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2019-12-26
A 30 anni dalla nascita dei Simpson, i cartoni animati sono di nuovo per adulti
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Il programma televisivo più amato dai critici nell'ultimo decennio ha come protagonista un cavallo in crisi di mezza età. Si intitola Bojack Horseman ed è prodotto dalla piattaforma di streaming Netflix. Questa serie di animazione - arrivata alla sua sesta e ultima stagione - ha fatto capolino in decine di liste, stilate dai maggiori magazine internazionali, che con l'arrivo del 2020 si sono messi a fare i conti con gli ultimi dieci anni d'intrattenimento. È difficile capirne il successo quando ci si ferma alla sua premessa: un cavallo, star delle soap negli anni Novanta, cerca di rilanciare la sua carriera dopo la fine della serie che lo aveva reso famoso scrivendo un'autobiografia. Basta guardare qualche episodio per capire che Bojack Horseman è molto di più, e arriva dove molte altre serie di animazioni non sono mai riuscite ad arrivare. Gli episodi raccontano in maniera sincera e accattivante il lato oscuro della fama, la depressione, l'abuso di sostanze e molto altro ancora. Poco importa che la maggior parte dei personaggi della serie siano animali, i loro problemi sono facili da comprendere.
Nel mese in cui si celebrano i 30 anni della serie di animazioni per adulti di maggiore successo al mondo - i Simpsons - è inevitabile fare i conti con questo medium e come si è evoluto, fino a raggiungere un vero e proprio Rinascimento. L'animatore Alex Hirsch ha raccontato al Time come sin dall'uscita dei Simpsons, l'animazione per adulti si sia impegnata solo ed esclusivamente a crearne copie. Family Guy, King of the Hill, Bob's Burgers e molti altri offrono la stessa formula ideata da Matt Groening. Il padre tontolone, la moglie che deve tenere insieme la famiglia e i bambini capricciosi. Basta aggiungere qualche animaletto pestifero e le risate sono assicurate. Negli ultimi anni le cose sembrano però essere cambiate. Nonostante i Simpsons mantenga il suo primato assoluto per successo e longevità, nuove serie come Bojack Horseman, Rick and Morty e Big Mouth hanno aperto un nuovo capitolo dell'animazione per adulti.
Ad assicurare il successo di queste nuove serie è stata l'aurea di nostalgia che ha permeato l'industria dell'intrattenimento negli ultimi anni. I Millennials in primis sono alla ricerca di qualcosa che li riporti a quando erano bambini, vedi il successo della nuova saga di Guerre Stellari, Spiderman (anche questo in versione animata) e l'ennesimo capitolo di Toy Story. Ed è proprio da queste premesse che Netflix si è messo al lavoro - nel 2014 - per creare nuove serie d'animazioni, capaci di catturare vecchi e nuovi spettatori. Da qui nasce Bojack, di cui il suo creatore, Raphael Bob-Waksberg dice: «Inizialmente abbiamo dovuto accantonare alcune delle storie più tristi a favore della tipica commedia, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di spingere le barriere di quello che l'animazioni per adulti può essere». Il successo della serie - che non sarebbe mai andata in onda su una rete tradizionale - ha portato Netflix ha rischiare nuovamente con Big Mouth di Nick Kroll. La serie segue un gruppo di ragazzini alla scoperta della sessualità con l'aiuto dei loro «mostri degli ormoni» e, oggi alla sua terza stagione, è un successo di critica e di spettatori. Netflix è oggi parte di un'industria da 259 miliardi di dollari, cifra destinata a salire a 270 miliardi entro la fine del 2020.
Il cavallo depresso che racconta la solitudine dello show biz
Bojack Horseman debutta su Netflix nel 2014. La serie racconta la storia di Bojack, una star della sitcom degli anni Novanta. Il protagonista non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell'onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un'autobiografia scritta con l'aiuto dell'umana Diane Nguyen. La serie è doppiata da alcuni dei maggiori attori del panorama comico di Hollywood a partire da Will Arnett, passando per Amy Sedaris (nei panni di Princess Caroline, la gatta manager di Bojack), Alison Brie e Aaron Paul.
