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2021-12-13
Dimmi cosa mangi: ti dirò se sei felice. Così la digestione ci cambia la vita. Umore compreso
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Parafrasando Nanni Moretti nella scena del film Palombella rossa in cui schiaffeggia la giornalista che lo tormenta con domande zeppe di termini inglesi e le ricorda che chi parla male pensa male, potremmo dire che chi mangia e digerisce male vive male. Finché mangiavamo naturale, naturalissimo, cioè cibo prodotto in maniera artigianale con ingredienti, a loro volta, artigianali, e così era anche nei ristoranti, non avevamo tutti questi problemi. Oggi mangiamo in fretta tra una «call» e altre mille cose da fare cibi sempre meno artigianali, e i nostri stomaci e intestini patiscono due volte: lo stress esistenziale e quello alimentare. Aggiungiamoci, poi, lo stress del Covid che continua e capiremo che è davvero necessario fermarsi a comprendere come vivere proteggendo, e non affliggendo, magari inconsapevolmente, il nostro apparato digerente.
Il bel libro appena uscito del professore Silvio Danese, già autore del bestseller La pancia lo sa (Sonzogno), e soprattutto direttore della divisione di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e presidente della European Crohn’s and Colitis Organisation (Ecco), prende in mano il diffuso desiderio delle persone di conoscere come funzionano i propri stomaci e intestini. E lo accontenta. In In pace con la pancia, Danese esamina e spiega «la vita che abita nella pancia», che «a volte si imbizzarrisce e sembra un cavallo furioso, ma noi dobbiamo domarlo e insegnargli a stare più quieto, a diventare leggero come una farfalla».
La citazione in esergo, da Guerra e pace di Lev Tolstoj, introduce il concetto della responsabilità del proprio benessere: «Per essere felici bisogna credere anzitutto nella possibilità di esserlo». Danese risponde a oltre 100 domande tipiche dei pazienti e attraverso queste risposte spiega loro, ma anche al lettore, come funzionano gli organi in questione e come decodificare i loro messaggi. Eccone alcune.
Perché il mal di pancia dopo mangiato? «Un banale mal di pancia che si risolve da solo può capitare a tutti. Può essere colpa di un prodotto poco fresco, una salsa scaduta, una cottura sbagliata. Pensate che un essere umano, in media, ingerisce nel corso di una vita circa 30 tonnellate di cibo e 50.000 litri di liquidi». Insomma, «l’intestino fa un gran lavoro, costantemente, quindi può capitare, ogni tanto, che qualcosa vada storto. Ma se il dolore si presenta in modo cronico, è il caso di rivolgersi a un medico, che vi prescriverà delle analisi del sangue, un esame delle feci o un’ecografia».
E la sonnolenza post prandiale? «Abbiamo sperimentato tutti il cosiddetto “abbiocco” dopo pranzo, specialmente quando ci rimettiamo al lavoro non appena concluso il pasto. La sonnolenza può verificarsi perché il sangue, quando digeriamo, viene richiamato verso l’apparato digerente, e questo induce torpore, difficoltà di concentrazione, mal di testa. È un fenomeno comune, è vero, ma se è frequente consiglio di intervenire sullo stile di vita, perché spesso è sintomo di una cattiva digestione, che può essere dovuta a stress, all’abitudine di mangiare di fretta oppure, semplicemente, a una dieta non equilibrata, per esempio carica di grassi e zuccheri raffinati. Fattori che sovraccaricano lo stomaco, che tarda a svuotarsi con conseguente senso di pesantezza e tensione. E le notizie spiacevoli non sono finite: chi ha questo problema, in genere, ha anche l’alito pesante».
Masticare lentamente, cosa che non tutti riescono a fare mangiando un panino on the go, è importante. Bisognerebbe masticare il boccone 35-40 volte. Alleggeriremmo la digestione, perché il cibo ben masticato arriva già «pretrattato» nello stomaco. E mangeremmo anche meno, perché daremmo il tempo al cervello di registrare correttamente la quantità di cibo ingerito e segnalarci il raggiungimento del livello di sazietà, attività per le quali occorrono circa 20 minuti dall’inizio del pasto.
