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2020-06-08
Immigrati, va peggio di prima
Ansa
Il tema è scomparso dall'agenda dell'Europa, messo in secondo piano dall'emergenza sanitaria. La riforma del sistema di asilo di Dublino è uscita dall'agenda: la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, ha detto di non sapere quando sarà riavviata la discussione. La pandemia ha rallentato i ricollocamenti dei migranti in Europa mentre gli sbarchi si sono intensificati. Dal 1° gennaio al 5 giugno, secondo il Viminale, c'è stata una vera esplosione rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. In questi 5 mesi gli arrivi sono stati 5.461 contro i 1.878 dello stesso periodo del 2019: +290,8%. Nei primi 3 giorni di giugno sono sbarcati 239 migranti con un picco, il 2, di 137. Numeri importanti per i minori non accompagnati: 851 al 1° giugno, mentre in tutto il 2019 ne sono arrivati 1.680. I Paesi di provenienza sono Bangladesh, Costa d'Avorio, Tunisia, Sudan, Algeria, Marocco.
A incentivare i flussi non è solo la bella stagione, come da consuetudine, ma soprattutto il sentore che il clima politico nei confronti dell'immigrazione in Italia è cambiato e si è allentata la presa che aveva caratterizzato il periodo in cui il ministro dell'Interno era Matteo Salvini. Le ripetute dichiarazioni del nuovo ministro, Luciana Lamorgese, sulla modifica del decreto Sicurezza e la sanatoria degli irregolari inserita nel decreto Rilancio, sono un segnale eloquente che il governo persegue una politica più tollerante. Il piano per smantellare i provvedimenti della Lega era già pronto a febbraio, ma la pandemia ha rivoluzionato l'agenda dell'esecutivo. Questa strategia trova una sponda a Bruxelles che non trova una linea comune sulla gestione dei flussi. La Commissione avrebbe dovuto da tempo partorire un nuovo patto sul meccanismo di ricollocazione dei migranti salvati in mare e sulla responsabilità degli Stati di bandiera della navi Ong. Ma ancora non c'è traccia. E l'aumento di clandestini è un fattore che acuisce la tensione sociale.
Uno studio dell'Onu prevede un aumento dei flussi a causa del peggioramento della situazione economica globale. In Libia ci sono 650.000 immigrati pronti a imbarcarsi. E l'approdo più facile è l'Italia. Grecia e Malta stanno attuando una politica di respingimento, nonostante la condanna della Ue e dell'Onu. I profughi intercettati vengono riportati sulle coste turche e libiche. Malta, secondo testimonianze, addirittura indirizzerebbe i migranti verso le coste italiane con tanto di coordinate Gps e fornitura di carburante. Il risultato è che in questi mesi, con le preoccupazioni di tutta Italia catalizzate dall'emergenza sanitaria, di immigrazione non si è occupato nessuno e le situazioni più difficili si sono addirittura incancrenite. Lo scenario drammatico non pare interessare al governo. Anzi, invece di cercare di contenere gli arrivi in un momento critico per l'economia, quando è lo stesso Viminale a lanciare l'allarme per il rischio che esploda la «rabbia degli italiani», il governo ha varato una sanatoria degli irregolari che è come un invito a venire nel nostro Paese.
Durante la pandemia, sia il governo italiano sia quello libico hanno dichiarato i propri porti «non sicuri» ma gli sbarchi sono continuati come se nulla fosse. Ma il flusso non avviene soltanto via mare: gli ingressi di clandestini si sono intensificati anche nelle regioni del Nord Italia. Immigrati asiatici, soprattutto afghani e pakistani, seguono la rotta dei Balcani: dalla Turchia arrivano in qualche modo in Bosnia, poi entrano in Croazia e Slovenia e quindi giungono a Trieste pressoché indisturbati.
A fine aprile, nel capoluogo giuliano si è registrata un'impennata di ingressi, con picchi di oltre 100 al giorno. A Fernetti, sul valico con la Slovenia, gli arrivi in massa hanno creato problemi per i controlli sanitari al punto che il Viminale ha dovuto mandare altri 40 agenti di rinforzo alla polizia di frontiera. C'è chi già parla di una Lampedusa del Nordest. La situazione è tornata critica anche alla frontiera con la Francia. La Caritas ha segnalato una ripresa dei transiti di migranti, il che fa pensare a nuovi respingimenti verso il nostro Paese.
Rischia di sfuggire di mano la situazione a Lampedusa. Gli sbarchi sono continuati anche durante il lockdown. Nell'indifferenza dell'Europa, l'isola sta per esplodere. L'hotspot è già ben oltre la capienza e la nave per la quarantena che staziona tra l'isola e le coste dell'Agrigentino è stracolma di migranti in quarantena. Nell'albergo Villa Sikania a Siculiana, non lontano dalla spiaggia della Scala dei Turchi, oltre 20 tunisini ospitati hanno violato la quarantena e sono fuggiti.
Sono stati subito rintracciati, ma già si era scatenata la protesta dei residenti. Sempre nell'isola, uno dei punti più critici è il centro di accoglienza a Villa Sant'Andrea di Valderice (Trapani). In Sicilia le baraccopoli si montano e si smontano come il Lego. Alcune contengono discariche a cielo aperto. Aree-ghetto, sorta di favelas, si trovano nelle campagne di Cassibile, in provincia di Siracusa, e a Vittoria presso Ragusa. Le tendopoli a Campobello di Mazara, nel Trapanese, come a Caltanissetta, nei pressi del Cie di Pian del Lago, si riempiono contro ogni rispetto delle norme igieniche. Il presidente di Anci (Associazione nazionale Comuni d'Italia) Sicilia, Leoluca Orlando, ha lanciato l'allarme sul sovraffollamento dei centri d'accoglienza nei Comuni dell'Agrigentino e del Ragusano ma è stato un urlo in un deserto. Gli arrivi in massa stanno intasando le baraccopoli. Alle criticità sanitarie si aggiungono i rapporti problematici con le comunità del luogo, stressate dalla crisi economica. C'è il pericolo che si inneschi una guerra tra poveri con degenerazioni violente. Nelle baraccopoli del Metaponto in Basilicata vivono oltre 2.000 immigrati, disperati, sfruttati dai caporali. La piana di Gioia Tauro è il punto caldo dell'immigrazione in Calabria. Vi lavorano, secondo stime della prefettura, 1.500 persone, provenienti dall'Africa. È una polveriera sempre pronta a deflagrare. Rosarno vive ancora nell'incubo della notte fra il 7 e l'8 gennaio 2019, quando centinaia di immigrati, ospitati in una fabbrica in disuso in condizioni di estremo degrado, si riversarono per il centro della città, armati di bastoni e armi improvvisate, devastando centinaia di auto e incendiando cassonetti dei rifiuti. Altro punto nevralgico in Calabria è il Cara di Isola Capo Rizzuto (Crotone), capace di ospitare 1.000 persone.
