- Per il «Domani» il ddl Valditara è «un attacco alla democrazia». Intanto i pediatri vengono istruiti all’«affermazione» del gender.
- Il movimento cattolico d’Oltralpe ha scelto la sua nuova guida: è una militante di estrema sinistra, lesbica con una figlia (che per lei ha «due madri») e pro aborto.
Lo speciale contiene due articoli
Il consenso informato dei genitori, per far partecipare i figli a iniziative che riguardano l’ambito della sessualità, non è una norma che tutela il pluralismo delle idee ma avrebbe come obiettivo la «sorveglianza educativa» e «risponde alle rivendicazione del Family Day».
Un intervento su Domani stravolge le finalità del ddl approvato da Palazzo Chigi accusando il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, ma anche l’intero governo Meloni di realizzare nelle scuole un programma reazionario, ideologico in quanto agli alunni imporrebbe che «la costruzione della propria identità (non solo di genere) deve essere limitata all’interno di binari rigidamente preimpostati sul codice della normalità e dei valori tradizionali».
In aula si dovrebbe invece promuovere il gender fluid, il cambiamento antropologico senza che mamma e papà siano d’accordo, secondo le tesi sostenute nell’articolo a firma Massimo Prearo. «Scienziato politico», come si definisce, coordinatore scientifico del Centro di ricerca Politesse – politica e teorie della sessualità dell’Università di Verona, studioso dei movimenti Lgbt+ in Francia e in Italia. Nell’articolo il ricercatore rivendica il diritto all’identità di genere «di più generi, altri generi, nessun genere», e critica le posizioni anti gender di Donald Trump e Giorgia Meloni che mirano «a disattivare pezzo dopo pezzo il potenziale di emancipazione di un’educazione laica e pluralista».
A suo dire, facendo diventare legge le «Disposizioni in materia di consenso informato», la scuola non sarà più «spazio di formazione e di cura», ma diventerà «centrale operativa di controllo e di sorveglianza educativa» come vogliono la destra e i «movimenti neocattolici».
Prearo dunque afferma che, se la scuola non può imporre contenuti educativi sui temi della sessualità senza l’approvazione dei genitori (che in questo ambito delicatissimo rivendicano autonomia educativa), allora il consenso informato è «uno dei tanti strumenti delle politiche di sicurezza […] e un attacco alla scuola come presidio democratico».
Il ricercatore fa parte di un team universitario inserito nella Rete di studi di genere, intersessuali, femministi, transfemministi e sulla sessualità. Ai vertici di Politesse c’è il professor Lorenzo Bernini, da anni attivo nel promuovere corsi Lgbt spesso con il supporto dell’Ateneo e di fondi europei.
Era Bernini a sostenere alla conferenza «Chi ha paura del gender?», del maggio 2015, che chi si oppone alla teoria del gender lo fa per «difendere la cosiddetta famiglia naturale, cioè la famiglia in cui la moglie è sottomessa al marito e rinuncia alla sua autodeterminazione procreativa».
Temi ghiotti, per quotidiani di sinistra come Domani. Lascia invece sconcertati il webinar sulla piattaforma istituzionale della Società italiana di pediatria (Sip) dal titolo «Affermazione di genere in età evolutiva. Considerazioni bioetiche e scientifiche», rivolto ai pediatri italiani con tanto di crediti formativi.
«Diversità come valore aggiunto» e disforia di genere che va riconosciuta «per evitare tanti suicidi», sottolineava Chiara Centenari, membro del gruppo di studio Pediatria di genere dell’Ospedale Versilia, socia dell’Associazione famiglie Arcobaleno («Mi occupo di divulgazione scientifica e formazione di professionistiə sui temi della genitorialità Lgbt+, supporto a minori con orientamento sessuale e identità di genere “non conforme”»), dice di sé.
Per Alessandra Foglianese, neonatologa al Policlinico di Bari, c’è ostilità sociale, la scuola non è un posto sicuro: «Ci si preoccupa di più di che cosa penseranno i genitori degli altri bambini se il figlio vuole andare a scuola con il grembiulino del colore diverso o entrare nel bagno in cui si sente più a suo agio».
Per le giovani persone transgender «c’è un’enorme difficoltà di accesso alle cure sanitarie», ha lamentato, e «i pochi, ottimi centri multidisciplinari presenti in Italia che si occupano con grande competenza di queste situazioni sono osteggiati a livello amministrativo e politico».
Gianluca Tornese, endocrinologo dell’ambulatorio pediatrico per la varianza di genere (Apevage) all’ospedale Burlo Garofalo di Trieste, ha detto che se il percorso dello psicologo risulta insufficiente i vantaggi della triptorelina come frenante della pubertà sono che «blocca la comparsa/evoluzione di caratteri sessuali indesiderati (seno, peluria, erezione, abbassamento voce e altro) che peggiorano il disagio e la sofferenza […], dà il tempo di valutare la propria identità di genere […] e riduce le chirurgie».
Un dato, messo in risalto dal medico e riguardante i pazienti che si presentano per «l’affermazione di genere» diverso, fa riflettere: «Più del 50% degli adolescenti esprime desiderio di genitorialità. Occorre proporre la possibilità della criopreservazione dei gameti». Dovrebbe essere incoraggiata «come salvavita» quando si sopporta male l’incongruenza tra sesso e l’identità di genere, e intanto si congelano ovuli?
Pensare che è lo stesso medico a citare che, secondo studi, il 98% dei bambini a pubertà già avviata desiste dall’accusare disturbi dell’identità di genere. Quale idea si saranno fatti i pediatri italiani dopo un corso così formativo?
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