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2019-02-05
Il giallo dei paletti sugli impegni sanitari che limiterebbero l’accesso al reddito
Ansa
Non solo la messa online del sito www.redditodicittadinanza.gov.it e la presentazione della prima card. Due altri temi (solo apparentemente più tecnici) sono sul tappeto dopo il recente varo del decretone sul sussidio e su quota 100, in attesa del percorso di conversione parlamentare. Vediamo subito il primo. In Rete (e in Parlamento) si è creata una certa fibrillazione a seguito della lettura dell'articolo 7 comma 9 del decretone. Com'è noto, il provvedimento prevede sanzioni e penalizzazioni (fino alla perdita del sussidio) per chi abbia una serie di comportamenti che non testimonino serietà di impegno: rifiuto delle tre offerte di lavoro, assenze reiterate ai corsi di formazione, e così via.
Ma c'è di più: si evoca anche il «mancato rispetto di impegni di prevenzione e cura della salute, individuati da professionisti sanitari». Molto dettagliata la casistica delle sanzioni: «decurtazione di due mensilità dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni»; «decurtazione di tre mensilità al secondo richiamo formale»; «decurtazione di sei mensilità al terzo richiamo formale»; e infine «decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo».
Il fatto che poi, nello stesso comma 9, sia citato (sia pure a proposito dei corsi di istruzione) «un componente minorenne» della famiglia del titolare del reddito di cittadinanza, ha indotto alcuni osservatori all'associazione di idee con l'obbligo vaccinale, e quindi a concludere che vi sia una sorta di «scambio»: se vuoi il reddito di cittadinanza, dev'essere tutto a posto con gli obblighi vaccinali nella tua famiglia.
In effetti, comunque la si pensi in materia di vaccini, a prima vista la norma desta qualche interrogativo. Da un lato, si può sostenere che in ogni caso esiste la legge Lorenzin, cioè l'obbligo vaccinale, e quindi il nuovo decreto non introduce alcuno sconvolgimento particolare. Dall'altro, si può obiettare che un conto è il comportamento di un individuo rispetto all'obbligo vaccinale, altro conto è il suo stato di povertà, e che dunque è improprio sovrapporre sia pur indirettamente questi due piani, o - più in generale - dare l'impressione che lo Stato «etico» possa decidere di escludere da un sussidio in base all'aderenza o meno a indirizzi medico-scientifici.
Dal ministero, fonti tecniche di primo piano smentiscono però in modo assoluto ogni ricostruzione di questo tipo e tengono a rassicurare. «Con il reddito di cittadinanza», si fa sapere , «non è previsto e non sarà aggiunto in futuro alcun obbligo ulteriore. Il quadro, pertanto, può dirsi immutato non soltanto in riferimento alla precedente misura del reddito di inclusione, ma anche con riferimento all'ancora più risalente Sia (sostegno per l'inclusione attiva). Questo è confermato non solo dalle disposizioni, ma chiarito, in aggiunta, anche dalle relazioni allegate». E questo è a maggior ragione vero con riferimento ai vaccini, secondo il ministero: si precisa che «il reddito di cittadinanza non introduce né obblighi ulteriori né disposizioni differenziate per i suoi percettori. Con la sottoscrizione del patto, il cittadino percettore si impegna a tutelare la salute dei suoi familiari per cui lo Stato prevede una misura differenziata e calibrata sulle relative esigenze. Con ciò si fa riferimento alla necessità che il richiedente si prenda cura dei soggetti del proprio nucleo, affinché siano oggetto di specifici bisogni. L'obbligo vaccinale persiste oggi secondo le normative attualmente previste, e secondo i relativi limiti. Tali limiti e tali obblighi permangono pertanto anche in capo ai percettori del reddito di cittadinanza, che saranno tenuti a rispettarli, né più né meno come tutti gli altri cittadini». Così le fonti ministeriali direttamente interpellate dalla Verità. Ma un chiarimento in questo senso in sede di conversione parlamentare sarà probabilmente utile.
Veniamo al secondo punto. Su un altro piano, è necessario ricordare che entrambe le parti qualificanti del decreto (quota 100 e reddito di cittadinanza) richiederanno un congruo numero di ulteriori decreti attuativi. Secondo quanto La Verità ha appreso da fonte diretta governativa, non si tratterebbe di 24 (come si è letto nei giorni scorsi) ma di una quindicina di provvedimenti, il 60% dei quali riguarderà quota 100, mentre il restante 40% avrà ad oggetto il reddito di cittadinanza. Nell'80% dei casi, si tratterà di provvedimenti congiunti tra Mef e Ministero del Lavoro, nel restante 20% di atti del solo Mef.
