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2026-01-01
Un cristianesimo al passo con i tempi perde valore e non è più necessario
Joseph Ratzinger (Ansa)
Cari amici, nella Chiesa antica il catecumenato, il cammino verso il Battesimo, verso l’essere cristiani, cominciava con una piccola cerimonia: il sacerdote metteva un po’ di sale sulla bocca del catecumeno, che così entrava nel cammino verso Cristo, con Cristo. Perché? Il sale nell’antichità aveva una duplice funzione. Anzitutto, era un conservante, anzi nel tempo senza frigorifero, senza mezzi chimici, era il conservante, l’unico mezzo contro la corruzione, per difendere la vita contro le forze della decomposizione, della distruzione, della morte.
Così il sale significa la presenza della Parola di Cristo come forza contro la morte, contro la corruzione, anzi la presenza del Risorto, che è la vita, l’unica forza che impedisce il dominio della morte. Fare il catecumenato, il cammino verso Cristo, vuol dire portare in sé e sempre di più la Parola di Cristo, lasciarsi formare, difendere, anche col dolore che questa Parola porta. L’esigenza di opporsi alla decomposizione spirituale umana, alla corruzione della nostra vita, implica che noi entriamo in contatto con il Risorto e così con la forza della vita. Vivere in contatto con il Risorto è così vivere contro la morte, è cammino verso Cristo, è farsi cristiano.
Ma c’era anche una seconda funzione. Il sale è un condimento, dava sapore alla realtà. Nel Libro del Levitico è prescritto che ogni sacrificio per Dio dev’essere salato, così avrebbe sapore per Dio (cfr. Lv 2,13). Noi come possiamo avere sapore per Dio, davanti a Dio? È ovvio che questi sacrifici di tori, agnelli, eccetera, non potevano essere il vero dono per Dio, sono solo simboli. Ricordiamo la parola del Salmo: «Sacrifici e olocausti non hai voluto, un corpo mi hai preparato, vengo per fare la tua volontà» (Sal 40,7-9). Questi sacrifici possono essere solo simboli della realtà; il vero sacrificio, la vera glorificazione di Dio, il dono della Creazione a Dio è l’uomo che vive col sapore di Cristo, che porta in sé la sua luce.
Mi viene in mente la bella parola di Sant’Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Ma la vita dell’uomo è di Dio, l’uomo vivente è il vero sacrificio, la gloria di Dio, e vivere implica sempre anche la lotta contro la morte, implica il sapore di Cristo che dobbiamo portare in noi, perché è necessario non essere una realtà insipida per il mondo e per Dio. Preghiamo il Signore che ci aiuti a portare sempre più in noi il sapore del Vangelo, il sapore di Cristo, così che la nostra vita sia saporita, sia forza del bene nel mondo, e che diventi sempre più presente la forza vivificante di Cristo contro le forze di distruzione. Così, se Cristo nel Vangelo di San Luca dice: «Avete sale?» (Lc 14,24-25), vuol dire: «Voi siete il sacrificio, la gloria di Dio vivente, vivente dalla Parola del Signore che dà luce e trasforma la nostra vita».
Oggi nel Vangelo il Signore non dice: «Avete sale in voi?», ma aggiunge una nuova sfumatura. Non chiede solo: «Avete?», ma afferma: «Siete sale!»; cioè i discepoli di Cristo, la Chiesa, devono essere sale per il mondo, per l’umanità, per la storia e avere proprio la funzione del sale nella storia umana, che come vediamo oggi è sempre minacciata dalle forze della corruzione, della distruzione, dalle forze della morte. Noi cristiani dobbiamo essere il sale per questo mondo, per questa storia, portare in noi la forza della croce di Cristo, la forza di difesa della vita contro le forze della distruzione.
Il Signore dice anche: «Se non lo fate, che cosa vale ancora il vostro cristianesimo?». Un cristianesimo conformista, che si arrangia con il mondo, che si identifica sempre più con il mondo, che non ha più il coraggio della passione della verità, del dolore della verità, che non è più sale che difende e lotta contro la morte, è sale senza sapore, che non vale niente, che sparisce da sé. Un cristianesimo conformista, che sembra moderno, all’altezza dei tempi, in realtà non ha valore, non è necessario. Può sopravvivere e vivere solo una fede che è sale, che ha forza di novità, che ha il sapore di Cristo Risorto.
Preghiamo il Signore perché a ognuno di noi, alla Chiesa, ai vescovi, dia il coraggio di essere realmente il sale, di portare la novità, la forza vitale del Vangelo nel mondo, anche dove è doloroso, e così salvare il mondo.
Il cammino verso il Battesimo comincia con il dono del sale e finisce con il dono della luce. Dopo il Battesimo, alla fine il sacerdote consegna al battezzato la candela accesa e dice: «Adesso sei luce in Cristo, porta la sua luce!». Così la seconda immagine per la nostra esistenza e missione cristiana è proprio la luce. Dobbiamo portare in questo mondo la luce della Parola di Dio, che mostra la strada, ci fa vedere.
La luce, infine, non è nient’altro che la Verità. Solo la Verità ci mostra che cosa vale, chi siamo noi, dove dobbiamo andare, e Cristo è il Logos, la Ragione eterna, e così le Chiese sono la luce del mondo. Grazie a Cristo conosciamo il volto di Dio, sappiamo chi è Dio, chi siamo noi e dove dobbiamo andare, come dobbiamo vivere e morire realmente bene per andare nella direzione giusta. Cristo è la luce del mondo.
Preghiamo di nuovo il Signore perché ci aiuti a difendere questa luce. Essa è sempre minacciata dai venti del tempo e così anche nel nostro tempo la luce può spegnersi facilmente. Ma non dobbiamo solo difendere la luce, dobbiamo anche darla agli altri. Nell’epoca moderna, con lo sviluppo delle scienze naturali, si è formata sempre più l’idea che la verità ultima non è accessibile all’uomo. Con l’esperimento, con il metodo di verifica e di falsificazione, noi possiamo mostrare quali sono gli elementi della materia, e così possiamo usare il mondo, metterlo in nostro possesso; ma quanto non è verificabile con questo metodo sperimentale non è sicuro, e quindi rimane nel campo della soggettività: la verità stessa non è accessibile.
Così l’epoca moderna ha saputo sempre più usare, strumentalizzare le cose e, fino alle ultime novità tecnologiche, vediamo che possiamo sempre più prendere in mano il mondo, usarlo per noi, con metodi sempre più raffinati. Possiamo usare il mondo, ma non sappiamo perché e a che scopo, poiché la verità non è accessibile, rimane dipendente dal soggetto, come un sentimento. Se è così, l’uomo è realmente in una situazione tragica e minacciato dall’autodistruzione, perché la verità è la luce necessaria per vivere, e perciò crediamo in dio, crediamo in Cristo, che è Verità.