In Puglia il Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Borgo Mezzanone a una decina di chilometri da Foggia, ospita migliaia di immigrati ma altrettanti vivono nelle baracche disseminate attorno. La provincia di Foggia brulica di insediamenti abusivi di stranieri. In Campania i clandestini si concentrano nel Salernitano e nel Casertano. Prevalgono le occupazioni di edifici che spesso condividono con italiani in condizioni di estrema povertà. A Roma atteggiamenti di esasperazione contro i migranti sono sempre più frequenti. Al Tiburtino III, quartiere popolare della periferia Est, i residenti sono riusciti a far sgomberare l'ex centro di accoglienza occupato da clandestini di origine africana. Una bomba sociale è anche il centro di Torre Maura, sempre a Roma, dove giorni fa un blitz della polizia ha portato all'arresto di alcuni nordafricani abusivi.
«Arrivano a centinaia. Trieste abbandonata da Europa e governo»

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (Ansa)
«Stanno arrivando a centinaia e non abbiamo più strutture dove alloggiarli per trascorrere la quarantena. La popolazione è esasperata e preoccupata. Ci sono stati casi di violenza. Trieste ha sempre vissuto il problema degli ingressi di migranti, per la sua collocazione al confine, ma ora la situazione sta diventando ingestibile. Pare anche che la polizia non riesca a frenare i flussi perché, così mi dicono, ci sono associazioni che denunciano gli agenti. In alcuni giorni ci sono stati oltre 160 ingressi. Tutti, il governo e l'Europa, si voltano dall'altra parte e noi siamo qui, da soli a gestire un'emergenza che si sta ingigantendo». Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, parla a raffica, concitato. Ha appena inviato una lettera firmata con i primi cittadini di Gorizia, Rodolfo Ziberna, e Tarvisio, Renzo Zanette, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e ai ministri degli Esteri Luigi Di Maio e dell'Interno Luciana Lamorgese, per richiamare l'attenzione sull'aumento dei flussi di migranti e la mancanza di strutture per la quarantena.
In attesa di una risposta del governo come state affrontando la quarantena dei migranti?
«Abbiamo installato una tendopoli sul Carso dove diamo tutti i servizi. Le altre strutture come gli alberghi non bastano più, stanno esplodendo. Gli arrivi di minori non accompagnati sono aumentati addirittura del 400%. Per legge se ne deve occupare il Comune anche se i finanziamenti sono della Regione, ma non sappiamo più dove ospitarli per la quarantena. Il confine è un colabrodo. Gli ingressi ci sono sempre stati, sia chiaro, è un problema vecchio, ma ora il flusso è sistematico e numericamente in crescita. Non mi stupisco se Trieste è stata definita la Lampedusa del Nordest».
Arrivano indisturbati, seguendo la rotta dei Balcani?
«Molti sono originari del Pakistan, attraversano la Turchia, la Croazia e la Slovenia senza trovare alcun ostacolo, e ce li ritroviamo qui. Sanno che in Italia c'è una politica più tollerante. Gli altri Paesi chiudono gli occhi, li lasciano passare. I numeri ufficiali sono solo la punta di un iceberg. Da Trieste a Tarvisio ci sono 160 chilometri di confine molto facile da varcare. Inoltre, mi dicono di associazioni molto attive negli aiuti ai migranti, che fanno di tutto per facilitare gli ingressi anche denunciando le forze dell'ordine che cercano invece di porre un argine alle irregolarità. Prima del Covid i clandestini, una volta individuati, venivano smistati in vari centri ma ora la quarantena complica la situazione e c'è il rischio di tensioni sociali».
Come sta reagendo la popolazione?
«C'è grande insofferenza a Trieste ma anche indignazione per l'indifferenza del governo. Soffriamo l'assenza delle istituzioni. La popolazione vede gli immigrati girovagare per la città, sdraiati sui prati o sulle panchine, pronti a tirar fuori il coltello per un nulla, mentre la città vive la crisi economica. Proprio alcuni giorni fa un pakistano e un algerino si sono presi a coltellate. Ci sono quelli che spacciano. Sanno che non andranno a finire in prigione e che al massimo possono essere puniti con una contravvenzione che non pagheranno mai. Non si possono nemmeno impiegare nella raccolta della frutta perché non sono regolarizzati. Per non parlare del degrado che si lasciano dietro. Il Carso è disseminato di migliaia di vecchi giubbotti, pantaloni, scarpe, abbandonati da chi arriva. Trieste è sempre stata una città tranquilla, dove si poteva andare in giro di notte senza pericoli, ma ora le persone hanno paura».
Quanti restano in Italia e quanti ripartono verso la Germania, la Francia, l'Austria?
«Difficile dirlo perché quelli identificati sono una minoranza. Molti si fanno riconoscere perché sanno che in Italia possono accedere a una serie di servizi di assistenza e alle cure sanitarie. Ci sono associazioni che li affidano ad avvocati per portare avanti le pratiche e nel frattempo possono restare nel nostro Paese indisturbati. Mi dicono che i respingimenti dalla Germania sono ricominciati. Quelli dalla Croazia e dalla Slovenia non si sono mai fermati. È una strategia consolidata. Noi invece, li accogliamo a braccia aperte».
L'accoglienza diffusa è un principio che guida la politica italiana sui migranti.
«È un errore dalle conseguenze gravi, come stiamo verificando in questa emergenza del Covid».
Come andrebbe affrontato il problema?
«Abbiamo tante caserme dismesse che potrebbero essere utilizzate per ospitare i migranti in quarantena. Ma quando si tocca questo argomento la sinistra alza le barricate. È una impostazione miope, ideologica e dannosa. Se si concentrassero i migranti in luoghi precisi potremmo avere la situazione sotto controllo. Sarebbe più facile verificare le loro condizioni sanitarie. L'accoglienza diffusa è un errore enorme. Nella lettera inviata al governo con gli altri sindaci chiediamo che sia risolto nell'immediato il problema degli spazi idonei a ospitare le quarantene per i minori non accompagnati, come anche per i richiedenti asilo adulti. Sollecitiamo anche un'azione diplomatica per bloccare la ripresa dei flussi sulla rotta balcanica e attivare ulteriori controlli sui confini per respingere i nuovi arrivi. Non è possibile che di un problema internazionale, e in subordine nazionale, debba farsi carico il Comune».
«La soluzione è una sola: i respingimenti»
«La Slovenia sbarra le frontiere agli italiani ma lascia passare senza battere ciglio centinaia di migranti in condizioni igienico-sanitarie pessime. La soluzione è nei respingimenti». Gianandrea Gaiani, direttore del sito web Analisi Difesa ed ex consigliere di Matteo Salvini quando era al governo, ha una visione chiara di come andrebbe affrontato il problema dei clandestini.
Si dice che riportare sulle coste libiche gli immigrati significa condannarli alla reclusione nei lager.
«È una falsità. Gran parte di coloro che sbarcano in Italia provengono da Bangladesh, Marocco e Tunisia. Quindi non fuggono da guerre o persecuzioni. Respingimenti non significa rispedirli nei lager ma affidarli alle agenzie dell'Onu che possono creare ponti aerei e rimpatriarli. Se è chiaro che in Italia si entra solo con i passaporti in regola, nessuno partirà più».
