
Cognome e nome: Casalino Rocco. Ta-rocco, per amici e detrattori burloni.
Tedesco di nascita, a Frankenthal, land: Renania-Palatinato.
Pugliese d’origine.
Radici a Ceglie Messapica, celebre nel 2022 quando un altro Rocco, Rocco Siffredi, ne storpiò il nome per una sua iniziativa porcellina in loco: in un video non la chiamò Messàpica, bensì Messapìca.
Con quali assonanze è facile intuire.
L’iniziativa attirò gli strali del sindaco di centrodestra Angelo Palmisano: «Hai ridicolizzato, con un gioco di parole scurrile, il nome della nostra città per i tuoi discutibili interessi. Ma ricordati: Ceglie Messapica merita rispetto!».
Anche perché il paesello in quel di Brindisi ha quasi 19.000 abitanti.
E non meno di 500 come Volturara Appula, in provincia di Foggia, che ha dato i natali a Giuseppe Conte, il «Giuseppi» di trumpiana memoria di cui Casalino è stato lo spin doctor nei tre anni di permanenza al governo: esecutivo gialloblù, M5s-Lega, prima; e giallorosso, con il Pd, dopo (quando divenne ministro il piddino Francesco Boccia, che è di Bisceglie, comune barese, da sempre un pontiere tra le due «meglio anime» della sinistra, le ironie sul «triangolo delle cime di rapa» si sprecarono).
Rocco Casalinomov, per chi ha voluto vedere nella sua carriera - recensendone l’autobiografia Il portavoce, Piemme 2021, in copertina un Casalino seduto in posa come Kevin Spacey in House of cards - una parabola à la Limonov: l’underdog o l’outsider che si «arrampica» socialmente, arrivando in cima (o nei pressi).
Mattia Salvia, Wired, 19 febbraio 2021: «Ne Il portavoce ci sono passi che in effetti ricordano pagine di Limonov (l’avvincente biografia scritta da Emmanuel Carrère, ndr)».
Uno in particolare - quello in cui Casalino racconta di come, al tavolo con Angela Merkel, pensasse continuamente ai suoi compagni di scuola in Germania che lo bullizzavano, con la speranza che quelli, magari diventati elettori proprio della Cancelliera, lo vedessero ora - è praticamente un calco di un capitolo in cui Limonov esternava identico sentimento di rivalsa.
Stefano Cappellini, vicedirettore di Repubblica, il 18 febbraio 2021 su X: «Arrivato un Whatsapp di Casalino nella chat di gruppo. È sul suo libro. Dice: “Superato Barack Obama nella classifica Amazon”».
Per la cronaca: Casalino vendette 16.000 copie in tre mesi, Obama 900.000 solo nel primo giorno di uscita, ma è noto che a Ta-rocco non ha mai fatto difetto l’autostima.
«È un ragazzo intelligente, giovane e preparato ingegnere, che ha scelto di sottoporsi a cambiamenti radicali (si direbbe, perfino chirurgici) per giocare il suo ruolo di personaggio», lo fotografò una ventina d’anni fa Walter Siti, scrittore di chiara fama con l’hobby della tv nazionalpopolare, ma chissà cosa ne scriverebbe oggi.
«Roccobelloooo» pare lo chiamasse Conte quando lo cercava nelle stanze di Palazzo Chigi, secondo un retroscena di Augusto Minzolini sul Giornale.
Nel 2022, a sorpresa, niente candidatura in Parlamento: «Nonostante siano passati 22 anni dalla mia partecipazione al Grande Fratello, il mio nome continua a essere ancora ghiotto per chi vuole infangare non tanto me, ma il Movimento con quello che è il “metodo Boffo”».
Eh, la peppa, Rocco.
Quella di Dino Boffo, costretto a dimettersi dalla direzione di Avvenire per una campagna del Giornale di Vittorio Feltri (a una notizia vera ne fu accostata un’altra pesantissima ma completamente falsa, per cui Feltri fu costretto a una pubblica lettera di scuse), fu una storiaccia seria i cui cascami coinvolsero perfino il cardinale Tarcisio Bertone.
Quindi fly down, vola basso.
A lungo Ta-rocco è stato «uno dei due badanti di Conte, l’altro è Marco Travaglio», così il Tempo del 25 novembre 2020.
E con due consigliori così, cosa poteva andare storto?
Nulla. E difatti: risultati nelle urne del M5s?
Politiche 2018: 10.734.839 voti.
Politiche 2022: 4.335.494.
Europee 2024: 2.336.251, e amen.
Casalino ha ora lasciato la gestione della comunicazione M5s per riciclarsi come direttore di un giornale online: La Sintesi.
Ora: avere il dono della medesima è sempre cosa buona e giusta, ma - sarà perché Casalino è venuto al mondo in Germania, o perché la «sintesi» è un cardine della fenomenologia dello Spirito del filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel - va detto che il simbolo grafico della testata, una doppia esse, richiama vagamente quello, sinistro, delle SS naziste, ma, come si sa, la malizia è negli occhi di guarda.
