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2026-01-01
Un cristianesimo al passo con i tempi perde valore e non è più necessario
Joseph Ratzinger (Ansa)
Cari amici, nella Chiesa antica il catecumenato, il cammino verso il Battesimo, verso l’essere cristiani, cominciava con una piccola cerimonia: il sacerdote metteva un po’ di sale sulla bocca del catecumeno, che così entrava nel cammino verso Cristo, con Cristo. Perché? Il sale nell’antichità aveva una duplice funzione. Anzitutto, era un conservante, anzi nel tempo senza frigorifero, senza mezzi chimici, era il conservante, l’unico mezzo contro la corruzione, per difendere la vita contro le forze della decomposizione, della distruzione, della morte.
Così il sale significa la presenza della Parola di Cristo come forza contro la morte, contro la corruzione, anzi la presenza del Risorto, che è la vita, l’unica forza che impedisce il dominio della morte. Fare il catecumenato, il cammino verso Cristo, vuol dire portare in sé e sempre di più la Parola di Cristo, lasciarsi formare, difendere, anche col dolore che questa Parola porta. L’esigenza di opporsi alla decomposizione spirituale umana, alla corruzione della nostra vita, implica che noi entriamo in contatto con il Risorto e così con la forza della vita. Vivere in contatto con il Risorto è così vivere contro la morte, è cammino verso Cristo, è farsi cristiano.
Ma c’era anche una seconda funzione. Il sale è un condimento, dava sapore alla realtà. Nel Libro del Levitico è prescritto che ogni sacrificio per Dio dev’essere salato, così avrebbe sapore per Dio (cfr. Lv 2,13). Noi come possiamo avere sapore per Dio, davanti a Dio? È ovvio che questi sacrifici di tori, agnelli, eccetera, non potevano essere il vero dono per Dio, sono solo simboli. Ricordiamo la parola del Salmo: «Sacrifici e olocausti non hai voluto, un corpo mi hai preparato, vengo per fare la tua volontà» (Sal 40,7-9). Questi sacrifici possono essere solo simboli della realtà; il vero sacrificio, la vera glorificazione di Dio, il dono della Creazione a Dio è l’uomo che vive col sapore di Cristo, che porta in sé la sua luce.
Mi viene in mente la bella parola di Sant’Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Ma la vita dell’uomo è di Dio, l’uomo vivente è il vero sacrificio, la gloria di Dio, e vivere implica sempre anche la lotta contro la morte, implica il sapore di Cristo che dobbiamo portare in noi, perché è necessario non essere una realtà insipida per il mondo e per Dio. Preghiamo il Signore che ci aiuti a portare sempre più in noi il sapore del Vangelo, il sapore di Cristo, così che la nostra vita sia saporita, sia forza del bene nel mondo, e che diventi sempre più presente la forza vivificante di Cristo contro le forze di distruzione. Così, se Cristo nel Vangelo di San Luca dice: «Avete sale?» (Lc 14,24-25), vuol dire: «Voi siete il sacrificio, la gloria di Dio vivente, vivente dalla Parola del Signore che dà luce e trasforma la nostra vita».
Oggi nel Vangelo il Signore non dice: «Avete sale in voi?», ma aggiunge una nuova sfumatura. Non chiede solo: «Avete?», ma afferma: «Siete sale!»; cioè i discepoli di Cristo, la Chiesa, devono essere sale per il mondo, per l’umanità, per la storia e avere proprio la funzione del sale nella storia umana, che come vediamo oggi è sempre minacciata dalle forze della corruzione, della distruzione, dalle forze della morte. Noi cristiani dobbiamo essere il sale per questo mondo, per questa storia, portare in noi la forza della croce di Cristo, la forza di difesa della vita contro le forze della distruzione.
Il Signore dice anche: «Se non lo fate, che cosa vale ancora il vostro cristianesimo?». Un cristianesimo conformista, che si arrangia con il mondo, che si identifica sempre più con il mondo, che non ha più il coraggio della passione della verità, del dolore della verità, che non è più sale che difende e lotta contro la morte, è sale senza sapore, che non vale niente, che sparisce da sé. Un cristianesimo conformista, che sembra moderno, all’altezza dei tempi, in realtà non ha valore, non è necessario. Può sopravvivere e vivere solo una fede che è sale, che ha forza di novità, che ha il sapore di Cristo Risorto.
Preghiamo il Signore perché a ognuno di noi, alla Chiesa, ai vescovi, dia il coraggio di essere realmente il sale, di portare la novità, la forza vitale del Vangelo nel mondo, anche dove è doloroso, e così salvare il mondo.
Il cammino verso il Battesimo comincia con il dono del sale e finisce con il dono della luce. Dopo il Battesimo, alla fine il sacerdote consegna al battezzato la candela accesa e dice: «Adesso sei luce in Cristo, porta la sua luce!». Così la seconda immagine per la nostra esistenza e missione cristiana è proprio la luce. Dobbiamo portare in questo mondo la luce della Parola di Dio, che mostra la strada, ci fa vedere.
La luce, infine, non è nient’altro che la Verità. Solo la Verità ci mostra che cosa vale, chi siamo noi, dove dobbiamo andare, e Cristo è il Logos, la Ragione eterna, e così le Chiese sono la luce del mondo. Grazie a Cristo conosciamo il volto di Dio, sappiamo chi è Dio, chi siamo noi e dove dobbiamo andare, come dobbiamo vivere e morire realmente bene per andare nella direzione giusta. Cristo è la luce del mondo.
Preghiamo di nuovo il Signore perché ci aiuti a difendere questa luce. Essa è sempre minacciata dai venti del tempo e così anche nel nostro tempo la luce può spegnersi facilmente. Ma non dobbiamo solo difendere la luce, dobbiamo anche darla agli altri. Nell’epoca moderna, con lo sviluppo delle scienze naturali, si è formata sempre più l’idea che la verità ultima non è accessibile all’uomo. Con l’esperimento, con il metodo di verifica e di falsificazione, noi possiamo mostrare quali sono gli elementi della materia, e così possiamo usare il mondo, metterlo in nostro possesso; ma quanto non è verificabile con questo metodo sperimentale non è sicuro, e quindi rimane nel campo della soggettività: la verità stessa non è accessibile.