Ma c’è un modo diverso da quello sperimentale delle scienze naturali, anche per la falsificazione e la verifica di questa nostra verità, la vera verità dell’essere. I santi sono la verifica della verità di Cristo, i santi ci dimostrano: così è l’uomo, perché così è Dio! Come dice San Pietro, sono le luci nel cielo oscuro della storia, ci mostrano la luce, risplendono della vera luce, quella di Cristo (cfr. 2Pt 1,19).
E c’è la falsificazione del sistema di Hitler, o Stalin, fino a Pol Pot; quei sistemi atei hanno dimostrato che i mondi senza Dio sono falsificati. E non solo i sistemi violenti, atei, ma anche questo nostro mondo positivista, con la sua negazione della certezza dei valori, dove valgono solo le leggi del mercato, dove si può calcolare tutto, anche questo mondo si distrugge, si autodistrugge, si falsifica in un modo più sottile, ma non meno reale e pericoloso. La luce di Cristo è la vera luce, Cristo è il Logos, la Ragione eterna e così la Verità che ci dà la vita.
Nel Vangelo, il Signore ci ammonisce anche con una minaccia. Dice: «Sì, la luce è la luce, ma la luce può essere coperta sotto il moggio e non splendere più». Questo è un pericolo personale e collettivo. Personale se la nostra vita, il nostro comportamento, non lascia più che appaia la luce di Cristo; se viviamo Cristo solo per noi, ma ciò non tocca gli altri e la luce di Cristo è coperta dalla nostra luce, se non traspare più dal nostro essere e non siamo più stelle nel firmamento di questo mondo. Ma il pericolo concerne anche il livello della Chiesa come tale, è il pericolo di ritirarsi in sé stessa, ma soprattutto di essere coperta dalla mole dei nostri peccati. Vediamo oggi come l’assurdità degli scandali diventa molto forte, tanto che copre la luce e non lascia più apparire la città sul monte, non dà più la luce per vedere: «Questa è la città di Dio!».
Preghiamo il Signore: «Aiutaci a vivere così che siamo trasparenti per la tua luce, aiuta la tua Chiesa. Non lasciare la forza al diavolo, al potere del male. Aiuta la tua Chiesa perché risplenda la luce dei santi, perché sia visibile come città sul monte, e così ci illumini la Verità senza la quale non c’è vita». Amen!
Siamo chiamati tutti alla perfezione del Padre nostro, fino al martirio
Cari amici, l’ultima parola di questo Vangelo è quasi un riassunto di tutto il Discorso della montagna, è una parola che ci spaventa, perché dice: «Siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto». Vorremmo dire subito: «Signore, Tu non sai come noi siamo deboli? Siamo solo polvere, carne! Inoltre siamo feriti dal peccato originale; come puoi dire che dobbiamo essere perfetti come il Padre nostro?». Ma il Signore - se accadesse come per don Camillo -, possiamo immaginare che ci risponda dalla Croce; penso che direbbe: «Sì, naturalmente conosco le vostre debolezze. Io stesso che vi ho salvato conosco la realtà della vita umana con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi problemi. Ho visto tutte le debolezze di San Pietro, quando per le chiacchiere di una serva ha perso tutto il suo coraggio. Tutto questo lo conosco bene e tuttavia non dimenticate la vostra dignità, altrimenti io non mi sarei fatto uomo, se questa non fosse una cosa grande; rispettate la vostra dignità, rispettate il fatto che siete immagine di Dio. L’essenza dell’immagine è che è simile alla realtà presentata, quindi dovrete essere quasi sempre vera immagine di Dio». A questo punto, potremmo continuare noi e dire: «Sì. Non dobbiamo ritirarci nella pigrizia o nella pusillanimità come ha fatto quel servo pigro, che ha nascosto i suoi talenti e così ha perso sé stesso, la sua vita; non dobbiamo fuggire nella mediocrità, ma essere magnanimi, coraggiosi e far fruttare il dono datoci da Dio».
Possiamo ricordarci che i Padri della Chiesa hanno detto che, quando Dio ha creato l’uomo, la sua prima idea originaria era Gesù Cristo, il Dio fattosi uomo. Questo, dice San Paolo, è il primogenito di tutti gli uomini (cfr. Col 1,15.18), è l’immagine originaria di Dio alla quale noi siamo conformati, vuol dire che in Gesù Cristo Dio ha già tradotto la sua immagine e ci dà già la possibilità di imitare Dio. Possiamo ricordarci che San Paolo nella Lettera agli Efesini dice: «Imitate Dio» (Ef 5,1), ma nella prima Lettera ai Corinzi dice: «Imitate Cristo, imitate me» (cfr. 1Cor 11,1). Sono tre traduzioni: possiamo imitare l’Apostolo, ma imitando l’Apostolo dobbiamo imitare Cristo, e imitando Cristo dobbiamo imitare Dio.
Così appare una cosa nuova importante, cioè che il Discorso della montagna dev’essere interpretato dopo la Risurrezione. Quando il Signore lo ha pronunciato non era ancora risorto, era ancora qui sulla terra; solo dopo la Risurrezione, nella luce della Croce e della Risurrezione, possiamo capire bene il Discorso della montagna, interpretandolo in chiave cristologica, e così troviamo l’accesso alla possibilità di realizzarlo.
In realtà, Gesù ha realizzato tutto quanto ha detto qui: non è andato solo un miglio con noi, ma ha percorso come noi tutta la strada della nostra vita fino alla morte; non ha dato soltanto una camicia e non solo il mantello, ha dato sé stesso nella sua totalità, lasciandosi schiaffeggiare ogni giorno dall’umanità e rimanendo buono. È morto anche per i suoi avversari, per i nemici; dalla Croce ha pregato per i nemici. Adesso possiamo capire tutto questo, interpretando la redenzione in chiave cristologica, rileggendo la sua vita nella Risurrezione.
Quindi, adesso, cercare di assimilarci a Dio - poiché Egli ha messo in noi questa similitudine - non solo è possibile, ma è un appello alla nostra magnanimità per lasciarci affascinare da Cristo e corrispondere a questo fascino per essere veri uomini.
Ma come facciamo? Per imitare Dio in Cristo, secondo il modello dei santi, dobbiamo soprattutto conoscerlo - questa è la prima confessione - e, come Abramo, farci amici di Dio; nell’amicizia di Dio, conoscerlo, e così assimilarci a Lui. Poi, per poterlo imitare, possiamo vedere chi è Dio, e come è Dio. «Dio è amore», ci dice San Giovanni (1Gv 4,8.16): allora imitare Dio vuol dire essere uomini di amore, come Cristo è amore. Quindi, escludere le cose contrarie all’amore: l’avarizia, le chiacchiere, i pettegolezzi, i sospetti, l’odio, l’antipatia, tutto questo; poi, fare quanto è bene, cominciando dai nostri pensieri sull’altro, pensare bene dell’altro, cercare in lui la fiamma della luce di Dio anche se è molto nascosta, aiutarlo materialmente; spesso, una piccola parola è un dono grande, bello, un aiuto per sopportare le situazioni; essere attenti, sensibili per dare segni di amore all’altro.
