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2020-05-22
Ma Gualtieri sulle aste
ha tirato il freno. Perché?
Roberto Gualtieri (Ansa)
Perché il Tesoro ha tirato il freno nelle settimane più delicate dell'emergenza Covid? Come mai, mentre i nostri partner aumentavano le aste per scongiurare strette di liquidità, il Mef è andato in senso opposto? Ecco le cifre che rendono ineludibile la domanda, a maggior ragione visto il successo del collocamento dei Btp Italia, che hanno portato 22,3 miliardi. Se a questi ultimi sommassimo anche gli ulteriori 12 di domanda potenziale non soddisfatta, saliremmo a quasi 35 miliardi di incasso per lo Stato. In soli 4 giorni. Senza missioni di monitoraggio, senza verifiche post programma, senza analisi di sostenibilità del debito, senza condizioni poste in ordine alla destinazione di quelle somme. Potremmo costruire nuovi ospedali a prescindere dalle spese sostenute per la crisi da Covid 19 oppure fare assunzioni per rinforzare gli organici di medici e infermieri ridotti all'osso da anni di tagli - in termini di mancata fisiologica crescita - al bilancio del Servizio sanitario nazionale. Il tutto nel pieno esercizio dei poteri del governo e del Parlamento. Invece da mesi il dibattito appare paralizzato dalla discussione su uno strumento di finanziamento, come il Mes, concepito per Paesi sull'orlo del fallimento, i cui titoli del debito pubblico non trovano compratori.
Ieri abbiamo documentato l'inspiegabile esitazione nelle emissioni di titoli pubblici avvenuta a marzo. Con i rimborsi (58 miliardi) che hanno superato le emissioni (35 miliardi) per ben 23 miliardi. Nel momento del maggior bisogno, con titoli in scadenza per 58 miliardi, il Tesoro ha pensato bene di procedere con il freno tirato e fare leva sulle disponibilità liquide ridottesi al minimo dai tempi della crisi dello spread di fine 2011.
Che a marzo ci siano stati sobbalzi di notevole entità sui flussi finanziari riguardanti il nostro Paese è stato confermato anche dai dati relativi alla bilancia dei pagamenti pubblicati da Bankitalia. Vendite nette per 51 miliardi di titoli pubblici da parte degli stranieri, oltre a 13 miliardi in azioni e obbligazioni private. Ma soprattutto il primo dato va letto congiuntamente con le mancate emissioni del Tesoro. In altre parole, come accade ogni anno in agosto, se i rimborsi di titoli superano le emissioni, cos'altro possono fare gli stranieri se non alleggerirsi di nostri titoli pubblici? Abbiamo quindi ritenuto opportuno allargare l'orizzonte di osservazione e comparare le emissioni di titoli pubblici italiani sia con gli anni precedenti sia, soprattutto, con quelle degli altri tre maggiori Paesi dell'eurozona (Germania, Francia e Spagna).
I risultati avvalorano i peggiori dubbi sulle tensioni e i tentennamenti che ci sono stati in quelle settimane a Roma, tra via Nazionale e via XX Settembre.
Nel primo trimestre 2020, le emissioni nette italiane sono state pari alla modesta cifra di 13 miliardi. Negli stessi mesi Germania, Spagna e Francia, mietevano a piene mani raccogliendo rispettivamente 33, 24 e 64 miliardi. Il dato della Spagna, rispetto a quello dell'Italia, risulta ancora più clamoroso, considerando che il debito italiano (in cifra assoluta) è circa il doppio di quello spagnolo e quello francese è quasi uguale. Ma l'anomalia dei 13 miliardi del primo trimestre risulta ancora più evidente facendo il confronto con il primo trimestre del 2019 e del 2018, quando l'Italia effettuò emissioni nette, rispettivamente, per ben 48 e 35 miliardi. Confrontando il primo trimestre 2020 rispetto a quello dell'anno precedente, le emissioni nette francesi sono cresciute da 48 a 64 miliardi, quelle spagnole da 22 a 24 miliardi, quelle tedesche esplose da 10 a 33 miliardi. Solo noi siamo rimasti al palo.
Finalmente ad aprile, soprattutto nella seconda quindicina, il Tesoro ha battuto un colpo. Le emissioni nette sono salite a 37 miliardi e quelle lorde a 66 miliardi. Un dato sicuramente rilevante, ma ancora inferiore a quello della Francia che ha emesso titoli per 95 miliardi. Nel frattempo il nostro governo, con un Paese già proiettato verso un calo del Pil annuale intorno al 10-12% (qualcosa come 170 miliardi) si baloccava ancora con una richiesta di maggior indebitamento per soli 20 miliardi.
