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2024-10-17
Con i deliri contro Colombo Kamala può giocarsi i voti degli italoamericani
Kamala Harris (Ansa)
Kamala Harris rischia di avere un grosso problema con gli italoamericani. La vicepresidente ha sostenuto che Donald Trump avrebbe mostrato segni di scarsa lucidità dopo che, lunedì, il tycoon aveva interrotto un evento elettorale in Pennsylvania, facendo mettere della musica per una quarantina di minuti. Secondo la candidata dem, che ha ritwittato un taglia e cuci di clip, Trump sarebbe apparso «perso e confuso». Ora, tralasciando il fatto che la Harris è da quasi quattro anni vice di un presidente dalla lucidità assai dubbia, quell’interruzione, come ha spiegato Abc News, è avvenuta per consentire che fossero soccorsi alcuni astanti, che avevano avuto un malore. Forse la candidata dem, con il suo attacco, ha cercato di mettere in ombra un aspetto molto interessante dell’inconsueto evento di Trump: e cioè che, tra i brani musicali mandati nell’intervallo, spiccavano l’Ave Maria di Franz Schubert cantata da Luciano Pavarotti e Con te partirò di Andrea Bocelli.
Una scelta tutt’altro che casuale. Quel giorno era infatti il secondo lunedì di ottobre: data in cui, negli Stati Uniti, si celebra il Columbus Day.
Ora, non è un mistero che Trump stia da tempo corteggiando il voto italoamericano. L’aver messo brani di Bocelli e Pavarotti è quindi stata una mossa strategica, anche perché l’evento si teneva in un’area elettoralmente cruciale come la Pennsylvania: il sesto Stato su cinquanta per popolazione italoamericana (quasi l’11%). Ne seguono due conclusioni. Primo: Trump non era confuso né poco lucido (anche perché l’altro ieri ha tenuto testa, durante un’intervista live e senza rete, al direttore di Bloomberg News John Micklethwait, che si è mostrato tutt’altro che amichevole nei suoi confronti). Secondo: mandando quei brani lunedì, il tycoon puntava esattamente all’elettorato italoamericano.
A conferma di ciò sta il fatto che, sempre lunedì, la campagna di Trump ha emesso un comunicato, tacciando la Harris di voler abolire il Columbus Day, festività a cui notoriamente gli italoamericani sono assai legati. In effetti, non è che l’accusa mossa da Trump sia proprio campata per aria. Basti pensare alle parole che la vicepresidente pronunciò nel 2021. «Dal 1934, ogni ottobre gli Stati Uniti commemorano il viaggio degli esploratori europei che per primi sbarcarono sulle coste delle Americhe», disse, per poi aggiungere: «Quegli esploratori hanno inaugurato un’ondata di devastazione per i popoli tribali, perpetrando violenza, rubando terre e diffondendo malattie». Del resto, già nel 2019, la diretta interessata si era mostrata favorevole a ribattezzare il Columbus Day come Indigenous People Day, in ossequio all’estremismo liberal della Cancel Culture, che vorrebbe sostituire la festività in onore del navigatore genovese con una commemorazione dei nativi americani. E proprio l’Indigenous People Day è stato celebrato, lunedì scorso, dalla Harris e dal suo vice, Tim Walz, con un paio di post su X. Tutto questo, sebbene il Columbus Day non c’entri nulla con il colonialismo. La festa fu infatti originariamente istituita dal presidente Benjamin Harrison nel 1892, dopo che, l’anno precedente, si era verificato il linciaggio di undici italoamericani a New Orleans. Successivamente, nel 1934, fu introdotta la ricorrenza vera e propria, che divenne infine festività federale nel 1968.
