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2019-11-17
Il novello Marco Polo la sera stupisce con lo smoking indaco
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Dalla grande bellezza alla bellezza assoluta. Viene spontaneo chiedersi dove stia la differenza, se c'è. Stefano Ricci, imprenditore che con il suo omonimo brand della bellezza ha fatto la sua bandiera, veicolandola attraverso la cultura e la moda, ha sfidato pure le forze della natura presentando a Venezia la sua ultima collezione, immortalata in straordinarie immagini di una sfolgorante Venezia pre «acqua granda». Una città, ora drammaticamente ferita, che si è rivelata fragile e indifesa e alla quale bisogna riservare una cura particolare.
Stefano Ricci l'aveva scelta per l'ultimo progetto, il look book della prossima collezione, il decimo catalogo ispirato alla «grande bellezza» italiana. E aveva privilegiato luoghi segreti e non, dove i capi più prestigiosi hanno trovato la giusta collocazione: la Libreria Acqua Alta, la Scuola di San Rocco, la Scala Contarini, il mercato del pesce, piazza San Marco, Palazzo Rocca, il Ponte di Rialto, San Clemente Palace Kempinski. La presentazione ufficiale è stata alla Scuola di San Rocco, nata nel 1478 e diventata nel Cinquecento la più danarosa confraternita veneziana, ricca di oltre 60 tele di Tintoretto.
«La bellezza assoluta di Venezia seduce l'uomo Stefano Ricci, aprendo un percorso narrativo inedito», spiegano Filippo Ricci, direttore creativo, e Niccolò Ricci, ad della società fiorentina fondata nel 1972, «È una sfida che ci siamo voluti dare in una città unica e per questo più impegnativa, perché raccontata da scrittori, registi e maestri della fotografia. Il risultato è una poesia che accompagna la collezione autunno/inverno 2020-21, pensata per un guardaroba che esalta il corpo maschile con un'eleganza di stile incorruttibile, con proposte per ogni momento della giornata, sia esso un incontro di lavoro o il mondo del viaggio, confermando Sr come monogramma di pura qualità 100% made in Italy».
Stupire, sorprendere, conquistare. Sono i tre verbi preferiti del vocabolario del gruppo Stefano Ricci. Nel gioco dello stile la maison guarda ai desideri dell'uomo di oggi con sapiente complicità. «Perché il lusso oltre che colto, autentico e vivo, in quest'eleganza senza tempo e modernamente leggiadra, è prima di tutto questione di cuore». Il marchio disegna una silhouette per un fit dinamico e confortevole che punta ad accompagnare l'uomo nelle occasioni più varie: lavoro, viaggio, tempo libero e gran sera.
È il nuovo Marco Polo contemporaneo che predilige materiali che sono fibre degli dei, come la vicuna di giacche e giubbotti in beige naturale, grigio e blu Ricci, le lane superfini di completi e spezzati con giacche sfoderate, la seta tecnica abbinata al suede, gli shearling peso piuma inediti, i trattamenti waterproof per giacconi di cashmere con l'interno in visone rasato, così come la seta negli interni, sempre con disegni originali e sontuosi. Un viaggiatore che sceglie, oltre ai classici blu e nero e a tutti i toni del beige e del sottobosco, l'indaco dello smoking di seta dell'Antico setificio fiorentino e il blu mirtillo, un caldo cabernet o il nuovo neutro maschile whisky. Sofisticato il color marmo per giacconi di puro cashmere caldi come un abbraccio.
Non manca il jeans, spesso in denim scuro, ed è esaltante il cocco silky. Le giacche, a tutta sartorialità ma con spalle senza imbottiture, accarezzano il corpo e lo liberano da ogni costruzione sia nel modello Iconica senza pences sul fianco, sia nei modelli field jacket più fittati o con la coulisse per chi viaggia. Anche i pantaloni hanno un'attitudine relax, con il fondo più stretto. Raffinati i dettagli: i giochi di piccole pieghe sul taschino di una camicia in cotone a disegno esclusivo di righe o quadri, il ricamo a motivo bamboo che spazia dalla pelletteria alle calzature fino agli zaini, il coccodrillo nabuccato e leggero, le cravatte nei mitici microdisegni, i colli in volpe e castorino.
«Senza grande passione, senza nuovi artigiani, non sarebbe possibile fare questi prodotti. La nostra missione è continuare a insegnare alle nuove generazioni questo senso di appartenenza al nostro Paese che può dare dei risultati incredibili. Le loro mani sono la forza motore più forte che abbiamo oggi».
Il gruppo Stefano Ricci inoltre conferma le previsioni di crescita. L'esercizio 2018 si era chiuso a quota 148 milioni, con un margine operativo lordo al 19%. Tra le prossime aperture, la seconda boutique a Seul (Corea del Sud) e lo sbarco a Taipei previsto per l'inizio del 2020, dopo le importanti performance a Manila (Filippine).
Il Sud Est asiatico si conferma il nuovo territorio di affermazione per le boutique monomarca di Stefano Ricci nel mondo, che raggiungono così quota 70 e alle quali vanno ad aggiungersi 20 shop in shop. «In un momento congiunturale caratterizzato da forti incertezze, tra guerra dei dazi e criticità socioeconomiche, Stefano Ricci spa vede confermate le proprie previsioni di un lieve incremento per la chiusura dell'esercizio corrente guidato parzialmente dalla crescita, sul mercato nordamericano, di clientela statunitense alla ricerca di prodotti di qualità».
Paola Bulbarelli
A Pitti il binomio fra abiti e bandiere. Simboli di identità e sentimenti
Il Pitti uomo numero 97 si presenta in tutto il suo splendore. Perché è indubbio che non ci sia fiera dedicata all'abbigliamento maschile importante come la kermesse fiorentina. Come annuncia Raffaello Napoleone, ad della manifestazione, «tra i 1.203 marchi presenti - di cui 540 esteri (45%) e 265 tra nomi nuovi e rientri - ce ne sono altrettanti in lista d'attesa». Pitti è sinonimo di business ed è indubbio che clientela e buyer riconoscano a Firenze un eccellente valore qualitativo.
Raccontare cosa avverrà dal 7 gennaio fino al 10 ha rappresentato l'occasione per snocciolare dati economici purtroppo non rassicuranti. «Nell'abbigliamento cresce del 7-8% l'export, ma sempre con numeri negativi in Italia», dice Claudio Marenzi, presidente di Confindustria moda, «Per il nostro sistema moda il problema è il mercato interno, esportiamo il 70% sui 98 miliardi totali, il resto è Italia, per cui se non cresce non va bene. Nei primi sette mesi dell'anno l'export ha fatto +4,9%, oltre 19,3 miliardi di euro, trainato dall'abbigliamento (+8,2%). Best performer la maglieria (+12,2%), e maglia nera per la calzetteria (-8,3%). Giocano a favore debolezza dell'euro e maggior competitività di prodotti di gamma medio alta in cui l'Italia si è specializzata».
Segno positivo anche per l'import del settore (+4,3%), con il saldo della bilancia commerciale oltre 6,1 miliardi di euro, 365 milioni in più sul periodo gennaio-luglio 2018. «La Germania segna un -0,1%, i tedeschi sono i primi a frenare quando sentono arrivare la crisi», prosegue Marenzi, «La Russia è ancora in negativo per un paio di punti. Poi l'emergenza Hong Kong ha impattato molto negativamente in particolare sui grandi marchi. Ottimi i risultati in Giappone e Corea; cresce la Cina e crescono gli Stati Uniti del +10%. L'estero diciamo che va bene».
Quest'anno al Pitt il tema sarà Show your flags at Pitti, con l'art direction di Angelo Figus e il set design di Alessandro Moradei. Gli abiti, come le bandiere, sono realizzati in tessuto, sono simboli di identità e mezzi per veicolare un messaggio. «Le nazioni unite della moda», commenta Agostino Poletto, direttore generale di Pitti immagine, «Le bandiere sono rettangoli di stoffa in continuo movimento, come i tessuti degli abiti e, come gli abiti, sono simboli di identità, di appartenenza, di pensiero e di sentimento».