I dati, reperibili sul dabatase della Bce, rivelano ancora un altro aspetto interessante. Il tasso nominale medio del nostro debito è pari al 2,6%, ma le nuove emissioni hanno un tasso medio che da gennaio decresce fino allo 0,4% di aprile, mentre i titoli rimborsati hanno un tasso medio del 1,4%. C'è un'occasione d'oro per mettere fieno in cascina, facendo entrare titoli con rendimenti storicamente bassissimi.
Ma qui arriva il convitato di pietra: il Presidente della Bce, Christine Lagarde. Pur con tutti i limiti «autoimposti» - ma dopo le sentenze della Corte di giustizia Ue e della Corte di Karlsruhe sull'Omt (2015-2016) e sul Qe nel (2018-2020), sappiamo che sono limiti superati i quali l'azione della Bce sarebbe giudicata in violazione dei Trattati - senza la Bce la speculazione martellerebbe senza pietà sul debito italiano. È lo «short» perfetto. Il programma Pspp partito a novembre 2019, ma rinforzato considerevolmente a marzo col Pepp, ha fatto registrare acquisti settimanali consistenti sin dalla seconda metà di marzo, fino a giungere a circa 45 miliardi medi settimanali a maggio. Su 26 miliardi di acquisti di debito degli Stati membri di aprile, il debito italiano ha fatto la parte del leone con 11 miliardi, il 42%. Il programma Pepp è arrivato a 182 miliardi al 15 maggio e conosceremo a breve la quota italiana.
Pur con molte remore e limitazioni, la Bce sta svolgendo il suo ruolo da tempo. Perché, se la fontana era aperta, il cavallo non è stato portato ad abbeverarsi? Lo si vuole condurre verso la pozza maleodorante del Mes?
In 4 giorni con i Btp avremmo potuto incassare come con il Salvastati
l Btp Italia anti Covid ha permesso al Tesoro di raccogliere in soli 4 giorni più di 22 miliardi di euro. Accettando le domande non accolte sarebbe arrivato quasi a 35 miliardi, più o meno la cifra promessa dal Mes, il fondo Salvastati. I sostenitori duri e puri dell'Europa sostengono che solo uno Stato sciocco preferisce andare sul mercato domestico e approvvigionarsi con un tasso dell'1,4%, quanto può ottenere soldi dal Mes a un tasso dello 0,1%. La differenza però sta nel fatto che nel secondo caso ci sono numerose condizioni, riassumibili nel fatto che il denaro può essere usato esclusivamente per il comparto sanitario e che impone una verifica ad ampio spettro da parte della ex Troika.
debito pubblico
È vero, gli ultimi governi sono stati un disastro i materia di debito pubblico. In generale, tutti gli italiani sono un disastro in materia di debito pubblico, per il semplice fatto che tutti noi abbiamo subito l'aumento delle tasse e ci siamo fatti fregare dalla bufala degli evasori che contribuiscono a peggiorare la situazione debitoria. Il risultato finale è che siamo arrivati ad affrontare la pandemia con il fardello più pesante dentro il perimetro dell'euro. Consegnare però le chiavi di casa ad altri significa non vedersele più restituire. Lo insegna la storia. Ecco che dall'altra parte si apre la strada della ricchezza privata. E quanto sta accadendo in questi giorni spiega come il risparmio possa essere un salvagente, seppur pieno di pericoli. Lo Stato italiano è certamente costretto a garantire ai cittadini che gli prestano i soldi un rendimento un po' più goloso. In compenso, ottiene la stabilità che il mare aperto delle aste non garantirebbe. Non a caso chi ha acquistato i Btp Italia otterrà un premio se non vende prima della scadenza. Ma il contentino dell'8 per mille non è il solo vantaggio. I Btp Italia sono nei fatti una protezione dalla patrimoniale. Qui sta l'equilibrio delicato della politica.
Se ci fidassimo di chi ci governa, avremmo probabilmente già risolto il problema del debito pubblico. Su 2.400 miliardi investiti e di proprietà degli italiani basterebbe metterne 500 in una emissione extra e tutto rientrerebbe. Solo che i contribuenti temono (a ragione) che in due anni tutta la cifra si possa sprecare, magari con maxi redditi di cittadinanza o altre regalie elettorali. Così si è costretti a procedere con una sorta di mediazione. E questo nei fatti è il Btp Italia. Fornire liquidità in modo volontario renderà molto meno probabile che a fine anno, in occasione della legge Finanziaria, venga applicata la patrimoniale. Come abbiamo già spiegato su queste colonne, non ci riferiamo al prelievo forzoso di Giuliano Amato, ma a ulteriori tasse o, peggio, (se ne discute al Mef) la conversione di una parte dei conti correnti in obbligazioni permanenti. Queste - è bene spiegarlo - non garantirebbero alcun vantaggio a chi le detiene, ma solo a chi le emette.