E attenzione. Storicamente, tra i principali promotori del Columbus Day, figurano i «Cavalieri di Colombo»: antica associazione cattolica statunitense che, fondata nel 1882, prese il nome proprio dal navigatore genovese. Peccato che la Harris abbia problemi anche con questa realtà: nel 2018, da senatrice, contestò infatti a un candidato giudice la sua appartenenza a tale organizzazione, nonostante in passato essa avesse annoverato tra i propri membri alti esponenti del Partito democratico, come John F. Kennedy. È quindi chiaro che, con questa crociata ideologica contro Cristoforo Colombo, la vicepresidente rischia di mettersi contro sia gli italoamericani sia i cattolici: cattolici, con cui è già da tempo in difficoltà. E la situazione non migliora con Walz che, da governatore del Minnesota, non ha fatto nulla di concreto per fermare l’abbattimento della statua di Colombo a Saint Paul nel 2020. Anzi, la sua vice, Peggy Flanagan, dichiarò «Non posso dire di essere triste per l’abbattimento».
Insomma, non è che la strategia della Harris per il voto italoamericano sembri particolarmente brillante. Certo, a inizio settembre fu organizzato il «Paisans for Kamala», un evento virtuale di sostegno alla vicepresidente a cui parteciparono l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex sindaco di New York Bill de Blasio, oltre agli attori Robert De Niro e John Turturro. Eppure, sembra proprio che tutte queste personalità non stiano suggerendo alla candidata dem una linea troppo efficace con il voto italoamericano. Magari, con la crociata contro Colombo, la Harris farà felici gli attivisti dell’estrema sinistra californiana. Rischia però dei seri contraccolpi in Pennsylvania e, sebbene in forma minore, in Michigan e Wisconsin, dove, essendo la situazione in bilico, anche degli spostamenti elettorali minimi possono fare la differenza. Infine, una domanda: come mai l’establishment mediatico italiano, sempre pronto a cogliere Trump in fallo, non si sta occupando dello scarso rispetto mostrato dalla Harris verso la comunità italoamericana?
Il piano di Trump in breve: buonsenso
Servirebbe un fact checker che lavori al debunking di una gigantesca mistificazione politica: l’aver spacciato l’agenda del buonsenso per estremista e quella del radicalismo per moderata.L’altro ieri, John Micklethwait di Bloomberg news ha intervistato Donald Trump. In quel colloquio, il tycoon ha riassunto in modo efficace la sua proposta agli americani: «Questo», ha detto, «è il partito - il Partito repubblicano - del buonsenso. Dimenticatevi dei conservatori, dei liberali… Diciamo pure che siamo conservatori, ma in realtà noi siamo il partito dell’abbiamo bisogno di confini; abbiamo bisogno di elezioni eque; non vogliamo che degli uomini partecipino a sport femminili; non vogliamo operazioni di cambio di sesso [nei minori, ndr] senza il consenso dei genitori». Cosa c’è, in tutto ciò, di folle ed eversivo? Dov’è la minaccia all’ordine mondiale? Il candidato del Gop sostiene che parlare con Vladimir Putin sia una trovata «intelligente. […] Ha 2.000 armi nucleari - e pure noi ne abbiamo». E allora? Dove sta lo scandalo? The Donald suggerisce un sistema di dazi per costringere le imprese a non delocalizzare gli impianti. È roba da Mein Kampf? Trump rivendica il diritto di un presidente a esercitare pressioni sulla Federal reserve, a proposito delle decisioni sui tassi d’interesse. È un fascista? L’indipendenza dei banchieri centrali è un dogma incontestabile? Raccontatelo alla sinistra di una volta… Che cosa si può rimproverare al miliardario newyorkese? Di voler ripristinare il primato della politica sull’economia? Della democrazia sulla tecnocrazia? Di essere un marxista? Certo, non è possibile dimenticare le tante sbavature istituzionali di Trump, né l’assalto al Campidoglio. D’altro canto, negli Stati Uniti i parossismi abbondano: ormai è considerato «di destra» persino chiedere a una persona che si reca al seggio di identificarsi. Semmai, è