E sotto queste bandiere ci saranno grandi ritorni e nomi nuovi. Verrà celebrato il 75° anniversario di Brioni, marchio iconico del lusso maschile, protagonista di un evento curato da Olivier Saillard. Sotto i riflettori anche Jil Sander con la nuova collezione uomo disegnata da Lucie e Luke Meier, stilisti che si sono conosciuti proprio a Firenze, al Polimoda. Show di Telfar Clemens, stilista liberiano-americano apprezzato per lo stile unisex, che presenta il suo concetto di moda fluida, e di Stefano Pilati, in pista alla Leopolda con la sua etichetta indipendente Random identities, per la prima volta in passerella.
Debuttano Sergio Rossi nella linea uomo, il gruppo russo Bosco di ciliegi con il marchio Bosco e lo sportswear di lusso Jet Set; Chiara Boni presenta Trailblazer, la prima collezione maschile.
A gennaio 2020 ricorre anche il 190° di Woolrich che allestirà uno spazio alla Dogana sul suo universo iconico e presenterà la Woolrich arctic capsule, omaggio all'evoluzione dell'Arctic parka. Sergio Tacchini, con la neo proprietà americana e il nuovo direttore creativo Dao-Yi Chow, si racconta attraverso una retrospettiva sull'eredità del marchio e ospiterà un evento di K-Way. Infine, Falke spegnerà 125 candeline con un appuntamento speciale, mentre Herno ha adottato un unico spazio per presentare le sue collezioni: i 400 metri quadrati del Teatro Lorenese.
Paola Bulbarelli
A Milano apre il «Christmas market» di Dolce&Gabbana

Nel 2017, Dolce&Gabbana aveva portato la magia di un mercato siciliano in uno dei grandi magazzini più famosi al mondo: Harrods. L'anno scorso è stato il turno della Rinascente di Milano, dove le vetrine si sono animate di pupazzi con le sembianze dei due stilisti. La magia del Natale si ripete anche quest'anno - a Londra come a Milano - in due boutique del marchio.
Bond Street e Corso Venezia abbandonano i vecchi arredamenti e si riempiono di carretti dove accanto a frutta, pane e pesce si vendono scarpe, accessori esclusivi e abiti degni delle migliori feste natalizie. Pareti, pavimenti e mobili sono invece rivestiti con i colori della celebre stampa «carretto», con cui è stata realizzata anche una collezione di capi in esclusiva. Il «Christmas market» offre qualcosa per tutti i gusti e tutte le tasche, ma soprattutto regala una vera e propria esperienza immersiva nel clima natalizio del Sud Italia.
Novità di quest'anno - per un regalo davvero speciale - sono quattro bambole dall'altezza di 40 centimetri, disegnate sapientemente da una pittrice italiana. L'artista si è servita delle palette colore selezionate dai make up artist Dolce&Gabbana, ricreando il trucco secondo i codici estetici del brand. Anche i capelli delle bambole, setosi e morbidi al tatto, rispecchiano la cura e l'amore per i dettagli. Gli abiti ricalcano poi dei veri e propri vestiti della collezione del marchio, dal pizzo rosso, alle paillettes. Il costo? 650 euro.
I più grandi possono invece farsi conquistare dalla collezione di elettrodomestici «Sicily my love», nata da una collaborazione con Smeg. L'estetica siciliana e l'inconfondibile creatività Dolce&Gabbana incontrano così la tecnologia di elettrodomestici di design in un progetto autenticamente Made In Italy. Un esempio? Il tostapane decorato come i tipici bummuli e quattare (i vasi di terracotta della Sicilia, dipinti seguendo lo stesso stile del carretto) al costo di 499 euro.
Ma non può essere davvero Natale senza panettoni. Ed ecco che per il secondo anno Dolce&Gabbana presenta la sua collaborazione con Fiasconaro. Il tipico dolce milanese viene rivisitato con i sapori tipici della Sicilia e da qui nascono tre declinazioni uniche: il panettone agli agrumi e allo zafferano, il panettone al pistacchio ricoperto di cioccolato bianco con crema spalmabile e il panettone alla castagne glassate e gianduia.
Per concludere questo Natale tutto firmato Dolce&Gabbana, il duo di stilisti ha deciso di occuparsi delle luminarie di Corso Venezia e via Pestalotti per una spesa complessiva di 300.000 euro. Il Natale meneghino profuma sempre più di Sicilia.