Sul fronte pensionistico, il più importante è forse il punto relativo all'intesa tra Abi e ministeri interessati per l'erogazione anticipata della liquidazione. Sul versante del reddito di cittadinanza, serviranno diverse puntualizzazioni normative e procedurali, relative a svariati aspetti: il modello per la richiesta, l'accesso ai benefici per le imprese che assumeranno, i meccanismi di controllo delle spese effettuate attraverso la card, e così via.
Riscatto laurea, pensione più ricca. L’Inps però si è già messo di traverso
Il decreto legge numero 4 del 2019, meglio conosciuto come «decretone» perché contiene quota 100 e reddito di cittadinanza, se verrà convertito in legge potrebbe potenzialmente fare felici circa 7 milioni di italiani. Si tratta di tutti i laureati del nostro Paese dal 1996 in poi, circa 300.000 l'anno per 23 anni, che potrebbero avere la possibilità di riscattare la laurea in modo agevolato.
Il meccanismo di riscatto è lo stesso previsto per gli inoccupati (coloro che non hanno versato alcun contributo nella loro vita) ed è valido per gli anni di laurea successivi al 1996, quando cioè è entrato in vigore il sistema contributivo di calcolo della pensione, sostituendo dunque (o, per chi già lavorava, affiancando) quello retributivo.
In pratica, grazie al decreto (lo stesso che consentirebbe anche di colmare i «buchi» di versamento all'Inps) chi ha fino a 45 anni di età ed ha conseguito interamente a partire dal 1996 o parzialmente un corso di laurea o un dottorato (se non pagato dall'azienda per cui si lavora) potrà riscattare gli studi indipendentemente dal reddito attuale (dunque sia questo elevato o molto basso). L'importo sarà rateizzabile in un massimo di 10 anni, senza interessi e rappresenterà un onere deducibile nell'anno o negli anni di imposta in cui viene materialmente sostenuto. Il riscatto sarà pari al 33% del minimale di reddito della gestione dei lavoratori autonomi, cioè a un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 5.240 euro per ogni anno riscattato.
Le buone notizie non finiscono qui: il riscatto agevolato non permetterà solo di aumentare l'anzianità contributiva, ma incrementerà anche il montante versato. In parole povere, la pensione si raggiungerà prima e sarà più alta perché si sarà versato di più.
Purtroppo però queste novità valgono solo per gli iscritti all'Inps e non per quelli alle casse professionali. C'è però forse una scappatoia grazie al cumulo contributivo potenziato dal 2017. Per tutti coloro che hanno almeno un contributo accantonato in una gestione Inps, si potrebbe fare affidamento sulla possibilità di riunire le contribuzioni come previsto dalla legge 228/2012.
Il problema è che il decreto deve essere ancora convertito in legge è c'è già chi, tra cui il presidente dell'Inps Tito Boeri e alcuni tecnici di Camera e Senato, solleva dubbi di incostituzionalità perché il limite temporale del 1996 non garantirebbe una parità di trattamento tra chi può godere delle agevolazioni e chi no. In particolare, i tecnici invitano a considerare che «secondo il principio costituzionale della parità di trattamento, le ragioni della diversità dei criteri di calcolo a seconda che il soggetto si trovi al di sotto o al di sopra di una certa soglia anagrafica» non sarebbero corrette. Senza tener conto che i vantaggi previdenziali varrebbero solo per le gestioni Inps, e i tecnici hanno evidenziato che nell'ordinamento vigente il riscatto è previsto anche per lavoratori diversi da quelli subordinati.
In realtà, però, anche per il sistema previdenziale quota 100 i vantaggi interessano solo gli iscritti all'Inps e non per i lavoratori delle casse professionali, ma non pare che la norma sia stata bloccata in Parlamento per questo motivo.
Che la norma passi senza modifiche o meno, viene però da chiedersi quale impatto potrebbe avere il riscatto agevolato sui conti pubblici.
Secondo la relazione tecnica del decreto, il riscatto agevolato non dovrebbe avere un peso eccessivo. Nel biennio tra il 2016 e il 2017 sono state 11.000 le persone che hanno fatto domanda per riscattare gli studi a cui si devono aggiungere un centinaio di domande da «inoccupati». Un numero esiguo che, però, potrebbe aumentare visti i benefici di un eventuale riscatto agevolato.
Con buona probabilità, però, il riscatto «light» sarebbe un vantaggio per i giovani, particolarmente per coloro che prima dei 45 anni hanno redditi più alti della media.
Secondo le simulazioni realizzate dal Sole 24 Ore, un giovane di 30 anni con un reddito di 17.000 euro l'anno che ha seguito un corso di studi di tre anni, pagherebbe 16.830 con il riscatto ordinario e 15.723 con quello agevolato. Il vantaggio sarebbe del 6,6% in questo caso. Con 4 anni di corso, 43 anni e un reddito di 20.000 euro, il risparmio sarebbe circa del 20,6% da 26.400 a 20.964 euro. Un lavoratore di 44 anni che ha fatto 5 anni di ingegneria e prende 60.000 euro l'anno avrebbe un vantaggio enorme. Con la versione light pagherebbe 26.205 euro, con quella ordinaria 99.645 euro. Il risparmio sarebbe del 73,7%.
