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2024-10-17
Con i deliri contro Colombo Kamala può giocarsi i voti degli italoamericani
Kamala Harris (Ansa)
Kamala Harris rischia di avere un grosso problema con gli italoamericani. La vicepresidente ha sostenuto che Donald Trump avrebbe mostrato segni di scarsa lucidità dopo che, lunedì, il tycoon aveva interrotto un evento elettorale in Pennsylvania, facendo mettere della musica per una quarantina di minuti. Secondo la candidata dem, che ha ritwittato un taglia e cuci di clip, Trump sarebbe apparso «perso e confuso». Ora, tralasciando il fatto che la Harris è da quasi quattro anni vice di un presidente dalla lucidità assai dubbia, quell’interruzione, come ha spiegato Abc News, è avvenuta per consentire che fossero soccorsi alcuni astanti, che avevano avuto un malore. Forse la candidata dem, con il suo attacco, ha cercato di mettere in ombra un aspetto molto interessante dell’inconsueto evento di Trump: e cioè che, tra i brani musicali mandati nell’intervallo, spiccavano l’Ave Maria di Franz Schubert cantata da Luciano Pavarotti e Con te partirò di Andrea Bocelli.
Una scelta tutt’altro che casuale. Quel giorno era infatti il secondo lunedì di ottobre: data in cui, negli Stati Uniti, si celebra il Columbus Day.
Ora, non è un mistero che Trump stia da tempo corteggiando il voto italoamericano. L’aver messo brani di Bocelli e Pavarotti è quindi stata una mossa strategica, anche perché l’evento si teneva in un’area elettoralmente cruciale come la Pennsylvania: il sesto Stato su cinquanta per popolazione italoamericana (quasi l’11%). Ne seguono due conclusioni. Primo: Trump non era confuso né poco lucido (anche perché l’altro ieri ha tenuto testa, durante un’intervista live e senza rete, al direttore di Bloomberg News John Micklethwait, che si è mostrato tutt’altro che amichevole nei suoi confronti). Secondo: mandando quei brani lunedì, il tycoon puntava esattamente all’elettorato italoamericano.
A conferma di ciò sta il fatto che, sempre lunedì, la campagna di Trump ha emesso un comunicato, tacciando la Harris di voler abolire il Columbus Day, festività a cui notoriamente gli italoamericani sono assai legati. In effetti, non è che l’accusa mossa da Trump sia proprio campata per aria. Basti pensare alle parole che la vicepresidente pronunciò nel 2021. «Dal 1934, ogni ottobre gli Stati Uniti commemorano il viaggio degli esploratori europei che per primi sbarcarono sulle coste delle Americhe», disse, per poi aggiungere: «Quegli esploratori hanno inaugurato un’ondata di devastazione per i popoli tribali, perpetrando violenza, rubando terre e diffondendo malattie». Del resto, già nel 2019, la diretta interessata si era mostrata favorevole a ribattezzare il Columbus Day come Indigenous People Day, in ossequio all’estremismo liberal della Cancel Culture, che vorrebbe sostituire la festività in onore del navigatore genovese con una commemorazione dei nativi americani. E proprio l’Indigenous People Day è stato celebrato, lunedì scorso, dalla Harris e dal suo vice, Tim Walz, con un paio di post su X. Tutto questo, sebbene il Columbus Day non c’entri nulla con il colonialismo. La festa fu infatti originariamente istituita dal presidente Benjamin Harrison nel 1892, dopo che, l’anno precedente, si era verificato il linciaggio di undici italoamericani a New Orleans. Successivamente, nel 1934, fu introdotta la ricorrenza vera e propria, che divenne infine festività federale nel 1968.