Mariella Baroli
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La collezione di Stefano Ricci per il prossimo inverno si ispira al viaggiatore moderno e alla fragile bellezza di Venezia. A Pitti il binomio fra abiti e bandiere. Simboli di identità e sentimenti. La manifestazione per l'uomo torna a Firenze dal 7 al 10 gennaio. Attesi 1.203 marchi. La boutique di Dolce&Gabbana in Corso Venezia a Milano si trasforma in un mercatino natalizio dove abiti e accessori vengono venduti sui carretti del pane e della frutta. Lo speciale contiene tre articoli. Dalla grande bellezza alla bellezza assoluta. Viene spontaneo chiedersi dove stia la differenza, se c'è. Stefano Ricci, imprenditore che con il suo omonimo brand della bellezza ha fatto la sua bandiera, veicolandola attraverso la cultura e la moda, ha sfidato pure le forze della natura presentando a Venezia la sua ultima collezione, immortalata in straordinarie immagini di una sfolgorante Venezia pre «acqua granda». Una città, ora drammaticamente ferita, che si è rivelata fragile e indifesa e alla quale bisogna riservare una cura particolare. Stefano Ricci l'aveva scelta per l'ultimo progetto, il look book della prossima collezione, il decimo catalogo ispirato alla «grande bellezza» italiana. E aveva privilegiato luoghi segreti e non, dove i capi più prestigiosi hanno trovato la giusta collocazione: la Libreria Acqua Alta, la Scuola di San Rocco, la Scala Contarini, il mercato del pesce, piazza San Marco, Palazzo Rocca, il Ponte di Rialto, San Clemente Palace Kempinski. La presentazione ufficiale è stata alla Scuola di San Rocco, nata nel 1478 e diventata nel Cinquecento la più danarosa confraternita veneziana, ricca di oltre 60 tele di Tintoretto. «La bellezza assoluta di Venezia seduce l'uomo Stefano Ricci, aprendo un percorso narrativo inedito», spiegano Filippo Ricci, direttore creativo, e Niccolò Ricci, ad della società fiorentina fondata nel 1972, «È una sfida che ci siamo voluti dare in una città unica e per questo più impegnativa, perché raccontata da scrittori, registi e maestri della fotografia. Il risultato è una poesia che accompagna la collezione autunno/inverno 2020-21, pensata per un guardaroba che esalta il corpo maschile con un'eleganza di stile incorruttibile, con proposte per ogni momento della giornata, sia esso un incontro di lavoro o il mondo del viaggio, confermando Sr come monogramma di pura qualità 100% made in Italy». Stupire, sorprendere, conquistare. Sono i tre verbi preferiti del vocabolario del gruppo Stefano Ricci. Nel gioco dello stile la maison guarda ai desideri dell'uomo di oggi con sapiente complicità. «Perché il lusso oltre che colto, autentico e vivo, in quest'eleganza senza tempo e modernamente leggiadra, è prima di tutto questione di cuore». Il marchio disegna una silhouette per un fit dinamico e confortevole che punta ad accompagnare l'uomo nelle occasioni più varie: lavoro, viaggio, tempo libero e gran sera. È il nuovo Marco Polo contemporaneo che predilige materiali che sono fibre degli dei, come la vicuna di giacche e giubbotti in beige naturale, grigio e blu Ricci, le lane superfini di completi e spezzati con giacche sfoderate, la seta tecnica abbinata al suede, gli shearling peso piuma inediti, i trattamenti waterproof per giacconi di cashmere con l'interno in visone rasato, così come la seta negli interni, sempre con disegni originali e sontuosi. Un viaggiatore che sceglie, oltre ai classici blu e nero e a tutti i toni del beige e del sottobosco, l'indaco dello smoking di seta dell'Antico setificio fiorentino e il blu mirtillo, un caldo cabernet o il nuovo neutro maschile whisky. Sofisticato il color marmo per giacconi di puro cashmere caldi come un abbraccio. Non manca il jeans, spesso in denim scuro, ed è esaltante il cocco silky. Le giacche, a tutta sartorialità ma con spalle senza imbottiture, accarezzano il corpo e lo liberano da ogni costruzione sia nel modello Iconica senza pences sul fianco, sia nei modelli field jacket più fittati o con la coulisse per chi viaggia. Anche i pantaloni hanno un'attitudine relax, con il fondo più stretto. Raffinati i dettagli: i giochi di piccole pieghe sul taschino di una camicia in cotone a disegno esclusivo di righe o quadri, il ricamo a motivo bamboo che spazia dalla pelletteria alle calzature fino agli zaini, il coccodrillo