È quanto stanno facendo Grecia e Malta.
«Per il nostro Paese è il momento giusto per creare un fronte comune».
Ma il governo si muove in direzione opposta.
«Stiamo attuando una politica dell'accoglienza che ci rende ridicoli. Quattro ministri hanno firmato un documento che disponeva la chiusura dei porti durante l'emergenza Covid, ma poi abbiamo deciso di prenderci in carico i profughi della Open Arms. Anche la Germania aveva chiesto alle ong di fermarsi».
Conte sta forse aspettando un segnale dall'Europa?
«Ennesimo errore. Chi può credere che la Ue ci tolga le castagne dal fuoco? Comunque, qualsiasi criterio di suddivisione dei migranti è sbagliato all'origine. Più suddividi i migranti e più ne arrivano. Spesso la loro destinazione è la Francia e la Germania, da dove il più delle volte vengono respinti. Deve passare il principio che non si entra. Solo in questo modo si blocca il business dei trafficanti. La pandemia ha ingigantito il problema. Mettiamo i clandestini in quarantena su navi che costano 1 milione di euro al mese quando non riusciamo a dare soldi agli operai e alle imprese. Ma è evidente che non si vuole risolvere il problema alla radice. Spendere risorse per accogliere immigrati illegali di cui non c'è bisogno è suicida. Serve solo a dare commesse alle organizzazioni di soccorso e di accoglienza legate alla sinistra, le “lobby dell'accoglienza" che, con Salvini ministro, avevano visto ridursi il giro d'affari».
La sanatoria degli irregolari è una falsa soluzione?
«È solo un messaggio mandato a tutto il mondo che in Italia si può venire tranquillamente, tanto prima o poi arriva una regolarizzazione. Inoltre, la sanatoria ha un costo. Il datore di lavoro deve pagare circa 500 euro e anche per l'immigrato è previsto un esborso. Chi è disposto a farlo? Gli irregolari avrebbero il permesso di soggiorno, non un posto di lavoro, dal momento che ben 400.000 italiani non hanno più un'occupazione. Ed è già dimostrato che non servirà a portare braccianti sui campi. I tempi burocratici sono così lunghi che la raccolta di frutta e verdura sarà finita».
«A Lampedusa scoppia il finimondo»

Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello (Ansa)
La situazione a Lampedusa è esplosiva. Dopo l'atto vandalico alla Porta d'Europa, ecco il rogo dei barconi abbandonati. «O il governo interviene o può succedere di tutto. Non si può continuare a far finta di niente». Salvatore Martello, sindaco di Lampedusa, non trattiene l'agitazione. Nei giorni scorsi la Porta d'Europa, il monumento dell'artista Mimmo Paladino dedicato all'accoglienza dei migranti, è stato impacchettato con teli di plastica neri e corde. Un «no» esplicito ai migranti. A far salire la tensione è seguito il rogo di 50 barconi accatastati in due punti dell'isola, discariche espressione del degrado dell'isola. Negli ultimi mesi, nonostante la pandemia, Lampedusa ha dovuto fare i conti con centinaia di sbarchi (600 solo nell'ultima settimana, 5.500 da inizio anno, triplicati rispetto al 2019) e questo ha contribuito ad aumentare l'indignazione della popolazione già preoccupata per la crisi economica. Le proteste si intensificano ed è stata avviata una raccolta di firme da inviare al governo e alla Regione per chiedere la chiusura dell'hotspot dove vengono ospitati i migranti, che peraltro è privo delle condizioni igieniche richieste contro la pandemia. Intanto le Ong tornano. Dopo la Sea Watch, la Mare Jonio di Mediterranea e la Ocean Viking di Sos Mediterranée.
È stato rivendicato l'atto contro la Porta d'Europa?
«No, ma la tensione sull'isola è palpabile. È un messaggio per dire che la popolazione ne ha abbastanza degli sbarchi. Basta leggere i post di protesta su Facebook. In questi ultimi giorni gli arrivi si sono intensificati».
E durante la chiusura dei porti per il Covid?
«I flussi non si sono mai fermati. E ora con il bel tempo sono accelerati. L'hotspot contiene circa 100 ospiti. Stiamo superando il livello di guardia. Il problema di barche e barchini che attraccano sulle nostre coste si aggiunge a una situazione di grande malessere della popolazione alle prese con la crisi portata dalla pandemia. Il turismo, principale voce dell'economia dell'isola, è bloccato e non sappiamo quando riprenderà. Prima o poi scoppierà il finimondo, succederà qualcosa se lo Stato non interviene. L'isola è una pentola che bolle. Non bisogna aspettare il morto per rendersi conto del disagio sociale. Occorrono azioni di concreta solidarietà e sostengo alla comunità locale, prima che un'ondata di odio sociale travolga tutto».
Avete segnalato il problema al governo?
«Continuamente, ma i numeri parlano più di tante parole. Basta leggere i dati del Viminale che riferisce puntualmente l'entità degli arrivi di clandestini. La verità è che con la pandemia, il problema dei migranti è passato in secondo piano. Dall'Europa arriva solo il silenzio. Nemmeno l'opposizione ne parla più. Il tema è stato cancellato dall'agenda politica, è scomodo. È più facile chiudere occhi e orecchie. Non vorrei che si ripetesse la tragedia del 2011».
Si riferisce a quando, con la primavera araba, migliaia di tunisini si riversarono sull'isola nell'assenza totale di misure di contrasto anche quando i migranti raggiunsero gli stessi numeri della popolazione residente?
«Le immagini di quella invasione fecero il giro del mondo. Per Lampedusa fu un anno drammatico e l'allora ministro dell'Interno non si fece vedere sull'isola. La popolazione ne uscì molto provata dal punto di vista psicologico ed economico. Non vorremmo assistere di nuovo a episodi simili».
