«Dettagli di stile per lui: scarpe importanti e abiti rosso burgundy»

- La collezione di Giorgio Armani per il prossimo inverno: «Il gilet si porta a petto quasi nudo: per sedurre è sufficiente mostrare un bel collo».
- Jean Paul Gautier dice addio all'alta moda, con una sfilata evento per celebrare 50 anni di carriera.
La marcia in più non è mai un caso. E se si tratta di Giorgio Armani è facile intuire come mai lo stilista sia considerato la miglior interpretazione del made in Italy a livello mondiale. La settimana della moda milanese, chiusa da pochi giorni e dedicata all'abbigliamento da uomo per l'autunno/inverno 2020/2021, ha dimostrato, ancora una volta, che il designer italiano più famoso di sempre ha le idee ben chiare.
«Propongo un uomo gentile, da toccare. I tessuti danno un senso di morbido, sensazioni piacevoli anche se in realtà sono materiale maschile che sembrano soffici ma sono molto consistenti. È un effetto ottenuto con trattamenti di lavaggio, finissaggio, segreti dell'industria tessile».
Il cappotto come diktat, come a dire che senza il capo clou non si può stare. E Armani ne presenta una quantità notevole. Quasi come se fosse il sopra ciò che conta rispetto al sotto. I modelli sono quasi sempre molto avvolgenti, una coccola di leggerezza perché tutto è svuotato, privo di rigidità, in un racconto che trova la propria chiave nel rapporto diretto tra il capo e chi lo indossa. «Certi tessuti sembrano astrakan ma non lo sono, cappotti di cashmere con bouclé e nel colore Armani per eccellenza».
Spicca il modello dai revers larghi e con la martingala, perfetto per essere rubato da una fidanzata, una riedizione degli anni Settanta. «Ricorda un vecchio cappotto tra il militare e quello del signorotto della campagna inglese dell'Ottocento, che lo indosserebbe mentre passeggia in campagna con il suo cane. Non accade nel parco di Downton Abbey, ma in una metropoli di oggi. È lo stile romantico da strada».
I capi sono da portare con atteggiamento «dégagé», disinvolto, così come dice Armani: giacche decostruite che disegnano il corpo, o lavorate come un cardigan, abbinate ai pantaloni chiusi al fondo e alla maglia a collo alto. Il soft tailoring ingentilisce. Ecco un gilet portato su pelle nuda. «Ci vuole coraggio, ma si immagina che, per questioni d'igiene, un uomo, sotto, porti una canottiera o una T-shirt. Il nudo permette di vedere un bel collo, una muscolatura in evidenza, anche questo fa parte della seduzione, è come vedere una bella mano o una bella caviglia». La collezione abbraccia la persona, la esalta. Il tatto è stimolato di continuo, in un excursus che parte dalla mano calda delle lane dense e montane, delle stuoie jacquard e dei bouclé per finire nella luminosità serica del velluto, il tessuto per eccellenza. Tutto è di grande qualità.
La gamma dei colori comprende toni naturali di verde militare, sabbia, fango e grigio che sfumano fino al blu e al nero. E anche un rosso burgundy. «L'unico rosso accettabile per l'uomo». Cosa non è accettabile? «Il giallo». C'è anche la collezione Giorgio Armani neve, più ricercata di Ea7. «È più importante, più di lusso. Va bene per andare a Cortina per le Olimpiadi o a Milano al cinema Anteo». Cravatta? «Ok. La cravatta dà un tono elegante ma non è l'unico accessorio. Ora ci sono le scarpe, sempre più divertenti, che vanno ben oltre quelle inglesi. È stato fatto molto anche per i modelli street, nascono da una mescolanza con le sneakers. E poi le borse». Come lo definisce questo uomo? «Bono! È un uomo che sa cosa era l'eleganza del passato e la rivede con gli occhi di chi vive nel 2020. Un uomo che si guarda prima di uscire, non è più trasandato».
E con occhi diversi Armani ha guardato la milanese via Sant'Andrea, che nel 1983 scelse come sede per la sua prima boutique. Per lungo tempo è stata la sede del negozio Giorgio Armani, dal 2010 al 2017 ha ospitato la linea Armani/Casa e oggi torna con un concept unico. «In questa elegante prospettiva, dove si susseguono bei palazzi storici e moderne vetrine, il passato si intreccia con il presente», spiega lo stilista, «E in questo luogo, in quella che fu la sede milanese della prima boutique Giorgio Armani, torno oggi con un'esperienza diversa e una consapevolezza che non è sentimento nostalgico. Il nuovo concept del negozio lo dimostra: qui ho voluto che la quintessenza della mia visione di bellezza senza tempo dialogasse con la contemporaneità. Desidero offrire ai miei clienti uno spazio completo che permetta loro di vivere a pieno il mio mondo, dagli accessori al prêt à porter e all'alta sartoria, con servizi personalizzati e un trattamento esclusivo».
Il punto vendita si sviluppa su quattro piani per una superficie di 1.200 metri quadri. La boutique ospita al pian terreno la collezione di abbigliamento e accessori donna e il corner Armani beauty con la postazione per il make up, mentre il primo piano è dedicato alla collezione maschile. Al secondo piano gli abiti da sera, il servizio made to order e l'ampia area per il servizio made to measure. Non manca la zona per i regali con l'esposizione di pezzi Armani/Casa.
Jean Paul Gautier dice addio all'alta moda
Jean Paul Gautier si prepara a celebrare 50 anni di haute couture, dandole l'addio. Lo stilista ha condiviso la notizia in un post sul suo profilo Twitter, seguito da oltre un milione di followers, ma ci tiene a specificare: «Gaultier Paris andrà avanti, con un nuovo progetto di cui sono l'ideatore, e che vi verrà rivelato molto presto».
La carriera di Gautier inizia negli anni Settanta quando Pierre Cardin lo assume come assistente dopo aver visto alcuni bozzetti. Il giovane Jean Paul infatti non ha mai studiato moda ma, innamorato del mestiere, a 18 anni decide di mandare i suoi lavori ad alcuni grandi nomi dell'haute couture. Una mossa ambiziosa che lo porta a lavorare anche per Jacques Esterel e Jean Patou. Gautier è conosciuto come «l'enfant terrible» della moda francese, grazie al suo stile irriverente. Dal 1981 le sue collezioni si basano sullo street wear con un forte focus sulla cultura pop. Nel 1985 porta il kilt in passerella e veste il suo uomo con gonne e calze a maglia, ma quello che veramente sciocca il mondo della moda è l'utilizzo di persone di tutte le età e dai fisici diversi in passerella. Gautier ama giocare con i tradizionali ruoli di genere, invertendoli e shockando così gli spettatori. Per lui la moda è anche teatro, e infatti non sorprende che nel 2018 abbia dato vita al «Fashion freak show», un musical che ripercorre gli ultimi 50 anni della cultura pop attraverso il suo sguardo unico ed eccentrico. Lo spettacolo è ancora in corso e per i prossimi mesi sarà a San Pietroburgo e Mosca.
È famosa la sua collaborazione con Madonna durante gli anni Novanta. Gli iconici reggiseni conici sono infatti una sua creazione. Marilyn Manson, Lady Gaga e Kylie Minogue hanno tutti voluto collaborare con lui, sposando la sua anima eccentrica e fuori dagli schemi.


















