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2025-11-15
Le tangenti svegliano persino l’Ue. «Va ripensata l’erogazione dei fondi»
La Lega prende quindi una posizione netta: «Tutti noi auspichiamo la fine della guerra il prima possibile», sottolinea la senatrice Stefania Pucciarelli, capogruppo in commissione Difesa, «ma l’invio di armi non sembra andare in questa direzione. Condivido il senso di responsabilità di Matteo Salvini: prima di offrire altri aiuti, finanziati con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani, è doveroso fare assoluta chiarezza sugli scandali di corruzione». Parole che esprimono concetti ispirati al più sano buon senso: le notizie che provengono dall’Ucraina, con fiumi di denaro finiti nelle tasche di funzionari corrotti, dovrebbero imporre quanto meno una riflessione.
Sono circa 187 i miliardi che la Ue, e quindi pure l’Italia, ha destinato all’Ucraina dall’inizio della guerra. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, liquida la questione con nonchalance: «Capisco le preoccupazioni di Matteo Salvini», sottolinea Crosetto, «ma io non giudico un Paese per due corrotti, così come gli americani e gli inglesi, che sono sbarcati in Sicilia, non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia, ma sono venuti ad aiutare gli altri italiani, quelli onesti. È la stessa cosa che facciamo noi in Ucraina, cerchiamo di aiutare quei poveri civili che subiscono il 93% di attacchi da parte dei russi. E ci auguriamo che tutti i delinquenti ucraini vengano messi in galera assieme ai russi, possibilmente». Crosetto esterna al termine della riunione a Berlino dei ministri della Difesa in formato E5, con i colleghi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito: «Ho parlato degli aiuti che l’Italia continuerà a dare a Kiev», argomenta il ministro della Difesa, «degli oltre 100 milioni di aiuti civili, perché consegneremo nel prossimo mese dei gruppi elettrogeni necessari a Kiev per sopravvivere al durissimo inverno che si prepara, e del dodicesimo pacchetto di aiuti militari che ho firmato e illustrerò al Copasir perché poi sarà consegnato a Kiev. Continua il nostro impegno per Kiev e continuerà sempre e mi sembrerebbe assurdo non continuare a farlo, anzi, non aumentare con tutte le possibilità che abbiamo, l’aiuto a una nazione che non fa altro che difendersi da un attacco assurdo».
«In materia di lotta alla corruzione», azzarda il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «l’Italia è in grado di esportare un buon saper fare. L’ho proposto anche dopo le vicende che hanno coinvolto l’Ucraina al ministro degli Esteri di Kiev, dicendo che noi siamo in grado di contribuire a un miglioramento della situazione in quel paese attraverso la nostra esperienza. È già pronto un nuovo pacchetto di aiuti di materiale militare che firmeremo nelle prossime ore».
Contrari a ulteriori invii di armi i pentastellati: «Solo gli oltranzisti bellicisti come Meloni e i suoi amici leader europei», dichiarano i capigruppo M5s delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Francesco Silvestri e Bruno Marton, «incapaci di riconoscere il loro drammatico fallimento, continuano a pensare che la soluzione sia ancora quella inviare armi, facendo il gioco di Putin sulla pelle degli ucraini. Prima che sia troppo tardi, l’Europa si svegli e invece di mandare armi a Kiev mandi un inviato speciale a Mosca con in tasca un piano di pace europeo con proposte pragmatiche e realistiche in grado di convincere Putin che gli conviene più fermare la guerra che continuarla. Nessuna resa dell’Ucraina, ma compromessi necessari per salvarla da una sorte ancor peggiore di quella a cui l’ha condannata la follia bellicista occidentale al pari di quella russa».
A Bruxelles sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) suonare un campanello d’allarme: «La Commissione europea», dice un funzionario europeo citato da Politico.eu, «dovrà riconsiderare la futura assegnazione dei fondi» a Kiev per il settore energetico a seguito dello scandalo di corruzione in Ucraina. E d’ora in avanti, l’Ucraina dovrà prestare maggiore attenzione e garantire trasparenza su come utilizza i fondi». «La lotta alla corruzione», dichiara ai cronisti Paula Pinho, una portavoce della Commissione europea, «è un elemento centrale per l’adesione all’Unione europea. L’Ue mantiene una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione e l’Ucraina, in quanto Paese candidato, deve rispettare questo principio. Abbiamo visto che il presidente Zelensky ha già preso provvedimenti, in particolare per quanto riguarda i due ministri e un imprenditore. Questo dimostra che sta prendendo la questione seriamente e ovviamente monitoriamo attentamente la situazione».
