L’incubo della riforma dei condomini che aveva messo in fibrillazione i proprietari di case ha trovato una soluzione. Il capitolo può definirsi chiuso, anche grazie all’intervento de La Verità che tra i primi ha fatto luce sul tentativo di rivoluzionare la normativa e ieri ha svelato l’ultimo tentativo di far passare il testo che avrebbe rivoluzionato la vita negli immobili.
La proposta di legge a prima firma Elisabetta Gardini di Fratelli d’Italia può essere considerata solo un ricordo. «In merito alle notizie riportate dalla stampa sulla proposta di legge in materia di disciplina condominiale, si precisa che la pdl in questione è stata formalmente ritirata», ha chiarito ieri la Gardini, vice capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio a seguito della notizia pubblicata da La Verità, sull’iniziativa presa dal comitato tecnico della riforma di inviare alle associazioni di settore una convocazione per aprire tavoli di confronto. Nella missiva che La Verità ha potuto leggere c’era scritto: «Questo comitato tecnico, su mandato degli onorevoli deputati firmatari, sta procedendo con i tavoli di confronto con le parti sociali interessate allo scopo di raccogliere il loro prezioso contributo. Questa proposta», si legge ancora, «è un cantiere aperto e quindi il vostro contributo è ritenuto essenziale e funzionale alla costruzione di una versione definitiva alla proposta che possa , così, riscontrare le segnalazioni di tutti». E poi: «Tanto premesso, codesta associazione/organizzazione è convocata al tavolo che si terrà il giorno...». Seguivano in calce i nomi dei rappresentanti del comitato, Francesco Schena, Pietrantonio Lisi e Carlo Pikler, oltre all’indicazione del comitato tecnico riforma del condominio, onorevole Elisabetta Gardini. Così l’esponente di FdI ha precisato: «La proposta di legge è stata formalmente ritirata». Il caso quindi è chiuso (resta da capire in nome di chi il comitato stesse inviando queste lettere di convocazione) e i proprietari di immobili possono tirare un sospiro di sollievo. D’altronde se in molti auspicano da tempo una riforma della normativa, è pur vero che il testo presentato a dicembre scorso affrontava la materia in modo profondamente penalizzante per i condomini. Tant’è che subito dalle forze politiche della maggioranza era arrivata una levata di scudi. A cominciare dalla Lega che aveva parlato di testo «con evidenti criticità e non condiviso» facendo intendere in modo esplicito che non c’era una scelta collegiale. Anche Forza Italia aveva preso le distanze e per bocca del responsabile del dipartimento casa, Roberto Rosso, che aveva annunciato «una nuova proposta di riforma sulla disciplina dei condomìni». Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva chiarito. «È una proposta che, come molte altre, è in discussione alla Camera. Trattandosi di una proposta è indispensabile un confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani, senza la quale Fratelli d’Italia ritiene che non potrà proseguire il suo iter».
Insomma, nessuna forza politica sembrava interessata a portare avanti un testo che svantaggia i condomìni moltiplicando la burocrazia e creando i presupposti per una situazione caotica nella gestione degli immobili. Si prevedeva, per esempio, la creazione presso il Mimit (il ministero del Made in Italy), di un elenco nazionale pubblico degli amministratori che avrebbero dovuto essere in possesso di laurea. Poi, lo stop ai pagamenti in contanti e l’obbligo di versare i saldi su uno conto corrente dedicato, postale o bancario, intestato al condominio. Inoltre le informazioni relative alla sicurezza delle parti comuni dell’edificio avrebbero dovuto essere verificate e certificate da una società specializzata.
Gli immobili con oltre 20 condomìni, poi, dovevano dotarsi di un revisore. Il punto più controverso era un altro: chi è in regola con i pagamenti finisce per pagare anche per chi è moroso? I creditori infatti possono agire sulle somme sul conto corrente condominiale (alimentato da chi è in regola con i pagamenti) e in via sussidiaria sui beni dei condomìni in base alla morosità di ciascuno e infine su chi ha sempre pagato. Dopo il danno la beffa. Che a questo punto sembra davvero scampata.



Francesco Burrelli, Presidente Anaci