Infine, dobbiamo tenere presente che Dio è amore e Dio è verità. E questo è proprio il senso di Dio: amore e verità vanno insieme, amore nella verità e verità nell’amore. Perciò l’amore non è sempre una cosa comoda, che ci lascia d’accordo con tutti. Dio non è sempre d’accordo, ci ingombra, ci interroga per formarci alla nostra verità e per salvarci dalla perdita di noi stessi; amore vuol dire anche essere severi con l’altro per aiutarlo a ritrovare la giusta strada, accettare anche noi le durezze, che ci aiutano a essere veri con noi stessi, più vicini a Dio. E, soprattutto, è importante il fatto che nell’amore di Dio e dell’altro è compreso che per l’altro è un bene conoscere qual è la verità, dobbiamo aiutarlo perché conosca Dio e conosca lui stesso la verità, il suo modello originario, l’idea originaria secondo la quale è creato. Questo è servizio di carità, servizio di amore e di verità; il servizio di verità è servizio di carità; in questo senso l’annuncio del Vangelo, la missionarietà, in tutte le sue forme è un modo di imitare Dio.
Infine, una cosa sorprendente: Dio non solo è verità, è amore, ma anche umiltà. Pare strano che Dio sia umile, ma in Cristo ci ha mostrato proprio questo; si è umiliato fino alla schiavitù, fino a essere nostro schiavo, e questa è la vera grandezza di Dio, in cui Dio si manifesta in tutto il suo amore infinito. Dio è umile, si fa nostro servo, e questa umiltà di Dio è da imitare per essere perfetti, per essere veramente ciò che noi siamo, sua immagine, sua similitudine. Dobbiamo accettare anche cose da servi, servire, non cercare il nostro prestigio, ma cercare il posto del Signore, che è il posto dell’umiltà. E anche cominciare a credere è un atto di umiltà.
Alla fine, non dimentichiamo che ieri abbiamo avuto 19 nuovi cardinali, che oggi concelebrano con il Papa nella nuova veste di cardinali e il Papa stesso ha ricordato ai cardinali che il cardinalato non è tanto un onore, ma un servizio, e sappiamo che il cardinalato è caratterizzato dalla porpora, dal colore del sangue come disponibilità a servire fino all’effusione del sangue, al martirio. È importante tener presente che il martirio non comincia solo nel momento in cui si realizza l’effusione del sangue, ma martirio in greco vuol dire «testimonianza».
La testimonianza veramente vissuta è martirio, perché si espone sempre alle beffe del mondo, a tutti gli attacchi del mondo, è sempre un esporsi alle torture, ai flagelli di questo mondo. Così testimonianza è martyría, è disponibilità a donare realmente la propria vita, perché Cristo sia presente nel mondo e trasformi il mondo.
In questo senso, preghiamo il Signore che ci aiuti ad andare con coraggio, con umiltà, sulla strada della ricerca della perfezione vera, e preghiamo per i nuovi cardinali, perché siano veramente testimoni suoi fino all’effusione del sangue. Amen!
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O la fede è sale, ovvero lotta contro la corruzione e ha sapore, o è destinata a svanire. Serve il coraggio della passione della verità, che è luce. Non il conformismo di chi si arrangia identificandosi con il mondo.Dio conosce le miserie umane, però ci ha creati a sua immagine. La strada è l’imitazione di Cristo, seguendo l’esempio dei santi.Lo speciale contiene due articoli.Cari amici, nella Chiesa antica il catecumenato, il cammino verso il Battesimo, verso l’essere cristiani, cominciava con una piccola cerimonia: il sacerdote metteva un po’ di sale sulla bocca del catecumeno, che così entrava nel cammino verso Cristo, con Cristo. Perché? Il sale nell’antichità aveva una duplice funzione. Anzitutto, era un conservante, anzi nel tempo senza frigorifero, senza mezzi chimici, era il conservante, l’unico mezzo contro la corruzione, per difendere la vita contro le forze della decomposizione, della distruzione, della morte.Così il sale significa la presenza della Parola di Cristo come forza contro la morte, contro la corruzione, anzi la presenza del Risorto, che è la vita, l’unica forza che impedisce il dominio della morte. Fare il catecumenato, il cammino verso Cristo, vuol dire portare in sé e sempre di più la Parola di Cristo, lasciarsi formare, difendere, anche col dolore che questa Parola porta. L’esigenza di opporsi alla decomposizione spirituale umana, alla corruzione della nostra vita, implica che noi entriamo in contatto con il Risorto e così con la forza della vita. Vivere in contatto con il Risorto è così vivere contro la morte, è cammino verso Cristo, è farsi cristiano. Ma c’era anche una seconda funzione. Il sale è un condimento, dava sapore alla realtà. Nel Libro del Levitico è prescritto che ogni sacrificio per Dio dev’essere salato, così avrebbe sapore per Dio (cfr. Lv 2,13). Noi come possiamo avere sapore per Dio, davanti a Dio? È ovvio che questi sacrifici di tori, agnelli, eccetera, non potevano essere il vero dono per Dio, sono solo simboli. Ricordiamo la parola del Salmo: «Sacrifici e olocausti non hai voluto, un corpo mi hai preparato, vengo per fare la tua volontà» (Sal 40,7-9). Questi sacrifici possono essere solo simboli della realtà; il vero sacrificio, la vera glorificazione di Dio, il dono della Creazione a Dio è l’uomo che vive col sapore di Cristo, che porta in sé la sua luce.Mi viene in mente la bella parola di Sant’Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Ma la vita dell’uomo è di Dio, l’uomo vivente è il vero sacrificio, la gloria di Dio, e vivere implica sempre anche la lotta contro la morte, implica il sapore di Cristo che dobbiamo portare in noi, perché è necessario non essere una realtà insipida per il mondo e per Dio. Preghiamo il Signore che ci aiuti a portare sempre più in noi il sapore del Vangelo, il sapore di Cristo, così che la nostra vita sia saporita, sia forza del bene nel mondo, e che diventi sempre più presente la forza vivificante di Cristo contro le forze di distruzione. Così, se Cristo nel Vangelo di San Luca dice: «Avete sale?» (Lc 14,24-25), vuol dire: «Voi siete il sacrificio, la gloria di Dio vivente, vivente dalla Parola del Signore che dà luce e trasforma la nostra vita».Oggi nel Vangelo il Signore non dice: «Avete sale in voi?», ma aggiunge una nuova sfumatura. Non chiede solo: «Avete?», ma afferma: «Siete