il programma dei dem, che la stessa Kamala Harris fatica a spiegare, a nascondere autentiche insidie. Quando Joe Biden vinse nel 2020, i commentatori giubilarono: finalmente alla Casa Bianca torna un «adulto». Più che da adulto, poi lo hanno trattato da vecchio. Ma il punto è un altro: con l’«adulto», l’America ha perso autorevolezza; si è resa protagonista di un disastroso ritiro dall’Afghanistan; un conflitto si è acceso alle porte dell’Europa; il Medio Oriente è in fiamme; durante la pandemia, le piattaforme social hanno messo su, di concerto con l’amministrazione, un pervasivo sistema di censura; le relazioni razziali non sono migliorate; il problema dell’immigrazione si è aggravato; la cancel culture e il woke avrebbero avuto campo libero, non fosse che le assurdità incontrano ancora dei limiti naturali.Che c’è di moderato nell’alimentare l’escalation in Ucraina, combattendo per procura una guerra contro una potenza atomica? Cosa c’è di saggio nel servirsi di questa tempesta, per sganciare i rivali tedeschi dalla Russia, trascinando nel baratro l’economia del Vecchio continente? È normale guidare un partito che è ostaggio di una frangia massimalista, la quale disarmerebbe Israele e, con ogni probabilità, sarebbe pure lieta se scomparisse? È giusto consentire la compravendita dei bambini tramite maternità surrogata? E liberalizzare la transessualità infantile? Chi è l’estremista? Chi vuole lasciare in pace i più piccoli, o chi rifilerebbe loro i bloccanti della pubertà?Ai tempi della Brexit e dell’inatteso trionfo di Trump, i «competenti», sconvolti, coniarono un termine per giustificare il loro fallimento: «postverità». Se perdevano, era perché alla gente non interessava più la verità, di cui essi, evidentemente, si reputavano gli unici depositari. Ma se qui c’è una postverità, è proprio il ribaltamento del mondo come l’abbiamo sempre concepito. Che capolavoro: alla fine, il buonsenso è diventato un atto rivoluzionario.
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La Harris vuole eliminare la festa per il genovese. Surreale attacco dem al tycoon: «Musica al comizio per non rispondere». Ma era una pausa per far soccorrere un fan. Intervistato da Bloomberg, The Donald ha riassunto il suo programma: confini chiusi, stop alle storture Lgbt e dialogo con Putin. Nulla di estremo, al contrario della sinistra...Lo speciale contiene due articoli.Kamala Harris rischia di avere un grosso problema con gli italoamericani. La vicepresidente ha sostenuto che Donald Trump avrebbe mostrato segni di scarsa lucidità dopo che, lunedì, il tycoon aveva interrotto un evento elettorale in Pennsylvania, facendo mettere della musica per una quarantina di minuti. Secondo la candidata dem, che ha ritwittato un taglia e cuci di clip, Trump sarebbe apparso «perso e confuso». Ora, tralasciando il fatto che la Harris è da quasi quattro anni vice di un presidente dalla lucidità assai dubbia, quell’interruzione, come ha spiegato Abc News, è avvenuta per consentire che fossero soccorsi alcuni astanti, che avevano avuto un malore. Forse la candidata dem, con il suo attacco, ha cercato di mettere in ombra un aspetto molto interessante dell’inconsueto evento di Trump: e cioè che, tra i brani musicali mandati nell’intervallo, spiccavano l’Ave Maria di Franz Schubert cantata da Luciano Pavarotti e Con te partirò di Andrea Bocelli. Una scelta tutt’altro che casuale. Quel giorno era infatti il secondo lunedì di ottobre: data in cui, negli Stati Uniti, si celebra il Columbus Day. Ora, non è un mistero che Trump stia da tempo corteggiando il voto italoamericano. L’aver messo brani di Bocelli e Pavarotti è quindi stata una mossa strategica, anche perché l’evento si teneva in un’area elettoralmente cruciale come la Pennsylvania: il sesto Stato su cinquanta per popolazione italoamericana (quasi l’11%). Ne seguono due conclusioni. Primo: Trump non era confuso né poco lucido (anche perché l’altro ieri ha tenuto testa, durante