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2020-09-21
Dai pro agli amatori il ciclismo coinvolge 2 milioni e mezzo di italiani
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Nella mente e nell'immaginario di chi segue lo sport, qualunque esso sia, si viaggia spesso per associazione di idee legate a squadre o personaggi che con le loro imprese hanno scritto pagine indelebili e fatto appassionare milioni di tifosi in tutto il mondo. Se nel calcio è inevitabile pensare a Pelè e Maradona, o Messi e Cristiano Ronaldo per i più giovani, così come nella Formula 1 a Michael Schumacher e Ayrton Senna, o nel pugilato a Muhammad Ali, per quanto riguarda il ciclismo il pensiero va immediatamente ai miti delle due ruote: da Gino Bartali a Fausto Coppi ed Eddy Mrckx.
Il ciclismo, però, non è solo grandi corse a tappe, classiche e campioni professionisti, ma anche milioni di appassionati che fanno della bici e delle due ruote un vero e proprio culto. Secondo una ricerca condotta da Esp GroupM consulting e sinottica Tssp in Italia l'11,9% degli sportivi, ovvero 2.414.000, pratica ciclismo a livello agonistico o amatoriale, mentre dall'ultimo report redatto dalla Federazione ciclistica italiana si legge che nel 2019 i tesserati sono stati 103.124. Numeri non sorprendenti visto che il ciclismo è da sempre considerato uno sport che come pochi altri incarna il sentimento del popolo, uno dei primi a grande diffusione internazionale. Le prime gare agonistiche risalgono alla seconda meta dell'Ottocento, e più in particolare, la prima corsa documentata fu quella del 31 maggio 1868 disputata all'interno del Parco di Saint-Cloud nei pressi di Parigi e vinta dall'inglese James Moore, che l'anno dopo vinse anche la Parigi-Rouen. In Italia, invece, si dovette aspettare il 2 febbraio 1870 per assistere alla Firenze-Pistoia, vinta dall'americano Rynner Van Heste. La Federazione ciclistica italiana fu fondata a Pavia il 6 dicembre 1885 con il nome di Unione velocipedistica italiana che contava 17 società affiliate che diedero vita nello stesso anno al primo campionato su strada sul percorso Milano-Cremona-Milano. Il 1896 fu invece l'anno della prima Parigi-Roubaix, la prima grande classica della storia denominata per la sua difficoltà la «Regina delle classiche», ma anche l'anno in cui il ciclismo fu inserito tra gli sport olimpici. Dopo le grandi classiche, tra le quali il Giro di Lombardia nato nel 1905 e la Milano-Sanremo nata nel 1907, l'introduzione dei grandi giri avvenne con l'inizio del secolo successivo: nel 1903 si corse il primo Tour de France, mentre nel 1909 toccò al Giro d'Italia, mentre la Vuelta di Spagna arrivò solo nel 1935.
Da noi il ciclismo ha viaggiato spesso di pari passo con la storia sociale e il costume del nostro Paese, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi con l'acceso dualismo tra Gino Bartali e Fausto Coppi, un dualismo nato sulla bicicletta e sfociato poi in politica, religione e cultura. Anche per questo il ciclismo era considerato fino agli anni Sessanta lo sport più popolare e seguito, anche più del calcio. La gente si immedesimava nelle gesta e nelle storie di quegli eroi che attraversavano le strade d'Italia in sella alla loro bici, storie di povertà, di fatica e di sudore per andare incontro a qualcosa di meglio in un Paese che stava attraversando la delicata fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale.
Al Tour de France dominano gli sloveni

Lo sloveno Tadej Pogačar, vincitore del Tour de France (Ansa)
Ieri si è conclusa la 107esima edizione della corsa a tappe più antica di sempre, il Tour de France. A vincere è stato, a sorpresa, Tadej Pogačar, ventunenne sloveno in sella alla Uae Team Emirates, autore di una rimonta epica negli ultimi 6 chilometri della cronoscalata a La Planche des Belles Filles, in quella che era la penultima tappa della Grande Boucle prima della passerella finale sugli Champs Elysees, sul connazionale del Team Jumbo-Visma Primož Roglič.