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Durante l'emergenza Covid, i ricollocamenti sono stati più lenti però gli sbarchi si sono moltiplicati: in cinque mesi sono cresciuti del 290%. E ora, secondo uno studio Onu, i flussi aumenteranno.Il primo cittadino di Trieste, Roberto Dipiazza: «C'è chi li aiuta e ostacola le forze dell'ordine. Non sappiamo dove metterli e ora la gente ha paura a uscire».Gianandrea Gaiani, direttore del sito web Analisi Difesa: «La sanatoria? Costosa e inutile. Siamo nelle mani della lobby dell'accoglienza».Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, esasperato per l'attentato contro il monumento simbolo e il rogo dei barconi: «I clandestini continuano ad approdare, gli abitanti chiedono la chiusura dell'hotspot».Lo speciale contiene quattro articoli.Il tema è scomparso dall'agenda dell'Europa, messo in secondo piano dall'emergenza sanitaria. La riforma del sistema di asilo di Dublino è uscita dall'agenda: la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, ha detto di non sapere quando sarà riavviata la discussione. La pandemia ha rallentato i ricollocamenti dei migranti in Europa mentre gli sbarchi si sono intensificati. Dal 1° gennaio al 5 giugno, secondo il Viminale, c'è stata una vera esplosione rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. In questi 5 mesi gli arrivi sono stati 5.461 contro i 1.878 dello stesso periodo del 2019: +290,8%. Nei primi 3 giorni di giugno sono sbarcati 239 migranti con un picco, il 2, di 137. Numeri importanti per i minori non accompagnati: 851 al 1° giugno, mentre in tutto il 2019 ne sono arrivati 1.680. I Paesi di provenienza sono Bangladesh, Costa d'Avorio, Tunisia, Sudan, Algeria, Marocco.A incentivare i flussi non è solo la bella stagione, come da consuetudine, ma soprattutto il sentore che il clima politico nei confronti dell'immigrazione in Italia è cambiato e si è allentata la presa che aveva caratterizzato il periodo in cui il ministro dell'Interno era Matteo Salvini. Le ripetute dichiarazioni del nuovo ministro, Luciana Lamorgese, sulla modifica del decreto Sicurezza e la sanatoria degli irregolari inserita nel decreto Rilancio, sono un segnale eloquente che il governo persegue una politica più tollerante. Il piano per smantellare i provvedimenti della Lega era già pronto a febbraio, ma la pandemia ha rivoluzionato l'agenda dell'esecutivo. Questa strategia trova una sponda a Bruxelles che non trova una linea comune sulla gestione dei flussi. La Commissione avrebbe dovuto da tempo partorire un nuovo patto sul meccanismo di ricollocazione dei migranti salvati in mare e sulla responsabilità degli Stati di bandiera della navi Ong. Ma ancora non c'è traccia. E l'aumento di clandestini è un fattore che acuisce la tensione sociale.Uno studio dell'Onu prevede un aumento dei flussi a causa del peggioramento della situazione economica globale. In Libia ci sono 650.000 immigrati pronti a imbarcarsi. E l'approdo più facile è l'Italia. Grecia e Malta stanno attuando una politica di respingimento, nonostante la condanna della Ue e dell'Onu. I profughi intercettati vengono riportati sulle coste turche e libiche. Malta, secondo testimonianze, addirittura indirizzerebbe i migranti verso le coste italiane con tanto di coordinate Gps e fornitura di carburante. Il risultato è che in questi mesi, con le preoccupazioni di tutta Italia catalizzate dall'emergenza sanitaria, di immigrazione non si è occupato nessuno e le situazioni più difficili si sono addirittura incancrenite. Lo scenario drammatico non pare interessare al governo. Anzi, invece di cercare di contenere gli arrivi in un momento critico per l'economia, quando è lo stesso Viminale a lanciare l'allarme per il rischio che esploda la «rabbia degli italiani», il governo ha varato una sanatoria degli irregolari che è come un invito a venire nel nostro Paese. Durante la pandemia, sia il governo italiano sia quello libico hanno dichiarato i propri porti «non sicuri» ma gli sbarchi sono continuati come se nulla fosse. Ma il flusso non avviene soltanto via mare: gli ingressi di clandestini si sono intensificati anche nelle regioni del Nord Italia. Immigrati asiatici, soprattutto afghani e pakistani, seguono la rotta dei Balcani: dalla Turchia arrivano in qualche modo in Bosnia, poi entrano in Croazia e Slovenia e quindi giungono a Trieste pressoché indisturbati.A fine aprile, nel capoluogo giuliano si è registrata un'impennata di ingressi, con picchi di oltre 100 al giorno. A Fernetti, sul valico con la Slovenia, gli arrivi in massa hanno creato problemi per i controlli sanitari al punto che il Viminale ha dovuto mandare altri 40 agenti di rinforzo alla polizia di frontiera. C'è chi già parla di una Lampedusa del Nordest. La situazione è tornata critica anche alla frontiera con la Francia. La Caritas ha segnalato una ripresa dei transiti di migranti, il che fa pensare a nuovi respingimenti verso il nostro Paese.Rischia di sfuggire di mano la situazione a Lampedusa. Gli sbarchi sono continuati anche durante il lockdown. Nell'indifferenza dell'Europa, l'isola sta per esplodere. L'hotspot è già ben oltre la capienza e la nave per la quarantena che staziona tra l'isola e le coste dell'Agrigentino è stracolma di migranti in quarantena. Nell'albergo Villa Sikania a Siculiana, non lontano dalla spiaggia della Scala dei Turchi, oltre 20 tunisini ospitati hanno violato la quarantena e sono fuggiti.Sono stati subito rintracciati, ma già si era scatenata la protesta dei residenti. Sempre nell'isola, uno dei punti più critici è il centro di accoglienza a Villa Sant'Andrea di Valderice (Trapani). In Sicilia le baraccopoli si montano e si smontano come il Lego. Alcune contengono discariche a cielo aperto. Aree-ghetto, sorta di favelas, si trovano nelle campagne di Cassibile, in provincia di Siracusa, e a Vittoria presso Ragusa. Le tendopoli a Campobello di Mazara, nel Trapanese, come a Caltanissetta, nei pressi del Cie di Pian del Lago, si riempiono contro ogni rispetto delle norme igieniche. Il presidente di Anci (Associazione nazionale Comuni d'Italia) Sicilia, Leoluca Orlando, ha lanciato l'allarme sul sovraffollamento dei centri d'accoglienza nei Comuni dell'Agrigentino e del Ragusano ma è stato un urlo in un deserto. Gli arrivi in massa stanno intasando le baraccopoli. Alle criticità sanitarie si aggiungono i rapporti problematici con le comunità del luogo, stressate dalla crisi economica. C'è il pericolo che si inneschi una guerra tra poveri con degenerazioni violente. Nelle baraccopoli del Metaponto in Basilicata vivono oltre 2.000 immigrati, disperati, sfruttati dai caporali. La piana di Gioia Tauro è il punto caldo dell'immigrazione in Calabria. Vi lavorano, secondo stime della prefettura, 1.500 persone, provenienti dall'Africa. È una polveriera sempre pronta a deflagrare. Rosarno vive ancora nell'incubo della notte fra il 7 e l'8 gennaio 2019, quando centinaia di immigrati, ospitati in una fabbrica in disuso in condizioni di estremo degrado, si riversarono per il centro della città, armati di bastoni e armi improvvisate, devastando centinaia di auto e incendiando cassonetti dei rifiuti. Altro punto nevralgico in Calabria è il Cara di Isola Capo Rizzuto (Crotone), capace di ospitare 1.000 persone.In Puglia il Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Borgo Mezzanone a una decina di chilometri da Foggia, ospita migliaia di immigrati ma altrettanti vivono nelle baracche disseminate attorno. La provincia di Foggia brulica di insediamenti abusivi di stranieri. In Campania i clandestini si concentrano nel Salernitano e nel Casertano. Prevalgono le occupazioni di edifici che spesso condividono con italiani in condizioni di estrema povertà. A Roma atteggiamenti di esasperazione contro i migranti sono sempre più frequenti. Al Tiburtino III, quartiere popolare della periferia Est, i residenti sono riusciti a far sgomberare l'ex centro di accoglienza occupato da clandestini di origine africana. Una bomba sociale è anche il centro di Torre Maura, sempre a Roma, dove giorni fa un blitz della polizia ha portato all'arresto di alcuni nordafricani abusivi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/immigrati-va-peggio-di-prima-2646162226.