E attenzione. Storicamente, tra i principali promotori del Columbus Day, figurano i «Cavalieri di Colombo»: antica associazione cattolica statunitense che, fondata nel 1882, prese il nome proprio dal navigatore genovese. Peccato che la Harris abbia problemi anche con questa realtà: nel 2018, da senatrice, contestò infatti a un candidato giudice la sua appartenenza a tale organizzazione, nonostante in passato essa avesse annoverato tra i propri membri alti esponenti del Partito democratico, come John F. Kennedy. È quindi chiaro che, con questa crociata ideologica contro Cristoforo Colombo, la vicepresidente rischia di mettersi contro sia gli italoamericani sia i cattolici: cattolici, con cui è già da tempo in difficoltà. E la situazione non migliora con Walz che, da governatore del Minnesota, non ha fatto nulla di concreto per fermare l’abbattimento della statua di Colombo a Saint Paul nel 2020. Anzi, la sua vice, Peggy Flanagan, dichiarò «Non posso dire di essere triste per l’abbattimento».
Insomma, non è che la strategia della Harris per il voto italoamericano sembri particolarmente brillante. Certo, a inizio settembre fu organizzato il «Paisans for Kamala», un evento virtuale di sostegno alla vicepresidente a cui parteciparono l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex sindaco di New York Bill de Blasio, oltre agli attori Robert De Niro e John Turturro. Eppure, sembra proprio che tutte queste personalità non stiano suggerendo alla candidata dem una linea troppo efficace con il voto italoamericano. Magari, con la crociata contro Colombo, la Harris farà felici gli attivisti dell’estrema sinistra californiana. Rischia però dei seri contraccolpi in Pennsylvania e, sebbene in forma minore, in Michigan e Wisconsin, dove, essendo la situazione in bilico, anche degli spostamenti elettorali minimi possono fare la differenza. Infine, una domanda: come mai l’establishment mediatico italiano, sempre pronto a cogliere Trump in fallo, non si sta occupando dello scarso rispetto mostrato dalla Harris verso la comunità italoamericana?
Il piano di Trump in breve: buonsenso
Servirebbe un fact checker che lavori al debunking di una gigantesca mistificazione politica: l’aver spacciato l’agenda del buonsenso per estremista e quella del radicalismo per moderata.L’altro ieri, John Micklethwait di Bloomberg news ha intervistato Donald Trump. In quel colloquio, il tycoon ha riassunto in modo efficace la sua proposta agli americani: «Questo», ha detto, «è il partito - il Partito repubblicano - del buonsenso. Dimenticatevi dei conservatori, dei liberali… Diciamo pure che siamo conservatori, ma in realtà noi siamo il partito dell’abbiamo bisogno di confini; abbiamo bisogno di elezioni eque; non vogliamo che degli uomini partecipino a sport femminili; non vogliamo operazioni di cambio di sesso [nei minori, ndr] senza il consenso dei genitori». Cosa c’è, in tutto ciò, di folle ed eversivo? Dov’è la minaccia all’ordine mondiale? Il candidato del Gop sostiene che parlare con Vladimir Putin sia una trovata «intelligente. […] Ha 2.000 armi nucleari - e pure noi ne abbiamo». E allora? Dove sta lo scandalo? The Donald suggerisce un sistema di dazi per costringere le imprese a non delocalizzare gli impianti. È roba da Mein Kampf? Trump rivendica il diritto di un presidente a esercitare pressioni sulla Federal reserve, a proposito delle decisioni sui tassi d’interesse. È un fascista? L’indipendenza dei banchieri centrali è un dogma incontestabile? Raccontatelo alla sinistra di una volta… Che cosa si può rimproverare al miliardario newyorkese? Di voler ripristinare il primato della politica sull’economia? Della democrazia sulla tecnocrazia? Di essere un marxista? Certo, non è possibile dimenticare le tante sbavature istituzionali di Trump, né l’assalto al Campidoglio. D’altro canto, negli Stati Uniti i parossismi abbondano: ormai è considerato «di destra» persino chiedere a una persona che si reca al seggio di identificarsi. Semmai, è il programma dei