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2023-02-04
Raffica di case svaligiate dalle bande. Nel 2022 rapine aumentate del 30%
iStock
Tre rapinatori incappucciati entrano in casa Facchinetti, a Bergamo, tra via Baioni e lo stadio, a caccia di oro. Pistole in pugno hanno minacciato Roby Facchinetti, la voce dei Pooh, che era in compagnia della moglie Giovanna e dei figli, e gli hanno portato via gioielli e oggetti preziosi. Il musicista, 78 anni, pensava di poter passare una domenica rilassante prima del Festival di Sanremo, quando è cominciato l’incubo. Suo figlio Francesco ieri ha sfogato tutta la sua rabbia su Instagram: «È una di quelle cose che vorresti non capitasse mai nella vita. Sono molto triste e amareggiato di come si è trasformato il nostro Paese. Avere una villa con soldi guadagnati onestamente non è una condanna. Bisogna sentirsi sicuri nel posto in cui si vive ed è una vergogna che in una Paese con la pressione fiscale superiore al 60 per cento noi non ci sentiamo sicuri». La Verità da tempo denuncia la situazione da Gotham city nella quale sono scivolate molte città italiane durante la gestione di Luciana Lamorgese al Viminale. E se il Codacons stima circa 182.000 rapine all’anno all’interno delle abitazioni private, ovvero quasi 500 al giorno e una ogni tre minuti circa (la maggior parte senza un colpevole), la Direzione centrale della polizia criminale nel suo ultimo Rapporto sulla criminalità predatoria ha calcolato 447.820 furti e 12.536 rapine in abitazioni nel 2022, rispettivamente in aumento del 29,7 per cento e del 31,8 rispetto all’anno precedente. Ed è comprensibile che Facchinetti se ne sia uscito con un «complimenti allo Stato e al governo che dalla destra alla sinistra è incapace di mantenere l’ordine e il controllo».
E anche che abbia annunciato l’intenzione di trasferirsi in Svizzera: «Non voglio crescere i miei figli in un Paese dove non possono essere liberi e non possono uscire di casa». Ville di vip negli ultimi tempi ne sono state visitate parecchie. Un mese fa, per esempio, Roberta Martini, influencer, ex modella e imprenditrice milanese della moda, si è trovata in casa tre uomini, anche in questo caso con il volto coperto, mentre dormiva, a notte fonda. È stata svegliata con una mano sulla bocca e immobilizzata con delle fascette da elettricista. Bottino: gioielli, oggetti preziosi e un migliaio di euro in contanti. Esperienza simile per il calciatore del Milan Theo Hernandez. Che non era a casa, a Cassano Magnago (Varese), quando sono entrati quattro rapinatori. Sua moglie Zoe Cristofoli, modella e influencer, è stata sorpresa mentre era con il suo bimbo di sei mesi. È stata aggredita, strattonata e costretta ad aprire la cassaforte. Ha dovuto aprire la cassaforte anche Saturnino De Cecco, proprietario del famoso pastificio. A fine gennaio quattro o cinque uomini con il volto coperto sono entrati nella sua villa di Montesilvano (Pescara). L’imprenditore era in casa con la famiglia (moglie e figlia di cinque anni). I rapinatori hanno portato via gioielli e orologi di lusso. Ma le vittime vip in realtà sono solo una piccola parte. E in alcuni casi le rapine sono anche finite in tragedia. Come a Siena, dove una ottantunenne, Anna Maria Burrini, è stata rapinata e uccisa, strangolata con un laccio per le scarpe da due ucraini, uno dei quali era il suo ex inquilino. Gli anziani sono i più esposti. L’1 febbraio, a Roma, dei finti postini hanno citofonato a casa di una novantaseienne con la scusa di doverle consegnare un pacco. L’hanno malmenata, procurandole delle gravi contusioni alla testa. A Empoli, il 31 gennaio, tre malviventi con cappuccio e guanti sono entrati nell’appartamento di due coniugi di 77 e 74 anni che erano in casa insieme alla loro nipotina di sette anni. Si sono fatti aprire la cassaforte e consegnare un Rolex, alcuni anelli e 150 euro. Pochi giorni prima, il 23 gennaio, a Montespertoli era toccato a un uomo di 88 anni, che aveva sorpreso tre rapinatori mentre stavano tagliando la porta della sua cassaforte. Gli hanno spruzzato dello spray sul volto e poi bloccato sul letto. Scene da Arancia meccanica, invece, nella villa di un commerciante di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli). I rapinatori in questo caso erano otto. La banda era armata, con un accento dell’Est europeo. Dopo aver picchiato l’uomo, la moglie e i due figli, i rapinatori si sono fatti dare le combinazioni delle due casseforti e hanno portato via un Rolex, gioielli e qualche migliaio di euro in contanti. A Spello (Perugia), invece, la