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arrivano-a-centinaia-trieste-abbandonata-da-europa-e-governo" data-post-id="2646162226" data-published-at="1591553462" data-use-pagination="False"> «Arrivano a centinaia. Trieste abbandonata da Europa e governo» Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (Ansa) «Stanno arrivando a centinaia e non abbiamo più strutture dove alloggiarli per trascorrere la quarantena. La popolazione è esasperata e preoccupata. Ci sono stati casi di violenza. Trieste ha sempre vissuto il problema degli ingressi di migranti, per la sua collocazione al confine, ma ora la situazione sta diventando ingestibile. Pare anche che la polizia non riesca a frenare i flussi perché, così mi dicono, ci sono associazioni che denunciano gli agenti. In alcuni giorni ci sono stati oltre 160 ingressi. Tutti, il governo e l'Europa, si voltano dall'altra parte e noi siamo qui, da soli a gestire un'emergenza che si sta ingigantendo». Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, parla a raffica, concitato. Ha appena inviato una lettera firmata con i primi cittadini di Gorizia, Rodolfo Ziberna, e Tarvisio, Renzo Zanette, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e ai ministri degli Esteri Luigi Di Maio e dell'Interno Luciana Lamorgese, per richiamare l'attenzione sull'aumento dei flussi di migranti e la mancanza di strutture per la quarantena. In attesa di una risposta del governo come state affrontando la quarantena dei migranti? «Abbiamo installato una tendopoli sul Carso dove diamo tutti i servizi. Le altre strutture come gli alberghi non bastano più, stanno esplodendo. Gli arrivi di minori non accompagnati sono aumentati addirittura del 400%. Per legge se ne deve occupare il Comune anche se i finanziamenti sono della Regione, ma non sappiamo più dove ospitarli per la quarantena. Il confine è un colabrodo. Gli ingressi ci sono sempre stati, sia chiaro, è un problema vecchio, ma ora il flusso è sistematico e numericamente in crescita. Non mi stupisco se Trieste è stata definita la Lampedusa del Nordest». Arrivano indisturbati, seguendo la rotta dei Balcani? «Molti sono originari del Pakistan, attraversano la Turchia, la Croazia e la Slovenia senza trovare alcun ostacolo, e ce li ritroviamo qui. Sanno che in Italia c'è una politica più tollerante. Gli altri Paesi chiudono gli occhi, li lasciano passare. I numeri ufficiali sono solo la punta di un iceberg. Da Trieste a Tarvisio ci sono 160 chilometri di confine molto facile da varcare. Inoltre, mi dicono di associazioni molto attive negli aiuti ai migranti, che fanno di tutto per facilitare gli ingressi anche denunciando le forze dell'ordine che cercano invece di porre un argine alle irregolarità. Prima del Covid i clandestini, una volta individuati, venivano smistati in vari centri ma ora la quarantena complica la situazione e c'è il rischio di tensioni sociali». Come sta reagendo la popolazione? «C'è grande insofferenza a Trieste ma anche indignazione per l'indifferenza del governo. Soffriamo l'assenza delle istituzioni. La popolazione vede gli immigrati girovagare per la città, sdraiati sui prati o sulle panchine, pronti a tirar fuori il coltello per un nulla, mentre la città vive la crisi economica. Proprio alcuni giorni fa un pakistano e un algerino si sono presi a coltellate. Ci sono quelli che spacciano. Sanno che non andranno a finire in prigione e che al massimo possono essere puniti con una contravvenzione che non pagheranno mai. Non si possono nemmeno impiegare nella raccolta della frutta perché non sono regolarizzati. Per non parlare del degrado che si lasciano dietro. Il Carso è disseminato di migliaia di vecchi giubbotti, pantaloni, scarpe, abbandonati da chi arriva. Trieste è sempre stata una città tranquilla, dove si poteva andare in giro di notte senza pericoli, ma ora le persone hanno paura». Quanti restano in Italia e quanti ripartono verso la Germania, la Francia, l'Austria? «Difficile dirlo perché quelli identificati sono una minoranza. Molti si fanno riconoscere perché sanno che in Italia possono accedere a una serie di servizi di assistenza e alle cure sanitarie. Ci sono associazioni che li affidano ad avvocati per portare avanti le pratiche e nel frattempo possono restare nel nostro Paese indisturbati. Mi dicono che i respingimenti dalla Germania sono ricominciati. Quelli dalla Croazia e dalla Slovenia non si sono mai fermati. È una strategia consolidata. Noi invece, li accogliamo a braccia aperte». L'accoglienza diffusa è un principio che guida la politica italiana sui migranti. «È un errore dalle conseguenze gravi, come stiamo verificando in questa emergenza del Covid». Come andrebbe affrontato il problema? «Abbiamo tante caserme dismesse che potrebbero essere utilizzate per ospitare i migranti in quarantena. Ma quando si tocca questo argomento la sinistra alza le barricate. È una impostazione miope, ideologica e dannosa. Se si concentrassero i migranti in luoghi precisi potremmo avere la situazione sotto controllo. Sarebbe più facile verificare le loro condizioni sanitarie. L'accoglienza diffusa è un errore enorme. Nella lettera inviata al governo con gli altri sindaci chiediamo che sia risolto nell'immediato il problema degli spazi idonei a ospitare le quarantene per i minori non accompagnati, come anche per i richiedenti asilo adulti. Sollecitiamo anche un'azione diplomatica per bloccare la ripresa dei flussi sulla rotta balcanica e attivare ulteriori controlli sui confini per respingere i nuovi arrivi. Non è possibile che di un problema internazionale, e in subordine nazionale, debba farsi carico il Comune». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/immigrati-va-peggio-di-prima-2646162226.