È chiaro dunque che questa soluzione potrebbe rappresentare l'uovo di colombo per lavorare un po' meno e avere un montante previdenziale maggiore. Si tratta solo di capire se c'è la voglia di mettere in pratica una buona idea o meno.
Gianluca Baldini
Guerra dei beneficiari tra governo e Istat
«Tutti coloro che dicono che è impossibile dovrebbero lasciar stare chi ce la sta facendo». Orgoglioso ed emozionato, il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ha citato Einstein, ieri pomeriggio, alla presentazione della prima card e del sito online del reddito di cittadinanza, nuova misura di sostegno al reddito promossa dal M5s e approvata nel «decretone» dal governo gialloblù che partirà dal 1 aprile 2019. «È stato un grande lavoro di squadra, che continua in queste ore. Oggi teniamo fede a un'altra promessa: fra pochi secondi lancerò online il primo sito internet del reddito di cittadinanza. Da oggi tutti gli italiani con questo sito potranno conoscere quali documenti e adempimenti da compiere per arrivare preparati e accedere al reddito», ha detto il ministro dello Sviluppo e del Lavoro.
Il governo ieri ha annunciato che il sostegno andrà a 4,9 milioni di persone, cifra quasi dimezzata per l'Istat (2,7 milioni) e abbassata ulteriormente dall'Inps (2,4 milioni). L'importo annuo medio, per l'Istat, sarà di 5.045 euro, il maggior numero di beneficiari saranno invece le casalinghe, circa 600.000.
Il sito servirà per inviare telematicamente la richiesta per beneficiare del sussidio, la card, di colore giallo gestita da Poste italiane, è il mezzo attraverso cui spenderlo. Il sito, www.redditodicittadinanza.gov.it fornisce tutte le informazioni utili ed è il canale diretto per accedere al Rdc. A partire dal 6 marzo, oltre che al canale Web, per le domande ci si potrà rivolgere anche a tutti gli uffici postali, utilizzando l'apposito modulo predisposto dall'Inps, e ai Caf (in questo caso seguendo le istruzioni che nelle prossime settimane verranno rese note). Per poter utilizzare il sito occorre però essere in possesso delle credenziali Spid, ovvero la password che consente l'accesso a tutti i servizi pubblici on line. Per accedere al reddito di cittadinanza, sarà necessario avere un Isee inferiore a 9.360 euro (se si vive in una casa in affitto), un patrimonio immobiliare di non più di 30.000 euro, un patrimonio finanziario inferiore a 6.000 euro, ed essere residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in maniera continuativa. Limiti che cambiano se il nucleo familiare è più numeroso.
Nessun familiare deve aver lasciato un lavoro volontariamente nei 12 mesi precedenti. Bisognerà avere un Isee aggiornato richiesto al Caf o all'Inps. Per tutte le richieste presentate, l'Inps verificherà l'esistenza dei requisiti. Se sarà accettata la domanda, si verrà contattati dai centri per l'impiego o dal Comune per valutare l'inserimento lavorativo o la formazione. Le domande devono essere presentate entro il 31 marzo per accedere al programma e avere la card ad aprile.
Di Maio ha anche sottolineato di aver costruito la misura «intorno alle imprese» che possono arrivare ad avere «fino a 18 mesi di sgravi, pari al reddito che stava prendendo la persona» che viene assunta. «Se le aziende vogliono assumere e vogliono risparmiare potranno farlo proponendo un patto di formazione e di inserimento lavorativo», ha ribadito. La domanda e l'offerta di lavoro «non si sono mai incrociate, noi istituiremo un software unico e un sistema di incentivi che creerà l'incrocio tra domanda e offerta».
All'uditorium Enel di Roma è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, che si è detto orgoglioso per «una riforma molto complessa, complimenti a Di Maio che ha coordinato il gruppo di lavoro. È una misura di equità sociale, fondata su un patto di lavoro, un patto di formazione e un meccanismo di inclusione sociale».