Un duello tutto sloveno senza precedenti che dà spazio e visibilità a un Paese che prima d'ora, nel ciclismo come nello sport in generale, eccetto basket e sci, non aveva avuto grande tradizione. Una Nazione che conta circa 3 milioni di abitanti che ha deciso di puntare molto sullo sport, e più in particolare sulla crescita e la valorizzazione dei propri atleti. Oggi sui principali portali web, sulle prime pagine dei giornali e sui notiziari sportivi televisivi e radiofonici si parla di Pogačar e Roglič, ma anche in altri sport la Slovenia sta raccogliendo quanto seminato dal 1991, anno in cui Lubiana chiese l'indipendenza dalla Jugoslavia e cominciò a puntare forte sulla formazione sportiva nelle scuole, sulla cultura della fatica e sulla valorizzazione del talento. Ecco quindi che nel basket brillano le stella di Luka Dončić, guardia dei Dallas Mavericks in Nba e considerato dagli esperti di pallacanestro uno dei giovani talenti più promettenti della sua generazione a livello internazionale; e quella di Goran Dragić, playmaker dei Miami Heat. Anche nel calcio non mancano i nomi di giocatori importanti: dal portiere e capitano dell'Inter Samir Handanovic all'attaccante dell'Atalanta Josip Iličić, passando per il portiere dell'Atletico Madrid Jan Oblak.
Tutto pronto per la 103esima edizione del Giro d'Italia
Nemmeno il tempo di archiviare il Tour de France, vinto a sorpresa dallo sloveno Tadej Pogačar, che per i ciclisti e tutti gli appassionati è già tempo di pensare alle prossime corse e classiche in programma nei prossimi mesi. Dal Giro d'Italia ai Mondiali passando per la Vuelta e le grandi classiche ci sono tutti gli ingredienti per fare una scorpacciata di ciclismo. Sabato 3 ottobre, infatti, prende il via l'edizione numero 103 in una inedita versione autunnale della storica corsa a tappe, la cui partenza originaria era fissata a maggio, e che ora si appresta a cominciare dalle strade di Monreale in Sicilia dopo che la pandemia da coronavirus ne aveva messo a repentaglio lo svolgimento.
Dalla cronometro da Monreale a Palermo fino alla passerella di Milano, dove il 25 ottobre celebrerà la maglia rosa in piazza Duomo, si tratta di 21 tappe da correre in tre settimane per un totale di 3.469,8 chilometri. Dall'Etna alle Alpi passando per la costa adriatica, il Giro di quest'anno condensa prove contro il tempo (tre in totale), cinque tappe per velocisti puri, sette di media montagna e sei di alta montagna. Le speranze italiane sono riposte tutte in Vincenzo Nibali che corre per il team Trek-Segafredo e già vincitore nel 2013 e nel 2016, Giacomo Nizzolo e Domenico Pozzovivo, entrambi in squadra Ntt. Tra i favoriti, invece, troviamo i nomi del danese Jakob Fuglsang e del russo Aleksandr Vlasov, entrambi del team Astana, e Simon Yates, britannico del team Mitchelton-Scott. I grandi assenti, invece, saranno il campione in carica Richard Carapaz, ecuadoriano in sella alla Ineos, con il team inglese che te ha deciso di farlo correre al Tour de France e puntare tutto su Geraint Thomas per il Giro, e il giovane promettente Remco Eveneopoel, belga della Deceuninck-Quick Step caduto all'ultimo Giro di Lombardia fratturandosi il bacino, infortunio che lo ha messo fuori gioco.