rapinatrice era una donna. È entrata armata di coltello a casa di una sessantenne, che le ha consegnato tutto quello che possedeva: circa 200 euro che aveva nel portafogli. Esperienza simile ad Alliste (Lecce), dove un uomo di 78 anni e la sua badante, in piena notte, il 17 gennaio, si sono ritrovati due rapinatori in casa. Avevano già forzato la porta d’ingresso, ma non erano armati. Hanno comunque minacciato l’anziano e si sono fatti consegnare il portafogli. Anche a Porto San Giorgio (Fermo) il 10 gennaio un novantunenne si è ritrovato in casa un rapinatore, al quale ha aperto la porta. Dopo essersi beccato un pugno in pieno volto, però, ha cercato di difendersi. Le urla hanno attirato i vicini, che hanno messo in fuga l’uomo, disarmato e a volto scoperto. Identificato, è stato denunciato a piede libero. È finito agli arresti domiciliari, con un permesso speciale per andare al lavoro, invece, il pluripregiudicato di Santa Lucia di Piave (Treviso) che aveva messo a segno una serie di furti violenti ai danni di anziani e del parroco di Mareno di Piave, dove ora hanno tirato un sospiro di sollievo.
Altri sette sbarchi con 304 immigrati
A Lampedusa riprendono gli sbarchi: in poche ore, con sette barconi, approdano in 304. A soccorrerli, al largo dell’isola, sono stati dei pattugliatori di Frontex e delle motovedette della Guardia di finanza. Uno dei natanti, di sei metri, partito da Sfax (Tunisia) con 42 persone a bordo, raggiunto in acque Sar Maltesi, trasportava anche otto cadaveri (cinque uomini e tre donne, una delle quali incinta). Due, invece, i dispersi. Un neonato di 4 mesi, secondo i superstiti, sarebbe scivolato in mare dopo la morte della madre, annegando. E sarebbe morto annegato anche un altro uomo. Ma tra i testimoni le versioni sono discordanti: c’è chi racconta che si era buttato in mare per tentare di salvare il piccolo e chi invece sostiene che è caduto in acqua dopo aver perso i sensi. Gli sbarcati hanno raccontato che non mangiavano da giorni e che avevano anche finito l’acqua. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (molti degli sbarcati hanno riferito di aver pagato 2.500 dinari per il viaggio) e morte come conseguenza di altro delitto, al momento a carico di ignoti. Il barcone nella mattinata di giovedì era stato avvistato da un peschereccio tunisino che aveva lanciato l’allarme, spiegando via radio che a bordo vi era probabilmente un cadavere. Ma solo nel tardo pomeriggio le autorità della Valletta hanno girato la richiesta al comando generale della Capitaneria di porto di Roma che ha inviato sul posto una motovedetta, sulla quale sono stati trasbordati sia i superstiti che gli otto cadaveri poi trasferiti a Lampedusa. Dopo le ultime tragedie in mare, nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana di Lampedusa si sono ammassate 12 bare. Quattro partiranno questa mattina con un traghetto di linea per Porto Empedocle dove verranno eseguite le sepolture. «Il governo Meloni non ci lasci da soli a gestire quest’immane tragedia», afferma il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. E da Stoccolma il presidente del consiglio sembra rispondergli: «Il tema fondamentale rimane la cooperazione, offrire alternative a chi va via, a chi scappa. Questo è un lavoro che l’Italia sta facendo, se lo facesse in modo più significativo l’Europa farebbe la differenza». Anche perché, come sempre, a più partenze corrispondono più morti in mare. Altri due li sta trasportando in Italia, insieme a 109 passeggeri, il taxi del mare Sea Eye 4 che, la scorsa notte ha portato a termine due operazioni in mare. «Nella prima missione sono state salvate 32 persone, mentre due sono morte prima del nostro arrivo», fanno sapere dalla Ong. Subito dopo, la nave, incurante del Codice di condotta, è partita per una seconda operazione, e ha tirato a bordo altre 77 persone. «Il porto assegnato dall’Italia», ovvero Pesaro, lagnano da Sea Eye, «dista circa cinque giorni di navigazione». E la Ong ha chiesto un porto più vicino. In serata lo sbarco a Pesaro è stato annullato. Il governo deve aver individuato un altro molo per la Sea Eye 4 che, come per la Geo Barents, verrà sottoposta a controlli. Poi le autorità avranno 90 giorni di tempo per notificare l’eventuale verbale con le contestazioni. Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini difende il Codice di condotta: «Il decreto Ong non cambia di una virgola», precisa riferendosi alla richiesta del Consiglio d’Europa di ritirarlo. E ha aggiunto: «L’Europa invece di dar lezioni, aiuti l’Italia».
