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2019-12-26
A 30 anni dalla nascita dei Simpson, i cartoni animati sono di nuovo per adulti
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Il programma televisivo più amato dai critici nell'ultimo decennio ha come protagonista un cavallo in crisi di mezza età. Si intitola Bojack Horseman ed è prodotto dalla piattaforma di streaming Netflix. Questa serie di animazione - arrivata alla sua sesta e ultima stagione - ha fatto capolino in decine di liste, stilate dai maggiori magazine internazionali, che con l'arrivo del 2020 si sono messi a fare i conti con gli ultimi dieci anni d'intrattenimento. È difficile capirne il successo quando ci si ferma alla sua premessa: un cavallo, star delle soap negli anni Novanta, cerca di rilanciare la sua carriera dopo la fine della serie che lo aveva reso famoso scrivendo un'autobiografia. Basta guardare qualche episodio per capire che Bojack Horseman è molto di più, e arriva dove molte altre serie di animazioni non sono mai riuscite ad arrivare. Gli episodi raccontano in maniera sincera e accattivante il lato oscuro della fama, la depressione, l'abuso di sostanze e molto altro ancora. Poco importa che la maggior parte dei personaggi della serie siano animali, i loro problemi sono facili da comprendere.
Nel mese in cui si celebrano i 30 anni della serie di animazioni per adulti di maggiore successo al mondo - i Simpsons - è inevitabile fare i conti con questo medium e come si è evoluto, fino a raggiungere un vero e proprio Rinascimento. L'animatore Alex Hirsch ha raccontato al Time come sin dall'uscita dei Simpsons, l'animazione per adulti si sia impegnata solo ed esclusivamente a crearne copie. Family Guy, King of the Hill, Bob's Burgers e molti altri offrono la stessa formula ideata da Matt Groening. Il padre tontolone, la moglie che deve tenere insieme la famiglia e i bambini capricciosi. Basta aggiungere qualche animaletto pestifero e le risate sono assicurate. Negli ultimi anni le cose sembrano però essere cambiate. Nonostante i Simpsons mantenga il suo primato assoluto per successo e longevità, nuove serie come Bojack Horseman, Rick and Morty e Big Mouth hanno aperto un nuovo capitolo dell'animazione per adulti.
Ad assicurare il successo di queste nuove serie è stata l'aurea di nostalgia che ha permeato l'industria dell'intrattenimento negli ultimi anni. I Millennials in primis sono alla ricerca di qualcosa che li riporti a quando erano bambini, vedi il successo della nuova saga di Guerre Stellari, Spiderman (anche questo in versione animata) e l'ennesimo capitolo di Toy Story. Ed è proprio da queste premesse che Netflix si è messo al lavoro - nel 2014 - per creare nuove serie d'animazioni, capaci di catturare vecchi e nuovi spettatori. Da qui nasce Bojack, di cui il suo creatore, Raphael Bob-Waksberg dice: «Inizialmente abbiamo dovuto accantonare alcune delle storie più tristi a favore della tipica commedia, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di spingere le barriere di quello che l'animazioni per adulti può essere». Il successo della serie - che non sarebbe mai andata in onda su una rete tradizionale - ha portato Netflix ha rischiare nuovamente con Big Mouth di Nick Kroll. La serie segue un gruppo di ragazzini alla scoperta della sessualità con l'aiuto dei loro «mostri degli ormoni» e, oggi alla sua terza stagione, è un successo di critica e di spettatori. Netflix è oggi parte di un'industria da 259 miliardi di dollari, cifra destinata a salire a 270 miliardi entro la fine del 2020.
Il cavallo depresso che racconta la solitudine dello show biz
Bojack Horseman debutta su Netflix nel 2014. La serie racconta la storia di Bojack, una star della sitcom degli anni Novanta. Il protagonista non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell'onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un'autobiografia scritta con l'aiuto dell'umana Diane Nguyen. La serie è doppiata da alcuni dei maggiori attori del panorama comico di Hollywood a partire da Will Arnett, passando per Amy Sedaris (nei panni di Princess Caroline, la gatta manager di Bojack), Alison Brie e Aaron Paul.
Ecco tre episodi che esemplificano al meglio lo spirito della serie:
«The old Sugarman place» (episodio 2, stagione 4) Questo episodio è dominato dai flashback. BoJack decide di trascorrere qualche tempo nella vecchia casa di sua madre nel Michigan. In questo episodio viene raccontata parte dell'infanzia di Beatrice, la madre di BoJack, durante la seconda guerra mondiale.
«Free Churro» (episodio 5, stagione 5) BoJack si ritrova a fare un elogio funebre per la madre appena morta. Il titolo della puntata è spiegato dallo stesso Bojack il quale, entrato in un negozio per comprare un churro, rivela alla cameriera della morte di sua madre, ottenendo il pasto gratis. L'intero episodio è un monologo di BoJack, il quale trasforma continuamente l'elogio passando da una serie di aneddoti sul suo passato, una sorta di cinica stand-up comedy e aperti insulti. In un ritratto al cui centro c'è sempre BoJack, il cavallo racconta la sua vita e di come i suoi genitori siano stati totalmente inadeguati trasformandolo in ciò che è ora. Terminato il monologo, BoJack apre la bara e scopre di essere alla veglia sbagliata.
«It's you» (episodio 10, stagione 2) Mr. Peanutbutter annuncia le candidature agli Oscar, tra cui quella come miglior attore per BoJack. BoJack per festeggiare organizza una festa a casa sua, facendo vacillare le sue vere amicizie. Tuttavia, viene poi rivelato che Mr. Peanutbutter aveva perso la busta contenente i veri candidati, e che BoJack non era mai stato nominato. Questo crea un'ulteriore lite tra i due e con Todd, anche lui coinvolto nella faccenda. Al termine dell'episodio l'amico decide di andarsene di casa, abbandonando BoJack e facendogli capire che l'origine di tutti i suoi guai e della sua solitudine, è la sua persona ed il suo carattere.
Trent'anni di Springfield: i Simpson si preparano a dire addio al piccolo schermo
GiphyI Simpson compiono 30 anni e per celebrare la loro storia Moritz Fink, studioso indipendente e bibliotecario, pubblica un libro che ne ripercorre la storia. Il libro I Simpson. Trent'anni di un mito (Leone Editore) parte dalla nascita della serie, fino ad arrivare ad analizzare l'enorme impatto culturale dei personaggi all'interno dei media e nell'universo del fandom. Ad esempio, non tutti ricordano il cortometraggio Good Night, trasmesso il 19 aprile 1987 durante una puntata del Tracey Ullman Show. Eppure quel video ha segnato la prima apparizione televisiva di una delle famiglie più conosciute e amate dagli americani. Nella loro casa al 472 di Evergreen Terrace, ecco l'indolente Homer Simpson, con la devota moglie Marge e i figli Bart, Lisa e la piccola Maggie.
Con un crescendo di successo nel corso degli anni, I Simpson sono diventati la più importante sitcom della tv americana, riflesso e parodia della società occidentale, rappresentata nella sua totalità. Creata da Matt Groening e James L. Brooks, la famiglia più famosa di Springfield si è trasformata in un vero e proprio fenomeno mediatico globale, inconfondibile per la sua irriverenza.
«Il culto dei Simpson non riguarda soltanto i fan irriducibili del programma» scrive Fink. «Significativamente, coinvolge anche persone che seguivano la serie con frequenza più o meno regolare quando andava per la maggiore negli anni Novanta (come me); persone che hanno visto solo alcuni episodi o frammenti (come mia sorella o il mio ex insegnante d'inglese); o persone che non hanno mai guardato un episodio, ma conoscono la sitcom perché ne hanno sentito parlare da altri o perché hanno visto i personaggi fare bella mostra di sé su qualche T-shirt (mia madre e mio padre appartengono a questa categoria)».
