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2023-02-04
Raffica di case svaligiate dalle bande. Nel 2022 rapine aumentate del 30%
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Tre rapinatori incappucciati entrano in casa Facchinetti, a Bergamo, tra via Baioni e lo stadio, a caccia di oro. Pistole in pugno hanno minacciato Roby Facchinetti, la voce dei Pooh, che era in compagnia della moglie Giovanna e dei figli, e gli hanno portato via gioielli e oggetti preziosi. Il musicista, 78 anni, pensava di poter passare una domenica rilassante prima del Festival di Sanremo, quando è cominciato l’incubo. Suo figlio Francesco ieri ha sfogato tutta la sua rabbia su Instagram: «È una di quelle cose che vorresti non capitasse mai nella vita. Sono molto triste e amareggiato di come si è trasformato il nostro Paese. Avere una villa con soldi guadagnati onestamente non è una condanna. Bisogna sentirsi sicuri nel posto in cui si vive ed è una vergogna che in una Paese con la pressione fiscale superiore al 60 per cento noi non ci sentiamo sicuri». La Verità da tempo denuncia la situazione da Gotham city nella quale sono scivolate molte città italiane durante la gestione di Luciana Lamorgese al Viminale. E se il Codacons stima circa 182.000 rapine all’anno all’interno delle abitazioni private, ovvero quasi 500 al giorno e una ogni tre minuti circa (la maggior parte senza un colpevole), la Direzione centrale della polizia criminale nel suo ultimo Rapporto sulla criminalità predatoria ha calcolato 447.820 furti e 12.536 rapine in abitazioni nel 2022, rispettivamente in aumento del 29,7 per cento e del 31,8 rispetto all’anno precedente. Ed è comprensibile che Facchinetti se ne sia uscito con un «complimenti allo Stato e al governo che dalla destra alla sinistra è incapace di mantenere l’ordine e il controllo».
E anche che abbia annunciato l’intenzione di trasferirsi in Svizzera: «Non voglio crescere i miei figli in un Paese dove non possono essere liberi e non possono uscire di casa». Ville di vip negli ultimi tempi ne sono state visitate parecchie. Un mese fa, per esempio, Roberta Martini, influencer, ex modella e imprenditrice milanese della moda, si è trovata in casa tre uomini, anche in questo caso con il volto coperto, mentre dormiva, a notte fonda. È stata svegliata con una mano sulla bocca e immobilizzata con delle fascette da elettricista. Bottino: gioielli, oggetti preziosi e un migliaio di euro in contanti. Esperienza simile per il calciatore del Milan Theo Hernandez. Che non era a casa, a Cassano Magnago (Varese), quando sono entrati quattro rapinatori. Sua moglie Zoe Cristofoli, modella e influencer, è stata sorpresa mentre era con il suo bimbo di sei mesi. È stata aggredita, strattonata e costretta ad aprire la cassaforte. Ha dovuto aprire la cassaforte anche Saturnino De Cecco, proprietario del famoso pastificio. A fine gennaio quattro o cinque uomini con il volto coperto sono entrati nella sua villa di Montesilvano (Pescara). L’imprenditore era in casa con la famiglia (moglie e figlia di cinque anni). I rapinatori hanno portato via gioielli e orologi di lusso. Ma le vittime vip in realtà sono solo una piccola parte. E in alcuni casi le rapine sono anche finite in tragedia. Come a Siena, dove una ottantunenne, Anna Maria Burrini, è stata rapinata e uccisa, strangolata con un laccio per le scarpe da due ucraini, uno dei quali era il suo ex inquilino. Gli anziani sono i più esposti. L’1 febbraio, a Roma, dei finti postini hanno citofonato a casa di una novantaseienne con la scusa di doverle consegnare un pacco. L’hanno malmenata, procurandole delle gravi contusioni alla testa. A Empoli, il 31 gennaio, tre malviventi con cappuccio e guanti sono entrati nell’appartamento di due coniugi di 77 e 74 anni che erano in casa insieme alla loro nipotina di sette anni. Si sono fatti aprire la cassaforte e consegnare un Rolex, alcuni anelli e 150 euro. Pochi giorni prima, il 23 gennaio, a Montespertoli era toccato a un uomo di 88 anni, che aveva sorpreso tre rapinatori mentre stavano tagliando la porta della sua cassaforte. Gli hanno spruzzato dello spray sul volto e poi bloccato sul letto. Scene da Arancia meccanica, invece, nella villa di un commerciante di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli). I rapinatori in questo caso erano otto. La banda era armata, con un accento dell’Est europeo. Dopo aver picchiato l’uomo, la moglie e i due figli, i rapinatori si sono fatti dare le combinazioni delle due casseforti e hanno portato via un Rolex, gioielli e qualche migliaio di euro in contanti. A