- Pressing dell’esecutivo e dubbi di Berlino convincono la presidenza di turno svedese a slittare a venerdì il voto anti-motore termico previsto ieri. Finalmente si inizia a ragionare su dei correttivi di buonsenso.
- Brasiliani intossicati per avere l’alluminio delle Ford a batteria. E in Danimarca, un maxi parco solare ha devastato un villaggio.
Lo speciale contiene due articoli.
Stop di 48 ore allo stop: l’Italia si impone in Europa e riesce a bloccare, almeno per il momento, l’approvazione del regolamento che stabilisce il divieto di immissione nel mercato dal 2035 di auto e furgoni a diesel e benzina.
La folle idea di imporre a tutta Europa l’utilizzo di auto elettriche doveva diventare realtà ieri mattina, ma la presidenza di turno svedese della Ue ha comunicato che il Coreper, che riunisce i rappresentanti degli Stati, non si sarebbe espresso su questo punto. La discussione è stata così rinviata a domani, venerdì 3 marzo. A far decidere per il rinvio, il «no» dell’Italia, le perplessità della Germania e la contrarietà di Polonia e Bulgaria, che rendevano a rischio l’approvazione del regolamento, che deve avvenire a maggioranza qualificata, con due condizioni indispensabili: il 55% degli Stati membri, ovvero 15 su 27, deve votare a favore, e gli Stati che appoggiano la proposta devono rappresentare almeno il 65% della popolazione totale della Ue. È inoltre prevista la cosiddetta «minoranza di blocco»: se quattro membri del Consiglio europeo votano contro, la proposta non passa. Sarebbe bastato il «no» di Italia, Germania, Polonia e Bulgaria per provocare una clamorosa bocciatura del provvedimento, e quindi la presidenza svedese ha deciso di prendere tempo per tentare di arrivare a una mediazione.
La Germania, in particolare, attraverso il ministro dei Trasporti Volker Wissing, ha subordinato l’approvazione del regolamento alla presentazione di una proposta comunitaria che consenta l’immatricolazione di auto e veicoli commerciali leggeri con motori a combustione anche dopo il 2035, a condizione che possano essere alimentati da carburanti sintetici, che garantiscono la assenza di emissioni di anidride carbonica.
L’Italia dunque tira il freno a mano all’Europa: «Siamo certamente favorevoli», si legge in una lettera inviata dal nostro governo ieri mattina ai rappresentanti degli altri Stati, «all’elettrificazione dei veicoli leggeri. Non crediamo, tuttavia, che essa debba rappresentare, nella fase di transizione, l’unico percorso per raggiungere le emissioni zero. Stabilendo un obiettivo di riduzione delle emissioni del 100% nel 2035 e non prevedendo alcun incentivo per l’uso di carburanti rinnovabili, il regolamento non è in linea con il principio di neutralità tecnologica. Pertanto, l’Italia non può sostenerlo. L’elettrificazione richiede cambiamenti significativi nell’intero settore automobilistico che devono essere pianificati e guidati con la dovuta attenzione», ha scritto ancora il governo italiano, «al fine di evitare effetti economici, industriali e sociali indesiderati. Le auto con motore termico sono di proprietà di cittadini a basso reddito e rimarranno in circolazione oltre il 2035. Il successo delle auto elettriche dipenderà molto dal modo in cui diventeranno accessibili per questi cittadini».
Il deputato di Forza Italia Maurizio Casasco, in qualità di Presidente europeo di European entrepreneurs, l’associazione europea della piccola e media industria privata, nel corso dell’Assemblea dell’Associazione delle piccole e medie industrie tedesche, ieri a Berlino, ha snocciolato dati e numeri, ribadendo «la preoccupazione delle piccole e medie industrie italiane ed europee in merito alla direttiva Ue che prevede nel 2035 l’uscita di scena dei motori endotermici a favore di quelli elettrici. Quello dell’automotive», ha aggiunto Casasco, «è uno dei settori vitali nei nostri due Paesi. Vale la pena ricordare che la quantità di CO2 prodotta nel mondo è di 37 miliardi di tonnellate, di cui solo l’8% è prodotto dai 27 paesi della Unione europea, a fronte di un 50% prodotto da Cina, Usa e India. La Cina inoltre ha stabilito che raggiungerà la neutralità climatica entro il 2060, l’India nel 2070. Eliminando con un colpo di spugna il know how della componentistica e dei motori termici dall’Europa », ha sottolineato Casasco, «e considerando che la leadership tecnologica dell’elettrico è in capo ai Paesi asiatici, rischiamo la delocalizzazione a lungo termine dell’intero settore. E passeremo dalla dipendenza energetica russa a quella della Cina che al momento detiene il monopolio del mercato delle batterie».
Soddisfazione è stata espressa dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, di Fdi: «Con il nostro no», ha twittato Urso, «abbiamo svegliato l’Europa. Speriamo che altri comprendano che è l’ora della ragione, non certo della rassegnazione!». Esulta il capodelegazione di Fdi- Ecr e componente della commissione Trasporti del Parlamento europeo Carlo Fidanza: «Il via libera (quasi) definitivo allo stop delle auto a benzina e diesel dal 2035», ha scritto Fidanza su Facebook, «viene rinviato a venerdì. Decisivo il no del governo Meloni e i dubbi della Germania». Il problema è il «quasi»: cosa succederà domani? Se la Germania resterà solida sul «no», insieme a Italia, Polonia e Bulgaria il provvedimento non passerà. Tutto è nelle mani di Berlino (per l’Europa non è certamente una novità), e c’è da registrare una spaccatura nel governo tedesco: il ministro dell’Ambiente, Steffi Lemke, dei verdi, ha criticato il collega ai Trasporti Wissing, dei liberali. La Germania, ha dichiarato la Lemke, a quanto riporta Radiocor, dovrebbe «agire in modo affidabile a livello europeo e mantenere le promesse fatte», quindi votare a favore dello stop alle auto a benzina e diesel. La partita, in sostanza, non è ancora chiusa.
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