{{ subpage.title }}

True

Dalla Libia alla partita sui migranti. L’Italia ai tavoli con il governo zoppo

Dalla Libia alla partita sui migranti. L’Italia ai tavoli con il governo zoppo
ANSA
  • Nei prossimi mesi, il nostro Paese parteciperà a vertici decisivi con un esecutivo che risponde solo a sé stesso Intanto continuano gli sbarchi. E a Cinisello Balsamo fermato un egiziano armato che gridava «Allah akbar».
  • Ritirato il bando per le aziende di soli rifugiati. L'inchiesta della Verità convince i politici locali: «C'è stato un errore tecnico...».

Lo speciale contiene due articoli

Ritirato il bando per le aziende di soli rifugiati

«È stato un errore che abbiamo corretto. Quella specificazione contenuta nel bando era inapplicabile perché non in linea con i requisiti richiesti per l'iscrizione alla Camera di commercio. Quindi l'abbiamo tolta dalla delibera». Così Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, venerdì scorso ha motivato la decisione di rivedere la delibera numero 820 del 18 maggio con cui la giunta provinciale, nell'ambito di uno stanziamento di aiuti alle imprese pari a 4 milioni di euro, aveva stabilito, nell'assegnazione del punteggio per i contributi, un vantaggio di ben 10 punti per le imprese costituite «esclusivamente da migranti o richiedenti asilo».

Un provvedimento denunciato come iniquo dal consigliere provinciale Claudio Civettini di Civica trentina, e del quale La Verità, giovedì scorso, è stato il primo giornale a occuparsi, facendo esplodere un vero e proprio caso. Infatti, dopo il nostro articolo, praticamente tutti i politici trentini di opposizione, dal neo segretario della Lega Mirko Bisesti al consigliere Giacomo Bezzi di Forza Italia, dalla deputata leghista Giulia Zanotelli al consigliere Walter Kaswalder degli Autonomisti popolari, si sono uniti alla segnalazione di Civettini, il quale aveva da subito presentato un'interrogazione, e hanno criticato con forza la scelta della giunta provinciale - definita «surreale» e «inaccettabile» - di riservare una corsia preferenziale, nei contributi, alle imprese costituite da migranti. Non solo: molti dei pocanzi ricordati politici trentini hanno condiviso sui loro profili Facebook proprio l'articolo della Verità rendendolo virale, a dimostrazione di come avessimo visto giusto nell'evidenziare l'anomalia della delibera 820, che qualcuno avrebbe potuto giudicare una fake news mentre invece corrispondeva pienamente alla realtà dei fatti.

Tutto questo polverone ha esercitato una notevole pressione sul centrosinistra alla guida del Trentino, che già il giorno dopo, come si diceva, è corso ai ripari sanando quello che pare dunque essere stato «errore tecnico».

In realtà già giovedì, poche ore dopo che La Verità era uscita in edicola, si vociferava d'una imminente revisione della citata delibera; tuttavia, anche se si è davvero trattato di un «errore tecnico» - e non c'è motivo per escluderlo a priori -, è indubbio come la visibilità nazionale data al provvedimento proposto dall'assessore dem allo sviluppo economico, Alessandro Olivi, e soprattutto alla sua surreale specificazione pro migranti, ne abbia accelerato la correzione. Si può pertanto ritenere il tempestivo dietrofront della giunta provinciale che governa il Trentino una vittoria anche del nostro giornale, a conferma di come, anche in tempi di crisi generalizzata dell'editoria, la stampa possa esercitare ruolo non solamente in termini di informazione ma pure di controllo del potere politico. Che quando viene preso in castagna è costretto a fare ammenda.

Giuliano Guzzo

Continua a leggereRiduci

«A me pareva che il post pubblicato alle 8.30 del mattino fosse un segnale chiaro, poi ovviamente servivano parole più chiare e abbiamo detto anche parole più chiare». Lo ha detto il premier Giorgia Meloni in un punto stampa al Vinitaly di Verona, rispondendo a chi le domandava perché non avesse criticato subito le parole di Donald Trump sul Papa.

«Non so quanti leader le abbiano espresse, questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza», ha aggiunto, concludendo la frase con tono sarcastico.

Giuseppi ammette: il lockdown è stato una scelta politica e non «scientifica»
Giuseppe Conte (Getty Images)
Nel suo libro l’ex premier rivendica: «La decisione spettava soltanto a noi». E critica l’inchiesta parlamentare.

Si improvvisa psicosociologo, l’ex premier Giuseppe Conte, per regalare ai lettori qualche paginetta di strabiliante ricostruzione dell’epoca lockdown. Scrive: «La pandemia ci ha insegnato che uno Stato nazionale isolato e ripiegato su sé stesso non è in grado di rispondere efficacemente alle sfide più complesse che possono compromettere crescita economica e sviluppo sociale.

Continua a leggereRiduci
Marco Lisei: «Conte si rifiuta ancora di testimoniare»
Marco Lisei (Imagoeconomica)
Il presidente della commissione Covid: «Gli ho offerto la possibilità di dimettersi da membro, essere audito e poi rientrare. Peraltro ha partecipato solo a 8 sedute su 112. Sulle mascherine emersi fatti nuovi, mi sorprenderebbe se la Procura non aprisse un fascicolo».

A sentire Marco Lisei, presidente della commissione parlamentare sul Covid, è una versione distorta, per usare un eufemismo, quella riferita a Fuori dal Coro dall’ex premier Giuseppe Conte sullo scandalo delle mascherine.

Continua a leggereRiduci

«C’è una voce che vorrebbe introdurre limitazioni e innalzamento delle tasse su tutti gli alcolici indiscriminatamente». Lo ha dichiarato l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Pietro Fiocchi, a margine di Vinitaly 2026 a Verona.

Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy