Le tangenti svegliano persino l’Ue. «Va ripensata l’erogazione dei fondi»
«Mi sembra che stiano emergendo scandali legati alla corruzione, che coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione»: il leader della Lega, Matteo Salvini, pronuncia queste parole a Napoli a margine di un sopralluogo al porto, a proposito dell’acquisto di ulteriori armamenti dagli Usa da inviare in Ucraina. «La via di soluzione», aggiunge Salvini, «è quella indicata dal Santo Padre e da Trump, ovvero dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi. Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema e mi sembra che quello che sta accadendo nelle ultime ore, con l’avanzata delle truppe russe, ci dica che è interesse di tutti, in primis dell’Ucraina, fermare la guerra. Pensare che mandare armi significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo quantomeno».
La Lega prende quindi una posizione netta: «Tutti noi auspichiamo la fine della guerra il prima possibile», sottolinea la senatrice Stefania Pucciarelli, capogruppo in commissione Difesa, «ma l’invio di armi non sembra andare in questa direzione. Condivido il senso di responsabilità di Matteo Salvini: prima di offrire altri aiuti, finanziati con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani, è doveroso fare assoluta chiarezza sugli scandali di corruzione». Parole che esprimono concetti ispirati al più sano buon senso: le notizie che provengono dall’Ucraina, con fiumi di denaro finiti nelle tasche di funzionari corrotti, dovrebbero imporre quanto meno una riflessione.
Sono circa 187 i miliardi che la Ue, e quindi pure l’Italia, ha destinato all’Ucraina dall’inizio della guerra. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, liquida la questione con nonchalance: «Capisco le preoccupazioni di Matteo Salvini», sottolinea Crosetto, «ma io non giudico un Paese per due corrotti, così come gli americani e gli inglesi, che sono sbarcati in Sicilia, non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia, ma sono venuti ad aiutare gli altri italiani, quelli onesti. È la stessa cosa che facciamo noi in Ucraina, cerchiamo di aiutare quei poveri civili che subiscono il 93% di attacchi da parte dei russi. E ci auguriamo che tutti i delinquenti ucraini vengano messi in galera assieme ai russi, possibilmente». Crosetto esterna al termine della riunione a Berlino dei ministri della Difesa in formato E5, con i colleghi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito: «Ho parlato degli aiuti che l’Italia continuerà a dare a Kiev», argomenta il ministro della Difesa, «degli oltre 100 milioni di aiuti civili, perché consegneremo nel prossimo mese dei gruppi elettrogeni necessari a Kiev per sopravvivere al durissimo inverno che si prepara, e del dodicesimo pacchetto di aiuti militari che ho firmato e illustrerò al Copasir perché poi sarà consegnato a Kiev. Continua il nostro impegno per Kiev e continuerà sempre e mi sembrerebbe assurdo non continuare a farlo, anzi, non aumentare con tutte le possibilità che abbiamo, l’aiuto a una nazione che non fa altro che difendersi da un attacco assurdo».
«In materia di lotta alla corruzione», azzarda il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «l’Italia è in grado di esportare un buon saper fare. L’ho proposto anche dopo le vicende che hanno coinvolto l’Ucraina al ministro degli Esteri di Kiev, dicendo che noi siamo in grado di contribuire a un miglioramento della situazione in quel paese attraverso la nostra esperienza. È già pronto un nuovo pacchetto di aiuti di materiale militare che firmeremo nelle prossime ore».
Contrari a ulteriori invii di armi i pentastellati: «Solo gli oltranzisti bellicisti come Meloni e i suoi amici leader europei», dichiarano i capigruppo M5s delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Francesco Silvestri e Bruno Marton, «incapaci di riconoscere il loro drammatico fallimento, continuano a pensare che la soluzione sia ancora quella inviare armi, facendo il gioco di Putin sulla pelle degli ucraini. Prima che sia troppo tardi, l’Europa si svegli e invece di mandare armi a Kiev mandi un inviato speciale a Mosca con in tasca un piano di pace europeo con proposte pragmatiche e realistiche in grado di convincere Putin che gli conviene più fermare la guerra che continuarla. Nessuna resa dell’Ucraina, ma compromessi necessari per salvarla da una sorte ancor peggiore di quella a cui l’ha condannata la follia bellicista occidentale al pari di quella russa».
A Bruxelles sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) suonare un campanello d’allarme: «La Commissione europea», dice un funzionario europeo citato da Politico.eu, «dovrà riconsiderare la futura assegnazione dei fondi» a Kiev per il settore energetico a seguito dello scandalo di corruzione in Ucraina. E d’ora in avanti, l’Ucraina dovrà prestare maggiore attenzione e garantire trasparenza su come utilizza i fondi». «La lotta alla corruzione», dichiara ai cronisti Paula Pinho, una portavoce della Commissione europea, «è un elemento centrale per l’adesione all’Unione europea. L’Ue mantiene una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione e l’Ucraina, in quanto Paese candidato, deve rispettare questo principio. Abbiamo visto che il presidente Zelensky ha già preso provvedimenti, in particolare per quanto riguarda i due ministri e un imprenditore. Questo dimostra che sta prendendo la questione seriamente e ovviamente monitoriamo attentamente la situazione».