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Viaggio all'interno di uno degli sport più popolari di sempre che tra miti e leggende ha scritto pagine importanti di storia e costume e appassiona sempre più: nel nostro Paese l'11,9% degli atleti pratica sport pedalando e correndo in sella a una bicicletta.Ieri si è concluso uno dei Tour de France più entusiasmanti degli ultimi anni e dominato da due corridori sloveni: a vincere in volata è stato il ventunenne Tadej Pogačar in rimonta sul connazionale Primož Roglič.Tutto pronto per il Giro d'Italia, al via il 3 ottobre da Monreale in una inedita versione autunnale causa Covid.Lo speciale contiene tre articoli.Nella mente e nell'immaginario di chi segue lo sport, qualunque esso sia, si viaggia spesso per associazione di idee legate a squadre o personaggi che con le loro imprese hanno scritto pagine indelebili e fatto appassionare milioni di tifosi in tutto il mondo. Se nel calcio è inevitabile pensare a Pelè e Maradona, o Messi e Cristiano Ronaldo per i più giovani, così come nella Formula 1 a Michael Schumacher e Ayrton Senna, o nel pugilato a Muhammad Ali, per quanto riguarda il ciclismo il pensiero va immediatamente ai miti delle due ruote: da Gino Bartali a Fausto Coppi ed Eddy Mrckx.Il ciclismo, però, non è solo grandi corse a tappe, classiche e campioni professionisti, ma anche milioni di appassionati che fanno della bici e delle due ruote un vero e proprio culto. Secondo una ricerca condotta da Esp GroupM consulting e sinottica Tssp in Italia l'11,9% degli sportivi, ovvero 2.414.000, pratica ciclismo a livello agonistico o amatoriale, mentre dall'ultimo report redatto dalla Federazione ciclistica italiana si legge che nel 2019 i tesserati sono stati 103.124. Numeri non sorprendenti visto che il ciclismo è da sempre considerato uno sport che come pochi altri incarna il sentimento del popolo, uno dei primi a grande diffusione internazionale. Le prime gare agonistiche risalgono alla seconda meta dell'Ottocento, e più in particolare, la prima corsa documentata fu quella del 31 maggio 1868 disputata all'interno del Parco di Saint-Cloud nei pressi di Parigi e vinta dall'inglese James Moore, che l'anno dopo vinse anche la Parigi-Rouen. In Italia, invece, si dovette aspettare il 2 febbraio 1870 per assistere alla Firenze-Pistoia, vinta dall'americano Rynner Van Heste. La Federazione ciclistica italiana fu fondata a Pavia il 6 dicembre 1885 con il nome di Unione velocipedistica italiana che contava 17 società affiliate che diedero vita nello stesso anno al primo campionato su strada sul percorso Milano-Cremona-Milano. Il 1896 fu invece l'anno della prima Parigi-Roubaix, la prima grande classica della storia denominata per la sua difficoltà la «Regina delle classiche», ma anche l'anno in cui il ciclismo fu inserito tra gli sport olimpici. Dopo le grandi classiche, tra le quali il Giro di Lombardia nato nel 1905 e la Milano-Sanremo nata nel 1907, l'introduzione dei grandi giri avvenne con l'inizio del secolo successivo: nel 1903 si corse il primo Tour de France, mentre nel 1909 toccò al Giro d'Italia, mentre la Vuelta di Spagna arrivò solo nel 1935.Da noi il ciclismo ha viaggiato spesso di pari passo con la storia sociale e il costume del nostro Paese, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi con l'acceso dualismo tra Gino Bartali e Fausto Coppi, un dualismo nato sulla bicicletta e sfociato poi in politica, religione e cultura. Anche per questo il ciclismo era considerato fino agli anni Sessanta lo sport più popolare e seguito, anche più del calcio. La gente si immedesimava nelle gesta e nelle storie di quegli eroi che attraversavano le strade d'Italia in sella alla loro bici, storie di povertà, di fatica e di sudore per andare incontro a qualcosa di meglio in un Paese che stava attraversando la delicata fase di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/ciclismo-2647727921.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="al-tour-de-france-dominano-gli-sloveni" data-post-id="2647727921" data-published-at="1600699207" data-use-pagination="False"> Al Tour de France dominano gli sloveni Lo sloveno Tadej Pogačar, vincitore del Tour de France (Ansa) Ieri si è conclusa la 107esima edizione della corsa a tappe più antica di sempre, il Tour de France. A vincere è stato, a sorpresa, Tadej Pogačar, ventunenne sloveno in sella alla Uae Team Emirates, autore di una rimonta epica negli ultimi 6 chilometri della cronoscalata a La Planche des Belles Filles, in quella che era la penultima tappa della Grande Boucle prima della passerella finale sugli Champs Elysees, sul connazionale del Team Jumbo-Visma Primož Roglič.Un duello tutto sloveno senza precedenti che dà spazio e visibilità a un Paese che prima d'ora, nel ciclismo come nello sport in generale, eccetto basket e sci, non aveva avuto grande tradizione. Una Nazione che conta circa 3 milioni di abitanti che ha deciso di puntare molto sullo sport, e più in particolare sulla crescita