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2020-11-27
Il Cavaliere convince Fdi e la Lega: il nuovo deficit passa all’unanimità
Silvio Berlusconi (Getty images)
L'unica cosa incontestabile sono i numeri d'Aula, nella loro fredda oggettività: la risoluzione della maggioranza per il via libera allo scostamento di bilancio di 8 miliardi è stata approvata alla Camera con 552 sì, 6 astenuti, nessun contrario, e al Senato con 278 sì, 4 astenuti e 4 contrari. Dunque, non solo è stata raggiunta la necessaria maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento, ma si è praticamente sfiorata l'unanimità, con i voti favorevoli anche di Fi, Fdi e Lega, che si sono sommati a quelli del quadripartito giallorosso.
Su tutto il resto, però, molte e assai diverse interpretazioni sono possibili, e non tutto ciò che è apparso sulla scena (prima e dopo il voto) corrisponde alle tensioni e ai reali retropensieri dietro le quinte.
Naturalmente, a risultato portato a casa, i violini di governo hanno cominciato a suonare in direzione di Forza Italia. Ecco Dario Franceschini: «Una scelta di responsabilità di Silvio Berlusconi che ha politicamente costretto le altre forze di centrodestra a cambiare linea e ad adeguarsi. Chapeau». A ruota, il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci: «Lo segnalo come un fatto positivo, una sorta di “miracolo", visto il livello delle interlocuzioni avute finora. Le opposizioni, grazie alla spinta di Berlusconi, votano sì allo scostamento».
Inutilmente autocelebrativa la reazione di Giuseppe Conte: «Il voto che si è appena concluso è anche il segno che le linee di intervento programmate dal governo sono indirizzi che godono di ampio apprezzamento da parte di tutte le forze politiche, in quanto ritenute, evidentemente, rispondenti ai bisogni più urgenti della comunità nazionale». Training autogeno pure da parte di Luigi Di Maio: «Il voto sullo scostamento di bilancio è un grande segnale di unità e di lealtà istituzionale nei confronti del paese. Più volte questo governo ha ribadito la necessità di una collaborazione, chiesta anche dal presidente Mattarella, per dare una risposta concreta agli italiani».
In realtà, la maggioranza resta con tutte le sue contraddizioni assolutamente aperte e visibili, a partire dal rapporto tesissimo tra il Pd e Conte: tensioni che potrebbero manifestarsi in modo decisivo nelle prossime due settimane, con la mina del Mes.
Anche l'opposizione, tuttavia, non sta così bene come le dichiarazioni ufficiali vorrebbero far credere. È la scansione cronologica della giornata a farlo intuire. In mattinata, in qualche misura dando la sensazione di superare l'impegno a procedere insieme con Lega e Fdi siglato il pomeriggio precedente, era stato il leader di Fi, in collegamento con i suoi parlamentari, a fare la prima mossa, annunciando un sì senza subordinate «perché il governo ha accolto tutte le proposte del centrodestra». E, con immediata uscita dell'indiscrezione sulle agenzie, l'ex premier aveva fatto sapere di aspettarsi analoga scelta da parte di tutto il centrodestra.
A seguire, più caute, fonti di Lega e Fdi: «Siamo pronti a votare sì, come correttamente spiegato da Berlusconi sulla base di un documento informale del governo che accoglieva le nostre proposte, ma attendiamo che l'esecutivo presenti il testo definitivo». Poi, in effetti, il voto d'Aula ha registrato il semaforo verde di tutte e tre le forze di centrodestra.