Spello (Perugia), invece, la rapinatrice era una donna. È entrata armata di coltello a casa di una sessantenne, che le ha consegnato tutto quello che possedeva: circa 200 euro che aveva nel portafogli. Esperienza simile ad Alliste (Lecce), dove un uomo di 78 anni e la sua badante, in piena notte, il 17 gennaio, si sono ritrovati due rapinatori in casa. Avevano già forzato la porta d’ingresso, ma non erano armati. Hanno comunque minacciato l’anziano e si sono fatti consegnare il portafogli. Anche a Porto San Giorgio (Fermo) il 10 gennaio un novantunenne si è ritrovato in casa un rapinatore, al quale ha aperto la porta. Dopo essersi beccato un pugno in pieno volto, però, ha cercato di difendersi. Le urla hanno attirato i vicini, che hanno messo in fuga l’uomo, disarmato e a volto scoperto. Identificato, è stato denunciato a piede libero. È finito agli arresti domiciliari, con un permesso speciale per andare al lavoro, invece, il pluripregiudicato di Santa Lucia di Piave (Treviso) che aveva messo a segno una serie di furti violenti ai danni di anziani e del parroco di Mareno di Piave, dove ora hanno tirato un sospiro di sollievo.
Altri sette sbarchi con 304 immigrati
A Lampedusa riprendono gli sbarchi: in poche ore, con sette barconi, approdano in 304. A soccorrerli, al largo dell’isola, sono stati dei pattugliatori di Frontex e delle motovedette della Guardia di finanza. Uno dei natanti, di sei metri, partito da Sfax (Tunisia) con 42 persone a bordo, raggiunto in acque Sar Maltesi, trasportava anche otto cadaveri (cinque uomini e tre donne, una delle quali incinta). Due, invece, i dispersi. Un neonato di 4 mesi, secondo i superstiti, sarebbe scivolato in mare dopo la morte della madre, annegando. E sarebbe morto annegato anche un altro uomo. Ma tra i testimoni le versioni sono discordanti: c’è chi racconta che si era buttato in mare per tentare di salvare il piccolo e chi invece sostiene che è caduto in acqua dopo aver perso i sensi. Gli sbarcati hanno raccontato che non mangiavano da giorni e che avevano anche finito l’acqua. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (molti degli sbarcati hanno riferito di aver pagato 2.500 dinari per il viaggio) e morte come conseguenza di altro delitto, al momento a carico di ignoti. Il barcone nella mattinata di giovedì era stato avvistato da un peschereccio tunisino che aveva lanciato l’allarme, spiegando via radio che a bordo vi era probabilmente un cadavere. Ma solo nel tardo pomeriggio le autorità della Valletta hanno girato la richiesta al comando generale della Capitaneria di porto di Roma che ha inviato sul posto una motovedetta, sulla quale sono stati trasbordati sia i superstiti che gli otto cadaveri poi trasferiti a Lampedusa. Dopo le ultime tragedie in mare, nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana di Lampedusa si sono ammassate 12 bare. Quattro partiranno questa mattina con un traghetto di linea per Porto Empedocle dove verranno eseguite le sepolture. «Il governo Meloni non ci lasci da soli a gestire quest’immane tragedia», afferma il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. E da Stoccolma il presidente del consiglio sembra rispondergli: «Il tema fondamentale rimane la cooperazione, offrire alternative a chi va via, a chi scappa. Questo è un lavoro che l’Italia sta facendo, se lo facesse in modo più significativo l’Europa farebbe la differenza». Anche perché, come sempre, a più partenze corrispondono più morti in mare. Altri due li sta trasportando in Italia, insieme a 109 passeggeri, il taxi del mare Sea Eye 4 che, la scorsa notte ha portato a termine due operazioni in mare. «Nella prima missione sono state salvate 32 persone, mentre due sono morte prima del nostro arrivo», fanno sapere dalla Ong. Subito dopo, la nave, incurante del Codice di condotta, è partita per una seconda operazione, e ha tirato a bordo altre 77 persone. «Il porto assegnato dall’Italia», ovvero Pesaro, lagnano da Sea Eye, «dista circa cinque giorni di navigazione». E la Ong ha chiesto un porto più vicino. In serata lo sbarco a Pesaro è stato annullato. Il governo deve aver individuato un altro molo per la Sea Eye 4 che, come per la Geo Barents, verrà sottoposta a controlli. Poi le autorità avranno 90 giorni di tempo per notificare l’eventuale verbale con le contestazioni. Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini difende il Codice di condotta: «Il decreto Ong non cambia di una virgola», precisa riferendosi alla richiesta del Consiglio d’Europa di ritirarlo. E ha aggiunto: «L’Europa invece di dar lezioni, aiuti l’Italia».