Purtroppo chi elogia la bontà del Mes dimentica che il costo del denaro non è tutto. Il rischio patrimoniale con il Mes non diminuisce, ma aumenta. Dunque dove starebbe il vantaggio per i cittadini italiani? La politica non è fatta solo di cedole e tassi, ma di valutazioni di pancia. E di scelte strategiche. Come ha sintetizzato bene il mese scorso in una lunga intervista Giovanni Bazoli che, ovviamente sul Corriere, ha sollecitato gli italiani a partecipare a una maxi emissione. E Bazoli non si può certo tacciare di sovranismo. È un banchiere che ha fatto tanta politica.
il capo di intesa
Non a caso ieri sul tema è intervenuto anche il capo di Intesa, Carlo Messina. «L'eccellente esito del collocamento del Btp Italia, con una considerevole sottoscrizione da parte degli investitori istituzionali e retail è la dimostrazione di quanto il debito italiano sia considerato sostenibile in un'ottica di medio e lungo periodo», ha spiegato, aggiungendo che «allo stesso tempo la forte domanda conferma l'elemento di forza rappresentato dal risparmio degli italiani. Quando si verificano le condizioni, il risparmio privato italiano manifesta interesse nei confronti del nostro debito pubblico, con l'effetto di stabilizzarlo ulteriormente e di migliorare le prospettive generali della nostra economia. Tanto più in un contesto che può godere di maggiore fiducia nell'evoluzione delle politiche europee come quello attuale». Come dire, prima ci si rafforza in casa, poi si cerca un dialogo in Europa. In sintesi, è meglio chiedere soldi quando se ne ha meno bisogno rispetto a quando si ha l'acqua alla gola. E in questi gironi il sistema bancario e pure quello del risparmio gestito si stanno muovendo compatti a favore della stabilità del nostro debito.
Ad esempio, Unicredit, per bypassare la situazione di mezzo lockdown, ha collocato il 43% dell'offerta per gli investitori individuali attraverso i canali digitali. Ed è tanto, perché il Btp è un tipico prodotto da sportello destinato alla clientela agée. Significa che anche la banca di Jean Pierre Mustier ha spinto il prodotto. E che il momento è maturo. Ieri, Assogestioni ha diffuso i dati della raccolta del trimestre. C'è stato un calo di 12 miliardi. Ma su una massa di oltre 2.140. Significa che non c'è alcuna fuga in atto. E che i margini per collocare Btp lungo la Penisola possono crescere ancor di più.
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Comparando le offerte dei titoli pubblici italiani con quelle fatte da Germania, Francia e Spagna emerge un dato inspiegabile: alla comparsa del coronavirus, tutti hanno accelerato, il nostro Tesoro invece è restato al palo. Perché questi tentennamenti?Raccolti dal Tesoro 22 miliardi, con le domande inevase sarebbero stati 35: quasi la cifra promessa dall'Ue Soldi non soggetti a condizioni e vincoli, a differenza di quelli prestati dal Meccanismo europeo di stabilitàLo speciale contiene due articoli Perché il Tesoro ha tirato il freno nelle settimane più delicate dell'emergenza Covid? Come mai, mentre i nostri partner aumentavano le aste per scongiurare strette di liquidità, il Mef è andato in senso opposto? Ecco le cifre che rendono ineludibile la domanda, a maggior ragione visto il successo del collocamento dei Btp Italia, che hanno portato 22,3 miliardi. Se a questi ultimi sommassimo anche gli ulteriori 12 di domanda potenziale non soddisfatta, saliremmo a quasi 35 miliardi di incasso per lo Stato. In soli 4 giorni. Senza missioni di monitoraggio, senza verifiche post programma, senza analisi di sostenibilità del debito, senza condizioni poste in ordine alla destinazione di quelle somme. Potremmo costruire nuovi ospedali a prescindere dalle spese sostenute per la crisi da Covid 19 oppure fare assunzioni per rinforzare gli organici di medici e infermieri ridotti all'osso da anni di tagli - in termini di mancata fisiologica crescita - al bilancio del Servizio sanitario nazionale. Il tutto nel pieno esercizio dei poteri del governo e del Parlamento. Invece da mesi il dibattito appare paralizzato dalla discussione su uno strumento di finanziamento, come il Mes, concepito per Paesi sull'orlo del fallimento, i cui titoli del debito pubblico non trovano compratori. Ieri abbiamo documentato l'inspiegabile esitazione nelle emissioni di titoli pubblici avvenuta a marzo. Con i rimborsi (58 miliardi) che hanno superato le emissioni (35 miliardi) per ben 23 miliardi. Nel momento del maggior bisogno, con titoli in scadenza per 58 miliardi, il Tesoro ha pensato bene di procedere con il freno tirato e fare leva sulle disponibilità liquide ridottesi al minimo dai tempi della crisi dello spread di fine 2011.Che a marzo ci siano stati sobbalzi di notevole entità sui flussi finanziari riguardanti il nostro Paese è stato