A seguire, in una conferenza stampa congiunta, ancora dichiarazioni all'insegna dell'unità. Ecco Matteo Salvini: «Si riavvicinano distanze che, per ideologia, il governo aveva allargato in questi giorni. Oggi ci hanno ascoltato perché hanno capito che da soli non vanno da nessuna parte». Ecco Antonio Tajani: «Di fronte alle promesse fatte dal governo abbiamo deciso di sostenere questo scostamento, che non ha nulla a che vedere con il sostegno al governo. Lo abbiamo fatto nell'interesse degli italiani. Ora speriamo che il governo mantenga gli impegni presi. Il presidente Berlusconi ha lavorato per tutelare una parte di Paese che fino a oggi non era stata tutelata». Anche Giorgia Meloni si è detta concorde: «Con un lavoro molto lungo di proposte, attenzione e disponibilità che ci ha visto protagonisti abbiamo costretto la maggioranza a rivedere le sue posizioni. Con questo voto dimostriamo che l'assenza di dialogo era responsabilità del governo e non dell'opposizione. Mentre la maggioranza per mesi ha pensato di chiudersi in sé stessa e ha notevoli problemi interni, noi siamo uniti e compatti».
Nel corso della conferenza, una nota di saggio scetticismo è venuta da Salvini, interpellato sulla legge di bilancio e sulle prospettive dopo questo voto: «Se ci ascoltano è un conto. Vedremo se questo di oggi è un singolo episodio dettato dal terrore di non farcela con i numeri o se è un convincimento al dialogo».
Tuttavia, a microfoni spenti, le reazioni di dirigenti autorevoli di Forza Italia da una parte, e di Lega e Fratelli d'Italia dall'altra, suonano piuttosto diverse. In casa azzurra, è assai differente lo stato d'animo tra chi vorrebbe comunque convergere verso il governo e allargare il solco con i sovranisti, e chi (specie al Senato) ha invece tirato un sospiro di sollievo per una dinamica parlamentare che, almeno ieri, non ha fatto esplodere il centrodestra. E dalle parti di Lega e Fratelli d'Italia c'è chi sottolinea la reazione paziente di Salvini e Meloni, ben al di là della risposta di merito del governo.
Dopo la prima uscita del Cav, se i leader di Lega e Fdi avessero reagito in modo rigido, avrebbero immediatamente «regalato» Forza Italia alla maggioranza, certificando la disarticolazione del centrodestra. Con la scelta di convergere tutti insieme, questo piano della sinistra è saltato, almeno per ora. Ma le incognite restano, e la vicenda Mes, già all'orizzonte, rischia di rimescolare le carte e mettere a dura prova un'unità non solo di facciata dell'opposizione.
Dalla pazienza di Giobbe alla pazienza di Giorgia: se il centrodestra ieri è rimasto, seppure solo provvisoriamente, unito e compatto, è solo e soltanto perché Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d'Italia, nelle ultime due settimane ha tentato in tutti i modi possibili di evitare, almeno per il momento, che la coalizione andasse in frantumi nella maniera più plateale. Le apparenze sono salve, la forma pure, la sostanza invece no: Matteo Salvini e Silvio Berlusconi viaggiano ormai ciascuno per conto suo, è un dato di fatto. Il leader della Lega ha dichiarato guerra a Berlusconi e ha tirato la corda fino a un millimetro dalla rottura definitiva: l'annessione dei tre deputati, Laura Ravetto, Federica Zanella e Maurizio Carrara e le accuse esplicite di «inciuci» con il governo sull'emendamento salva Mediaset sono state solo la punta dell'iceberg.
