Questa dinamica non nasce all’improvviso. Affonda le radici in un sistema culturale e informativo che comincia dalla scuola. Oggi gli studenti trascorrono gran parte della loro giornata tra i banchi: otto ore o più, spesso. In questo contesto, è inevitabile che la scuola diventi uno dei principali riferimenti etici e culturali, molto più della famiglia. Il risultato è un ecosistema in cui l’informazione non è neutrale. Il governo guidato da Giorgia Meloni si trova in una posizione gravemente minoritaria rispetto a gran parte del sistema mediatico e culturale. In questo scenario, alcune voci mediatiche vengono considerate controcorrente. La Verità e poche altre testate, i programmi condotti da Mario Giordano e Nicola Porro sono i pochi spazi in cui si esprimono posizioni alternative rispetto al mainstream. Il nodo centrale resta però la scuola. In teoria, la Costituzione italiana garantisce sia il diritto all’istruzione pubblica sia quello all’educazione privata o parentale. Nella pratica, però, molte famiglie denunciano ostacoli e difficoltà nel vedere riconosciuta questa libertà. Come ha ripetutamente sostenuto e dimostrato il filosofo Jacques Ellul, la scuola è la più micidiale forma di indottrinamento, la scuola diventa immediatamente dittatura del pensiero dove non ci siano controlli granitici perché sia apolitica. È inevitabile la critica di carattere ideologico: l’idea che il sistema educativo e culturale italiano sia ancora fortemente influenzato da una tradizione politica di sinistra, mai modificata o trasformata nel tempo. Non si tratta più di simboli espliciti, ma di un’impostazione culturale che permea programmi, linguaggi e priorità. Tutto è messo in discussione, ma non la nostra Costituzione, che è piuttosto bruttina. Si dichiara la Repubblica italiana fondata sul lavoro, frase semplicemente senza senso. Una Costituzione degna dovrebbe essere fondata sui diritti inalienabili dell’individuo, il diritto a vivere come vuole, ad allevare i suoi figli secondo la sua etica, a professare la sua religione, per esempio il cattolicesimo, e quindi a non essere costretto a finanziare con le proprie tasse manifestazioni violentemente anticristiane come i cosiddetti Pride, ad avere un processo giusto e nel caso il processo sia stato iniquo a veder perseguita la colpa dell’ingiustizia.
La gestione della pandemia da Covid-19 ha ulteriormente evidenziato come la nostra Costituzione sia assolutamente insufficiente a difendere i diritti più elementari dell’individuo, uscire di casa, lavorare senza cedere a ricatti assurdi che violano anche la sacralità del corpo. La sconfitta referendaria, dunque, è una battuta d’arresto. Vinceremo domani, ma nel frattempo, per poter vincere domani, dobbiamo cominciare a batterci subito, e soprattutto riconquistare la scuola, che sia un luogo di apprendimento, non di propaganda sempre più martellante e becera. Abbiamo bisogno di libri di storia che spieghino che il fascismo è finito 80 anni fa sconfitto dagli angloamericani, che nessun partigiano ha mai cantato Bella ciao, che molti partigiani sono stati uccisi da altri partigiani, per non parlare dei civili anche a guerra finita, e che quindi cantare a squarciagola Bella ciao saltellando giulivi non vuol dire essere gli eroici combattenti contro una dittatura. Per il futuro, la strategia appare chiara: rafforzare la presenza nei media, ampliare il pluralismo dell’informazione e, soprattutto, intervenire sul terreno educativo. Perché è lì, più che altrove, che si formano le coscienze e si costruisce la capacità critica dei cittadini di domani.