Sarina Biraghi
Continua a leggereRiduci
Nel decreto una frase tira in ballo il ruolo dei medici «controllori» Dal Mise: «I vaccini non c'entrano». Serve fare chiarezza in Aula.Opportunità per gli under 45: oltre a «ricomprare» il tempo degli studi a prezzo fisso (5.240 euro per ogni anno) potranno anche incrementare l'assegno. Ma l'ente alza le barricate per un presunto rischio incostituzionalità.Luigi Di Maio presenta misura e card. Per l'esecutivo ne usufruiranno in 4,9 milioni, l'istituto li riduce a 2,7 milioni.Lo speciale contiene tre articoliNon solo la messa online del sito www.redditodicittadinanza.gov.it e la presentazione della prima card. Due altri temi (solo apparentemente più tecnici) sono sul tappeto dopo il recente varo del decretone sul sussidio e su quota 100, in attesa del percorso di conversione parlamentare. Vediamo subito il primo. In Rete (e in Parlamento) si è creata una certa fibrillazione a seguito della lettura dell'articolo 7 comma 9 del decretone. Com'è noto, il provvedimento prevede sanzioni e penalizzazioni (fino alla perdita del sussidio) per chi abbia una serie di comportamenti che non testimonino serietà di impegno: rifiuto delle tre offerte di lavoro, assenze reiterate ai corsi di formazione, e così via. Ma c'è di più: si evoca anche il «mancato rispetto di impegni di prevenzione e cura della salute, individuati da professionisti sanitari». Molto dettagliata la casistica delle sanzioni: «decurtazione di due mensilità dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni»; «decurtazione di tre mensilità al secondo richiamo formale»; «decurtazione di sei mensilità al terzo richiamo formale»; e infine «decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo». Il fatto che poi, nello stesso comma 9, sia citato (sia pure a proposito dei corsi di istruzione) «un componente minorenne» della famiglia del titolare del reddito di cittadinanza, ha indotto alcuni osservatori all'associazione di idee con l'obbligo vaccinale, e quindi a concludere che vi sia una sorta di «scambio»: se vuoi il reddito di cittadinanza, dev'essere tutto a posto con gli obblighi vaccinali nella tua famiglia. In effetti, comunque la si pensi in materia di vaccini, a prima vista la norma desta qualche interrogativo. Da un lato, si può sostenere che in ogni caso esiste la legge Lorenzin, cioè l'obbligo vaccinale, e quindi il nuovo decreto non introduce alcuno sconvolgimento particolare. Dall'altro, si può obiettare che un conto è il comportamento di un individuo rispetto all'obbligo vaccinale, altro conto è il suo stato di povertà, e che dunque è improprio sovrapporre sia pur indirettamente questi due piani, o - più in generale - dare l'impressione che lo Stato «etico» possa decidere di escludere da un sussidio in base all'aderenza o meno a indirizzi medico-scientifici.Dal ministero, fonti tecniche di primo piano smentiscono però in modo assoluto ogni ricostruzione di questo tipo e tengono a rassicurare. «Con il reddito di cittadinanza», si fa sapere , «non è previsto e non sarà aggiunto in futuro alcun obbligo ulteriore. Il quadro, pertanto, può dirsi immutato non soltanto in riferimento alla precedente misura del reddito di inclusione, ma anche con riferimento all'ancora più risalente Sia (sostegno per l'inclusione attiva). Questo è confermato non solo dalle disposizioni, ma chiarito, in aggiunta, anche dalle relazioni allegate». E questo è a maggior ragione vero con riferimento ai vaccini, secondo il ministero: si precisa che «il reddito di cittadinanza non introduce né obblighi ulteriori né disposizioni differenziate per i suoi percettori. Con la sottoscrizione del patto, il cittadino percettore si impegna a tutelare la salute dei suoi familiari per cui lo Stato prevede una misura differenziata e calibrata sulle relative esigenze. Con ciò si fa riferimento alla necessità che il richiedente si prenda cura dei soggetti del proprio nucleo, affinché siano oggetto di specifici bisogni. L'obbligo vaccinale persiste oggi secondo le normative attualmente previste, e secondo i relativi limiti. Tali limiti e tali obblighi permangono pertanto anche in capo ai percettori del reddito di cittadinanza, che saranno tenuti a rispettarli, né più né meno come tutti gli altri cittadini». Così le fonti ministeriali direttamente interpellate dalla Verità. Ma un chiarimento in questo senso in sede di conversione parlamentare sarà probabilmente utile.Veniamo al secondo punto. Su un altro piano, è necessario ricordare che entrambe le parti qualificanti del decreto (quota 100 e reddito di cittadinanza) richiederanno un congruo numero di ulteriori decreti attuativi. Secondo quanto La Verità ha appreso da fonte diretta governativa, non si tratterebbe di 24 (come si è letto nei giorni scorsi) ma di una quindicina di provvedimenti, il 60% dei quali riguarderà quota 100, mentre il restante 40% avrà ad oggetto il reddito di cittadinanza. Nell'80% dei casi, si tratterà di provvedimenti congiunti tra Mef e Ministero del Lavoro, nel restante 20% di atti del solo Mef. Sul fronte pensionistico, il più importante è forse il punto relativo all'intesa tra Abi e ministeri interessati per l'erogazione anticipata della liquidazione. Sul versante del reddito di cittadinanza, serviranno diverse puntualizzazioni normative e procedurali, relative a svariati aspetti: il modello per la richiesta, l'accesso ai benefici per le imprese che assumeranno, i meccanismi di controllo delle spese effettuate attraverso la card, e così via. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-giallo-dei-paletti-sugli-impegni-sanitari-che-limiterebbero-laccesso-al-reddito-2627989026.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="riscatto-laurea-pensione-piu-ricca-linps-pero-si-e-gia-messo-di-traverso" data-post-id="2627989026" data-published-at="1772647136" data-use-pagination="False"> Riscatto laurea, pensione più ricca. 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In pratica, grazie al decreto (lo stesso che consentirebbe anche di colmare i «buchi» di versamento all'Inps) chi ha fino a 45 anni di età ed ha conseguito interamente a partire dal 1996 o parzialmente un corso di laurea o un dottorato (se non pagato dall'azienda per cui si lavora) potrà riscattare gli studi indipendentemente dal reddito attuale (dunque sia questo elevato o molto basso). L'importo sarà rateizzabile in un massimo di 10 anni, senza interessi e rappresenterà un onere deducibile nell'anno o negli anni di imposta in cui viene materialmente sostenuto. Il riscatto sarà pari al 33% del minimale di reddito della gestione dei lavoratori autonomi, cioè a un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 5.240 euro per ogni anno riscattato. Le buone notizie non finiscono qui: il riscatto agevolato non permetterà solo di aumentare l'anzianità contributiva, ma incrementerà anche il montante versato. In parole povere, la pensione si raggiungerà prima e sarà più alta perché si sarà versato di più. Purtroppo però queste novità valgono solo per gli iscritti all'Inps e non per quelli alle casse professionali. C'è però forse una scappatoia grazie al cumulo contributivo potenziato dal 2017. Per tutti coloro che hanno almeno un contributo accantonato in una gestione Inps, si potrebbe fare affidamento sulla possibilità di riunire le contribuzioni come previsto dalla legge 228/2012. Il problema è che il decreto deve essere ancora convertito in legge è c'è già chi, tra cui il presidente dell'Inps Tito Boeri e alcuni tecnici di Camera e Senato, solleva dubbi di incostituzionalità perché il limite temporale del 1996 non garantirebbe una parità di trattamento tra chi può godere delle agevolazioni e chi no. In particolare, i tecnici invitano a considerare che «secondo il principio costituzionale della parità di trattamento, le ragioni della diversità dei criteri di calcolo a seconda che il soggetto si trovi al di sotto o al di sopra di una certa soglia anagrafica» non sarebbero corrette. Senza tener conto che i vantaggi previdenziali varrebbero solo per le gestioni Inps, e i tecnici hanno evidenziato che nell'ordinamento vigente il riscatto è previsto anche per lavoratori diversi da quelli subordinati. In realtà, però, anche per il sistema previdenziale quota 100 i vantaggi interessano solo gli iscritti all'Inps e non per i lavoratori delle casse professionali, ma non pare che la norma sia stata bloccata in Parlamento per questo motivo. Che la norma passi senza modifiche o meno, viene però da chiedersi quale impatto potrebbe avere il riscatto agevolato sui conti pubblici. Secondo la relazione tecnica del decreto, il riscatto agevolato non dovrebbe avere un peso eccessivo. Nel biennio tra il 2016 e il 2017 sono state 11.000 le persone che hanno fatto domanda per riscattare gli studi a cui si devono aggiungere un centinaio di domande da «inoccupati». Un numero esiguo che, però, potrebbe aumentare visti i benefici di un eventuale riscatto agevolato. Con buona probabilità, però, il riscatto «light» sarebbe un vantaggio per i giovani, particolarmente per coloro che prima dei 45 anni hanno redditi più alti della media. Secondo le simulazioni realizzate dal Sole 24 Ore, un giovane di 30 anni con un reddito di 17.000 euro l'anno che ha seguito un corso di studi di tre anni, pagherebbe 16.830 con il riscatto ordinario e 15.723 con quello agevolato. Il vantaggio sarebbe del 6,6% in questo caso. Con 4 anni di corso, 43 anni e un reddito di 20.000 euro, il risparmio sarebbe circa del 20,6% da 26.400 a 20.964 euro. Un lavoratore di 44 anni che ha fatto 5 anni di ingegneria e prende 60.000 euro l'anno avrebbe un vantaggio enorme. Con la versione light pagherebbe 26.205 euro, con quella ordinaria 99.645 euro. Il risparmio sarebbe del 73,7%. È chiaro dunque che questa soluzione potrebbe rappresentare l'uovo di colombo per lavorare un po' meno e avere un montante previdenziale maggiore. Si tratta solo di capire se c'è la voglia di mettere in pratica una buona idea o meno. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-giallo-dei-paletti-sugli-impegni-sanitari-che-limiterebbero-laccesso-al-reddito-2627989026.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="guerra-dei-beneficiari-tra-governo-e-istat" data-post-id="2627989026" data-published-at="1772647136" data-use-pagination="False"> Guerra dei beneficiari tra governo e Istat «Tutti coloro che dicono che è impossibile dovrebbero lasciar stare chi ce la sta facendo». Orgoglioso ed emozionato, il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio ha citato Einstein, ieri pomeriggio, alla presentazione della prima card e del sito online del reddito di cittadinanza, nuova misura di sostegno al reddito promossa dal M5s e approvata nel «decretone» dal governo gialloblù che partirà dal 1 aprile 2019. «È stato un grande lavoro di squadra, che continua in queste ore. Oggi teniamo fede a un'altra promessa: fra pochi secondi lancerò online il primo sito internet del reddito di cittadinanza. Da oggi tutti gli italiani con questo sito potranno conoscere quali documenti e adempimenti da compiere per arrivare preparati e accedere al reddito», ha detto il ministro dello Sviluppo e del Lavoro. Il governo ieri ha annunciato che il sostegno andrà a 4,9 milioni di persone, cifra quasi dimezzata per l'Istat (2,7 milioni) e abbassata ulteriormente dall'Inps (2,4 milioni). L'importo annuo medio, per l'Istat, sarà di 5.045 euro, il maggior numero di beneficiari saranno invece le casalinghe, circa 600.000. Il sito servirà per inviare telematicamente la richiesta per beneficiare del sussidio, la card, di colore giallo gestita da Poste italiane, è il mezzo attraverso cui spenderlo. Il sito, www.redditodicittadinanza.gov.it fornisce tutte le informazioni utili ed è il canale diretto per accedere al Rdc. A partire dal 6 marzo, oltre che al canale Web, per le domande ci si potrà rivolgere anche a tutti gli uffici postali, utilizzando l'apposito modulo predisposto dall'Inps, e ai Caf (in questo caso seguendo le istruzioni che nelle prossime settimane verranno rese note). Per poter utilizzare il sito occorre però essere in possesso delle credenziali Spid, ovvero la password che consente l'accesso a tutti i servizi pubblici on line. Per accedere al reddito di cittadinanza, sarà necessario avere un Isee inferiore a 9.360 euro (se si vive in una casa in affitto), un patrimonio immobiliare di non più di 30.000 euro, un patrimonio finanziario inferiore a 6.000 euro, ed essere residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in maniera continuativa. Limiti che cambiano se il nucleo familiare è più numeroso. Nessun familiare deve aver lasciato un lavoro volontariamente nei 12 mesi precedenti. Bisognerà avere un Isee aggiornato richiesto al Caf o all'Inps. Per tutte le richieste presentate, l'Inps verificherà l'esistenza dei requisiti. Se sarà accettata la domanda, si verrà contattati dai centri per l'impiego o dal Comune per valutare l'inserimento lavorativo o la formazione. Le domande devono essere presentate entro il 31 marzo per accedere al programma e avere la card ad aprile. Di Maio ha anche sottolineato di aver costruito la misura «intorno alle imprese» che possono arrivare ad avere «fino a 18 mesi di sgravi, pari al reddito che stava prendendo la persona» che viene assunta. «Se le aziende vogliono assumere e vogliono risparmiare potranno farlo proponendo un patto di formazione e di inserimento lavorativo», ha ribadito. La domanda e l'offerta di lavoro «non si sono mai incrociate, noi istituiremo un software unico e un sistema di incentivi che creerà l'incrocio tra domanda e offerta». All'uditorium Enel di Roma è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, che si è detto orgoglioso per «una riforma molto complessa, complimenti a Di Maio che ha coordinato il gruppo di lavoro. È una misura di equità sociale, fondata su un patto di lavoro, un patto di formazione e un meccanismo di inclusione sociale».Sarina Biraghi
Ecco #DimmiLaVerità del 4 marzo 2026. L'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti spiega perché la guerra in Iran potrebbe durare a lungo.
Il Kazakistan è una landa sconfinata fra le ultime propaggini dell’Europa e l’immensa steppa asiatica che occupa la parte centrale di questa nazione. Nonostante i 2,7 milioni di chilometri quadrati che ne compongono la superficie, il Kazakistan ha appena di 19 milioni di abitanti, concentrati soprattutto in alcune aree specifiche come nella capitale Astana. Questo poco conosciuto gigante euro-asiatico è stato un serbatoio energetico dell’Unione Sovietica che vi ha impiantato sconfinate coltivazioni agricole. Mosca stabilì qui quello che veniva chiamato cosmodromo, esattamente a Bajkonur che è la più antica e grande base di lancio al mondo, tuttora gestita dalla Russia tramite un contratto d’affitto. Da Bajkonur è stato lanciato il primo satellite, il famoso Sputnik, e da qui è partito Jury Gagarin primo uomo arrivato nello spazio e sempre a Bajkonur è stato sviluppato e lanciato l'unico volo del Buran, lo space shuttle sovietico, nel 1988.