sale!»; cioè i discepoli di Cristo, la Chiesa, devono essere sale per il mondo, per l’umanità, per la storia e avere proprio la funzione del sale nella storia umana, che come vediamo oggi è sempre minacciata dalle forze della corruzione, della distruzione, dalle forze della morte. Noi cristiani dobbiamo essere il sale per questo mondo, per questa storia, portare in noi la forza della croce di Cristo, la forza di difesa della vita contro le forze della distruzione.Il Signore dice anche: «Se non lo fate, che cosa vale ancora il vostro cristianesimo?». Un cristianesimo conformista, che si arrangia con il mondo, che si identifica sempre più con il mondo, che non ha più il coraggio della passione della verità, del dolore della verità, che non è più sale che difende e lotta contro la morte, è sale senza sapore, che non vale niente, che sparisce da sé. Un cristianesimo conformista, che sembra moderno, all’altezza dei tempi, in realtà non ha valore, non è necessario. Può sopravvivere e vivere solo una fede che è sale, che ha forza di novità, che ha il sapore di Cristo Risorto.Preghiamo il Signore perché a ognuno di noi, alla Chiesa, ai vescovi, dia il coraggio di essere realmente il sale, di portare la novità, la forza vitale del Vangelo nel mondo, anche dove è doloroso, e così salvare il mondo.Il cammino verso il Battesimo comincia con il dono del sale e finisce con il dono della luce. Dopo il Battesimo, alla fine il sacerdote consegna al battezzato la candela accesa e dice: «Adesso sei luce in Cristo, porta la sua luce!». Così la seconda immagine per la nostra esistenza e missione cristiana è proprio la luce. Dobbiamo portare in questo mondo la luce della Parola di Dio, che mostra la strada, ci fa vedere. La luce, infine, non è nient’altro che la Verità. Solo la Verità ci mostra che cosa vale, chi siamo noi, dove dobbiamo andare, e Cristo è il Logos, la Ragione eterna, e così le Chiese sono la luce del mondo. Grazie a Cristo conosciamo il volto di Dio, sappiamo chi è Dio, chi siamo noi e dove dobbiamo andare, come dobbiamo vivere e morire realmente bene per andare nella direzione giusta. Cristo è la luce del mondo.Preghiamo di nuovo il Signore perché ci aiuti a difendere questa luce. Essa è sempre minacciata dai venti del tempo e così anche nel nostro tempo la luce può spegnersi facilmente. Ma non dobbiamo solo difendere la luce, dobbiamo anche darla agli altri. Nell’epoca moderna, con lo sviluppo delle scienze naturali, si è formata sempre più l’idea che la verità ultima non è accessibile all’uomo. Con l’esperimento, con il metodo di verifica e di falsificazione, noi possiamo mostrare quali sono gli elementi della materia, e così possiamo usare il mondo, metterlo in nostro possesso; ma quanto non è verificabile con questo metodo sperimentale non è sicuro, e quindi rimane nel campo della soggettività: la verità stessa non è accessibile.Così l’epoca moderna ha saputo sempre più usare, strumentalizzare le cose e, fino alle ultime novità tecnologiche, vediamo che possiamo sempre più prendere in mano il mondo, usarlo per noi, con metodi sempre più raffinati. Possiamo usare il mondo, ma non sappiamo perché e a che scopo, poiché la verità non è accessibile, rimane dipendente dal soggetto, come un sentimento. Se è così, l’uomo è realmente in una situazione tragica e minacciato dall’autodistruzione, perché la verità è la luce necessaria per vivere, e perciò crediamo in dio, crediamo in Cristo, che è Verità.Ma c’è un modo diverso da quello sperimentale delle scienze naturali, anche per la falsificazione e la verifica di questa nostra verità, la vera verità dell’essere. I santi sono la verifica della verità di Cristo, i santi ci dimostrano: così è l’uomo, perché così è Dio! Come dice San Pietro, sono le luci nel cielo oscuro della storia, ci mostrano la luce, risplendono della vera luce, quella di Cristo (cfr. 2Pt 1,19).E c’è la falsificazione del sistema di Hitler, o Stalin, fino a Pol Pot; quei sistemi atei hanno dimostrato che i mondi senza Dio sono falsificati. E non solo i sistemi violenti, atei, ma anche questo nostro mondo positivista, con la sua negazione della certezza dei valori, dove valgono solo le leggi del mercato, dove si può calcolare tutto, anche questo mondo si distrugge, si autodistrugge, si falsifica in un modo più sottile, ma non meno reale e pericoloso. La luce di Cristo è la vera luce, Cristo è il Logos, la Ragione eterna e così la Verità che ci dà la vita.Nel Vangelo, il Signore ci ammonisce anche con una minaccia. Dice: «Sì, la luce è la luce, ma la luce può essere coperta sotto il moggio e non splendere più». Questo è un pericolo personale e collettivo. Personale se la nostra vita, il nostro comportamento, non lascia più che appaia la luce di Cristo; se viviamo Cristo solo per noi, ma ciò non tocca gli altri e la luce di Cristo è coperta dalla nostra luce, se non traspare più dal nostro essere e non siamo più stelle nel firmamento di questo mondo. Ma il pericolo concerne anche il livello della Chiesa come tale, è il pericolo di ritirarsi in sé stessa, ma soprattutto di essere coperta dalla mole dei nostri peccati. Vediamo oggi come l’assurdità degli scandali diventa molto forte, tanto che copre la luce e non lascia più apparire la città sul monte, non dà più la luce per vedere: «Questa è la città di Dio!».Preghiamo il Signore: «Aiutaci a vivere così che siamo trasparenti per la tua luce, aiuta la tua Chiesa. Non lasciare la forza al diavolo, al potere del male. Aiuta la tua Chiesa perché risplenda la luce dei santi, perché sia visibile come città sul monte, e così ci illumini la Verità senza la quale non c’è vita». 