Il mal di pancia può dipendere dallo stress? «Certo che sì: il tratto gastrointestinale reagisce alle nostre emozioni. D’altronde, la pancia è una sorta di secondo cervello che interagisce con il primo, cioè con il sistema nervoso centrale, interpretandone gli stimoli. Fate caso a cosa succede di notte. Se il dolore scompare è un segnale decisivo, perché significa che l’abbassamento della tensione che si verifica durante il sonno riduce la sofferenza addominale».
E viceversa pancia e intestino possono influenzare l’umore? «Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature dimostra che il nostro microbiota è in grado di rilasciare una sostanza, chiamata triptofano, che ha un ruolo essenziale nella protezione delle cellule del sistema nervoso centrale. Sarebbe persino in grado di proteggerle dalla neurodegenerazione, quindi dallo sviluppo di malattie come il Parkinson e l’Alzheimer. Senza contare che alcuni ormoni, come la serotonina, la cosiddetta molecola della felicità, sarebbero prodotti per la maggior parte proprio nell’apparato digerente. È un po’ come se la pancia, quando sta bene, fosse un dispenser di allegria, mentre quando sta male lo è di ansia e stress».
«Vi spiego come restituire la pace alle nostre pance afflitte dal Covid»
Professor Silvio Danese, ci racconta come è nata l’idea di In pace con la pancia?
«In pace con la pancia è stato “partorito” durante il Covid. Durante il lockdown, tutti quanti hanno avuto un forte stress, esattamente come è successo ai nostri nonni durante il periodo della guerra, con tantissima ansia e uno stravolgimento totale delle nostre abitudini di vita e delle abitudini alimentari. Si sa che, molto spesso, l’apparato digerente è uno dei primi organi coinvolti quando c’è somatizzazione di episodi di stress. Non a caso, l’intestino viene definito “secondo cervello”. In primo luogo, abbiamo “litigato” col nostro apparato digerente. Secondo aspetto: abbiamo imparato che il Covid di per sé può colpire l’apparato digerente e abbiamo scoperto, con le gastroenteriti che ci sono state, una nuova malattia che è questo “long Covid” che può anche coinvolgere numerosi organi tra cui l’intestino o il pancreas. Ci sono dei pazienti che hanno sviluppato quella che definiamo “sindrome del colon irritabile post Covid o post virale”. La sindrome del colon irritabile è una cosa che già conosciamo, è nella nostra letteratura medica, però in questo caso è dovuta alla gastroenterite da Covid. Poi, il terzo aspetto è che durante il periodo della pandemia abbiamo smesso di fare gli screening, incluso lo screening per il tumore al colon. Per il distanziamento, per il fatto che le procedure endoscopiche possono essere un veicolo di contaminazione, per la paura di andare in ospedale e per le liste di attesa lunghissime, abbiamo rinunciato a fare screening. Quindi, il titolo In pace con la pancia allude al desiderio di fare pace col nostro apparato digerente e con tutto quello che è successo in quel periodo. Poi, nel libro ci sono 100 domande dei pazienti, le più comuni richieste in ambulatorio di gastroenterologia, dalla pancia gonfia alla cattiva digestione, dal reflusso gastroesofageo a patologie più serie. In pace con la pancia non vuole essere un manuale di autodiagnosi, ma una piccola guida per capire i propri comportamenti errati, oppure se c’è qualcosa che non va e bisogna andare dallo specialista».
Cosa possiamo fare per tutelare il benessere gastrointestinale che vuol dire anche - nel libro lei lo spiega bene - benessere complessivo dell’organismo?
«Ippocrate diceva che la salute e la malattia passano attraverso l’apparato digerente, stessa cosa dice la medicina tradizionale cinese... In tutte le culture, l’apparato digerente è concepito come fulcro del benessere generale. Oggi, con la scoperta del microbiota, portiamo avanti questa concezione in maniera più moderna. C’è tanta attenzione a come il microbiota viene modulato, tramite l’alimentazione, nella regolazione di numerosi processi e a come è associato, in un’eventuale disbiosi, a varie patologie come malattia di Chron, obesità, diabete, Alzheimer e così via. Le regole chiave sono avere un’alimentazione varia, evitare il più possibile i prodotti industriali, perseguire una dieta ricca di vegetali che rendono la flora intestinale più antinfiammatoria, bere molta acqua e fare sport. Fare sport non è una cosa banale perché coadiuva la biodiversità del nostro microbiota. Sono golden rules molto semplici».