Ecco tre episodi che esemplificano al meglio lo spirito della serie:
«The old Sugarman place» (episodio 2, stagione 4) Questo episodio è dominato dai flashback. BoJack decide di trascorrere qualche tempo nella vecchia casa di sua madre nel Michigan. In questo episodio viene raccontata parte dell'infanzia di Beatrice, la madre di BoJack, durante la seconda guerra mondiale.
«Free Churro» (episodio 5, stagione 5) BoJack si ritrova a fare un elogio funebre per la madre appena morta. Il titolo della puntata è spiegato dallo stesso Bojack il quale, entrato in un negozio per comprare un churro, rivela alla cameriera della morte di sua madre, ottenendo il pasto gratis. L'intero episodio è un monologo di BoJack, il quale trasforma continuamente l'elogio passando da una serie di aneddoti sul suo passato, una sorta di cinica stand-up comedy e aperti insulti. In un ritratto al cui centro c'è sempre BoJack, il cavallo racconta la sua vita e di come i suoi genitori siano stati totalmente inadeguati trasformandolo in ciò che è ora. Terminato il monologo, BoJack apre la bara e scopre di essere alla veglia sbagliata.
«It's you» (episodio 10, stagione 2) Mr. Peanutbutter annuncia le candidature agli Oscar, tra cui quella come miglior attore per BoJack. BoJack per festeggiare organizza una festa a casa sua, facendo vacillare le sue vere amicizie. Tuttavia, viene poi rivelato che Mr. Peanutbutter aveva perso la busta contenente i veri candidati, e che BoJack non era mai stato nominato. Questo crea un'ulteriore lite tra i due e con Todd, anche lui coinvolto nella faccenda. Al termine dell'episodio l'amico decide di andarsene di casa, abbandonando BoJack e facendogli capire che l'origine di tutti i suoi guai e della sua solitudine, è la sua persona ed il suo carattere.
Trent'anni di Springfield: i Simpson si preparano a dire addio al piccolo schermo
GiphyI Simpson compiono 30 anni e per celebrare la loro storia Moritz Fink, studioso indipendente e bibliotecario, pubblica un libro che ne ripercorre la storia. Il libro I Simpson. Trent'anni di un mito (Leone Editore) parte dalla nascita della serie, fino ad arrivare ad analizzare l'enorme impatto culturale dei personaggi all'interno dei media e nell'universo del fandom. Ad esempio, non tutti ricordano il cortometraggio Good Night, trasmesso il 19 aprile 1987 durante una puntata del Tracey Ullman Show. Eppure quel video ha segnato la prima apparizione televisiva di una delle famiglie più conosciute e amate dagli americani. Nella loro casa al 472 di Evergreen Terrace, ecco l'indolente Homer Simpson, con la devota moglie Marge e i figli Bart, Lisa e la piccola Maggie.
Con un crescendo di successo nel corso degli anni, I Simpson sono diventati la più importante sitcom della tv americana, riflesso e parodia della società occidentale, rappresentata nella sua totalità. Creata da Matt Groening e James L. Brooks, la famiglia più famosa di Springfield si è trasformata in un vero e proprio fenomeno mediatico globale, inconfondibile per la sua irriverenza.
«Il culto dei Simpson non riguarda soltanto i fan irriducibili del programma» scrive Fink. «Significativamente, coinvolge anche persone che seguivano la serie con frequenza più o meno regolare quando andava per la maggiore negli anni Novanta (come me); persone che hanno visto solo alcuni episodi o frammenti (come mia sorella o il mio ex insegnante d'inglese); o persone che non hanno mai guardato un episodio, ma conoscono la sitcom perché ne hanno sentito parlare da altri o perché hanno visto i personaggi fare bella mostra di sé su qualche T-shirt (mia madre e mio padre appartengono a questa categoria)».
Big Mouth, la serie irriverente che parla di sesso tra gli adolescenti
GiphyUna comicità al limite dell'osceno, battute di pessimo gusto e di bassissimo livello e una trama che lascia a desiderare. Big Mouth, la serie tv animata più irriverente attualmente in circolazione è uno di quei prodotti su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Eppure Netlix, ci ha visto lungo. E credendo nel suo potenziale nascosto ha appena firmato per l'ennesimo rinnovo di stagione.