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L’ultima vittima è Roby Facchinetti, minacciato da banditi armati. Anche il patron della De Cecco, calciatori e influencer visitati dai ladri. Che non disdegnano neppure la gente comune. Stimato un furto ogni tre minuti.Arrivi continui a Lampedusa. Trovati otto cadaveri in un barcone soccorso. Un neonato disperso in mare. Annullato l’attracco a Pesaro della Sea eye, con a bordo 109 persone.Lo speciale contiene due articoli. Tre rapinatori incappucciati entrano in casa Facchinetti, a Bergamo, tra via Baioni e lo stadio, a caccia di oro. Pistole in pugno hanno minacciato Roby Facchinetti, la voce dei Pooh, che era in compagnia della moglie Giovanna e dei figli, e gli hanno portato via gioielli e oggetti preziosi. Il musicista, 78 anni, pensava di poter passare una domenica rilassante prima del Festival di Sanremo, quando è cominciato l’incubo. Suo figlio Francesco ieri ha sfogato tutta la sua rabbia su Instagram: «È una di quelle cose che vorresti non capitasse mai nella vita. Sono molto triste e amareggiato di come si è trasformato il nostro Paese. Avere una villa con soldi guadagnati onestamente non è una condanna. Bisogna sentirsi sicuri nel posto in cui si vive ed è una vergogna che in una Paese con la pressione fiscale superiore al 60 per cento noi non ci sentiamo sicuri». La Verità da tempo denuncia la situazione da Gotham city nella quale sono scivolate molte città italiane durante la gestione di Luciana Lamorgese al Viminale. E se il Codacons stima circa 182.000 rapine all’anno all’interno delle abitazioni private, ovvero quasi 500 al giorno e una ogni tre minuti circa (la maggior parte senza un colpevole), la Direzione centrale della polizia criminale nel suo ultimo Rapporto sulla criminalità predatoria ha calcolato 447.820 furti e 12.536 rapine in abitazioni nel 2022, rispettivamente in aumento del 29,7 per cento e del 31,8 rispetto all’anno precedente. Ed è comprensibile che Facchinetti se ne sia uscito con un «complimenti allo Stato e al governo che dalla destra alla sinistra è incapace di mantenere l’ordine e il controllo». E anche che abbia annunciato l’intenzione di trasferirsi in Svizzera: «Non voglio crescere i miei figli in un Paese dove non possono essere liberi e non possono uscire di casa». Ville di vip negli ultimi tempi ne sono state visitate parecchie. Un mese fa, per esempio, Roberta Martini, influencer, ex modella e imprenditrice milanese della moda, si è trovata in casa tre uomini, anche in questo caso con il volto coperto, mentre dormiva, a notte fonda. È stata svegliata con una mano sulla bocca e immobilizzata con delle fascette da elettricista. Bottino: gioielli, oggetti preziosi e un migliaio di euro in contanti. Esperienza simile per il calciatore del Milan Theo Hernandez. Che non era a casa, a Cassano Magnago (Varese), quando sono entrati quattro rapinatori. Sua moglie Zoe Cristofoli, modella e influencer, è stata sorpresa mentre era con il suo bimbo di sei mesi. È stata aggredita, strattonata e costretta ad aprire la cassaforte. Ha dovuto aprire la cassaforte anche Saturnino De Cecco, proprietario del famoso pastificio. A fine gennaio quattro o cinque uomini con il volto coperto sono entrati nella sua villa di Montesilvano (Pescara). L’imprenditore era in casa con la famiglia (moglie e figlia di cinque anni). I rapinatori hanno portato via gioielli e orologi di lusso. Ma le vittime vip in realtà sono solo una piccola parte. E in alcuni casi le rapine sono anche finite in tragedia. Come a Siena, dove una ottantunenne, Anna Maria Burrini, è stata rapinata e uccisa, strangolata con un laccio per le scarpe da due ucraini, uno dei quali era il suo ex inquilino. Gli anziani sono i più esposti. L’1 febbraio, a Roma, dei finti postini hanno citofonato a casa di una novantaseienne con la scusa di doverle consegnare un pacco. L’hanno malmenata, procurandole delle gravi contusioni alla testa. A