confermato anche dai dati relativi alla bilancia dei pagamenti pubblicati da Bankitalia. Vendite nette per 51 miliardi di titoli pubblici da parte degli stranieri, oltre a 13 miliardi in azioni e obbligazioni private. Ma soprattutto il primo dato va letto congiuntamente con le mancate emissioni del Tesoro. In altre parole, come accade ogni anno in agosto, se i rimborsi di titoli superano le emissioni, cos'altro possono fare gli stranieri se non alleggerirsi di nostri titoli pubblici? Abbiamo quindi ritenuto opportuno allargare l'orizzonte di osservazione e comparare le emissioni di titoli pubblici italiani sia con gli anni precedenti sia, soprattutto, con quelle degli altri tre maggiori Paesi dell'eurozona (Germania, Francia e Spagna). I risultati avvalorano i peggiori dubbi sulle tensioni e i tentennamenti che ci sono stati in quelle settimane a Roma, tra via Nazionale e via XX Settembre.Nel primo trimestre 2020, le emissioni nette italiane sono state pari alla modesta cifra di 13 miliardi. Negli stessi mesi Germania, Spagna e Francia, mietevano a piene mani raccogliendo rispettivamente 33, 24 e 64 miliardi. Il dato della Spagna, rispetto a quello dell'Italia, risulta ancora più clamoroso, considerando che il debito italiano (in cifra assoluta) è circa il doppio di quello spagnolo e quello francese è quasi uguale. Ma l'anomalia dei 13 miliardi del primo trimestre risulta ancora più evidente facendo il confronto con il primo trimestre del 2019 e del 2018, quando l'Italia effettuò emissioni nette, rispettivamente, per ben 48 e 35 miliardi. Confrontando il primo trimestre 2020 rispetto a quello dell'anno precedente, le emissioni nette francesi sono cresciute da 48 a 64 miliardi, quelle spagnole da 22 a 24 miliardi, quelle tedesche esplose da 10 a 33 miliardi. Solo noi siamo rimasti al palo.Finalmente ad aprile, soprattutto nella seconda quindicina, il Tesoro ha battuto un colpo. Le emissioni nette sono salite a 37 miliardi e quelle lorde a 66 miliardi. Un dato sicuramente rilevante, ma ancora inferiore a quello della Francia che ha emesso titoli per 95 miliardi. Nel frattempo il nostro governo, con un Paese già proiettato verso un calo del Pil annuale intorno al 10-12% (qualcosa come 170 miliardi) si baloccava ancora con una richiesta di maggior indebitamento per soli 20 miliardi. I dati, reperibili sul dabatase della Bce, rivelano ancora un altro aspetto interessante. Il tasso nominale medio del nostro debito è pari al 2,6%, ma le nuove emissioni hanno un tasso medio che da gennaio decresce fino allo 0,4% di aprile, mentre i titoli rimborsati hanno un tasso medio del 1,4%. C'è un'occasione d'oro per mettere fieno in cascina, facendo entrare titoli con rendimenti storicamente bassissimi.Ma qui arriva il convitato di pietra: il Presidente della Bce, Christine Lagarde. Pur con tutti i limiti «autoimposti» - ma dopo le sentenze della Corte di giustizia Ue e della Corte di Karlsruhe sull'Omt (2015-2016) e sul Qe nel (2018-2020), sappiamo che sono limiti superati i quali l'azione della Bce sarebbe giudicata in violazione dei Trattati - senza la Bce la speculazione martellerebbe senza pietà sul debito italiano. È lo «short» perfetto. Il programma Pspp partito a novembre 2019, ma rinforzato considerevolmente a marzo col Pepp, ha fatto registrare acquisti settimanali consistenti sin dalla seconda metà di marzo, fino a giungere a circa 45 miliardi medi settimanali a maggio. Su 26 miliardi di acquisti di debito degli Stati membri di aprile, il debito italiano ha fatto la parte del leone con 11 miliardi, il 42%. Il programma Pepp è arrivato a 182 miliardi al 15 maggio e conosceremo a breve la quota italiana.Pur con molte remore e limitazioni, la Bce sta svolgendo il suo ruolo da tempo. Perché, se la fontana era aperta, il cavallo non è stato portato ad abbeverarsi? Lo si vuole condurre verso la pozza maleodorante del Mes?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-altri-aumentavano-le-aste-noi-dormivamo-2646056249.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-4-giorni-con-i-btp-avremmo-potuto-incassare-come-con-il-salvastati" data-post-id="2646056249" data-published-at="1590097913" data-use-pagination="False"> In 4 giorni con i Btp avremmo potuto incassare come con il Salvastati l Btp Italia anti Covid ha permesso al Tesoro di raccogliere in soli 4 giorni più di 22 miliardi di euro. Accettando le domande non accolte sarebbe arrivato quasi a 35 miliardi, più o meno la cifra promessa dal Mes, il fondo Salvastati. I sostenitori duri e puri dell'Europa sostengono che solo uno Stato sciocco preferisce andare sul mercato domestico e approvvigionarsi con un tasso dell'1,4%, quanto può ottenere soldi dal Mes a un tasso dello 0,1%. La differenza però sta nel fatto che nel secondo caso ci sono numerose