Così, mentre Salvini e Berlusconi si punzecchiavano, la Meloni, tre giorni fa, in commissione Bilancio alla Camera, ha deciso per l'astensione sullo scostamento, mentre la Lega votava contro e Forza Italia non partecipava al voto. Un'astensione che il giorno dopo, sempre in commissione ma al Senato, è diventata la posizione comune dei tre partiti di centrodestra. Ieri, infine, l'astensione è diventata voto favorevole in aula, consentendo a Berlusconi di cantare vittoria, e così il centrodestra si è compattato, in attesa di andare in frantumi alla prossima occasione, ad esempio se e quando ci sarà il voto sul Mes: Forza Italia voterà a favore, Lega e Fdi contro. Poi, c'è la manovra di Bilancio, altra grana non da poco, considerato che Fi potrebbe proseguire sulla strada del «dialogo». La verità è che Berlusconi, se fosse per lui, avrebbe già detto addio a Salvini: a frenarlo è la componente «filo leghista» di Forza Italia, che per ora regge, ma traballa assai, perché dall'altro lato la spinta dei parlamentari che sognano il proporzionale e non vedono l'ora di staccarsi dalla Lega è fortissima. La scena di ieri al Senato, raccontata dalla Dire, con Berlusconi che ha disertato il previsto collegamento on line con la conferenza stampa alla quale partecipavano Salvini, la Meloni e Antonio Tajani, è emblematica. «L'intero Parlamento», commenta Berlusconi, «ha scritto «una pagina finalmente positiva. Di fronte all'emergenza Covid, maggioranza e opposizione insieme, hanno dato delle risposte concrete alle drammatiche difficoltà di tanti italiani, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti che hanno visto il loro reddito compromesso dalla pandemia. Sono le proposte», aggiunge Berlusconi, «che Forza Italia aveva messo in campo da settimane e che sono state recepite dal governo e votate praticamente all'unanimità dalle Camere. Rivolgiamo pertanto i più sentiti complimenti e ringraziamenti ai nostri alleati della Lega e di Fratelli d'Italia, in particolare a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni, per il loro fattivo ed essenziale contributo al comportamento unitario del centro destra. È la strada che indicavamo parlando di collaborazione istituzionale e per la quale ci siamo battuti in questi mesi, recependo l'appello del capo dello Stato. Naturalmente», annuncia il Cav, quello di ieri «è solo un primo passo, ma è un passo sulla strada giusta: quella di unire le forze di fronte alla pandemia».
Da parte sua, il premier Giuseppe Conte sa perfettamente che i numeri della maggioranza al Senato sono risicatissimi, e che il sostegno dei parlamentari di Berlusconi potrebbe presto diventare determinante per la sua sopravvivenza a Palazzo Chigi: «La votazione sulla risoluzione di maggioranza», ha detto ieri Conte, «relativa allo scostamento di bilancio è un ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà che sta attraversando il paese. Tra le forze di opposizione prevale la via del dialogo e di un approccio costruttivo e per questo ringrazio, in particolare, quanti l'hanno voluta perseguire sin dall'inizio, con determinazione ma sempre nella chiarezza dei ruoli». Notate il passaggio: Conte ringrazia «in particolare», chi ha voluto il dialogo «fin dall'inizio»: ovvero Berlusconi. Le indiscrezioni raccolte dalla Verità segnalano un Conte che, attraverso il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha tenuto negli ultimi giorni un dialogo serrato con Berlusconi. Il Cav e Gualtieri si sarebbero sentiti telefonicamente più volte, per sciogliere i nodi relativi al sostegno ai lavoratori autonomi, alle imprese e alle famiglie che Forza Italia ha chiesto e ottenuto per dare il via libera allo scostamento di bilancio.
«Chi vocifera», fanno sapere fonti del M5s, «che la collaborazione dimostrata dalle opposizioni in parlamento sia l'antipasto a qualcos'altro si sbaglia o si illude. La collaborazione istituzionale è un dovere che diventa necessità in questa fase così critica, ma questo è quanto»
«Oggi (ieri, ndr)», ha detto in serata Conte al Tg5, «è stato dato un bel segnale, importante, da tutte le forze politiche. Oggi la politica nel suo complesso ha dato un segno di unità. Se ha rischiato più Conte o Berlusconi? Oggi non ha rischiato Conte», ha aggiunto il premier, «perché le forze di maggioranza son ben coese e salde, e non ha rischiato neppure il cavaliere Berlusconi a cui va riconosciuto di aver avuto sempre un approccio costruttivo. E il fatto che anche le altre forze di opposizione hanno convenuto è un segnale bello per il Paese».