Così l’epoca moderna ha saputo sempre più usare, strumentalizzare le cose e, fino alle ultime novità tecnologiche, vediamo che possiamo sempre più prendere in mano il mondo, usarlo per noi, con metodi sempre più raffinati. Possiamo usare il mondo, ma non sappiamo perché e a che scopo, poiché la verità non è accessibile, rimane dipendente dal soggetto, come un sentimento. Se è così, l’uomo è realmente in una situazione tragica e minacciato dall’autodistruzione, perché la verità è la luce necessaria per vivere, e perciò crediamo in dio, crediamo in Cristo, che è Verità.
Ma c’è un modo diverso da quello sperimentale delle scienze naturali, anche per la falsificazione e la verifica di questa nostra verità, la vera verità dell’essere. I santi sono la verifica della verità di Cristo, i santi ci dimostrano: così è l’uomo, perché così è Dio! Come dice San Pietro, sono le luci nel cielo oscuro della storia, ci mostrano la luce, risplendono della vera luce, quella di Cristo (cfr. 2Pt 1,19).
E c’è la falsificazione del sistema di Hitler, o Stalin, fino a Pol Pot; quei sistemi atei hanno dimostrato che i mondi senza Dio sono falsificati. E non solo i sistemi violenti, atei, ma anche questo nostro mondo positivista, con la sua negazione della certezza dei valori, dove valgono solo le leggi del mercato, dove si può calcolare tutto, anche questo mondo si distrugge, si autodistrugge, si falsifica in un modo più sottile, ma non meno reale e pericoloso. La luce di Cristo è la vera luce, Cristo è il Logos, la Ragione eterna e così la Verità che ci dà la vita.
Nel Vangelo, il Signore ci ammonisce anche con una minaccia. Dice: «Sì, la luce è la luce, ma la luce può essere coperta sotto il moggio e non splendere più». Questo è un pericolo personale e collettivo. Personale se la nostra vita, il nostro comportamento, non lascia più che appaia la luce di Cristo; se viviamo Cristo solo per noi, ma ciò non tocca gli altri e la luce di Cristo è coperta dalla nostra luce, se non traspare più dal nostro essere e non siamo più stelle nel firmamento di questo mondo. Ma il pericolo concerne anche il livello della Chiesa come tale, è il pericolo di ritirarsi in sé stessa, ma soprattutto di essere coperta dalla mole dei nostri peccati. Vediamo oggi come l’assurdità degli scandali diventa molto forte, tanto che copre la luce e non lascia più apparire la città sul monte, non dà più la luce per vedere: «Questa è la città di Dio!».
Preghiamo il Signore: «Aiutaci a vivere così che siamo trasparenti per la tua luce, aiuta la tua Chiesa. Non lasciare la forza al diavolo, al potere del male. Aiuta la tua Chiesa perché risplenda la luce dei santi, perché sia visibile come città sul monte, e così ci illumini la Verità senza la quale non c’è vita». Amen!
Siamo chiamati tutti alla perfezione del Padre nostro, fino al martirio
Cari amici, l’ultima parola di questo Vangelo è quasi un riassunto di tutto il Discorso della montagna, è una parola che ci spaventa, perché dice: «Siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto». Vorremmo dire subito: «Signore, Tu non sai come noi siamo deboli? Siamo solo polvere, carne! Inoltre siamo feriti dal peccato originale; come puoi dire che dobbiamo essere perfetti come il Padre nostro?». Ma il Signore - se accadesse come per don Camillo -, possiamo immaginare che ci risponda dalla Croce; penso che direbbe: «Sì, naturalmente conosco le vostre debolezze. Io stesso che vi ho salvato conosco la realtà della vita umana con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi problemi. Ho visto tutte le debolezze di San Pietro, quando per le chiacchiere di una serva ha perso tutto il suo coraggio. Tutto questo lo conosco bene e tuttavia non dimenticate la vostra dignità, altrimenti io non mi sarei fatto uomo, se questa non fosse una cosa grande; rispettate la vostra dignità, rispettate il fatto che siete immagine di Dio. L’essenza dell’immagine è che è simile alla realtà presentata, quindi dovrete essere quasi sempre vera immagine di Dio». A questo punto, potremmo continuare noi e dire: «Sì. Non dobbiamo ritirarci nella pigrizia o nella pusillanimità come ha fatto quel servo pigro, che ha nascosto i suoi talenti e così ha perso sé stesso, la sua vita; non dobbiamo fuggire nella mediocrità, ma essere magnanimi, coraggiosi e far fruttare il dono datoci da Dio».
Possiamo ricordarci che i Padri della Chiesa hanno detto che, quando Dio ha creato l’uomo, la sua prima idea originaria era Gesù Cristo, il Dio fattosi uomo. Questo, dice San Paolo, è il primogenito di tutti gli uomini (cfr. Col 1,15.18), è l’immagine originaria di Dio alla quale noi siamo conformati, vuol dire che in Gesù Cristo Dio ha già tradotto la sua immagine e ci dà già la possibilità di imitare Dio. Possiamo ricordarci che San Paolo nella Lettera agli Efesini dice: «Imitate Dio» (Ef 5,1), ma nella prima Lettera ai Corinzi dice: «Imitate Cristo, imitate me» (cfr. 1Cor 11,1). Sono tre traduzioni: possiamo imitare l’Apostolo, ma imitando l’Apostolo dobbiamo imitare Cristo, e imitando Cristo dobbiamo imitare Dio.
Così appare una cosa nuova importante, cioè che il Discorso della montagna dev’essere interpretato dopo la Risurrezione. Quando il Signore lo ha pronunciato non era ancora risorto, era ancora qui sulla terra; solo dopo la Risurrezione, nella luce della Croce e della Risurrezione, possiamo capire bene il Discorso della montagna, interpretandolo in chiave cristologica, e così troviamo l’accesso alla possibilità di realizzarlo.
In realtà, Gesù ha realizzato tutto quanto ha detto qui: non è andato solo un miglio con noi, ma ha percorso come noi tutta la strada della nostra vita fino alla morte; non ha dato soltanto una camicia e non solo il mantello, ha dato sé stesso nella sua totalità, lasciandosi schiaffeggiare ogni giorno dall’umanità e rimanendo buono. È morto anche per i suoi avversari, per i nemici; dalla Croce ha pregato per i nemici. Adesso possiamo capire tutto questo, interpretando la redenzione in chiave cristologica, rileggendo la sua vita nella Risurrezione.