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-soluzione-e-una-sola-i-respingimenti" data-post-id="2646162226" data-published-at="1591553462" data-use-pagination="False"> «La soluzione è una sola: i respingimenti» «La Slovenia sbarra le frontiere agli italiani ma lascia passare senza battere ciglio centinaia di migranti in condizioni igienico-sanitarie pessime. La soluzione è nei respingimenti». Gianandrea Gaiani, direttore del sito web Analisi Difesa ed ex consigliere di Matteo Salvini quando era al governo, ha una visione chiara di come andrebbe affrontato il problema dei clandestini. Si dice che riportare sulle coste libiche gli immigrati significa condannarli alla reclusione nei lager. «È una falsità. Gran parte di coloro che sbarcano in Italia provengono da Bangladesh, Marocco e Tunisia. Quindi non fuggono da guerre o persecuzioni. Respingimenti non significa rispedirli nei lager ma affidarli alle agenzie dell'Onu che possono creare ponti aerei e rimpatriarli. Se è chiaro che in Italia si entra solo con i passaporti in regola, nessuno partirà più». È quanto stanno facendo Grecia e Malta. «Per il nostro Paese è il momento giusto per creare un fronte comune». Ma il governo si muove in direzione opposta. «Stiamo attuando una politica dell'accoglienza che ci rende ridicoli. Quattro ministri hanno firmato un documento che disponeva la chiusura dei porti durante l'emergenza Covid, ma poi abbiamo deciso di prenderci in carico i profughi della Open Arms. Anche la Germania aveva chiesto alle ong di fermarsi». Conte sta forse aspettando un segnale dall'Europa? «Ennesimo errore. Chi può credere che la Ue ci tolga le castagne dal fuoco? Comunque, qualsiasi criterio di suddivisione dei migranti è sbagliato all'origine. Più suddividi i migranti e più ne arrivano. Spesso la loro destinazione è la Francia e la Germania, da dove il più delle volte vengono respinti. Deve passare il principio che non si entra. Solo in questo modo si blocca il business dei trafficanti. La pandemia ha ingigantito il problema. Mettiamo i clandestini in quarantena su navi che costano 1 milione di euro al mese quando non riusciamo a dare soldi agli operai e alle imprese. Ma è evidente che non si vuole risolvere il problema alla radice. Spendere risorse per accogliere immigrati illegali di cui non c'è bisogno è suicida. Serve solo a dare commesse alle organizzazioni di soccorso e di accoglienza legate alla sinistra, le “lobby dell'accoglienza" che, con Salvini ministro, avevano visto ridursi il giro d'affari». La sanatoria degli irregolari è una falsa soluzione? «È solo un messaggio mandato a tutto il mondo che in Italia si può venire tranquillamente, tanto prima o poi arriva una regolarizzazione. Inoltre, la sanatoria ha un costo. Il datore di lavoro deve pagare circa 500 euro e anche per l'immigrato è previsto un esborso. Chi è disposto a farlo? Gli irregolari avrebbero il permesso di soggiorno, non un posto di lavoro, dal momento che ben 400.000 italiani non hanno più un'occupazione. Ed è già dimostrato che non servirà a portare braccianti sui campi. I tempi burocratici sono così lunghi che la raccolta di frutta e verdura sarà finita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/immigrati-va-peggio-di-prima-2646162226.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="a-lampedusa-scoppia-il-finimondo" data-post-id="2646162226" data-published-at="1591553462" data-use-pagination="False"> «A Lampedusa scoppia il finimondo» Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello (Ansa) La situazione a Lampedusa è esplosiva. Dopo l'atto vandalico alla Porta d'Europa, ecco il rogo dei barconi abbandonati. «O il governo interviene o può succedere di tutto. Non si può continuare a far finta di niente». Salvatore Martello, sindaco di Lampedusa, non trattiene l'agitazione. Nei giorni scorsi la Porta d'Europa, il monumento dell'artista Mimmo Paladino dedicato all'accoglienza dei migranti, è stato impacchettato con teli di plastica neri e corde. Un «no» esplicito ai migranti. A far salire la tensione è seguito il rogo di 50 barconi accatastati in due punti dell'isola, discariche espressione del degrado dell'isola. Negli ultimi mesi, nonostante la pandemia, Lampedusa ha dovuto fare i conti con centinaia di sbarchi (600 solo nell'ultima settimana, 5.500 da inizio anno, triplicati rispetto al 2019) e questo ha contribuito ad aumentare l'indignazione della popolazione già preoccupata per la crisi economica. Le proteste si intensificano ed è stata avviata una raccolta di firme da inviare al governo e alla Regione per chiedere la chiusura dell'hotspot dove vengono ospitati i migranti, che peraltro è privo delle condizioni igieniche richieste contro la pandemia. Intanto le Ong tornano. Dopo la Sea Watch, la Mare Jonio di Mediterranea e la Ocean Viking di Sos Mediterranée. È stato rivendicato l'atto contro la Porta d'Europa? «No, ma la tensione sull'isola è palpabile. È un messaggio per dire che la popolazione ne ha abbastanza degli sbarchi. Basta leggere i post di protesta su Facebook. In questi ultimi giorni gli arrivi si sono intensificati». E durante la chiusura dei porti per il Covid? «I flussi non si sono mai fermati. E ora con il bel tempo sono accelerati. L'hotspot contiene circa 100 ospiti. Stiamo superando il livello di guardia. Il problema di barche e barchini che attraccano sulle nostre coste si aggiunge a una situazione di grande malessere della popolazione alle prese con la crisi portata dalla pandemia. Il turismo, principale voce dell'economia dell'isola, è bloccato e non sappiamo quando riprenderà. Prima o poi scoppierà il finimondo, succederà qualcosa se lo Stato non interviene. L'isola è una pentola che bolle. Non bisogna aspettare il morto per rendersi conto del disagio sociale. Occorrono azioni di concreta solidarietà e sostengo alla comunità locale, prima che un'ondata di odio sociale travolga tutto». Avete segnalato il problema al governo? «Continuamente, ma i numeri parlano più di tante parole. Basta leggere i dati del Viminale che riferisce puntualmente l'entità degli arrivi di clandestini. La verità è che con la pandemia, il problema dei migranti è passato in secondo piano. Dall'Europa arriva solo il silenzio. Nemmeno l'opposizione ne parla più. Il tema è stato cancellato dall'agenda politica, è scomodo. È più facile chiudere occhi e orecchie. Non vorrei che si ripetesse la tragedia del 2011». Si riferisce a quando, con la primavera araba, migliaia di tunisini si riversarono sull'isola nell'assenza totale di misure di contrasto anche quando i migranti raggiunsero gli stessi numeri della popolazione residente? «Le immagini di quella invasione fecero il giro del mondo. Per Lampedusa fu un anno drammatico e l'allora ministro dell'Interno non si fece vedere sull'isola. La popolazione ne uscì molto provata dal punto di vista psicologico ed economico. Non vorremmo assistere di nuovo a episodi simili».
Silvia Salis al Liguria Pride di Genova
E così mentre la città è assediata da bande di criminali, per lo più stranieri e quasi sempre giovanissimi, lei non trova niente di meglio che attaccare il politico del momento, Roberto Vannacci: «C’è chi parla di gusti, chi parla di persone non normali», chi lo fa «vuole smuovere sentimenti negativi, retrogradi, ma per fortuna sono una piccola minoranza», a cui non bisogna «dare attenzione». Ma intanto lei gliela dà. L’ex campionessa del lancio del martello ha sfilato con le associazioni Lgbtqia+ in questa edizione del gay pride intitolata «Ripensiamoci tempesta». A guidare il lungo corteo è stato il camion arcobaleno del coordinamento Liguria Rainbow.