nabuccato e leggero, le cravatte nei mitici microdisegni, i colli in volpe e castorino. «Senza grande passione, senza nuovi artigiani, non sarebbe possibile fare questi prodotti. La nostra missione è continuare a insegnare alle nuove generazioni questo senso di appartenenza al nostro Paese che può dare dei risultati incredibili. Le loro mani sono la forza motore più forte che abbiamo oggi». Il gruppo Stefano Ricci inoltre conferma le previsioni di crescita. L'esercizio 2018 si era chiuso a quota 148 milioni, con un margine operativo lordo al 19%. Tra le prossime aperture, la seconda boutique a Seul (Corea del Sud) e lo sbarco a Taipei previsto per l'inizio del 2020, dopo le importanti performance a Manila (Filippine). Il Sud Est asiatico si conferma il nuovo territorio di affermazione per le boutique monomarca di Stefano Ricci nel mondo, che raggiungono così quota 70 e alle quali vanno ad aggiungersi 20 shop in shop. «In un momento congiunturale caratterizzato da forti incertezze, tra guerra dei dazi e criticità socioeconomiche, Stefano Ricci spa vede confermate le proprie previsioni di un lieve incremento per la chiusura dell'esercizio corrente guidato parzialmente dalla crescita, sul mercato nordamericano, di clientela statunitense alla ricerca di prodotti di qualità». Paola Bulbarelli<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dolce-gabbana-mercato-natale-milano-2641362533.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="a-pitti-il-binomio-fra-abiti-e-bandiere-simboli-di-identita-e-sentimenti" data-post-id="2641362533" data-published-at="1772970926" data-use-pagination="False"> A Pitti il binomio fra abiti e bandiere. Simboli di identità e sentimenti Il Pitti uomo numero 97 si presenta in tutto il suo splendore. Perché è indubbio che non ci sia fiera dedicata all'abbigliamento maschile importante come la kermesse fiorentina. Come annuncia Raffaello Napoleone, ad della manifestazione, «tra i 1.203 marchi presenti - di cui 540 esteri (45%) e 265 tra nomi nuovi e rientri - ce ne sono altrettanti in lista d'attesa». Pitti è sinonimo di business ed è indubbio che clientela e buyer riconoscano a Firenze un eccellente valore qualitativo. Raccontare cosa avverrà dal 7 gennaio fino al 10 ha rappresentato l'occasione per snocciolare dati economici purtroppo non rassicuranti. «Nell'abbigliamento cresce del 7-8% l'export, ma sempre con numeri negativi in Italia», dice Claudio Marenzi, presidente di Confindustria moda, «Per il nostro sistema moda il problema è il mercato interno, esportiamo il 70% sui 98 miliardi totali, il resto è Italia, per cui se non cresce non va bene. Nei primi sette mesi dell'anno l'export ha fatto +4,9%, oltre 19,3 miliardi di euro, trainato dall'abbigliamento (+8,2%). Best performer la maglieria (+12,2%), e maglia nera per la calzetteria (-8,3%). Giocano a favore debolezza dell'euro e maggior competitività di prodotti di gamma medio alta in cui l'Italia si è specializzata». Segno positivo anche per l'import del settore (+4,3%), con il saldo della bilancia commerciale oltre 6,1 miliardi di euro, 365 milioni in più sul periodo gennaio-luglio 2018. «La Germania segna un -0,1%, i tedeschi sono i primi a frenare quando sentono arrivare la crisi», prosegue Marenzi, «La Russia è ancora in negativo per un paio di punti. Poi l'emergenza Hong Kong ha impattato molto negativamente in particolare sui grandi marchi. Ottimi i risultati in Giappone e Corea; cresce la Cina e crescono gli Stati Uniti del +10%. L'estero diciamo che va bene». Quest'anno al Pitt il tema sarà Show your flags at Pitti, con l'art direction di Angelo Figus e il set design di Alessandro Moradei. Gli abiti, come le bandiere, sono realizzati in tessuto, sono simboli di identità e mezzi per veicolare un messaggio. «Le nazioni unite della moda», commenta Agostino Poletto, direttore generale di Pitti immagine, «Le bandiere sono rettangoli di stoffa in continuo movimento, come i tessuti degli abiti e, come gli abiti, sono simboli di identità, di appartenenza, di pensiero e di sentimento». E sotto queste bandiere ci saranno grandi ritorni e nomi nuovi. Verrà celebrato il 75° anniversario di Brioni, marchio iconico del lusso maschile, protagonista di un evento curato da Olivier Saillard. Sotto i riflettori anche Jil Sander con la nuova collezione uomo disegnata da Lucie e