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2022-09-04
Festival del disegno 2022, un omaggio ai colori e alla natura
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Milano, la città più cosmopolita d’Italia, la più amata dai giovani, moda e design, grattacieli e monumenti, passato e futuro che si incontrano in un presente in perenne divenire, si appresta ad ospitare la prima tappa di un Festival che parla il linguaggio universale della fantasia e dei colori. Del disegno in particolare, declinato in tutte le sue forme: illustrazione, calligrafia, collage, acquarello e stampa. L’obiettivo è quello di provare, sperimentare, divertirsi e imparare, guidati dalla mano esperta degli artisti alla scoperta dei propri talenti.
Per due giorni, nel weekend del 10 e 11 settembre, i cortili del Castello Sforzesco accoglieranno il pubblico di adulti e bambini con laboratori e Atelier d’Artista, dove i più piccoli potranno lasciare briglia sciolta alla fantasie e creare ovunque e in ogni momento, dando vita a maxi disegni collettivi, muri di colori, trottole, lavoretti di carta e persino a piccole opere - da immaginare e ricostruire su cubi girevoli - ispirate ai capolavori custoditi nelle mura del Castello. A tutti, sarà poi data la straordinaria possibilità di interagire con i tanti artisti presenti e con le loro fantastiche creazioni: dalle magiche creature di Giulia Orecchia (creatrice insieme allo studio +fortuna della coloratissima e accattivante grafica dell’evento) ai levrieri di Andrea Antinori , passando per i collage di dolci e frutta di Elisa Talentino, i vasi di carta di Francesca Zoboli e le armature disarmanti di Alicia Baladan. Il noto illustratore spagnolo (ma residente a Berlino) Alberto Madrigal mostrerà come ideare personaggi partendo da una macchia di colore, mentre il calligrafo e lettering artist Mattia Bonora insegnerà a a creare il proprio lettering personale, per caratterizzare e distinguere quaderni e taccuini.
Tra le novità del Festival edizione 2022, da segnalare la partecipazione di Stefano Mancuso, fondatore della neurobiologia vegetale, che, insieme a Chiara Medioli Fedrigoni, presidente della Fondazione Fedrigoni Fabriano (Fabriano è curatore dell’evento), terrà un incontro dedicato al rapporto importante - quanto inaspettato - tra le piante e il disegno. A chiudere la «due giorni milanese» , la performance di immagini, oggetti e musica curata dall’artista Rossana Maggi, un vero e proprio viaggio poetico che parte dalle voci dei bambini che rispondono a questa curiosa domanda: Dove volano i soffioni?
Terminato l’appuntamento meneghino, il viaggio del Festival proseguirà sino al 9 ottobre per tutta la nostra penisola, toccando ben 300 città e coinvolgendo, in un mosaico di colori e allegria, piazze, strade, scuole, musei e biblioteche.
Il Festival del Disegno è una manifestazione unica nel suo genere, fantastica e naif, dedicata agli appassionati del genere ma anche a chi , una matita, non l’ha mai saputa usare. Ma, soprattutto, è un momento per stare insieme e confrontarsi, guidati dalla fantasia e da un foglio di carta.
«L’idea di dare vita a un Festival dedicato al disegno è nata,ormai sette anni fa,con l’obiettivo di riscoprire un foglio di carta come strumento di unione,opportunità e possibilità. Le precedenti edizioni ci hanno confermato, grazie all’entusiasmo dei partecipanti,quanto sia importante continuare a promuovere e sostenere il disegno,un linguaggio universale per sua natura capace di divertire, stimolare e insegnare a tutte le età », le parole di Chiara Medioli Fedrigoni
FABRIANO: la bella carta dal 1264
Dal 1264 a Fabriano si produce carta che, in oltre 750 anni, ha incontrato uomini e donne che ne hanno fatto un uso quotidiano e insieme straordinario nel campo dell’arte, della letteratura, della musica, dell’editoria. Michelangelo Buonarroti, Giambattista Bodoni, Ludwig van Beethoven fino a Gabriele D’Annunzio, Georgia O'Keeffe insieme a Francis Bacon e Federico Fellini, sono solo alcuni dei personaggi che hanno scritto, disegnato, preso appunti, creato su carta prodotta a Fabriano che, con oltre sette secoli di storia, è parte del patrimonio culturale italiano.