e la valorizzazione dei propri atleti. Oggi sui principali portali web, sulle prime pagine dei giornali e sui notiziari sportivi televisivi e radiofonici si parla di Pogačar e Roglič, ma anche in altri sport la Slovenia sta raccogliendo quanto seminato dal 1991, anno in cui Lubiana chiese l'indipendenza dalla Jugoslavia e cominciò a puntare forte sulla formazione sportiva nelle scuole, sulla cultura della fatica e sulla valorizzazione del talento. Ecco quindi che nel basket brillano le stella di Luka Dončić, guardia dei Dallas Mavericks in Nba e considerato dagli esperti di pallacanestro uno dei giovani talenti più promettenti della sua generazione a livello internazionale; e quella di Goran Dragić, playmaker dei Miami Heat. Anche nel calcio non mancano i nomi di giocatori importanti: dal portiere e capitano dell'Inter Samir Handanovic all'attaccante dell'Atalanta Josip Iličić, passando per il portiere dell'Atletico Madrid Jan Oblak. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ciclismo-2647727921.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutto-pronto-per-la-103esima-edizione-del-giro-d-italia" data-post-id="2647727921" data-published-at="1600699207" data-use-pagination="False"> Tutto pronto per la 103esima edizione del Giro d'Italia Nemmeno il tempo di archiviare il Tour de France, vinto a sorpresa dallo sloveno Tadej Pogačar, che per i ciclisti e tutti gli appassionati è già tempo di pensare alle prossime corse e classiche in programma nei prossimi mesi. Dal Giro d'Italia ai Mondiali passando per la Vuelta e le grandi classiche ci sono tutti gli ingredienti per fare una scorpacciata di ciclismo. Sabato 3 ottobre, infatti, prende il via l'edizione numero 103 in una inedita versione autunnale della storica corsa a tappe, la cui partenza originaria era fissata a maggio, e che ora si appresta a cominciare dalle strade di Monreale in Sicilia dopo che la pandemia da coronavirus ne aveva messo a repentaglio lo svolgimento.Dalla cronometro da Monreale a Palermo fino alla passerella di Milano, dove il 25 ottobre celebrerà la maglia rosa in piazza Duomo, si tratta di 21 tappe da correre in tre settimane per un totale di 3.469,8 chilometri. Dall'Etna alle Alpi passando per la costa adriatica, il Giro di quest'anno condensa prove contro il tempo (tre in totale), cinque tappe per velocisti puri, sette di media montagna e sei di alta montagna. Le speranze italiane sono riposte tutte in Vincenzo Nibali che corre per il team Trek-Segafredo e già vincitore nel 2013 e nel 2016, Giacomo Nizzolo e Domenico Pozzovivo, entrambi in squadra Ntt. Tra i favoriti, invece, troviamo i nomi del danese Jakob Fuglsang e del russo Aleksandr Vlasov, entrambi del team Astana, e Simon Yates, britannico del team Mitchelton-Scott. I grandi assenti, invece, saranno il campione in carica Richard Carapaz, ecuadoriano in sella alla Ineos, con il team inglese che te ha deciso di farlo correre al Tour de France e puntare tutto su Geraint Thomas per il Giro, e il giovane promettente Remco Eveneopoel, belga della Deceuninck-Quick Step caduto all'ultimo Giro di Lombardia fratturandosi il bacino, infortunio che lo ha messo fuori gioco.
L'amministratore delegato e direttore generale di Simest Regina Corradini D'Arienzo
Al «Giorno della Verità» nel dialogo L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa è intervenuta Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Al centro del confronto il sostegno alle imprese colpite dallo shock energetico, il ruolo delle Pmi, la filiera produttiva e le prospettive dell’export italiano.
Un miliardo di euro per sostenere le imprese che hanno subito lo shock energetico e il rischio di un rallentamento degli investimenti, soprattutto per le piccole e medie imprese. È uno dei passaggi chiave del dialogo andato in scena al «Giorno della Verità» nel panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, con protagonista Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, intervistata dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
L’intervento ha messo al centro la necessità di evitare un freno alla crescita delle imprese dopo la fase di shock energetico. Le risorse stanziate, è stato spiegato, nascono dalla volontà di sostenere la continuità degli investimenti attraverso un’iniezione immediata di liquidità e un contributo a fondo perduto fino al 30%.
Nel ragionamento, un ruolo centrale è stato attribuito al concetto di filiera, indicato come elemento chiave per la tenuta del sistema produttivo italiano. L’eventuale blocco degli investimenti, è stato sottolineato, rappresenterebbe infatti un rischio significativo per la competitività complessiva.
Ampio spazio anche al tema dell’export italiano e alla sua evoluzione. Secondo quanto illustrato, la forza delle imprese italiane risiede nella diversificazione settoriale e nella struttura familiare delle aziende, considerata un punto di forza nella capacità di resistere agli shock esterni, anche in contesti geopolitici complessi.