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L’ultima vittima è Roby Facchinetti, minacciato da banditi armati. Anche il patron della De Cecco, calciatori e influencer visitati dai ladri. Che non disdegnano neppure la gente comune. Stimato un furto ogni tre minuti.Arrivi continui a Lampedusa. Trovati otto cadaveri in un barcone soccorso. Un neonato disperso in mare. Annullato l’attracco a Pesaro della Sea eye, con a bordo 109 persone.Lo speciale contiene due articoli. Tre rapinatori incappucciati entrano in casa Facchinetti, a Bergamo, tra via Baioni e lo stadio, a caccia di oro. Pistole in pugno hanno minacciato Roby Facchinetti, la voce dei Pooh, che era in compagnia della moglie Giovanna e dei figli, e gli hanno portato via gioielli e oggetti preziosi. Il musicista, 78 anni, pensava di poter passare una domenica rilassante prima del Festival di Sanremo, quando è cominciato l’incubo. Suo figlio Francesco ieri ha sfogato tutta la sua rabbia su Instagram: «È una di quelle cose che vorresti non capitasse mai nella vita. Sono molto triste e amareggiato di come si è trasformato il nostro Paese. Avere una villa con soldi guadagnati onestamente non è una condanna. Bisogna sentirsi sicuri nel posto in cui si vive ed è una vergogna che in una Paese con la pressione fiscale superiore al 60 per cento noi non ci sentiamo sicuri». La Verità da tempo denuncia la situazione da Gotham city nella quale sono scivolate molte città italiane durante la gestione di Luciana Lamorgese al Viminale. E se il Codacons stima circa 182.000 rapine all’anno all’interno delle abitazioni private, ovvero quasi 500 al giorno e una ogni tre minuti circa (la maggior parte senza un colpevole), la Direzione centrale della polizia criminale nel suo ultimo Rapporto sulla criminalità predatoria ha calcolato 447.820 furti e 12.536 rapine in abitazioni nel 2022, rispettivamente in aumento del 29,7 per cento e del 31,8 rispetto all’anno precedente. Ed è comprensibile che Facchinetti se ne sia uscito con un «complimenti allo Stato e al governo che dalla destra alla sinistra è incapace di mantenere l’ordine e il controllo». E anche che abbia annunciato l’intenzione di trasferirsi in Svizzera: «Non voglio crescere i miei figli in un Paese dove non possono essere liberi e non possono uscire di casa». Ville di vip negli ultimi tempi ne sono state visitate parecchie. Un mese fa, per esempio, Roberta Martini, influencer, ex modella e imprenditrice milanese della moda, si è trovata in casa tre uomini, anche in questo caso con il volto coperto, mentre dormiva, a notte fonda. È stata svegliata con una mano sulla bocca e immobilizzata con delle fascette da elettricista. Bottino: gioielli, oggetti preziosi e un migliaio di euro in contanti. Esperienza simile per il calciatore del Milan Theo Hernandez. Che non era a casa, a Cassano Magnago (Varese), quando sono entrati quattro rapinatori. Sua moglie Zoe Cristofoli, modella e influencer, è stata sorpresa mentre era con il suo bimbo di sei mesi. È stata aggredita, strattonata e costretta ad aprire la cassaforte. Ha dovuto aprire la cassaforte anche Saturnino De Cecco, proprietario del famoso pastificio. A fine gennaio quattro o cinque uomini con il volto coperto sono entrati nella sua villa di Montesilvano (Pescara). L’imprenditore era in casa con la famiglia (moglie e figlia di cinque anni). I rapinatori hanno portato via gioielli e orologi di lusso. Ma le vittime vip in realtà sono solo una piccola parte. E in alcuni casi le rapine sono anche finite in tragedia. Come a Siena, dove una ottantunenne, Anna Maria Burrini, è stata rapinata e uccisa, strangolata con un laccio per le scarpe da due ucraini, uno dei quali era il suo ex inquilino. Gli anziani sono i più esposti. L’1 febbraio, a Roma, dei finti postini hanno citofonato a casa di una novantaseienne con la scusa di doverle consegnare un pacco. L’hanno malmenata, procurandole delle gravi contusioni alla testa. A Empoli, il 31 gennaio, tre malviventi con cappuccio e guanti sono entrati nell’appartamento di due coniugi di 77 e 74 anni che erano in casa insieme alla loro nipotina di sette anni. Si sono fatti aprire la cassaforte e consegnare un Rolex, alcuni anelli e 150 euro. Pochi giorni prima, il 23 gennaio, a Montespertoli era toccato a un uomo di 88 anni, che aveva sorpreso tre rapinatori mentre stavano tagliando la porta della sua cassaforte. Gli hanno spruzzato dello spray sul volto e poi bloccato sul letto. Scene da Arancia meccanica, invece, nella villa di un commerciante di San Sebastiano al Vesuvio (Napoli). I rapinatori in questo caso erano otto. La banda era armata, con un accento dell’Est europeo. Dopo aver picchiato l’uomo, la moglie e i due figli, i rapinatori si sono fatti dare le combinazioni delle due casseforti e hanno portato via un Rolex, gioielli e qualche migliaio di euro in contanti. A Spello (Perugia), invece, la rapinatrice era una donna. È entrata armata di coltello a casa di una sessantenne, che le ha consegnato tutto quello che possedeva: circa 200 euro che aveva nel portafogli. Esperienza simile ad Alliste (Lecce), dove un uomo di 78 anni e la sua badante, in piena notte, il 17 gennaio, si sono ritrovati due rapinatori in casa. Avevano già forzato la porta d’ingresso, ma non erano armati. Hanno comunque minacciato l’anziano e si sono fatti consegnare il portafogli. Anche a Porto San Giorgio (Fermo) il 10 gennaio un novantunenne si è ritrovato in casa un rapinatore, al quale ha aperto la porta. Dopo essersi beccato un pugno in pieno volto, però, ha cercato di difendersi. Le urla hanno attirato i vicini, che hanno messo in fuga l’uomo, disarmato e a volto scoperto. Identificato, è stato denunciato a piede libero. È finito agli arresti domiciliari, con un permesso speciale per andare al lavoro, invece, il pluripregiudicato di Santa Lucia di Piave (Treviso) che aveva messo a segno una serie di furti violenti ai danni di anziani e del parroco di Mareno di Piave, dove ora hanno tirato un sospiro di sollievo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/case-svaligiate-rapine-aumentate-2659371910.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="altri-sette-sbarchi-con-304-immigrati" data-post-id="2659371910" data-published-at="1675502879" data-use-pagination="False"> Altri sette sbarchi con 304 immigrati A Lampedusa riprendono gli sbarchi: in poche ore, con sette barconi, approdano in 304. A soccorrerli, al largo dell’isola, sono stati dei pattugliatori di Frontex e delle motovedette della Guardia di finanza. Uno dei natanti, di sei metri, partito da Sfax (Tunisia) con 42 persone a bordo, raggiunto in acque Sar Maltesi, trasportava anche otto cadaveri (cinque uomini e tre donne, una delle quali incinta). Due, invece, i dispersi. Un neonato di 4 mesi, secondo i superstiti, sarebbe scivolato in mare dopo la morte della madre, annegando. E sarebbe morto annegato anche un altro uomo. Ma tra i testimoni le versioni sono discordanti: c’è chi racconta che si era buttato in mare per tentare di salvare il piccolo e chi invece sostiene che è caduto in acqua dopo aver perso i sensi. Gli sbarcati hanno raccontato che non mangiavano da giorni e che avevano anche finito l’acqua. La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (molti degli sbarcati hanno riferito di aver pagato 2.500 dinari per il viaggio) e morte come conseguenza di altro delitto, al momento a carico di ignoti. Il barcone nella mattinata di giovedì era stato avvistato da un peschereccio tunisino che aveva lanciato l’allarme, spiegando via radio che a bordo vi era probabilmente