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Ma il Signore - se accadesse come per don Camillo -, possiamo immaginare che ci risponda dalla Croce; penso che direbbe: «Sì, naturalmente conosco le vostre debolezze. Io stesso che vi ho salvato conosco la realtà della vita umana con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi problemi. Ho visto tutte le debolezze di San Pietro, quando per le chiacchiere di una serva ha perso tutto il suo coraggio. Tutto questo lo conosco bene e tuttavia non dimenticate la vostra dignità, altrimenti io non mi sarei fatto uomo, se questa non fosse una cosa grande; rispettate la vostra dignità, rispettate il fatto che siete immagine di Dio. L’essenza dell’immagine è che è simile alla realtà presentata, quindi dovrete essere quasi sempre vera immagine di Dio». A questo punto, potremmo continuare noi e dire: «Sì. Non dobbiamo ritirarci nella pigrizia o nella pusillanimità come ha fatto quel servo pigro, che ha nascosto i suoi talenti e così ha perso sé stesso, la sua vita; non dobbiamo fuggire nella mediocrità, ma essere magnanimi, coraggiosi e far fruttare il dono datoci da Dio».Possiamo ricordarci che i Padri della Chiesa hanno detto che, quando Dio ha creato l’uomo, la sua prima idea originaria era Gesù Cristo, il Dio fattosi uomo. Questo, dice San Paolo, è il primogenito di tutti gli uomini (cfr. Col 1,15.18), è l’immagine originaria di Dio alla quale noi siamo conformati, vuol dire che in Gesù Cristo Dio ha già tradotto la sua immagine e ci dà già la possibilità di imitare Dio. Possiamo ricordarci che San Paolo nella Lettera agli Efesini dice: «Imitate Dio» (Ef 5,1), ma nella prima Lettera ai Corinzi dice: «Imitate Cristo, imitate me» (cfr. 1Cor 11,1). Sono tre traduzioni: possiamo imitare l’Apostolo, ma imitando l’Apostolo dobbiamo imitare Cristo, e imitando Cristo dobbiamo imitare Dio.Così appare una cosa nuova importante, cioè che il Discorso della montagna dev’essere interpretato dopo la Risurrezione. Quando il Signore lo ha pronunciato non era ancora risorto, era ancora qui sulla terra; solo dopo la Risurrezione, nella luce della Croce e della Risurrezione, possiamo capire bene il Discorso della montagna, interpretandolo in chiave cristologica, e così troviamo l’accesso alla possibilità di realizzarlo.In realtà, Gesù ha realizzato tutto quanto ha detto qui: non è andato solo un miglio con noi, ma ha percorso come noi tutta la strada della nostra vita fino alla morte; non ha dato soltanto una camicia e non solo il mantello, ha dato sé stesso nella sua totalità, lasciandosi schiaffeggiare ogni giorno dall’umanità e rimanendo buono. È morto anche per i suoi avversari, per i nemici; dalla Croce ha pregato per i nemici. Adesso possiamo capire tutto questo, interpretando la redenzione in chiave cristologica, rileggendo la sua vita nella Risurrezione.Quindi, adesso, cercare di assimilarci a Dio - poiché Egli ha messo in noi questa similitudine - non solo è possibile, ma è un appello alla nostra magnanimità per lasciarci affascinare da Cristo e corrispondere a questo fascino per essere veri uomini.Ma come facciamo? Per imitare Dio in Cristo, secondo il modello dei santi, dobbiamo soprattutto conoscerlo - questa è la prima confessione - e, come Abramo, farci amici di Dio; nell’amicizia di Dio, conoscerlo, e così assimilarci a Lui. Poi, per poterlo imitare, possiamo vedere chi è Dio, e come è Dio. «Dio è amore», ci dice San Giovanni (1Gv 4,8.16): allora imitare Dio vuol dire essere uomini di amore, come Cristo è amore. Quindi, escludere le cose contrarie all’amore: l’avarizia, le chiacchiere, i pettegolezzi, i sospetti, l’odio, l’antipatia, tutto questo; poi, fare quanto è bene, cominciando dai nostri pensieri sull’altro, pensare bene dell’altro, cercare in lui la fiamma della luce di Dio anche se è molto nascosta, aiutarlo materialmente; spesso, una piccola parola è un dono grande, bello, un aiuto per sopportare le situazioni; essere attenti, sensibili per dare segni di amore all’altro.Infine, dobbiamo tenere presente che Dio è amore e Dio è verità. E questo è proprio il senso di Dio: amore e verità vanno insieme, amore nella verità e verità nell’amore. Perciò l’amore non è sempre una cosa comoda, che ci lascia d’accordo con tutti. Dio non è sempre d’accordo, ci ingombra, ci interroga per formarci alla nostra verità e per salvarci dalla perdita di noi stessi; amore vuol dire anche essere severi con l’altro per aiutarlo a ritrovare la giusta strada, accettare anche noi le durezze, che ci aiutano a essere veri con noi stessi, più vicini a Dio. E, soprattutto, è importante il fatto che nell’amore di Dio e dell’altro è compreso che per l’altro è un bene conoscere qual è la verità, dobbiamo aiutarlo perché conosca Dio e conosca lui stesso la verità, il suo modello originario, l’idea originaria secondo la quale è creato. Questo è servizio di carità, servizio di amore e di verità; il servizio di verità è servizio di carità; in questo senso l’annuncio del Vangelo, la missionarietà, in tutte le sue forme è un modo di imitare Dio.Infine, una cosa sorprendente: Dio non solo è verità, è amore, ma anche umiltà. Pare strano che Dio sia umile, ma in Cristo ci ha mostrato proprio questo; si è umiliato fino alla schiavitù, fino a essere nostro schiavo, e questa è la vera grandezza di Dio, in cui Dio si manifesta in tutto il suo amore infinito. Dio è umile, si fa nostro servo, e questa umiltà di Dio è da imitare per essere perfetti, per essere veramente ciò che noi siamo, sua immagine, sua similitudine. Dobbiamo accettare anche cose da servi, servire, non cercare il nostro prestigio, ma cercare il posto del Signore, che è il posto dell’umiltà. E anche cominciare a credere è un atto di umiltà.Alla fine, non dimentichiamo che ieri abbiamo avuto 19 nuovi cardinali, che oggi concelebrano con il Papa nella nuova veste di cardinali e il Papa stesso ha ricordato ai cardinali che il cardinalato non è tanto un onore, ma un servizio, e sappiamo che il cardinalato è caratterizzato dalla porpora, dal colore del sangue come disponibilità a servire fino all’effusione del sangue, al martirio. È importante tener presente che il martirio non comincia solo nel momento in cui si realizza l’effusione del sangue, ma martirio in greco vuol dire «testimonianza».La testimonianza veramente vissuta è martirio, perché si espone sempre alle beffe del mondo, a tutti gli attacchi del mondo, è sempre un esporsi alle torture, ai flagelli di questo mondo. Così testimonianza è martyría, è disponibilità a donare realmente la propria vita, perché Cristo sia presente nel mondo e trasformi il mondo.In questo senso, preghiamo il Signore che ci aiuti ad andare con coraggio, con umiltà, sulla strada della ricerca della perfezione vera, e preghiamo per i nuovi cardinali, perché siano veramente testimoni suoi fino all’effusione del sangue. Amen!