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Dopo le febbrili trattative della vigilia, l'opposizione tende la mano al governo sullo scostamento di bilancio Il Pd blandisce Silvio Berlusconi, ma gli alleati restano cauti: «Vediamo se l'esecutivo continuerà ad ascoltarci»L'unità con Matteo Salvini e Giorgia Meloni è fragile, legge di Bilancio e Mes saranno i banchi di prova Ma le telefonate tra l'ex premier e il ministro dell'Economia inquietano anche Pd e M5sLo speciale contiene due articoliL'unica cosa incontestabile sono i numeri d'Aula, nella loro fredda oggettività: la risoluzione della maggioranza per il via libera allo scostamento di bilancio di 8 miliardi è stata approvata alla Camera con 552 sì, 6 astenuti, nessun contrario, e al Senato con 278 sì, 4 astenuti e 4 contrari. Dunque, non solo è stata raggiunta la necessaria maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento, ma si è praticamente sfiorata l'unanimità, con i voti favorevoli anche di Fi, Fdi e Lega, che si sono sommati a quelli del quadripartito giallorosso. Su tutto il resto, però, molte e assai diverse interpretazioni sono possibili, e non tutto ciò che è apparso sulla scena (prima e dopo il voto) corrisponde alle tensioni e ai reali retropensieri dietro le quinte. Naturalmente, a risultato portato a casa, i violini di governo hanno cominciato a suonare in direzione di Forza Italia. Ecco Dario Franceschini: «Una scelta di responsabilità di Silvio Berlusconi che ha politicamente costretto le altre forze di centrodestra a cambiare linea e ad adeguarsi. Chapeau». A ruota, il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci: «Lo segnalo come un fatto positivo, una sorta di “miracolo", visto il livello delle interlocuzioni avute finora. Le opposizioni, grazie alla spinta di Berlusconi, votano sì allo scostamento». Inutilmente autocelebrativa la reazione di Giuseppe Conte: «Il voto che si è appena concluso è anche il segno che le linee di intervento programmate dal governo sono indirizzi che godono di ampio apprezzamento da parte di tutte le forze politiche, in quanto ritenute, evidentemente, rispondenti ai bisogni più urgenti della comunità nazionale». Training autogeno pure da parte di Luigi Di Maio: «Il voto sullo scostamento di bilancio è un grande segnale di unità e di lealtà istituzionale nei confronti del paese. Più volte questo governo ha ribadito la necessità di una collaborazione, chiesta anche dal presidente Mattarella, per dare una risposta concreta agli italiani».In realtà, la maggioranza resta con tutte le sue contraddizioni assolutamente aperte e visibili, a partire dal rapporto tesissimo tra il Pd e Conte: tensioni che potrebbero manifestarsi in modo decisivo nelle prossime due settimane, con la mina del Mes. Anche l'opposizione, tuttavia, non sta così bene come le dichiarazioni ufficiali vorrebbero far credere. È la scansione cronologica della giornata a farlo intuire. In mattinata, in qualche misura dando la sensazione di superare l'impegno a procedere insieme con Lega e Fdi siglato il pomeriggio precedente, era stato il leader di Fi, in collegamento con i suoi parlamentari, a fare la prima mossa, annunciando un sì senza subordinate «perché il governo ha accolto tutte le proposte del centrodestra». E, con immediata uscita dell'indiscrezione sulle agenzie, l'ex premier aveva fatto sapere di aspettarsi analoga scelta da parte di tutto il centrodestra. A seguire, più caute, fonti di Lega e Fdi: «Siamo pronti a votare sì, come correttamente spiegato da Berlusconi sulla base di un documento informale del governo che accoglieva le nostre proposte, ma attendiamo che l'esecutivo presenti il testo definitivo». Poi, in effetti, il voto d'Aula ha registrato il semaforo verde di tutte e tre le forze di centrodestra.A seguire, in una conferenza stampa congiunta, ancora dichiarazioni all'insegna dell'unità. Ecco Matteo Salvini: «Si riavvicinano distanze che, per ideologia, il governo aveva allargato in questi giorni. Oggi ci hanno ascoltato perché hanno capito che