Luke Meier, stilisti che si sono conosciuti proprio a Firenze, al Polimoda. Show di Telfar Clemens, stilista liberiano-americano apprezzato per lo stile unisex, che presenta il suo concetto di moda fluida, e di Stefano Pilati, in pista alla Leopolda con la sua etichetta indipendente Random identities, per la prima volta in passerella. Debuttano Sergio Rossi nella linea uomo, il gruppo russo Bosco di ciliegi con il marchio Bosco e lo sportswear di lusso Jet Set; Chiara Boni presenta Trailblazer, la prima collezione maschile. A gennaio 2020 ricorre anche il 190° di Woolrich che allestirà uno spazio alla Dogana sul suo universo iconico e presenterà la Woolrich arctic capsule, omaggio all'evoluzione dell'Arctic parka. Sergio Tacchini, con la neo proprietà americana e il nuovo direttore creativo Dao-Yi Chow, si racconta attraverso una retrospettiva sull'eredità del marchio e ospiterà un evento di K-Way. Infine, Falke spegnerà 125 candeline con un appuntamento speciale, mentre Herno ha adottato un unico spazio per presentare le sue collezioni: i 400 metri quadrati del Teatro Lorenese. Paola Bulbarelli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/dolce-gabbana-mercato-natale-milano-2641362533.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="a-milano-apre-il-christmas-market-di-dolcegabbana" data-post-id="2641362533" data-published-at="1772970926" data-use-pagination="False"> A Milano apre il «Christmas market» di Dolce&Gabbana Nel 2017, Dolce&Gabbana aveva portato la magia di un mercato siciliano in uno dei grandi magazzini più famosi al mondo: Harrods. L'anno scorso è stato il turno della Rinascente di Milano, dove le vetrine si sono animate di pupazzi con le sembianze dei due stilisti. La magia del Natale si ripete anche quest'anno - a Londra come a Milano - in due boutique del marchio.Bond Street e Corso Venezia abbandonano i vecchi arredamenti e si riempiono di carretti dove accanto a frutta, pane e pesce si vendono scarpe, accessori esclusivi e abiti degni delle migliori feste natalizie. Pareti, pavimenti e mobili sono invece rivestiti con i colori della celebre stampa «carretto», con cui è stata realizzata anche una collezione di capi in esclusiva. Il «Christmas market» offre qualcosa per tutti i gusti e tutte le tasche, ma soprattutto regala una vera e propria esperienza immersiva nel clima natalizio del Sud Italia. Novità di quest'anno - per un regalo davvero speciale - sono quattro bambole dall'altezza di 40 centimetri, disegnate sapientemente da una pittrice italiana. L'artista si è servita delle palette colore selezionate dai make up artist Dolce&Gabbana, ricreando il trucco secondo i codici estetici del brand. Anche i capelli delle bambole, setosi e morbidi al tatto, rispecchiano la cura e l'amore per i dettagli. Gli abiti ricalcano poi dei veri e propri vestiti della collezione del marchio, dal pizzo rosso, alle paillettes. Il costo? 650 euro. I più grandi possono invece farsi conquistare dalla collezione di elettrodomestici «Sicily my love», nata da una collaborazione con Smeg. L'estetica siciliana e l'inconfondibile creatività Dolce&Gabbana incontrano così la tecnologia di elettrodomestici di design in un progetto autenticamente Made In Italy. Un esempio? Il tostapane decorato come i tipici bummuli e quattare (i vasi di terracotta della Sicilia, dipinti seguendo lo stesso stile del carretto) al costo di 499 euro.Ma non può essere davvero Natale senza panettoni. Ed ecco che per il secondo anno Dolce&Gabbana presenta la sua collaborazione con Fiasconaro. Il tipico dolce milanese viene rivisitato con i sapori tipici della Sicilia e da qui nascono tre declinazioni uniche: il panettone agli agrumi e allo zafferano, il panettone al pistacchio ricoperto di cioccolato bianco con crema spalmabile e il panettone alla castagne glassate e gianduia. Per concludere questo Natale tutto firmato Dolce&Gabbana, il duo di stilisti ha deciso di occuparsi delle luminarie di Corso Venezia e via Pestalotti per una spesa complessiva di 300.000 euro. Il Natale meneghino profuma sempre più di Sicilia. Mariella Baroli
Il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa, che insieme formano un duo nella musica classica come nella vita, presentano la loro idea per abbattere la barriera tra artisti e pubblico. E ci regalano una meravigliosa pagina di Rachmaninoff.