Empoli, il 31 gennaio, tre malviventi con cappuccio e guanti sono entrati nell’appartamento di due coniugi di 77 e 74 anni che erano in casa insieme alla loro nipotina di sette anni. Si sono fatti aprire la cassaforte e consegnare un Rolex, alcuni anelli e 150 euro. Pochi giorni prima, il 23 gennaio, a Montespertoli era toccato a un uomo di 88 anni, che aveva sorpreso tre rapinatori mentre stavano tagliando la porta della sua cassaforte. Gli hanno spruzzato dello spray sul volto e poi bloccato sul letto. Scene da Arancia meccanica, invece, nella villa di un commerciante di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli). I rapinatori in questo caso erano otto. La banda era armata, con un accento dell’Est europeo. Dopo aver picchiato l’uomo, la moglie e i due figli, i rapinatori si sono fatti dare le combinazioni delle due casseforti e hanno portato via un Rolex, gioielli e qualche migliaio di euro in contanti. A Spello (Perugia), invece, la rapinatrice era una donna. È entrata armata di coltello a casa di una sessantenne, che le ha consegnato tutto quello che possedeva: circa 200 euro che aveva nel portafogli. Esperienza simile ad Alliste (Lecce), dove un uomo di 78 anni e la sua badante, in piena notte, il 17 gennaio, si sono ritrovati due rapinatori in casa. Avevano già forzato la porta d’ingresso, ma non erano armati. Hanno comunque minacciato l’anziano e si sono fatti consegnare il portafogli. Anche a Porto San Giorgio (Fermo) il 10 gennaio un novantunenne si è ritrovato in casa un rapinatore, al quale ha aperto la porta. Dopo essersi beccato un pugno in pieno volto, però, ha cercato di difendersi. Le urla hanno attirato i vicini, che hanno messo in fuga l’uomo, disarmato e a volto scoperto. Identificato, è stato denunciato a piede libero. È finito agli arresti domiciliari, con un permesso speciale per andare al lavoro, invece, il pluripregiudicato di Santa Lucia di Piave (Treviso) che aveva messo a segno una serie di furti violenti ai danni di anziani e del parroco di Mareno di Piave, dove ora hanno tirato un sospiro di sollievo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/case-svaligiate-rapine-aumentate-2659371910.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="altri-sette-sbarchi-con-304-immigrati" data-post-id="2659371910" data-published-at="1675502879" data-use-pagination="False"> Altri sette sbarchi con 304 immigrati A Lampedusa riprendono gli sbarchi: in poche ore, con sette barconi, approdano in 304. A soccorrerli, al largo dell’isola, sono stati dei pattugliatori di Frontex e delle motovedette della Guardia di finanza. Uno dei natanti, di sei metri, partito da Sfax (Tunisia) con 42 persone a bordo, raggiunto in acque Sar Maltesi, trasportava anche otto cadaveri (cinque uomini e tre donne, una delle quali incinta). Due, invece, i dispersi. Un neonato di 4 mesi, secondo i superstiti, sarebbe scivolato in mare dopo la morte della madre, annegando. E sarebbe morto annegato anche un altro uomo. Ma tra i testimoni le versioni sono discordanti: c’è chi racconta che si era buttato in mare per tentare di salvare il piccolo e chi invece sostiene che è caduto in acqua dopo aver perso i sensi. Gli sbarcati hanno raccontato che non mangiavano da giorni e che avevano anche finito l’acqua. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (molti degli sbarcati hanno riferito di aver pagato 2.500 dinari per il viaggio) e morte come conseguenza di altro delitto, al momento a carico di ignoti. Il barcone nella mattinata di giovedì era stato avvistato da un peschereccio tunisino che aveva lanciato l’allarme, spiegando via radio che a bordo vi era probabilmente un cadavere. Ma solo nel tardo pomeriggio le autorità della Valletta hanno girato la richiesta al comando generale della Capitaneria di porto di Roma che ha inviato sul posto una motovedetta, sulla quale sono stati trasbordati sia i superstiti che gli otto cadaveri poi trasferiti a Lampedusa. Dopo le