Quindi, adesso, cercare di assimilarci a Dio - poiché Egli ha messo in noi questa similitudine - non solo è possibile, ma è un appello alla nostra magnanimità per lasciarci affascinare da Cristo e corrispondere a questo fascino per essere veri uomini.
Ma come facciamo? Per imitare Dio in Cristo, secondo il modello dei santi, dobbiamo soprattutto conoscerlo - questa è la prima confessione - e, come Abramo, farci amici di Dio; nell’amicizia di Dio, conoscerlo, e così assimilarci a Lui. Poi, per poterlo imitare, possiamo vedere chi è Dio, e come è Dio. «Dio è amore», ci dice San Giovanni (1Gv 4,8.16): allora imitare Dio vuol dire essere uomini di amore, come Cristo è amore. Quindi, escludere le cose contrarie all’amore: l’avarizia, le chiacchiere, i pettegolezzi, i sospetti, l’odio, l’antipatia, tutto questo; poi, fare quanto è bene, cominciando dai nostri pensieri sull’altro, pensare bene dell’altro, cercare in lui la fiamma della luce di Dio anche se è molto nascosta, aiutarlo materialmente; spesso, una piccola parola è un dono grande, bello, un aiuto per sopportare le situazioni; essere attenti, sensibili per dare segni di amore all’altro.
Infine, dobbiamo tenere presente che Dio è amore e Dio è verità. E questo è proprio il senso di Dio: amore e verità vanno insieme, amore nella verità e verità nell’amore. Perciò l’amore non è sempre una cosa comoda, che ci lascia d’accordo con tutti. Dio non è sempre d’accordo, ci ingombra, ci interroga per formarci alla nostra verità e per salvarci dalla perdita di noi stessi; amore vuol dire anche essere severi con l’altro per aiutarlo a ritrovare la giusta strada, accettare anche noi le durezze, che ci aiutano a essere veri con noi stessi, più vicini a Dio. E, soprattutto, è importante il fatto che nell’amore di Dio e dell’altro è compreso che per l’altro è un bene conoscere qual è la verità, dobbiamo aiutarlo perché conosca Dio e conosca lui stesso la verità, il suo modello originario, l’idea originaria secondo la quale è creato. Questo è servizio di carità, servizio di amore e di verità; il servizio di verità è servizio di carità; in questo senso l’annuncio del Vangelo, la missionarietà, in tutte le sue forme è un modo di imitare Dio.
Infine, una cosa sorprendente: Dio non solo è verità, è amore, ma anche umiltà. Pare strano che Dio sia umile, ma in Cristo ci ha mostrato proprio questo; si è umiliato fino alla schiavitù, fino a essere nostro schiavo, e questa è la vera grandezza di Dio, in cui Dio si manifesta in tutto il suo amore infinito. Dio è umile, si fa nostro servo, e questa umiltà di Dio è da imitare per essere perfetti, per essere veramente ciò che noi siamo, sua immagine, sua similitudine. Dobbiamo accettare anche cose da servi, servire, non cercare il nostro prestigio, ma cercare il posto del Signore, che è il posto dell’umiltà. E anche cominciare a credere è un atto di umiltà.
Alla fine, non dimentichiamo che ieri abbiamo avuto 19 nuovi cardinali, che oggi concelebrano con il Papa nella nuova veste di cardinali e il Papa stesso ha ricordato ai cardinali che il cardinalato non è tanto un onore, ma un servizio, e sappiamo che il cardinalato è caratterizzato dalla porpora, dal colore del sangue come disponibilità a servire fino all’effusione del sangue, al martirio. È importante tener presente che il martirio non comincia solo nel momento in cui si realizza l’effusione del sangue, ma martirio in greco vuol dire «testimonianza».
La testimonianza veramente vissuta è martirio, perché si espone sempre alle beffe del mondo, a tutti gli attacchi del mondo, è sempre un esporsi alle torture, ai flagelli di questo mondo. Così testimonianza è martyría, è disponibilità a donare realmente la propria vita, perché Cristo sia presente nel mondo e trasformi il mondo.
In questo senso, preghiamo il Signore che ci aiuti ad andare con coraggio, con umiltà, sulla strada della ricerca della perfezione vera, e preghiamo per i nuovi cardinali, perché siano veramente testimoni suoi fino all’effusione del sangue. Amen!
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O la fede è sale, ovvero lotta contro la corruzione e ha sapore, o è destinata a svanire. Serve il coraggio della passione della verità, che è luce. Non il conformismo di chi si arrangia identificandosi con il mondo.Dio conosce le miserie umane, però ci ha creati a sua immagine. La strada è l’imitazione di Cristo, seguendo l’esempio dei santi.Lo speciale contiene due articoli.Cari amici, nella Chiesa antica il catecumenato, il cammino verso il Battesimo, verso l’essere cristiani, cominciava con una piccola cerimonia: il sacerdote metteva un po’ di sale sulla bocca del catecumeno, che così entrava nel cammino verso Cristo, con Cristo. Perché? Il sale nell’antichità aveva una duplice funzione. Anzitutto, era un conservante, anzi nel tempo senza frigorifero, senza mezzi chimici, era il conservante, l’unico mezzo contro la corruzione, per difendere la vita contro le forze della decomposizione, della distruzione, della morte.Così il sale significa la presenza della Parola di Cristo come forza contro la morte, contro la corruzione, anzi la presenza del Risorto, che è la vita, l’unica forza che impedisce il dominio della morte. Fare il catecumenato, il cammino verso Cristo, vuol dire portare in sé e sempre di più la Parola di Cristo, lasciarsi formare, difendere, anche col dolore che questa Parola porta. L’esigenza di opporsi alla decomposizione spirituale umana, alla corruzione della nostra vita, implica che noi entriamo in contatto con il Risorto e così con la forza della vita. Vivere in contatto con il Risorto è così vivere contro la morte, è cammino verso Cristo, è farsi cristiano. Ma c’era anche una seconda funzione. Il sale è un condimento, dava sapore alla realtà. Nel Libro del Levitico è prescritto che ogni sacrificio per Dio dev’essere salato, così avrebbe sapore per Dio (cfr. Lv 2,13). Noi come possiamo avere sapore per Dio, davanti a Dio? È ovvio che questi sacrifici di tori, agnelli, eccetera, non potevano essere il vero dono per Dio, sono solo simboli. Ricordiamo la parola del Salmo: «Sacrifici e olocausti non hai voluto, un corpo mi hai preparato, vengo per fare la tua volontà» (Sal 40,7-9). Questi sacrifici possono essere solo simboli della realtà; il vero sacrificio, la vera glorificazione di Dio, il dono della Creazione a Dio è l’uomo che vive col sapore di Cristo, che porta in sé la sua luce.Mi viene in mente la bella parola di Sant’Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Ma la vita dell’uomo è di Dio, l’uomo vivente è il vero sacrificio, la gloria di Dio, e vivere implica sempre anche la