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Tra le isole più frequentate, Sal è quella che meglio interpreta l’anima rilassata di Capo Verde. Il suo paesaggio è essenziale e sorprendente allo stesso tempo: ampie distese sabbiose, dune chiare modellate dagli alisei, scogliere nere di origine vulcanica e un oceano che cambia colore nell’arco della giornata, passando dal verde, al turchese e al blu profondo. Il cuore dell’isola è Santa Maria, una cittadina affacciata sull’oceano che conserva un’atmosfera accogliente e informale. Le strade sono animate da piccoli negozi artigianali, caffè all’aperto e ristoranti dove il tempo sembra rallentare. Qui la giornata segue il ritmo del sole: lenta al mattino, vivace al tramonto, quando il pontile diventa il punto d’incontro perfetto per osservare i pescatori rientrare e il cielo tingersi di arancio.
Le spiagge di Sal sono tra le più belle dell’arcipelago: lunghe, luminose, mai soffocanti. Ideali sia per chi desidera semplicemente rilassarsi, sia per gli amanti degli sport acquatici come snorkeling kitesurf, e windsurf , favoriti da vento costante e acque limpide. Da non perdere il giro dell’isola in catamarano, spesso in compagnia dei delfini che giocano intorno alla barca.
Oltre alle avventure acquatiche, nelle zone interne sabbiose o rocciose, si possono fare tour a piedi, a cavallo, in quad o in fuoristrada. A Sal c’è anche un verdissimo campo da golf che contrasta cromaticamente con il deserto circostante. Tra le attrazioni più affascinanti dell’isola spiccano senza dubbio le saline di Pedra de Lume, situate all’interno del cratere di un antico vulcano. Qui si vive un’esperienza quasi surreale: ci si immerge in vasche di acqua salata naturale, dove la densità è così elevata da permettere di galleggiare senza sforzo, in un silenzio interrotto solo dal vento. Le saline raccontano una parte importante della storia economica di Sal, quando l’estrazione del sale rappresentava una delle principali risorse dell’isola. Oggi sono un luogo sospeso nel tempo, dove benessere, natura e memoria storica si incontrano in modo armonioso. Oltre alle saline, Sal offre numerosi angoli da esplorare: piscine naturali scavate nella roccia vulcanica, coste frastagliate battute dall’oceano e vaste aree desertiche che regalano panorami quasi lunari. Non mancano riserve naturali protette, dove è possibile osservare fauna marina e, in alcuni periodi dell’anno, la nidificazione delle tartarughe marine
La cucina di Capo Verde è un mix di influenze africane, portoghesi e brasiliane, con piatti a base di pesce, carne e verdure. Da provare piatti tipici come la cachupa, un sostanzioso stufato di mais, fagioli e carne o pesce, e il pastel com diabo, un delizioso antipasto a base di tonno e verdure. Inoltre, sono molti i ristoranti locali che offrano musica dal vivo e danze tradizionali per vivere appieno l’atmosfera di Capo Verde. Con la sua animazione serale, l’Ocean Cafè è il locale di tendenza dell’isola di Sal dove si può gustare un aperitivo, cenare, ballare e ascoltare ottima musica. Da provare, sempre in pieno centro, il Restaurante Americo’s che offre anche menù con piatti elaborati. Per cenare in spiaggia con piatti di pesce o di cucina creola è perfetto il Restaurante Barracuda.
Sal è particolarmente apprezzata dai turisti italiani grazie alla facilità di collegamento - l’aeroporto internazionale, costruito negli anni ‘30 da Mussolini per facilitare le trasvolate atlantiche è collegato con voli diretti dall’Italia - al clima favorevole tutto l’anno e alla sensazione di sicurezza e accoglienza. I pacchetti turistici sono pensati per offrire comfort e semplicità, ma è altrettanto facile organizzare una vacanza più indipendente, lasciandosi guidare dall’istinto e dalla curiosità. Oltre ai principali tour operator come Alpitour, Veratour e CaboVerdeTime, che offrono voli diretti e soggiorni personalizzati sull’isola, si può acquistare un economico biglietto aereo con Easyjet (www.easyjet.com) da Milano e prenotare l’alloggio on line, anche su Booking: Capo Verde offre, infatti, una vasta gamma di opzioni, dai lussuosi resort ai piccoli hotel e guesthouse familiari.
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Rocco Casalino (imagoeconomica)
Radici a Ceglie Messapica, celebre nel 2022 quando un altro Rocco, Rocco Siffredi, ne storpiò il nome per una sua iniziativa porcellina in loco: in un video non la chiamò Messàpica, bensì Messapìca.
Con quali assonanze è facile intuire.
L’iniziativa attirò gli strali del sindaco di centrodestra Angelo Palmisano: «Hai ridicolizzato, con un gioco di parole scurrile, il nome della nostra città per i tuoi discutibili interessi. Ma ricordati: Ceglie Messapica merita rispetto!».
Anche perché il paesello in quel di Brindisi ha quasi 19.000 abitanti.
E non meno di 500 come Volturara Appula, in provincia di Foggia, che ha dato i natali a Giuseppe Conte, il «Giuseppi» di trumpiana memoria di cui Casalino è stato lo spin doctor nei tre anni di permanenza al governo: esecutivo gialloblù, M5s-Lega, prima; e giallorosso, con il Pd, dopo (quando divenne ministro il piddino Francesco Boccia, che è di Bisceglie, comune barese, da sempre un pontiere tra le due «meglio anime» della sinistra, le ironie sul «triangolo delle cime di rapa» si sprecarono).
Rocco Casalinomov, per chi ha voluto vedere nella sua carriera - recensendone l’autobiografia Il portavoce, Piemme 2021, in copertina un Casalino seduto in posa come Kevin Spacey in House of cards - una parabola à la Limonov: l’underdog o l’outsider che si «arrampica» socialmente, arrivando in cima (o nei pressi).
Mattia Salvia, Wired, 19 febbraio 2021: «Ne Il portavoce ci sono passi che in effetti ricordano pagine di Limonov (l’avvincente biografia scritta da Emmanuel Carrère, ndr)».
Uno in particolare - quello in cui Casalino racconta di come, al tavolo con Angela Merkel, pensasse continuamente ai suoi compagni di scuola in Germania che lo bullizzavano, con la speranza che quelli, magari diventati elettori proprio della Cancelliera, lo vedessero ora - è praticamente un calco di un capitolo in cui Limonov esternava identico sentimento di rivalsa.
Stefano Cappellini, vicedirettore di Repubblica, il 18 febbraio 2021 su X: «Arrivato un Whatsapp di Casalino nella chat di gruppo. È sul suo libro. Dice: “Superato Barack Obama nella classifica Amazon”».
Per la cronaca: Casalino vendette 16.000 copie in tre mesi, Obama 900.000 solo nel primo giorno di uscita, ma è noto che a Ta-rocco non ha mai fatto difetto l’autostima.