condizioni, riassumibili nel fatto che il denaro può essere usato esclusivamente per il comparto sanitario e che impone una verifica ad ampio spettro da parte della ex Troika. debito pubblico È vero, gli ultimi governi sono stati un disastro i materia di debito pubblico. In generale, tutti gli italiani sono un disastro in materia di debito pubblico, per il semplice fatto che tutti noi abbiamo subito l'aumento delle tasse e ci siamo fatti fregare dalla bufala degli evasori che contribuiscono a peggiorare la situazione debitoria. Il risultato finale è che siamo arrivati ad affrontare la pandemia con il fardello più pesante dentro il perimetro dell'euro. Consegnare però le chiavi di casa ad altri significa non vedersele più restituire. Lo insegna la storia. Ecco che dall'altra parte si apre la strada della ricchezza privata. E quanto sta accadendo in questi giorni spiega come il risparmio possa essere un salvagente, seppur pieno di pericoli. Lo Stato italiano è certamente costretto a garantire ai cittadini che gli prestano i soldi un rendimento un po' più goloso. In compenso, ottiene la stabilità che il mare aperto delle aste non garantirebbe. Non a caso chi ha acquistato i Btp Italia otterrà un premio se non vende prima della scadenza. Ma il contentino dell'8 per mille non è il solo vantaggio. I Btp Italia sono nei fatti una protezione dalla patrimoniale. Qui sta l'equilibrio delicato della politica. Se ci fidassimo di chi ci governa, avremmo probabilmente già risolto il problema del debito pubblico. Su 2.400 miliardi investiti e di proprietà degli italiani basterebbe metterne 500 in una emissione extra e tutto rientrerebbe. Solo che i contribuenti temono (a ragione) che in due anni tutta la cifra si possa sprecare, magari con maxi redditi di cittadinanza o altre regalie elettorali. Così si è costretti a procedere con una sorta di mediazione. E questo nei fatti è il Btp Italia. Fornire liquidità in modo volontario renderà molto meno probabile che a fine anno, in occasione della legge Finanziaria, venga applicata la patrimoniale. Come abbiamo già spiegato su queste colonne, non ci riferiamo al prelievo forzoso di Giuliano Amato, ma a ulteriori tasse o, peggio, (se ne discute al Mef) la conversione di una parte dei conti correnti in obbligazioni permanenti. Queste - è bene spiegarlo - non garantirebbero alcun vantaggio a chi le detiene, ma solo a chi le emette. Purtroppo chi elogia la bontà del Mes dimentica che il costo del denaro non è tutto. Il rischio patrimoniale con il Mes non diminuisce, ma aumenta. Dunque dove starebbe il vantaggio per i cittadini italiani? La politica non è fatta solo di cedole e tassi, ma di valutazioni di pancia. E di scelte strategiche. Come ha sintetizzato bene il mese scorso in una lunga intervista Giovanni Bazoli che, ovviamente sul Corriere, ha sollecitato gli italiani a partecipare a una maxi emissione. E Bazoli non si può certo tacciare di sovranismo. È un banchiere che ha fatto tanta politica. il capo di intesa Non a caso ieri sul tema è intervenuto anche il capo di Intesa, Carlo Messina. «L'eccellente esito del collocamento del Btp Italia, con una considerevole sottoscrizione da parte degli investitori istituzionali e retail è la dimostrazione di quanto il debito italiano sia considerato sostenibile in un'ottica di medio e lungo periodo», ha spiegato, aggiungendo che «allo stesso tempo la forte domanda conferma l'elemento di forza rappresentato dal risparmio degli italiani. Quando si verificano le condizioni, il risparmio privato italiano manifesta interesse nei confronti del nostro debito pubblico, con l'effetto di stabilizzarlo ulteriormente e di migliorare le prospettive generali della nostra economia. Tanto più in un contesto che può godere di maggiore fiducia nell'evoluzione delle politiche europee come quello attuale». Come dire, prima ci si rafforza in casa, poi si cerca un dialogo in Europa. In sintesi, è meglio chiedere soldi quando se ne ha meno bisogno rispetto a quando si ha l'acqua alla gola. E in questi gironi il sistema bancario e pure quello del risparmio gestito si stanno muovendo compatti a favore della stabilità del nostro debito. Ad esempio, Unicredit, per bypassare la situazione di mezzo lockdown, ha collocato il 43% dell'offerta per gli investitori individuali attraverso i canali digitali. Ed è tanto, perché il Btp è un tipico prodotto da sportello destinato alla clientela agée. Significa che anche la banca di Jean Pierre Mustier ha spinto il prodotto. E che il momento è maturo. Ieri, Assogestioni ha diffuso i dati della raccolta del trimestre. C'è stato un calo di 12 miliardi. Ma su una massa di oltre 2.140. Significa che non c'è alcuna fuga in atto. E che i margini per collocare Btp lungo la Penisola possono crescere ancor di più.
