresciuto sopra il 3% annuo,l'occupazione ha avuto un vero e proprio boom e ha trasformato anche i lavori part-time che sono diventati full time, cambiato il livello di vita di minoranze afroamericana ed ispanica.
Trump, ha reso possibile storici accordi per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche fra Israele e: Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan, Marocco. Preparava l'accordo più importante, quello con l'Arabia Saudita. In Europa hanno tentato di silenziare l'importanza dell'accordo fra la Serbia e il Kosovo.
Una pace economica fra Belgrado e Pristina, inclusa la costruzione di infrastrutture comuni, che l'Unione Europea non era mai riuscita neanche a far discutere. È il Kosovo musulmano ha riconosciuto Israele.
Israele, dove ora l'ambasciata degli Stati Uniti è nella capitale, Gerusalemme, una decisione che i presidenti repubblicani non avevano mai avuto il coraggio di mettere in pratica e che i conformisti progressisti di tutto il mondo, italiani in testa, avevano accolto con sdegno, paventando terrorismo ovunque. Non è successo niente.
Trump è passato all'azione anche nella diatriba annosa con le Nazioni Unite «de sinistra», terzomondiste e antisemite. Ha ritirato gli Stati Uniti dall'Unesco in risposta alla scelta scellerata di designare la tomba dei patriarchi di Hebron, dove sono sepolti Abramo, Isacco e Giacobbe, come «patrimonio dell'umanità palestinese».
Trump ha troncato i rapporti con l'Organizzazione mondiale della sanità che dipende in larga parte dal finanziamento degli Stati Uniti dopo aver verificato che quei dirigenti obbedivano ciecamente ai diktat e alle bugie dei comunisti di Pechino così solleciti nell'impestarci e ora a comprarci a prezzi di saldo.
Avrete letto che Biden rientrerà subito negli accordi di Parigi sul clima dai quali Trump era uscito perché servono solo a imporre quote per i limiti di emissioni di gas serra che introducono nuove tasse, con lui invece gli Usa hanno ridotto sensibilmente le emissioni di CO2.
Vorrei parlare della difesa della libertà di religione nel mondo e della difesa della vita che in Donald Trump hanno trovato un campione di cui c'era una grande necessità, come grande necessità c'era e tanto più ci sarà ora con Biden il moscio e la sua amministrazione politically correct. Purtroppo non mancherà occasione.





