
La Ue su input di Parigi ha rinviato il trattato commerciale. Donald Trump e Pechino, invece, stanno per concludere una pax economica che rischia di tagliare fuori Europa e Russia. L'Italia non può rimanere passiva, ma deve spingere per agganciarsi a Washington.Venerdì scorso al vertice in Romania, la Francia ha imposto ai governi di rinviare la delega alla Commissione europea per avviare il negoziato per un trattato commerciale con gli Stati Uniti. America e Cina, invece, stanno per concludere non solo una pace commerciale dopo la guerra dei dazi, ma anche una possibile convergenza che potrebbe portarle ad una spartizione bipolare delle aree di influenza pur le due potenze continuando un confronto violento per la supremazia globale. Qual è l'interesse nazionale italiano nello scenario che sta emergendo?L'Italia deve scegliere alleati utili a moltiplicare una forza nazionale troppo piccola per sostenere, oltre che la propria sicurezza, la posizione di quinta potenza esportatrice-manifatturiera nel mondo, seconda nell'Ue, e nona economia mondiale. Gli attuali moltiplicatori sono la Nato, il G7 e l'Ue. Tutti e tre si stanno indebolendo per la divergenza crescente tra Stati Uniti e conduzione francotedesca dell'Ue. Finora è prevalsa l'idea che senza gli europei l'America non può sperare di mantenere il primato globale. Ma la conduzione di Donald Trump sta modificando questo concetto che è rimasto in vigore per quasi 70 anni. Già Barack Obama, nel 2009, dichiarò la fine del G7, cioè dell'alleanza con gli europei e il Giappone, a favore di un G20 che era la foglia di fico per un accordo G2 con la Cina di spartizione del mondo, salvo poi ricredersi a fine 2012 quando la Cina mostrò di voler essere prima e non seconda potenza globale, ponendo all'America il problema di (ri)costruire alleanze per contenere/soffocare l'espansione della Cina stessa. Trump ha cancellato queste alleanze perché considerate troppo costose e condizionanti e ha scatenato il potere di controllo sull'accesso al mercato interno statunitense per costringere via ricatto - per altro politicamente e tecnicamente giustificato per l'insostenibilità del deficit commerciale statunitense e l'impatto impoverente di una concorrenza esterna non bilanciata da reciprocità - le altre nazioni ad accettare accordi economici simmetrici e condizionamenti politici bilaterali. Trattare con Trump è molto difficile perché è convinto che l'America non abbia bisogno di alleati, motivo di continua frizione con il suo staff di tecnici che, invece, capiscono i limiti del potere statunitense e il conseguente fabbisogno di alleanze. Grazie a questi Washington ha accettato l'avvio di un trattato bilaterale con l'Ue a zero dazi sul piano industriale, sospendendolo nel settore auto. Se la Cina accetta le condizioni di simmetria imposte da Trump per rinunciare a imporre i dazi, questa dovrà permettere l'accesso al suo mercato di una quantità tale di merci statunitensi da quasi azzerare il deficit commerciale americano bilaterale, cioè tra i 350 e 400 miliardi di dollari all'anno. Se uno calcola gli intrecci creati da tali volumi troverà la formazione di un mercato integrato sino-americano che comporta la settorializzazione della guerra tra i due, lasciando fuori i flussi commerciali, ma anche un interesse di fatto ad una convergenza politica spartitoria, ponendo europei e russi in marginalità. Ciò pone all'Ue la priorità strategica: di entrare di più, via accordo, nel mercato statunitense per usarlo come veicolo verso la Cina e comunque non esserne esclusa, considerando che l'alternativa di un tentativo di accordo Ue-Cina indurrebbe Washington a spaccare l'Ue. Ma di fronte a questo rischio l'Ue ha rinviato l'avvio del negoziato con l'America perché la Francia teme che l'annuncio possa scatenare il protezionismo dell'elettorato francese, in realtà scusa perché Parigi punta ad un'Ue post-atlantica, nonostante la pressione della Germania che vuole accelerare la trattativa per evitare i dazi americani sull'auto, anche interesse dell'Italia. Il governo italiano, invece di spingere con la Germania e altri il negoziato, isolando la Francia, è rimasto in posizione passiva, diventando complice di un danno potenziale per l'Italia e di un rischio esistenziale per l'Ue.Due opzioni per Roma: o premere per una riconvergenza euroamericana, forzando la Germania a chiarire i rapporti con la Francia e l'Ue, oppure, se l'Ue si conferma un demoltiplicatore di forza, siglare un accordo bilaterale di «aggancio industriale e politico» con gli Stati Uniti, in modi permessi dai vuoti lasciati dalla delega all'Ue per i trattati economici esterni: dentro l'Ue, ma convergente con gli Usa, considerando che la prima e seconda opzione non si escludono. Come rispondere, poi, all'ipotetica proposta della Russia spaventata dall'eventuale duumvirato sino-americano di riunificare l'Europa da Lisbona a Vladivostock? Roma non potrebbe dire di no, ma potrebbe dire un sì condizionato all'inclusione anche dell'America nella ricompattazione dell'Occidente, considerando la (geo)rilevanza di Mosca nell'accerchiamento della Cina. Anzi, Roma stessa potrebbe proporlo. Il punto: la ricerca di moltiplicatori di forza per l'Italia richiede un attivismo diplomatico e ideativo che il governo non esibisce. Da un lato, la sua inerzia e indecisione, oltre che dalle divisioni interne, è giustificata dal fatto la politica e i tecnici non sono addestrati a gestire la nuova mobilità delle alleanze dopo decenni di stabilità delle stesse e di comoda posizione secondaria in esse. Dall'altro, la politica e i tecnici, nonché l'elettorato istruito, dovrebbero rendersi conto che se l'Italia resta passiva e/o ambigua nei movimenti europei e globali in atto rischia danni gravi, esistenziali. www.carlopelanda.com
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.