da soli non vanno da nessuna parte». Ecco Antonio Tajani: «Di fronte alle promesse fatte dal governo abbiamo deciso di sostenere questo scostamento, che non ha nulla a che vedere con il sostegno al governo. Lo abbiamo fatto nell'interesse degli italiani. Ora speriamo che il governo mantenga gli impegni presi. Il presidente Berlusconi ha lavorato per tutelare una parte di Paese che fino a oggi non era stata tutelata». Anche Giorgia Meloni si è detta concorde: «Con un lavoro molto lungo di proposte, attenzione e disponibilità che ci ha visto protagonisti abbiamo costretto la maggioranza a rivedere le sue posizioni. Con questo voto dimostriamo che l'assenza di dialogo era responsabilità del governo e non dell'opposizione. Mentre la maggioranza per mesi ha pensato di chiudersi in sé stessa e ha notevoli problemi interni, noi siamo uniti e compatti».Nel corso della conferenza, una nota di saggio scetticismo è venuta da Salvini, interpellato sulla legge di bilancio e sulle prospettive dopo questo voto: «Se ci ascoltano è un conto. Vedremo se questo di oggi è un singolo episodio dettato dal terrore di non farcela con i numeri o se è un convincimento al dialogo».Tuttavia, a microfoni spenti, le reazioni di dirigenti autorevoli di Forza Italia da una parte, e di Lega e Fratelli d'Italia dall'altra, suonano piuttosto diverse. In casa azzurra, è assai differente lo stato d'animo tra chi vorrebbe comunque convergere verso il governo e allargare il solco con i sovranisti, e chi (specie al Senato) ha invece tirato un sospiro di sollievo per una dinamica parlamentare che, almeno ieri, non ha fatto esplodere il centrodestra. E dalle parti di Lega e Fratelli d'Italia c'è chi sottolinea la reazione paziente di Salvini e Meloni, ben al di là della risposta di merito del governo. Dopo la prima uscita del Cav, se i leader di Lega e Fdi avessero reagito in modo rigido, avrebbero immediatamente «regalato» Forza Italia alla maggioranza, certificando la disarticolazione del centrodestra. Con la scelta di convergere tutti insieme, questo piano della sinistra è saltato, almeno per ora. Ma le incognite restano, e la vicenda Mes, già all'orizzonte, rischia di rimescolare le carte e mettere a dura prova un'unità non solo di facciata dell'opposizione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-cavaliere-convince-fdi-e-la-lega-il-nuovo-deficit-passa-allunanimita-2649054534.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="particle-1" data-post-id="2649054534" data-published-at="1606422715" data-use-pagination="False"> Dalla pazienza di Giobbe alla pazienza di Giorgia: se il centrodestra ieri è rimasto, seppure solo provvisoriamente, unito e compatto, è solo e soltanto perché Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d'Italia, nelle ultime due settimane ha tentato in tutti i modi possibili di evitare, almeno per il momento, che la coalizione andasse in frantumi nella maniera più plateale. Le apparenze sono salve, la forma pure, la sostanza invece no: Matteo Salvini e Silvio Berlusconi viaggiano ormai ciascuno per conto suo, è un dato di fatto. Il leader della Lega ha dichiarato guerra a Berlusconi e ha tirato la corda fino a un millimetro dalla rottura definitiva: l'annessione dei tre deputati, Laura Ravetto, Federica Zanella e Maurizio Carrara e le accuse esplicite di «inciuci» con il governo sull'emendamento salva Mediaset sono state solo la punta dell'iceberg. Così, mentre Salvini e Berlusconi si punzecchiavano, la Meloni, tre giorni fa, in commissione Bilancio alla Camera, ha deciso per l'astensione sullo scostamento, mentre la Lega votava contro e Forza Italia non partecipava al voto. Un'astensione che il giorno dopo, sempre in commissione ma al Senato, è diventata la posizione comune dei tre partiti di centrodestra. Ieri, infine, l'astensione è diventata voto favorevole in aula, consentendo a Berlusconi di cantare vittoria, e così il centrodestra si è compattato, in attesa di andare in frantumi alla prossima occasione, ad esempio se e quando ci sarà il voto sul