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L’incubo è diventato realtà: benzina e gasolio a 2 euro e il rischio che se il conflitto dovesse continuare per altri 60 giorni possano arrivare fino a 2,5-3 euro come ha ipotizzato il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli.
Sono quotazioni ingiustificate poiché non esiste oggi in Italia una situazione di emergenza nelle forniture di petrolio o di combustibili fossili tale da giustificare rincari così rapidi e pesanti nei distributori. Eppure i cittadini stanno pagando oltre 1,70 euro al litro per la benzina e oltre 1,80 euro al litro per il gasolio, con punte che superano i 2 euro, soprattutto lungo la rete autostradale, come denunciato dalle associazioni dei consumatori. Aumenti che in pochi giorni hanno registrato anche 10 centesimi al litro in più, scaricando immediatamente sui consumatori le oscillazioni dei mercati. L’attenzione è puntata alle prossime mosse del governo. Al momento è stato messo in campo Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi per individuare fenomeni di speculazione, ma per frenare la spirale rialzista ci vuole ben altro. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, lancia messaggi rassicuranti. Su X scrive che «allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione del conflitto». Intanto la Lega è al lavoro per preparare un «pacchetto energia» a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto Bollette già in discussione, l’unico veicolo legislativo a disposizione per arginare possibili rincari. Tra le proposte anche di evitare la cessione di quote delle riserve energetiche. Il termine per presentare gli emendamenti è domani. Un’altra iniziativa, ventilata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è la convocazione delle compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni sulle potenziali ricadute sui trasporti. La Lega fa anche pressing sulla Commissione europea affinché si muova in linea con la Casa Bianca. «Considerato che gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, annunciando la possibilità di aprire ulteriormente in questa direzione - scrive la Lega su X - sarebbe opportuno che anche l’Unione europea avesse un atteggiamento simile nel nome del realismo».
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero revocare le sanzioni su ulteriori forniture di petrolio russo. Secondo Bessent «ci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare aperto e, in sostanza, revocando le sanzioni, il Tesoro può creare offerta». Novità dovrebbero arrivare dal vertice del Consiglio europeo previsto per il 18-19 marzo al quale il premier Giorgia Meloni porterà la richiesta di sospendere il meccanismo dell’Ets, il sistema di scambio di quote di emissione che produce un costo aggiuntivo per le imprese energivore. La riunione potrebbe esaminare anche la proposta di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas.
Le conseguenze degli aumenti energetici sulle imprese, sono stati valutati dalla Cgia di Mestre che prospetta un maggior costo di 10 miliardi nel 2026. Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Secondo un’analisi di Confartigianato, il conflitto espone a rischi 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese.
Il M5s e il Pd propongono un meccanismo di accise mobili. «Quando il prezzo dei carburanti sale troppo, lo Stato riduce automaticamente le accise per abbassare il costo alla pompa. In altre parole, si restituisce ai cittadini quell’extragettito Iva che lo Stato incassa proprio a causa dell’aumento dei prezzi» afferma Chiara Appendino del M5s, ribadendo che su questo è d’accordo anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.
«La proposta di Schlein sui carburanti? «È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla», ha replicato Giorgetti, «Se ci sono margini? Li troveremo», ha aggiunto. Intenzione confermata dal premier Giorgia Meloni: «Siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione. In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell’opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. È lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo e la sua attivazione è allo studio già da qualche giorno da parte del Mef».
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