Big Mouth, la serie irriverente che parla di sesso tra gli adolescenti
GiphyUna comicità al limite dell'osceno, battute di pessimo gusto e di bassissimo livello e una trama che lascia a desiderare. Big Mouth, la serie tv animata più irriverente attualmente in circolazione è uno di quei prodotti su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Eppure Netlix, ci ha visto lungo. E credendo nel suo potenziale nascosto ha appena firmato per l'ennesimo rinnovo di stagione.
Pubblicata sul portale di streaming per la prima volta il 29 settembre 2017, Big Mouth racconta la vita di alcuni adolescenti e di come questa possa essere sconvolta dalle meraviglie e dagli orrori della pubertà. Protagonisti sono Nick e Andrew, due tredicenni in pienissima pubertà, con tanta voglia di crescere e di rapportarsi al mondo degli adulti.
A far discutere i più puritani, sono anche i titoli della serie. Il primo, «Eiculazione», racconta di come mentre Andrew cade sotto l'incantesimo del mostro degli ormoni, il suo amico Nick è ossessionato dal fatto che il suo corpo non si stia sviluppando. In «Pornofuga», invece, Andrew cerca di annegare i propri dispiaceri in un oceano di pornografia, da cui diventa dipendente in modo serio. Coach Steve viene sospettato per una serie di omicidi.
Insomma, qualcosa di mai visto e che ha stravolto, ancora una volta, i canoni dei cartoni animati.
GiphyRick and Morty è una serie animata statunitense, creata da Justin Roiland e Dan Harmon, per Adult Swim. La serie, considerata di genere cosmic horror, ha le sue origini in una parodia animata di Ritorno al futuro, creata da Roiland per il festival dei cortometraggi Channel 101.
Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una cardiochirurga per cavalli. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty – e successivamente anche la nipote Summer – in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli, alla scoperta degli orrori e delle meraviglie che li popolano.
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La rivoluzione si chiama Bojack Horseman, la sitcom di Netflix che racconta le avventure di un cavallo in crisi di mezza età. Homer e la sua famiglia si preparano a lasciare il piccolo schermo? Secondo i ben informati all'alba del trentesimo compleanno la famiglia di Springfield sembrerebbe pronta a far calare il sipario sulle sue avventure.Guida alle serie animate più irriverenti.Lo speciale comprende quattro articoli.Il programma televisivo più amato dai critici nell'ultimo decennio ha come protagonista un cavallo in crisi di mezza età. Si intitola Bojack Horseman ed è prodotto dalla piattaforma di streaming Netflix. Questa serie di animazione - arrivata alla sua sesta e ultima stagione - ha fatto capolino in decine di liste, stilate dai maggiori magazine internazionali, che con l'arrivo del 2020 si sono messi a fare i conti con gli ultimi dieci anni d'intrattenimento. È difficile capirne il successo quando ci si ferma alla sua premessa: un cavallo, star delle soap negli anni Novanta, cerca di rilanciare la sua carriera dopo la fine della serie che lo aveva reso famoso scrivendo un'autobiografia. Basta guardare qualche episodio per capire che Bojack Horseman è molto di più, e arriva dove molte altre serie di animazioni non sono mai riuscite ad arrivare. Gli episodi raccontano in maniera sincera e accattivante il lato oscuro della fama, la depressione, l'abuso di sostanze e molto altro ancora. Poco importa che la maggior parte dei personaggi della serie siano animali, i loro problemi sono facili da comprendere. Nel mese in cui si celebrano i 30 anni della serie di animazioni per adulti di maggiore successo al mondo - i Simpsons - è inevitabile fare i conti con questo medium e come si è evoluto, fino a raggiungere un vero e proprio Rinascimento. L'animatore Alex Hirsch ha raccontato al Time come sin dall'uscita dei Simpsons, l'animazione per adulti si sia impegnata solo ed esclusivamente a crearne copie. Family Guy, King of the Hill, Bob's Burgers e molti altri offrono la stessa formula ideata da Matt Groening. Il padre tontolone, la moglie che deve tenere insieme la famiglia e i bambini capricciosi. Basta aggiungere qualche animaletto pestifero e le risate sono assicurate. Negli ultimi anni le cose sembrano però essere