Parliamo dei cibi iperprocessati. Oggi non c’è tempo, non c’è voglia, a volte non c’è conoscenza, cioè non si sa cucinare, allora ci si rivolge al cibo già pronto. Lo si fa con candore, pensando di far bene, addirittura di nutrirsi meglio perché si tratta di prodotti preparati, in qualche modo, professionalmente.
«Sì, però molto spesso ci sono conservanti, additivi, arricchitori, tutte sostanze che possono in qualche modo alterare importanti equilibri. Le faccio un esempio. Si è visto che se si mangia in maniera continuativa un dolcificante che viene spesso aggiunto a dolci e preparati industriali si altera lo stato di muco della barriera intestinale e questo rende l’epitelio più suscettibile alle infezioni. Un altro esempio: lo studio delle popolazioni occidentali che hanno un’alimentazione troppo ricca di zuccheri, di acidi grassi o di grassi di derivazione animale mostra come la flora intestinale diventi più infiammatoria rispetto a chi segue un’alimentazione soprattutto verde. Non si deve estremizzare, però bisogna trovare la giusta via di mezzo».
Colpisce questa sua ricerca dell’equilibrio contro il rischio degli estremismi. Anche riguardo allo sport, lei parla della «sindrome gastrointestinale indotta dall’esercizio fisico» eccessivo. Sembra paradossale e controintuitivo, ce lo spiega meglio?
«L’epitelio intestinale può andare incontro a una apertura delle giunzioni di barriera. Un eccesso di sport è un evento iperstressante che può portare l’organismo alla situazione che si verifica quando ci sono grandi rilasci di neuromediatori dello stress come l’adrenalina».
Ci consiglia tre cibi da evitare assolutamente e tre cibi che fanno sempre bene all’intestino?
«I cibi che fanno bene sono molto semplici, è la dieta mediterranea: olio d’oliva, pesce grasso, frutta a guscio, che sono tutti ricchi di antiossidanti, i frutti rossi, che sono pieni di polifenoli, poi tutto quello che c’è in questo periodo, come gli agrumi. Quello che fa male sono i cibi industrializzati, in generale l’eccesso di zuccheri a rapido assorbimento di preparati industriali o insaccati, carni rosse. È chiaro che è l’eccesso che determina il problema».
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Dolore, stanchezza, perfino ansia e stress. Sono i messaggi che lanciano stomaco e intestino quando è urgente modificare alimentazione e abitudini. Ecco come imparare ad ascoltarli.«Vi spiego come restituire la pace alle nostre pance afflitte dal Covid». L’esperto Silvio Danese: «La prima vittima della pandemia è proprio l’apparato fulcro di tutti gli equilibri umani: stravolto dal lockdown e pure preso di mira dal virus. La ricetta per recuperare? La regola d’oro è evitare gli eccessi».Lo speciale comprende due articoli.Parafrasando Nanni Moretti nella scena del film Palombella rossa in cui schiaffeggia la giornalista che lo tormenta con domande zeppe di termini inglesi e le ricorda che chi parla male pensa male, potremmo dire che chi mangia e digerisce male vive male. Finché mangiavamo naturale, naturalissimo, cioè cibo prodotto in maniera artigianale con ingredienti, a loro volta, artigianali, e così era anche nei ristoranti, non avevamo tutti questi problemi. Oggi mangiamo in fretta tra una «call» e altre mille cose da fare cibi sempre meno artigianali, e i nostri stomaci e intestini patiscono due volte: lo stress esistenziale e quello alimentare. Aggiungiamoci, poi, lo stress del Covid che continua e capiremo che è davvero necessario fermarsi a comprendere come vivere proteggendo, e non affliggendo, magari inconsapevolmente, il nostro apparato digerente. Il bel libro appena uscito del professore Silvio Danese, già autore del bestseller La pancia lo sa (Sonzogno), e soprattutto direttore della divisione di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e presidente della European Crohn’s and Colitis Organisation (Ecco), prende in mano il diffuso desiderio delle persone di conoscere come