lotta contro la morte, implica il sapore di Cristo che dobbiamo portare in noi, perché è necessario non essere una realtà insipida per il mondo e per Dio. Preghiamo il Signore che ci aiuti a portare sempre più in noi il sapore del Vangelo, il sapore di Cristo, così che la nostra vita sia saporita, sia forza del bene nel mondo, e che diventi sempre più presente la forza vivificante di Cristo contro le forze di distruzione. Così, se Cristo nel Vangelo di San Luca dice: «Avete sale?» (Lc 14,24-25), vuol dire: «Voi siete il sacrificio, la gloria di Dio vivente, vivente dalla Parola del Signore che dà luce e trasforma la nostra vita».Oggi nel Vangelo il Signore non dice: «Avete sale in voi?», ma aggiunge una nuova sfumatura. Non chiede solo: «Avete?», ma afferma: «Siete sale!»; cioè i discepoli di Cristo, la Chiesa, devono essere sale per il mondo, per l’umanità, per la storia e avere proprio la funzione del sale nella storia umana, che come vediamo oggi è sempre minacciata dalle forze della corruzione, della distruzione, dalle forze della morte. Noi cristiani dobbiamo essere il sale per questo mondo, per questa storia, portare in noi la forza della croce di Cristo, la forza di difesa della vita contro le forze della distruzione.Il Signore dice anche: «Se non lo fate, che cosa vale ancora il vostro cristianesimo?». Un cristianesimo conformista, che si arrangia con il mondo, che si identifica sempre più con il mondo, che non ha più il coraggio della passione della verità, del dolore della verità, che non è più sale che difende e lotta contro la morte, è sale senza sapore, che non vale niente, che sparisce da sé. Un cristianesimo conformista, che sembra moderno, all’altezza dei tempi, in realtà non ha valore, non è necessario. Può sopravvivere e vivere solo una fede che è sale, che ha forza di novità, che ha il sapore di Cristo Risorto.Preghiamo il Signore perché a ognuno di noi, alla Chiesa, ai vescovi, dia il coraggio di essere realmente il sale, di portare la novità, la forza vitale del Vangelo nel mondo, anche dove è doloroso, e così salvare il mondo.Il cammino verso il Battesimo comincia con il dono del sale e finisce con il dono della luce. Dopo il Battesimo, alla fine il sacerdote consegna al battezzato la candela accesa e dice: «Adesso sei luce in Cristo, porta la sua luce!». Così la seconda immagine per la nostra esistenza e missione cristiana è proprio la luce. Dobbiamo portare in questo mondo la luce della Parola di Dio, che mostra la strada, ci fa vedere. La luce, infine, non è nient’altro che la Verità. Solo la Verità ci mostra che cosa vale, chi siamo noi, dove dobbiamo andare, e Cristo è il Logos, la Ragione eterna, e così le Chiese sono la luce del mondo. Grazie a Cristo conosciamo il volto di Dio, sappiamo chi è Dio, chi siamo noi e dove dobbiamo andare, come dobbiamo vivere e morire realmente bene per andare nella direzione giusta. Cristo è la luce del mondo.Preghiamo di nuovo il Signore perché ci aiuti a difendere questa luce. Essa è sempre minacciata dai venti del tempo e così anche nel nostro tempo la luce può spegnersi facilmente. Ma non dobbiamo solo difendere la luce, dobbiamo anche darla agli altri. Nell’epoca moderna, con lo sviluppo delle scienze naturali, si è formata sempre più l’idea che la verità ultima non è accessibile all’uomo. Con l’esperimento, con il metodo di verifica e di falsificazione, noi possiamo mostrare quali sono gli elementi della materia, e così possiamo usare il mondo, metterlo in nostro possesso; ma quanto non è verificabile con questo metodo sperimentale non è sicuro, e quindi rimane nel campo della soggettività: la verità stessa non è accessibile.Così l’epoca moderna ha saputo sempre più usare, strumentalizzare le cose e, fino alle ultime novità tecnologiche, vediamo che possiamo sempre più prendere in mano il mondo, usarlo per noi, con metodi sempre più raffinati. Possiamo usare il mondo, ma non sappiamo perché e a che scopo, poiché la verità non è accessibile, rimane dipendente dal soggetto, come un sentimento. Se è così, l’uomo è realmente in una situazione tragica e minacciato dall’autodistruzione, perché la verità è la luce necessaria per vivere, e perciò crediamo in dio, crediamo in Cristo, che è Verità.Ma c’è un modo diverso da quello sperimentale delle scienze naturali, anche per la falsificazione e la verifica di questa nostra verità, la vera verità dell’essere. I santi sono la verifica della verità di Cristo, i santi ci dimostrano: così è l’uomo, perché così è Dio! Come dice San Pietro, sono le luci nel cielo oscuro della storia, ci mostrano la luce, risplendono della vera luce, quella di Cristo (cfr. 2Pt 1,19).E c’è la falsificazione del sistema di Hitler, o Stalin, fino a Pol Pot; quei sistemi atei hanno dimostrato che i mondi senza Dio sono falsificati. E non solo i sistemi violenti, atei, ma anche questo nostro mondo positivista, con la sua negazione della certezza dei valori, dove valgono solo le leggi del mercato, dove si può calcolare tutto, anche questo mondo si distrugge, si autodistrugge, si falsifica in un modo più sottile, ma non meno reale e pericoloso. La luce di Cristo è la vera luce, Cristo è il Logos, la Ragione eterna e così la Verità che ci dà la vita.Nel Vangelo, il Signore ci ammonisce anche con una minaccia. Dice: «Sì, la luce è la luce, ma la luce può essere coperta sotto il moggio e non splendere più». Questo è un pericolo personale e collettivo. Personale se la nostra vita, il nostro comportamento, non lascia più che appaia la luce di Cristo; se viviamo Cristo solo per noi, ma ciò non tocca gli altri e la luce di Cristo è coperta dalla nostra luce, se non traspare più dal nostro essere e non siamo più stelle nel firmamento di questo mondo. Ma il pericolo concerne anche il livello della Chiesa come tale, è il pericolo di ritirarsi in sé stessa, ma soprattutto di essere coperta dalla mole dei nostri peccati. Vediamo oggi come l’assurdità degli scandali diventa molto forte, tanto che copre la luce e non lascia più apparire la città sul monte, non dà più la luce per vedere: «Questa è la città di Dio!».Preghiamo il Signore: «Aiutaci a vivere così che siamo trasparenti per la tua luce, aiuta la tua Chiesa. Non lasciare la forza al diavolo, al potere del male. Aiuta la tua Chiesa perché risplenda la luce dei santi, perché sia visibile come città sul monte, e così ci illumini la Verità senza la quale non c’è vita». 