cambiate. Nonostante i Simpsons mantenga il suo primato assoluto per successo e longevità, nuove serie come Bojack Horseman, Rick and Morty e Big Mouth hanno aperto un nuovo capitolo dell'animazione per adulti. Ad assicurare il successo di queste nuove serie è stata l'aurea di nostalgia che ha permeato l'industria dell'intrattenimento negli ultimi anni. I Millennials in primis sono alla ricerca di qualcosa che li riporti a quando erano bambini, vedi il successo della nuova saga di Guerre Stellari, Spiderman (anche questo in versione animata) e l'ennesimo capitolo di Toy Story. Ed è proprio da queste premesse che Netflix si è messo al lavoro - nel 2014 - per creare nuove serie d'animazioni, capaci di catturare vecchi e nuovi spettatori. Da qui nasce Bojack, di cui il suo creatore, Raphael Bob-Waksberg dice: «Inizialmente abbiamo dovuto accantonare alcune delle storie più tristi a favore della tipica commedia, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di spingere le barriere di quello che l'animazioni per adulti può essere». Il successo della serie - che non sarebbe mai andata in onda su una rete tradizionale - ha portato Netflix ha rischiare nuovamente con Big Mouth di Nick Kroll. La serie segue un gruppo di ragazzini alla scoperta della sessualità con l'aiuto dei loro «mostri degli ormoni» e, oggi alla sua terza stagione, è un successo di critica e di spettatori. Netflix è oggi parte di un'industria da 259 miliardi di dollari, cifra destinata a salire a 270 miliardi entro la fine del 2020.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-cavallo-depresso-che-racconta-la-solitudine-dello-show-biz" data-post-id="2641673163" data-published-at="1774792213" data-use-pagination="False"> Il cavallo depresso che racconta la solitudine dello show biz Bojack Horseman debutta su Netflix nel 2014. La serie racconta la storia di Bojack, una star della sitcom degli anni Novanta. Il protagonista non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell'onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un'autobiografia scritta con l'aiuto dell'umana Diane Nguyen. La serie è doppiata da alcuni dei maggiori attori del panorama comico di Hollywood a partire da Will Arnett, passando per Amy Sedaris (nei panni di Princess Caroline, la gatta manager di Bojack), Alison Brie e Aaron Paul. Ecco tre episodi che esemplificano al meglio lo spirito della serie:«The old Sugarman place» (episodio 2, stagione 4) Questo episodio è dominato dai flashback. BoJack decide di trascorrere qualche tempo nella vecchia casa di sua madre nel Michigan. In questo episodio viene raccontata parte dell'infanzia di Beatrice, la madre di BoJack, durante la seconda guerra mondiale.«Free Churro» (episodio 5, stagione 5) BoJack si ritrova a fare un elogio funebre per la madre appena morta. Il titolo della puntata è spiegato dallo stesso Bojack il quale, entrato in un negozio per comprare un churro, rivela alla cameriera della morte di sua madre, ottenendo il pasto gratis. L'intero episodio è un monologo di BoJack, il quale trasforma continuamente l'elogio passando da una serie di aneddoti sul suo passato, una sorta di cinica stand-up comedy e aperti insulti. In un ritratto al cui centro c'è sempre BoJack, il cavallo racconta la sua vita e di come i suoi genitori siano stati totalmente inadeguati trasformandolo in ciò che è ora. Terminato il monologo, BoJack apre la bara e scopre di essere alla veglia sbagliata.«It's you» (episodio 10, stagione 2) Mr. Peanutbutter annuncia le candidature agli Oscar, tra cui quella come miglior attore per BoJack. BoJack per festeggiare organizza una festa a casa sua, facendo vacillare le sue vere amicizie. Tuttavia, viene poi rivelato che Mr. Peanutbutter aveva perso la busta contenente i veri candidati, e che BoJack non era mai stato nominato. Questo crea un'ulteriore lite tra i due e con Todd, anche lui coinvolto nella faccenda. Al termine dell'episodio l'amico decide di andarsene di casa, abbandonando BoJack e facendogli capire che l'origine di tutti i suoi guai e della sua solitudine, è la sua persona ed il suo carattere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="trent-anni-di-springfield-i-simpson-si-preparano-a-dire-addio-al-piccolo-schermo" data-post-id="2641673163" data-published-at="1774792213" data-use-pagination="False"> Trent'anni