Ma il moderno Kazakistan ha saputo reinventarsi, diventando un attore cardine in un’area complicata come l’Asia centrale. Senza rinunciare agli storici rapporti con la Russia, Astana ha aperto alla Cina, fortemente interessate alle risorse energetiche dell’area e anche all’Europa con una serie di accordi commerciali. Oggi Astana rappresenta la più importante economia della regione con un Pil che nel 2023 ha raggiunto i 260 miliardi di dollari, nel 1991, data della sua indipendenza dall’Unione Sovietica, era di appena 11 miliardi. Come detto la sua crescita è trainata dai giacimenti di petrolio, gas e uranio, il greggio è particolarmente abbondante nel paese che occupa la dodicesima posizione nel mondo per riserve petrolifere, un fatto che aumentato il suo peso anche in funzione di sostituzione di gas e petrolio proveniente dalla Russia. Il ministro degli Esteri di Astana si è dimostrato un campione di equilibrismo, anche nella guerra fra Russia ed Ucraina, condannando le azioni di Mosca, ma senza chiudere i rapporti economici e politici. Basta vedere che dall’inizio del conflitto l’interscambio fra le due nazioni è cresciuto superando i 20 miliardi di dollari nel primo semestre del 2024, approfittando del crollo delle relazioni commerciali con l’Europa ed inserendosi con una certa abilità.
Ma è il commercio con Pechino che dal 2022 è sempre raddoppiato passando da 24 miliardi a 41 fino a raggiungere i 60 miliardi di interscambio. La Cina è proprietaria di importanti quote di giacimenti di gas e petrolio in Kazakhistan ed ha costruito un oleodotto che trasporta 20 milioni di tonnellate di petrolio ogni anno in direzione del comparto industriale cinese. Storicamente Astana è anche un grande produttore agricolo e Pechino nel 2023 ha acquistato 3,5 milioni di tonnellate di derrate alimentari, investendo anche nell’ammodernamento delle vetuste infrastrutture agricole kazake. La grande repubblica euroasiatica nel 2025 è crescita del 5%, migliorando il 3,4% del 2024, con un’inflazione sotto controllo, nonostante la debolezza degli scambi del tenge, la moneta locale. Il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev ha lodato più volte pubblicamente la stabilità dei «Cinque dell’Asia centrale», paesi prosperi e in costante sviluppo che stanno diventando sempre più influenti. Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan stanno intensificando le loro relazioni segnando l’inizio di un nuovo periodo per lo sviluppo della regione nei prossimi cinque anni. Il presidente Tokayev ha definito l’area come un unico spazio geopolitico e spirituale, che avrebbe conservato la propria unicità nel corso della creazione e del crollo di vari imperi. «Tutti e cinque siamo stati in grado di modernizzare le istituzioni e le infrastrutture con una crescita economica costante. Oggi i nostri rapporti hanno acquisito contenuto concreto e sono saliti al livello di una profonda partnership e alleanza strategica. Soprattutto, i cinque Paesi hanno adottato una strategia prudente nelle relazioni di politica estera che ha aperto la strada alla loro piena partecipazione ai processi globali. Dal 2018 al 2024, l’interscambio commerciale è passato da 5,7 miliardi di dollari a dodici miliardi con un piano d’azione per la cooperazione industriale. Abbiamo sei obiettivi: dal mantenimento della pace alla cooperazione economica, dalla sicurezza idrica ed alimentare al lavoro con le nuove generazioni, per finire dobbiamo migliorare la nostra immagine e rivendicando i fondamenti di un’identità nazionale e regionale». Un grande progetto per un’area in crescita, che ha già lanciato la sua sfida al resto del mondo.
Dalla Crimea ai gulag del Kazakistan: l'olocausto degli italiani
Famiglie italiane erano presenti in Crimea fin dai tempi delle Repubbliche marinare di Genova e Venezia. Provenienti in maggioranza dalla prima, si erano stabilite nelle colonie di Caffa e Sebastopoli, dove avevano fondato una florida base commerciale sulle acque del Mar Nero. La loro presenza durò dal 1266 al 1475, anno della conquista ottomana. Dopo la metà dell’Ottocento, un nuovo flusso di italiani si stabilì in Crimea, in particolare proveniente dalla Puglia. Il motivo dell’emigrazione era dovuto alle prospettive che la vendita a buon prezzo di appezzamenti di terreno da parte dello Zar offriva ai contadini italiani, che si stabilirono quasi tutti nella cittadina di Kerç. La comunità italiana di Crimea fiorì all’alba del XX secolo, con l’istituzione di scuole, circoli e di una chiesa cattolica. I piccoli proprietari agricoli e i commercianti avevano raggiunto un buon livello di benessere, arrivando a rappresentare tra l’1,2 e il 2% della popolazione locale già negli ultimi anni dell’Ottocento.
