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2025-12-31
Paura a Modena: prete accoltellato a gola e schiena in pieno centro città
Via Castelmaraldo, a Modena, luogo dell'aggressione (Ansa). Nel riquadro, padre Rodrigo Grajales Gaviria
A salvarlo, probabilmente, è stato l’immediato intervento di un residente di via Castelmaraldo, che ha poi chiesto aiuto al personale di una vicina trattoria. Il sacerdote perdeva sangue vistosamente, ma i camerieri hanno bloccato l’uscita del sangue con stracci e canovacci e chiamato immediatamente i soccorsi, che sono intervenuti con un’ambulanza e l’auto medica del 118. Sull’episodio sono in corso indagini dei carabinieri, accorsi sul posto insieme al personale sanitario, che vista la brutalità dell’aggressione procedono con l’ipotesi di reato di tentato omicidio. Al momento i militari dell’Arma sono al lavoro per cercare di dare un volto e un nome all’aggressore. Le indiscrezioni diffuse nella tarda serata di ieri parlano di un giovane, probabilmente nordafricano, fuggito dopo aver colpito (sembra senza proferire parola) il missionario, che si trovava in centro per alcune commissioni prima di partire per una missione all’estero. Una ricerca resa ancora più complessa dall’assenza di telecamere nell’incrocio dove è avvenuta l’aggressione.
Al riguardo, i carabinieri del nucleo investigativo hanno ascoltato testimoni e hanno acquisito le immagini delle telecamere della zona per identificare il responsabile. Come detto, gli investigatori sarebbero sulle tracce di una persona giovane. Si sta cercando anche di chiarire se possono arrivare elementi utili dai contatti avuti dal prete nelle ultime ore. La parrocchia di San Giovanni Evangelista dista circa un chilometro e mezzo dal luogo dell’accoltellamento del sacerdote, poco più di 20 minuti a piedi. Un tragitto che, al momento, rende impossibile ipotizzare concretamente un legame tra l’aggressione e la missione pastorale del sacerdote colombiano. Il fatto che l’assalitore abbia colpito don Rodrigo alle spalle rende però poco verosimile l’ipotesi di una rapita finita male.
Le prime risposte arriveranno probabilmente quando il sacerdote potrà essere ascoltato dagli investigatori e raccontare se in passato c’erano state tensioni con qualche parrocchiano. O se invece (e sarebbe l’ipotesi più inquietante) l’aggressore non conosceva il sacerdote, e ha scelto la vittima senza una ragione precisa.
Chi lavora nella zona punta il dito sulla sicurezza. In una dichiarazione al Resto del Carlino il barista di un locale vicino al luogo dell’aggressione non usa mezzi termini: «Quando sono arrivato era ancora a terra È stato trafitto alla giugulare, non si sa ancora da chi». Poi attacca: «In questa zona siamo messi così». Immediata la reazione del sindaco Massimo Mezzetti, a capo di una giunta di centrosinistra, che ha parlato di «un gravissimo fatto, accaduto in pieno giorno in una zona non certo isolata», chiedendo che «venga fatta piena luce». A don Rodrigo, aggiunge Mezzetti, «la massima solidarietà», e l’augurio che «si rimetta presto in forze». Belle parole, sicuramente sincere, ma che sostanzialmente ignorano l’escalation di episodi inquietanti che dopo Natale hanno investito Modena e i Comuni limitrofi.
A Castelfranco Emilia, la sera del 28 dicembre, una ventiquattrenne di Vignola, mentre era in compagnia sua amica nei pressi di un esercizio pubblico, è stata vittima di un atto di molestia da parte di un uomo, descritto come uno straniero di corporatura robusta tra 25 e 30 anni Circa un’ora dopo, mentre la ragazza stava tornando verso la sua auto insieme a due amiche, la giovane è stata nuovamente assalita dallo stesso uomo, che l’ha scaraventata a terra con brutalità. Una ventottenne del gruppo, intervenuta in difesa dell’amica, è stata a sua volta spintonata con forza contro un muro, riportando contusioni al volto e alla mano. L’aggressione si è fermata solo grazie all’intervento di un conoscente dell’uomo, che lo ha convinto ad andare via.