un’intervista live e senza rete, al direttore di Bloomberg News John Micklethwait, che si è mostrato tutt’altro che amichevole nei suoi confronti). Secondo: mandando quei brani lunedì, il tycoon puntava esattamente all’elettorato italoamericano.A conferma di ciò sta il fatto che, sempre lunedì, la campagna di Trump ha emesso un comunicato, tacciando la Harris di voler abolire il Columbus Day, festività a cui notoriamente gli italoamericani sono assai legati. In effetti, non è che l’accusa mossa da Trump sia proprio campata per aria. Basti pensare alle parole che la vicepresidente pronunciò nel 2021. «Dal 1934, ogni ottobre gli Stati Uniti commemorano il viaggio degli esploratori europei che per primi sbarcarono sulle coste delle Americhe», disse, per poi aggiungere: «Quegli esploratori hanno inaugurato un’ondata di devastazione per i popoli tribali, perpetrando violenza, rubando terre e diffondendo malattie». Del resto, già nel 2019, la diretta interessata si era mostrata favorevole a ribattezzare il Columbus Day come Indigenous People Day, in ossequio all’estremismo liberal della Cancel Culture, che vorrebbe sostituire la festività in onore del navigatore genovese con una commemorazione dei nativi americani. E proprio l’Indigenous People Day è stato celebrato, lunedì scorso, dalla Harris e dal suo vice, Tim Walz, con un paio di post su X. Tutto questo, sebbene il Columbus Day non c’entri nulla con il colonialismo. La festa fu infatti originariamente istituita dal presidente Benjamin Harrison nel 1892, dopo che, l’anno precedente, si era verificato il linciaggio di undici italoamericani a New Orleans. Successivamente, nel 1934, fu introdotta la ricorrenza vera e propria, che divenne infine festività federale nel 1968.E attenzione. Storicamente, tra i principali promotori del Columbus Day, figurano i «Cavalieri di Colombo»: antica associazione cattolica statunitense che, fondata nel 1882, prese il nome proprio dal navigatore genovese. Peccato che la Harris abbia problemi anche con questa realtà: nel 2018, da senatrice, contestò infatti a un candidato giudice la sua appartenenza a tale organizzazione, nonostante in passato essa avesse annoverato tra i propri membri alti esponenti del Partito democratico, come John F. Kennedy. È quindi chiaro che, con questa crociata ideologica contro Cristoforo Colombo, la vicepresidente rischia di mettersi contro sia gli italoamericani sia i cattolici: cattolici, con cui è già da tempo in difficoltà. E la situazione non migliora con Walz che, da governatore del Minnesota, non ha fatto nulla di concreto per fermare l’abbattimento della statua di Colombo a Saint Paul nel 2020. Anzi, la sua vice, Peggy Flanagan, dichiarò «Non posso dire di essere triste per l’abbattimento».Insomma, non è che la strategia della Harris per il voto italoamericano sembri particolarmente brillante. Certo, a inizio settembre fu organizzato il «Paisans for Kamala», un evento virtuale di sostegno alla vicepresidente a cui parteciparono l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex sindaco di New York Bill de Blasio, oltre agli attori Robert De Niro e John Turturro. Eppure, sembra proprio che tutte queste personalità non stiano suggerendo alla candidata dem una linea troppo efficace con il voto italoamericano. Magari, con la crociata contro Colombo, la Harris farà felici gli attivisti dell’estrema sinistra californiana. Rischia però dei seri contraccolpi in Pennsylvania e, sebbene in forma minore, in Michigan e Wisconsin, dove, essendo la situazione in bilico, anche degli spostamenti elettorali minimi possono fare la differenza. Infine, una domanda: come mai l’establishment mediatico italiano, sempre pronto a cogliere Trump in fallo, non si sta occupando dello scarso rispetto mostrato dalla Harris verso la comunità italoamericana?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/deliri-contro-colombo-kamala-2669415197.