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C’è l’ok alle sanzioni. Ma Orbán piega l’Ue anche sul patriarca

C’è l’ok alle sanzioni. Ma Orbán piega l’Ue anche sul patriarca
Viktor Orbán (Ansa)
  • Dopo gli esoneri per gli oleodotti, il magiaro tiene Kirill fuori dalla lista nera. Colpiti Sberbank e i media vicini al Cremlino.
  • Il Copasir nega indagini su Matteo Salvini. Il leghista: «Se serve vedrò Sergej Lavrov». Adolfo Urso smentisce le indiscrezioni: «Il Comitato non può condurre inchieste su onorevoli».

Lo speciale comprende due articoli.

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lagarde bce italia
Christine Lagarde (Ansa)
La Bce dice di preoccuparsi dei conti, ma senza aiuti il calo di domanda farà crollare il Pil. E pure l’Fmi è sulla stessa linea.

Non hanno fatto in tempo Giorgia Meloni a dire all’Europa «meno e meglio» ed Emanuele Orsini – presidente di Confindustria – a commentare che serve sostegno alle imprese anche per aumentare i salari che dalla Bce è arrivata una risposta fuorisacco.

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La Gdf di Aosta ha eseguito un decreto emesso dal Tribunale di Torino ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia. Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica rappresenta la prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria ad una casa da gioco utilizzata per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa.

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Bomba rossoverde sul ponte degli italiani
(Ansa)
L’ennesimo sciopero dei trasporti va in scena ovviamente di venerdì, nel primo appuntamento ghiotto per il turismo. Il motivo? Di tutto un po’: da Gaza ai decreti Sicurezza fino all’emergenza abitativa. E sabato gli ambientalisti bloccheranno il Brennero.

C’è una bomba sul ponte. No, stavolta non parliamo del rischio terrorismo, anche se c’è comunque da aver paura. Non parliamo di esplosioni materiali né di ordigni jihadisti, anche se i danni rischiano di essere ingenti. E la bomba non colpirà né Ponte di Rialto né Ponte Vecchio: a essere colpito sarà «solo» il ponte del 2 giugno.

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Alle nostre imprese l’energia di Putin serve, finiamola di farci del male da soli inutilmente mentre i vari partner europei continuano a rifornirsi da Mosca. E se l’Ue fa melina, va messo sul tavolo il diritto di veto.

Per evitare che l’assemblea degli industriali si riduca ad un mero appuntamento istituzionale o giù di lì, il giorno dopo sarebbe importante arrivare agli incroci con le idee chiare sul percorso.

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