dem, che la stessa Kamala Harris fatica a spiegare, a nascondere autentiche insidie. Quando Joe Biden vinse nel 2020, i commentatori giubilarono: finalmente alla Casa Bianca torna un «adulto». Più che da adulto, poi lo hanno trattato da vecchio. Ma il punto è un altro: con l’«adulto», l’America ha perso autorevolezza; si è resa protagonista di un disastroso ritiro dall’Afghanistan; un conflitto si è acceso alle porte dell’Europa; il Medio Oriente è in fiamme; durante la pandemia, le piattaforme social hanno messo su, di concerto con l’amministrazione, un pervasivo sistema di censura; le relazioni razziali non sono migliorate; il problema dell’immigrazione si è aggravato; la cancel culture e il woke avrebbero avuto campo libero, non fosse che le assurdità incontrano ancora dei limiti naturali.Che c’è di moderato nell’alimentare l’escalation in Ucraina, combattendo per procura una guerra contro una potenza atomica? Cosa c’è di saggio nel servirsi di questa tempesta, per sganciare i rivali tedeschi dalla Russia, trascinando nel baratro l’economia del Vecchio continente? È normale guidare un partito che è ostaggio di una frangia massimalista, la quale disarmerebbe Israele e, con ogni probabilità, sarebbe pure lieta se scomparisse? È giusto consentire la compravendita dei bambini tramite maternità surrogata? E liberalizzare la transessualità infantile? Chi è l’estremista? Chi vuole lasciare in pace i più piccoli, o chi rifilerebbe loro i bloccanti della pubertà?Ai tempi della Brexit e dell’inatteso trionfo di Trump, i «competenti», sconvolti, coniarono un termine per giustificare il loro fallimento: «postverità». Se perdevano, era perché alla gente non interessava più la verità, di cui essi, evidentemente, si reputavano gli unici depositari. Ma se qui c’è una postverità, è proprio il ribaltamento del mondo come l’abbiamo sempre concepito. Che capolavoro: alla fine, il buonsenso è diventato un atto rivoluzionario.
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La Harris vuole eliminare la festa per il genovese. Surreale attacco dem al tycoon: «Musica al comizio per non rispondere». Ma era una pausa per far soccorrere un fan. Intervistato da Bloomberg, The Donald ha riassunto il suo programma: confini chiusi, stop alle storture Lgbt e dialogo con Putin. Nulla di estremo, al contrario della sinistra...Lo speciale contiene due articoli.Kamala Harris rischia di avere un grosso problema con gli italoamericani. La vicepresidente ha sostenuto che Donald Trump avrebbe mostrato segni di scarsa lucidità dopo che, lunedì, il tycoon aveva interrotto un evento elettorale in Pennsylvania, facendo mettere della musica per una quarantina di minuti. Secondo la candidata dem, che ha ritwittato un taglia e cuci di clip, Trump sarebbe apparso «perso e confuso». Ora, tralasciando il fatto che la Harris è da quasi quattro anni vice di un presidente dalla lucidità assai dubbia, quell’interruzione, come ha spiegato Abc News, è avvenuta per consentire che fossero soccorsi alcuni astanti, che avevano avuto un malore. Forse la candidata dem, con il suo attacco, ha cercato di mettere in ombra un aspetto molto interessante dell’inconsueto evento di Trump: e cioè che, tra i brani musicali mandati nell’intervallo, spiccavano l’Ave Maria di Franz Schubert cantata da Luciano Pavarotti e Con te partirò di Andrea Bocelli. Una scelta tutt’altro che casuale. Quel giorno era infatti il secondo lunedì di ottobre: data in cui, negli Stati Uniti, si celebra il Columbus Day. Ora, non è un mistero che Trump stia da tempo corteggiando il voto italoamericano. L’aver messo brani di Bocelli e Pavarotti è quindi stata una mossa strategica, anche perché l’evento si teneva in un’area elettoralmente cruciale come la Pennsylvania: il sesto Stato su cinquanta per popolazione italoamericana (quasi l’11%). Ne seguono due conclusioni. Primo: Trump non era confuso né poco lucido (anche perché l’altro ieri ha tenuto testa, durante un’intervista live e senza rete, al direttore di Bloomberg