Leone XIV (Ansa)
Nel piazzale antistante il Duomo della città, è stato particolarmente caloroso il saluto del Papa ai fedeli. Parlando a braccio, Leone XIV ha invitato tutti a essere costruttori di pace e speranza: «Per come ci ha insegnato Sant’Agostino se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi». Il rimando è alla celebre massima agostiniana che di fronte ai «tempi cattivi», la reazione deve essere quella di cercare di vivere bene, perché «i tempi siamo noi; come siamo noi, così sono i tempi». La pace in questa prospettiva cessa di essere un pio richiamo o un auspicio geopolitico per diventare un invito alla vita buona per ciascuno: «Basta con parole di odio, basta con insulti, bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace».
Il Pontefice era giunto in elicottero alle ore 14.30 accolto dalle autorità civili e religiose, tra cui il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti e il sindaco Michele Lissia. Dopo una prima, toccante tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, dove ha incontrato i piccoli pazienti definendo medici e infermieri come «angeli», papa Leone si è recato nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che custodisce le spoglie di Sant’Agostino di Ippona, il santo di cui papa Prevost è figlio spirituale.
All’interno della basilica il Santo Padre ha presieduto la celebrazione della Parola, pronunciando un’omelia rivolta alla Chiesa pavese che, come tutte le chiese in Occidente, è chiamata ad evangelizzare in un’epoca di profonda secolarizzazione. Il Papa ha riconosciuto apertamente le fatiche della comunità, esortandola a non lasciarsi scoraggiare dal contesto attuale e dalle difficoltà nella trasmissione della fede. «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha detto.
Tuttavia, il Papa ha avvertito che occorre centrarsi su ciò che è essenziale, evitando il «rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale». Ma cos’è, dunque, questo «essenziale»? «L’essenziale è vivere con Cristo», stare uniti a Lui come «pietra viva» e fondamento. Per il Papa, annunciare il nucleo del Vangelo significa annunciare Gesù, colui che rivela non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell’essere umano.
Dopo aver lasciato la basilica ed essere passato dal Duomo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione di san Siro, il Papa ha raggiunto piazza Vittoria per incontrare le autorità civili e la cittadinanza. Qui Leone XIV, fra l’altro, ha reso omaggio alla tradizione accademica di Pavia, sottolineando che promuovere le scienze significa promuovere l’uomo. Ha rievocato ancora la figura di Sant’Agostino come esempio di quella «sana inquietudine» che anima chiunque sia assetato di verità, giustizia e bellezza. «La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza. Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede».
La fede non è un rifugio, una fuga, ma un motore di speranza contro il nichilismo: «Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita». Un altro celebre motto agostiniano, credo ut intelligam e intelligo ut credam, «credo per comprendere, comprendo per credere», riassume bene il senso di queste parole. Leone XIV ha mostrato come questa prospettiva cambi radicalmente il modo di vivere la cittadinanza. La croce presente nello stemma cittadino è stata interpretata dal Papa non come un semplice fregio araldico, ma come una «sintesi culturale» che àncora la storia locale al valore universale dell’amore cristiano. La comunità di Comunione e liberazione di Pavia ha salutato la visita con «gratitudine. Il suo legame con Sant’Agostino ce lo fa sentire davvero vicino. Gli siamo grati anche per la stima con cui guarda alla vita dei movimenti».
