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Piantedosi «smonta» la ricetta del Colle. Contro le culle vuote non servono migranti

Piantedosi «smonta» la ricetta del Colle. Contro le culle vuote non servono migranti
Matteo Piantedosi (Ansa)
Il capo del Viminale: «L’apertura indiscriminata a flussi gestiti da trafficanti non è la via». Poi invita a mettere un freno alle Ong.

Se il «provvidenziale scossone» invocato dal consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani per disarcionare Giorgia Meloni avesse un’onda d’urto di ritorno provocata, 45 anni dopo, dal terremoto dell’Irpinia? È da Avellino che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha preso la rincorsa per piazzare uno stop a Sergio Matterella, ansioso di accogliere quanti più migranti possibile per riempire le culle e i paesi. Venerdì, parlando della sua terra - Piantedosi è campano - che si è rialzata con fatica ha detto: «La priorità ora è fermare lo spopolamento che ha un combinato disposto, come ha ricordato il presidente della Repubblica, con la denatalità e la fuga dei giovani: è un problema molto serio che va affrontato a livello nazionale».

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L’Iran ha affrontato il negoziato con Donald Trump come se fosse l’ennesimo capitolo di una lunga partita tattica con Washington. Ma questa volta l’interlocutore non era un presidente disposto a diluire il confronto nel tempo. Le riunioni senza esito e la strategia dell’attesa si sono trasformate in un boomerang geopolitico.

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«Non sarà una guerra lampo», ha dichiarato il ministro degli Esteri informando la stampa sugli sviluppi dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran.

Il Sanremo di Conti va di traverso a chi pretendeva il carrozzone woke
Carlo Conti e Laura Pausini (Ansa)
La kermesse ha una chiara vena sociale: sul palco si sono susseguiti temi cari alle famiglie tradizionali, senza comizi e lustrini Lgbt. Per qualcuno è un difetto, in realtà (lo dice anche l’Auditel) questo festival piace.

Un Festival di Sanremo più sociale e meno social. Più nazionalpopolare e meno mainstream. Più comunitario e meno community. Sembrano sfumature: non lo sono. Intanto. Alla terza serata, più movimentata e vivace e con ospiti di qualità, da Mogol a Ubaldo Pantani, da Eros Ramazzotti a Alicia Keys, anche gli ascolti sono risaliti.

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«Alla Pop Bari oltre 1 miliardo pagato dagli azionisti col sangue»
(Imagoeconomica)
Dura requisitoria del procuratore sulla banca fallita: «Bilanci costantemente falsificati».

È ripreso ieri - con l’inizio della requisitoria del procuratore capo della Repubblica del tribunale del capoluogo pugliese Roberto Rossi - davanti al tribunale di Bari il processo a carico di Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale della Banca popolare di Bari, imputati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. Entrambi furono sottoposti agli arresti domiciliari il 31 gennaio del 2020. In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta, ricordata ieri in aula dal procuratore, Marco Jacobini aveva detto al figlio Gianluca: «La banca sei tu».

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