News John Micklethwait, che si è mostrato tutt’altro che amichevole nei suoi confronti). Secondo: mandando quei brani lunedì, il tycoon puntava esattamente all’elettorato italoamericano.A conferma di ciò sta il fatto che, sempre lunedì, la campagna di Trump ha emesso un comunicato, tacciando la Harris di voler abolire il Columbus Day, festività a cui notoriamente gli italoamericani sono assai legati. In effetti, non è che l’accusa mossa da Trump sia proprio campata per aria. Basti pensare alle parole che la vicepresidente pronunciò nel 2021. «Dal 1934, ogni ottobre gli Stati Uniti commemorano il viaggio degli esploratori europei che per primi sbarcarono sulle coste delle Americhe», disse, per poi aggiungere: «Quegli esploratori hanno inaugurato un’ondata di devastazione per i popoli tribali, perpetrando violenza, rubando terre e diffondendo malattie». Del resto, già nel 2019, la diretta interessata si era mostrata favorevole a ribattezzare il Columbus Day come Indigenous People Day, in ossequio all’estremismo liberal della Cancel Culture, che vorrebbe sostituire la festività in onore del navigatore genovese con una commemorazione dei nativi americani. E proprio l’Indigenous People Day è stato celebrato, lunedì scorso, dalla Harris e dal suo vice, Tim Walz, con un paio di post su X. Tutto questo, sebbene il Columbus Day non c’entri nulla con il colonialismo. La festa fu infatti originariamente istituita dal presidente Benjamin Harrison nel 1892, dopo che, l’anno precedente, si era verificato il linciaggio di undici italoamericani a New Orleans. Successivamente, nel 1934, fu introdotta la ricorrenza vera e propria, che divenne infine festività federale nel 1968.E attenzione. Storicamente, tra i principali promotori del Columbus Day, figurano i «Cavalieri di Colombo»: antica associazione cattolica statunitense che, fondata nel 1882, prese il nome proprio dal navigatore genovese. Peccato che la Harris abbia problemi anche con questa realtà: nel 2018, da senatrice, contestò infatti a un candidato giudice la sua appartenenza a tale organizzazione, nonostante in passato essa avesse annoverato tra i propri membri alti esponenti del Partito democratico, come John F. Kennedy. È quindi chiaro che, con questa crociata ideologica contro Cristoforo Colombo, la vicepresidente rischia di mettersi contro sia gli italoamericani sia i cattolici: cattolici, con cui è già da tempo in difficoltà. E la situazione non migliora con Walz che, da governatore del Minnesota, non ha fatto nulla di concreto per fermare l’abbattimento della statua di Colombo a Saint Paul nel 2020. Anzi, la sua vice, Peggy Flanagan, dichiarò «Non posso dire di essere triste per l’abbattimento».Insomma, non è che la strategia della Harris per il voto italoamericano sembri particolarmente brillante. Certo, a inizio settembre fu organizzato il «Paisans for Kamala», un evento virtuale di sostegno alla vicepresidente a cui parteciparono l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex sindaco di New York Bill de Blasio, oltre agli attori Robert De Niro e John Turturro. Eppure, sembra proprio che tutte queste personalità non stiano suggerendo alla candidata dem una linea troppo efficace con il voto italoamericano. Magari, con la crociata contro Colombo, la Harris farà felici gli attivisti dell’estrema sinistra californiana. Rischia però dei seri contraccolpi in Pennsylvania e, sebbene in forma minore, in Michigan e Wisconsin, dove, essendo la situazione in bilico, anche degli spostamenti elettorali minimi possono fare la differenza. Infine, una domanda: come mai l’establishment mediatico italiano, sempre pronto a cogliere Trump in fallo, non si sta occupando dello scarso rispetto mostrato dalla Harris verso la comunità italoamericana?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/deliri-contro-colombo-kamala-2669415197.