Alle 18.45 il Papa è partito in elicottero verso Sant’Angelo Lodigiano, per recarsi nella parrocchia dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini in cui è venerato il cuore di Santa Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che sulla spinta di papa Leone XIII fu missionaria negli Stati Uniti prendendosi cura in particolare degli italiani emigrati. Fu papa Pio XII, che la canonizzò e la proclamò «Celeste patrona di tutti gli emigranti», ed è così che ieri l’ha ricordata papa Prevost indicando come sia oggi attuale un «carisma missionario che si pone al servizio dei migranti», un carisma animato «dall’unico vero «motore» della vita di Santa Cabrini», l’amore di Cristo.
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Keir Starmer (Ansa)
Ed è proprio sentendo sorgere dentro di noi la domanda sul perché, di fronte a fatti così meritevoli di ribellione, nessuno si stia ribellando, che è necessario chiederci se non esista in realtà un preciso meccanismo che tali ribellioni guidi, impedisca o autorizzi. I piani annunciati da Keir Starmer per vietare l’accesso ai social media ai minori, con obblighi di verifica dell’età e blocco delle Vpn, vanno sorprendentemente oltre le misure cinesi e russe in termini di controllo preventivo e centralizzato delle narrazioni digitali e stabiliscono un vero e proprio primato nell’accezione positiva di «censura» per una democrazia occidentale.
Queste misure, presentate come tutela dell’infanzia, riprendono e amplificano la revisione dell’Online safety act con enfasi sul contrasto alla «disinformazione» prefigurando non soltanto una chiara torsione autoritaria ma mostrando al mondo ciò che sarebbe potuto accadere ovunque con una vittoria di Kamala Harris. A portare al punto di collasso il rapporto tra potere e opinione pubblica britannica è stata l’evidenza con la quale il governo laburista ha inteso accelerare su queste misure proprio in occasione della pubblicazione del Rapporto ufficiale dal titolo «The rape gang inquiry report» nel quale si documentano decenni di sfruttamenti sessuali e orrende violenze sistematiche su minorenni britanniche perpetrate da reti organizzate e istituzionalmente coperte di immigrati pakistani.
Le stime indicano 250.000 vittime e le coperture e le connivenze emerse ricordano i meccanismi di protezione dall’alto della rete di Jeffrey Epstein. A fronte di uno scandalo che assume i contorni di un vero e proprio crollo di civiltà a sinistra si tace o addirittura si minimizza, i media censurano e la politica emana leggi per arrestare chi ne parla sui social.
A questo punto occorre riflettere non solo sui fatti in sé ma sui meccanismi che consentono al governo con il peggior gradimento della storia a rimanere al suo posto malgrado le numerose dimissioni di ministri e, soprattutto, sul perché non si verifichino moti di protesta generalizzati ed efficaci fatte salve le proteste di strada come a Southport o Belfast. Aveva ragione George Sorel, forse la «ribellione delle masse» non ha le caratteristiche del moto spontaneo ma del mito. In «Riflessioni sulla violenza» (1908), Sorel definisce il «mito» come un insieme di immagini capaci di evocare nelle masse l’istinto di lotta contro l’ordine esistente. Per Sorel il mito per eccellenza a disposizione del popolo è lo sciopero generale non in quanto evento spontaneo ma inteso come paziente costruzione che conferisce coesione e slancio eroico alle masse.
Senza un mito adeguato - e senza élite che lo diffondano - le masse restano passive anche di fronte a ingiustizie estreme, soprusi e provocazioni di ogni tipo. Pensiamo ai «Gilet gialli» in Francia, un movimento con un forte carattere spontaneo e popolare che nel periodo 2018-2020 ha rappresentato una delle più ampie mobilitazioni di massa degli ultimi decenni, con centinaia di migliaia di persone in piazza ogni settimana contro tasse e rincari e contro il sistema di potere di Emmanuel Macron. Un movimento molto ampio e diffuso ma privo di una struttura organizzativa stabile e, soprattutto, di un’élite che lo motivasse, lo incanalasse e lo autorizzasse in modo coerente e strutturato, tanto da non pervenire ad alcun risultato effettivo né tantomeno ad un ricambio di élite.
Al contrario, invece, possiamo pensare al crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria, avvenuto in due settimane con l’accordo orchestrato delle élite internazionali e con il supporto interno di élite siriane in attesa di ricambio. In Siria il popolo non ha svolto alcun ruolo, ha semmai subito una guerra tuttora in corso ed al posto di Assad è stato insediato l’ex jihadista Al-Jolani, poi ricevuto con tutto gli onori in varie cancellerie occidentali. Appare dunque chiaro come la «protesta di piazza» altro non sia se non la fase teatrale della narrazione del ricambio delle élite; non espressione spontanea di una volontà popolare autonoma ma fase spettacolare attraverso la quale le élite in conflitto si forniscono una «giustificazione dal basso». Rimaniamo dunque attoniti di fronte alle assurde incongruenze, alle palesi e inaccettabili ingiustizie e ci convinciamo che la mancata ribellione delle masse sia dovuta a scarsa motivazione, a debolezza, a mancanza di «coscienza di classe» la quale soltanto, una volta creata, porterà all’inevitabile rivoluzione. Ma anche questa, e soprattutto questa, è una truffa: si tratta sempre e solo di alternanza ai vertici del sistema di potere.