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-piano-di-trump-in-breve-buonsenso" data-post-id="2669415197" data-published-at="1729175575" data-use-pagination="False"> Il piano di Trump in breve: buonsenso Servirebbe un fact checker che lavori al debunking di una gigantesca mistificazione politica: l’aver spacciato l’agenda del buonsenso per estremista e quella del radicalismo per moderata.L’altro ieri, John Micklethwait di Bloomberg news ha intervistato Donald Trump. In quel colloquio, il tycoon ha riassunto in modo efficace la sua proposta agli americani: «Questo», ha detto, «è il partito - il Partito repubblicano - del buonsenso. Dimenticatevi dei conservatori, dei liberali… Diciamo pure che siamo conservatori, ma in realtà noi siamo il partito dell’abbiamo bisogno di confini; abbiamo bisogno di elezioni eque; non vogliamo che degli uomini partecipino a sport femminili; non vogliamo operazioni di cambio di sesso [nei minori, ndr] senza il consenso dei genitori». Cosa c’è, in tutto ciò, di folle ed eversivo? Dov’è la minaccia all’ordine mondiale? Il candidato del Gop sostiene che parlare con Vladimir Putin sia una trovata «intelligente. […] Ha 2.000 armi nucleari - e pure noi ne abbiamo». E allora? Dove sta lo scandalo? The Donald suggerisce un sistema di dazi per costringere le imprese a non delocalizzare gli impianti. È roba da Mein Kampf? Trump rivendica il diritto di un presidente a esercitare pressioni sulla Federal reserve, a proposito delle decisioni sui tassi d’interesse. È un fascista? L’indipendenza dei banchieri centrali è un dogma incontestabile? Raccontatelo alla sinistra di una volta… Che cosa si può rimproverare al miliardario newyorkese? Di voler ripristinare il primato della politica sull’economia? Della democrazia sulla tecnocrazia? Di essere un marxista? Certo, non è possibile dimenticare le tante sbavature istituzionali di Trump, né l’assalto al Campidoglio. D’altro canto, negli Stati Uniti i parossismi abbondano: ormai è considerato «di destra» persino chiedere a una persona che si reca al seggio di identificarsi. Semmai, è il programma dei dem, che la stessa Kamala Harris fatica a spiegare, a nascondere autentiche insidie. Quando Joe Biden vinse nel 2020, i commentatori giubilarono: finalmente alla Casa Bianca torna un «adulto». Più che da adulto, poi lo hanno trattato da vecchio. Ma il punto è un altro: con l’«adulto», l’America ha perso autorevolezza; si è resa protagonista di un disastroso ritiro dall’Afghanistan; un conflitto si è acceso alle porte dell’Europa; il Medio Oriente è in fiamme; durante la pandemia, le piattaforme social hanno messo su, di concerto con l’amministrazione, un pervasivo sistema di censura; le relazioni razziali non sono migliorate; il problema dell’immigrazione si è aggravato; la cancel culture e il woke avrebbero avuto campo libero, non fosse che le assurdità incontrano ancora dei limiti naturali.Che c’è di moderato nell’alimentare l’escalation in Ucraina, combattendo per procura una guerra contro una potenza atomica? Cosa c’è di saggio nel servirsi di questa tempesta, per sganciare i rivali tedeschi dalla Russia, trascinando nel baratro l’economia del Vecchio continente? È normale guidare un partito che è ostaggio di una frangia massimalista, la quale disarmerebbe Israele e, con ogni probabilità, sarebbe pure lieta se scomparisse? È giusto consentire la compravendita dei bambini tramite maternità surrogata? E liberalizzare la transessualità infantile? Chi è l’estremista? Chi vuole lasciare in pace i più piccoli, o chi rifilerebbe loro i bloccanti della pubertà?Ai tempi della Brexit e dell’inatteso trionfo di Trump, i «competenti», sconvolti, coniarono un termine per giustificare il loro fallimento: «postverità». Se perdevano, era perché alla gente non interessava più la verità, di cui essi, evidentemente, si reputavano gli unici depositari. Ma se qui c’è una postverità, è proprio il ribaltamento del mondo come l’abbiamo sempre concepito. Che capolavoro: alla fine, il buonsenso è diventato un atto rivoluzionario.