«È un ragazzo intelligente, giovane e preparato ingegnere, che ha scelto di sottoporsi a cambiamenti radicali (si direbbe, perfino chirurgici) per giocare il suo ruolo di personaggio», lo fotografò una ventina d’anni fa Walter Siti, scrittore di chiara fama con l’hobby della tv nazionalpopolare, ma chissà cosa ne scriverebbe oggi.
«Roccobelloooo» pare lo chiamasse Conte quando lo cercava nelle stanze di Palazzo Chigi, secondo un retroscena di Augusto Minzolini sul Giornale.
Nel 2022, a sorpresa, niente candidatura in Parlamento: «Nonostante siano passati 22 anni dalla mia partecipazione al Grande Fratello, il mio nome continua a essere ancora ghiotto per chi vuole infangare non tanto me, ma il Movimento con quello che è il “metodo Boffo”».
Eh, la peppa, Rocco.
Quella di Dino Boffo, costretto a dimettersi dalla direzione di Avvenire per una campagna del Giornale di Vittorio Feltri (a una notizia vera ne fu accostata un’altra pesantissima ma completamente falsa, per cui Feltri fu costretto a una pubblica lettera di scuse), fu una storiaccia seria i cui cascami coinvolsero perfino il cardinale Tarcisio Bertone.
Quindi fly down, vola basso.
A lungo Ta-rocco è stato «uno dei due badanti di Conte, l’altro è Marco Travaglio», così il Tempo del 25 novembre 2020.
E con due consigliori così, cosa poteva andare storto?
Nulla. E difatti: risultati nelle urne del M5s?
Politiche 2018: 10.734.839 voti.
Politiche 2022: 4.335.494.
Europee 2024: 2.336.251, e amen.
Casalino ha ora lasciato la gestione della comunicazione M5s per riciclarsi come direttore di un giornale online: La Sintesi.
Ora: avere il dono della medesima è sempre cosa buona e giusta, ma - sarà perché Casalino è venuto al mondo in Germania, o perché la «sintesi» è un cardine della fenomenologia dello Spirito del filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel - va detto che il simbolo grafico della testata, una doppia esse, richiama vagamente quello, sinistro, delle SS naziste, ma, come si sa, la malizia è negli occhi di guarda.
Mentre facevo zapping martedì scorso, l’ho ritrovato ospite di Ottoemezzo su La7 dove Lilli «Rottenmeier» Gruber, per parlare del referendum sulla giustizia, ha invitato lui, Cathy La Torre, avvocato e attivista Lgbt, e poi Nicola Gratteri in quota «l’unico del ramo» («la vera pornografia tv è quando si mettono seduti a discutere della guerra in Iraq Rita Levi Montalcini, Alba Parietti e un sieropositivo», disse un pirla già nel 2005, intervistato per Sette da Claudio Sabelli Fioretti: lo rammento bene perché quel pirla ero io).
A un tratto Casalino ha bombardato la strategia comunicativa di Giorgia Meloni, abile a «giocare sul piano emotivo, ha bisogno di creare nella gente sentimenti o di odio o di rabbia, emozioni «negative», un «trucco» per strumentalizzarli in chiave «superficiale» perché «solo una piccola parte di italiani» s’informa oltre gli slogan.
Da che pulpito!
Ma se c’è stato un movimento politico che ha sfruttato demagogicamente e populisticamente l’indignazione e la buona fede dei cittadini, quello è stato da sempre il M5s!
Puro Ta-rocco, insomma.
Che ha sempre sfoggiato un ego un cicinin sviluppato, rivaleggiando con quello non di molto inferiore di «Giuseppi», tanto che il 16 marzo 2024 Fabrizio Roncone sul Corriere gli ha dedicato un affettuoso amarcord: «Quando a Palazzo Chigi vide la stanza destinata al portavoce, Rocco restò rigido per alcuni secondi (solo il labbro superiore prese a tremargli: succede sempre quando sta per esplodere). Gli sembrava uno sgabuzzino. Inaccettabile. Risultato: quando tre anni dopo andò via, il suo ufficio aveva le dimensioni di un campo di calcetto».
Ma questo suo credersi l’ombelico del mondo, la chiesa al centro del villaggio («Dott. Ing. Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, Capoufficiostampa del governo», pare fosse così il suo biglietto da visita), lo ha portato a tracimare.
Nel settembre 2018 diventa pubblico un suo audio in cui preannuncia una megavendetta nei confronti dei dirigenti del ministero dell’Economia: «Se poi all’ultimo non escono i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di m... del Mef, non è accettabile che non si trovino 10 miliardi del ca..., sarà una cosa ai coltelli».
Diffusione «pilotata», nel senso che si voleva mandare un «pizzino», con Casalino pronto a fare da parafulmine delle inevitabili polemiche che non potevano non scoppiare, visto il tono e il linguaggio usati?
Oppure realizzata «violando privacy e deontologia professionale», come accusò lui?
Come fu come non fu, Conte lo «blindò», reputandolo vittima di «condotte gravemente illegittime»: «Ribadisco la piena fiducia nel mio portavoce», mettendo fine alle querelle. Evidentemente all’epoca non contava il «prevalente interesse pubblico» - a conoscere i retroscena di episodi più o meno eclatanti della vita politica - che vale oggi in difesa del «giornalismo d’inchiesta» di Report, che si basa anche sull’uso sapiente di audio, per dir così, non autorizzati dagli interessati, e per cui Conte si è battuto perfino andando in piazza brandendo la «pochette»).
Al che, i propalatori ignoti decisero di far conoscere un altro «vocale» non proprio edificante di Casalino, che, costretto a fare gli straordinari dopo il crollo, il 14 agosto 2018, del Ponte Morandi a Genova (43 vittime), un paio di giorni dopo sbottò con i giornalisti: «Non stressatemi la vita, io pure ho diritto a farmi un paio di giorni, che già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, San Rocco, Santo Cristo. Mi chiamate come pazzi».
Però.
Ovviamente, l’ipotesi di dimissioni non fu nemmeno considerata.
Anche in virtù del «codice Rocco», emanato da sé medesimo, che gli consentiva di fare il bello e il cattivo tempo, e al quale «quasi tutti obbedivano, ovvero: fare e scrivere come diceva lui, invitando in tv i suoi protetti, o semplicemente chi stava simpatico a Rocco-Richelieu» (così Mario Ajello sul Messaggero del 4 febbraio 2021).
Alla fine, per l’iper-protagonismo lo bacchettò perfino il suo ex agente Lele Mora: «Dovrebbe fare un bagno di umiltà, perché è andato oltre. Evidentemente, visto che era abituato alle telecamere, ha pensato che stare al governo fosse un Grande Fratello della politica».