Mentre facevo zapping martedì scorso, l’ho ritrovato ospite di Ottoemezzo su La7 dove Lilli «Rottenmeier» Gruber, per parlare del referendum sulla giustizia, ha invitato lui, Cathy La Torre, avvocato e attivista Lgbt, e poi Nicola Gratteri in quota «l’unico del ramo» («la vera pornografia tv è quando si mettono seduti a discutere della guerra in Iraq Rita Levi Montalcini, Alba Parietti e un sieropositivo», disse un pirla già nel 2005, intervistato per Sette da Claudio Sabelli Fioretti: lo rammento bene perché quel pirla ero io).
A un tratto Casalino ha bombardato la strategia comunicativa di Giorgia Meloni, abile a «giocare sul piano emotivo, ha bisogno di creare nella gente sentimenti o di odio o di rabbia, emozioni «negative», un «trucco» per strumentalizzarli in chiave «superficiale» perché «solo una piccola parte di italiani» s’informa oltre gli slogan.
Da che pulpito!
Ma se c’è stato un movimento politico che ha sfruttato demagogicamente e populisticamente l’indignazione e la buona fede dei cittadini, quello è stato da sempre il M5s!
Puro Ta-rocco, insomma.
Che ha sempre sfoggiato un ego un cicinin sviluppato, rivaleggiando con quello non di molto inferiore di «Giuseppi», tanto che il 16 marzo 2024 Fabrizio Roncone sul Corriere gli ha dedicato un affettuoso amarcord: «Quando a Palazzo Chigi vide la stanza destinata al portavoce, Rocco restò rigido per alcuni secondi (solo il labbro superiore prese a tremargli: succede sempre quando sta per esplodere). Gli sembrava uno sgabuzzino. Inaccettabile. Risultato: quando tre anni dopo andò via, il suo ufficio aveva le dimensioni di un campo di calcetto».
Ma questo suo credersi l’ombelico del mondo, la chiesa al centro del villaggio («Dott. Ing. Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, Capoufficiostampa del governo», pare fosse così il suo biglietto da visita), lo ha portato a tracimare.
Nel settembre 2018 diventa pubblico un suo audio in cui preannuncia una megavendetta nei confronti dei dirigenti del ministero dell’Economia: «Se poi all’ultimo non escono i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di m... del Mef, non è accettabile che non si trovino 10 miliardi del ca..., sarà una cosa ai coltelli».
Diffusione «pilotata», nel senso che si voleva mandare un «pizzino», con Casalino pronto a fare da parafulmine delle inevitabili polemiche che non potevano non scoppiare, visto il tono e il linguaggio usati?
Oppure realizzata «violando privacy e deontologia professionale», come accusò lui?
Come fu come non fu, Conte lo «blindò», reputandolo vittima di «condotte gravemente illegittime»: «Ribadisco la piena fiducia nel mio portavoce», mettendo fine alle querelle. Evidentemente all’epoca non contava il «prevalente interesse pubblico» - a conoscere i retroscena di episodi più o meno eclatanti della vita politica - che vale oggi in difesa del «giornalismo d’inchiesta» di Report, che si basa anche sull’uso sapiente di audio, per dir così, non autorizzati dagli interessati, e per cui Conte si è battuto perfino andando in piazza brandendo la «pochette»).
Al che, i propalatori ignoti decisero di far conoscere un altro «vocale» non proprio edificante di Casalino, che, costretto a fare gli straordinari dopo il crollo, il 14 agosto 2018, del Ponte Morandi a Genova (43 vittime), un paio di giorni dopo sbottò con i giornalisti: «Non stressatemi la vita, io pure ho diritto a farmi un paio di giorni, che già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, San Rocco, Santo Cristo. Mi chiamate come pazzi».
Però.
Ovviamente, l’ipotesi di dimissioni non fu nemmeno considerata.
Anche in virtù del «codice Rocco», emanato da sé medesimo, che gli consentiva di fare il bello e il cattivo tempo, e al quale «quasi tutti obbedivano, ovvero: fare e scrivere come diceva lui, invitando in tv i suoi protetti, o semplicemente chi stava simpatico a Rocco-Richelieu» (così Mario Ajello sul Messaggero del 4 febbraio 2021).
Alla fine, per l’iper-protagonismo lo bacchettò perfino il suo ex agente Lele Mora: «Dovrebbe fare un bagno di umiltà, perché è andato oltre. Evidentemente, visto che era abituato alle telecamere, ha pensato che stare al governo fosse un Grande Fratello della politica».
Di più: «Non puoi apparire accanto a Conte in ogni contesto, perfino in presenza dei capi di Stato del mondo. La verità è che Rocco voleva stare al centro della scena, voleva essere visto».
La Sintesi debutterà il 2 marzo.
Avviso sul sito in costruzione: «La redazione giornalistica è in prossima apertura».
Nell’attesa, hanno già taroccato l’italiano.