ultime tragedie in mare, nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana di Lampedusa si sono ammassate 12 bare. Quattro partiranno questa mattina con un traghetto di linea per Porto Empedocle dove verranno eseguite le sepolture. «Il governo Meloni non ci lasci da soli a gestire quest’immane tragedia», afferma il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. E da Stoccolma il presidente del consiglio sembra rispondergli: «Il tema fondamentale rimane la cooperazione, offrire alternative a chi va via, a chi scappa. Questo è un lavoro che l’Italia sta facendo, se lo facesse in modo più significativo l’Europa farebbe la differenza». Anche perché, come sempre, a più partenze corrispondono più morti in mare. Altri due li sta trasportando in Italia, insieme a 109 passeggeri, il taxi del mare Sea Eye 4 che, la scorsa notte ha portato a termine due operazioni in mare. «Nella prima missione sono state salvate 32 persone, mentre due sono morte prima del nostro arrivo», fanno sapere dalla Ong. Subito dopo, la nave, incurante del Codice di condotta, è partita per una seconda operazione, e ha tirato a bordo altre 77 persone. «Il porto assegnato dall’Italia», ovvero Pesaro, lagnano da Sea Eye, «dista circa cinque giorni di navigazione». E la Ong ha chiesto un porto più vicino. In serata lo sbarco a Pesaro è stato annullato. Il governo deve aver individuato un altro molo per la Sea Eye 4 che, come per la Geo Barents, verrà sottoposta a controlli. Poi le autorità avranno 90 giorni di tempo per notificare l’eventuale verbale con le contestazioni. Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini difende il Codice di condotta: «Il decreto Ong non cambia di una virgola», precisa riferendosi alla richiesta del Consiglio d’Europa di ritirarlo. E ha aggiunto: «L’Europa invece di dar lezioni, aiuti l’Italia».
Ansa
La vittima, dopo una lite avvenuta circa mezz’ora prima, è stata colpita con coltelli o cocci di bottiglia almeno una trentina di volte. Lo si legge nel decreto di fermo emesso nei confronti di uno degli indagati, un giovane peruviano, dal pm Elio Ramondini che coordina le indagini sul delitto. Il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura riguarda anche un secondo indagato, un ventunenne argentino, che al momento risulta irreperibile. Sono in corso le ricerche della polizia per rintracciarlo. Dalle prime informazioni la persona ricercata si troverebbe all’estero. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni.
Tra gli indagati c’è anche un giovare trapper, che è stato riconosciuto da alcuni testimoni che si trovavano alla stazione Milano Certosa la sera dell’omicidio. Si tratta di Oma Jair Rey Cordova, 20 anni, popolare sui social come Reyomar su Tiktok e Yo-Rey su Instagram oppure come Reystreetbandana con oltre 10.000 follower. Il ragazzo, raccontano i video delle telecamere, è stato ripreso oltre che notato da persone che hanno assistito in parte all’aggressione.
Dopo un diverbio con la vittima, suo fratello e un amico avvenuto alle 21.50 nel sottopasso e fuori dalla stazione, i 17 complici, che si definivano appartenenti ai Latin King, nome che evoca le gang sudamericane che controllano interi pezzi delle periferie degradate delle metropoli americane, avrebbero messo in atto una «azione preordinata dell’intero gruppo», muovendosi «in modo unitario e compatto».
Secondo la ricostruzione della Procura, che come detto contesta la premeditazione, il gruppo degli aggressori, dopo aver rincorso la vittima, il fratello e un amico «urlando in lingua spagnola “fermatevi, figli di puttana, stronzi”», ha iniziato a lanciare «sassi, bottiglie e coltelli» facendo cadere a terra il ventiduenne, sul quale si sono accaniti «accoltellandolo circa una trentina di volte». Successivamente il giovane ucciso sarebbe stato trascinato e scaraventato «nell’intercapedine esistente tra la sponda dei binari ferroviari e la parete di cinta della stazione ferroviaria».