Il programma completo del Festival è scaricabile dal sito https://fabriano.com/
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Parte dal Castello Sforzesco di Milano sabato 10 e domenica 11 settembre con tanti artisti, laboratori creativi, atelier per grandi e piccini e prosegue in tutta Italia fino al 9 ottobre, con più di 250 appuntamenti che toccano il nostro Paese da Nord a Sud, isole comprese. Quest’anno, la settima edizione del Festival del disegno più grande al mondo, una festa di petali, fogli, carta, colori, penne e piume, celebra la natura e la vita che si rinnova.Milano, la città più cosmopolita d’Italia, la più amata dai giovani, moda e design, grattacieli e monumenti, passato e futuro che si incontrano in un presente in perenne divenire, si appresta ad ospitare la prima tappa di un Festival che parla il linguaggio universale della fantasia e dei colori. Del disegno in particolare, declinato in tutte le sue forme: illustrazione, calligrafia, collage, acquarello e stampa. L’obiettivo è quello di provare, sperimentare, divertirsi e imparare, guidati dalla mano esperta degli artisti alla scoperta dei propri talenti. Per due giorni, nel weekend del 10 e 11 settembre, i cortili del Castello Sforzesco accoglieranno il pubblico di adulti e bambini con laboratori e Atelier d’Artista, dove i più piccoli potranno lasciare briglia sciolta alla fantasie e creare ovunque e in ogni momento, dando vita a maxi disegni collettivi, muri di colori, trottole, lavoretti di carta e persino a piccole opere - da immaginare e ricostruire su cubi girevoli - ispirate ai capolavori custoditi nelle mura del Castello. A tutti, sarà poi data la straordinaria possibilità di interagire con i tanti artisti presenti e con le loro fantastiche creazioni: dalle magiche creature di Giulia Orecchia (creatrice insieme allo studio +fortuna della coloratissima e accattivante grafica dell’evento) ai levrieri di Andrea Antinori , passando per i collage di dolci e frutta di Elisa Talentino, i vasi di carta di Francesca Zoboli e le armature disarmanti di Alicia Baladan. Il noto illustratore spagnolo (ma residente a Berlino) Alberto Madrigal mostrerà come ideare personaggi partendo da una macchia di colore, mentre il calligrafo e lettering artist Mattia Bonora insegnerà a a creare il proprio lettering personale, per caratterizzare e distinguere quaderni e taccuini.Tra le novità del Festival edizione 2022, da segnalare la partecipazione di Stefano Mancuso, fondatore della neurobiologia vegetale, che, insieme a Chiara Medioli Fedrigoni, presidente della Fondazione Fedrigoni Fabriano (Fabriano è curatore dell’evento), terrà un incontro dedicato al rapporto importante - quanto inaspettato - tra le piante e il disegno. A chiudere la «due giorni milanese» , la performance di immagini, oggetti e musica curata dall’artista Rossana Maggi, un vero e proprio viaggio poetico che parte dalle voci dei bambini che rispondono a questa curiosa domanda: Dove volano i soffioni? Terminato l’appuntamento meneghino, il viaggio del Festival proseguirà sino al 9 ottobre per tutta la nostra penisola, toccando ben 300 città e coinvolgendo, in un mosaico di colori e allegria, piazze, strade, scuole, musei e biblioteche. Il Festival del Disegno è una manifestazione unica nel suo genere, fantastica e naif, dedicata agli appassionati del genere ma anche a chi , una matita, non l’ha mai saputa usare. Ma, soprattutto, è un momento per stare insieme e confrontarsi, guidati dalla fantasia e da un foglio di carta.«L’idea di dare vita a un Festival dedicato al disegno è nata,ormai sette anni fa,con l’obiettivo di riscoprire un foglio di carta come strumento di unione,opportunità e possibilità. Le precedenti edizioni ci hanno confermato, grazie all’entusiasmo dei partecipanti,quanto sia importante continuare a promuovere e sostenere il disegno,un linguaggio universale per sua natura capace di divertire, stimolare e insegnare a tutte le età », le parole di Chiara Medioli FedrigoniFABRIANO: la bella carta dal 1264Dal 1264 a Fabriano si produce carta che, in oltre 750 anni, ha incontrato uomini e donne che ne hanno fatto un uso quotidiano e insieme straordinario nel campo dell’arte, della letteratura, della musica, dell’editoria. Michelangelo Buonarroti, Giambattista Bodoni, Ludwig van Beethoven fino a Gabriele D’Annunzio, Georgia O'Keeffe insieme a Francis Bacon e Federico Fellini, sono solo alcuni dei personaggi che hanno scritto, disegnato, preso appunti, creato su carta prodotta a Fabriano che, con oltre sette secoli di storia, è parte del patrimonio culturale italiano. Il programma completo del Festival è scaricabile dal sito https://fabriano.com/
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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