un cadavere. Ma solo nel tardo pomeriggio le autorità della Valletta hanno girato la richiesta al comando generale della Capitaneria di porto di Roma che ha inviato sul posto una motovedetta, sulla quale sono stati trasbordati sia i superstiti che gli otto cadaveri poi trasferiti a Lampedusa. Dopo le ultime tragedie in mare, nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana di Lampedusa si sono ammassate 12 bare. Quattro partiranno questa mattina con un traghetto di linea per Porto Empedocle dove verranno eseguite le sepolture. «Il governo Meloni non ci lasci da soli a gestire quest’immane tragedia», afferma il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. E da Stoccolma il presidente del consiglio sembra rispondergli: «Il tema fondamentale rimane la cooperazione, offrire alternative a chi va via, a chi scappa. Questo è un lavoro che l’Italia sta facendo, se lo facesse in modo più significativo l’Europa farebbe la differenza». Anche perché, come sempre, a più partenze corrispondono più morti in mare. Altri due li sta trasportando in Italia, insieme a 109 passeggeri, il taxi del mare Sea Eye 4 che, la scorsa notte ha portato a termine due operazioni in mare. «Nella prima missione sono state salvate 32 persone, mentre due sono morte prima del nostro arrivo», fanno sapere dalla Ong. Subito dopo, la nave, incurante del Codice di condotta, è partita per una seconda operazione, e ha tirato a bordo altre 77 persone. «Il porto assegnato dall’Italia», ovvero Pesaro, lagnano da Sea Eye, «dista circa cinque giorni di navigazione». E la Ong ha chiesto un porto più vicino. In serata lo sbarco a Pesaro è stato annullato. Il governo deve aver individuato un altro molo per la Sea Eye 4 che, come per la Geo Barents, verrà sottoposta a controlli. Poi le autorità avranno 90 giorni di tempo per notificare l’eventuale verbale con le contestazioni. Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini difende il Codice di condotta: «Il decreto Ong non cambia di una virgola», precisa riferendosi alla richiesta del Consiglio d’Europa di ritirarlo. E ha aggiunto: «L’Europa invece di dar lezioni, aiuti l’Italia».
Piero Portaluppi (Fondazione Portaluppi-FAI)
Nei grandi palazzi che hanno disegnato la storia abitativa della grande borghesia industriale della prima metà del secolo XX, sono talvolta i piccoli dettagli a svelare il carattere unico di Piero Portaluppi, uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana tra gli anni Venti e gli Anni Cinquanta. Nei particolari poetici e sognanti, inseriti nel contesto dei capolavori più importanti dell’architettura borghese di Milano, è la sintesi di un’opera grandiosa e unica. Un’opera che ha firmato per sempre l’aspetto della capitale industriale d’Italia negli anni della massima espressione della borghesia industriale e allo stesso tempo intellettuale della città. Da oggi, a Villa Necchi Campiglio, sarà possibile rivivere l’opera del grande architetto grazie all’acquisizione da parte del Fondo per l’Ambiente Italiano del patrimonio archivistico proveniente dalla Fondazione Piero Portaluppi, gestita per decenni dai discendenti dell’architetto ed ora messa a disposizione del pubblico. Stiamo parlando di oltre 1.000 disegni autografi tra il 1909 e il 1967, di altrettante stampe fotografiche, appunti e schizzi, 15.000 cartoline oltre a 100 bobine di pellicola che fanno rivivere la storia dei grandi personaggi con cui Portaluppi si relazionava. E ancora, all’ultimo piano della residenza milanese che fu degli industriali Necchi, la ricostruzione fedele dello studio dell’architetto. Da quella scrivania particolare, battezzata «Omnibus» dal suo inventore, nacquero i progetti che cambiarono il volto della Milano che produceva e cresceva vertiginosamente all’inizio del XX secolo.