Lo scenario ricostruito dagli inquirenti si basa il larga misura sulla testimonianza del fratello della vittima il quale dal «suo nascondiglio, attratto dalle urla del fratello aggredito, vedeva a pochi metri di distanza che il gruppo aveva raggiunto» Gianluca «facendolo cadere in avanti e circondandolo, colpendolo con pietre, coltelli e cocci di bottiglie, e dopo che si era girato dalla posizione prona a quella supina, attingendolo ulteriormente con fendenti al tronco ed agli arti superiori e inferiori e, alla fine dell’aggressione, trascinandolo per alcuni metri per buttarlo all’interno di una stretta e profonda intercapedine».
Inquirenti e investigatori stanno cercando di far luce sui motivi che hanno scatenato la furia omicida. Il dato da cui partono è il fatto che durante il diverbio tra due gruppi, gli aggressori, come detto, si sarebbero accreditati come componenti dei Latin King. Sulla loro appartenenza alla pandillas sono in corso approfondimenti.
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Il punto è che da anni, sistematicamente, si cerca di mettere in croce quello che Pascal Bruckner ha definito «il colpevole quasi perfetto», ovvero l’uomo bianco. Apprendiamo dai giornali inglesi che la polizia dell’Hampshire e dell’Isola di Wight - cioè quella di cui fanno parte gli agenti che hanno fermando Nowak - ha costretto il personale a seguire corsi di formazione sulla cosiddetta «diversità». Il programma obbligatorio dedicato a «uguaglianza e inclusione» è costato complessivamente 861.737 sterline in tre anni. Vi hanno partecipato 6.250 membri del corpo di polizia dell’Hampshire, che sono stati allenati a a riconoscere il razzismo, a combattere i pregiudizi (compresi quelli «inconsci») e a riconoscere i «privilegi» in base alla nota «teoria critica della razza». Questo è esattamente il problema: le idee infettive sulla colpevolezza occidentale, sul «razzismo sistemico» e il «privilegio bianco» vengono alimentate da decenni e negli ultimi anni hanno raggiunto un livello micidiale di diffusione. All’inizio erano presenti soltanto nelle università, poi ne sono strisciate fuori e hanno invaso i media, l’industria dell’intrattenimento, i social network, le strutture pubbliche. E si potrebbe pensare che queste storture siano soltanto statunitensi e anglosassoni, ma non è esattamente così. È certamente vero che in Italia il fenomeno woke non ha attecchito come altrove. Ma comunque è arrivato e si è saldato con la già nota e antica pretesa di superiorità morale e antropologica della sinistra, oltre che all’atavica ossessione per il «fascismo eterno». In più, negli ambienti accademici e a livello mediatico, anche le temibili teorie critiche della razza si manifestano da un po’ e contagiano anche il discorso progressista dominante sui social network.
Un piccolo ma efficace esempio lo offre in questi giorni la prestigiosa Fondazione Feltrinelli, tempietto della cultura progressista, tramite la newsletter Pubblico, una rivista online che ospita interventi di intellettuali anche molto noti. L’ultimo numero è dedicato proprio al razzismo e l’editoriale sul tema è affidato a Djarah Kan, scrittrice italo-ghanese, nata in Italia e cresciuta a Castel Volturno (terra nota per le tensioni feroci anche a sfondo etnico). Ebbene, la tesi dell’autrice in questione è che «siamo ancora razzisti». Lo siamo noi italiani, e lo dimostra il fatto che a Taranto è stato ucciso da un gruppo di adolescenti italiani l’operaio agricolo straniero Bakary Sako. Chiaro: in questo caso non valgono le spiegazioni sociologiche sul disagio, l’adolescenza problematica e il malessere sociale. Qui è chiaramente razzismo, perché appunto gli aggressori sono bianchi. E va bene. Il problema vero sorge quando la Kan si mette a parlare di Salim El Koudry, lo stragista di Modena. «L’aggressore è italiano ma le sue origini contano - forse - più delle sue azioni scellerate», spiega la scrittrice. «L’idea che uno “straniero” commetta crimini esiste già a monte. Ha solo bisogno di scendere a valle, tra la rabbia della gente che vede nella presenza degli stranieri la principale minaccia alla sicurezza