Ansa
Per prima cosa sento il dovere di avvertire i piccoli risparmiatori che per ridurre i rischi di perdite nel settore tecnologico/borsistico futurizzante dovrebbero inserire il loro denaro in strumenti finanziari gestiti da soggetti professionali. Non è roba per il fai da te. Raccomandazione rinforzata da una notevole varietà di opinioni specialistiche sulle prospettive di guadagno di SpaceX. Da un lato lo scenario di medio-lungo termine trova probabilità ottimistiche. Ma, dall’altro, quello di breve-medio individua un’altalena di valori, con rischio di dimezzamento. Come mai, allora, venerdì scorso la domanda di azioni di SpaceX è arrivata a 250 miliardi di dollari a fronte di un’offerta di 75, portando la capitalizzazione dell’azienda verso i 2.000 miliardi di dollari, quasi il Pil italiano?
I grandi fondi finanziari possono gestire senza gravi problemi un’altalena di valori e tra questi i fondi sovrani, in particolare arabi, hanno la forza finanziaria per scambiare investimento con accessi alla tecnologia. L’agenzia Bloomberg ha rilevato che almeno 70 dei 250 miliardi detti sono stati proposti da piccoli risparmiatori trainati dalle aspettative o speranze speculative di brevissimo periodo. Per capire il fenomeno è utile osservare l’andamento dei titoli tecnologici statunitensi negli ultimi 10-15 anni: prevale il numero di quelli (grandi) che hanno moltiplicato in quantità enorme il loro valore e tale evidenza regge una profezia ottimistica sulle capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di cambiare il mondo ottenendo per un certo periodo un monopolio super tecnologico con poca concorrenza che favorisce iper-guadagni. Per esempio, l’azienda innovativa Tesla di Musk in pochi anni ha ottenuto una capitalizzazione molto più elevata di altre case automobilistiche tradizionali. Probabilmente nel prossimo futuro ci saranno più competitori e i valori verranno riequilibrati dalla concorrenza, ma per un periodo non breve gli investitori iniziali hanno visto un aumento enorme del loro investimento iniziale. In sintesi, la speranza di superprofitti per le quotate tecnologiche statunitensi non è infondata. Tuttavia, prudenza come detto sopra.
Studio da almeno 25 anni lo scenario di esoeconomia cercando di capire il momento in cui avrà un ciclo di capitale autonomo e dinamico. Finora l’economia extraterrestre è stata finanziata per lo più con denaro statale in buona parte connesso agli investimenti di superiorità militare per scopi di dominio osservativo sulla superficie terrestre. Ora ci sono i primi segnali - in realtà anticipati già da un decennio - di irruzione del capitale privato nel settore. Non parlo di turismo spaziale strapagato che resta una piccola cosa, pur affascinante. Vedo invece nella logica di SpaceX una forte spinta a creare un esociclo specifico del capitale. Lanciatori a parte, Musk ha integrato Starlink (megarete satellitare per comunicazioni) ed esosistemi di Intelligenza artificiale. Questi ultimi hanno il potenziale di semplificare e velocizzare le immagini e altri dati della superficie terrestre ora ottenuti con procedure più complesse e nodi di inefficienza. Qui il potenziale di profitto è enorme. Ma in prospettiva il progetto di portare esseri umani su Marte ne promette di più. Migliaia di nuove tecnologie, dalla costruzione di astronavi in cantieri spaziali alla robotica medica. Siamo, vicini ad un esosalto entro uno scenario di 30-40 anni. Accelerato dalla esocompetizione tra America e Cina che potrebbe essere ancor più velocizzata dall’irruzione dall’Intelligenza artificiale basata su tecnologia quantistica che preferisco chiamare «robotica cognitiva». L’irruzione del capitale privato è un acceleratore dello sfruttamento e concorrenza nell’esospazio. Chi è ottimista su questo scenario secondo me non sbaglia l’analisi di destino, ma deve fare attenzione ai tempi di rendimento di un ciclo di capitale esospecifico. Che secondo me sarà massimo nel settore della robotica.
