In fumo le bugie dei progressisti: ormai i caporali sono gli stranieri

Quanto accaduto ad Amendolara, in provincia di Cosenza, è talmente atroce che risulta difficile persino immaginare come qualcuno possa arrivare a concepire qualcosa di simile. Quattro braccianti pakistani sono stati chiusi dentro un minivan e bruciati vivi. Tutto è stato ripreso in un video. Si vedono due uomini bloccare le portiere e gettare liquido infiammabile sul veicolo, poi il rogo mostruoso.
Su questa storia terrificante abbiamo letto commenti di vario genere. Chi depreca il lavoro nero, chi se la prende con il caporalato. Molti hanno titolato sulla «strage dei braccianti». Piccolo particolare: risulta che per il disumano omicidio plurimo siano stati arrestati due pakistani. Ed è possibile o peggio probabile che si sia trattato di regolamento di conti fra gruppi di immigrati. Raramente tuttavia l’immigrazione viene citata tra le cause della mattanza. Eppure nulla più del massacro di Amendolara è emblematico del mortifero meccanismo dell’immigrazione di massa. Gente che viene dall’altra parte del mondo nell’illusione di sfuggire alla povertà che finisce sfruttata dai peggiori criminali e alla fine arsa viva: è lo sconcertante olocausto del multiculturalismo. Ed è senz’altro uno dei crimini più orrendi, ma di sicuro non l’unico.
Proprio in queste ore, nel Mantovano, si è scoperta un’altra realtà di brutale sfruttamento, gestita da un cinese che aveva escogitato un sistema diabolico. Lavorava con regolare appalto durante il giorno per una grossa ditta della provincia. La notte metteva all’opera stranieri pagati pochi euro per lavorare irregolarmente in condizioni micidiali fino al mattino. Quante ce ne sono di realtà simili? È sempre l’immigrazione la ragione profonda dell’omicidio di Genova, sempre l’immigrazione ha di fatto prodotto lo stupro di Tor Cervara a Roma, dove una donna colombiana è stata sequestrata e violentata per tre giorni. È un caso, quest’ultimo, che è immediatamente stato cancellato dalle cronache, chissà come mai. Esattamente come il rogo di Amendolara, è perfettamente riassuntivo delle storture del melting pot forzato. Una donna avvicina uno spacciatore immigrato per comprare hashish. Questo si fa seguire fino a un furgone, la trascina dentro e la consegna ai suoi amici. La stuprano in cinque per 72 interminabili ore, in gruppo. La donna alla fine riesce a scamparla, interviene la polizia e scopre nel palazzo ben 22 clandestini.
Poi certo, ci viene detto che l’immigrazione non è soltanto questo. Che ci sono anche persone che lavorano onestamente e non fanno male a nessuno, e non v’è dubbio che sia vero. Ma il prezzo che si deve pagare con l’attuale modello immigratorio è decisamente troppo alto. Violenze, stupri, omicidi, stragi. Poi ci sono i minorenni che si radicalizzano e progettano attentati, i presunti malati di mente che investono la folla con la macchina, i maranza che rendono invivibili interi quartieri. E il fatto è che lo sanno tutti. Questa realtà è immediatamente evidente a chiunque, a partire da coloro che ne traggono profitto. Questo sistema si regge sulla sopraffazione e sulla morte, ne sono vittime gli immigrati e gli autoctoni, quelli freschi di sbarco e le seconde e terze generazioni. Da anni si blatera di palliativi, di correttivi, toppe e rammendi che si rivelano o troppo lenti o inutili.
Prendiamo il caporalato. Ricordate quanto divenne ministro Teresa Bellanova? Si disse che avrebbe risolto i problemi dei braccianti grazie alla lunga esperienza di sindacalista proprio tra i lavoratori dei campi. Organizzò anche una bella sanatoria. Ebbene, il caporalato esiste ancora e non lo gestiscono nemmeno più gli italiani bensì gli stessi stranieri. Ci hanno riprovato in seguito con Soumahoro: anche lui doveva essere il messia sinistrorso dei lavoratori stranieri, e si è visto che bella carriera ha avuto. Non c’è da stupirsi: le tante presunte soluzioni ragionevoli e umane della sinistra alla questione migratoria finiscono sempre così. A questo punto restano solo due vie percorribili. O la resa totale, o un radicale cambio di prospettiva. Questa seconda opzione è la più umana, la più giusta, e non è affatto impossibile. Basta mettere in pratica quanto chiede il Save Europe Act, per cui sono state già raccolte online sul sito dedicato oltre centomila firme: quando si arriverà a un milione le autorità europee dovranno tenere in considerazione la proposta. È una azione dal basso, profondamente democratica, e per questo dovrebbe piacere pure a sinistra. La portabandiera è l’attivista olandese Eva Vlaardingerbroek, il contenuto è semplice e chiaramente comprensibile. Il Save a Europe Act propone di «dichiarare una moratoria formale sui nuovi canali di immigrazione extra-occidentali/extra-europei, compresa la sospensione dell’esame delle domande di asilo per i migranti economici e i richiedenti provenienti da Paesi di origine sicuri, il blocco del rilascio di nuovi visti di studio e di ricongiungimento familiare per i non europei e la rigorosa limitazione dei canali di migrazione legale fino al ripristino della coesione sociale e della continuità culturale negli Stati membri». Inoltre, la proposta prevede di «attuare una riforma fondamentale dei sistemi di migrazione e asilo dell’Ue durante il periodo di questa moratoria, compresa una riforma completa dell’attuale quadro migratorio incentrata sulla protezione delle frontiere esterne, sulle barriere fisiche e tecnologiche alle frontiere, sullo screening rapido e sui meccanismi di rimpatrio immediato. Garantire il rimpatrio sistematico e accelerato dei migranti che soggiornano illegalmente, dei richiedenti asilo respinti e delle persone che hanno commesso reati o che rappresentano una minaccia per l’ordine pubblico, con il pieno riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio in tutta l’Unione e una maggiore cooperazione con i paesi terzi per la riammissione. Istituire un quadro armonizzato a livello dell’Ue per una più ampia politica di rimpatrio, comprese misure di rimpatrio volontarie e incentivate per i migranti extraeuropei non integrati o che costituiscono un grave onere culturale o finanziario per gli Stati membri, al fine di ridurre i costi di applicazione delle norme e favorire il ripristino dell’equilibrio demografico».
Sentiamo già le critiche. Sentiamo i soliti noti sostenere che «è una proposta razzista, fascista, nazista...». Tutte balle. Razzista e disumano è consentire che una donna venga violentata per giorni in una casa abbandonata da clandestini, restare indifferenti di fronte a quattro braccianti bruciati vivi, fingere di non vedere i casi di radicalizzazione che sono sempre più frequenti. Disumano è lasciare che l’Europa - con le possibilità e i diritti che garantisce - vada in rovina in nome di falsi ideali e di bontà. Chi non lo capisce non è ingenuo: è complice.