Il 29 dicembre, in pieno giorno, una banda di rapinatori, probabilmente originari dell’Est Europa, ha fatto un colpo in una villa isolata, ubicata nelle campagne modenesi tra l’area dei Torrazzi e il fiume Panaro. Il commando di rapinatori, che sembra fosse composto da sei persone con il volto coperto, ha fatto irruzione armi in pugno nella proprietà intorno alle 9, sorprendendo la famiglia all’interno dell’abitazione. I malviventi avrebbero immobilizzato e legato i proprietari sotto la minaccia delle armi, costringendoli a consegnare denaro e oggetti preziosi. Dopo aver messo a soqquadro tutta la villa, la banda è fuggita a bordo di un’Audi Q7 sottratta alle vittime.
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Il missionario colombiano, trovato ferito da un passante, non è in pericolo di vita. L’assalitore pare sia un giovane nordafricano.Mattinata di paura ieri a Modena, dove, intorno alle 10, don Rodrigo Grajales Gaviria, un sacerdote colombiano di 45 anni, è stato accoltellato alla schiena e alla gola in via Castelmaraldo, nel centro della città. Il religioso, vice parroco della parrocchia San Giovanni Evangelista di via Diena e sacerdote di riferimento della comunità sudamericana di Modena, è stato trasportato all’ospedale di Baggiovara dal personale del 118, dove è stato operato d’urgenza. Secondo le informazioni diffuse nel pomeriggio di ieri don Rodrigo non sarebbe in pericolo di vita. A salvarlo, probabilmente, è stato l’immediato intervento di un residente di via Castelmaraldo, che ha poi chiesto aiuto al personale di una vicina trattoria. Il sacerdote perdeva sangue vistosamente, ma i camerieri hanno bloccato l’uscita del sangue con stracci e canovacci e chiamato immediatamente i soccorsi, che sono intervenuti con un’ambulanza e l’auto medica del 118. Sull’episodio sono in corso indagini dei carabinieri, accorsi sul posto insieme al personale sanitario, che vista la brutalità dell’aggressione procedono con l’ipotesi di reato di tentato omicidio. Al momento i militari dell’Arma sono al lavoro per cercare di dare un volto e un nome all’aggressore. Le indiscrezioni diffuse nella tarda serata di ieri parlano di un giovane, probabilmente nordafricano, fuggito dopo aver colpito (sembra senza proferire parola) il missionario, che si trovava in centro per alcune commissioni prima di partire per una missione all’estero. Una ricerca resa ancora più complessa dall’assenza di telecamere nell’incrocio dove è avvenuta l’aggressione. Al riguardo, i carabinieri del nucleo investigativo hanno ascoltato testimoni e hanno acquisito le immagini delle telecamere della zona per identificare il responsabile. Come detto, gli investigatori sarebbero sulle tracce di una persona giovane. Si sta cercando anche di chiarire se possono arrivare elementi utili dai contatti avuti dal prete nelle ultime ore. La parrocchia di San Giovanni Evangelista dista circa un chilometro e mezzo dal luogo dell’accoltellamento del sacerdote, poco più di 20 minuti a piedi. Un tragitto che, al momento, rende impossibile ipotizzare concretamente un legame tra l’aggressione e la missione pastorale del sacerdote colombiano. Il fatto che l’assalitore abbia colpito don Rodrigo alle spalle rende però poco verosimile l’ipotesi di una rapita finita male. Le prime risposte arriveranno probabilmente quando il sacerdote potrà essere ascoltato dagli investigatori e raccontare se in passato c’erano state tensioni con qualche parrocchiano. O se invece (e sarebbe l’ipotesi più inquietante) l’aggressore non conosceva il sacerdote, e ha scelto la vittima senza una ragione precisa.Chi lavora nella zona punta il dito sulla sicurezza. In una dichiarazione al Resto del Carlino il barista di un locale vicino al luogo dell’aggressione non usa mezzi termini: «Quando sono arrivato era ancora a terra È stato trafitto alla giugulare, non si sa ancora da chi». Poi attacca: «In questa zona siamo messi così». Immediata la reazione del sindaco Massimo Mezzetti, a capo di una giunta di centrosinistra, che ha parlato di «un