funzionano i propri stomaci e intestini. E lo accontenta. In In pace con la pancia, Danese esamina e spiega «la vita che abita nella pancia», che «a volte si imbizzarrisce e sembra un cavallo furioso, ma noi dobbiamo domarlo e insegnargli a stare più quieto, a diventare leggero come una farfalla».La citazione in esergo, da Guerra e pace di Lev Tolstoj, introduce il concetto della responsabilità del proprio benessere: «Per essere felici bisogna credere anzitutto nella possibilità di esserlo». Danese risponde a oltre 100 domande tipiche dei pazienti e attraverso queste risposte spiega loro, ma anche al lettore, come funzionano gli organi in questione e come decodificare i loro messaggi. Eccone alcune. Perché il mal di pancia dopo mangiato? «Un banale mal di pancia che si risolve da solo può capitare a tutti. Può essere colpa di un prodotto poco fresco, una salsa scaduta, una cottura sbagliata. Pensate che un essere umano, in media, ingerisce nel corso di una vita circa 30 tonnellate di cibo e 50.000 litri di liquidi». Insomma, «l’intestino fa un gran lavoro, costantemente, quindi può capitare, ogni tanto, che qualcosa vada storto. Ma se il dolore si presenta in modo cronico, è il caso di rivolgersi a un medico, che vi prescriverà delle analisi del sangue, un esame delle feci o un’ecografia».E la sonnolenza post prandiale? «Abbiamo sperimentato tutti il cosiddetto “abbiocco” dopo pranzo, specialmente quando ci rimettiamo al lavoro non appena concluso il pasto. La sonnolenza può verificarsi perché il sangue, quando digeriamo, viene richiamato verso l’apparato digerente, e questo induce torpore, difficoltà di concentrazione, mal di testa. È un fenomeno comune, è vero, ma se è frequente consiglio di intervenire sullo stile di vita, perché spesso è sintomo di una cattiva digestione, che può essere dovuta a stress, all’abitudine di mangiare di fretta oppure, semplicemente, a una dieta non equilibrata, per esempio carica di grassi e zuccheri raffinati. Fattori che sovraccaricano lo stomaco, che tarda a svuotarsi con conseguente senso di pesantezza e tensione. E le notizie spiacevoli non sono finite: chi ha questo problema, in genere, ha anche l’alito pesante». Masticare lentamente, cosa che non tutti riescono a fare mangiando un panino on the go, è importante. Bisognerebbe masticare il boccone 35-40 volte. Alleggeriremmo la digestione, perché il cibo ben masticato arriva già «pretrattato» nello stomaco. E mangeremmo anche meno, perché daremmo il tempo al cervello di registrare correttamente la quantità di cibo ingerito e segnalarci il raggiungimento del livello di sazietà, attività per le quali occorrono circa 20 minuti dall’inizio del pasto. Il mal di pancia può dipendere dallo stress? «Certo che sì: il tratto gastrointestinale reagisce alle nostre emozioni. D’altronde, la pancia è una sorta di secondo cervello che interagisce con il primo, cioè con il sistema nervoso centrale, interpretandone gli stimoli. Fate caso a cosa succede di notte. Se il dolore scompare è un segnale decisivo, perché significa che l’abbassamento della tensione che si verifica durante il sonno riduce la sofferenza addominale».E viceversa pancia e intestino possono influenzare l’umore? «Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature dimostra che il nostro microbiota è in grado di rilasciare una sostanza, chiamata triptofano, che ha un ruolo essenziale nella protezione delle cellule del sistema nervoso centrale. Sarebbe persino in grado di proteggerle dalla neurodegenerazione, quindi dallo sviluppo di malattie come il Parkinson e l’Alzheimer. Senza contare che alcuni ormoni, come la serotonina, la cosiddetta molecola della felicità, sarebbero prodotti per la maggior parte proprio nell’apparato digerente. È un po’ come se la pancia, quando sta bene, fosse un dispenser di allegria, mentre quando sta male lo è di ansia e stress». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dimmi-cosa-mangi-ti-diro-se-sei-felice-cosi-la-digestione-ci-cambia-la-vita-umore-compreso-2656006766.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vi-spiego-come-restituire-la-pace-alle-nostre-pance-afflitte-dal-covid" data-post-id="2656006766" data-published-at="1639343693" data-use-pagination="False"> «Vi spiego come restituire la pace alle nostre pance afflitte dal Covid» Professor Silvio Danese, ci racconta come è nata l’idea di In pace con la pancia? «In pace con la pancia è stato “partorito” durante il Covid. Durante il lockdown, tutti quanti hanno avuto un forte stress, esattamente come è successo ai nostri nonni durante il periodo della guerra, con tantissima ansia e uno stravolgimento totale delle nostre abitudini di vita e delle abitudini alimentari. Si sa che, molto spesso, l’apparato digerente è uno dei primi organi coinvolti quando c’è somatizzazione di episodi di stress. Non a caso, l’intestino viene definito “secondo cervello”. In primo luogo, abbiamo “litigato” col nostro apparato digerente. Secondo aspetto: abbiamo imparato che il Covid di per sé può colpire l’apparato digerente e abbiamo scoperto, con le gastroenteriti che ci sono state, una nuova malattia che è questo “long Covid” che può anche coinvolgere numerosi organi tra cui l’intestino o il pancreas. Ci sono dei pazienti che hanno sviluppato quella che definiamo “sindrome del colon irritabile post Covid o post virale”. La sindrome del colon irritabile è una cosa che già conosciamo, è nella nostra letteratura medica, però in questo caso è dovuta alla gastroenterite da Covid. Poi, il terzo aspetto è che durante il periodo della pandemia abbiamo smesso di fare gli screening, incluso lo screening per il tumore al colon. Per il distanziamento, per il fatto che le procedure endoscopiche possono essere un veicolo di contaminazione, per la paura di andare in ospedale e per le liste di attesa lunghissime, abbiamo rinunciato a fare screening. Quindi, il titolo In pace con la pancia allude al desiderio di fare pace col nostro apparato digerente e con tutto quello che è successo in quel periodo. Poi, nel libro ci sono 100 domande dei pazienti, le più comuni richieste in ambulatorio di gastroenterologia, dalla pancia gonfia alla cattiva digestione, dal reflusso gastroesofageo a patologie più serie. In pace con la pancia non vuole essere un manuale di autodiagnosi, ma una piccola guida per capire i propri comportamenti errati, oppure se c’è qualcosa che non va e bisogna andare dallo specialista». Cosa possiamo fare per tutelare il benessere gastrointestinale che vuol dire anche - nel libro lei lo spiega bene - benessere complessivo dell’organismo? «Ippocrate diceva che la salute e la malattia passano attraverso l’apparato digerente, stessa cosa dice la medicina tradizionale cinese... In tutte le culture, l’apparato digerente è concepito come fulcro del benessere generale. Oggi, con la scoperta del microbiota, portiamo avanti questa concezione in maniera più moderna. C’è tanta attenzione a come il microbiota viene modulato, tramite l’alimentazione, nella regolazione di numerosi processi e a come è associato, in un’eventuale disbiosi, a varie patologie come malattia di Chron, obesità, diabete, Alzheimer e così via. Le regole chiave sono avere un’alimentazione varia, evitare il più possibile i prodotti industriali, perseguire una dieta ricca di vegetali che rendono la flora intestinale più antinfiammatoria, bere molta acqua e fare sport. Fare sport non è una cosa banale perché coadiuva la biodiversità del nostro microbiota. Sono golden rules molto semplici». Parliamo dei cibi iperprocessati. Oggi non c’è tempo, non c’è voglia, a volte non c’è conoscenza, cioè non si sa cucinare, allora ci si rivolge al cibo già pronto. Lo si fa con candore, pensando di far bene, addirittura di nutrirsi meglio perché si tratta di prodotti preparati, in qualche modo, professionalmente. «Sì, però molto spesso ci sono conservanti, additivi, arricchitori, tutte