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Ma il Signore - se accadesse come per don Camillo -, possiamo immaginare che ci risponda dalla Croce; penso che direbbe: «Sì, naturalmente conosco le vostre debolezze. Io stesso che vi ho salvato conosco la realtà della vita umana con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi problemi. Ho visto tutte le debolezze di San Pietro, quando per le chiacchiere di una serva ha perso tutto il suo coraggio. Tutto questo lo conosco bene e tuttavia non dimenticate la vostra dignità, altrimenti io non mi sarei fatto uomo, se questa non fosse una cosa grande; rispettate la vostra dignità, rispettate il fatto che siete immagine di Dio. L’essenza dell’immagine è che è simile alla realtà presentata, quindi dovrete essere quasi sempre vera immagine di Dio». A questo punto, potremmo continuare noi e dire: «Sì. Non dobbiamo ritirarci nella pigrizia o nella pusillanimità come ha fatto quel servo pigro, che ha nascosto i suoi talenti e così ha perso sé stesso, la sua vita; non dobbiamo fuggire nella mediocrità, ma essere magnanimi, coraggiosi e far fruttare il dono datoci da Dio».Possiamo ricordarci che i Padri della Chiesa hanno detto che, quando Dio ha creato l’uomo, la sua prima idea originaria era Gesù Cristo, il Dio fattosi uomo. Questo, dice San Paolo, è il primogenito di tutti gli uomini (cfr. Col 1,15.18), è l’immagine originaria di Dio alla quale noi siamo conformati, vuol dire che in Gesù Cristo Dio ha già tradotto la sua immagine e ci dà già la possibilità di imitare Dio. Possiamo ricordarci che San Paolo nella Lettera agli Efesini dice: «Imitate Dio» (Ef 5,1), ma nella prima Lettera ai Corinzi dice: «Imitate Cristo, imitate me» (cfr. 1Cor 11,1). Sono tre traduzioni: possiamo imitare l’Apostolo, ma imitando l’Apostolo dobbiamo imitare Cristo, e imitando Cristo dobbiamo imitare Dio.Così appare una cosa nuova importante, cioè che il Discorso della montagna dev’essere interpretato dopo la Risurrezione. Quando il Signore lo ha pronunciato non era ancora risorto, era ancora qui sulla terra; solo dopo la Risurrezione, nella luce della Croce e della Risurrezione, possiamo capire bene il Discorso della montagna, interpretandolo in chiave cristologica, e così troviamo l’accesso alla possibilità di realizzarlo.In realtà, Gesù ha realizzato tutto quanto ha detto qui: non è andato solo un miglio con noi, ma ha percorso come noi tutta la strada della nostra vita fino alla morte; non ha dato soltanto una camicia e non solo il mantello, ha dato sé stesso nella sua totalità, lasciandosi schiaffeggiare ogni giorno dall’umanità e rimanendo buono. È morto anche per i suoi avversari, per i nemici; dalla Croce ha pregato per i nemici. Adesso possiamo capire tutto questo, interpretando la redenzione in chiave cristologica, rileggendo la sua vita nella Risurrezione.Quindi, adesso, cercare di assimilarci a Dio - poiché Egli ha messo in noi questa similitudine - non solo è possibile, ma è un appello alla nostra magnanimità per lasciarci affascinare da Cristo e corrispondere a questo fascino per essere veri uomini.Ma come facciamo? Per imitare Dio in Cristo, secondo il modello dei santi, dobbiamo soprattutto conoscerlo - questa è la prima confessione - e, come Abramo, farci amici di Dio; nell’amicizia di Dio, conoscerlo, e così assimilarci a Lui. Poi, per poterlo imitare, possiamo vedere chi è Dio, e come è Dio. «Dio è amore», ci dice San Giovanni (1Gv 4,8.16): allora imitare Dio vuol dire essere uomini di amore, come Cristo è amore. Quindi, escludere le cose contrarie all’amore: l’avarizia, le chiacchiere, i pettegolezzi, i sospetti, l’odio, l’antipatia, tutto questo; poi, fare quanto è bene, cominciando dai nostri pensieri sull’altro, pensare bene dell’altro, cercare in lui la fiamma della luce di Dio anche se è molto nascosta, aiutarlo materialmente; spesso, una piccola parola è un dono grande, bello, un aiuto per sopportare le situazioni; essere attenti, sensibili per dare segni di amore all’altro.Infine, dobbiamo tenere presente che Dio è amore e Dio è verità. E questo è proprio il senso di Dio: amore e verità vanno insieme, amore nella verità e verità nell’amore. Perciò l’amore non è sempre una cosa comoda, che ci lascia d’accordo con tutti. Dio non è sempre d’accordo, ci ingombra, ci interroga per formarci alla nostra verità e per salvarci dalla perdita di noi stessi; amore vuol dire anche essere severi con l’altro per aiutarlo a ritrovare la giusta strada, accettare anche noi le durezze, che ci aiutano a essere veri con noi stessi, più vicini a Dio. E, soprattutto, è importante il fatto che nell’amore di Dio e dell’altro è compreso che per l’altro è un bene conoscere qual è la verità, dobbiamo aiutarlo perché conosca Dio e conosca lui stesso la verità, il suo modello originario, l’idea originaria secondo la quale è creato. Questo è servizio di carità, servizio di amore e di verità; il servizio di verità è servizio di carità; in questo senso l’annuncio del Vangelo, la missionarietà, in tutte le sue forme è un modo di imitare Dio.Infine, una cosa sorprendente: Dio non solo è verità, è amore, ma anche umiltà. Pare strano che Dio sia umile, ma in Cristo ci ha mostrato proprio questo; si è umiliato fino alla schiavitù, fino a essere nostro schiavo, e questa è la vera grandezza di Dio, in cui Dio si manifesta in tutto il suo amore infinito. Dio è umile, si fa nostro servo, e questa umiltà di Dio è da imitare per essere perfetti, per essere veramente ciò che noi siamo, sua immagine, sua similitudine. Dobbiamo accettare anche cose da servi, servire, non cercare il nostro prestigio, ma cercare il posto del Signore, che è il posto dell’umiltà. E anche cominciare a credere è un atto di umiltà.Alla fine, non dimentichiamo che ieri abbiamo avuto 19 nuovi cardinali, che oggi concelebrano con il Papa nella nuova veste di cardinali e il Papa stesso ha ricordato ai cardinali che il cardinalato non è tanto un onore, ma un servizio, e sappiamo che il cardinalato è caratterizzato dalla porpora, dal colore del sangue come disponibilità a servire fino all’effusione del sangue, al martirio. È importante tener presente che il martirio non comincia solo nel momento in cui si realizza l’effusione del sangue, ma martirio in greco vuol dire «testimonianza».La testimonianza veramente vissuta è martirio, perché si espone sempre alle beffe del mondo, a tutti gli attacchi del mondo, è sempre un esporsi alle torture, ai flagelli di questo mondo. Così testimonianza è martyría, è disponibilità a donare realmente la propria vita, perché Cristo sia presente nel mondo e trasformi il mondo.In questo senso, preghiamo il Signore che ci aiuti ad andare con coraggio, con umiltà, sulla strada della ricerca della perfezione vera, e preghiamo per i nuovi cardinali, perché siano veramente testimoni suoi fino all’effusione del sangue. Amen!