pubblica». La responsabilità dell’omicidio di Taranto di chi è? Forse di un gruppo di giovani criminali razzisti? No, di tutta la destra, di tutti gli italiani. Quell’atto omicida deriva «da anni di dichiarazioni pubbliche in cui si è parlato liberamente di bombardare i barconi, di affondarli con il loro carico umano ancora a bordo, di disfarsi di persone ridotte allo stato di “risorse”, di sostituzione etnica e invasioni. [...] Quelle parole, in qualche modo, hanno contribuito a creare un clima. E che quel clima ha lasciato tracce ben oltre i confini del dibattito politico». A parte che a definire gli immigrati risorse non è certo stata la destra, è curioso notare come la responsabilità di un omicidio venga attribuita al contesto soltanto se serve a dimostrare la crudeltà degli italiani bianchi. Sul caso di Modena, ovviamente, il contesto non si può richiamare. Il problema è uno e uno soltanto: la pelle bianca. «Il razzismo, a oggi, è uno dei più efficaci strumenti di controllo dell’opinione pubblica», dice Kan. «Chi lo interiorizza si sente sveglio, lucido, emancipato. Non percepisce di stare obbedendo a una narrazione costruita da altri. Percepisce di stare seguendo il proprio istinto, il proprio buon senso, la propria lettura onesta di una realtà scevra da buonismi e ipocrisie. La bianchezza è il contenitore dentro cui tutto questo prende forma: l’identità che giustifica la paura, che trasforma il pregiudizio in appartenenza, che fa sentire chi odia come se stesse difendendo qualcosa, lavora dentro le viscere di chi ha sempre considerato la propria bianchezza come un fatto dato, naturale, e non politico».
Ed eccoci finalmente al nodo centrale: la bianchezza. Causa di ogni male, ricettacolo di ogni orrore. Gli stranieri che commettono omicidi, stupri e reati non contano: anzi anche loro sono vittime in qualche modo del razzismo sistemico. Si comincia così, dalla critica della bianchezza. E si finisce a lasciare morire un ragazzo bianco che sputa sangue proprio perché, in quanto bianco, è da considerarsi esponente del male assoluto.
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Ingredienti – 450 gr di ciliegie denocciolate (considerate circa 6 etti), 110 grammi di farina 00, 75 gr di fecola di patate, 90 gr di burro fuso, 1 bacca di vaniglia, 1 arancia non trattata, 170 gr di zucchero semolato, 3 uova di generose dimensioni, mezza bustina di lievito per dolci, un cucchiaino di sale.
Procedimento – Per prima cosa lavate e poi dividete a metà le ciliegie una ad una privandole del nocciolo. Qui ci vuole un po’ di pazienza! Ora nella planetaria o se volete in una ciotola molto capiente sbattete a bianco le uova con lo zucchero di cui terrete da parte un paio di cucchiai. Setacciate le polveri (farina, fecola, lievito) e miscelatele. Quando le uova sono ben montate aggiungete le polveri, la bacca di vaniglia che avrete diviso per la lunghezza estraendone polpa e semi che sono quelli che danno l’aroma e vanno aggiunti all’impasto, e alla fine fate cadere sempre girando nell’impasto a filo il burro fuso. Ora in una tortiera a cerniera mettete sul fondo facendolo risalire sui bordi un disco di carta forno. Polverizzate di zucchero. Sistemate con la calotta rivolta verso il basso le ciliegie sul fondo della tortiera in modo da ricoprirlo come fosse un mosaico. Il resto delle ciliegie versatelo nell’impasto, amalgamate bene aggiungendo la buccia dell’arancia grattugiata. Ora fate cadere delicatamente l’impasto nella tortiera e passate in forno pre-riscaldato a circa 190 gradi per 40/45 minuti. Sfornate e rigirate la torna in modo che si vedano le ciliegie he avevamo messo sul fondo. Se volete il massimo della golosità servite la torta che farete intiepidire con una pallina di gelato alla vaniglia.
Come far divertire i bambini – Fate sistemare a loro le ciliegie sul fondo della tortiera, se sono grandicelli dite loro di aiutarvi a denocciolare i frutti.
Abbinamento – Per competenza geografica visto che la Puglia e l’Emilia-Romagna hanno ciliegie favolose abbiamo scelto il raro Moscato di Trani o l’Albana passita.
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