sostanze che possono in qualche modo alterare importanti equilibri. Le faccio un esempio. Si è visto che se si mangia in maniera continuativa un dolcificante che viene spesso aggiunto a dolci e preparati industriali si altera lo stato di muco della barriera intestinale e questo rende l’epitelio più suscettibile alle infezioni. Un altro esempio: lo studio delle popolazioni occidentali che hanno un’alimentazione troppo ricca di zuccheri, di acidi grassi o di grassi di derivazione animale mostra come la flora intestinale diventi più infiammatoria rispetto a chi segue un’alimentazione soprattutto verde. Non si deve estremizzare, però bisogna trovare la giusta via di mezzo». Colpisce questa sua ricerca dell’equilibrio contro il rischio degli estremismi. Anche riguardo allo sport, lei parla della «sindrome gastrointestinale indotta dall’esercizio fisico» eccessivo. Sembra paradossale e controintuitivo, ce lo spiega meglio? «L’epitelio intestinale può andare incontro a una apertura delle giunzioni di barriera. Un eccesso di sport è un evento iperstressante che può portare l’organismo alla situazione che si verifica quando ci sono grandi rilasci di neuromediatori dello stress come l’adrenalina». Ci consiglia tre cibi da evitare assolutamente e tre cibi che fanno sempre bene all’intestino? «I cibi che fanno bene sono molto semplici, è la dieta mediterranea: olio d’oliva, pesce grasso, frutta a guscio, che sono tutti ricchi di antiossidanti, i frutti rossi, che sono pieni di polifenoli, poi tutto quello che c’è in questo periodo, come gli agrumi. Quello che fa male sono i cibi industrializzati, in generale l’eccesso di zuccheri a rapido assorbimento di preparati industriali o insaccati, carni rosse. È chiaro che è l’eccesso che determina il problema».
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa)
Tutto un balletto di zeri. +0 virgola, -0 virgola. Forza Italia di Antonio Tajani perde lo 0,2% planando al 7,5. Avs, l’Alleanza Verdi e Sinistra del Gatto & il Gatto, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, conquista uno 0,2 salendo al 6,9. E i partiti più grandi? Fratelli d’Italia è sempre primo con il 28,8%, in discesa di uno 0,3 rispetto al 27 aprile. La Lega di Matteo Salvini cala meno, di uno 0,1, al 6,1%. Noi moderati di Maurizio Lupi è invece l’unico partito di governo che negli ultimi sette giorni è salito: di uno 0,1, arrivando all’1,2%. Il Pd di Elly Schlein resta sempre la principale forza d’opposizione, con il 21,8 % (+0,2). Mentre il M5S di Giuseppe Conte perde lo 0,1%, scendendo al 12,4. I rimanenti «cespugli» sono sempre sotto il 4%. Azione di Carlo Calenda e +Europa crescono entrambi dello 0,1%, rispettivamente al 3,5% e all’1,6%. Italia viva di Matteo Renzi guadagna nientepopodimeno che lo 0,2 toccando il 2,5%. Mentre è stabile il Futuro nazionale di Roberto Vannacci, al 3,6%. So what, chioserebbero a questo punto gli analisti anglosassoni. Embè?, commenterebbero a Trastevere.
Che senso ha questa tarantella di mini-frane e di mini-avanzate? Quale fotografia delle intenzioni di voto degli italiani (almeno di quelli «sondati») ci restituisce un appuntamento che registra capillarmente ogni settimana le loro variazioni, con micro-spostamenti in cui l’unico dato che raggiunge la soglia dell’1% è quello relativo a chi «non si esprime», passato dal 29 al 28%?
Il monitoraggio permanente non è una abitudine (legittima) solo del TgLa7. Solo negli ultimi cinque giorni sono arrivate anche le rilevazioni del Tg3, alle 19 di giovedì 30 aprile. E quella Ipsos/Doxa del Corriere della Sera, con le riflessioni di Nando Pagnoncelli, venerdì primo maggio. Senza dimenticare la Supermedia Agi/Youtrend del 30 aprile, che non è una semplice media aritmetica dei sondaggi che vengono pubblicati, ma «una media “ragionata”, cioè con diversi tipi di ponderazione, che serve a restituire un quadro quanto più realistico possibile delle intenzioni di voto».