Una volta tutto ciò viene chiamato «libertà, uguaglianza e fraternità», un’altra volta «dittatura del proletariato», ma sono sempre le poche persone che lottano per il potere apicale a motivare, autorizzare, costruire o bloccare i miti che danno alle masse l’impressione di essere protagoniste. Viviamo il momento storico nel quale tutto ciò appare con più chiarezza.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
L’ultima provocazione del leader di Futuro Nazionale, ieri ospite di Sky Tg24, è l’immigraticidio. «Se accettiamo il reato di femminicidio allora va introdotto l’immigraticidio. Voglio che chi usa violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre, che si tenga conto delle circostanze aggravanti. Se noi accettiamo che un reato venga definito in base alla vittima, allora va introdotto l’immigraticidio. Un delitto non può essere più o meno grave in base al sesso o al colore della pelle. Siamo contrari alla creazione di nuovi reati come l’islamofobia o l’omofobia».
Sull’educazione affettivo-sessuale a scuola come prevenzione del femminicidio, Vannacci aveva sostenuto che «in Nord Europa dove l’educazione sessuale viene fatta da anni, gli omicidi di donne sono più numerosi che in Italia», e che invece va combattuto «crescendo uomini forti e non deboli. Per me la cultura patriarcale è l’uomo che si prende carico della famiglia, che la protegge, che protegge le donne in quanto esseri fisicamente più deboli rispetto all’uomo».
Poi c’è il tema degli omosessuali. Le posizioni del generale sugli omosessuali, espresse anche nel suo libro Il mondo al contrario e reiterate in dibattiti pubblici, ruotano attorno al concetto di «non normalità» statistica dell’omosessualità e alla difesa della famiglia tradizionale. Negli ultimi giorni Vannacci aveva criticato il suo ex partito, la Lega, accusandola di una «deriva» volta a legittimare le rivendicazioni della comunità Lgbtq+ e ribadendo che, secondo i suoi principi, la famiglia da promuovere è «solo quella naturale».
«Meglio anormale che generale, è questa la risposta che abbiamo dato a Vannacci quando dice che gli omosessuali non sono normali», replica Riccardo Magi di +Europa al pride di Roma. Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in testa al corteo del Roma pride dietro al grande striscione rosso della manifestazione che riporta lo slogan «La Repubblica è di chi la abita»: «Dobbiamo batterci per una pienezza di diritti per tutti, al di là dell’orientamento sessuale e di genere: è scritto nella nostra Costituzione e la nostra legislazione, a oggi, non la rispetta». Replicando alle frasi di Vannacci, il sindaco aggiunge: «Non rispondiamo neanche perché noi siamo per la Costituzione. Non ci stupisce che le forze fasciste e oscurantiste vogliano colpire i diritti di qualcuno, ma sappiamo bene che quando si conculcano i diritti di una minoranza, si colpiscono i diritti di tutti. Non arretriamo e ci battiamo con ancora maggiore convinzione».
Commentando poi i sondaggi dell’ultima settimana per il suo partito, Vannacci ha aggiunto: «Questo è il risultato di un piano che si sta realizzando. Il 5.9% nei sondaggi non lo festeggiamo, questo è solo l’inizio. Non credo ai sondaggi, i veri sondaggi li faccio per la strada, quando le persone mi chiedono di andare avanti. La feccia, i figli di nessuno, e la sporca dozzina sono tra di noi».
E sulle alleanze che facciamo? «Io non ho fatto istanza di alleanza. Chi ha cominciato a erigere muri sono stati proprio i partiti del centrodestra. Io non ho mai detto che avrei eretto muri, cosa che invece hanno fatto i vari Lupi, Romeo, Zaia, Centinaio, i vari Marina Berlusconi, che non so a che titolo parli perché non ha ruoli politici, i vari Occhiuto. Evidentemente o hanno paura o vogliono mettere le mani avanti. Sono loro», ha aggiunto, «che vogliono evitare o che vogliono assolutamente impedire un’eventuale intesa che comunque avverrebbe solo se questa alleanza di centrodestra convenisse di non oltrepassare quelle linee rosse che ho stabilito».
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