Il prima fila anche l’avvocata Ilaria Gibelli, consulente del Comune di Genova per la tutela dei diritti delle persone Lgbtqia+, finita nella bufera ad aprile dopo aver dichiarato che «i partiti più cattolici sono quelli più omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti». La quale, ieri, ha dichiarato: «Credo molto nel significato di questo ufficio e penso che sia fondamentale che le persone della comunità entrino nelle istituzioni e collaborino con esse». E, a proposito delle ultime dichiarazioni di Vannacci, ha commentato: «Credo che sia facile parlare alla pancia delle persone facendole sentire una maggioranza, ma la differenza tra chi fa politica contro le persone e chi la fa a favore è evidente. E qui, a Genova, con Silvia Salis, siamo con tutte le persone». Presenti anche l’ex ministro Roberta Pinotti, il vicesindaco, un paio di deputati, diversi consiglieri della maggioranza progressista e almeno tre assessore, tra cui Rita Bruzzone (quella dell’educazione sessuo-affettiva all’asilo) e Arianna Viscoglioni, colei che dovrebbe occuparsi della sicurezza. Hanno sfilato anche rappresentanti di Cgil e Uil, del consolato dell’Ecuador e dell’Ordine degli psicologi. Il corteo ha attraversato il centro e si è sciolto ai giardini Luzzati, nella città vecchia, dove si è svolta una grande festa.
Purtroppo, a Genova, a questo clima di allegria fa da contraltare il bollettino della cronaca nera e dei disagi che i cittadini sono costretti a sopportare. Dopo l’omicidio del clochard, a cui il senegalese Cissé Camara avrebbe tranciato la giugulare, venerdì notte, anche Corso Italia, il lungomare della movida, ha pagato il suo tributo di sangue. Un ventottenne originario di Castelvetrano (Trapani) avrebbe fatto delle avance a una ragazza, da quest’ultima non gradite. Per questo sarebbero intervenuti gli amici della giovane che avrebbero cercato di malmenare l’autore dell’approccio. Il trentenne siciliano si sarebbe dato alla fuga e con la sua auto avrebbe travolto uno degli inseguitori. Quest’ultimo, gravemente ferito, è stato ricoverato in rianimazione. L’investitore, positivo all’alcoltest, è stato arrestato con l’accusa di lesioni gravissime. Ma non è finita. Nelle stesse ore un nordafricano, al termine di una colluttazione, è stato trasportato al Pronto soccorso. Qui l’uomo, ripresosi, ha estratto un coltello e ha minacciato militi e infermieri. Poco dopo altro giro (di ricoverati maghrebini), altra rissa e per sedare gli animi è servito l’intervento della polizia. In un’altra zona, sulle alture di San Fruttuoso, una studentessa è stata aggredita sessualmente da tre giovani stranieri, mentre portava a spasso il cane in pieno giorno. È riuscita a divincolarsi e a chiamare il 112. Un’altra ragazza, scesa al capolinea dell’autobus, ha evitato la violenza da parte di un altro giovane africano solo grazie alla prontezza dell’autista che stava riportando il mezzo in rimessa: ha aperto le porte e ha fatto salire la giovane. Nel Levante cittadino, invece, un sedicenne nordafricano, spalleggiato da un gruppo di coetanei, ha strappato una collana d’oro e un orecchino a un’ottantaduenne nei Parchi di Nervi. Quando il presunto rapinatore è stato identificato e fermato da un carabiniere, è scoppiato il parapiglia. Un gruppo di maranza ha soccorso il ladro. A questo punto è intervenuta una volante della Guardia di finanza che ha fatto salire a bordo il militare dell’Arma e il minorenne fermato. Fine della storia? Nient’affatto. Gli altri giovani nordafricani hanno provato a forzare le portiere dell’auto delle Fiamme gialle, venendo denunciati per resistenza e danneggiamento. Storie da banlieu francese che sempre più spesso si ripetono nel capoluogo ligure. Ma se la sicurezza a Genova è una nota dolente, il Comune dà ai suoi abitanti pure altri dispiaceri. Per esempio, battendo cassa, in versione sceriffo di Sherwood. La Lega, ieri, ha attaccato la giunta per l’annunciato (da indiscrezioni giornalistiche) aumento della tassa di soggiorno per B&B e appartamenti a uso turistico fino alla soglia massima di 5 euro per persona. «Davvero il Comune intende trattare l’ospitalità diffusa alla stregua degli hotel a 5 stelle?» hanno chiesto i consiglieri del Carroccio Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua. «Siamo convinti che i piccoli proprietari genovesi non possano essere considerati un bancomat da spremere per rimpinguare le casse comunali».
C’è, infine, l’emergenza trasporto pubblico. Se la municipalizzata Amt, sull’orlo del default, non pagherà entro domani i crediti accumulati dai fornitori privati dell’azienda, questi, per protesta, da lunedì, sospenderanno i servizi di autobus che collegano le zone collinari della Valbisagno e della Valpolcevera al resto della città. Andare a piedi al pride sarà pure divertente, ma farlo per raggiungere scuole e posti di lavoro è sicuramente meno eccitante.
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Il curatore di Fr*cinema Pietro Turano. Nel riquadro, la locandina dell'edizione 2026 (Getty Images)
Ai quali si sono aggiunti nel 2026 altri 300.000 euro da parte della Regione Lazio, anche questi erogati direttamente: il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità un emendamento che stanzia il contributo straordinario per l’anno 2026 a favore della Fondazione che ha promosso il Fr*cinema.
Si vola alto, nelle trame vincitrici del concorso, ideato per soggetti di «cortometraggi queer» e rivolto a film maker under-35: Vajassa, di Michela Mazzaferro, Giovanna De Luca, Leonardo Gaspa e Federico Politi per la regia di Andrea La Medica, è una storia ambientata a Napoli che racconta di una giovane artista trans che sogna di fare l’attrice e si scontra con un regista che la valuta soltanto come caricatura. Tra le ragioni del riconoscimento, «un linguaggio intelligente, ironico e furbo, una tragi-commedia che riporta in vita gli echi della cultura teatrale partenopea di Ruccello, Moscato o (nientemeno, ndr) De Filippo». Fr*cinema ha generosamente assegnato 15.000 euro di contributo produttivo a Vajassa e altri 10.000 euro al vincitore della sezione Documentario, il corto La stanza delle bambine di Federica Corti, Valentina Morricone, Pierpaolo Moscatello. Anche in questa produzione, sono i temi Lgbtiq+ dominare la scena, nella fattispecie i «diritti delle madri intenzionali in coppie omogenitoriali». Nei post dedicati al film Tomboy si parla invece della «espressione di genere nella dimensione del gioco e della ricerca» e del «racconto di un’infanzia queer che rivendica il diritto di sperimentare, lontano dall’obbligo degli adulti di doversi definire».