gravissimo fatto, accaduto in pieno giorno in una zona non certo isolata», chiedendo che «venga fatta piena luce». A don Rodrigo, aggiunge Mezzetti, «la massima solidarietà», e l’augurio che «si rimetta presto in forze». Belle parole, sicuramente sincere, ma che sostanzialmente ignorano l’escalation di episodi inquietanti che dopo Natale hanno investito Modena e i Comuni limitrofi.A Castelfranco Emilia, la sera del 28 dicembre, una ventiquattrenne di Vignola, mentre era in compagnia sua amica nei pressi di un esercizio pubblico, è stata vittima di un atto di molestia da parte di un uomo, descritto come uno straniero di corporatura robusta tra 25 e 30 anni Circa un’ora dopo, mentre la ragazza stava tornando verso la sua auto insieme a due amiche, la giovane è stata nuovamente assalita dallo stesso uomo, che l’ha scaraventata a terra con brutalità. Una ventottenne del gruppo, intervenuta in difesa dell’amica, è stata a sua volta spintonata con forza contro un muro, riportando contusioni al volto e alla mano. L’aggressione si è fermata solo grazie all’intervento di un conoscente dell’uomo, che lo ha convinto ad andare via.Il 29 dicembre, in pieno giorno, una banda di rapinatori, probabilmente originari dell’Est Europa, ha fatto un colpo in una villa isolata, ubicata nelle campagne modenesi tra l’area dei Torrazzi e il fiume Panaro. Il commando di rapinatori, che sembra fosse composto da sei persone con il volto coperto, ha fatto irruzione armi in pugno nella proprietà intorno alle 9, sorprendendo la famiglia all’interno dell’abitazione. I malviventi avrebbero immobilizzato e legato i proprietari sotto la minaccia delle armi, costringendoli a consegnare denaro e oggetti preziosi. Dopo aver messo a soqquadro tutta la villa, la banda è fuggita a bordo di un’Audi Q7 sottratta alle vittime.
Giorgia Meloni (Ansa)
La posizione del governo italiano era nota da tempo, ma ieri la Meloni ha compiuto un passo ufficiale inviando una lettera al presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National escape clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti», si legge nella missiva. «In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Il riferimento è al piano di prestiti Ue per gli investimenti nella Difesa.
Una prima risposta è arrivata in serata da un portavoce della Commissione, Olof Gill: «La posizione della Commissione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica» e tra queste non c’è la clausola di salvaguardia. Ma la chiusura non è netta: «Osserviamo l’evoluzione della situazione».
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Donald Trump
«Questa sera, su mio ordine, le coraggiose forze americane e le forze armate nigeriane hanno portato a termine in modo impeccabile una missione meticolosamente pianificata e molto complessa», ha dichiarato il presidente americano, venerdì sera, su Truth. «Abu-Bilal al-Minuki, numero due dell'Isis a livello globale, pensava di potersi nascondere in Africa, ma non sapeva che avevamo fonti che ci tenevano informati sulle sue attività. Non potrà più terrorizzare la popolazione africana né contribuire a pianificare operazioni contro gli americani. Con la sua eliminazione, l'operazione globale dell'Isis è notevolmente ridimensionata», ha aggiunto, per poi concludere: «Grazie al governo della Nigeria per la collaborazione in questa operazione».
«Per mesi abbiamo dato la caccia a questo importante leader dell'Isis in Nigeria che uccideva i cristiani, e lo abbiamo ucciso, insieme a tutta la sua banda», ha affermato il capo del Pentagono, Pete Hegseth. «Daremo la caccia a chiunque voglia fare del male agli americani o ai cristiani innocenti, ovunque si trovino», ha proseguito. Dal canto suo, il presidente nigeriano, Bola Tinubu, ha reso noto che al-Minuki è stato ucciso insieme a «diversi suoi luogotenenti, durante un attacco al suo complesso nel bacino del lago Ciad». «La Nigeria apprezza questa collaborazione con gli Stati Uniti per il raggiungimento dei nostri obiettivi di sicurezza comuni», ha anche affermato.