Il presidente Usa Donald Trump è atterrato a Pechino per un vertice con Xi Jinping. Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina da quasi un decennio, in un incontro volto a ridurre le tensioni tra le due superpotenze.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivato a Pechino, dove è atteso per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping. L’incontro si inserisce in un contesto di forti tensioni tra Washington e Pechino e punta ad avviare un confronto diretto tra le due principali potenze globali.
Si tratta della prima visita di un presidente americano in Cina dopo quasi dieci anni, un passaggio considerato significativo sul piano diplomatico. Trump è atterrato all’aeroporto internazionale della capitale cinese a bordo dell’Air Force One, dando così avvio a una missione osservata con grande attenzione dalla comunità internazionale. All’arrivo a Pechino, Trump è stato accolto dal vice presidente cinese Han Zheng in una cerimonia sulla pista dell’aeroporto, tra tappeto rosso, saluti ufficiali e la presenza di una delegazione di bambini. Subito dopo lo sbarco dall’Air Force One, il tycoon ha stretto la mano al suo omologo cinese e ha ricevuto un omaggio floreale prima di salire sulla limousine presidenziale.
Sul piano geopolitico, da Pechino è arrivato un messaggio di apertura alla collaborazione: il ministero degli Esteri ha parlato di una volontà di «gestire le divergenze e ampliare la cooperazione» con Washington. Un clima che si inserisce in un contesto internazionale teso, segnato anche dalle dichiarazioni provenienti dall’Iran, dove un portavoce militare ha ipotizzato un possibile aumento dell’arricchimento dell’uranio fino al 90% in caso di nuova escalation. Secondo alcune indiscrezioni rilanciate dai media statunitensi, inoltre, l’amministrazione americana starebbe valutando nuove opzioni operative in caso di fallimento delle attuali trattative, con l’ipotesi di una ridefinizione delle operazioni militari legate allo scenario iraniano. Sullo sfondo, l’agenda della visita di Trump a Pechino include anche colloqui sul Medio Oriente e sulla questione di Taiwan, dossier centrali nei rapporti tra le due superpotenze.
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Friedrich Merz (Ansa)
Davanti a lui, a Berlino, i 400 delegati sindacali fremono, contestano e rimandano al mittente la ricetta; nessuna voglia di lacrime e sangue dopo 30 anni di benessere diffuso. La scena mai vista prima nella storia è il fulcro dello speech del cancelliere al congresso della Federazione dei Sindacati (Dgb) e segna due punti critici: il no alle riforme e il crollo della popolarità dopo solo un anno di governo.
«Aumentare la produttività, diminuire l’assenteismo, riformare la Sanità pubblica, tagliare le pensioni». Lo scenario molto italiano (do you remember la stagione Mario Monti?) fa sanguinare le orecchie di chi ascolta. Ma la verità di Merz non può aspettare oltre. «Abbiamo fallito nel modernizzare il nostro Paese, adesso ne paghiamo le conseguenze. La sfida più difficile sarà la riforma del sistema pensionistico obbligatorio. La commissione di esperti incaricata presenterà le sue proposte fra qualche settimana, le decisioni arriveranno in estate. Un lavoratore non può sostenere il costo di due pensionati. Nulla di tutto ciò è dovuto a cattiveria da parte mia o del governo federale, si tratta semplicemente di demografia e matematica. I problemi strutturali rimandati per anni si sono aggravati».
In una tumultuosa mattina di maggio la Germania scende definitivamente dal piedistallo. E scopre che le otto ore giornaliere di lavoro sono poche (la proposta è di arrivare a 12 con compensazioni settimanali), che la leggendaria produttività è crollata a livelli mediterranei. E che, come sottolinea un Merz sempre più in imbarazzo, «gli alti costi e la burocrazia stanno danneggiando le imprese mettendo a rischio i posti di lavoro e la prosperità delle generazioni future». Per i rappresentanti dei lavoratori è uno shock senza precedenti. Da sempre favorevoli alle riforme nei convegni, nei Paesi ad alto tasso di sviluppo i sindacati di ogni latitudine sono i garanti dell’immobilismo, del corporativismo, del privilegio. Così, dopo avere dormito sugli allori, fischiano, urlano e andranno in piazza.
Dopo due anni di recessione, gli indicatori hanno fatto segnare una crescita troppo flebile per essere rassicurante. E la prima conseguenza del giro di vite annunciato a Berlino è il crollo dei consensi. L’ultimo sondaggio Forsa, pubblicato dalla Bild, è una sentenza: dopo soli 12 mesi di governo la coalizione annaspa, con i conservatori di Cdu-Csu al 22% e i socialisti di Spd (responsabili del ballo sul Titanic) al 12%. Tutto ciò mentre Alternative für Deutschland vola al 27%. A livello personale Merz è al 13%. Commento dei sondaggisti: «Ci sono stati picchi negativi anche per i cancellieri precedenti, ma che qualcuno scendesse sotto il 15% non si era mai visto. I partiti di governo hanno perso un terzo della loro già risicata sostanza, un altro dato mai visto».