di Springfield: i Simpson si preparano a dire addio al piccolo schermo Giphy I Simpson compiono 30 anni e per celebrare la loro storia Moritz Fink, studioso indipendente e bibliotecario, pubblica un libro che ne ripercorre la storia. Il libro I Simpson. Trent'anni di un mito (Leone Editore) parte dalla nascita della serie, fino ad arrivare ad analizzare l'enorme impatto culturale dei personaggi all'interno dei media e nell'universo del fandom. Ad esempio, non tutti ricordano il cortometraggio Good Night, trasmesso il 19 aprile 1987 durante una puntata del Tracey Ullman Show. Eppure quel video ha segnato la prima apparizione televisiva di una delle famiglie più conosciute e amate dagli americani. Nella loro casa al 472 di Evergreen Terrace, ecco l'indolente Homer Simpson, con la devota moglie Marge e i figli Bart, Lisa e la piccola Maggie. Con un crescendo di successo nel corso degli anni, I Simpson sono diventati la più importante sitcom della tv americana, riflesso e parodia della società occidentale, rappresentata nella sua totalità. Creata da Matt Groening e James L. Brooks, la famiglia più famosa di Springfield si è trasformata in un vero e proprio fenomeno mediatico globale, inconfondibile per la sua irriverenza. «Il culto dei Simpson non riguarda soltanto i fan irriducibili del programma» scrive Fink. «Significativamente, coinvolge anche persone che seguivano la serie con frequenza più o meno regolare quando andava per la maggiore negli anni Novanta (come me); persone che hanno visto solo alcuni episodi o frammenti (come mia sorella o il mio ex insegnante d'inglese); o persone che non hanno mai guardato un episodio, ma conoscono la sitcom perché ne hanno sentito parlare da altri o perché hanno visto i personaggi fare bella mostra di sé su qualche T-shirt (mia madre e mio padre appartengono a questa categoria)». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="big-mouth-la-serie-irriverente-che-parla-di-sesso-tra-gli-adolescenti" data-post-id="2641673163" data-published-at="1774792213" data-use-pagination="False"> Big Mouth, la serie irriverente che parla di sesso tra gli adolescenti Giphy Una comicità al limite dell'osceno, battute di pessimo gusto e di bassissimo livello e una trama che lascia a desiderare. Big Mouth, la serie tv animata più irriverente attualmente in circolazione è uno di quei prodotti su cui nessuno avrebbe mai scommesso. Eppure Netlix, ci ha visto lungo. E credendo nel suo potenziale nascosto ha appena firmato per l'ennesimo rinnovo di stagione. Pubblicata sul portale di streaming per la prima volta il 29 settembre 2017, Big Mouth racconta la vita di alcuni adolescenti e di come questa possa essere sconvolta dalle meraviglie e dagli orrori della pubertà. Protagonisti sono Nick e Andrew, due tredicenni in pienissima pubertà, con tanta voglia di crescere e di rapportarsi al mondo degli adulti. A far discutere i più puritani, sono anche i titoli della serie. Il primo, «Eiculazione», racconta di come mentre Andrew cade sotto l'incantesimo del mostro degli ormoni, il suo amico Nick è ossessionato dal fatto che il suo corpo non si stia sviluppando. In «Pornofuga», invece, Andrew cerca di annegare i propri dispiaceri in un oceano di pornografia, da cui diventa dipendente in modo serio. Coach Steve viene sospettato per una serie di omicidi. Insomma, qualcosa di mai visto e che ha stravolto, ancora una volta, i canoni dei cartoni animati. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/cartoni-animati-2641673163.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="particle-4" data-post-id="2641673163" data-published-at="1774792213" data-use-pagination="False"> Giphy Rick and Morty è una serie animata statunitense, creata da Justin Roiland e Dan Harmon, per Adult Swim. La serie, considerata di genere cosmic horror, ha le sue origini in una parodia animata di Ritorno al futuro, creata da Roiland per il festival dei cortometraggi Channel 101.Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una cardiochirurga per cavalli. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty – e successivamente anche la nipote Summer – in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli, alla scoperta degli orrori e delle meraviglie che li popolano.