Tra i dati citati, la prospettiva di un export italiano in crescita fino a 700 miliardi di euro entro il 2027. Un obiettivo che, è stato osservato, richiede un sistema in grado non solo di sostenere ma anche di incentivare l’internazionalizzazione delle imprese.
Attualmente, meno del 9% delle aziende italiane esporta: un dato che, secondo quanto emerso dal confronto, evidenzia la necessità di ampliare la platea delle imprese attive sui mercati esteri. Per questo motivo, è stato spiegato, gli strumenti di sostegno sono stati estesi anche alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera produttiva.
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Francesco Lollobrigida e Massimo De Manzoni
«Le Tecniche di Evoluzione Assistita non sono OGM. Con la Tea la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. L'intervista di Massimo De Manzoni al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida.
L'agricoltura italiana è la prima per valore aggiunto in Europa. Sono dati del 2024, confermati nel 2025. Il nostro export tocca quasi i 73 miliardi. Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura e delle Foreste Francesco Lollobrigida intervistato dal codirettore della Verità Massimo De Manzoni. Frutto di un governo che ha investito 16, 8 miliardi di euro nel settore. «Mai nessun governo ha impegnato così tanto in un settore primario e noi abbiamo investito non speso» ha spiegato Lollobrigida. Investimenti che secondo uno studio di Ambrosetti genereranno 245 miliardi di euro di impatto nel settore.
Lollobrigida ha l'occasione di rivendicare il lavoro fatto per normare la commercializzazione della carne sintetica: «Una poltiglia cellulare che qualcuno ambiva a chiamare carne. Un alimento pensato per i poveri, non per tutti. Noi abbiamo chiesto di normare il prodotto. In Parlamento la legge è passata con il centrodestra, l’appoggio di altri e l’astensione di parte del Pd. Ci accusarono di restare isolati in Europa, ma poi in molti invece con noi. Così anche nel resto del mondo, dove qualcuno ha ripreso la nostra legge. Una vittoria che ha dimostrato che avevamo ragione. Non si potrà chiamare carne ma l’obiettivo è bannarla». Sulle Tecniche di Evoluzione Assistita risponde: «non sono OGM. Gli OGM intervengono tra specie diverse forzando la natura, mentre le TEA sono operazioni intraspecie: si accelera con la scienza qualcosa che la natura potrebbe realizzare da sola». Il Ministro fa un esempio: «Grazie alle TEA, la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. Tra le sperimentazioni che stiamo conducendo come Italia, c'è il riso senza acqua. Sembra una cosa impossibile, ma stiamo sperimentando per raggiungere questo risultato». Sull'energia solare chiarisce: «Non siamo contro energia solare, ma siamo contro la speculazione dei terreni agricoli». Interrogato dal codirettore sulla possibilità di ricadute nel settore dovute al duro scambio tra Trump e Meloni, Lollobrigida risponde: «La rappresaglia di Trump è un rischio che vedo relativamente perché c’è una grande richiesta da parte del mercato americano».
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Il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni
Il presidente esecutivo di BF Spa, intervistato dal condirettore Massimo de' Manzoni sul palco del Giorno della Verità, spiega perché il mondo agricolo rappresenta una priorità nazionale e non può essere separato dall'economia e dalla politica.
Cibo, filiere e sovranità. Intervistato dal condirettore Massimo de’ Manzoni in occasione de il Giorno della Verità, il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni ha fatto il punto sull'importanza del mondo agricolo e sulle sue potenzialità palco nazionale (e non solo).
In vista della complessità dell'attuale contesto mondiale, afferma Vecchioni, si potrebbe dire che l'agricoltura abbia finalmente riacquistato il suo reale valore, acquisendo persino un importante ruolo geostrategico. «C’è una percezione internazionale che quello agricolo sia un tema di rilevanza non solo economica, ma anche sociale. Basti pensare che l’emergenza alimentare in aree di scarsità agricola abbia causato tensioni preoccupanti e strutturali in ambito planetario. Per questo, il mondo agroalimentare è tornato a un’attenzione non più solo di settore. «Il ministero dell'Agricoltura è politico. E l’agricoltura non può essere collocata ai margini dell’economia: sarebbe un grave errore di tipo politico».
«Ma se da un lato la rilevanza del cibo è tornata di tutti i Paesi (non solo quelli più poveri), dall’altra» sostiene il presidente esecutivo di BF Spa «abbiamo il dovere quasi morale di dare al comparto della produzione agricola una priorità di allenza tra governi, in primis l’Europa e le scelte fatte dal 1957. Allora si pensava al reddito agricolo, poi lo si è a lungo dimenticato».