Un quadro politico piuttosto stagnante rispetto al quale sembra però emergere una certa qual soddisfazione di poter annunciare che «il centrosinistra ha superato il centrodestra». E finalmente, verrebbe da aggiungere: dopo quattro anni di storytelling apocalittico, con «disastri» uno via l’altro, con l’Italia fatta precipitare nel «baratro» economico, con l’esplosione di «scandali» a ripetizione, la «corruzione galoppante», le «camicie nere dilaganti», e altre calamità da far invidia alle piaghe d’Egitto, solo oggi le forze di opposizione sono arrivate al sorpasso. Di quanto? Di un punticino, per Youtrend.
Ma il dato striminzito consente per esempio a Repubblica di titolare «Il campo largo aumenta il vantaggio sul centrodestra», con «lo scarto più ampio in questa legislatura». Non diversamente dal Corriere: «Il centrodestra (Vannacci incluso) in discesa, per la prima volta è dietro al campo largo». Solo che poi uno legge l’articolo e scopre che la situazione è meno definita (e definitiva) di quanto sembri. Intanto, scrive Pagnoncelli, «i risultati delle coalizioni possibili sono molto vicini». Il centrodestra nel suo insieme - Fdi, Fi, Lega, Nm e Fn vannacciano - arriva al 46,1%. Il centrosinistra - Pd, M5s, Avs, +Europa, Iv - al 46,6%. Quindi il punto in più di Youtrend qui si dimezza.
Ma curiosamente il partito di Giorgia Meloni è in ogni rilevazione sempre quello più «scelto». E se anche cala, come segnala il Corriere, al 26,2%, che è più basso della percentuale (su voti veri) del 28,8% alle Europee, è ancora sopra al 26% preso alle Politiche. Non solo: il gradimento nei confronti dell’esecutivo è risalito dal 40 di fine marzo, cioè a ridosso della scoppola rimediata al referendum sulla giustizia, al 41 di oggi.
Stessa musica per Meloni: il gradimento nei suoi confronti è salito addirittura di 2 punti da fine marzo, dal 40 al 42%. Eppure, il messaggio che si sta facendo passare è quello di un deciso cambio di umori dell’opinione pubblica.
Lo stesso Tg3, nel pubblicizzare i risultati del sondaggio Emg (che si apre con una domanda: «Nell’ipotesi si torni a votare, lei pensa di recarsi alle urne?», ha risposto sì il 62%), ha dato conto di quella successiva, «Se sì, per quale partito voterebbe?», assemblando maliziosamente i dati. Così, anche graficamente, il centrosinistra appare soverchiante con il 45,6%, ma anche qui la «forbice» è minima, stante il 45% della maggioranza di governo, cioè dei quattro partiti che la compongono. Ma attenzione: senza Vannacci, che in questa rilevazione è quotato al 3,2%. Dettaglio tutt’altro che marginale. C’è di che rimanere disorientati. Proprio come davanti alle interpretazioni sui numeri del referendum. «L’Italia volta pagina, l’Italia archivia la parentesi del governo della peggior destra di sempre» etc, i commenti a botta calda.
Con l’autorevole distinguo di Nicola Gratteri, uno dei vincitori della consultazione, che il 9 aprile, ospite su La7, ha spiegato: «Tutti quei voti al No non sono al centrosinistra; ci sono almeno 3 milioni di voti che arrivano dal centrodestra». E qui il mio spaesamento ha avuto un’impennata. Perché se è corretto osservare che i 14.462.758 milioni di voti per il No non sono tutti da accreditare al centrosinistra, meno comprensibile risulta il calcolo sui cosiddetti «flussi» che avrebbero spostato 3 milioni di voti dal Sì al No. Perché i 12.447.077 presi dal Sì sono addirittura superiori ai 12.305.014 voti incassati dai quattro partiti di governo alle elezioni del 2022. Se dunque tre milioni di elettori di centrodestra si sono espressi a favore del No, ciò significa che quel «buco» è stato coperto da altrettanti consensi provenienti da sinistra per il fronte del Sì. O no? Si dirà: ma è un ragionamento «spannometrico». Può darsi. Ma non è tanto dissimile da quello di chi, da sinistra, sta suonando la grancassa della palingenesi prossima ventura, ciurlando nel manico e sperando in una profezia che si autoavveri.
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