Un braccio di mare lungo 50 chilometri e largo massimo 26, da cui transita quasi il 12% del commercio mondiale marittimo di petrolio. È un passaggio che, sulla direttrice che porta al canale di Suez e quindi al Mediterraneo, insiste sul Mar Rosso già presidiato dalle navi Usa e dalla missione europea Aspides. Le quali si sono rivelate insufficienti a neutralizzare le doti offensive del nemico: tra il 2024 e il 2025, gli Huthi hanno affondato quattro imbarcazioni; intanto, la coalizione occidentale ha speso oltre un miliardo di dollari in testate antimissile e antiaeree. Il giudizio di Reuters, che ne ha scritto pochi giorni fa, è stato definitivo: si parla di proteggere Hormuz, ma il «tentativo simile» nel Mar Rosso «alla fine è fallito».
La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente ci espone, in quanto italiani ed europei, anche sul piano militare. Inutile nascondersi: quando l’Ue e il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno risposto all’appello di Donald Trump per il Golfo proponendo di rafforzare Aspides, lo hanno fatto anche per trarsi d’impaccio dalla polveriera di Hormuz. Ma ora la stessa tensione potrebbe riproporsi a Bab el-Mandeb. E noi ci siamo dentro fino al collo.
«Gli Huthi non hanno la capacità per bloccare lo Stretto come hanno fatto gli iraniani», spiega alla Verità il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani. Tuttavia, segnala il generale Marco Bartolini, «un’operazione che si svolge in mare chiuso, lungo costa, dove ci si trova costantemente sotto tiro, presenta difficoltà molto maggiori rispetto a una in mare aperto». I ribelli hanno a disposizione sciami di droni e missili da crociera in abbondanza. La nostra incognita riguarda proprio gli approvvigionamenti. Per rispondere agli attacchi dovremmo utilizzare, continua Gaiani, «cannoni con munizionamento antidrone e missili da difesa aerea». Pietro Batacchi, direttore di Rivista Italiana Difesa, sottolinea che, contro i velivoli senza pilota, abbiamo già usato, «con grande soddisfazione, il cannone da 76 millimetri, reso ancor più efficace dal munizionamento guidato. Tant’è che Leonardo ne ha prodotto anche una versione terrestre», oltre a quella per le navi. Tuttavia, avverte Gaiani, «noi abbiamo un problema di quantità. Già l’anno scorso, gli americani hanno provato a colpire depositi e infrastrutture degli Huthi, a differenza degli europei, che si limitavano ad abbattere le minacce sul mare. Ma persino gli statunitensi hanno finito i missili antiaerei sulle navi e, nonostante i raid, non hanno distrutto i depositi sotterranei degli Huthi. Per riuscire nell’intento, bisognerebbe avere molte navi, con molti missili e con molti proiettili; cosa che nessuno, oggi, ha».
Prima che si aprissero le ostilità con Teheran, gli Usa erano riusciti a raggiungere un accordo con i ribelli: voi non provate a colpire i natanti, noi smettiamo di colpire voi. Il punto è che, alla luce delle permanenti insidie, alle quali le compagnie assicurative hanno peraltro risposto prontamente, sospendendo in vari casi le polizze, molti mercantili hanno già smesso di avventurarsi nel Mar Rosso, preferendo circumnavigare l’Africa. Aggirare il pericolo, però, comporta un aggravio di costi indipendente dall’effettivo blocco manu militari di Bab el-Mandem. La minaccia di chiudere lo Stretto è essa stessa la chiusura dello Stretto.