Pubblicata sul portale di streaming per la prima volta il 29 settembre 2017, Big Mouth racconta la vita di alcuni adolescenti e di come questa possa essere sconvolta dalle meraviglie e dagli orrori della pubertà. Protagonisti sono Nick e Andrew, due tredicenni in pienissima pubertà, con tanta voglia di crescere e di rapportarsi al mondo degli adulti.
A far discutere i più puritani, sono anche i titoli della serie. Il primo, «Eiculazione», racconta di come mentre Andrew cade sotto l'incantesimo del mostro degli ormoni, il suo amico Nick è ossessionato dal fatto che il suo corpo non si stia sviluppando. In «Pornofuga», invece, Andrew cerca di annegare i propri dispiaceri in un oceano di pornografia, da cui diventa dipendente in modo serio. Coach Steve viene sospettato per una serie di omicidi.
Insomma, qualcosa di mai visto e che ha stravolto, ancora una volta, i canoni dei cartoni animati.
GiphyRick and Morty è una serie animata statunitense, creata da Justin Roiland e Dan Harmon, per Adult Swim. La serie, considerata di genere cosmic horror, ha le sue origini in una parodia animata di Ritorno al futuro, creata da Roiland per il festival dei cortometraggi Channel 101.
Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una cardiochirurga per cavalli. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty – e successivamente anche la nipote Summer – in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli, alla scoperta degli orrori e delle meraviglie che li popolano.
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La rivoluzione si chiama Bojack Horseman, la sitcom di Netflix che racconta le avventure di un cavallo in crisi di mezza età. Homer e la sua famiglia si preparano a lasciare il piccolo schermo? Secondo i ben informati all'alba del trentesimo compleanno la famiglia di Springfield sembrerebbe pronta a far calare il sipario sulle sue avventure.Guida alle serie animate più irriverenti.Lo speciale comprende quattro articoli.Il programma televisivo più amato dai critici nell'ultimo decennio ha come protagonista un cavallo in crisi di mezza età. Si intitola Bojack Horseman ed è prodotto dalla piattaforma di streaming Netflix. Questa serie di animazione - arrivata alla sua sesta e ultima stagione - ha fatto capolino in decine di liste, stilate dai maggiori magazine internazionali, che con l'arrivo del 2020 si sono messi a fare i conti con gli ultimi dieci anni d'intrattenimento. È difficile capirne il successo quando ci si ferma alla sua premessa: un cavallo, star delle soap negli anni Novanta, cerca di rilanciare la sua carriera dopo la fine della serie che lo aveva reso famoso scrivendo un'autobiografia. Basta guardare qualche episodio per capire che Bojack Horseman è molto di più, e arriva dove molte altre serie di animazioni non sono mai riuscite ad arrivare. Gli episodi raccontano in maniera sincera e accattivante il lato oscuro della fama, la depressione, l'abuso di sostanze e molto altro ancora. Poco importa che la maggior parte dei personaggi della serie siano animali, i loro problemi sono facili da comprendere. Nel mese in cui si celebrano i 30 anni della serie di animazioni per adulti di maggiore successo al mondo - i Simpsons - è inevitabile fare i conti con questo medium e come si è evoluto, fino a raggiungere un vero e proprio Rinascimento. L'animatore Alex Hirsch ha raccontato al Time come sin dall'uscita dei Simpsons, l'animazione per adulti si sia impegnata solo ed esclusivamente a crearne copie. Family Guy, King of the Hill, Bob's Burgers e molti altri offrono la stessa formula ideata da Matt Groening. Il padre tontolone, la moglie che deve tenere insieme la famiglia e i bambini capricciosi. Basta aggiungere qualche animaletto pestifero e le risate sono assicurate. Negli ultimi anni le cose sembrano però essere cambiate. Nonostante i Simpsons mantenga il suo primato assoluto per successo e longevità, nuove serie come Bojack Horseman, Rick and Morty e Big Mouth hanno aperto un nuovo capitolo dell'animazione per adulti. Ad assicurare il successo di queste nuove serie è stata l'aurea di nostalgia che ha permeato l'industria dell'intrattenimento