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-piano-di-trump-in-breve-buonsenso" data-post-id="2669415197" data-published-at="1729175575" data-use-pagination="False"> Il piano di Trump in breve: buonsenso Servirebbe un fact checker che lavori al debunking di una gigantesca mistificazione politica: l’aver spacciato l’agenda del buonsenso per estremista e quella del radicalismo per moderata.L’altro ieri, John Micklethwait di Bloomberg news ha intervistato Donald Trump. In quel colloquio, il tycoon ha riassunto in modo efficace la sua proposta agli americani: «Questo», ha detto, «è il partito - il Partito repubblicano - del buonsenso. Dimenticatevi dei conservatori, dei liberali… Diciamo pure che siamo conservatori, ma in realtà noi siamo il partito dell’abbiamo bisogno di confini; abbiamo bisogno di elezioni eque; non vogliamo che degli uomini partecipino a sport femminili; non vogliamo operazioni di cambio di sesso [nei minori, ndr] senza il consenso dei genitori». Cosa c’è, in tutto ciò, di folle ed eversivo? Dov’è la minaccia all’ordine mondiale? Il candidato del Gop sostiene che parlare con Vladimir Putin sia una trovata «intelligente. […] Ha 2.000 armi nucleari - e pure noi ne abbiamo». E allora? Dove sta lo scandalo? The Donald suggerisce un sistema di dazi per costringere le imprese a non delocalizzare gli impianti. È roba da Mein Kampf? Trump rivendica il diritto di un presidente a esercitare pressioni sulla Federal reserve, a proposito delle decisioni sui tassi d’interesse. È un fascista? L’indipendenza dei banchieri centrali è un dogma incontestabile? Raccontatelo alla sinistra di una volta… Che cosa si può rimproverare al miliardario newyorkese? Di voler ripristinare il primato della politica sull’economia? Della democrazia sulla tecnocrazia? Di essere un marxista? Certo, non è possibile dimenticare le tante sbavature istituzionali di Trump, né l’assalto al Campidoglio. D’altro canto, negli Stati Uniti i parossismi abbondano: ormai è considerato «di destra» persino chiedere a una persona che si reca al seggio di identificarsi. Semmai, è il programma dei dem, che la stessa Kamala Harris fatica a spiegare, a nascondere autentiche insidie. Quando Joe Biden vinse nel 2020, i commentatori giubilarono: finalmente alla Casa Bianca torna un «adulto». Più che da adulto, poi lo hanno trattato da vecchio. Ma il punto è un altro: con l’«adulto», l’America ha perso autorevolezza; si è resa protagonista di un disastroso ritiro dall’Afghanistan; un conflitto si è acceso alle porte dell’Europa; il Medio Oriente è in fiamme; durante la pandemia, le piattaforme social hanno messo su, di concerto con l’amministrazione, un pervasivo sistema di censura; le relazioni razziali non sono migliorate; il problema dell’immigrazione si è aggravato; la cancel culture e il woke avrebbero avuto campo libero, non fosse che le assurdità incontrano ancora dei limiti naturali.Che c’è di moderato nell’alimentare l’escalation in Ucraina, combattendo per procura una guerra contro una potenza atomica? Cosa c’è di saggio nel servirsi di questa tempesta, per sganciare i rivali tedeschi dalla Russia, trascinando nel baratro l’economia del Vecchio continente? È normale guidare un partito che è ostaggio di una frangia massimalista, la quale disarmerebbe Israele e, con ogni probabilità, sarebbe pure lieta se scomparisse? È giusto consentire la compravendita dei bambini tramite maternità surrogata? E liberalizzare la transessualità infantile? Chi è l’estremista? Chi vuole lasciare in pace i più piccoli, o chi rifilerebbe loro i bloccanti della pubertà?Ai tempi della Brexit e dell’inatteso trionfo di Trump, i «competenti», sconvolti, coniarono un termine per giustificare il loro fallimento: «postverità». Se perdevano, era perché alla gente non interessava più la verità, di cui essi, evidentemente, si reputavano gli unici depositari. Ma se qui c’è una postverità, è proprio il ribaltamento del mondo come l’abbiamo sempre concepito. Che capolavoro: alla fine, il buonsenso è diventato un atto rivoluzionario.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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