Di più: «Non puoi apparire accanto a Conte in ogni contesto, perfino in presenza dei capi di Stato del mondo. La verità è che Rocco voleva stare al centro della scena, voleva essere visto».
La Sintesi debutterà il 2 marzo.
Avviso sul sito in costruzione: «La redazione giornalistica è in prossima apertura».
Nell’attesa, hanno già taroccato l’italiano.
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Elisabetta Gardini (Imagoeconomica)
La proposta di legge a prima firma Elisabetta Gardini di Fratelli d’Italia può essere considerata solo un ricordo. «In merito alle notizie riportate dalla stampa sulla proposta di legge in materia di disciplina condominiale, si precisa che la pdl in questione è stata formalmente ritirata», ha chiarito ieri la Gardini, vice capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio a seguito della notizia pubblicata da La Verità, sull’iniziativa presa dal comitato tecnico della riforma di inviare alle associazioni di settore una convocazione per aprire tavoli di confronto. Nella missiva che La Verità ha potuto leggere c’era scritto: «Questo comitato tecnico, su mandato degli onorevoli deputati firmatari, sta procedendo con i tavoli di confronto con le parti sociali interessate allo scopo di raccogliere il loro prezioso contributo. Questa proposta», si legge ancora, «è un cantiere aperto e quindi il vostro contributo è ritenuto essenziale e funzionale alla costruzione di una versione definitiva alla proposta che possa , così, riscontrare le segnalazioni di tutti». E poi: «Tanto premesso, codesta associazione/organizzazione è convocata al tavolo che si terrà il giorno...». Seguivano in calce i nomi dei rappresentanti del comitato, Francesco Schena, Pietrantonio Lisi e Carlo Pikler, oltre all’indicazione del comitato tecnico riforma del condominio, onorevole Elisabetta Gardini. Così l’esponente di FdI ha precisato: «La proposta di legge è stata formalmente ritirata». Il caso quindi è chiuso (resta da capire in nome di chi il comitato stesse inviando queste lettere di convocazione) e i proprietari di immobili possono tirare un sospiro di sollievo. D’altronde se in molti auspicano da tempo una riforma della normativa, è pur vero che il testo presentato a dicembre scorso affrontava la materia in modo profondamente penalizzante per i condomini. Tant’è che subito dalle forze politiche della maggioranza era arrivata una levata di scudi. A cominciare dalla Lega che aveva parlato di testo «con evidenti criticità e non condiviso» facendo intendere in modo esplicito che non c’era una scelta collegiale. Anche Forza Italia aveva preso le distanze e per bocca del responsabile del dipartimento casa, Roberto Rosso, che aveva annunciato «una nuova proposta di riforma sulla disciplina dei condomìni». Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva chiarito. «È una proposta che, come molte altre, è in discussione alla Camera. Trattandosi di una proposta è indispensabile un confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani, senza la quale Fratelli d’Italia ritiene che non potrà proseguire il suo iter».
Insomma, nessuna forza politica sembrava interessata a portare avanti un testo che svantaggia i condomìni moltiplicando la burocrazia e creando i presupposti per una situazione caotica nella gestione degli immobili. Si prevedeva, per esempio, la creazione presso il Mimit (il ministero del Made in Italy), di un elenco nazionale pubblico degli amministratori che avrebbero dovuto essere in possesso di laurea. Poi, lo stop ai pagamenti in contanti e l’obbligo di versare i saldi su uno conto corrente dedicato, postale o bancario, intestato al condominio. Inoltre le informazioni relative alla sicurezza delle parti comuni dell’edificio avrebbero dovuto essere verificate e certificate da una società specializzata.
Gli immobili con oltre 20 condomìni, poi, dovevano dotarsi di un revisore. Il punto più controverso era un altro: chi è in regola con i pagamenti finisce per pagare anche per chi è moroso? I creditori infatti possono agire sulle somme sul conto corrente condominiale (alimentato da chi è in regola con i pagamenti) e in via sussidiaria sui beni dei condomìni in base alla morosità di ciascuno e infine su chi ha sempre pagato. Dopo il danno la beffa. Che a questo punto sembra davvero scampata.
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Christine Lagarde (Ansa)
È la versione monetaria del «non correte tutti verso l’uscita, le porte restano aperte». In altre parole, la Bce sta costruendo un sistema per evitare vendite obbligate prima ancora che qualcuno pensi di farle. Psicologia dei mercati. Mentre a Bruxelles si discute con tono solenne di integrazione dei mercati dei capitali e di mobilitare il risparmio europeo c’è chi ha deciso di affrontare la questione da un’angolazione sorprendente. I Paesi Bassi hanno scelto di cambiare radicalmente il modo in cui tassano le rendite finanziarie, comprese le criptovalute La riforma entrerà in vigore nel 2028 ma ha già acceso un dibattito degno di un seminario di filosofia morale.
La Camera dei Rappresentanti dei Paesi Bassi ha approvato una riforma che certo non agevola gli investimenti. Non sarà tassato solo l’incasso, ma anche ciò che aumenta di valore. Se il portafoglio cresce, anche senza vendere nulla, per il fisco quel guadagno esiste già. È reddito. È imponibile.
È la tassazione dell’arricchimento potenziale. Una metafisica fiscale che Platone avrebbe probabilmente apprezzato. E non importa se questo sistema porterà a vendite forzate visto che i risparmiatori potrebbero essere privi della liquidità necessaria per pagare la tassa.
Il vecchio sistema - che applicava rendimenti teorici stabiliti dallo Stato - era stato demolito dalla magistratura perché giudicato lesivo del diritto di proprietà.
Immobili e partecipazioni in start-up restano fuori. Continueranno a essere tassate solo al momento della vendita - segno che l’economia reale va trattata con cautela. La ricchezza finanziaria, invece, può essere misurata anno per anno, quasi fosse un termometro sociale. Anche le cripto entrano nel perimetro. E qui non è difficile leggere la preoccupazione delle autorità per un fenomeno che cresce più rapidamente delle categorie fiscali tradizionali.
La Nederlandsche Bank ha registrato l’aumento costante degli investimenti digitali tra famiglie e istituzioni, segnale che il confine tra risparmio e speculazione diventa sempre più sfumato. La banca calcola un ammontare di 1,2 miliardi nell’ottobre 2025, rispetto agli 81 milioni di fine 2020. Il settore finanziario deteneva ulteriori 113 milioni di euro in criptovalute direttamente in portafoglio nel terzo trimestre del 2025. Il segretario di Stato al Tesoro, Eugène Heijnen, ha difeso la riforma pur riconoscendo che si poteva fare meglio. Ma il fisco non poteva rinunciare ai 2,3 miliardi di tasse
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