Non posso evitare di scrivere che, in base ai dati, il potenziale dell’industria italiana per la robotica eso, endo, aerea e sub è enorme. Ma il capitale privato di investimento che servirebbe per ingrandire le aziende specializzate nel settore è scarso. Saranno di manifattura italiana le costruzioni della futura base lunare nel programma statunitense Artemis. Semplificando, sono decine i settori esospaziali dove la tecnologia residente in Italia è la più evoluta nel mondo. Ma tutto questo potenziale è sottocapitalizzato come osservato con amarezza giustamente provocatoria da Mario Draghi: una start up di qualità innovativa promettente in Italia e in Europa deve andare in America per trovare i capitali utili al suo sviluppo. Cioè i Musk li abbiamo - forse anche migliori - ma non le regole e il luogo per capitalizzarli. E aggiungo che paradossalmente in Italia abbiamo un livello di risparmio tra i più alti al mondo. Sto proponendo un Nasdaq in Italia che capitalizzi le aziende tecnologiche residenti e attiri quelle europee e del Mediterraneo e perfino americane o giapponesi?
Sì, senza offesa per Euronext o autorità borsistiche oppure per chi pone troppi limiti ai fondi di investimento. Ma la rivoluzione tecnologica va gestita con più libertà per sperimentazioni ed investimenti e non con più regole.
www.carlopelanda.com
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Si è chiusa la 99ª edizione della Freccia Rossa, tra paesaggi italiani e auto d'epoca. Il successo è andato agli argentini Juan e Margarita Tonconogy, che riportano il loro nome nell'albo d'oro dopo sei anni di dominio di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli.
C'è chi la definisce la corsa più bella del mondo e chi, da quasi un secolo, la considera un rito capace di raccontare l'Italia attraverso le sue strade. La 1000 Miglia continua a essere molto più di una competizione automobilistica: è il fascino senza tempo delle vetture storiche, l'abbraccio delle piazze gremite e il legame tra tradizione sportiva e territorio.
L'edizione 2026 si è chiusa a Brescia con il trionfo degli argentini Juan e Margarita Tonconogy, vincitori a bordo di un'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931. Un successo che interrompe la lunga egemonia di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, protagonisti delle ultime sei edizioni della Freccia Rossa. Per Juan Tonconogy si tratta del quarto successo personale alla 1000 Miglia, dopo quelli conquistati nel 2013, nel 2016 e nel 2018. Questa volta, però, il trionfo assume un significato particolare: a condividere l'abitacolo dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 c'era la sorella Margarita, con cui il pilota argentino conquista la sua prima vittoria in coppia. Alle loro spalle si sono classificati proprio Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, secondi su Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 al termine di un confronto serrato che ha accompagnato gran parte della corsa. Sul terzo gradino del podio sono saliti Lorenzo e Mario Turelli, autori di una prova regolare e precisa sulla O.M. 665 S MM Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini che, insieme a Francesca Ruggeri su Cisitalia 202 S MM Spider del 1947, conquista ancora una volta il successo nella classifica riservata agli equipaggi femminili. Nel Ferrari Tribute 1000 Miglia hanno esultato Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi su Ferrari 488 Spider del 2019, mentre nella Gran Turismo Experience il successo è andato a Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Latvala.
L'edizione 2026 si chiude dopo cinque intense tappe e quasi 2.000 chilometri percorsi lungo alcune delle strade più suggestive della Penisola. Un itinerario che ha unito la sfida sportiva alla scoperta del territorio, mettendo alla prova gli equipaggi attraverso 144 Prove Cronometrate e 8 Prove di Media. Partita da Brescia, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, per poi proseguire verso il lago di Garda e il Veneto. Dopo il passaggio sul Passo dell'Abetone, la corsa ha toccato Toscana e Lazio, regalando immagini simboliche come le prove sulle mura di Lucca e la sosta in Piazza del Campo a Siena. La risalita verso l'Adriatico ha portato gli equipaggi ad Assisi, con il passaggio sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola nel ricordo di San Francesco, prima di attraversare la Gola del Furlo e raggiungere San Marino. L'ultima tappa, partita da Rimini, ha accompagnato le vetture storiche attraverso Ferrara e Mantova fino al ritorno a Brescia, dove il Controllo Orario finale e la tradizionale passerella in viale Venezia hanno sancito la conclusione della manifestazione.
Archiviata l'edizione numero 99, lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Il 2027 sarà infatti l'anno del Centenario: la 1000 Miglia tornerà alla sua tradizionale collocazione di fine maggio, dal 22 al 29, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.
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