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Bruxelles: «Chiediamo tolleranza zero sulla corruzione». Lo scandalo agita pure il governo. Matteo Salvini: «I nostri soldi vanno ai criminali?». Guido Crosetto: «Non giudico per due casi». E Antonio Tajani annuncia altri aiuti.«Mi sembra che stiano emergendo scandali legati alla corruzione, che coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione»: il leader della Lega, Matteo Salvini, pronuncia queste parole a Napoli a margine di un sopralluogo al porto, a proposito dell’acquisto di ulteriori armamenti dagli Usa da inviare in Ucraina. «La via di soluzione», aggiunge Salvini, «è quella indicata dal Santo Padre e da Trump, ovvero dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi. Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema e mi sembra che quello che sta accadendo nelle ultime ore, con l’avanzata delle truppe russe, ci dica che è interesse di tutti, in primis dell’Ucraina, fermare la guerra. Pensare che mandare armi significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo quantomeno». La Lega prende quindi una posizione netta: «Tutti noi auspichiamo la fine della guerra il prima possibile», sottolinea la senatrice Stefania Pucciarelli, capogruppo in commissione Difesa, «ma l’invio di armi non sembra andare in questa direzione. Condivido il senso di responsabilità di Matteo Salvini: prima di offrire altri aiuti, finanziati con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani, è doveroso fare assoluta chiarezza sugli scandali di corruzione». Parole che esprimono concetti ispirati al più sano buon senso: le notizie che provengono dall’Ucraina, con fiumi di denaro finiti nelle tasche di funzionari corrotti, dovrebbero imporre quanto meno una riflessione.Sono circa 187 i miliardi che la Ue, e quindi pure l’Italia, ha destinato all’Ucraina dall’inizio della guerra. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, liquida la questione con nonchalance: «Capisco le preoccupazioni di Matteo Salvini», sottolinea Crosetto, «ma io non giudico un Paese per due corrotti, così come gli americani e gli inglesi, che sono sbarcati in Sicilia, non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia, ma sono venuti ad aiutare gli altri italiani, quelli onesti. È la stessa cosa che facciamo noi in Ucraina, cerchiamo di aiutare quei poveri civili che subiscono il 93% di attacchi da parte dei russi. E ci auguriamo che tutti i delinquenti ucraini vengano messi in galera assieme ai russi, possibilmente». Crosetto esterna al termine della riunione a Berlino dei ministri della Difesa in formato E5, con i colleghi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito: «Ho parlato degli aiuti che l’Italia continuerà a dare a Kiev», argomenta il ministro della Difesa, «degli oltre 100 milioni di aiuti civili, perché consegneremo nel prossimo mese dei gruppi elettrogeni necessari a Kiev per sopravvivere al durissimo inverno che si prepara, e del dodicesimo pacchetto di aiuti militari che ho firmato e illustrerò al Copasir perché poi sarà consegnato a Kiev. Continua il nostro impegno per Kiev e continuerà sempre e mi sembrerebbe assurdo non continuare a farlo, anzi, non aumentare con tutte le possibilità che abbiamo, l’aiuto a una nazione che non fa altro che difendersi da un attacco assurdo».«In materia di lotta alla corruzione», azzarda il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «l’Italia è in grado di esportare un buon saper fare. L’ho proposto anche dopo le vicende che hanno coinvolto l’Ucraina al ministro degli Esteri di Kiev, dicendo che noi siamo in grado di contribuire a un miglioramento della situazione in quel paese attraverso la nostra esperienza. È già pronto un nuovo pacchetto di aiuti di materiale militare che firmeremo nelle prossime ore».Contrari a ulteriori invii di armi i pentastellati: «Solo gli oltranzisti bellicisti come Meloni e i suoi amici leader europei», dichiarano i capigruppo M5s delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Francesco Silvestri e Bruno Marton, «incapaci di riconoscere il loro drammatico fallimento, continuano a pensare che la soluzione sia ancora quella inviare armi, facendo il gioco di Putin sulla pelle degli ucraini. Prima che sia troppo tardi, l’Europa si svegli e invece di mandare armi a Kiev mandi un inviato speciale a Mosca con in tasca un piano di pace europeo con proposte pragmatiche e realistiche in grado di convincere Putin che gli conviene più fermare la guerra che continuarla. Nessuna resa dell’Ucraina, ma compromessi necessari per salvarla da una sorte ancor peggiore di quella a cui l’ha condannata la follia bellicista occidentale al pari di quella russa».A Bruxelles sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) suonare un campanello d’allarme: «La Commissione europea», dice un funzionario europeo citato da Politico.eu, «dovrà riconsiderare la futura assegnazione dei fondi» a Kiev per il settore energetico a seguito dello scandalo di corruzione in Ucraina. E d’ora in avanti, l’Ucraina dovrà prestare maggiore attenzione e garantire trasparenza su come utilizza i fondi». «La lotta alla corruzione», dichiara ai cronisti Paula Pinho, una portavoce della Commissione europea, «è un elemento centrale per l’adesione all’Unione europea. L’Ue mantiene una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione e l’Ucraina, in quanto Paese candidato, deve rispettare questo principio. Abbiamo visto che il presidente Zelensky ha già preso provvedimenti, in particolare per quanto riguarda i due ministri e un imprenditore. Questo dimostra che sta prendendo la questione seriamente e ovviamente monitoriamo attentamente la situazione».
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.