Bonifiche Ferraresi, nella visione di Vecchioni, «è un ecosistema molto flessibile di imprese che hanno deciso di creare un’infrastuttura industriale con natura privata ma con la consapevolezza di una rilevanza istituzionale. Dobbiamo quindi intervenire sul tessuto sociale: con un sano tessuto sociale ci sarà un sano tessuto produttivo. In caso contrario no».
De' Manzoni concentra quindi l'attenzione sul modo in cui creare un sano tessuto sociale, in questo mondo di scarse risorse e di un'intelligenza artificiale che le assorbe ulteriormente, mentre al contrario diminuiscono le terre coltivabili. Vecchioni spiega tuttavia che, fortunatamente, «in realtà nel mondo esiste ancora molta terra da preservare e restituire alle future generazioni». Inoltre, afferma, «BF Spa non compra terreni, ma gestisce valore per realizzare un'infrastruttura che può essere replicata anche in altri contesti (le cosiddette model farm), ma che al tempo stesso opera con la comunità (dai piccoli agricoltori alle istituzioni).
Nella fase finale dell'intervento, Vecchioni ha ricordato l'importanza di tornare a investire sui giovani: «Nel 2022 gli iscritti alla facoltà universitaria di Scienze agrarie erano 4.200, mentre oggi sono meno di 2.000. Eppure, nello stesso momento, aumentano gli iscritti a Ingegneria agraria. La differenza la fa proprio la parola "ingegneria", che nell'immaginario dei giovani li fa pensare di avere un lavoro più sicuro se si iscrivono a questa facoltà rispetto a quella di agronomia». Con la consapevolezza rassicurante che «l’ia non sostituirà mai la professione dell’agricoltore».
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Al «Giorno della Verità» sono intervenuti Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, in un confronto moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. Al centro del dibattito la trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, insieme al vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin che ha moderato il panel. Sono i protagonisti del confronto La fabbrica del futuro, andato in scena al «Giorno della Verità», dedicato alla sfida della competitività nella rivoluzione digitale italiana.
Al centro del dibattito l’idea di una fabbrica del futuro più veloce, connessa e integrata tra sistemi di trasporto, logistica e infrastrutture digitali. Un modello in cui, è stato sottolineato, la circolazione delle merci e delle informazioni diventa elemento decisivo di sviluppo.
Gufler ha descritto la mobilità come una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile dei territori, illustrando l’attività di Doppelmayr Italia, società attiva da oltre 130 anni e con più di 600 installazioni realizzate in Italia tra impianti turistici e urbani. Tra i punti chiave del suo intervento, il ruolo dei sistemi a fune come soluzione complementare alle infrastrutture tradizionali, con tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori rispetto ad altre opere, oltre a benefici in termini di impatto ambientale e consumo di suolo.
Nel panel è stato inoltre citato un progetto realizzato a Parigi, con cinque stazioni collegate alla rete metropolitana e ferroviaria, che avrebbe consentito una riduzione dei tempi di percorrenza di circa 22 minuti.
Ampio spazio anche alla digitalizzazione delle infrastrutture. Paggi ha richiamato il ruolo di FiberCop e l’obiettivo di estendere la connessione veloce a circa 20 milioni di unità tra famiglie e imprese, sottolineando la centralità della rete come infrastruttura strategica per la competitività del Paese.
Sul fronte logistico, Giuliani ha illustrato il ruolo degli interporti come nodi fondamentali per lo smistamento delle merci. In Italia ne esistono circa trenta, ha ricordato, e rappresentano una componente ancora poco conosciuta ma strategica della catena logistica nazionale. L’interporto di Marghera è stato indicato come esempio di crescita recente, con oltre un milione e mezzo di tonnellate movimentate nell’anno.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il trasporto intermodale e le connessioni con i traffici marittimi e le direttrici europee, così come la possibilità di utilizzare sistemi innovativi anche per il cosiddetto «ultimo miglio» urbano.
Infine, è stato affrontato il tema delle tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla crittografia quantistica, considerate strumenti destinati a incidere sia sull’elaborazione dei dati sia sulla sicurezza delle reti digitali.
In chiusura, una riflessione sul bisogno di accelerare il cambiamento infrastrutturale e produttivo del Paese, tra investimenti, innovazione e superamento delle resistenze alla trasformazione.
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