Il nostro Paese, protagonista di alcuni interventi a protezione delle imbarcazioni civili, ha contribuito ad Aspides con i pezzi d’élite della Marina, tra cui i cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio e Andrea Doria e le fregate Virginio Fasan e Federico Martinengo. Roma svolge un ruolo da protagonista: la guida della missione, il 2 luglio 2025, era stata trasferita dal contrammiraglio greco Michail Pantouvakis al contrammiraglio italiano Andrea Quondamatteo; il comando tattico, invece, è in capo a un gruppo composto da otto Paesi membri e, lo scorso 14 marzo, a bordo della frega italiana Luigi Rizzo, che fungerà da quartier generale, è stato affidato al contrammiraglio friulano Milos Argenton. Il 23 febbraio, cinque giorni prima che Trump iniziasse a bersagliare l’Iran, l’Ue aveva prorogato Aspides fino al 28 febbraio 2027, stanziando altri 15 milioni. Poi, è arrivata la promessa di potenziarla con più navi e migliori capacità d’intercettazione dei vettori nemici. Sarebbe più difficile adattarne il mandato giuridico: Bruxelles si vanta di aver varato un’operazione puramente difensiva, che in quanto tale, però, non può rendere gli Huthi inoffensivi. Adesso, oltre ad aver subìto una guerra che non voleva, l’Europa potrebbe essere anche costretta a combatterla.
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Ilaria Salis con Angelo Bonelli (Ansa)
I fatti, per chi ha ancora la pazienza di frequentarli, dicono questo: le forze dell’ordine si presentano all’alba per un controllo preventivo, atto dovuto dopo una segnalazione internazionale. La polizia tedesca aveva emanato qualche settimana fa un alert nei confronti della Salis - il motivo non è noto - che è scattato in automatico nel momento in cui la signora ha presentato i documenti nell’albergo romano in cui ha soggiornato per partecipare alla manifestazione «No Kings» indetta dalle sinistre contro le guerre. In base ai trattati internazionali, l’Italia non poteva che aderire alla richiesta, insomma routine amministrativa, roba che capita a chiunque abbia un curriculum giudiziario «movimentato» all’estero. Ma per la Salis no. Per lei è «Stato di polizia», è il «regime della Meloni» che le bussa alla porta per intimidirla. Insomma, la solita cagnara.
Siamo alle solite: la sinistra ha bisogno di martiri come l’ossigeno e, se non ci sono, se li inventa. Non le è bastato farsi eleggere per sfuggire alle carceri ungheresi - operazione simpatia riuscita grazie alla complicità di chi scambia l’antifascismo militante con il diritto a spaccare teste -, ora pretende anche un’immunità speciale: quella dal buon senso. Secondo la narrazione di Avs, un’europarlamentare dovrebbe essere intoccabile, una sorta di divinità laica sopra ogni controllo, specialmente se quel controllo ricorda al mondo che il suo passato non è esattamente quello di una damigella di San Vincenzo.
La verità è che la Salis soffre di una forma acuta di narcisismo politico che, per altro, ha trasformato una banale richiesta di documenti in una «perquisizione» mai avvenuta (gli agenti sono rimasti sulla porta della camera). Ogni divisa è un nemico, ogni regola è un sopruso, ogni procedura è un attentato alla democrazia. Grida al regime mentre siede comodamente su uno scranno pagato dai contribuenti europei, gli stessi a cui chiede di ignorare le accuse pendenti a Budapest.
La questura ha chiarito subito: «atto dovuto». Ma per la «maestrina» e per i suoi sponsor, la chiarezza è un optional fastidioso. Meglio urlare alla dittatura, meglio alimentare il fuoco di una piazza che non aspetta altro che un pretesto per incendiare il clima. Cara Salis, rassegnati: farsi controllare i documenti non è una persecuzione politica, è la legge. Quella cosa che per voi vale solo quando colpisce gli avversari, ma che diventa «fascismo» quando osa bussare alla vostra porta.
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