I fondi all’epoca (2023) concessi in affidamento diretto da Gualtieri furono contestati come «concorrenza sleale» da Fratelli d’Italia. Quest’anno però alla Fondazione Piccolo America, ideatrice del festival queer Fr*cinema, è andata meglio: lo stanziamento è stato inserito all’interno di una legge omnibus sui debiti fuori bilancio tramite un accordo politico trasversale e condiviso da tutte le forze d’Aula, dopo anni di tensione sulla Fondazione scoppiati nel 2023, anno dell’insediamento di Francesco Rocca (indipendente di area centrodestra) come governatore. Subito dopo la sua elezione, la nuova giunta aveva deciso di azzerare i contributi finanziari storici che la precedente amministrazione (guidata da Nicola Zingaretti, Pd) erogava regolarmente alla rassegna. I motivi ufficiali del taglio avanzati allora dalla Pisana facevano leva su un duro piano di rientro dal debito regionale e sulla volontà politica di cambiare i criteri di assegnazione dei fondi alla cultura, cancellando i canali preferenziali e gli affidamenti diretti alle singole associazioni, di cui usufruisce da sempre Piccolo America. Fratelli d’Italia, ad esempio, definì le spese di 130.000 euro alla voce «Gestione ospiti ed incontri con viaggi e alloggi» come fuori mercato.
Senza il polmone economico della Regione, la Fondazione si è trovata in grave affanno. Per mantenere del tutto gratuite le tre piazze romane che accolgono la manifestazione «Cinema in Piazza 2026», il fondatore della kermesse cinematografica, Valerio Carocci, si è inventato coperture alternative, come quella dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Carocci aveva accusato il centrodestra di voler soffocare «una delle rassegne culturali più amate e frequentate di Roma» per motivi puramente politici. Che davvero lo sia è tutto da vedere: fatto sta che soltanto nel 2026 le due parti hanno iniziato a imbastire una serie di trattative diplomatiche dietro le quinte. I due fattori chiave del riavvicinamento sono stati il superamento del «pregiudizio ideologico» e l’urgenza di riqualificare il tessuto sociale delle periferie romane, argomenti che a quanto pare hanno convinto la giunta Rocca del «valore istituzionale» del progetto. L’accordo siglato con la fondazione pro-queer prevede che, invece di richiedere finanziamenti last-minute per tamponare le emergenze dell’anno in corso, si dialoghi (addirittura) su una programmazione a lungo termine. Il voto all’unanimità dell’emendamento ha sancito formalmente la fine delle ostilità, trasformando quello che era un simbolo dell’opposizione giovanile di sinistra in un evento politically correct felicemente finanziato in modo bipartisan da tutte le istituzioni locali, sia comunali che regionali. E i cittadini ringraziano.
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Roberto Vannacci (Ansa)
Quella «alta»: Vannacci mette a nudo le contraddizioni del centrodestra, che una volta vinte le elezioni si è adeguato alla realtà dei fatti, accantonando diversi proclami, soprattutto a livello di politica internazionale. La seconda: al di là degli esponenti istituzionali che hanno già aderito, in Italia c’è una miriade di assessori, consiglieri comunali e regionali e attuali parlamentari ed europarlamentari, che non hanno avuto garanzie dai rispettivi partiti di un posto al sole, sotto forma di una ricandidatura alle prossime politiche, o di una presidenza di commissione nei consigli regionali, o di una poltroncina di sottogoverno (cda di partecipate, enti, acquedotti, teatri, pro loco, bocciofile). Molti di costoro, chi per vendetta e chi per speranza, sono già pronti a imbarcarsi sul vascello del generale: aspettano solo il momento giusto.
Ma torniamo alla convention di ieri: Vannacci, ormai l’unica pop star della politica italiana, non delude le aspettative dei suoi. C’è anche il momento mistico: Vannacci legge la preghiera dei paracadutisti francesi e chiede alla sala di alzarsi in piedi e pregare con lui. «Con la forza e la fede andremo avanti, il resto lo conquisteremo da soli», profetizza, e manca solo un bell’«amen» dalla platea. Scena western: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia», esclama Robert Charles Bronson Vannacci, «e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo». Poi, sull’accusa di essere funzionali alla sinistra: «Ci hanno accusato di essere alleati con la sinistra», replica Vannacci, «di essere gli utili idioti. Io mi dovrei alleare con questa destra che porta avanti l’agenda Draghi o il debito comune? Questo governo si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita (ma è una signora, suvvia generale, ndr) Von der Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra. Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro nazionale, guardiani della sovranità, o con Von der Leyen, Draghi e il globalismo». E la remigrazione? «L’Italia agli italiani! Non mi vergogno di dirlo», arringa Vannacci, «prima remigrazione non si poteva dire, adesso che il termine remigrazione è entrato nell’uso comune, anche grazie a me, si dice che non si può fare perché non si può togliere la cittadinanza. In Italia ci sono 530.000 clandestini entrati illegalmente che devono essere remigrati. E sono solo quelli entrati in via mare, altrimenti sarebbero molti di più. Equivalgono alla popolazione di Molise e Valle d’Aosta messe insieme e vengono mantenuti da tutti gli italiani».
Rispondendo a una domanda sulle critiche di Giorgia Meloni ai suoi parlamentari, accusati appunto di «fare quello che serve alla sinistra», Vannacci chiede al premier il famoso riconoscimento politico, sotto forma di una chiamata: «Non ho risposto al presidente del Consiglio», sottolinea Vannacci, «perché se avrà una domanda da farmi, me la fa direttamente e avrò l’onore e il piacere di risponderle. Mi risulta che abbia parlato alla sporca dozzina e loro hanno replicato. Al premier rispondo quando mi interpellerà».
Lo sgarbo vero arriva quando, in riferimento alla famosa frase sulle «ginocchiere» del deputato del M5s Francesco Silvestri, Vannacci smonta la narrazione di Fdi: «Se avessi provato a mettermi nei panni di una donna», dice il generale, «quella frase non l’avrei percepita come sessista. Così come la parola “cortigiana”, ma non sono una donna e non ho questa sensibilità. Il mio parere conta quel che conta». Respinge ogni accusa di filoputinismo, di essere un asset russo: «Nella mia carriera», rivendica il generale, «ho ricevuto, tra encomi, elogi, croci e medaglie, circa una trentina di onorificenze dalla Repubblica Italiana. Fra cui l’ultima è stata quella di essere nominato, con grande onore, Cavaliere della Repubblica. Proprio per aver fatto sempre gli interessi della Repubblica italiana. A rischio della mia vita e di quella dei miei uomini».
Bene, benissimo, ma alla fine che fa, Vannacci? Si allea col centrodestra? Il generale alzerà la posta fino all’ultimo istante utile, e intanto gigioneggia: «Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra», sottolinea il generale, «è il centrodestra che parla di Fnv, che dovrebbe aderire al centrodestra. Non è una mia istanza, sembra sia quasi un’aspettativa di questo centrodestra e che quindi dovrei ammorbidire le mie posizioni, e io rispondo di no: le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio». Così il leader di Futuro nazionale, nel punto stampa dopo il suo intervento all’assemblea costituente di Fnv. «Ancora prima di nascere Futuro nazionale Vannacci è al 5%, grazie proprio a queste posizioni e a queste linee rosse. Noi siamo il sestante che riporta l’alleanza di centrodestra nella giusta direzione». Traduzione: per ora vi faccio rosolare, arrivo al 10% e poi sarò io a dare le carte. Questo è il progetto del generale, vedremo se alla fine avrà il punto in mano o starà bluffando.
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