Mes: Forza Italia voterà a favore, Lega e Fdi contro. Poi, c'è la manovra di Bilancio, altra grana non da poco, considerato che Fi potrebbe proseguire sulla strada del «dialogo». La verità è che Berlusconi, se fosse per lui, avrebbe già detto addio a Salvini: a frenarlo è la componente «filo leghista» di Forza Italia, che per ora regge, ma traballa assai, perché dall'altro lato la spinta dei parlamentari che sognano il proporzionale e non vedono l'ora di staccarsi dalla Lega è fortissima. La scena di ieri al Senato, raccontata dalla Dire, con Berlusconi che ha disertato il previsto collegamento on line con la conferenza stampa alla quale partecipavano Salvini, la Meloni e Antonio Tajani, è emblematica. «L'intero Parlamento», commenta Berlusconi, «ha scritto «una pagina finalmente positiva. Di fronte all'emergenza Covid, maggioranza e opposizione insieme, hanno dato delle risposte concrete alle drammatiche difficoltà di tanti italiani, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti che hanno visto il loro reddito compromesso dalla pandemia. Sono le proposte», aggiunge Berlusconi, «che Forza Italia aveva messo in campo da settimane e che sono state recepite dal governo e votate praticamente all'unanimità dalle Camere. Rivolgiamo pertanto i più sentiti complimenti e ringraziamenti ai nostri alleati della Lega e di Fratelli d'Italia, in particolare a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni, per il loro fattivo ed essenziale contributo al comportamento unitario del centro destra. È la strada che indicavamo parlando di collaborazione istituzionale e per la quale ci siamo battuti in questi mesi, recependo l'appello del capo dello Stato. Naturalmente», annuncia il Cav, quello di ieri «è solo un primo passo, ma è un passo sulla strada giusta: quella di unire le forze di fronte alla pandemia». Da parte sua, il premier Giuseppe Conte sa perfettamente che i numeri della maggioranza al Senato sono risicatissimi, e che il sostegno dei parlamentari di Berlusconi potrebbe presto diventare determinante per la sua sopravvivenza a Palazzo Chigi: «La votazione sulla risoluzione di maggioranza», ha detto ieri Conte, «relativa allo scostamento di bilancio è un ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà che sta attraversando il paese. Tra le forze di opposizione prevale la via del dialogo e di un approccio costruttivo e per questo ringrazio, in particolare, quanti l'hanno voluta perseguire sin dall'inizio, con determinazione ma sempre nella chiarezza dei ruoli». Notate il passaggio: Conte ringrazia «in particolare», chi ha voluto il dialogo «fin dall'inizio»: ovvero Berlusconi. Le indiscrezioni raccolte dalla Verità segnalano un Conte che, attraverso il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha tenuto negli ultimi giorni un dialogo serrato con Berlusconi. Il Cav e Gualtieri si sarebbero sentiti telefonicamente più volte, per sciogliere i nodi relativi al sostegno ai lavoratori autonomi, alle imprese e alle famiglie che Forza Italia ha chiesto e ottenuto per dare il via libera allo scostamento di bilancio. «Chi vocifera», fanno sapere fonti del M5s, «che la collaborazione dimostrata dalle opposizioni in parlamento sia l'antipasto a qualcos'altro si sbaglia o si illude. La collaborazione istituzionale è un dovere che diventa necessità in questa fase così critica, ma questo è quanto» «Oggi (ieri, ndr)», ha detto in serata Conte al Tg5, «è stato dato un bel segnale, importante, da tutte le forze politiche. Oggi la politica nel suo complesso ha dato un segno di unità. Se ha rischiato più Conte o Berlusconi? Oggi non ha rischiato Conte», ha aggiunto il premier, «perché le forze di maggioranza son ben coese e salde, e non ha rischiato neppure il cavaliere Berlusconi a cui va riconosciuto di aver avuto sempre un approccio costruttivo. E il fatto che anche le altre forze di opposizione hanno convenuto è un segnale bello per il Paese».
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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