Sembra uno scherzo della nemesi. Qualche giorno fa il cancelliere, che a differenza di molti suoi colleghi ha il pregio di dire ciò che pensa (più o meno come Giancarlo Giorgetti), ha dichiarato con aria depressa: «Mi capita di svegliarmi la mattina e chiedermi se questo non sia solo un brutto sogno». La locomotiva si è fermata su un binario morto per quattro motivi sotto gli occhi di tutti, che riguardano anche la geopolitica internazionale.
Ecco i pilastri della prosperità che oggi vacillano. 1) La sovranità energetica è un ricordo, il gas russo a basso costo non c’è più e l’attentato angloamericano al Nordstream 2 (con manovalanza ucraina) ha dato il colpo di grazia; 2) l’ombrello militare americano sta sparendo per via del disimpegno di Donald Trump e gli investimenti sono concentrati sulla difesa (1.000 miliardi); 3) la potenza esclusivamente economica mostra la corda per il crollo delle esportazioni e dell’automotive; 4) la supremazia politica nei confronti dell’Unione europea con diktat di indirizzo (regole draconiane per gli altri, solo sviluppo per Berlino) è diventata un boomerang. A tal punto che il Bundestag ha dovuto sconfessare l’amato Patto di stabilità e iniziare la stagione del debito, sconfessando le strategie di Angela Merkel e del falco Wolfgang Schauble.
Gli errori a ripetizione sul Green deal alla base del suicidio energetico (rinnovabili) e di quello industriale (auto elettriche) hanno fatto il resto. Con l’ottusa complicità di Ursula von del Leyen, peraltro teleguidata da Berlino mentre si gettava dal balcone. Come va ripetendo da anni Alberto Bagnai, «i tedeschi non tornano indietro solo per non ammettere di avere sbagliato, esattamente come 85 anni fa». Questa volta hanno tagliato il ramo sul quale erano seduti. E le bordate di fischi dei sindacati a Merz hanno il rumore di un tonfo.
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Keir Starmer (Ansa)
Lui, per ora, resiste, attaccandosi a un cavillo: per farlo fuori da segretario serve che il 20% dei deputati lo sfiduci e candidino un altro leader. Come numeri ci siamo, ma formalmente non sarebbe stata ancora avviata la procedura formale prevista dallo statuto. E il soldato Keir, finché non lo mandano a casa dalla guida del partito, non esce neppure dal bunker del governo.
Starmer ha riunito il suo governo alle 10 del mattino e raccontano che sia stata una riunione tesa, con alcuni ministri che manco guardavano negli occhi il premier, arrabbiato perché anche i suoi alleati più fedeli da due giorni gli stavano consigliando di annunciare la data delle dimissioni, se non altro per placare le acque. Ma questa soluzione a Starmer non piace perché teme che gli sia concesso solo il tempo necessario a uno dei suoi possibili rivali di partito, il popolarissimo sindaco di Manchester Andy Burnham, per ottenere un seggio alle suppletive (basterebbe far dimettere un fedelissimo), tornare deputato (come da regolamento) e poi soffiargli la segreteria.
Mentre faceva tutti questi calcoli, il premier veniva mollato da quattro membri del governo: tre donne e un figlio di immigrati. Se ne sono andate Alex Davies-Jones, ministro per le Vittime e la violenza contro donne e ragazze, Jess Phillips, ministro per la Tutela dei minori, e Miatta Fahnbulleh, ministro per le Comunità. E a fine pomeriggio molla anche un pezzo da novanta come il vice della Salute, Zubir Ahmed, chirurgo, cinque figli, scozzese di nascita e figlio di un tassista pakistano. Ahmed era il simbolo del tentativo di rimettere in piedi la sanità pubblica, ma ieri se n’è andato scrivendo a Starmer: «È chiaro ormai da un po’ di giorni che la gente ha irrimediabilmente perso fiducia in te come primo ministero». Meno duro, ma comunque micidiale, l’addio per lettera di una fedelissima come Jess Phillips: «Sei una brava persona, ma ho toccato con mano che questo non basta». E poi gli spiega chiaramente che il suo tempo è finito quando aggiunge: «Non vedo quel cambiamento che volevo e quindi non posso continuare a fare il ministro sotto l’attuale leadership». Mentre l’ex collega Miatta Fahnbulleh, economista e liberiana di nascita, invitava il premier a «organizzare una transizione ordinata». Transizione che al momento il premier non ha nessuna intenzione di assecondare. Anche se l’Economist, per dire, ieri pomeriggio lo dava già per perso («Sir Starmer is on the way out») e il Guardian si divertiva a dedicare il suo approfondimento del giorno al seguente tema: «Perché tutti odiano Keir Starmer?».
Con i sondaggi che danno sempre il partito di Nigel Farage dieci punti sopra il Labour, si può provare a spiegare questa crisi, con il partito spaccato in due. Il motivo più immediato è la sconfitta elettorale rimediata la scorsa settimana, con i laburisti che hanno perso 1.500 consiglieri nelle elezioni locali in Inghilterra e che hanno ceduto il Galles, oltre ad aver registrato il peggior risultato di sempre al Parlamento scozzese. E poi c’è lo scandalo per la disgraziata nomina ad ambasciatore Usa di un vecchio arnese come Peter Mandelson, travolto dallo scandalo Epstein. Molti deputati laburisti, quando hanno scoperto i legami dell’ex ministro con il finanziere pedofilo, si sono rivoltati con Starmer. E forse non è un caso che tre ministri dimessi su quattro siano donne, più restie a perdonare certi comportamenti. La Phillips, ministro per la Tutela dei minori, non ci è passata sopra: «La saga di Mandelson quando è venuta a galla ha spinto il premier ad agire per renderci più credibili (su quei temi, ndr). Io non perderò mai l’occasione di una crisi per portare a casa progressi in favore delle donne e delle ragazze e quindi sono state fatte richieste e alcune sono state soddisfatte».