negli ultimi anni. I Millennials in primis sono alla ricerca di qualcosa che li riporti a quando erano bambini, vedi il successo della nuova saga di Guerre Stellari, Spiderman (anche questo in versione animata) e l'ennesimo capitolo di Toy Story. Ed è proprio da queste premesse che Netflix si è messo al lavoro - nel 2014 - per creare nuove serie d'animazioni, capaci di catturare vecchi e nuovi spettatori. Da qui nasce Bojack, di cui il suo creatore, Raphael Bob-Waksberg dice: «Inizialmente abbiamo dovuto accantonare alcune delle storie più tristi a favore della tipica commedia, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di spingere le barriere di quello che l'animazioni per adulti può essere». Il successo della serie - che non sarebbe mai andata in onda su una rete tradizionale - ha portato Netflix ha rischiare nuovamente con Big Mouth di Nick Kroll. La serie segue un gruppo di ragazzini alla scoperta della sessualità con l'aiuto dei loro «mostri degli ormoni» e, oggi alla sua terza stagione, è un successo di critica e di spettatori. Netflix è oggi parte di un'industria da 259 miliardi di dollari, cifra destinata a salire a 270 miliardi entro la fine del 2020.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-cavallo-depresso-che-racconta-la-solitudine-dello-show-biz" data-post-id="2641673163" data-published-at="1767893738" data-use-pagination="False"> Il cavallo depresso che racconta la solitudine dello show biz Bojack Horseman debutta su Netflix nel 2014. La serie racconta la storia di Bojack, una star della sitcom degli anni Novanta. Il protagonista non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell'onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un'autobiografia scritta con l'aiuto dell'umana Diane Nguyen. La serie è doppiata da alcuni dei maggiori attori del panorama comico di Hollywood a partire da Will Arnett, passando per Amy Sedaris (nei panni di Princess Caroline, la gatta manager di Bojack), Alison Brie e Aaron Paul. Ecco tre episodi che esemplificano al meglio lo spirito della serie:«The old Sugarman place» (episodio 2, stagione 4) Questo episodio è dominato dai flashback. BoJack decide di trascorrere qualche tempo nella vecchia casa di sua madre nel Michigan. In questo episodio viene raccontata parte dell'infanzia di Beatrice, la madre di BoJack, durante la seconda guerra mondiale.«Free Churro» (episodio 5, stagione 5) BoJack si ritrova a fare un elogio funebre per la madre appena morta. Il titolo della puntata è spiegato dallo stesso Bojack il quale, entrato in un negozio per comprare un churro, rivela alla cameriera della morte di sua madre, ottenendo il pasto gratis. L'intero episodio è un monologo di BoJack, il quale trasforma continuamente l'elogio passando da una serie di aneddoti sul suo passato, una sorta di cinica stand-up comedy e aperti insulti. In un ritratto al cui centro c'è sempre BoJack, il cavallo racconta la sua vita e di come i suoi genitori siano stati totalmente inadeguati trasformandolo in ciò che è ora. Terminato il monologo, BoJack apre la bara e scopre di essere alla veglia sbagliata.«It's you» (episodio 10, stagione 2) Mr. Peanutbutter annuncia le candidature agli Oscar, tra cui quella come miglior attore per BoJack. BoJack per festeggiare organizza una festa a casa sua, facendo vacillare le sue vere amicizie. Tuttavia, viene poi rivelato che Mr. Peanutbutter aveva perso la busta contenente i veri candidati, e che BoJack non era mai stato nominato. Questo crea un'ulteriore lite tra i due e con Todd, anche lui coinvolto nella faccenda. Al termine dell'episodio l'amico decide di andarsene di casa, abbandonando BoJack e facendogli capire che l'origine di tutti i suoi guai e della sua solitudine, è la sua persona ed il suo carattere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="trent-anni-di-springfield-i-simpson-si-preparano-a-dire-addio-al-piccolo-schermo" data-post-id="2641673163" data-published-at="1767893738" data-use-pagination="False"> Trent'anni di Springfield: i Simpson si preparano a dire addio al piccolo schermo Giphy I Simpson compiono 30 anni e per celebrare la loro storia Moritz