I primi problemi per gli italiani di Crimea giunsero con l’avvento del bolscevismo e con l’arrivo di comunisti italiani fuoriusciti. A Kerç questi ultimi, al servizio delle autorità sovietiche, ebbero il compito di «rieducare» i compatrioti e di forzarli ad aderire alla collettivizzazione forzata delle terre, esercitando progressivamente un potere repressivo e di controllo sugli italiani di Crimea. A Kerç nacque il kholkoz «Sacco e Vanzetti» dove i fuoriusciti del PCI vigilavano sempre di più sulle inclinazioni politiche dei connazionali. L’avvento di Stalin fece precipitare la situazione. Gli italiani furono inquadrati come spie fasciste anche senza alcuna prova. Durante gli anni Trenta furono numerosi gli arresti tra la comunità italiana da parte dell’Nkvd (la polizia segreta sovietica) e molti dei sospettati scomparvero dopo la deportazione, quasi sempre fucilati senza processo.
La guerra, culminata con l’«Operazione Barbarossa» fece precipitare la comunità italiana nel baratro, segnando l’inizio dell’olocausto per lunghi decenni dimenticato. La deportazione sistematica delle famiglie italiane ebbe una data d’inizio, il 29 gennaio 1942 e una destinazione: i gulag del Kazakistan. Arrestati nelle loro abitazioni, gli italiani ebbero solo due ore per preparare poche masserizie e montare sui carri bestiame, che per molti di loro furono già una tomba. Il lunghissimo tragitto verso le steppe gelate fu compiuto per ferrovia e per nave. Anche la navigazione fu spesso causa di morte, oltre che per le condizioni drammatiche dei prigionieri nelle stive, anche per gli attacchi degli aerei tedeschi che almeno in un caso accertato causarono l’affondamento dell’imbarcazione dove erano stipati gli italiani. Quasi la metà dei deportati morì durante la lunga marcia della morte, soprattutto i vecchi e molti bambini. Molti altri furono vinti dal freddo estremo (circa -40°C), dalla malnutrizione e dalle malattie. I cadaveri scaricati dai vagoni ferroviari venivano abbandonati nelle stazioni dove i treni della morte sostavano al gelo per fare passare tutti gli altri convogli. Gli italiani sopravvissuti arrivarono in Kazakistan dopo circa due mesi e furono destinati a campi di lavoro forzato in particolare nel gulag del distretto minerario di Karaganda e in quello di Atbasar, cittadina a Nordovest di Astana, la capitale. Qui le condizioni di vita erano proibitive e il freddo e la malnutrizione costante completarono lo sterminio degli italiani di Crimea. Le baracche erano catapecchie di paglia e sterco di cavallo, spesso senza letti e senza ogni tipo di fonte di riscaldamento. Dei circa 2.000 cittadini deportati, solo 78 ritornarono a Kerç poco dopo la guerra. Pochi altri sopravvissuti rimasero in Kazakhistan, non avendo la possibilità di ritornare alle zone di origine, e di fatto nascondendo le proprie origini per il timore di ritorsioni e violenze anche molto dopo la fine della guerra. La successiva divisione del mondo in due blocchi contrapposti pose un’ulteriore barriera di silenzio sull’olocausto degli italiani. Solo dopo il crollo dell’Urss vi furono alcuni riconoscimenti e riabilitazioni di vittime delle quali spesso non si conosceva neppure il luogo di sepoltura, verosimilmente localizzato nelle tante fosse comuni che il Terrore staliniano e la guerra avevano istituito. Oggi gli italiani di Crimea sono circa 500, rappresentati dal presidente dell’associazione Cerkio Giulia Giacchetti Boico che per anni ha lottato per la riabilitazione delle vittime italiane delle deportazioni sovietiche. Solo nel 2015, quando la Crimea era già stata annessa alla Federazione Russa, Vladimir Putin riconobbe lo status di «deportati speciali» della minoranza etnica italiana dopo un incontro informale con l’ex premier Silvio Berlusconi.
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Lo ha dichiarato il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini, intervenendo sul tema dei fertilizzanti e delle risorse Ue per la Politica agricola comune, durante il Forum alimentare globale Farm Europe 2026.
Nell'analisi del direttore, Maurizio Belpietro, emerge una realtà cruda: la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran non è un conflitto "lontano". È una scossa sismica che minaccia di travolgere l'economia europea, già provata dal conflitto in Ucraina.