Era lo scorso Natale, quando Trump ordinò un attacco contro l’Isis in Nigeria. Un’operazione, quella dello scorso dicembre, che gli Stati Uniti effettuarono in coordinamento con il governo Abuja. Il che segnò una distensione con la Nigeria. A novembre, Trump aveva infatti designato quest’ultima come «Paese di particolare preoccupazione» a causa della situazione in cui versa la locale comunità cristiana. In quell’occasione, aveva anche ventilato l’ipotesi di mobilitare le forze statunitensi in loco, irritando non poco il governo di Abuja. Tuttavia, da dicembre, sembra che Stati Uniti e Nigeria abbiano inaugurato una proficua collaborazione nel contrasto al jihadismo. Il che, per Trump, ha un triplice significato.
Innanzitutto, l’obiettivo primario è quello di aumentare la sicurezza internazionale arginando il terrorismo islamista. In secondo luogo, sul fronte geopolitico, la Casa Bianca punta a rafforzare l’influenza statunitense sul continente africano, per fronteggiare la competizione di Cina e Russia. Infine, sul piano interno, la lotta all’islamismo e la difesa dei cristiani rappresentano notoriamente due dei capisaldi del movimento Maga.
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L'immagine IA postata da Trump
Le dichiarazioni arrivano dopo il ritorno del presidente americano Donald Trump da Pechino. Il leader statunitense ha spiegato che eventuali nuove vendite di armi a Taipei «dipendono dalla Cina e costituiscono una buona carta negoziale». Mentre cresce la tensione tra Washington e Pechino sul dossier taiwanese, il Medio Oriente continua a vivere ore estremamente delicate. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato tre droni penetrati nel proprio spazio aereo. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa emiratino, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti, mentre un terzo ha colpito un generatore elettrico situato all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra. Le autorità emiratine hanno precisato che sono in corso indagini per stabilire l’origine dei droni e identificare i responsabili dell’operazione.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sui negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto regionale. Secondo l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, Washington avrebbe presentato cinque condizioni per arrivare a un accordo con Teheran. Tra le richieste figurerebbero il trasferimento agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio arricchito iraniano, il mantenimento operativo di un solo sito nucleare e il mancato pagamento di risarcimenti o lo sblocco dei beni congelati appartenenti all’Iran. Sempre secondo Fars, gli Stati Uniti avrebbero inoltre subordinato la sospensione delle operazioni militari all’avvio ufficiale dei negoziati. L’Iran avrebbe risposto avanzando a sua volta cinque condizioni: la fine della guerra su tutti i fronti, soprattutto in Libano, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di risarcimenti per i danni subiti durante il conflitto e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Posizioni di fatto inconciliabili.
Intanto Israele starebbe già preparando nuovi possibili raid contro obiettivi iraniani. Lo hanno riferito ad Associated Press due fonti informate, tra cui un ufficiale dell’esercito israeliano, precisando che i preparativi militari sarebbero coordinati con gli Stati Uniti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo davanti al proprio Gabinetto, ha dichiarato: «Siamo preparati a qualsiasi scenario». Poi ha aggiunto: «Donald Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Quest’ultima dichiarazione fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz’ora, avvenuta ieri tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell’inizio della riunione di gabinetto israeliano.
Nelle stesse ore Donald Trump è tornato a minacciare apertamente Teheran, questa volta utilizzando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale pubblicata sulla piattaforma Truth. La foto mostra il presidente americano con il tradizionale cappellino Maga mentre punta il dito verso la telecamera, circondato da navi da guerra in mezzo a un mare agitato. Su diverse imbarcazioni compaiono bandiere iraniane, mentre sullo sfondo si addensano nuvole scure. Ad accompagnare l’immagine la frase: «La calma prima della tempesta». Poi in un altro post ha aggiunto: « Non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo».
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