Fink, studioso indipendente e bibliotecario, pubblica un libro che ne ripercorre la storia. Il libro I Simpson. Trent'anni di un mito (Leone Editore) parte dalla nascita della serie, fino ad arrivare ad analizzare l'enorme impatto culturale dei personaggi all'interno dei media e nell'universo del fandom. Ad esempio, non tutti ricordano il cortometraggio Good Night, trasmesso il 19 aprile 1987 durante una puntata del Tracey Ullman Show. Eppure quel video ha segnato la prima apparizione televisiva di una delle famiglie più conosciute e amate dagli americani. Nella loro casa al 472 di Evergreen Terrace, ecco l'indolente Homer Simpson, con la devota moglie Marge e i figli Bart, Lisa e la piccola Maggie. Con un crescendo di successo nel corso degli anni, I Simpson sono diventati la più importante sitcom della tv americana, riflesso e parodia della società occidentale, rappresentata nella sua totalità. Creata da Matt Groening e James L. Brooks, la famiglia più famosa di Springfield si è trasformata in un vero e proprio fenomeno mediatico globale, inconfondibile per la sua irriverenza. «Il culto dei Simpson non riguarda soltanto i fan irriducibili del programma» scrive Fink. «Significativamente, coinvolge anche persone che seguivano la serie con frequenza più o meno regolare quando andava per la maggiore negli anni Novanta (come me); persone che hanno visto solo alcuni episodi o frammenti (come mia sorella o il mio ex insegnante d'inglese); o persone che non hanno mai guardato un episodio, ma conoscono la sitcom perché ne hanno sentito parlare da altri o perché hanno visto i personaggi fare bella mostra di sé su qualche T-shirt (mia madre e mio padre appartengono a questa categoria)». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="big-mouth-la-serie-irriverente-che-parla-di-sesso-tra-gli-adolescenti" data-post-id="2641673163" data-published-at="1767893738" data-use-pagination="False"> Big Mouth, la serie irriverente che parla di sesso tra gli adolescenti Giphy Una comicità al limite dell'osceno, battute di pessimo gusto e di bassissimo livello e una trama che lascia a desiderare. Big Mouth, la serie tv animata più irriverente attualmente in circolazione è uno di quei prodotti su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Eppure Netlix, ci ha visto lungo. E credendo nel suo potenziale nascosto ha appena firmato per l'ennesimo rinnovo di stagione. Pubblicata sul portale di streaming per la prima volta il 29 settembre 2017, Big Mouth racconta la vita di alcuni adolescenti e di come questa possa essere sconvolta dalle meraviglie e dagli orrori della pubertà. Protagonisti sono Nick e Andrew, due tredicenni in pienissima pubertà, con tanta voglia di crescere e di rapportarsi al mondo degli adulti. A far discutere i più puritani, sono anche i titoli della serie. Il primo, «Eiculazione», racconta di come mentre Andrew cade sotto l'incantesimo del mostro degli ormoni, il suo amico Nick è ossessionato dal fatto che il suo corpo non si stia sviluppando. In «Pornofuga», invece, Andrew cerca di annegare i propri dispiaceri in un oceano di pornografia, da cui diventa dipendente in modo serio. Coach Steve viene sospettato per una serie di omicidi. Insomma, qualcosa di mai visto e che ha stravolto, ancora una volta, i canoni dei cartoni animati. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="particle-4" data-post-id="2641673163" data-published-at="1767893738" data-use-pagination="False"> Giphy Rick and Morty è una serie animata statunitense, creata da Justin Roiland e Dan Harmon, per Adult Swim. La serie, considerata di genere cosmic horror, ha le sue origini in una parodia animata di Ritorno al futuro, creata da Roiland per il festival dei cortometraggi Channel 101.Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una cardiochirurga per cavalli. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty – e successivamente anche la nipote Summer – in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli, alla scoperta degli orrori e delle meraviglie che li popolano.
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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