Piero Portaluppi era nato a Milano nel 1888, quando la città era nel vivo del progresso positivista delle scienze e dell'industria. Figlio di un ingegnere edile, si laurea al Politecnico nel 1910. Nel 1915 partecipando poco più tardi alla Grande Guerra come ufficiale nel Corpo del Genio. La carriera di architetto prese piede da quell’elemento che fece grande la Milano della «belle époque», l’elettricità. Nel 1913 sposa Lia Baglia, nipote dell’industriale elettrico Ettore Conti, che aprì le porte all’estro di Portaluppi affidandogli la realizzazione degli edifici di centrali idroelettriche come quelle ossolane di Verampio e Cadarese, caratterizzate dallo stile eclettico tipico della cultura architettonica industriale dell’epoca. Il carattere estremamente versatile di Portaluppi, rigoroso ma ironico allo stesso tempo (era autore di vignette e bozzetti satirici pubblicati su alcuni giornali), lo resero presto famoso tra la borghesia industriale più in vista del capoluogo lombardo.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 Portaluppi viveva il momento di massimo successo professionale. Non solo come architetto, ma anche come urbanista, designato come membro insigne della commissione per il piano di sviluppo milanese. Tra le due guerre, nascono i progetti e le realizzazioni più importanti dell'architetto, tra cui la stessa Villa Necchi Campiglio, concepita con canoni che superavano il razionalismo dominante del ventennio con elementi caratteristici del modernismo, con un’attenzione particolare alla distribuzione degli spazi e all’importanza nei dettagli che resero unica la firma dell’architetto milanese. Per la grande borghesia realizza Palazzo Crespi, dimora della grande famiglia di industriali tessili e proprietari del «Corriere della Sera». Edificio monumentale per imponenza, è alleggerito dalle invenzioni e dalla creatività di Portaluppi, nelle geometrie delle scalinate a spirale, nelle nicchie, nei dettagli impreziositi da una scelta precisa dei materiali, funzionali alle forme. La casa degli Atellani fu anche la sua dimora. Originariamente palazzo storico risalente al Quattrocento (dove è custodita la famosa vigna di Leonardo da Vinci), viene riletto totalmente da Portaluppi nella distribuzione degli spazi e, ancora una volta, dà sfogo ad una creatività che superava le mode e gli stili canonici. L’ironia e la maestria si leggono bene nella facciata interna dell’edificio, dove l’architetto-proprietario realizza una sorta di neobarocco inserito armonicamente nel contesto della casa dell’epoca di Ludovico il Moro. Del periodo è anche il progetto del Planetario Ulrico Hoepli, donato alla città di Milano dall’editore, caratterizzato da elementi apertamente neoclassici come il pronao alleggeriti all’interno dalle decorazioni con scie di costellazioni e elementi geometrici. Quasi di fronte al Planetario, Portaluppi realizza per la borghesia milanese il palazzo della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto in corso Venezia, un edificio con pianta a «u» ispirato dallo stile Secessionista e caratterizzato da un imponente passaggio coperto da un grande arco a tutto sesto decorato al suo interno con elementi romboidali.
Nel dopoguerra, decadute totalmente le ipotesi di collaborazione con il regime fascista, Portaluppi rimase al centro del dibattito sul futuro architettonico di una Milano da ripensare assieme ai più grandi studi come BBPR e Giò Ponti, continuando l’attività di progettazione di palazzi e interni per la committenza alto borghese. Piero Portaluppi si ritira dalla docenza al Politecnico nel 1958, muore nella sua Milano il 6 luglio 1967.
Oggi, grazie alla Fondazione che porta il suo nome ed al Fondo per l’Ambiente Italiano, possiamo immaginare nuovamente il grande architetto al lavoro nel suo studio di via Morozzo della Rocca, fedelmente ricostruito nelle stanze all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio, tra i suoi capolavori più apprezzati nel mondo. A Milano, in via Mozart 14.
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L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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