Se la giornata campale di Starmer e del suo governo non ha toccato più di tanto sterlina e Borsa, che hanno chiuso sostanzialmente invariate, i titoli pubblici a 10 anni sono saliti al 5,1% di rendimento, ovvero sui massimi dal luglio 2008, mentre i rendimenti delle obbligazioni trentennali sono schizzati al 5,8%, record dal lontano 1998. I mercati temono che un nuovo leader laburista non sappia fare a meno, per vincere, di promettere un aumento della spesa pubblica. Oppure che metta nuove tasse. Chi possa prendere il posto di Starmer, ammesso che non sia necessario mandargli il notaio del partito per schiodarlo dall’ufficio, non è ancora chiaro. Il rivale che teme di più è il sindaco di Manchester, Burnham (56 anni) , ma il premier si guarda le spalle anche dal rampante ministro della Salute Wes Streeting (43 anni), ala destra del partito e con un solo handicap: è anche lui vicino a Mandelson. Oggi Starmer e Streeting si incontreranno, dopo che ieri non si sono quasi rivolti la parola.
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(IStock)
Come quella di Marco Cavaleri, direttore del dipartimento rischi per la salute pubblica e della task force emergenze dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), pubblicata ieri su Repubblica. «I vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario», ha sostenuto il già responsabile dell’area vaccini e prevenzione delle malattie infettive dell’agenzia europea.
Un’affermazione in netto contrasto con la ricerca di coorte pubblicata su The Lancet nel febbraio 2022 e basata sui registri dell’intera popolazione svedese, che dimostrò come l’efficacia pratica dei vaccini Covid contro l’infezione sintomatica fosse svanita nel tempo, passando dal 92% nei giorni da 15 a 30 dopo la 2° dose fino alla perdita di efficacia significativa a partire dai 7 mesi.
In Italia, una pubblicazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sul British Medical Journal (BMJ) nel febbraio 2022, mostrava come nell’arco di 8-9 mesi anche nella media della popolazione italiana di età 40-59 anni la protezione dei vaccinati con 2 dosi scendeva appena sopra al livello dei non vaccinati, e dai 60 anni in poi addirittura sotto a quel livello. Un declino anche maggiore si è avuto nella popolazione ad alto rischio, con una discesa di un significativo -44% sotto al livello dei non vaccinati, a 8-9 mesi dalla 2° dose.
Nel Regno Unito, prendendo in esame le settimane dalla 36° del 2021 alla 13° 2022, la crescita di infezioni tra i vaccinati è stata impressionante, fino al +275% degli ultimi sette giorni resi disponibili. Poi, la Uk Health Security Agency comunicò di non pubblicare più questa tabella; però intanto, per chi voleva capire, era evidente che la protezione non solo calava ma diventava negativa.
La Commissione medico-scientifica indipendente (Cmsi) ha cercato di comprendere il perché di questa inversione, non certo addebitabile a un allentamento delle precauzioni individuali, e l’ipotesi ritenuta più plausibile è che sia dovuta a un deterioramento del sistema immunitario. Un deterioramento che «andrebbe incluso tra gli effetti avversi molto gravi di queste vaccinazioni ripetute», fa notare da anni la Cmsi.
Pure in Italia, secondo i dati dell’Iss, ad esempio con 3 dosi i vaccinati tra 40 e 59 anni si infettarono rapidamente di più, fino a superare le infezioni dei non vaccinati entro aprile 2022, e arrivare alla prima settimana del 2023 a +70% di casi positivi rispetto ai non vaccinati. Quindi, già a gennaio-marzo 2022 era chiaro che i vaccini non riducevano affatto la trasmissione, anzi. Dopo poche settimane dall’ultima dose trasmettevano l’infezione più dei non vaccinati. Altro che vaccinazione che riduce un po’ la trasmissione del virus, come ha dichiarato in audizione l’ex dg dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini.
Quindi, come si fa a proporre oggi ancora la narrazione che «i vaccini a mRna messi a punto contro il Covid stimolano meglio il sistema immunitario»? Non solo. Nell’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta di Eugenio Serravalle, presidente dell’Associazione di studi e informazioni sulla salute, il medico ha evidenziato i danni provocati alla popolazione in età pediatrica con la vaccinazione Covid.
Eppure, i segnali non mancavano. Nell’analisi retrospettiva nazionale su dati individuali di tutti i bambini italiani (3,6 milioni) pubblicata su The Lancet e relativa all’efficacia del vaccino BNT162b2 contro l’infezione da Sars-CoV-2 e il Covid-19 grave, con il monitoraggio dal 17 gennaio al 13 aprile 2022 si ammetteva che in fascia 5-11 anni i vaccini hanno efficacia pratica (Ve) inferiore rispetto ad altre età, e che la protezione dall’infezione scende al 38,7% tra 0 e 14 giorni dal completamento del ciclo primario, per calare al 21,2% «tra 43 e 84 giorni».
Serviva almeno a proteggere dal Covid grave? Niente affatto, si fermava al 41,1%. Invece, nel report esteso dell’Iss del 6 aprile 2022, i bambini tra 5-11 anni si infettavano il 21,6 % in più rispetto ai non vaccinati, non 21,2% in meno come si è fatto credere su Lancet. Se la vaccinazione Covid per i giovanissimi era inutile, mai abbastanza si parla degli eventi avversi che ha prodotto. Il dottor Serravalle ha citato diversi studi, ma soprattutto ha insistito sulla non attendibilità della farmacovigilanza passiva dell’Aifa che riporta una frequenza di segnalazioni più di 1.000 volte inferiore al sistema di monitoraggio v-safe gestito dai Cdc statunitensi.
«Serravalle ha spiegato che nelle persone in età pediatrica il rischio legato alla contrazione del virus era molto basso, ma nonostante ciò furono oggetto, dai 12 anni in su, della campagna vaccinale di massa impostata dall’allora governo», ha dichiarato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, ricordando che «attraverso il super green pass fu impedito a ragazzi molto giovani, “colpevoli” di non essere vaccinati, di poter svolgere attività sportive […] questa politica sproporzionata rispetto al beneficio atteso fu estremamente grave».
Intanto, il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ed ex direttore generale del ministero della Salute Ranieri Guerra, per l’allora direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa. La decisione riguarda lo stralcio delle indagini, trasmesse dai pm di Bergamo e Brescia per competenza territoriale nella capitale, relative al piano pandemico e alla gestione dell’emergenza Covid.
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